La squadra di Gesù viene presentata al mondo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,1-7)

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Audio della riflessione

Quando si fa una associazione, un gruppo che vuol dare gambe a una idea a un obiettivo, si mette assieme una squadra: il capo, il responsabile, il presidente, ha bisogno di qualcuno su ci poggiare e di cui fidarsi che gli permetta di conseguire i fini e i sogni che gli stanno a cuore … è la sua forza, la sua compagnia, la sua squadra.

Anche Gesù tra le varie persone che lo ascoltano, che lo seguono e tendono l’orecchio alle sue parole, che si fanno di Lui discepoli se ne sceglie dodici e li manda, li invia, li carica della sua passione di annuncio del Regno di Dio, non prima di aver contemplato e pregato Dio Padre.

La sua scelta è di grande libertà e di grande fiducia: la squadra che si fa non è tra le più compatte possibili … lo stanno ad ascoltare, gli stanno volentieri assieme, ma a un certo punto dà loro un mandato preciso: “non statemi addosso, non fatevi una comoda tana, non cercate tende consolatorie: occorre andare, passare di casa in casa, stanare la gente dalla sua indifferenza, annunciare, dire, far nascere energie, creare strade nuove per il regno di Dio“.

La compagnia che Gesù si era scelta non era il meglio che poteva trovare: nessun allenatore si creerebbe una squadra così diversa, così disomogenea fatta di gente semplice, non colta, nemmeno fedele! Giuda lo tradirà alla grande, Pietro non sarà una roccia di fedeltà, Giovanni è troppo giovane… ma Gesù sa di poter contare sulla vita di tutti: in ciascuno è impressa l’immagine di Dio e Gesù da fiducia perché ognuno di loro sappia stanare la grandezza che ha dentro e soprattutto sappia rispettare l’altro per quello che è, accettarne la differenza e assieme, con l’apporto originale di ciascuno, costruire il Regno di Dio.

La vita di ogni comunità cristiana sarà sempre così: dovrà mettere assieme diversità e doni particolari, culture e idee disparate, abitudini e stili di vita diversi, ritmi e coinvolgimenti di varia intensità.

Già in quel gruppo di apostoli si cominciava a delineare la cattolicità della chiesa: la sua grande capacità di scrivere il Vangelo in ogni popolo e cultura, accogliendo, purificando, trasformando, soprattutto annunciando il Vangelo cui essa deve obbedire in fedeltà assoluta.

Sarà la presenza viva e operante dello Spirito Santo che in tutti cesellerà i lineamenti della figura di Gesù, il suo volto, il suo amore per tutti, la sua fedeltà al Padre, non certo le loro qualità umane e tanto meno le esperienze da cui provengono.

Ogni discepolo, pur diverso, è imitatore del maestro: tutti imiteranno Gesù nel donare la vita fino al sangue, in regioni diverse, in contesti diversi, ma tutti per quel Gesù che aveva riempito la loro vita di pescatori e peccatori.

6 Luglio 2022
+Domenico

Una passione e una compassione per l’umanità, quella sempre di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 32-38)

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Audio della riflessione

La vita, pure cristiana, di molti credenti spesso si sviluppa solo entro gli angusti confini delle nostre realtà ecclesiastiche, mentre  la sete di Dio da sempre abita nelle coscienze di molte persone; tante volte è una domanda esplicita, spesso è domanda interiore che non ha chiara la meta e noi cristiani spesso stiamo abbarbicati nei nostri comodi e pacifici spazi.

Gesù invece ha uno sguardo pieno di attenzione, di interesse per queste persone, anzi gli si muovono le viscere, ha compassione, ne intuisce le domande interiori, ne coglie la stanchezza e l’oppressione perché avvertono che  loro mancano persone dedicate alla loro vita e soprattutto alla loro ricerca. Noi cristiani dobbiamo sentirci operai di una messe che si espande sempre nell’umanità che ha sete di Dio, anche se non lo avverte e lo conosce.

 Uscite dal tempio e andate per le strade. Oggi la Parola di Dio deve risuonare ovunque. L’abitudine a isolare il cristianesimo o alla coscienza privata o alle nostre sacrestie è un insulto al vangelo, è una ingiustizia nei confronti dei tanti che hanno bisogno di Dio, hanno sete di lui e se lo vedono sottrarre dai nostri comodi loculi. 

