Verrà in luce a suo tempo il bene che Dio vuole all’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 4, 21-25)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Audio della riflessione

E’ molto naturale che si voglia diffondere il bene che riusciamo a capire, a sviluppare e a vivere nelle nostre vite: è evidente che se uno ha una fede non deve nasconderla o se ho una verità non la debba seppellire come una luce sotto un coperchio o sotto il letto.

Gesù però, come sempre, va più in profondità: questa luce deve essere accesa sulla sua Parola, sul messaggio che Lui è per il mondo al momento giusto, entro condizioni adatte, dentro un minimo di maturazione di colui che ne viene a contatto … e Gesù descrive una “strategia” di esplosione della Verità con le sue parabole, i suoi gesti, i fatti che propone agli apostoli … Per esempio: quando si rivelerà ai tre discepoli con la Trasfigurazione – ricordate? – “ordinò di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti”.

Si percepisce che Gesù ci tiene a un certo “segreto messianico” – lo chiamavano – e le due parabole del moggio, letto, lucerniere, e nascosto-messo in luce definiscono questa strategia: è la stessa strategia del seme, che prima di irrompere con il suo stelo, la sua spiga alla vista di tutti, deve marcire, scomparire e morire.

Il segreto di Gesù cesserà quando sarà “ innalzato”: allora sarà manifestata a tutti la sua Luce, sarà posto sul candelabro adatto, vero, decisivo, evidente a tutti e questo candelabro è la sua croce; contro ogni logica umana, sarà il nascondimento della sua morte che lo manifesterà.

La luce di Gesù di rivelerà solo a chi lo avrà contemplato sulla sua croce, proprio come capitò al centurione che dopo averlo visto morire così ignominiosamente, ma nella sua dignità di offerta di sé fino alla fine esprimerà la sua scoperta della luce che Gesù è per tutta l’umanità: “Veramente quest’uomo era figlio di Dio!”.

Gesù è quindi Luce e, che va colta nel suo nascondimento: è il grande mistero del Regno di Dio.

L’esplosione della luce vivissima che è Gesù non è sicuramente una azione dimostrativa di potenza, di imposizione, ma di umile ricerca e di umile accoglienza.

Da buon bresciano non posso oggi non proporre a tutti una luce che ha illuminato nella storia la bontà di Gesù: sant’Angela Merici, bresciana di nascita e di vita; tenuta in gran concetto di santità, ovunque era chiamata a consolare, a comporre dissidi, a richiamare sulla via della virtù anime perdute. Affamata del pane degli Angeli, si accostava spesso alla sacra Mensa, con tale infuocato amore da essere spesso rapita fuori dei sensi, e intraprese un giorno con somma devozione un viaggio in Terra Santa. Approdata all’isola di Candia, divenne cieca; nel ritorno, alla stessa isola, miracolosamente riebbe la vista – immaginate – tutto il tempo “interessante” senza vedere niente; sfuggì ai Saraceni, e da sicuro naufragio. Desiderosa poi di venerare il papa e di lucrare l’indulgenza del Santo Giubileo, andò a Roma e si portò a piedi dal Papa Clemente VII, che insisteva perché lei stesse a Roma a fare quello che faceva di gran bene a Brescia, invece ritornò a Brescia, e qui stabilitasi presso la chiesa di Sant’ Afra, nel centro della città, diede inizio nel 1535, alla nuova congregazione detta delle “Orsoline”, congregazione innovatrice rispetto al mondo femminile religioso del  tempo. Le diede una sicura disciplina e regola di vita santa e la pose sotto il patrocinio di Sant’Orsola – ecco perché si chiamano “Orsoline”. Molte furono le vocazioni, così che in breve tempo le Orsoline si diffusero in Italia ed in tutta Europa e poi anche oltre oceano. Loro scopo è l’educazione delle ragazze. Il suo corpo oggi è venerato nella chiesa di sant’ Afra a Brescia.

27 Gennaio 2022
+Domenico

Operatori di bene, anche se poveri

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Audio della riflessione

La nostra vita spesso si svolge nell’incertezza, nella approssimazione: viviamo di tentativi, di scongiuri qualche volta, di fortuna ….

