La vita va rinnovata, non continuamente riempita di pezze

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 18-22)

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!”.

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Le strade ad ogni cambio di stagione, soprattutto da quella delle piogge a quella della siccitá, devono venir rattoppate: piove, si apre una buca, la si copre, se ne apre un’altra, ripiove…. le elezioni sono ancora purtroppo molto distanti… si passa allora a riempire le buche, a mettere pezze all’asfalto … sono fatte ad arte, sono anche decorative, ma sempre pezze sono.

In casa piove ogni volta che fa cattivo tempo e si sale sui tetti a spostare tegole, a mettere pezze: la prossima volta pioverà da qualche altra parte e si tornerà a metterne un’altra. Ieri ogni casalinga andava a scuola da qualche sarta per imparare a mettere le pezze nei pantaloni: era un’arte molto apprezzata.

Nelle nostre vite spesso sregolate ogni tanto abbiamo il coraggio di mettere qualche pezza per non far vedere i buchi che hanno: è l’arte dell’adattamento, del non decidersi mai a cambiare, a progettare, a prendersi con coraggio in mano una situazione e impostare tutto secondo un piano, a cambiare radicalmente.

Gesù ha in mente questo continuo mettere pezze alla vita e dice “non si mettono pezze nuove su un vestito vecchio o vino nuovo in otri vecchi!”; occorre un vestito nuovo, una botte nuova; altrimenti il poco di nuovo che siamo riusciti a mettere assieme nella vita andrà a male.

Noi siamo specializzati nell’arte di “mettere le pezze”, di continuare a turare i buchi, di stendere veline su voragini di umanità, su ogni buca una botola, pur sapendo che le buche si spostano come quelle delle talpe nei prati: mettiamo pezze dappertutto per poter vivere una vita decente; non si tratta di restauro, ma di adattamento al ribasso!

Certo quando si fa una casa nuova o la si rimette a nuovo bisogna affrontare spese, preoccupazioni, fastidi: occorre entrare in una nuova mentalità, distaccarsi dalla assoluta necessità dei tuoi angolini in cui hai ammassato tutti i tuoi ricordi che sono diventati una zavorra da cui non ti vuoi staccare, osare qualche soluzione diversa… è sempre più facile rabberciare! Adesso poi che c’è il 110 % è ancora meglio …

Ci vuole un 110% anche per la nostra vita spirituale: Gesù ci dice che in essa occorre avere il coraggio di cambiare, di fare un salto di qualità. Può essere la vita di famiglia, la vita affettiva, l’atteggiamento di rapporto con i compagni di scuola o di lavoro … novità di vita è la parola d’ordine.

Gesù questa speranza la dava ai suoi ascoltatori e oggi la da anche a noi: anche a noi da la forza di farci nuovi, non mette le pezze su nessuna nostra vita, ma con i suoi sacramenti ci fa sempre nuovi. E’ la storia della nostra quotidiana celebrazione liturgica, del nostro essere presbiteri, noi preti del tempio, della chiamata alla santità. E’ la domanda che sale ogni giorno dalla gente, dalle sue innumerevoli sofferenze che si accumulano quasi fossero una condanna e la loro capacità di reggere la croce con tenacia.

Siamo spesso come smarriti rispetto a quanta fede hanno tanti cristiani nelle loro vicende familiari.

Sant’Antonio abate, che oggi ricordiamo, aveva deciso così nella sua giovinezza: lasciare tutto e dedicarsi solo a Dio e al prossimo.

17 Gennaio 2022
+Domenico

Gesù va a nozze per cominciare da una famiglia l’annuncio della buona notizia

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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Poteva cominciare in tanti modi a fare miracoli, cioè a proporre i segni di un mondo nuovo che stava nascendo, ma la sua predicazione è assimilabile a una nuova creazione e l’inizio si è modellato su quella settimana: sette giorni ci ha messo Dio a creare il mondo e al settimo fece festa, sette giorni ci ha messo Gesù a iniziare il suo pellegrinaggio di annuncio sulle rive del lago e al settimo andò alla festa di nozze di Cana … e la sua prima benedizione l’ha data a una famiglia, alla gioia di due ragazzi che si sono dichiarati amore davanti a una comunità, che non hanno pensato che fossero fatti loro sposarsi, ma che fosse un gesto che doveva essere collocato dentro una comunità concreta per il suo futuro.

