Un occhio da purificare a fondo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 39-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Video della riflessione

Abbiamo un sottile male che ci contamina tutti, quello di usare male la nostra intelligenza, la nostra capacità di vedere, di guardare, di confrontarci con gli altri che è quella di giudicare le altre persone, da una certa sicumera o disprezzo o cattiveria verso le persone con cui veniamo a contatto. Gesù con questi versetti del vangelo ci smaschera e ci aiuta a guarire e concentra la sua attenzione sull’occhio, sulla cecità, sullo sguardo. Parte da un proverbio: se un cieco guida un altro cieco finiscono ambedue nella fossa, dove quello che sembra amore è farsi invece padrone del destino di un altro e ci aiuta a superare quella che è sempre una tendenza di dominio;

 introduce poi un’altra bella sentenza sul discepolato, sul rimanere sempre, nei confronti di un maestro vero per la nostra vita, nella linea del suo insegnamento. Come Gesù, che è il nostro vero maestro non si è mai arrogato il diritto di forzarci con la sua guida e tanto meno di dominarci, ma ci ha sempre offerto liberamente un aiuto, senza cercare qualsiasi profitto e solo offrendo tutto quello che aveva e che era.

Il discepolo non è mai più del maestro … e discepolo lo deve essere ogni credente che così si comporta e siamo grati a lui se ci considera sempre allievi.

C’è un altro aspetto decisivo e molto delicato che viene reso ancora più plastico utilizzando l’occhio. Per quanto abbiamo tutti una certa cecità non resistiamo alla tentazione di vedere il più piccolo segno di imperfezione nel prossimo, la pagliuzza nell’occhio del fratello, incapaci di vedere la nostra grande cecità su di noi. Non possiamo assolutamente dominare gli altri o condannarli per quelli che consideriamo loro difetti. Nessun uomo è padrone degli altri, nessuno ha quindi il diritto di imporre agli altri i suoi criteri.

I potenti di questo  mondo si arrogano il diritto di determinare il bene e il male per tutti gli altri; i governi esercitano il loro potere giudicando i sudditi; chi ha autorità la impone a coloro che sono loro sottomessi. E tra di noi vediamo la pagliuzza nella vita degli altri e non il disastro nella nostra.

Si stende sempre sulla nostra vita come un velo quasi automatico di difesa quando non è una lente  trasformante, ingannevole, che cambia addirittura i veri colori della nostra vita. Se ci vedessimo invece con verità scopriremmo la nostra condizione di persone perdonate, ci vedremmo in un debito inesauribile, ma non umiliante, nei confronti della misericordia di Dio.

Allora il nostro sguardo sui difetti degli altri diventa condivisione della voglia di limpidezza e aiuto vicendevole per incontrare la bontà del Signore.

9 Settembre 2022
+Domenico

Una strada di gioia, di vita e di santità: le beatitudini

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,20-26)

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Video della riflessione

Noi creature di questo mondo viviamo di desideri, di gioie, di ricerche , di sperimentazioni, di orientamenti, di passioni…sono tutte verità molto limitate, non ci soddisfano sempre, nemmeno ci saziano. Il vangelo invece si pone nei confronti dell’umanità, come percorso di gioia, di felicità, di serenità e di soddisfazione e di un certo appagamento. Di fronte al complesso delle nostre verità limitate Gesù propone le beatitudini. Secondo i farisei, Dio si trova con quelli che obbediscono alle esigenze della legge; altri pensano che Dio lo trovi in una esperienza, molto interna, prima che intima; altri lo trovano nei riti sacri, altri ancora lo attendono e lo invocano nel giudizio futuro che distruggerà il mondo ormai imbarbarito.

Gesù non ha criticato apertamente queste posizioni di varia umanità, ma la sua parola ci fa capire che Dio si è rivelato come una forza di salvezza, un potere che accoglie i piccoli della terra. Le beatitudini Gesù le proclama quando il suo gruppo di annunciatori, di apostoli si fidano di Lui, gli obbediscono e ne condividono i gesti di bontà, di amore-servizio alla venuta del suo regno. Quello che Gesù propone  con le parole, stana da ciascuno di noi il desiderio di  vita pulita, generosa, buona.