Gesù invece è venuto con una decisione definitiva: lavorare per il regno di Dio e in Lui c’era una certezza incrollabile, “è vicino a voi il regno di Dio”.

Regno di Dio è una realtà che racchiude in se tutte le attese del popolo di Israele, ma anche tutte le attese dell’umanità. Quando lo udivano dalle labbra di Gesù capivano immediatamente che si trattava della loro grande speranza, della aspirazione di secoli: per loro era la fine di un incubo, la realizzazione di un sogno di popolo, incarnato in ogni famiglia, in ogni pio ebreo; era la certezza della presenza misteriosa, ma reale di Dio nella storia del popolo e di ogni persona … e Gesù voleva che tutti si orientassero a questa attesa sicura.

Anche noi credenti oggi dobbiamo avere questa certezza: non è vero che il mondo va verso il peggio, che la vita diventa sempre più impossibile, che il male è destinato ad avere il sopravvento, che stiamo andando verso la barbarie. Non è vero che ci stiamo allontanando dalla salvezza. Dio è fedele, il suo amore è senza se e senza ma. La sua promessa non è vana, non vincerà il male per quanto si faccia forte e usi tutte le astuzie per compiere la sua distruzione. Riuscissimo a vivere con questa certezza, con la consapevolezza che il Regno di Dio, che la pace, la giustizia, la felicità non sono solo promesse, ma realtà che determineranno per sempre la vita dei giusti, avremmo più fiducia nel nostro semplice e povero operare il bene.

Certo quello che vediamo ci può scoraggiare, ma abbiamo bisogno di apostoli che parlano del grande bene che c’è nelle vite donate di chi soffre, di chi lavora per la giustizia, di chi con semplicità ama i suoi figli, i suoi malati, di chi fa il suo dovere. Tante cronache dei giornali non sono sempre il diario del regno di Dio, ma solo il negativo che sta sotto un mare di bene che Dio semina in ogni creatura. Occorre andare a due a due a rinfocolare la speranza nel mondo, perchè Dio sta con noi, è presente più di quanto lo possiamo scorgere nelle pieghe della vita.

Timoteo e Tito che oggi ricordiamo sono stati fedeli servitori e annunciatori del vangelo e hanno permesso con la loro santa vita e testimonianza di superare la famosa controversia degli inizi della chiesa, cioè  se si dovevano circoncidere i pagani prima di battezzarli, cioè farli diventare ebrei e poi cristiani

Timoteo era figlio di una donna israelita e di padre gentile, cioè pagano. Egli rappresentava in qualche modo un punto d’incontro e d’intesa tra le due tendenze. Per rispetto al padre, la madre non l’aveva fatto circoncidere. Quando San Paolo giunse in Asia Minore, a Listra, patria di Timoteo, convertì la madre e battezzò il giovane, promettente figlio.

Tito, a sua volta, era proprio uno di quei pagani della Siria che, convertito da San Paolo, era entrato a far parte della Chiesa di Antiochia. Quattordici anni dopo, Paolo lo portò con sé a Gerusalemme, proprio nel momento cruciale della controversia circa il battesimo dei Gentili. L’Apostolo si oppose risolutamente alla circoncisione del cristiano di Antiochia, e Tito divenne così il vivente simbolo del valore universale del Cristianesimo, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di cultura.

26 Gennaio 2022
+Domenico

Andate: il Vangelo deve contare sulle ali di chi lo vive

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-18)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Audio della riflessione

L’uomo è per sua natura un pellegrino, un viaggiatore: lo è stato nei secoli più antichi, quando c’era solo il cavallo o la barca, lo è oggi con tutti i mezzi di trasporto più moderni … fa parte della sua natura essere cercatore, scopritore, contemplatore del creato, della natura … soprattutto, siamo viandanti perché abbiamo dentro di noi una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che viviamo.

L’uomo non è fatto per tenere per sé, ma per offrire … e trova la sua gioia nel  condividere! Per questo alla fine del Vangelo di Marco c’è un comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta: Andate! Non si può star fermi quando hai visto che è giunta la pienezza dei tempi!

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee: già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui … grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e della morte.

“Ecco – si dicono i discepoli – adesso le cose sono state ben sistemate: si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande serenità. Il male non vince, gli inferi sono spalancati per i cattivi … questo Gesù ci ha veramente riconciliati con le nostre radici e ci ha anche aiutato a dare alla nostra vita la sua serenità.”