Il mondo non è una sterpaglia, dice Gesù, non è una landa di ululati solitari, non è un groviglio di domande assurde, non è una accozzaglia di casualità senza senso: il mondo è una messe; è un terreno fertile, in esso è già maturato da sempre un desiderio, è saturo della attesa di uno sbocco, aspetta solo che qualcuno dia inizio a una mietitura.

Invece la nostra visione di mondo è sempre la fotografia, di ostilità, di mali, di lontananza da Dio. Gesù dice invece che è una messe che ha bisogno di operai che la raccolgono. Ci viene offerta su un piatto d’oro una sete e noi, che custodiamo la sorgente, non la mettiamo a disposizione; ci viene offerto un campo maturo e noi non siamo capaci di raccogliere i frutti. 

Ritorniamo sempre a quella parola precisa, che definisce la sollecitudine di Gesù: compassione, Gesù ha compassione della gente stanca, sfinita e sbandata. Sono tre aggettivi che  possono ben fotografare noi uomini e le donne di oggi, giovani inesperti e in balia di tutte le possibili novità e adulti disorientati a guardare continuamente indietro e a sperare di riportare il mondo come era prima.

Ma il futuro è sempre davanti, è sempre Gesù, è sempre scritto nella nostra decisione di offrire gratuitamente il vangelo, gratuitamente perché è dono di Dio che non si può tenere tra le mani, ma che si deve continuamente mettere a disposizione di tutti.

5 Luglio 2022
+Domenico

La nostra morte, la nostra fede e poter toccare Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 18-26)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Audio della riflessione

C’è una esperienza che tutti ci prende e che dobbiamo affrontare … la nostra morte: è l’esperienza che nascondiamo di più a noi stessi, ma che non si può evitare!

La nostra fede ha sicuramente qualcosa da dirci … il Vangelo ci riporta due miracoli: una donna lo tocca e viene guarita e subito dopo Lui stesso tocca una fanciulla e la risuscita;

la donna ci dice che cosa è la fede: toccare Gesù,
e il racconto della fanciulla morta e risorta ci dice che cosa dà la fede: fa passare da morte a vita!

Toccare, prima di essere un contatto è una forma di conoscere: è andare oltre il proprio limite, entrare in comunione e in uno scambio con l’altro.

La fede è toccare il Signore della vita e quando lui ci tocca, il suo tocco è il dono stesso della vita.

La morte non possiamo evitarla, siamo tutti mortali, ma proprio dentro la morte, quando Gesù ci tocca, quando siamo presi per mano da Lui, ci risveglia alla vita.

Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà, chiunque vive e crede in me non morirà in eterno, dice il vangelo di Giovanni.

Ora, nella nostra vita, come queste due donne, tutti noi siamo invitati ad esperimentare il tocco di Gesù, il tocco dello Spirito, il famoso “dito di Dio” che scrive nelle nostre esistenze e nel nostro cuore il suo amore: ci fa vivere in comunione con Lui sia che viviamo sia che moriamo.

Il Signore che sta con noi sulla barca, dove dormiva, si è svegliato: placa il mare delle nostre esistenze, ci toglie la paura di andare a fondo … con Lui risorto liberati dai nostri peccati, sciolti dai legacci del male, siamo chiamati a toccarlo e a vivere con il suo tocco.

E qui si snoda tutto il racconto di Matteo, che diventa la storia di ogni nostra vita: c’è un padre affranto per la morte della figlia. Gesù lo ascolta e va a casa sua. Nel frattempo una donna riesce a toccarlo, ad entrare in comunicazione con Lui, il lembo del mantello è la sua Parola che salva. Figlia la tua fede ti ha salvato.

Gesù entra nella casa nel dileggio sempre dei ben pensanti, la presenza di Gesù scaccia il lutto e il lamento, prende per mano la ragazza come lo sposo prende per mano la sposa e la risuscita: la unisce a Lui in un amore più forte della morte.

4 Luglio 2022
+Domenico

Le domande sono molte, la compagnia per rispondere scarsa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10.1-12.17-20)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città”. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

Audio della riflessione

C’è più sete di Dio di quante sono le fontane capaci di offrire acqua pura.