Le beatitudini sono l’espressione della presenza di Dio, del suo regno nell’esistenza di noi uomini e donne . Quello che in esse è proclamato è un dono di grazia e di bontà che sorpassa il nostro fragile equilibrio umano,. I poveri, gli affamati,  che piangono hanno già la vita e sono felici, non perché soffrono, ma perché scoprono che Dio li arricchisce in Gesù Cristo. Il povero non è ricco semplicemente nella sua povertà materiale, è ricco perché in mezzo alla sua povertà Dio gli ha già scritto il suo regno.

Per il mondo è ricco il fariseo che si basa sulla sicurezza delle sue azioni e delle sue minuziose leggi, come è ricco chi si appoggia sull’abbondanza dei beni materiali. E’ povero colui che si apre a Dio e lo invoca, colui che non riesce a stare in piedi con le sue leggi, le sue sicurezze o le ricchezze terrene, colui che piange ed è indifeso. Questi poveri, che popoleranno sempre la terra, possono ricevere il dono della grazia che è il regno instaurato da Dio in Gesù. Glielo ha guadagnato Gesù che diventa per chi ha il cuore povero, privo delle sicurezze e ricchezze false, principio di ricchezza , di gioia e di abbondanza.

Le beatitudini sono seguite  anche da alcuni  “guai” Il regno di Gesù non uccide, non impoverisce, non distrugge, ma nella sua luce, si rivela la sorte terribile di chi cercando la sicurezza nel potere, nelle ricchezze opprime gli altri e distrugge la stessa propria ricchezza e Gesù ci fa capire che in un mondo in cui i poveri soffrono la fame, ogni ricchezza della terra chiusa in se stessa si trasforma in maledizione per chi si vanta di esserne il padrone.

7 Settembre 2022
+Domenico

Gesù chiama i suoi corresponsabili più stretti: gli apostoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli …

Audio della riflessione

Se hai un  ideale e non lo condividi con nessuno, presto verrà sotterrato. Se invece cominci a farlo conoscere, a farti aiutare a farlo diventare un progetto, una scelta coinvolgente, una meta in cui anche altri si riconoscono perché ha dato a loro gioia di vivere, voglia di impegnarsi, sogni di futuro, allora puoi sperare di dare un buon contributo alla vita di tutti. Può essere un progetto economico, una solidarietà da esprimere nei confronti di qualche povertà pesante o anche solo un modo di guardare alla vita che aiuta a sperare in un futuro migliore. Hai bisogno allora di altri che con te lavorano sodo, pensano progettano e tentano concretizzazioni.

E’ quello che ha fatto Gesù nel suo grande progetto di Regno di Dio. Già molte persone condividevano  le sue proposte, gli stavano sempre appresso,  lo aiutavano ad accogliere le persone, ascoltavano ogni sua parola e cominciavano ad organizzare la loro vita di fede secondo il nuovo stile del Regno di Dio. Gesù sente che qualcuno di questi deve fare qualcosa di più, deve stringersi a Lui con una decisione radicale di seguirlo e di cominciare ad annunciare la sua buona notizia, il vangelo

Il suo dialogo col Padre lo ha fatto diventare una notte di profonda preghiera, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di dodici uomini tra i discepoli che lo seguivano, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri. Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani, penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda. Lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà. Li ha scelti, ma non li ha forzati, li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano  è generico. Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di nella scelta personale di  Gesù. Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo. Lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai.

Noi presbiteri ci sentiamo proprio scelti così. Abbiamo fatto parte delle preghiere di Gesù. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.Ogni battezzato, deve sapere che ha alle spalle una chiamata personale  di Gesù, una corresponsabilità con Lui per vivere e aiutare a vivere la bella vita del Regno di Dio, là dove siamo o dove Lui ci chiama ad essere, con il nostro lavoro, la famiglia, la comunità cristiana, le responsabilità che dobbiamo assumerci.

E la prima scelta che Gesù ha fatto con i nuovi chiamati è stata di scendere dal monte, andando incontro agli uomini che lo aspettano in pianura nella vita concreta di ogni giorno.