Quanto è distante la mentalità di oggi che ritiene che due, quando vogliono, possono andare a vivere assieme perché il loro amore è un fatto assolutamente privato: la comunità non c’entra, il paese non c’entra, gli amici ancor meno.

E’ il colpo più subdolo che si dà a una famiglia: prima delle leggi ci sono le abitudini dei singoli che distruggono il concetto di famiglia, che confondono esperienze approssimate di amore con l’impianto solido di una vita di comunione pubblica in cui viene progettata, creata e fatta crescere la vita dei figli.

Ma la natura ha le sue esigenze: entra dalla finestra ciò che è stato buttato dalla porta, tant’è vero che paradossalmente da un po’ di anni ci si accorge che non ci si può più mettere assieme così privatamente e si vuole che le convivenze così costruite abbiamo dei diritti.

Non si fa la battaglia per le famiglie di fatto? Che cosa dicono coloro che vogliono le famiglie di fatto? Fanno questo semplice ragionamento: “non è possibile che noi che conviviamo non abbiamo nessun diritto! Ci vogliamo bene, facciamo figli, viviamo assieme. Perché non dobbiamo essere tutelati per le pensioni, per l’eredità, per le tasse?”.

La chiesa allora dice: “vedete che avevamo ragione quando vi dicevamo che non è bello che due si mettano a vivere assieme a qualche maniera come due isolati, a farsi i fatti loro … ci avete messi fuori tutti dicendo che il vostro amore interessava solo voi e adesso ci chiedete di tutelarvi?”.

Il matrimonio è questa decisione di assunzione di responsabilità, di dignità da dare al vostro amore di fronte a tutti: non solo, ma per chi crede è una decisione di fronte a Dio, è farlo diventare la forza, la bellezza, la gioia del vostro amore che d’ora in avanti sarà accolto da Dio come la più bella immagine del suo amore per gli uomini, dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Ci sono altre famiglie però che non possono vivere assieme per tanti motivi: ci sono altre persone, altri papà e mamme che vorrebbero fare famiglia, vivere con i propri figli o i propri genitori e non possono perché devono emigrare per motivi di lavoro … sono i nostri italiani che vanno all’estero per lavorare, sono i nostri immigrati che sono venuti in Italia per lo stesso motivo.

Siamo ormai un popolo di migranti: la vita oggi ha una grande mobilità e il papa chiede oggi a tutti i cristiani di fare attenzione alla vita di famiglia entro questo grande muoversi di popoli.

Quante persone immigrate qui da noi fanno tanti sacrifici per mantenere nel proprio paese la loro famiglia, per far crescere i loro figli!

16 Gennaio 2022
+Domenico

Mangia con i peccatori

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2,13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

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Abbiamo tutti bisogno di un soffio rigeneratore di vita, che ci rinnova dentro fin dalla radice: abbiamo bisogno di sentirci addosso, dentro la grazia, la misericordia, l’amore di Dio, perché siamo abitati da un non essere, da una prigionia impossibile da vincere senza l’aiuto di Dio.

Sappiamo che solo Dio dà libertà ai prigionieri, salute agli ammalati, speranza si disperati, gioia agli afflitti, e perdono ai peccatori: questo nostro Dio ha un volto umano, non si nasconde nei cieli, ha il volto di Gesù.

Ecco perché Gesù, dopo aver chiamato dalla sua poltrona di banchiere, dove sta facendo soldi a palate, non sempre onesto e pulito, dopo averlo raddrizzato in piedi di fronte alla vita vera che gli propone, dopo averlo tolto dalla alienazione non solo nel suo avere, ma specialmente nel suo essere, non solo nel suo aspetto esteriore, ma soprattutto nel suo intimo e cioè nel suo essere persona e nella sua libertà, è felice di poter partecipare al banchetto che Matteo Levi imbandisce con tutti gli amici della sua risma, con tutte quelle persone che con lui hanno goduto dell’ingiustizia e si sono affogati l’anima nei soldi sottratti alla povera gente.

