Gesù parla in parabole

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,10-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

Audio della riflessione

Quando ascoltiamo un brano di Vangelo e lo facciamo tutti i giorni, sappiamo di metterci in contatto con il Signore, la sua parola, un suo dono incalcolabile.

Dio non è astratto, inventato da noi, ma è il Creatore, il padre di Gesù e ci dà luce con la sua parola per vivere.

Noi diamo per scontato questo fatto, ma è la nostra gioia assoluta! Ci sono già attorno a Gesù, i suoi discepoli, gli apostoli, sua madre Maria, alcune donne.

Lo ascoltano volentieri e gli fanno un giorno questa domanda: Perché parli in parabole? Loro sono quelli che si avvicinano a  Gesù, ma non lo seguono, non gli parlano, non ne ascoltano le risposte.

Il Signore non ha predestinato alcuni alla comprensione, altri al rifiuto: vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità!

Chi non lo accetta non è condannato per sempre: per lui la parola è in parabole! Queste sono come il seme che germinerà quando chi non vuol capire, si accorgerà almeno di non capire e sarà disposto a mettersi in questione.

La parabola è come un pacco chiuso: presto o tardi uno lo aprirà, se non altro perché ne è rimasto incuriosito!

Gesù vuol spiegare ai discepoli la parabola del seminatore e prima della spiegazione vuole indicare il passaggio che bisogna fare perché la parabola non resti enigmatica, incomprensibile … e cioè  occorre aprire il cuore, gli orecchi e gli occhi al Signore, avvicinarsi a Lui e ascoltarlo, pronti a riconoscere la durezza del proprio cuore.

I discepoli hanno fatto questo primo passaggio: hanno la beatitudine di ascoltare Gesù!

La Chiesa ha la beatitudine di ascoltare Gesù e vederlo nella misura in cui si avvicina a Lui, parla con Lui e lo ascolta riconosce le proprie durezze di cuore, la propria “sordità”, la cocciutaggine dello stare attaccata ai propri modi di vedere, alle proprie comodità pure, alla propria sicumera e indolenza e ne chiede al Signore la guarigione. Se non fa questo, se noi cristiani non facciamo questo restiamo fuori da questo dono senza fine! L’unica misura del suo dono smisurato è l’apertura del nostro desiderio.

Abbiamo sempre, di fronte al Vangelo, questo atteggiamento?

L’occhio è per la luce, l’orecchio per la Parola, il cuore per il desiderio … ma un cuore chiuso non desidera è sordo e cieco vede solo la proiezione delle sue paure, diffidenze e del suo superbio disprezzo.

Il Signore invece vuole guarirci aspetta solo che glielo chiediamo: si apra il nostro cuore, la nostra volontà alla sua parola, che è Lui stesso, l’unica grande Parola di Dio.

21 Luglio 2022
+Domenico

Non solo parabola, ma il mistero stesso della vita di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Audio della riflessione

Il fatto più sconvolgente che la comunità dei credenti in Cristo professa è che Dio ha parlato agli uomini, che Dio è uscito dai nostri pensieri, dalle nostre congetture, dalle nostre pur intelligenti e appassionate ricerche intellettuali, filosofiche, scientifiche e si è messo in dialogo con gli uomini. L’uomo l’ha cercato, ma Dio lo ha preceduto,  ha voluto stabilire una relazione personale, non solo, ma  nella pienezza dei tempi dopo aver inventato tutte le forme più belle di dialogo, dopo aver cercato tutte le parole possibili per dirsi agli uomini, alla fine ha detto la parola definitiva, che sta al centro di tutto e che è Gesù Cristo. Questa è la Parola che forma la chiesa, che la configura nella sua essenza, che la fa essere, che è convocazione santa, che è dono di Dio e sposa di Cristo. Sono tutte parabole di discernimento, che rivelano il modo con cui Dio legge la realtà; ci danno luce su quello che avviene in questo nostro tempo pieno di contraddizioni. Il Regno c’è, ma non è ancora compiuto, siamo alla fatica della semina e della pesca, non ancora nella gioia del banchetto.

