Gli occhi sono sempre finestra dell’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-42 )

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Audio della riflessione

Avete mai provato a porre attenzione a come usate i vostri occhi quando parlate con le persone, quando incrociate i loro occhi? Spesso non riusciamo a sostenere lo sguardo e li abbassiamo, qualche volta li usiamo come lama per fare del male a chi ci sta davanti, come strumento di potere per umiliare o soggiogare, altre volte invece diventano la comunicazione profonda di un amore, di un sorriso, di una comprensione: sono dichiarazione di disponibilità, sono la lingua della nostra interiorità, una finestra o meglio – senza troppo poesia – il video della nostra anima sono i nostri occhi.

Non puoi nascondere troppo con gli occhi: solo i bambini, quando son felici non si stancano di guardarti, di cercare il tuo sguardo, di fissarlo senza problemi … tra adulti li abbassiamo subito!

Gesù aveva uno sguardo potente, un occhio cristallino, coinvolgente: sapeva guardare le persone, dal suo sguardo nasceva l’amore! “Fissatolo, lo amò” dice il Vangelo di un incontro tra Gesù e un giovane che lo voleva guardare negli occhi e carpirgli il segreto di una vita piena.

Gesù lo guardò, ma lui ha abbassato subito lo sguardo: gli stava leggendo dentro un cuore distribuito a brandelli sulle ricchezze che possedeva.

Anche a noi spesso basta guardarci negli occhi per fissare impietosamente l’inganno, la falsità, la meschinità di chi ci sta di fronte… e la tentazione grande è quella del giudizio: con gli altri siamo tremendamente impietosi! I difetti altrui li fotografiamo da artisti: primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite … senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori!

Avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri: non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi!

“Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo” … eEd è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi.

Si stende sempre sulla nostra vita come un velo quasi automatico di difesa quando non è una lente  trasformante, ingannevole, che cambia addirittura i veri colori della nostra vita.

Se ci vedessimo invece con verità scopriremmo la nostra condizione di persone perdonate, ci vedremmo in un debito inesauribile, ma non umiliante, nei confronti della misericordia di Dio: allora il nostro sguardo sui difetti degli altri diventa condivisione della voglia di limpidezza e aiuto vicendevole per incontrare la bontà di Dio.

10 Settembre 2021
+Domenico

Distinguere sempre il fatto dalla persona che lo compie: Il fatto si giudica, la persona mai!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-37) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 27-38)

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.».

Audio della riflessione

Siamo passati da una vita contadina, piuttosto controllata in tutto, a una vita cittadina in cui la gente giustamente va e viene senza sentirsi continuamente catalogata dagli altri: si è creato un anonimato di troppo, ma forse più libertà … sembra però che non sia cambiato il vizio di giudicare le persone, di farsi una idea preconcetta e di continuare a vivere di pregiudizi.

Artisti in questo sono i giornali che ti dipingono una persona come vogliono e te la fanno passare per l’immagine che ne hanno creato: così sono per esempio i giovani visti dagli adulti e spesso anche viceversa, così sono gli immigrati visti dai residenti, così chi è vestito in un certo modo che viene valutato per come si addobba, così sono i cattolici nei confronti di un qualsiasi dibattito televisivo o pubblico.

Il problema essenzialmente sta nel non avere mai il coraggio di parlarsi, di comunicare personalmente, di guardarsi negli occhi, di stare ad ascoltarsi: i nostri mezzi di comunicazione in questo sono conniventi.

Il Vangelo invece dice che non si deve assolutamente giudicare: si possono avere idee molto precise sui fatti in sé, ma per le persone occorre sempre avere grande rispetto! Ognuno ha la sua coscienza, che è in dialogo profondo intimo con Dio, il suo tribunale interiore che lo giudica, che lo mette a nudo di fronte a sé e al Signore.

Noi dobbiamo solo avere il massimo rispetto e la massima apertura di comunicazione, per poterci aiutare l’un l’altro a vivere e a sperare: del tuo prossimo o dici bene o non parlare.

Non giudicare significa essere come un papà, che accetta senza condizioni suo figlio: non aspetta di farsene un’idea per volergli bene, non fa analisi, ricerche, appostamenti per volergli bene.

Il voler bene è un atto unilaterale! Così lo deve essere di ciascun uomo verso l’altro: non giudicare significa che ho sempre le braccia aperte all’accoglienza della dignità della persona, senza condizioni.