C’è più domanda di Dio di quante siano le risposte vere.

Non ditemi che non vi siete mai posti qualche domanda che va al di là dei soldi, del divertimento, del calcio o dello sport dei vostri conti correnti?! Sarà capitata a noi adulti o giovani come una coltellata nella schiena qualche domanda del tipo: ma io chi sono? Che ci sto a fare qui? Ma questa è vita? C’è qualcuno che mi pensa o sono destinato a vagare da solo nel mare di questa esistenza che qualche volta non capisco? Dio, se esisti, batti un colpo! Fatti sentire!

E di là arrivano delle risposte? Chi ce le deve dare? Il vangelo ci dice che la messe è molta, gli operai sono pochi. Sentendo questa frase noi pensiamo subito alla mancanza di preti o di suore, di persone colte e generose; invece dobbiamo pensare a ciascuno di noi ad ogni età, in ogni circostanza o luogo. Il primo atteggiamento però è soprattutto ascoltare.

Siamo chiamati soprattutto ad ascoltare. Nessuno più ascolta chi ha domande, perché abbiamo già preconfezionato risposte. Le domande hanno sempre il primato sulle risposte, quindi il primato dell’ascolto. Certo che c’è la verità, ma è sempre da cercare. Siamo in un mondo postcristiano, fatto di persone la cui vita è un codice cifrato per leggere il vangelo, che già vi abita.

Occorre ascoltare il grido che cerca nella solitudine, che aspira a Dio senza conoscerlo né nominarlo, ma di cui sente la mancanza e il vuoto. Dobbiamo avere il coraggio di rispettare e stimare la ricerca faticosa che l’umanità fa, senza voler battezzare tutto come cristiano, ma incamminarci con tutti, come compagni di viaggio che vanno verso una sola meta, che è una vita bella, buona, felice, armoniosa per tutti. quella vita che Dio ci ha donato in Gesù.

Dice papa Francesco che a queste sorgenti di acqua viva, che noi circondiamo di palizzate per non  far bere nessuno non dobbiamo essere ossessionati di trasmettere una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere, ma essere coraggiosi di un  annuncio che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, che si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa.(EG36).

3 Luglio 2022
+Domenico

Gesù chiama il peccatore a seguirlo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Audio della riflessione

La legge denuncia il peccato e punisce il peccatore, mentre Gesù rimette il peccato e accoglie il peccatore. Ancora voglio sottolineare che Dio non è legge, ma amore; non è sanzione e punizione, ma accoglienza, perdono e medicina. Come il malato più è grave, più ha diritto al medico e maggiori sono i doveri di questo nei suoi confronti, così il peccatore più è lontano più ha bisogno di misericordia. Il suo peccato non gli impedisce l’esperienza di Dio, anzi proprio in essa lo chiama per il suo vero nome che è Gesù, cioè Dio salva.

Siamo sempre incantati della chiamata che Gesù fa a Matteo, ci aiuta anche il Caravaggio con quello sguardo di Gesù a Matteo, un vero pubblicano, peccatore, immischiato con i nemici del giudaismo, perché collabora e fa soldi con i romani, è uno sguardo che fende le tenebre, si volge al peccatore avvolto in un’ombra di morte e diventa un fascio di luce, che alza di sorpresa Matteo, sollevandolo dal tavolo dove sta contando soldi a palate.

Nel brano di vangelo che precede questo, il centro è un paralitico, cui vengono perdonati i peccati; in questo brano di oggi c’è un peccatore che è invitato a cambiare vita e perdonato alla grande, diventerà poi un apostolo. Noi siamo sempre rivolti a questo grande e bel esito della chiamata di Gesù; mettiamo in conto però che la prima cosa che fa Gesù è di perdonargli il suo grave peccato personale e sociale. Esercita la qualità tipica di Dio che è di perdonare.