“Pubblicani” li chiama la gente e Gesù rischia di passare, per la povera gente, ma prima ancora per i farisei che ci tengono a difendere il volto di Dio nella sua rispettabilità, addirittura – teme di passare, rischia di passare – addirittura come complice e sostenitore di queste prevaricazioni, di queste facce di disprezzo dei poveri che si guadagnano la vita col sudore della fronte e ne sono privati dall’astuzia e dalla protervia dei potenti.

Ma Gesù è il volto di Dio e si mette a tavola coi peccatori: è Dio stesso il medico che risana, è lo sposo del suo popolo che ammette alla sua intimità l’uomo. Mangiare assieme è un atto di intimità, di pace, e di letizia, è come stare in famiglia. A ragione la gente  lo chiama amico dei pubblicani e dei peccatori, ma Gesù è proprio così che mostra l’amore e la pazienza con cui Dio cerca la pecorella smarrita, spazza la casa per trovare la moneta perduta, strappa dalle spine l’uomo aggrovigliato nel peccato.

Il suo comportamento traduce l’amore di Dio per i peccatori, quali che essi siano … e i peccatori come Levi Matteo, abbandonano tutto e lo seguono all’istante … anzi riconoscono il loro peccato e restituiscono il quadruplo, cioè cambiano i loro strumenti di arricchimento in carità abbondante e  riparatrice.

Questo è anche un invito per le nostre comunità cristiane: siamo tutti membri peccatori che sediamo spesso a mensa con Dio  e lo seguiamo zoppicando. Non possiamo affrettare nessun giudizio o condanna: è tra di noi anche che si nasconde e trova fiato, tra di noi, il pubblicano della vita, e possiamo anche ammettere che ciò che non si può raggiungere volando, lo si raggiunge zoppicando, basta che teniamo sempre presente su di noi lo sguardo misericordioso di Dio e con la nostra vita lo facciamo vedere a tutti.

15 Gennaio 2022
+Domenico

Immobile, ma rialzato nella sua dignità e riempito di vita nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 1-12)

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”. E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”.
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.

Audio della riflessione

Lui era ammalato e immobilizzato; la malattia da un po’ di tempo lo teneva incollato al letto paralizzato: lo chiamavano “il paralitico”. Era disperato, la sua vita era segnata per sempre, ma aveva quattro amici: aveva otto gambe, otto braccia, quattro cuori che facevano il tifo per lui …”Fatti coraggio, ci siamo noi ad aiutarti; per quel che ti serve conta su di noi. Abbiamo sempre lavorato assieme, ci siamo divertiti, ci si è spezzato il cuore quando ti abbiamo dovuto ricuperare senza più forze per sempre, ma non ti possiamo abbandonare!”.

Ed è questa amicizia che scatena il miracolo, la fede, la salvezza: “Ti abbiamo sempre aiutato, vuoi che ora non ti portiamo da Gesù? Di Lui dicono tutti che ha un cuore tenerissimo. Lui ha guarito dalla lebbra; ti ricordi quel cieco che ogni tanto urlava la sua rabbia e la sua fame? Ebbene oggi ci vede e non sta nella pelle dalla gioia. E tu? Da Gesù ti portiamo noi!”.

Ve li  immaginate questi amici con la solidarietà che hanno in corpo se stanno a far la fila, a ritirare lo scontrino che fissa la precedenza, a recedere perché l’ambulatorio è chiuso o perché non c’è più spazio? “Ti caliamo dal tetto, proprio davanti a Gesù. Tanto a Pietro glielo rifaremo nuovo e per fortuna che è un poveraccio come noi e non ha fatto né soletta, né soffitto né controsoffitto”.

“Scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava”, dice il Vangelo.