In questo stato d’animo si sarebbero adagiati i discepoli se non avessero avuto questo comando perentorio “Andate!”.

“Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi! I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo! La mia casa è il mondo, la Parola  deve correre ovunque, la salvezza è per tutti!”.

Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita, dalle persecuzioni … Paolo lo capisce quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore, e parte per Roma, dove annuncerà Gesù, dove il Vangelo prenderà  casa, nel cuore del mondo di allora.

Il mandato di andare è la scelta di Dio di abitare il mondo, dimostrando di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione … e oggi vogliamo ricordare e celebrare questo cambiamento radicale di Paolo che da persecutore diventa perseguitato per amore di Gesù, da nemico acerrimo del Vangelo diventa un suo instancabile annunciatore, fino alla prigionia a Roma e fino al suo martirio.

Ogni vita è un dialogo serrato con Gesù, che non ci molla mai, che ci ama e che da ciascuno di noi si aspetta apertura al suo messaggio, a quel che dice: amore a tutti i fratelli e dedizione alla causa del Vangelo.

E se è cambiato radicalmente Paolo, che da crudele nemico di Gesù, se ne fa portatore instancabile fino al centro della civiltà di allora, Roma, non ci deve essere niente che ci impedisce di cambiare vita e di seguire Gesù.

25 Gennaio 2022
+Domenico

Di buon senso si può morire, Gesù è il vero centro della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Audio della riflessione

Se ne sentono tante di idee oggi in giro anche riguardo alla religione: ti sembrava di avere acquisito qualche buona idea, qualche saggio comportamento legato alle tradizioni, al buon senso, ad abitudini collaudate e invece senti dire che non va più bene questo, non è più esatto quello, occorre comportarsi in maniera diversa … ogni tanto appare un predicatore che ti sconvolge e non sai più a chi credere … se resti abbarbicato alle tue idee passi per sorpassato, non all’altezza dei tempi moderni; se cambi e ti adatti, ti sembra di aver tradito qualcosa di grande che ti aveva permesso di vivere con onestà … insomma …

Era capitato qualcosa del genere alla gente che ascoltava Gesù: si domandavano: “Ma questo che dice? Ci fa nascere speranza quando parla, ma non è proprio come quello che noi comunemente ci siamo imparati nelle nostre frequentazioni della sinagoga. E’ un insegnamento che esige una conversione dai nostri modi di pensare. Ma prima di cambiare dobbiamo vedere bene di che si tratta. Potrebbe essere anche il demonio che ci tenta”.

Ecco la prima grande accusa: “Gesù è un demonio che ci porta al male”. Forse perché era scomodo ascoltarlo, forse proprio perché metteva in discussione il loro modo di aver ingabbiato Dio nelle loro abitudini … e Gesù con pazienza a far capire che è troppo comodo chiamare demonio il suo invito alla conversione, è una buona scusa che non ti permetterà mai di uscire dalle tue sicurezze, dai tuoi peccati, dalle tue posizioni errate.

Dire che Gesù è un demonio è una bestemmia imperdonabile!

Capita anche a noi oggi per le nostre comodità di opporci a ogni cambiamento in meglio della nostra vita, di adagiarci sul buon senso, che è anche un buon maestro, ma non è sufficiente a offrire ragioni vere di vita.

Di buon senso si può morire! Il “buon senso” ti dice che se non vai d’accordo in casa puoi separarti, se trovi che un’altra persona ti rende felice e invece tuo marito no, puoi tranquillamente cambiare; che se non puoi mantenere un altro figlio, puoi tranquillamente abortire; che se hai una buona occasione per far soldi, basta che non si veda anche se è disonesto e lo puoi fare; che se hai occasione puoi sempre “arrotondare”, che qualche avventura sentimentale è permessa, ti muove un po’ la vita …

Secondo voi questo sarebbe cristianesimo?

La speranza nostra è un’altra: è di poter avere qualcuno che ci dà luce, convinzioni difficili da vivere, ma vere. Gesù in quella sinagoga aveva fatto balenare davanti ai suoi compaesani la bellezza del Vangelo che portava a compimento e a un grande cambiamento le loro abitudini pur belle, ma non più sufficienti per la ventata di novità che Gesù portava Lui stesso.