Alla fine della vita, quando si compirà la nostra storia e appariremo davanti a Dio con tutta la verità della nostra vicenda, Dio ci leggerà il suo giudizio, ma la sua bontà è tale che Lui lascia scrivere a me il giudizio che leggerà, che definirà la mia vita davanti a Lui per l’eternità: è lo stesso che io oggi formulo sul mio fratello.

Non giudicare però è ancora troppo poco, l’amore di Dio sovrasta giudizio, colpa e condanna con il perdono, proprio perché Lui è misericordia senza limiti. 

9 Settembre 2021
+Domenico

Se vuoi fare buone scelte, prima prega

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli.

Audio della riflessione

Essere umani, significa … avere la capacità di scegliere: mettersi di fronte a un progetto, intuirlo e vedere subito che occorre fare delle scelte, per esempio da che squadra  deve essere portato avanti e aver la possibilità di scegliere le persone che la devono comporre, dove collocare il progetto …. insomma, non è sempre facile perché occorre conoscenza, stima, tratto, capacità di coinvolgimento e intuito; spesso abbiamo chiari gli obiettivi, ma non sappiamo conoscere a fondo le persone e stentiamo a fidarci, se si tratta, per esempio, della educazione dei figli, della conduzione di una azienda già in difficoltà…

Gesù aveva da scegliersi una squadra importante per l’annuncio della Sua buona novella: ne sarebbe andato di mezzo il suo piano di salvezza, la formazione della stessa Chiesa…

La prima cosa che ha fatto Gesù è stata quella di passare la notte in preghiera prima di scegliere i dodici apostoli: li aveva osservati sulle rive del lago mentre lavoravano, alcuni li aveva visti stare con Giovanni il Battista, altri facevano vita di ufficio, commercio … ciascuno aveva il proprio carattere, una mentalità data dalle esperienze della vita, una propria collocazione all’interno della religione ebraica e del rapporto con i romani occupanti. Soprattutto, Gesù doveva fidarsi di come avrebbero usato la loro di libertà di accogliere il suo progetto di regno di Dio: dovevano essere persone decise a tutto e costituirsi come nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia.

Quella notte si  è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità, per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri.

Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani; penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda: lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare su una chiamata che doveva risultare chiara in ognuno e augurarsi che l’uso della libertà di ciascuno fosse al massimo delle loro convinzioni interiori; queste convinzioni le avrebbero elaborate al suo seguito, durante i suoi incontri con la povera gente, i malati, i peccatori, le stesse autorità del Tempio.

Li ha scelti, ma non li ha forzati! Li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati: ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Con questa squadra si è messo subito all’opera: li ha coinvolti nella sua avventura, ha voluto aver bisogno di loro e ha affidato nelle loro mani il tesoro del suo corpo e del suo sangue, il futuro del suo messaggio.

Lo Spirito Santo li avrebbe giorno dopo giorno forgiati e temprati, avrebbe delineato in loro i tratti stessi di Gesù …

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano è generico! Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di una chiamata personale di Gesù! Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo.

Lui  ha pensato a uno a uno ogni cristiano, ogni persona per la nostra missione in questa grande e bella notte di preghiera.

7 Settembre 2021
+Domenico

Dio al centro, non destabilizza l’uomo, anzi lo rafforza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

Audio della riflessione

Di fronte a fatti straordinari noi siamo sempre un po’ scettici, anche se la tendenza di oggi è molto credulona, si lascia attrarre da fenomeni strani … sta di fatto però che è difficile accettare che avvengano cose contro le leggi della natura, come le abbiamo pensate noi. Ne sentiamo spesso parlare, abbiamo negli occhi tanti miracoli di padre Pio per esempio, ma … vorremmo essere stati lì a vedere, vorremmo provare, anche se chi ci racconta è persona credibile abbiamo sempre delle riserve non sulla sincerità, ma sul possibile inganno in cui può essere caduto pure lui.

Nell’antichità invece era molto più naturale credere a eventi meravigliosi perché si era molto più convinti che esisteva Dio, che c’era una realtà soprannaturale, che c’era un fatto che a Dio era sempre tutto possibile.

E’ comprensibile il comportamento dei cultori della Bibbia, quando Gesù vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante.