6 Settembre 2022
+Domenico

Per una riscoperta della bellezza della domenica

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Torniamo ancora, perché il vangelo ce lo impone, a riflettere e contemplare Gesù nella sua missione di annunciare il vangelo, la buona notizia che deve caratterizzare la vita del mondo. Il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La critica di Gesù alla ritualità ferrea del sabato per gli ebrei  non nega il senso di un giorno consacrato alla lode e al riposo, ma rivela la sua unilateralità, la carenza di un senso pieno che Dio gli ha voluto dare: il sabato cessa di essere l’ultima parola, perché è giunto il regno di Dio e nel regno si incontra il mistero di Dio per gli uomini, la sua scelta definitiva di un amore che costa la morte del Figlio, ma apre all’uomanità, all’uomo e alla donna gli orizzonti infiniti della bontà di Dio.

Gesù compie solennemente in un giorno di sabato una guarigione, con tutta la forza di provocare al cambiamento che lo caratterizzava, vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza: dopo  averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé, perché tutti vedano, e gliela guarisce all’istante … Discutevano pieni di rabbia – dice il Vangelo – invece di restare almeno confusi per il  prodigio e di ringraziare Dio!

L’uomo dalla mano inaridita rappresenta gli stessi scribi e farisei che non riescono a capacitarsi quando in Gesù, Dio si rivela come amore, misericordia, tenerezza: non è più l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo, non è più l’uomo per Dio, ma Dio per l’uomo … perché Dio è amore! E l’amore esige di amare l’altro più di sé…

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito: è un capovolgimento della legge ed era normale che gli uomini dell’apparato religioso reagissero opponendosi.

Sarebbe stato più naturale se si fossero messi in discussione, in ascolto di questa nuova e buona notizia che Gesù incarnava.

A noi forse serve che ci convertiamo alla domenica, al dono d’amore di Gesù, a una decisa conversione a fare della nostra vita un dono a Dio nei fratelli, che nella domenica trova: sconfitta della solitudine, gioia di fare comunione e centralità della sua parola su tutto il resto.

L’amore di Dio è esigente: non può stare chiuso in un precetto, ma ha bisogno della genialità dell’uomo e della donna per trovare nuove modalità di tempi, luoghi, opere … per gustare l’amore di Dio assieme e farlo gustare a chi ne è privato.

5 Settembre 2022
+Domenico

Dal sabato per gli ebrei alla domenica per i cattolici… ci stà la risurrezione di Gesù!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc  6, 1-5)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Molti di noi che leggono spesso i Vangeli sanno che Gesù si scontra non poche volte con i farisei, gli osservanti della legge, gli scribi, i sacerdoti del tempio sul rispetto del sabato …. qualcuno può dire: “con tutti i problemi che abbiamo stai a fare storia o lettura dei costumi, riesumando vecchi concetti che oggi non ci sono più, almeno tra di noi fuori dal mondo ebraico!” …

Supponiamo che non ti interessi, ma spero che tu veda con un poco di preoccupazione come vien vissuta la domenica dei cattolici … nei tuoi stessi paesi, di grandi tradizioni cristiane, tu stesso forse ritieni di esserti finalmente liberato come da un incubo dal “precetto” di andare a messa la Domenica.

Il Vangelo però torna spesso su discorsi e insegnamenti di Gesù sul senso del sabato: nei due brani di Luca di oggi e il prossimo giorno feriale si parla due volte di seguito del sabato e Gesù vi assume un atteggiamento fondamentale che è importante per noi ascoltare, perché si tratta di ascoltare il Vangelo, la buona notizia, la  novità di vita che sul sabato ci viene proposta da Lui.

Ai tempi di Gesù la vecchia norma rituale e umanitaria del riposo obbligatorio il sabato, per legge di Dio, era interpretata come una delle espressioni più alte della religiosità israelitica … e Gesù, che voleva e doveva rivelare la verità di Dio al di sopra di tutti i ritualismi, richiama che la meta della attività religiosa si trova nella salvezza dell’uomo! Gesù sa che il sabato è stato istituito per l’uomo e non l’uomo per il sabato e quando ha guarito di sabato non aveva urgente bisogno di salvare una persona, poteva ben farlo il giorno dopo o in privato, invece lo ha fatto proprio di sabato, per provocare: provocare nel mondo del potere religioso di allora, ma anche in noi, una riflessione seria e la conoscenza giusta della volontà di Dio suo Padre.