Segue poi una bella cena, scandalosa per i cosiddetti “giusti” che vedono Gesù aver confidenza con i peccatori. Difficile per il Signore non è convertire quelli di Ninive alla penitenza, ma Giona il giusto ad andare a predicare loro il perdono. Dio è amore e grazia. Il peccatore lo riconosce facilmente, perché ne ha bisogno, noi invece che ci riteniamo giusti invece ci opponiamo a Lui con tutte le nostre forze. Dobbiamo prima accettare il peccatore come nostro fratello, nostro gemello, anzi come fosse noi stessi, anzi come il nostro Signore che si è fatto peccato per noi. Solo allora riusciamo a conoscere Dio e ci convertiamo a una giustizia superiore, quella del Dio misericordioso, di grande amore, clemente, di larghe vedute, che si lascia impietosire. Se noi escludiamo dai nostri banchetti il peccatore, escludiamo il Signore stesso che banchetta con i peccatori.

Gesù chiama tutti e va a cena anche con i peccatori, non solo convertiti come Matteo, ma anche con gli altri. Matteo non fu chiamato perché convertito, ma si convertì perché chiamato. Noi cristiani non viviamo della nostra giustizia, ma della sua grazia. Graziati dal Signore dobbiamo usare grazia gli uni verso gli altri.

Matteo poi con il suo Vangelo, come questo che stiamo leggendo in questi giorni, ce ne ha donato di grazia e di insegnamenti!

E gli siamo ancora più grati!

1 Luglio 2022
+Domenico

Legge, colpa e pena non sono il ritratto del nostro di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,1-8)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Audio della riflessione

I  nostri peccati – di cui molti non vogliono più sentire nemmeno  la parola – sono i nostri fallimenti nella vita: sono sempre tanti e ci avviluppano come in un bozzolo che alla fine ci sigilla come mummie.

Quando pensiamo a Dio pensiamo subito a una legge che giudica e punisce il male … la legge ci convinciamo di doverla osservare, la colpa vogliamo trasgredirla e la pena sentiamo la necessità di espiarla.

Dovere, colpa, pena sono caratteristici di ogni re-ligione, nella cui parola si condensa un legame, che lega e rilega l’uomo in un eterno destino.

Riusciremo una buona volta, quando parliamo di religione, a toglierci questa autentica bestemmia, che fa di Dio soprattutto e sempre “legge”, “padrone” verso cui siamo indebitati, “regolatore” di conti, “vendicatore”, “giustiziere” …

Dio non è legge: non abbiamo debiti con Lui … è Lui che si colloca in posizione di sentirsi debitore con noi! Ci ha fatti per amore, ogni nostro male è un “suo” fallimento, di cui soffre, come fa un buon genitore con i figli! Lui si mette in questione se noi stiamo male o sbagliamo.

L’amore riconosce i bisogni di colui che ha deciso di amare, dell’amato: li legge come diritti di lui e Dio vi si sente in dovere di esaudirli.

Hanno deciso che Gesù deve dare la vita per questo mondo di peccato, rimetterlo in dialogo d’amore con suo Padre … e quando Gesù dice che perdona i peccati, osa dire che si fa uguale a Dio perché li perdona.

Lui fa quello che solo Dio può fare: non ci perdona perché ci siamo convertiti, ma perché ci possiamo convertire a Lui, ed è Lui che si converte a noi, anzi con una mitezza che non ha eguali, si addossa la colpa di averci abbandonati e ci chiede venia!

Insomma, Gesù …

  • invece di giudicare, assolve;
  • invece di condannare, perdona;
  • invece di punire, è Lui che espia!

… per questo sarà giudicato, condannato e alla fine giustiziato in croce e da lì assolve, perdona e libera tutti: questo è il potere che Dio si “arroga” sulla terra!

Ma se è così che giustizia c’è? Il Vangelo ci presenta una giustizia superiore che è quella del Padre che fa piovere la sua luce e la sua benedizione su tutti i suoi figli, cattivi o buoni che siano.

Perdonare è  miracolo più grande che risuscitare un morto , come Lazzaro che una volta risuscitato morirà ancora: perdonare invece è nascere e far nascere a vita immortale, la stessa di Dio che è amore ricevuto e accordato senza condizioni … rivela l’identità di Dio che ama senza misura e quella dell’uomo suo figlio, sempre e comunque amato.

Nella parabola del paralitico guarito ci siamo sempre troppo fermati sulla bontà di questo aver ridato movimento, indipendenza a un infermo, ma l’intento di Gesù era di far sapere che lui rimetteva i peccati, quindi si poneva sul piano di Dio suo Padre … “Perché sappiate che Io rimetto i peccati, dico a te alzati e cammina” … questo sicuramente faceva fastidio ai farisei che non riuscivano a mettersi sull’onda nuova della presenza di Dio in Gesù!