Discutevano pieni di rabbia – dice il vangelo – invece di restare coinvolti in  una guarigione e di ringraziarne Dio. Che era successo? Era successo  che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava molti gesti di Gesù: il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La cosa più importante quindi per loro era di vedere se Gesù stava agli schemi: non importava loro farsi domande sul significato dei segni che Gesù metteva in evidenza, ancor meno guardavano la persona ammalata che veniva guarita, l’umanità quindi.

Avevano già allontanato da Dio la sofferenza umana, e quindi la misericordia alla fine: non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e il Signore.

Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole.

La vita di fede deve essere sempre un mettere in discussione – invece – le nostre comodità, le nostre caselle che ci siamo costruiti per controllare tutto, anche Dio … il centro siamo noi, non Lui! Invece Gesù ci ribalta e dice che c’è speranza in una vita vera se ci sappiamo rinnovare nel contemplare la Sua vita e allora anche la nostra si nutrirà di speranza e non di regole o, ancor peggio, di galateo.

6 Settembre 2021
+Domenico

Il Figlio dell’uomo è signore del sabato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

In questi ultimi anni siamo passati da una esasperazione dei precetti e delle leggi, quasi a farcene una gabbia da cui è difficile liberarsi, a una assoluta mancanza di regole che non ci permette nemmeno di avere dei riferimenti sicuri nelle occasioni più importanti della vita.

Così è per i comportamenti dovuti nel campo religioso, nella vita di famiglia, nella disciplina scolastica, per non dire delle leggi della strada, del traffico!

Per il popolo di Israele la legge non era solo una regola, ma era un dialogo con Dio: un ascolto attento di lui per impostare la vita secondo il suo piano di amore … solo che, da dialogo, la legge del sabato per esempio, era diventata una gabbia e la gabbia non permetteva più di vedere il grande amore di Dio! E’ come la legge della obbligatorietà della messa alla domenica: più nessuno ci pensa, né vale il promuoverla come precetto per portarla di nuovo in auge.

Ci si rifugia nella necessità di commerciare per vivere, si accampano tutte le … pur giuste esigenze di salute, di stare in casa a godersi la famiglia, di fare un pò di “cultura” del nostro corpo, dei nostri nervi, dei nostri muscoli …

Il riposo e la messa alla domenica è un precetto o è un dono? è un obbligo pesante o una necessità assoluta per la nostra vita? Lo trattiamo con il metro dell’interesse o con quello del dono? Chi è che decide la bellezza della domenica, noi o Gesù?

Gesù dice ai farisei troppo preoccupati del precetto che Lui è il Signore del sabato. Certo riposare il sabato non è un insieme di gesti da compiere, ma è una condizione nuova da vivere! Gesù è talmente il Signore del sabato che lo ha cambiato in domenica: lo ha fatto diventare ancora più bello di una memoria storica del passaggio del mar Rosso, lo ha fatto diventare il giorno in cui sempre risorge da morte per noi.

La domenica non è allora prima di tutto un obbligo, ma una finestra di eternità che si apre sulla vita dell’uomo: è la certezza del Signore risorto che deve dare nuova speranza alla vita di ogni persona.

Se all’uomo manca il riposo della domenica non è che manchi solo un necessario rifarsi le forze per vivere, ma gli manca una speranza per cui lavorare, una meta alta, un cielo non vuoto, ma abitato da Dio! Per questo Gesù si dichiarava Signore del sabato, non perché lo aboliva, ma perché lo portava a compimento con la domenica.

E’ sotto gli occhi di tutti invece che oggi la domenica ha cambiato radicalmente volto nelle nostre società secolarizzate: la pandemia ha perfino affossato l’idea che ci si possa trovare a celebrare assieme, a ridirci assieme che il centro della nostra comunione è il Risorto da morte! È il suo corpo e il suo sangue versato, è in quel pane spezzato che custodiamo con cura e che è l’Eucaristia.

Pur di non cancellarlo il nostro stare assieme è stato trasformato in un concentrarci e unirci attraverso i social, le fotografie, lo streaming, ma sentiamo tutti la nostalgia di una stretta di mano, di un abbraccio, di un canto che risuona dentro il nostro corpo, non dentro gli occhi o i suoni addomesticati e riprodotti dai media.

Gli occhi hanno imparato a dire di più sopra la mascherina, ma non è ancora il guardarsi per condividere pensieri, affetti, parole, progetti, cenni e piccoli movimenti delle labbra, della faccia, dei volti: questi li abbiamo riconquistati in casa e li vorremmo riconquistare nuovi nelle chiese, attorno all’Eucarestia.