Siamo oggi molto arrabbiati con la vita, con la pandemia che non ci dà tregua, con la chiamata a ritrovare ragioni vere di vita e difenderci dagli imbrogli collettivi; abbiamo detto troppo presto andrà tutto bene per farci quel coraggio che nemmeno pensavamo di dover faticare a costruircelo interiormente. Temiamo di essere “mutati” dalle medicine o controllati da un grande padrone del mondo, ma siamo già mutati nella nostra incoerenza, nella nostra cocciutaggine e sfiducia in tutti.

Stiamo forse tornando all’homo homini lupus, cioè un uomo è sempre un lupo per il suo simile, ma Dio non demorde, non ci lascia e non ci abbandona.

24 Gennaio 2022
+Domenico

La presenza di Gesù, qui e ora

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 1-4. 14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Audio della riflessione

Capita a tutti nella vita di trovarsi un giorno o l’altro a rovistare tra vecchi bauli in soffitta o in qualche scatolone nel fare un trasloco e trovare un qualche album di fotografie del nonno o del papà quando erano piccoli o un plico di lettere ben conservate, quelle del nonno scritte alla nonna quando era lontano per la guerra o per il servizio militare. E’ una bella sorpresa, soprattutto diventa una forte emozione. Entri nella storia che ti precede, vieni a conoscere i sentimenti che hanno costruito la storia dei tuoi genitori e la tua stessa storia.

Del resto tutti leggiamo con curiosità i diari di qualche personaggio, proprio per entrare nel suo modo di pensare, per capire che cosa ha costruito nella sua vita. Se poi il personaggio è la persona che ci ha sempre entusiasmato o a cui ci ispiriamo per trarre indicazioni per la nostra vita allora siamo coinvolti anche spiritualmente. Oggi qui siamo messi di fronte a alcuni fatti che hanno segnato  e stanno segnando la nostra vita.

Da una parte c’è un popolo, quello antico di Israele: un popolo bastonato sempre da tutti, ma tenace. Ritorna dall’esilio, l’avevano deportato, portato via per sfruttarlo, impadronirsi delle sue risorse e dominarlo. Avevano tentato di fare pulizia etnica, distruggendone soprattutto le radici, tentando di cancellarne la memoria. Un popolo senza memoria è una massa, non ha ideali, è facilmente controllabile, conquistabile; un popolo senza una sua cultura è muto. Nella gioia del ritorno prova lo smarrimento della distruzione, ma tra le macerie del tempio trova un rotolo della Bibbia e fanno festa, trovano la loro storia, sanno da chi provengono, si sentono leggere la storia lunga dell’amore di Dio per loro, vogliono riascoltarla, farsela spiegare e si commuovono e fanno festa.

Alcuni secoli dopo un altro fatto ancora più importante caratterizza il popolo di Israele. Questa volta siamo nella routine di un sabato qualunque, una domenica qualunque diremmo noi. La gente va in Sinagoga ad ascoltare la Parola di Dio, si tira fuori dalle sue solite preoccupazioni, perché vuol alzare lo sguardo, vuol offrire alla sua mente uno squarcio di eternità. Non si adatta a vivere di rimedi, di talk show, di pubblicità. Ha bisogno di respirare aria pulita. Ci va anche Gesù e siccome è un personaggio noto e famoso, che sta facendo parlare di sé ovunque, i suoi concittadini lo incaricano di tenere la predica, diremmo noi. Legge e commenta. La scena è troppo significativa per essere ridotta a una fotografia di un avvenimento. In essa sono concentrati i simboli della maestà di Dio. Legge, tutti ascoltano, si siede. Questo sedersi è la tipica posizione dell’insegnare con autorità. Siederà alla destra del padre, siederà sulle nubi del cielo, siede a insegnare. Gli occhi sono fissi su di lui. Se Lui parla noi lo ascoltiamo.   Il parallelismo con Esdra è troppo evidente, e diventa evidente che Gesù si propone come il nuovo maestro, che mentre dice rende vero, palpabile sperimentabile quello che dice.