Vediamo di capire meglio l’atteggiamento di Gesù al riguardo di questo problema:i suoi miracoli sono stati espressione dell’avvento del Regno di Dio tra gli uomini, dove si intravvede che irrompe la vita e la libertà di Dio; non importa tanto il significato dello stesso miracolo, perché fatti analoghi venivano attribuiti già a rabbini famosi o guaritori rispettati … Gesù invece ci vuol dire coi miracoli che sono segno del Regno tanto annunciato e ora vicino e che Lui, Gesù, li mette sempre in relazione con il suo messaggio e la sua persona, cioè con la sua Pasqua, il vero miracolo.

Gli chiedono spesso segni, ma Gesù non compie miracoli per dimostrare di essere il messia, ma per manifestare la grandezza dell’amore di Dio che guarisce e per indicare il valore del regno che si avvicina; non sono mai mezzi di castigo o usati per imporre qualcosa a qualcuno … sono invece segni del servo di Yahvè, che prende su di sé le infermità e le miserie del mondo.

Il segno massimo, il vero segno, sarà la sua morte e risurrezione!

Il sabato (e tutto il ritualismo giudaico) cessa di essere l’ultima parola perché è giunto il regno e nel regno si trova il mistero di amore di Dio per ogni persona.

In Gesù è presente il sabato di Dio e se il sabato è il giorno di Dio, Lui è il Signore del sabato che nutre con il suo Pane eucaristico.

3 Settembre 2022
+Domenico

Perdono, soprattutto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Audio della riflessione

Quale è la domanda che ci può assillare di più nella vita? Forse questa: c’è qualcuno che mi ama? Sono stato abbandonato al caso oppure sto a cuore a qualcuno?

Ebbene, tutta la vita e la morte di Cristo rispondono alla grande a questa domanda … dice san Paolo: «A stento si trova chi è disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi».

Ma quanto mi ama Dio?

È la domanda che si fanno i giovani quando pensano al loro futuro, e si percepiscono come vite di scarto; è quella che ci facciamo tutti quando dobbiamo sopportare incomprensioni, sofferenza e dolore, quando ci sentiamo sempre più irretiti nei nostri peccati e non riusciamo a uscirne.

Quanto mi ama Dio?

Rispondere a questa domanda era la missione di Gesù: ha passato tutta la sua vita nell’insegnarci che la nostra risposta è sbagliata finché non comprendiamo che Dio, il nostro papà, ci ama infinitamente di più di quanto possiamo pensare.

Gesù dalla croce continua a gridarci che Dio ci ama infinitamente, più di quanto possiamo immaginare: questa è la bella notizia che bisogna far esplodere nel mondo di oggi e di sempre; questo si devono sentir dire tutti in ogni istante della vita! È falso pensare che l’amore di Dio si “conquista”, che la benedizione di Dio si possa comperare: nessun “no” dell’uomo potrà cambiare il cuore di Dio. E questo Dio misericordioso noi dobbiamo imitare. Siate misericordiosi, pieni di affetto, comprensione, accoglienza, come il Padre vostro.

Il perdono del cristiano non è una “convenienza”, non è un calcolo, non è una debolezza di carattere, non è una posa, ma è l’imitazione di Dio più vera, il comportamento di Dio più caratteristico, quello che lo definisce al meglio.

Il perdono risolve moltissime situazioni che sembrano impossibili in famiglia, tra amici, nella società, tra le nazioni, nelle guerre, e ne abbiamo gli esempi …

“Perdonate e vi sarà perdonato”: il cristiano si specializza nel perdono perché è lì che rende presente al mondo la dolcezza e la tenerezza di Dio, quel Dio che offre riferimento e pace alla nostra terra spaesata.

14 Marzo 2022
+Domenico

Guide cieche di altri ciechi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 39-45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

Audio della riflessione

Se incontri per strada un cieco, che si appoggia ad ogni sporgenza, che fa fatica a fare il suo percorso, subito hai l’istinto di aiutarlo, o ad attraversare la strada o a trovare un indirizzo che cerca, e non ti verrebbe nemmeno in mente se hai problemi di vista di fare da guida.

Questo esempio che porta Gesù sembra evidente: non vorresti mai causare danni certi, se anche tu non ci vedi bene.