4 Settembre 2021
+Domenico

C’è bisogno di gente dal cuore buono

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Lc 6, 36-38) nel Lunedì della seconda settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Audio della riflessione

Il mondo è pieno di gente che non prende mai posizione … che si adatta a tutto, che non si interessa di niente, che passa sopra il male e il bene con assoluta indifferenza, che non si ribella … potrebbero anche ammazzargli sotto gli occhi qualcuno o fare violenze e lui si fa sempre e solo i fatti suoi … oppure al contrario c’è gente che giudica tutti, che ha un veleno nel cuore che non può non riversare su tutti quelli che incontra: è l’immagine della cattiveria, del giudizio inappellabile, della acidità.

Purtroppo non sono due categorie ben diverse di persone, perché spesso siamo noi che fa e l’una e l’altra cosa! Quanto invece sarebbe bello poter contare sempre su uno sguardo d’amore ed essere sempre questo sguardo d’amore sulla vita di tutti … quanto piacerebbe a un ragazzo non essere guardato da un adulto come una pezza da piedi, come un pericoloso delinquente, come un “bastardo perditempo”, ma come una vita che si apre che ha bisogno del sorriso di tutti per essere convinto che val la pena di vivere, che la vita possiede un lato bello che è difficile, ma raggiungibile!

Ogni persona, proprio solo perché è tale, ha sempre dentro il fascino del creatore, la bellezza di una poesia e ha diritto di essere guardata con amore e non giudicata.

Dice il Vangelo «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato…» : la bontà, il dono, il perdono sono “contagiosi” … creano attorno a noi e in noi bontà e perdono, sono una benedizione anche per la nostra stessa vita.

Quando ti arrabbi invece, quando coltivi l’odio, ti cresce la bile, ti si alza la pressione, crei attorno a te zone di ostilità.

Se vuoi trovare bontà, seminala … qualcuno sicuramente la raccoglierà, perché sembra un seme che scompare, ma ha sempre dentro la forza di Dio e prima o poi rispunta e si fa grande.

E’ possibile pensare al mondo con occhi diversi, come quelli pieni di speranza che aveva Gesù? Lui è passato facendo sempre del bene a tutti e l’ha trovato pieno infinito in Dio, Padre.

E’ una speranza sempre disponibile: basta che noi abbiamo la costanza di cercarla … e la sorpresa di poterla trovare.

1 Marzo 2020
+Domenico

Gesù sceglie i suoi annunciatori dopo una intensa preghiera

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-19)

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Ti capita qualche volta di dover fare delle scelte difficili, soprattutto quando hai bisogno di collaboratori, di amici che condividono con te parte della vita o una missione. Spesso vuoi affidare incarichi delicati, devi scegliere gli educatori dei tuoi figli o i compagni di una attività, i membri di una compagnia, i lavoratori di una azienda, i componenti di una cooperativa … allora ci mettiamo a prendere informazioni, a fare ricerche, a leggere attentamente i curriculum, a fare rassegne e concorsi …

Ecco, anche Gesù aveva da scegliere un gruppo di uomini decisi a tutto, a fare da nucleo di predicatori del Vangelo, della bella notizia. E che ha fatto? Si è messo in orazione tutta notte. Si è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri.

Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani; penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda: lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà.

Così ha scelto anche gli apostoli Simone e Giuda, che oggi ricordiamo. Nel martirologio romano si legge il 28 ottobre “In Persia il natale dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo detto anche Giuda. Di essi Simone predicò il Vangelo nell’Egitto, Taddeo nella Mesopotamia, poi, entrati insieme nella Persia, avendovi convertito a Cristo una innumerevole moltitudine di quel popolo, compirono il martirio”.

Tutti gli apostoli li ha scelti, ma non li ha forzati: li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Con questa squadra si è messo subito all’opera, li ha coinvolti nella sua avventura, ha voluto aver bisogno di loro e ha affidato nelle loro mani il tesoro del suo corpo e del suo sangue, il futuro del suo messaggio: lo Spirito Santo li avrebbe giorno dopo giorno forgiati e temprati, avrebbe delineato in loro i tratti stessi di Gesù.

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano è “generico”; non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso: siamo sempre oggetto di una scelta personale di  Gesù.

Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo: lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai.

Ogni annunciatore del Vangelo è stato e viene scelto così: abbiamo fatto parte tutti delle preghiere di Gesù.