30 Giugno 2022
+Domenico

Facciamo festa ai nostri santi Pietro e Paolo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 13-19) nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Audio della riflessione

Domande imbarazzanti ci vengono spesso fatte nella nostra vita: alcune riguardano il nostro lavoro, altre soprattutto riguardano la nostra persona e ce le fa la persona con cui abbiamo relazioni intense …

… è quello che è capitato a Pietro, l’apostolo “roccia” su cui Gesù ha fissato il futuro della sua comunità di persone dedicate a continuare a portare la buona notizia nel mondo: la sua Chiesa.

E’ quel Gesù che se ne intende di case fondate sulla roccia o sulla sabbia: ne aveva parlato con passione a tutti coloro che lo volevano seguire: “Cercate una roccia sicura, non vi fate ingannare da terreni ondulati, belli da vedere, con tramonti incantevoli, ma che al primo scroscio di acqua cedono”.

Proprio lui, che se intendeva di fondazioni sicure, va a scegliere Pietro, che, per quello che conosciamo di lui, non era una grande roccia, non era incrollabile, aveva non poche fragilità con cui sempre era costretto a fare i conti:

  • è quel Pietro che cede alle osservazioni banali di una serva e lo tradisce;
  • è quel Pietro che si lancia a camminare sulle acque pieno di fiducia e poi affonda perché si fida solo di sè.
  • è quel Pietro che viene richiesto di dire il suo amore e, sicuro nelle prime risposte, annaspa quando si guarda dentro più in profondità.
  • D: Mi ami tu?
  • R: Come no!
  • D: Mi ami proprio?
  • R: ma stai scherzando?!
  • D: Pietro, non barare come sempre, mi ami davvero?
  • R: Signore non te lo dico più, ma tua sai leggere nel mio cuore a pezzi, ma sicuramente solo per te!

Eppure Gesù lo stabilisce come la roccia su cui fondare la sua Chiesa, il segno della comunione degli uomini con Dio e della comunione tra di loro.

Certo, la Chiesa è solo un segno, ma è una appartenenza indispensabile perché gli uomini possano incontrarsi con Dio, accogliere da Lui vita piena e eternità felice. E’ un segno povero, ma sempre l’assemblea di quelli che Dio chiama; è segno fragile, ma contiene beni incalcolabili come il perdono, il suo corpo e il suo sangue continuamente versati per la salvezza del mondo, la sua Parola di verità. Assieme a Lui non nello stesso luogo, né nello stesso giorno fu ucciso anche Paolo.

Aveva un desiderio grande di portare il vangelo in tutto il mondo allora conosciuto, per riparare la grande cattiveria che l’aveva posseduto quando perseguitava la chiesa. Dio gli concesse di giungere a Roma, a spese della stessa civiltà romana, e di scrivere in essa la sua decadenza di potenza per cambiarla in roccia di confronto. Papa Francesco ci ha ricordato che dove è morto anche Paolo, sarà il vescovo di Roma che potrà presiedere nella carità tutte le chiese del mondo.

Siamo in un intreccio di storia e di grazia di Dio di cui un giorno Dio ci chiederà conto. Che cosa avete fatto di tutte le testimonianze dei martiri che vi ho regalato? Avremo ancora fede quando ci verranno fatte queste domande?

Abbiamo da rispondere, ma saremo sempre amati da Gesù se in Lui sappiamo porre tutta la nostra vita e le ragioni del nostro vivere. Pietro è stato perdonato alla grande, Paolo pure. Se li imitiamo non dobbiamo temere niente, anzi possiamo prendere in mano il testimone e continuare il loro annuncio.

29 Giugno 2022 – Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli
+Domenico

Paura o fiducia?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8, 23-27)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Audio della riflessione

Paura e  fiducia sono due sentimenti che spesso si contendono o spartiscono il cuore dell’uomo. La paura ti blocca, la fiducia ti permette di camminare. Certo teniamo i piedi proprio per terra, non a terra. Lo sappiamo di essere fragili, abbiamo consapevolezza del nostro limite, ma possiamo sempre contare su qualcuno che ci sostiene. Per tante nostre situazioni cerchiamo chi è più forte di noi, il nostro amico che è più esperto, perché ha fatto belle esperienze di coraggio, vincendo quella paura che invece spesso ci domina. Qualche altra volta non ci è andata proprio bene. Nella vita si deve sempre tentare la fortuna o c’è una strada che può essere pure difficile, ma che mette le ali alla fiducia?