Non si tratta però soltanto di una vista e di una strada, ma anche di una “cecità dell’essere”, del proprio comportamento e l’insana pretesa di giudicare l’altro e pretendere di fargli da guida morale.

Qui saremmo tentati di fare i superficialoni e quindi i disonesti se avessimo la superbia di giudicare inadempiente l’altro e tirarlo dentro nella nostra leggerezza, superficialità e forse anche inganno: due povertà, messe assieme, fanno la miseria non la solidarietà.

Gesù però va ancora più a fondo: può capitare che siccome mi sento sempre superiore agli altri io mi permetta di giudicare aspramente il comportamento dell’altro e nello stesso tempo non vedere la gravità del mio.

I potenti di questo mondo si arrogano il diritto di determinare il bene e il male per gli altri; i governi esercitano il potere giudicando i sudditi; coloro che hanno una autorità la impongono a quelli che sono loro sottomessi.

Essere capaci di capire la nostra cecità è un dono da chiedere sempre a Dio … e la tentazione grande è quella del giudizio, del giudicare: con gli altri siamo tremendamente impietosi. I difetti altrui li fotografiamo da artisti … primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite.

Senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori … avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri: non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi.

Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo … ed è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi.

Come possiamo allora ottenere una relazione tra persone che ci metta in comunione e non in prevaricazione anche solo di giudizio su un altro in cui nessuno domini su nessuno?

L’unica via è l’amore, che ha sempre il suo massimo nell’amare anche i nostri nemici, come stava molto a cuore a Gesù.

27 Febbraio 2022
+Domenico

Controcorrente, se vuoi essere cristiano!

Un a riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 31-33) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 27-38)

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso.

Audio della riflessione

La violenza sta segnando di sé sempre più pesantemente la vita sia familiare che sociale: ce ne danno l’esempio tanti personaggi pubblici, viene continuamente mostrata in televisione, e lentamente vi ci stiamo abituando: i sentimenti forti, le passioni esagerate, le emozioni gridate sono il clima in cui si inscrive la nostra vita di relazione! I ragazzi stessi organizzano “spedizioni punitive” violente, talvolta ci scappa addirittura il morto e i genitori a non rendersi conto dell’odio che si instilla anche nel loro figlio.  La violenza è esaltata anche nelle canzonette dei big, viene coltivate nei tik tok con i ragazzini: così prendono il sopravvento le vendette sulle relazioni umane, sul gioco.  

L’amore va conquistato con la violenza, va punito col femminicidio … l’odio è tollerato come forma di difesa e opinione dovuta: l’immagine della società è spesso così connotata, anche se nella vita lavora ed è presente Dio e tante persone sono buone e giuste e realizzano il suo progetto di umanità.

La domanda però che ci dobbiamo fare è: che cosa deve portare di necessario il cristiano a questa società? Il Vangelo ha delle pagine molto semplici e impegnative: “Amate i vostri nemici… benedite coloro che vi maledicono … prestate senza sperare di ricevere… non giudicate… date a chiunque chiede…”

Ragazzi, non c’è spazio per nessuna spedizione punitiva: l’amore della ragazza si conquista con l’amore non con le botte al tuo concorrente!

Il cristiano è come tutti, ma ha un cuore grande come quello di Gesù: in questa società violenta è chiamato a offrire pace, perdono, solidarietà! Non avremo mai fatto abbastanza per realizzare nella vita i sentimenti del cuore di Gesù. 

Non vogliamo dirci più bravi di tutti, ma che abbiamo una vocazione originale, quella della croce, del perdere per ritrovare la forza, del morire per risorgere, del pagare anche per gli altri, perché Dio accetta chi si sacrifica per il bene di tutti.

Il male che c’è nel mondo è troppo grande … e come si può uscire da questa spirale? Non certo limitandoci a comportarci bene! Occorre un di più di amore, occorre sradicare il male mettendo in campo la capacità di assorbirlo su di sé e distruggerlo.

La sofferenza, se è sopportata a causa di Cristo, appare come grazia, dono di salvezza, segno concreto che si è chiamati alla salvezza e a portar salvezza.