Non voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi.

28 Ottobre 2020
+Domenico

La casa sulla roccia: una Parola fattiva, concreta, palpabile

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 43-49)

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Al centro della attenzione del Vangelo di Luca al capitolo 6, che stiamo leggendo alle Messe di questa settimana, c’è sempre una Parola definitiva che descrive la qualità più importante del volto di Dio in Gesù, quindi del suo progetto sull’umanità, e questa parola definitiva è la sua grande misericordia: un dono che deve essere accolto e praticato da ogni persona che vuol dirsi cristiano e credente, ed è pure  battezzato.

Le immagini che usa Gesù per richiamare questo grande dono sono quelle della lotta all’ipocrisia, significata dalla pagliuzza che vogliamo togliere dall’occhio di un altro senza guardare piuttosto la trave che c’è nel nostro, e quella della casa fondata sulla pietra o sulla sabbia, cioè sull’ascolto e sulla messa in atto della volontà di Dio, che vuole soprattutto misericordia, e non sull’accolto soltanto di qualche parola.

Insomma la salvezza dipende dall’obbedienza alla Parola di misericordia che Gesù ha dato: un ascolto fattivo di essa, è salvezza e vita, mentre la disobbedienza ad essa è rovina.

Certo noi professiamo con onestà la nostra fede quando diciamo a Gesù: Signore, Signore: è l’acclamazione di fede dei battezzati, che nella forza dello Spirito Santo hanno aderito a Gesù, riconoscendolo come loro Signore … ma questo Signore esige l’ascolto e l’obbedienza concreta, da quella affermazione deve nascere una vita nuova, perché una fede che si arresta alla conoscenza e non diventa esperienza che trasforma la vita è non solo insufficiente, ma distruttiva.

Ecco allora la parabola della casa: su che casa costruisco la mia vita cristiana? su una casa fondata sulla roccia, che resiste ad ogni scossone o su una casa fondata sulla sabbia che vien subito rovinosamente a disintegrarsi con la forza del vento e dell’acqua? Dice Gesù che una casa è fondata sulla roccia se è costruita sulla Parola di Dio, attuata concretamente nella vita: una parola fattiva, non un insieme di affermazioni anche roboanti, stupefacenti, tipo “che belle parole che dice, che facondia nel parlare, che bella capacità di persuasione!”

Se tutte queste affermazioni non producono niente, se la parola “misericordia” che Gesù propone  non la vive, non la pratica, non la sente come fondamento del suo essere cristiano, se non è capace mai di perdonare, che cristiano è? Che sicurezza ha la casa fondata sulle sue parole al vento? Crollerà sicuramente.

La vera casa dell’uomo, dove l’uomo dimora con Dio e Dio con Lui è questo amore, questa  misericordia fattiva. Dio dove ha posto la sua casa tra gli uomini? L’ha posta nell’amore e nel perdono fatto carne che è Gesù; Gesù ha subito altro che venti e  bufere, hanno anche tentato di dire l’ultima parola su di Lui, di distruggere la sua vita, ma è risorto, se l’è ripresa trionfante.

Con la forza della parola ascoltata, fatta vita, resa per noi concreta con Gesù non crolleremo mai, vivremo sempre del suo perdono e sapremo essere perdono del Signore per tutti.

12 Settembre 2020
+Domenico

Occhio buono, fa sempre buono l’altro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-42)

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Il comandamento dell’amore di misericordia è l’unica via di salvezza, perché ci fa diventare quello che siamo come cristiani, come battezzati, cioè figli dell’Altissimo:  è una verità decisiva per la quale non si può assolutamente abbassare il tiro; chi lo facesse è un cieco che guida un altro cieco, è un falso maestro.

La misericordia è il massimo bene perché è quell’amore che sa realisticamente conoscere e farsi carico del male.

La misericordia impedisce la stoltezza e la presunzione di criticare gli altri; la critica la rivolgiamo prima di tutto a noi stessi, per conoscere il nostro male e la misericordia di cui siamo assetati: alla critica in cui si usa la verità per trionfare sull’altro dobbiamo sostituire sempre l’autocritica. In questo modo ci scopriamo, come gli altri, bisognosi di misericordia; vinciamo la cecità e siamo messi in grado di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello allo stesso modo in cui è stata tolta la nostra trave dal nostro occhio.