Gesù si vede calare davanti agli occhi il dolore fatto persona, un corpo paralizzato, una vita imprigionata … gli taglia la parola che stava annunziando, gli interrompe l’omelia, gli nasconde l’uditorio, gli stizzisce gli scribi che erano riusciti a segregarlo per un seminario di studi sulla Torah, o su qualche iota o apice della legge.

Come fa Gesù a non rispondere alla provocazione di questa fede, di questa solidarietà, alla pressione incontenibile di questa domanda, all’invocazione di questa vita?

“Ma Voi pensate che io sia un guaritore da 4 soldi, che sia uno sciamano che ha ereditato a Nazareth un po’ di magia? Figlio ti sono rimessi i tuoi peccati: è questo male profondo che io sono venuto a sradicare dal cuore, non sono specializzato in neurologia o in traumatologia, nemmeno mi scambiate per un ipnotizzatore. Prendi il tuo letto e cammina, la tua vita è diversa, e per significarti che sei cambiato dentro ti riconsegno ai tuoi quattro amici, con una vita piena, una salvezza che non potrà non contagiare quelli che incontrerai, ti tolgo il male più profondo che si porta dentro l’uomo, a cui non bada nemmeno più: il peccato”.

Gli è arrivata la salvezza vera, non solo un corpo sano, ma anche un’anima nella gioia del Signore … e noi non abbiamo forse bisogno di una guarigione più profonda della nostra irriducibile pandemia? Abbiamo bisogno solo di vaccini, che ci siamo fatti puntualmente o ci serve una vita interiore nuova senza peccato, senza odio verso nessuno, senza violenza, piena dell’amore di Dio?

Che Dio, con la salute, ce la conceda.

14 Gennaio 2022
+Domenico

Ci salveranno quelli che noi disprezziamo e condanniamo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”. E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Audio della riflessione

Ci sono sempre state malattie che oltre a provocare sommo dolore, pretendevano di essere interpretate come maledizione di Dio, come opera punitiva del Signore.

Questa guarigione del lebbroso è il primo miracolo che l’evangelista Marco descrive per esteso: il lebbroso era l’emarginato per eccellenza, escluso dal popolo di Dio; davanti a sé doveva gridare “impuro, impuro” da lontano, così che nessuno lo accostasse … e Gesù si arrabbia di fronte a queste situazioni contrarie alla sua buona novella e, andando contro la legge, toccò il lebbroso.

Inaudito …e li manda subito dai sacerdoti, per ottenere un attestato di socialità, ma anche per testimoniare contro di loro, che purtroppo sono custodi di una legge che distingue il puro dall’impuro, il santo dal profano, il santo dal peccatore … ma  con la venuta di Gesù cadono queste separazioni, questo muro tra il peccatore e il suo Dio; con Gesù cade il muro della legge.

Solo la fede di questo emarginato può farsi incontro a Gesù e solo in questo morto civile si può manifestare la gloria di Dio … come avverrà che la morte di Gesù si cambierà per noi in vita.

Il lebbroso è nella situazione ottimale per capire questo, e difatti diventerà il primo apostolo: comincerà subito a predicare e a divulgare la Parola.

Il Vangelo nella chiesa allora come oggi viene proclamato da chi non conta, da chi è escluso perché “Dio ha proprio scelto le cose ignobili e disprezzate dal mondo per ridurre a nulla quelle che sono”. Il Vangelo ci è sempre proclamato dai poveri e dagli emarginati, e ciò significa che anche noi potremo testimoniare quando saremo in quella condizione, sia ciascuno personalmente, sia come comunità. Un’altra grande verità viene alla coscienza, il posto della croce di Gesù che è l’unica nostra salvezza.

Gesù ci porta alla identificazione con tutti quei disgraziati che soprattutto nella prima parte del vangelo, sono toccati dalla grazia di Dio, ne capiscono il dono straordinario in ogni momento della vita ordinaria e sperimentano in sè la gloria della Risurrezione.