Definisce il regno di Dio che si sta realizzando: i sordi odono, i ciechi vedono… Questi sono segni che indicano un cambiamento radicale. Quello cui aspirate nel profondo del vostro cuore Dio lo realizza in me.  Se questo è vero dobbiamo cambiare vita e credere a questa novità assoluta: Dio è tra di noi, Dio non ci ha abbandonati, non è vero che siamo nostalgici, che siamo soli: Dio è con noi.

Questa è l’esperienza che deve vivere ogni cristiano, che dobbiamo tutti rivivere nelle nostre messe domenicali. Immaginiamo sempre che ci sia Gesù tra di noi. Lui è veramente presente, fa le nostre file ai tamponi e ai vaccini, ai cimiteri e alle RSA, Vede oltre la maschera il nostro dramma e soprattutto ci legge nel cuore e esprime sempre massima comprensione, misericordia e perdono.

Il messia è pazzo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 20-21)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”.

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Un gruppo di giovani un giorno s’è inventato una fantomatica “gazzetta del Giordano”, datandola Anno 31esimo, dal 12 al 17 febbraio del 31.

Il primo articolo a tutta pagina era così: “Il Nazzareno pronuncia un discorso scandaloso. Il profeta è pazzo!” … e sottotitolo: “Su un colle vicino a Cafarnao: farneticazioni riguardo la felicità. Gesù viene presentato come il chiacchierato figlio di un carpentiere che da qualche mese predica la venuta del regno di Dio e l’amore fra le genti, e che ora è ricercato dal Sinedrio dopo il suo discorso intitolato: Le beatitudini”.

Fin qui la fantasiosa “gazzetta del Giordano”.

Se ascoltiamo però bene le parole di Gesù, la sua parola è follia pura, non può essere ridotta a buon senso, a cose che stanno “nella media”: esige uscire da sé per capirlo, uscire dal perbenismo per ascoltarlo!

Quanti tentativi facciamo per rendere spiegabile la persona di Gesù, per abbassarlo al nostro buon senso, per stringerlo nei nostri piccoli orizzonti e, meno male, che non ci riusciamo! Gli apostoli sono anche costretti a pensarlo così perché Gesù prima di entrare in casa è pressato da molta folla e lui quasi non s’accorge … certo non prende precauzioni, perché una folla grande non è mai governabile … Lui guarda negli occhi a uno a uno e ciascuno è suo interlocutore, come lo è stato per il cieco, il lebbroso, il malato, l’indemoniato.

Papa Francesco, in questo lo imita molto bene: per lui nessuno è folla, sono tutte persone e ha due occhi sempre sorridenti, che sembrano due scanner, tanto è capace di individuare, ricordare e coinvolgere e confortare.

Gesù è deciso: Gesù non si presenta più come il placido giovane di paese che passa il tempo senza grandi ideali, senza affanni, pur nella serenità di una bella vita … gli brucia dentro un fuoco, una passione: questo regno di Dio è imminente nella sua manifestazione definitiva che inizia proprio con Lui e occorre risvegliare la gente, il popolo eletto, le persone, ciascuna con la sua storia. Ha uno sguardo da sentinella, un cuore incontenibile, un dialogo costante con il Padre. Ha imparato sicuramente da Giovanni il Battista: di lui ha sicuramente preso il testimone di una urgenza, che non è fretta, non è disprezzo per le persone fragili che hanno bisogno di tempo per decidersi, e questa lo brucia, lo travolge e vorrebbe travolgere con essa per il Regno di Dio tutti quelli che incontra.

Non per niente si è trasferito sulle rive del lago, su questa via delle genti, autostrada di incontri di popoli, di idee, di merci, di contratti e di contatti, proprio per svegliare coscienze, allargare orizzonti, uscire – direbbe papa Francesco che ha imparato benissimo la lezione.

Noi come rispondiamo a questa decisione radicale di Gesù, da rasentare la pazzia? Mettiamo il silenziatore a tutte le sue parole, non solo alle beatitudini, non solo ai molteplici guai che lancia ai perbenisti, non solo alle frequentazioni con Zaccheo, all’accoglienza dell’adultera, al dialogo imbarazzante con la Samaritana, all’abbraccio dei lebbrosi, ma anche alla sua via Crucis. Ci lasciamo ancora scandalizzare e riteniamo alcuni suoi gesti davanti a Pilato, alle accuse false presso i sacerdoti del tempio, ostinata sicurezza su quello che è e che dice.