Lui prima di tutto è quel seme caduto in terra per la generosità senza misura del seminatore e che per rispettare la nostra libertà si sente soffocare tra le spine o tra le pietre delle nostre vite, nella nostra indifferenza o nella nostra sete vera di ascolto di accoglienza. E’ Lui che prova i nostri cuori e li vaglia, che stana dalle nostre pigrizie le percentuali del frutto, dandoci un cuore buono e perfetto e la perseveranza.

Per questo la chiesa sempre ritorna alla Parola se vuol rinnovarsi, se vuol ricomprendere a che cosa Dio la chiama e che cosa vuole da Lei per la storia degli uomini. Gesù il Cristo è sempre  al centro della vita della chiesa, Lui come figlio di Dio e come Parola definitiva; per questo le scritture devono essere sempre alla portata di ogni gesto della chiesa, dei suoi riti e sacramenti, delle sue assemblee e liturgie, della vita quotidiana dei fedeli, del loro cammino di crescita spirituale.

Ogni giorno della nostra vita ha bisogno della sua Parola, ogni nostra situazione ha sete dei suoi pensieri, ogni tenebra che ci avvolge, perché spesso non riusciamo a capire che cosa ci capita nella nostra vita, invoca la sua luce. Ogni nostro dolore ha desiderio di essere consolato dalla sua parola e ogni nostra speranza attende sempre un seme nuovo di vita, un cielo che possa aprirsi sempre su di noi e sulle nostre fatiche.

20 Luglio 2022
+Domenico

La fede in me è la più grande parentela con il Signore

una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii,  i suoceri, i cugini. In certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà. Gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure. E’ importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno: ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli. La parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio. Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere. La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede, di quartiere, di vicinato o di intimità con Dio, suo Padre? Di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

Gesù mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita. Credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio.

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia di messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre. Perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare da lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo sì. E’ madre perché ha accolto una Parola. Lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima nella sua vita profonda, nella sua fede.

Ecco perché siamo fratelli di Gesù, perché accogliamo la Parola e facciamo la sua volontà. Ecco perché oggi possiamo contemplare questa ragazza che viene presentata dai genitori a Dio nel suo tempio; sarà soggetto di un dialogo fiducioso con Dio; avrà una proposta di fede soprattutto che la cambierà e la porrà alla nostra amicizia, consanguineità, la farà custode dei nostri progetti di dono al Signore.

Perché questi progetti ci dona Dio di rinnovare oggi, Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata. Lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei vostri giorni.

19 Luglio 2022
+Domenico

Un segno del Signore è ancora provocazione di libertà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 38-42)

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Audio della riflessione

Nella nostra vita devi per forza procedere fidandoti di qualcuno o di qualcosa. Non puoi controllare tutto; devi alla fine stare a quello che ti si dice. Nel mondo dei mass-media e nel cumulo di informazioni di cui viviamo dobbiamo per forza affidarci a chi scrive, a chi fa reportage, a chi dice di saperne più di noi. Certo mettiamo sempre in atto la nostra capacità critica, ma non puoi verificare tutto. Sui cibi ti fidi delle etichette, che speri siano controllate dallo stato; sui fatti del giorno ti fidi dei telegiornali, anche se ne ascolti almeno due o tre per capire i vari punti di vista; per la fede invece o siamo creduloni o siamo ipercritici; o pretendiamo conferme impossibili o abbocchiamo al primo che parla.

Spesso, però, la prova non è ricerca della verità, ma ostilità, voglia di avere sempre ragione, volontà di non cambiare, di non lasciarci convincere. Così erano quei giudei che chiedevano continuamente a Gesù un segno. Certo Gesù si presentava a loro con grosse pretese, si dichiarava Figlio di Dio, si poneva dalla parte della esperienza credente come un vero salvatore, parlava in prima persona, si attribuiva cioè una identità divina. E la gente giustamente gli chiedeva: dacci delle prove che non sei un imbonitore, un ingannatore, un venditore di sogni.