Occorre che qualcuno si addossi l’infelicità degli altri e la cambi in amore: questa è stata la scelta di Gesù, questa deve essere la scelta di chi lo vuol seguire! Gli apostoli lo hanno capito tardi, ma hanno dato tutti la vita per Gesù!

Noi siamo chiamati a mettere a disposizione un comportamento controcorrente  perché la vita e il mondo siano più abitabili: era un insegnamento costante – me lo ricordo sempre – di papa Benedetto: controcorrente, contro la corrente del male, del ribasso, dell’egoismo, del disprezzo della vita, della deturpazione del creato, della vendetta, della legge del taglione, del cuore sporco di ogni compromesso.

E Il Dio che non ci abbandona mai, non ci lascerà soli.

20 Febbraio 2022
+Domenico

Nostra gioia è la paternità di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”.

Audio della riflessione

Non è che il cristiano deve dubitare di sé quando sta bene, quasi che essere cristiani significhi soffrire, avere delle prove, essere sfortunati nella vita, sopportare ingiustizie… certo tutti cerchiamo la felicità e il Signore ci indica strade di felicità quando fa quel bellissimo discorso che noi conosciamo come quello delle “beatitudini” …

… in Luca però le beatitudini – nell’evangelista Luca – sono tre felicità e tre guai, tre consolazioni e tre messe in guardia: significa allora che non solo siamo chiamati a dare un altro significato alle nostre lacrime, alle persecuzioni, all’indigenza perché sappiamo di stare sempre a cuore a Dio, ma anche che dobbiamo avere qualche buon dubbio, quando stiamo troppo bene, o siamo troppo soddisfatti.

Basterebbe infatti fare un giro nel terzo mondo per vedere se possiamo stare tranquilli nella nostra abbondanza o se forse non ci dobbiamo fare un serio esame di coscienza per vedere se il nostro benessere – e lo è – non dipende dal malessere che il nostro mondo procura a popoli poveri e affamati; se la nostra abbondanza sfacciata non significhi una appropriazione indebita di qualcosa che è di tutti.

Il Signore ha dato la nostra terra a tutti perché ne possano godere e possano vivere felici; il mondo invece noi l’abbiamo diviso in due parti non proprio uguali: il 40% delle persone consuma l’80 % delle energie di tutti e il 60% delle persone, quindi, si deve accontentare dell’avanzo degli altri e vive di stenti e di fame.

La nostra allegria spesso è falsa, perché legata a ideali bassi, a soddisfazioni egoistiche. Vivere le beatitudini è anche questo: mettere in discussione il nostro benessere perché sia quello vero e di tutti … Beati voi poveri perché vostro è il Regno di Dio … Beati voi che ora avete fame perché sarete saziati, ma guai a voi che ora ridete perché sarete afflitti e piangerete, guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi …

Insomma, soprattutto è sempre far consistere la nostra gioia nella paternità di Dio, nell’abbandono in Lui, nella consapevolezza che a Lui stiamo a cuore come figli e che non ci può essere privazione che ci porta infelicità.

Gesù – diceva papa Giovanni Paolo II – è le beatitudini: è Lui il povero che si affida a Dio, è Lui il mite che possiede la terra, è Lui colui che è perseguitato a causa della giustizia ed è per noi la pienezza della realizzazione di ogni bene.

A Lui facciamo riferimento nelle nostre difficoltà, nelle fatiche dell’onestà e della povertà, perché Lui è sempre la nostra ricchezza e la nostra forza, Lui ci tiene aperto il cielo perché ne appaia Dio nella sua paternità e bontà senza confini, ed è Lui che si identifica con gli affitti che noi facciamo piangere, con tutte quelle persone che sono umiliate dalla nostra sicumera.

Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi, ma li fate star male!

13 Febbraio 2022
+Domenico

Simone il cananeo e Giuda Taddeo, apostoli, diversi e uniti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli

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Come sempre quando si tratta di scegliere collaboratori, soprattutto se sono persone che debbono sostenere, condividere ideali, metterci pure la vita oltre che il proprio tempo, la propria passione, ci si pone tutta l’attenzione possibile: ecco perché quando la liturgia ci presenta la festa di qualche apostolo spesso ci fa riflettere su questo brano di Vangelo, che mette in risalto la preghiera di Gesù tutta la notte prima di scegliere e annunciare chi avrebbe composto la sua squadra di collaboratori e di continuatori della sua opera di salvezza, i 12 apostoli. In particolare oggi celebriamo i santi apostoli Simone e Giuda.