Dice il noto fra Betto in Dai sotterranei della storia in una sua lettera: “Buttato in una cella stretta e maleodorante…mi vedo accanto a delinquenti comuni, banditi, assassini, ladri, violentatori di minorenni… allora penso nel mio orgoglio piccolo borghese … devo portare Cristo a queste persone, devo farle diventare migliori … invece scopro che sono essi che mi rivelano la vera immagine di Cristo. Essi stanno accanto a Lui sulla croce e realizzano con Lui la nostra redenzione. Essi sono poveri, umili, rigettati e condannati come Cristo.”

Sono l’immagine del Signore…

13 Gennaio 2022
+Domenico

La preghiera al Padre è il segreto di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”.
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Audio della riflessione

Siamo abituati a leggere di miracoli, di gesti belli di Gesù con la gente … ma come è una sua giornata-tipo? Oggi ne vediamo una descrizione: sono già stati in sinagoga, dove Gesù si era messo a insegnare e a cacciare un demonio con grande autorevolezza e autorità … sicuramente è osteggiato subito da scribi e farisei perché è sabato … si reca da Simone, presso cui prende casa quando si porta sul lago, e qui ne guarisce la suocera, che si mette subito a servire – dice il Vangelo – segno che è guarita subito e  bene, ma qui si intende anche che è guarita totalmente da qualcosa che la teneva soggiogata.

La guarigione di Gesù è più che da una febbre: è anche una liberazione interiore, e il servizio che si mette a compiere la suocera non è la prerogativa femminile, ma è la vera sequela di tutti, perché lui è venuto per servire … liberazione e servizio si danno la mano!

E … verso sera, finito il riposo sabbatico, i malati sono liberi di essere portati da Lui e comincia le sue guarigioni e il suo annuncio a tutta la città, che era “riunita davanti alla porta”, come dice il Vangelo.

Al mattino presto quando era ancora buio si alza e si porta in un luogo deserto a pregare: è misteriosa questa sortita notturna di Gesù per andare a pregare, che per Gesù è esperienza di lode, di ringraziamento, ma anche un sincero interrogarsi davanti a Dio, suo Padre, per capire la sua volontà e superare le resistenze che poteva sentire dentro di sé, preparare nella sua carne la disposizione di donarsi senza risparmio.

Infatti dopo una giornata faticosa, da vero operaio del regno,  mettendosi a pregare supera la prima tentazione posta sulle labbra di Pietro: tutti ti cercano. Era già presente nei discepoli questa tentazione ovvia per l’uomo di mietere gloria e vantaggi dai miracoli compiuti … ma già Matteo e Luca avevano presentato questa tentazione quando Gesù era nel deserto, prima di cominciare la vita pubblica.

C’è sempre un pensiero dell’uomo contro il pensiero di Dio: Gesù supera questa tentazione anche dopo la prima moltiplicazione dei pani e la supererà definitivamente nell’impotenza di fronte alla morte di croce.

La preghiera di Gesù deve essere stata un silenzio o ascolto di Dio, un dialogo talora drammatico, come la lotta di Giacobbe.

La preghiera è una lotta per non fermarsi sul cammino della libertà, avviene dopo una giornata di fatica ed esige un saper emergere e uscire dalla fatica stessa … ed è una uscita  continua alla luce di Dio, che illumina la notte, che impedisce di cadere nella trappola del  pensiero dell’uomo, cioè nella tentazione … e in forza di questa preghiera Gesù dirà a se stesso e a Pietro “andiamo altrove”.

Così seguendo Gesù il cristiano deve annunciare la Parola, confermandola con opere di liberazione, ma questo fare ha bisogno di una carica di speranza indomabile, altrimenti cede di fronte agli ostacoli e si dispera, ha bisogno di una forza superiore che renda possibile l’impossibile.

E Dove attinge il cristiano questa luce? Nel dialogo con Dio, nella preghiera. Il rapporto di Gesù come Figlio al Padre è il cuore e l’anima di tutta la sua vita. Per questo “quando ancora era buio” si alzò e uscì e si recò in un luogo deserto e là pregava: il contatto diretto con il Padre è il sole che illumina il suo cammino!

La principale difficoltà della preghiera è purtroppo la nostra autosufficienza, che da soli, autoesaltati, diventiamo aridi e freddi.