Gesù accetta la sfida, ma come sempre le sue risposte non sono botole su tombini per chiudere il problema, ma rilancio di una ricerca di fede a livelli più profondi. Della serie: io vi do la prova, non è una formula matematica, ma un fatto che vi coinvolge ancora più in profondità, che vi costringe a prendere posizione, che vi lascia ancora liberi di decidere in termini definitivi.

Tutti i suoi interlocutori conoscevano l’episodio di Giona, convertito da Dio per una missione che lui riteneva impossibile o lo sperava che fosse, perché odiava Ninive. Era stato nel ventre di un grosso pesce e ne era stato rigettato a riva vivo dopo tre giorni Non vi sarà dato se non il segno di Giona, il segno della morte stessa di Gesù e della sua risurrezione. Gesù in pratica dice: il segno vero della mia divinità, dell’essere figlio di Dio è che voi mi ucciderete e dopo tre giorni risorgerò. Il segno è ancora più grande della fede richiesta.

Solo così si fa crescere speranza, perché non c’è niente che ti accontenta, niente che ti mette in stand by, ma tutto ti spinge ad andare in profondità, a non fermarti alla superficie, a sperare quindi, non ad avere certezze in tasca, che ti tolgono sì la fatica, ma anche la libertà.

18 Luglio 2022
+Domenico

Amore e centralità di Gesù sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Audio della riflessione

Essere cristiani è darsi da fare o stare a pregare? E’ fare opere di giustizia o ritirarsi sul monte a contemplare? Le nostre parrocchie sono contemplative o attive; si muove qualcosa o si seppellisce tutto dentro una chiesa? Essere cristiani è contemplazione o azione?

Insomma, sono domande che spesso ci facciamo: la vita nostra è molto agitata, frenetica … l’agenda detta le leggi, gli impegni ti vedono tutta la giornata in corsa, se vuoi guadagnare quattro soldi non puoi addormentarti un momento, se vuoi educare i figli devi far loro l’autista per tutti i loro spostamenti … quando torni a casa stanco del lavoro, ne devi riprendere un altro … finalmente vado in chiesa per trovare un po’ di pace, per affidarmi a Dio e invece anche lì mi dicono che bisogna “impegnarsi” che non si può stare con le mani in mano: anche la chiesa è un altro impegno da segnare in agenda!

Io, Lui, il Signore, quando lo incontro? quando mi posso sentire amato da Lui? quando gli posso affidare tutta la mia vita rubata dai vortici della competizione, della lotta per sopravvivere? E’ certo che tante nostre chiese devono offrire maggiormente spazio per la contemplazione e la preghiera, per l’incontro con Dio e per l’ascolto della sua Parola, ma è anche certo che la vita cristiana non può essere ridotta a celebrazione di riti, che ci accontentano e ci chiudono in noi stessi.

Lui, Gesù tornava spesso a Betania: c’erano due sorelle che stravedevano per Lui, c’era un amico che lo rincuorava dopo le sfide e le provocazioni senza esclusione di colpi dei farisei – Dice il vangelo: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”.

Si metteva in pantofole, Lui che nessuno fermava nell’ardore di buttarsi nell’avventura del Regno, Lui che appena il giorno prima aveva buttato all’aria le bancherelle del tempio e qualcosa di più nella coscienza della gente … “Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi, coccolarvi”.

Maria se ne stava li a contemplare: non lo vedeva tutto, tanto gli stava vicino, lo riempiva dei suoi sguardi; Marta brigava e borbottava perché si voleva mettere al centro della scena, Lazzaro gli dava il cuore e senza volerlo gli preparava in gola il pianto per la sua morte.

Gesù non era un supereroe, non era un blocco di pietra, non girava col portatile per programmare tutto e sempre, prendere appunti e non perdere tempo, ma un cuore che ama, che apprezza i sentimenti, che sa commuoversi e piangere, arrabbiarsi e presentare contro il male una faccia dura come la pietra.