Gli apostoli è da tempo che stanno con Gesù; un giorno sono in barca con Lui, ma capita una bufera in cui ogni speranza è perduta e Gesù che sembrava ormai essere un buon partito, capace di vincere la scommessa fondamentale della loro vita, dorme pure; tanto, pensano loro, si preoccupa dei suoi discepoli. Qui la domanda è che non sono dalla parte di Gesù perché devono andare a seppellire il padre, ma hanno tutte le loro paure da seppellire.

Non ci vuole molto a capire che questa pagina di vangelo è l’immagine della nostra esistenza umana. La barca è la comunità dove Gesù sta con noi. Sicuramente la vita è piena di difficoltà, burrasche e tempeste. Prima o poi tutti andiamo a fondo e non ci possiamo illudere da come siamo fatti e dalla storia che ci precede che la fine non incombe certa. La fede che non si misura con la morte, non passa per la verità che è l’uomo, incapace di dare senso positivo all’essere nel mondo. La morte è un tiranno che ci governa e umilia. Se si vuol giungere all’altra riva bisogna vincere il demonio che governa il mare, l’abisso e la stessa morte. Gesù fa proprio questo: dorme e si sveglia, muore e risorge e rompe in modo definitivo ciò che distacca noi con la nostra realtà di morte dalla sua pienezza di vita.

Non può essere questa anche una bella immagine del battesimo, del sacramento che  da creature di Dio, invischiate nel morire ci fa suoi figli nella novità della luce di Cristo?! La chiesa allora è quella barca che tutti dicono scassata, superata, infedele, brutta e noi facciamo di tutto per scassarla, ma c’è Gesù che ci salva e fa di noi nuova vita con il suo Spirito. Gli vogliamo dichiarare fedeltà e seguirlo anche zoppicanti?

28 Giugno 2022
+Domenico

Una chiamata di Gesù ha deciso le nostre vite

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8,18-22)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Audio della riflessione

E’ bello sapere che le nostre esistenze di persone, sono sempre state coinvolte da Dio in una chiamata: potrebbe sembrare che sia sempre io che decide della mia vita … c’è stata una evidente libertà di scelta, ma sappiamo che le scelte spesso sono collocate dentro una esperienza che ci precede o che non dipende tutta noi.

Il Signore sempre ci chiama ad essere e ci propone un modo di vivere.

Mettendosi alla sequela di Gesù non è come iscriversi a una scuola, di un maestro che mi dava una competenza, ma è stato sentirci risuonare dentro una chiamata che mi fa Lui stesso, metterci in rapporto vero e profondo con Lui e seguirlo; non siamo stati alunni di un maestro – anche bravo – ma discepoli del Signore!

Allora prima di tutto viene Lui: in Lui troviamo la perla preziosa, la novità assoluta, l’unico affetto della vita … riusciamo allora a capire anche oggi, perché tutte le nostre scuse, pure profondamente umane, non devono avere il sopravvento: devono essere poste a confronto con il Signore e non con una indicazione pedagogica.

La libertà dalle cose e dal piacere che procurano è il primo dono, è quello che Gesù fa al suo discepolo: lo fa uscire dalla madre, lo fa venire alla luce come il Figlio del Padre, un uomo libero!

Certo, anche se riusciamo a capire che Gesù è il Signore, avremo sempre le resistenze del cuore, affetti che vengono prima di Lui, ma il Signore non può essere secondo a nessuno: non sarebbe più il Signore!

Seguire Lui non è  pretesa e volontà mia, ma chiamata e dono che Lui fa a me!