Riprendo quasi alla lettera quanto ebbe a dire papa Benedetto XVI in una sua catechesi dell’udienze del mercoledì.

Simone è chiamato sia cananeo  che zelota. In realtà, le due qualifiche si equivalgono, poiché significano la stessa cosa: il verbo qanà’ significa “essere geloso, appassionato” e può essere detto sia di Dio, in quanto è geloso del popolo da lui scelto (cfr Es 20,5), sia di uomini che ardono di zelo nel servire il Dio unico con piena dedizione, come Elia (cfr 1 Re 19,10).

Simone era sicuramente caratterizzato  da un ardente zelo per l’identità giudaica, quindi per Dio, per il suo popolo e per la Legge divina: è ben possibile, dunque, che questo Simone, se non appartenne propriamente al movimento nazionalista degli Zeloti, fosse almeno segnato da questa posizione.

Un poco il contrario di Matteo che in quanto pubblicano, proveniva da un’attività considerata del tutto impura, segno evidente che Gesù chiama i suoi discepoli e collaboratori dagli strati sociali e religiosi più diversi, senza alcuna preclusione: a Lui interessano le persone, non le categorie sociali o le etichette! E la cosa bella è che nel gruppo dei suoi seguaci, tutti, benché diversi, coesistevano insieme, superando le immaginabili difficoltà: era Gesù stesso, infatti, il motivo di coesione, nel quale tutti si ritrovavano uniti.

Questo costituisce chiaramente una lezione per noi, spesso inclini a sottolineare le differenze e magari le contrapposizioni, dimenticando che in Gesù Cristo ci è data la forza per comporre le nostre conflittualità. Nella scelta dei 12 poi Gesù dava spazio a tutti i carismi, i popoli, le razze, tutte le qualità umane, che trovano la loro composizione e la loro unità nella comunione con Gesù.

Giuda Taddeo, è così denominato dalla tradizione, per distinguerlo da Giuda Iscariota. Solo Giovanni segnala una sua richiesta fatta a Gesù durante l’Ultima Cena. Dice Taddeo al Signore: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?»”. E’ una questione di grande attualità, che anche noi poniamo al Signore: perché il Risorto non si è manifestato in tutta la sua gloria ai suoi avversari per mostrare che il vincitore è Dio? Perché si è manifestato solo ai suoi discepoli? La risposta di Gesù è misteriosa e profonda, come viene riportata da Giuda … il Signore dice: “Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,22-23).

Questo vuol dire che il Risorto dev’essere visto, percepito anche con il cuore, in modo che Dio possa prendere dimora in noi! Il Signore non appare come una cosa: vuole entrare nella nostra vita e perciò la sua manifestazione è una manifestazione che implica e presuppone il cuore aperto.

Solo così vediamo il Risorto!

A  Giuda Taddeo è stata attribuita la paternità di una delle Lettere del Nuovo Testamento che vengono dette ‘cattoliche’ in quanto indirizzate non ad una determinata chiesa locale, ma ad una cerchia molto ampia di destinatari: essa infatti è diretta “agli eletti che vivono nell’amore di Dio Padre e sono stati preservati per Gesù Cristo” (Gd 1).

Preoccupazione centrale di questo scritto è di mettere in guardia i cristiani da tutti coloro che prendono pretesto dalla grazia di Dio per scusare la propria dissolutezza e per traviare altri fratelli con insegnamenti inaccettabili, introducendo divisioni all’interno della Chiesa “sotto la spinta dei loro sogni” (Gd 8), così definisce Giuda queste loro dottrine e idee speciali.

Egli li paragona addirittura agli angeli decaduti, e con termini forti dice che “si sono incamminati per la strada di Caino” (Gd 11). Inoltre li bolla senza reticenze “come nuvole senza pioggia portate via dai venti o alberi di fine stagione senza frutti, due volte morti, sradicati; come onde selvagge del mare, che schiumano le loro brutture; come astri erranti, ai quali è riservata la caligine della tenebra in eterno” (Gd 12-13).

28 Ottobre 2021
+Domenico