Gesù sapeva e sa quello che c’è nel cuore dell’uomo: sa che la nostra parte migliore è stare in contemplazione, Lui del Padre e noi di Lui.

La nostra meta, la nostra scelta è di mettere sempre al centro Gesù, di aprirgli il cuore, di non sostituirci mai a Lui, di tenere fisso lo sguardo sul suo volto … e Lui ci chiamerà a dare il meglio di noi.

Sta di fatto però che tenere fisso lo sguardo su Lui non è rito sterile o affaccendarsi per non pensare, ma sempre risposta d’amore, a Lui che non ci abbandona mai.

17 Luglio 2022
+Domenico

Gesù vuole dimostrare solo amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-18) dal Vangelo del giorno (Mt 12,14-21)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: « Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti … ».

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi, si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà che a molti può sembrare codardia. Infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali. Così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze. E’ così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là. Secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità. Si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione.

 Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone. Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere, vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato. Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno, passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni uomo sta solo con Dio.

 Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male, non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere, non è un buonista cui va bene tutto. Lui è la via, la verità e la vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, Non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore. Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare solo amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

E in questo cammino ci aiuta la mamma di Gesù. Dio, suo Padre, l’ha scelta tra miliardi di creature con una qualità impossibile all’umanità,  ma a Dio sì: senza peccato. Noi uomini abbiamo una storia di male, lei no; noi siamo stati morsi dal serpente, lei no; noi abbiamo un concentrato di cattiveria, lei no; noi siamo sempre soggetti alla tentazione, lei no. Non c’è in lei niente che possa far pendere verso il male, è tutta orientata alla bellezza, alla bontà, all’accoglienza. Maria madre del Carmelo prega per noi.

La figura di Maria Madre del Carmelo è la benedizione di Dio apparsa nel cielo della carestia, della solitudine, di Elia, della lotta per la fede, della speranza nella prova. Maria è per noi come un faro, come una sentinella che ci fa precedere l’aurora e ci lancia nella vita con la gioia di una decisione di amore.

Abbiamo  sempre confidato in Maria: ora purtroppo spesso  ne resta solo un ricordo, un ritorno al passato. Ma abbiamo bisogno di una madre anche oggi. Anche oggi la nostra fede ha bisogno della presenza di una madre per attivare compassione, accoglienza, perdono, abbraccio, conversione, ritorno sulla strada vera della vita. Le fatiche che ogni famiglia oggi deve portare possono essere vissute con fede se facciamo di Maria l’esempio del nostro vivere e del nostro sostenerci a vicenda.

16 Luglio 2022
+Domenico

A Messa la domenica non è legge, ma necessità d’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 1-8)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Ogni vita ha bisogno di seguire dei riferimenti, dei proponimenti, dei progetti con relative tappe, obiettivi, significati se vuol costruirsi bella, forte e positiva. Non si può andare avanti secondo quel che capita, navigando a vista, facendosi comandare dal bisogno del momento, facendo della spontaneità un idolo di libertà. Se poi si deve convivere con altri è ancora più necessario darsi delle norme condivise, determinare i confini della propria libertà. Ancor di più diventa necessario far convergere  le forze e le energie di tutti, se si hanno in cuore mete e ideali comuni. La necessità di una norma, di una legge, di qualche paletto che ti delinea la strada della vita sembra una mortificazione, ma è invece una forza per vivere.

Nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di sè come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà. La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza.

E proprio per questo però la legge non deve diventare l’assoluto. Gesù passa un giorno per i campi, gli apostoli hanno fame e strappano e mangiano alcune spighe: pranzo piuttosto povero e essenziale; è ben poca cosa; ma è sabato. Per il pio ebreo il sabato è sacro. E’ un baluardo che identifica la sua religione, è un comportamento radicato nel profondo della sua coscienza. E’ un principio di identità. E’ rifarsi ogni settimana alla potenza creatrice di Dio che il settimo giorno riposò. E’ portare all’interno del tempo l’eternità di Dio. E questo è vero sempre anche per Gesù; ma la sacralità della legge non può essere contro la dignità dell’uomo, la legge non è una prigione. L’uomo non  è fatto per il sabato, ma  è il sabato che è fatto per l’uomo.