12 Gennaio 2022
+Domenico

Lui parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Audio della riflessione

Siamo veramente immersi in un mare di sofferenze. Spesso non ce ne accorgiamo o facciamo finta che non esistano, le nascondiamo per pudore, ce le teniamo nel segreto delle nostre vite, per vergogna, per evitare commiserazioni inutili.

Tanto i giornali sono pieni di notizie negative per fare colpo, tanto gli intrattenimenti televisivi invece nascondono le sofferenze umane. Molte famiglie si tengono in casa il loro malato, il loro handicappato, il figlio o la figlia incapace di autonomia o soggetto a crisi depressive, a schizofrenia.

Spesso ci si mette anche il demonio a distruggere la vita di una persona proprio con la sua possessione. Se ne raccontano più di quelle che esistono, ma non c’è dubbio che il demonio ci sia e sia operativo. E queste malattie escono alla ribalta appena si sente un segnale di aiuto, appena si sente dire che c’è qualcuno capace di dare pace, di guarire, di offrire per lo meno speranza.

E Capitò così anche a Gesù: quando transitava per un paese, stanava tutte le miserie che c’erano: le mamme si facevano coraggio e mettevano in pubblico le loro sofferenze, i malati che potevano si portavano sulla piazza per incrociare Gesù, chi vi era impossibilitato trovava qualche amico che lo aiutava.

E Gesù dimostrava di comandare anche agli spiriti del male: “Taci, esci, te lo comando”.

Qui c’è il Figlio di Dio e non ci può essere nessuna zona umana posseduta dal male. Gesù è l’unica potente salvezza! E’ giusto che ricorriamo alle medicine e alle scoperte scientifiche, ma ci sono dei mali che si superano solo nella preghiera, solo affidandoci a Lui.

Non c’è nessuna pastiglia che scaccia il male, il demonio, non ci sono sostanze chimiche che possono scacciare dalla vita lo spirito del male: occorre molta preghiera, una esposizione costante alla Parola di Dio.

Chi è mai Gesù? Certo non è riducibile a una persona politicamente corretta, tutta dimostrabile, ben comprensibile … è finito il tempo in cui una critica testuale insana doveva sempre dire che i miracoli che Gesù compiva e di cui ci parla il Vangelo erano frutto di visioni distorte o di racconti edificanti senza nessuna base reale e quindi schiacciare Gesù nei nostri ragionamenti senza un minimo di apertura al soprannaturale.

Gesù è colui che parla con autorità e che compie segni che lo dimostrano figlio di Dio, che lo accreditano a noi per come ha vissuto, per quello che ha detto ma anche per tutto quello che ha fatto.

Gesù è oltre la nostra natura umana: la nostra natura umana gli ha dato soltanto casa, ma lui già c’era!

11 Gennaio 2022
+Domenico

E’ ora di decidersi e di essere di aiuto a tutti per guardare sempre in alto

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Audio della riflessione

Avere un lavoro oggi è una fortuna: è possibilità di vita, di sviluppo della persona, di creatività, di libertà di decidere di sé, di fatica, ma anche  di progetto e di futuro … quando lo perdi vai in crisi nera! Oggi che sei costretto a cambiarlo piuttosto spesso, se hai una certa età provi ansia e disperazione.  In certe zone d’Italia puoi stare in area di parcheggio per una vita e spesso sei costretto ad emigrare.

Proprio dentro questa esperienza quotidiana, comune, intensa fa la sua irruzione Gesù: i lavoratori sono pescatori, proprietari e salariati. Vita dura, esposta ai capricci della sorte, si può stare tutta notte a raschiare il fondo del lago senza prendere niente, qualche volta ti sorprende la burrasca e rischi la vita. Ma è sempre il tuo lavoro, la tua possibilità di vivere e di essere.

Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni ci stanno da una vita … ma arriva Gesù nel mezzo della loro fatica, mentre gettano le reti o mentre le rassettano: “Ma vi rendete conto che siamo a una svolta della nostra storia? Non sapete che sta scoppiando una novità inaudita, nuova, impensabile? Avete posto orecchio e occhio a quel che capita? Non vi suggerisce niente il vostro cuore? Non percepite che la terra sta gemendo per le doglie di un parto? Sta nascendo un mondo nuovo e voi state a tendere l’amo ai pesci, state a litigare con le correnti, a ingarbugliavi con le reti!? Il regno di Dio ci scoppia tra le mani e voi lo lasciate passare? Bisogna che vi lasciate rivoltare la vita, occorre guardarla da un altro orizzonte. C’è qualcosa di ancora più importante del vostro lavoro: non sono i pesci da pescare,  ma gli uomini da salvare. Seguitemi! Vi farò pescatori di uomini! Pietro il tuo posto è oltre le tue barche, i tuoi tradimenti e le tue cocciutaggini … è in una nuova casa per tutti gli uomini: la Chiesa. Ci state a darmi una mano? Non vedete quanti uomini hanno perso la speranza, si adattano alla mediocrità, si impantanano nei loro peccati?”.

Non vedete che sta capitando con questa pandemia? Si crede a tutto e al contrario di tutto, tutti danno sentenze, si ostinano a guardare solo a se, non si accorgono che oggi si vive tutti o si muore tutti non solo fisicamente, ma anche moralmente, spiritualmente: quante persone hanno abbandonato la chiesa e la causa spesso siamo noi cristiani, che non aiutiamo nessuno ad alzare gli occhi al cielo, a mescolarsi a tutti i poveri per dare un minimo di speranza, quella che Gesù ci ha portato ed ha affidato a noi. Non vedete quanti muoiono sul lavoro, quanti sono lasciati soli a se stessi?

E dice il Vangelo “e questi, subito, lasciate le reti, lo seguirono”: Noi invece siamo esperti del calcolo, del rimando, del pesare bene tutte le opzioni, dell’indugiare, del lasciar passare la vita nella nostra inerzia. Nel regno di Dio c’è lavoro per tutti, tanto che il nostro stesso lavoro ne è un cantiere se vi saranno dedizione alla giustizia, alla solidarietà e al Vangelo.

10 Gennaio 2022
+Domenico

Nella nostra fila di peccatori si mette pure Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Audio della riflessione

Quando in una famiglia nasce un bambino, c’è gioia, attesa, meraviglia, compiacenza, festa … si rinsalda la parentela, si riaccende la voglia di vivere, ci si scambiano carezze, sentimenti di bontà, si diventa più buoni …

Così è capitato a noi ancora una volta la notte di Natale: siamo stati distratti da feste e regali, ma se abbiamo avuto la possibilità di raccoglierci in famiglia davanti al presepio o in Chiesa alle celebrazioni natalizie ci è nato qualche sentimento bello di umanità, benedetta da Dio, da questo bambino che, come dicevano gli angeli ai pastori, era il segno della grande e nuova alleanza che Dio voleva di nuovo stabilire con l’umanità.

Ma, come capita in famiglia, nei giorni successivi si comincia a capire di più che significa avere un pargoletto in casa, soprattutto se è il primo, che posto deve avere, i diritti che proclama con pianti infiniti, talvolta incomprensibili … il tessuto di relazioni cambia, perché c’è una persona nuova che timidamente, ma tenacemente si impone e sconvolge le abitudini di papà e mamma che devono trovare un nuovo equilibrio. Cambiano le relazioni tra i fratellini, si costruisce un nuovo stile di vita.

Fu così anche alla nascita di Gesù: presto l’attenzione fu posta al significato della sua venuta. La festa dell’Epifania che abbiamo appena celebrato, nella liturgia ci ha snodato tutti i grandi significati di questa nascita: è stata la festa della evidenza che questo bambino è il Figlio di Dio, è il re della terra, è il centro attorno a cui gira il mondo; per gli ebrei, abituati all’attesa di un Redentore, di un Salvatore, con il segno dei re magi Gesù diventa veramente colui che è, il Re dei re, il Signore.

Non è stato facile per il popolo capirlo, tanto che alla fine lo ha crocifisso: non è facile per noi capire e passare da un dolce bambino, alla necessità che Lui sia il significato della nostra storia di uomini e di donne, del nostro continuo disobbedire a Dio che ha bisogno di salvezza, di ricucitura di offese e di insulti.