C’è un’arte che sta imperversando nei nostri giorni: quella di non decidersi mai, e tenere sempre i piedi in due scarpe, di rimandare all’infinito quello che è necessario fare oggi: è indeciso il giovane che non riesce a trovare la forza di distaccarsi dalla sua famiglia per crearsene una nuova (in Italia si arriva ancora a una media di 34 anni), è indeciso il giovane che si vuol donare a una missione radicale, chi vuol vivere la verginità per il Regno, chi deve orientare una comunità verso mete che esigono “prendere o lasciare”, è indeciso il “politico” che cerca di cavalcare tutte le possibilità e stare a galla sempre, è indeciso forse anche chi non ha il coraggio della verità, e fa il “tappezziere”, mette pezze a tutti, accontenta tutti, anche quelli che dicono e fanno il contrario.

Sarà forse l’arte di governare … non è certo l’arte del seguire Gesù!

27 Giugno 2022
+Domenico

Gesù è deciso e si incammina verso Gerusalemme

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 51-62)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.

Audio della riflessione

L’indecisione è una tentazione non piccola nella nostra vita: non sai che fare, non c’è chiarezza da nessuna parte e allora decidi “a vista” o aspetti che le cose si facciano da sole … ti lasci distrarre da minoranze agguerrite, da colpi di testa che sembrano risolutivi e invece sono un tergiversare ancora più deleterio, perché imbocchi strade sbagliate.

Avere una meta chiara davanti è un dono da chiedere a Dio e invocare sempre nella vita: ci saranno fragilità, pause, tradimenti, ma la strada è quella lì, non ce n’è un’altra! Se sbagliamo, ci ritorniamo con più forza, almeno con più esperienza!

Gesù è deciso: la meta Lui l’ha chiara … l’ha intuita nel deserto, l’ha intravista nelle diatribe con gli scribi e i farisei, l’ha vagliata nelle notti di intimità con il Padre … ha imboccato la strada più difficile, ma più decisiva della sua vita e va alla meta, costi quel che costi.

Gesù è un forte esempio di volontà, ricerca, determinazione nel decidere la strada che deve fare: per Lui questa strada è la volontà di Dio che ha progettato con Lui la sua vita umana; Gerusalemme si delinea in Gesù come la meta decisiva per realizzare il sogno fatto nella Trinità.

Ci si mettono di mezzo anche i samaritani per distoglierlo dal suo proposito: avrebbe potuto sfruttare queste minoranze o per avere altro pubblico attento o punirli per farsi stimare dagli scribi e i farisei … invece va deciso alla sua meta: si fida del Padre che lo attende su quel legno!

I samaritani erano visti male da ogni ebreo, gli apostoli vorrebbero “bruciarli” per il loro impedimento al cammino di Gesù,  ma Lui li aiuta ancora a uscire da qualsiasi acquiescenza a perdere anche solo le persone nemiche, perché si oppongono alla sua strada: anche i samaritani fanno parte del suo regno!

Sarà ancora più evidente la sua volontà quando racconterà la parabola del buon samaritano che era praticamente Lui in persona che andava verso Gerusalemme e si fermò proprio per salvare l’uomo lasciato mezzo morto lungo la strada.

Il suo cammino verso Gerusalemme non è un cammino che ha significato soprattutto geografico, ma è la realizzazione della sua missione, è il cammino che dà struttura a tutta la sua vita, è la spina dorsale della sua vocazione, della realizzazione del mandato trinitario per la salvezza dell’umanità: Lui sa che cosa gli sta capitando, sente la responsabilità del futuro di questi poveracci che gli credono, che ha chiamato dopo tanta preghiera e che hanno lasciato tutto per Lui … non può offrire solo i sentimenti tenui di una dolcissima compagnia: non reggeranno di fronte alla vita, alla piazza, al mondo! Li vede percossi dopo che il pastore sarà tolto di mezzo, legge nel loro cuore ancora le molteplici debolezze, le liti per chi avrà il posto più famoso, coglie in loro una troppo lenta comprensione del mistero della salvezza e li provoca a decidersi.

Il loro tergiversare, il loro accampare scuse, la loro indecisione a seguirlo sono la nostra immagine e Gesù con pazienza ci toglie la maschera di perbenismo con cui ci nascondiamo e fa nascere in noi soltanto sequela, il seguirlo, dietro a Lui fino a Gerusalemme, fino al Calvario, alla croce e Lui ci farà sempre da Samaritano vero, cambiato,  sacrificato, ma vittorioso!

26 Giugno 2022
+Domenico