Certo, è difficile applicare questo principio, soprattutto per noi oggi che non vogliamo norme o leggi, perché sembrano una limitazione, ma resta sempre vero che l’intelligenza dell’uomo, non la sua debolezza dovrà sempre essere al timone della vita. La vita ha come bene supremo  non  la libertà, ma  l’amore. Solo così si può sperare in un mondo migliore.

Se un cristiano imposta sinceramente la sua vita sull’amore di Dio e del prossimo, non ha più bisogno di richiamarsi alla legge, per sentire la gioia dell’incontro domenicale  con il Signore risorto e i fratelli nella fede. La pandemia ci ha privato per troppo tempo della gioia dell’incontro con Gesù assieme ai fratelli. Oggi occorre riscoprire la bellezza del mangiare il pane quotidiano assieme, non c’è TV che tenga, non c’è tablet all’altezza del trovarsi in presenza assieme.

15 Luglio 2022
+Domenico

“Godiamoci” questo nostro Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

Abbiamo sviscerato tanti fatti che ci ha comunicato il vangelo, conosciuto tanti miracoli, guarigioni, risurrezioni, impegni di annuncio e di testimonianza, abbiamo provato le difficoltà dell’incomprensione, talvolta anche della persecuzione. Essere cristiani è impegnativo certo. Ora però distendiamoci nella contemplazione e nell’abbraccio di Gesù. Venite a me voi tutti. Gesù accetto l’invito, sono contento di sostare con te, di godere di esserti con tutti fratello. Tutte le leggi con cui nel primo testamento hai regolato la vita del tuo popolo ora cedono al dono stesso della tua vita a ciascuno di noi con te. All’etica delle norme tu sostituisci quella della libertà e ci comunichi sempre il piacere di essere figli e fratelli. Rispondere al tuo venite, per noi è entrare nel Regno che ci hai preparato prima della fondazione del mondo.

Nella tua carne noi riusciamo a godere del tuo Spirito. In Lui tu verbo ti sei fatto carne, sei venuto ad abitare tra noi e ci hai aperto le braccia del Padre. Il tuo venite è per tutti, anche per quelli di Corazim e di Betsaida o Cafarnao che un giorno non ti hanno voluto, e tu sei riuscito a farli partecipare al banchetto della tua misericordia. Signore siamo contenti che tu possa tenere presso di te, nell’abbraccio del tuo perdono tanti nostri amici, che non siamo riusciti ad amare come vuoi tu, che abbiamo forse anche allontanato con i nostri insani comportamenti.

Il riposo che tu ci dai è la fine della fatica, l’ingresso nella terra promessa, il raggiungimento del sabato, compimento della creazione in Dio. Sappiamo che questo riposo è Dio stesso, tuo e nostro Padre, vera casa dell’uomo, alla quale ognuno di noi è invitato a tornare dopo l’affanno delle nostre fughe.

Presso di te troveremo la pace, noi prendiamo la tua strada per arrivarci, quella della mitezza e dell’umiltà che conduce al Padre. Il tuo giogo è solo quello dell’amore e non è un fardello da portare, ma un paio di ali per volare nel tuo cielo di trinità beata.

Signore Gesù facci sempre sognare così, perché è la tua Grazia, la tua compagnia che ci riempie di gioia.

14 Luglio 2022
+Domenico

Orizzonti di vita e di fede, sempre più ampi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-27)

In quel tempo, Gesù disse:«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Video della riflessione

Il nostro orizzonte spesso pecca di chiusura: si chiude alla vita quotidiana con le sue abitudini, i suoi percorsi soliti, le sue incombenze ormai immutabili se abbiamo qualche anno in più.   Rischiamo allora di restringere anche la nostra visione di mondo, l’orizzonte della nostra vita cristiana, che diventa una gabbia anche per il vangelo che dobbiamo sempre annunciare a tutti. La pandemia di questi anni ci ha un poco abituati a rivoluzionare tutto, ma non ancora forse nella fede.