Infatti la misericordia guarisce il male dell’altro e ci salva dal nostro male, altrimenti siamo ipocriti!

Con questa parola Gesù stigmatizza, rende evidente, fotografa il grande peccato: quello di Adamo che volle mettersi al posto di Dio, quello del fariseo che pensa di salvarsi da solo, rimproverando gli altri.

Ipocrisia non è una semplice finzione, ma un protagonismo, il cercare il primo posto in tutto, farsi centro di tutto, mettere l’io al posto di Dio. Ricordiamo tutti quel fariseo che stava davanti all’altare e si riteneva migliore del pubblicano che stava in fondo alla sinagoga.

La critica non è assolutamente mai via per la correzione del fratello. L’unica correzione possibile dell’altro, così che non si indurisca nel male, è il mio occhio buono di perdono e di misericordia.

Questo può avvenire se ho conoscenza del mio male e faccio anch’io esperienza del perdono di Dio. Se il fratello, l’altro che incontro si sente assolto e graziato può camminare verso il bene, può percepirsi bisognoso di misericordia e farne esperienza.

Agire diversamente è essere guide cieche di altri ciechi: finiamo per filtrare il moscerino e ingoiare il cammello.

Noi che spesso pratichiamo la vita della comunità cristiana, che abbiamo dimestichezza con la Parola di Dio, siamo ancora più tentati di giudicare gli altri e giustificare noi stessi: è un peccato di cecità che ci impedisce di conoscere il nostro male e di conoscere Dio.

Insomma per fare del bene occorre sempre avere un occhio buono, guardarci dentro, rimproverare noi stessi e mai gli altri.

Tutti abbiamo l’esperienza di avere percepito su di noi uno sguardo di bontà, la percezione che senza merito qualcuno mi ha voluto bene: un occhio buono vede buono e fa diventare buono, perché comunica bontà e non giudizio.

11 Settembre 2020
+Domenico

Vogliamo contemplare ciò che fa Dio per noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 27-38)

Audio della riflessione

Ci sono dei messaggi nel Vangelo che noi prendiamo subito come “raccomandazioni”: sono un poco forti, spesso impossibili, sicuramente indicazioni di comportamento “fuori dal normale”.

Ma come si fa a mettere assieme tutti questi comportamenti così esagerati in una persona che fa già fatica a volersi bene e a voler bene ai suoi familiari, amici, compagni di scuola o di lavoro?

Proviamo a leggere questi inviti come veramente sono, cioè i rapporti che da sempre Dio ha con noi, che ci dicono chi è Dio per ciascuno di noi, per me, per te, per tutti.

In Gesù, mi rivela il volto di Dio che …

  • mi ama, mentre io sono suo nemico;
  • mi fa del bene, anche se lo odio;
  • mi benedice, mentre lo maledico;
  • intercede per me, mentre lo uccido;
  • purchè io sia salvo, è disposto a subire ogni cattiveria anche da me;
  • io lo spoglio e lui mi riveste della sua nudità;
  • mi dona anche quel che non oso chiedergli e non rivuole ciò che gli ho rubato;
  • per corrermi dietro a salvarmi,  ha fatto una strada infinita, non soltanto due miglia;
  • è sempre pronto a porgermi l’altra guancia, invece che darmi ciò che merito;
  • mi riempie di doni: la creazione, la natura … mentre io la continuo ad avvelenare;

Quindi l’amare i nemici, il fare del bene a chi mi fa del male … sono solo cose che Dio fa sempre a me: io sono infinitamente amato anche se sono suo nemico, lo odio, maledico, bestemmio, lo rinnego, sono violento, sono uno “spogliatore”, un petulante, un indigente, un ladro.

Conoscere Dio è sperimentare il suo amore in Gesù, morto per me sulla croce.

Le raccomandazioni che ci sembrano impossibili riusciamo  a farle diventare la nostra vita normale, a farle essere un distintivo del cristiano: una nuova forza di bontà in un  mondo che fa dell’odio, della guerra, della persecuzione, del disprezzo dei poveri il suo vanto, se contempliamo sempre Lui, il Signore, col volto di Cristo, morto per amore e vivente in eterno.

L’essere misericordiosi come il Padre nostro che è nei cieli, come Lui è misericordioso con noi, è un comandamento fondamentale per un cristiano: è l’unica strada maestra per la salvezza, con la quale tutti dobbiamo misurarci.

10 Settembre 2020
+Domenico