La nostra fede spesso vacilla … ma se siamo qui anche oggi significa che vogliamo rinnovarla.

Oggi appare nel racconto del Vangelo il momento solenne della dichiarazione di Dio, che questo Gesù è proprio suo Figlio, è l’atteso delle genti. E come avviene ? Nella fila di uomini pentiti e distrutti, ma desiderosi di salvezza che si fa al Giordano, nella fila dei peccatori.

Qualche anno fa, forse di più di qualche anno, facevamo anche noi la fila ai confessionali; ecco, immagino ancora questa fila e che in essa si ponga anche Gesù, non perché ha peccato, ma per dirci che sta con noi anche nei nostri cammini di conversione, anzi li conduce Lui, li riempie di misericordia, di comprensione e soprattutto di perdono.

Sorprendente e bello quello che dice Dio: questo è il mio figlio, l’agapito, l’amato, il prediletto del mio cuore.

Ecco, oggi si compie il Natale, si compie nelle nostre coscienze e si compie nelle nostre famiglie. Ci ridice che l’amore è la roccia solida su cui si basa la nostra vita, perché in esso c’è la risposta alla grande vocazione all’amore che Dio fa a tutti.

9 Gennaio 2022
+Domenico

Gesù prova compassione a contatto con la fame della gente

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,35-44)

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Audio della riflessione

Nella vita spesso siamo presi dalla fame, che si fa sentire per digiuno, per lavoro impegnativo sia materiale che intellettuale, per mobilitazione dei sensi su cibi che stimolano l’appetito …. insomma, abbiamo però evidente anche un’altra fame: fame di verità, di ragioni per vivere, di espressioni di vita che allargano gli orizzonti oltre la nostra persona e ci permettono di desiderare una compagnia di amici, o di essere solidali con loro per altri che ne hanno bisogno.

Gesù si sorprende di trovare sul lago tanta gente che si dimentica pure di mangiare per sentire la sua Parola, le sue parole, per godere della sua persona che dà fiducia, apre alla speranza … e fotografa in maniera commovente questa gente: ebbe viscere di compassione perché erano come “pecore senza pastore”.

Sperimenta già subito che la messe è molta e mancano operai, manca gente capace e volonterosa di farsi carico di questa domanda, di questa apertura delle persone del suo tempo al regno di Dio e invece di prendersene cura continua a mantenerli nella loro inedia.

Ma comincia subito dalla fame materiale, dal bisogno di pane, dal bisogno di companatico per poter rinfrancare dalla fame, con concretezza, osando turbare anche il suo gruppetto di apostoli che sono convinti di applicare un’altra soluzione: “Congedali… ognuno sarà capace di arrangiarsi”.

E’ l’esatto contrario di quello che Gesù vuol proporre: piuttosto, occorre dare se stessi, senza limiti, come l’amore che fa miracoli, se si comincia anche col poco che si ha.  

Molto concreti gli apostoli, ma troppo meschini, troppo legati a speranze chiuse, già ben sigillate in un unico obiettivo che toglie agli stessi apostoli, il senso più profondo di quello che sta facendo Gesù: Lui scava nel bisogno di pane, nella fame di ogni persona, finché giunge là dove il corpo e lo Spirito si danno appuntamento per la salvezza globale dell’uomo e della sua dimensione profonda, e quindi si intravede già  l’offerta di un altro pane, il dono dell’ultima cena, il pane vivo disceso dal cielo.

Luca infatti – se ci badate – usa gli stessi verbi che saranno pronunciati sul pane e sul vino all’ultima cena e che si diranno sempre per continuare la sua presenza nella vita di ogni popolo, di ogni persona da qui all’eternità: “Prese il pane, levò gli occhi, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede….”

Non è questa l’eucaristia, non è questa la sua morte fino all’ultima goccia di sangue?

E’ il suo corpo spezzato per noi e il suo sangue versato per noi.

8 Gennaio 2022
+Domenico