Gesù vede lontano. Vede nel corso dei secoli la schiera innumerevole di uomini e donne di ogni età e condizione aderire al suo messaggio, annunziato dai suoi primi discepoli. “Ai poveri è annunciata la buona notizia”: era uno dei segni dell’era messianica. A tutti Gesù lancia un invito appassionato: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi”.

I poveri, i piccoli, gli umili accorrono a Lui, raggiungono la fede se sono capaci di farsi piccoli e umili. I nostri giorni invece sono caratterizzati da ideologie estremamente in contrasto tra loro, la nostra società è diventata molto esigente, soprattutto con chi pretende di dare risposte soddisfacenti alla vita di ogni giorno.

Gli interventi anche molto spontanei, semplici, chiari che papa Francesco non fa mai mancare sulle questioni più urgenti della nostra vita personale e sociale vengono, e giustamente, passati al vaglio di ogni critica e non sono certo accolti per abitudine. Questa è cosa molto buona, se favorisce una presa di posizione più cosciente e convinta.

Però dobbiamo ricordare anche  che la fede, quella che fa aderire a Cristo e alla Chiesa, è sempre anche un atto di umiltà, è espressione di uno che riconosce di aver bisogno di salvezza, che non trova in se tutte le risposte o le proposte necessarie per dare alla vita un senso vero, ampio, dignitoso; nessuno cerca placebo o fasciature. E soprattutto è una persona che scrive dentro la sua esistenza un forte atto di fiducia in colui che vuole salvarci. Pecchiamo di sicumera, di persone che non vogliono aver più niente da cambiare nella vita; abbiamo perso due anni e noi adulti non sappiamo ancora dare alla vita un nuovo slancio, che servirebbe non solo a noi, ma anche ai giovani che di tempo prezioso ne hanno perso più di noi.

13 Luglio 2022
+Domenico

Dai guai che Gesù lancia a chi non lo ascolta prendiamo slancio di conversione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Audio della riflessione

Spesso noi ci lasciamo andare a godere di gratificazioni per il  nostro operato. Giusto essere soddisfatti di aver agito bene, di essere vissuti bene, attenti però che spesso, pur sapendo che è tutta opera di Dio, ci compiaciamo esageratamente di quello che siamo.  

Un giorno Gesù ribatte ai farisei che essere figli di Abramo è una responsabilità più che un vanto. Ciò che conta non è essere figli di Abramo, ma vivere da figli di Abramo.

Ciò che conta non è essere membri della chiesa e perciò essere parte del popolo di Dio, ma vivere da membri della chiesa e da figli di Dio. Altrimenti  non si sfuggirà alla condanna, come non vi sono sfuggite le antiche città. Anzi la responsabilità è ancora maggiore; quelle antiche città, colpite per i molti peccati, non hanno avuto la possibilità di giovarsi dei prodigi dell’azione di salvezza di Dio come hanno invece i figli del nuovo popolo di Dio attraverso i sacramenti.

Si impone per tutti noi un esame sincero e spassionato; ci domandiamo infatti: “ci accontentiamo di avere la fede o ci sforziamo di viverla? Certo se ci fossero nella chiesa profeti che si fanno strumenti di salvezza per tutti sarebbe molto bello.

Preghiamo  Dio perché ci aiuti a vincere la tentazione di camuffare i nostri interessi con quelli di Dio, perchè nella chiesa non venga sciupato l’immenso potenziale di amore che essa per dono grande di Dio ha in serbo per tutti. Dopo aver riflettuto sui guai che Gesù lancia alle città che non hanno dato spazio alla grazia di Dio, che non avevano ascoltato la sua parola appassionata, facciamoci carico di un nuovo ascolto e di una più decisa sequela di Lui.

Mettiamoci al servizio radicale dell’annuncio del regno di Dio e della speranza che esso deve aprire in ogni cuore.

12 Luglio 2022
+Domenico