Questa pazzia non è una pazzia da malati di mente, ma è una risposta definitiva a una fede che ti prende tutta la vita e che noi spesso tratteniamo per noi, per i nostri interessi, per coprire la nostra mancanza di fiducia in Dio.

Nella fede in Dio occorre buttarsi decisi!

La pandemia che ci opprime, ci allontana anche da Dio invece che vederla come uno spazio di solidarietà con i malati, con il corpo sanitario, l’organizzazione delle vita pubblica.

Può essere uno spazio di rinsavimento dalla nostra sicumera o dalla nostra incoscienza, o dalla nostra autosufficienza e nello stesso tempo disperazione e solitudine! Da quando abbiamo buttato fuori Dio dalla vita e dalla nostra ragione, restiamo tremendamente orfani.

Non abbiamo però da andare a piangere sul nostro fondatore defunto, ma sulla breccia di ogni vita a vegliare per l’aurora del suo perenne ritorno tra di noi.

22 Gennaio 2022
+Domenico

Tutti chiamati, nessuno dimenticato nel piano di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Audio della riflessione

Tutti abbiamo provato la spiacevole situazione di andare a un incontro, a una manifestazione, a un appuntamento con persone nuove e di restare in un angolo, senza essere presentato, senza nome, senza collocazione: magari non hai nemmeno li un amico con cui condividere l’imbarazzo e trovarti un alibi … sei lì, solo, nessuno ti dice niente, imbarazzo assoluto. Peggio ancora quando con amici si decide di fare qualcosa di interessante, tutti hanno un ruolo da svolgere, una parte da fare, un incarico da sostenere e tu sei lasciato lì inerte: nessuno ti dice niente, nessuno ritiene di darti una qualche responsabilità … non sai che fare e vai pure in crisi.

Non trattava proprio così nessuna persona Gesù nella sua missione: ciascuno nella vita ha un posto, nessuno è a questo mondo a caso! Siamo tutti destinatari di una chiamata, di una “vocazione” diciamo noi in ecclesialese: vuol dire che tutti abbiamo un posto, non un destino! Tutti abbiamo una missione che ci viene proposta e che noi possiamo accettare o meno, dipingere con la nostra creatività o sopportare, caricare delle nostre energie e del nostro entusiasmo o lasciar cadere.

Nel suo progetto di preparare gli apostoli al futuro del suo regno, alla formazione di una comunità nuova per un popolo nuovo, la prima cosa che ha fatto quando ha iniziato la sua vita pubblica: ha chiamato dodici persone a far da gruppo stabile che vivesse con lui e li ha chiamati tutti per nome.

Era sicuramente la compagnia più impossibile che potesse esistere: lenti nel capire, incapaci di collaborare, qualcuno poi si è rivelato un traditore, qualcun altro aveva solo interessi personali. Ma Lui Gesù li ha chiamati tutti a uno a uno e ha fatto loro la proposta del regno e ciascuno ha giocato la sua libertà e la sua vita.

Sono passati attraverso entusiasmi, tradimenti, sperimentazioni, paure, ma alla fine quella chiamata personale li ha visti tutti rispondere con decisione: tutti hanno visto naturale seguire il maestro, stare dalla sua parte, ciascuno evidentemente con la sua caratteristica umana che è già una strada che Dio ci indica per farci capire chi siamo e come siamo originali! Non siamo fatti con lo stampino, ma ogni uomo è un capolavoro originale e a questo capolavoro partecipiamo con la nostra risposta.

E’ così per tutti: all’esistenza siamo chiamati, non ci siamo a caso, ma tutti chiamati a una speranza viva e Gesù ci chiama a formare un popolo nuovo, che è la sua Chiesa.

21 Gennaio 2022
+Domenico

Inizia la grande proposta di Gesù di formare un polo nuovo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Audio della riflessione

Inizia per noi spesso, dopo aver faticato in qualche opera, il tempo di fare il punto della situazione, di collocare la nostra vita in qualche prospettiva più chiara, perché si sono fatte più evidenti alcune nostre prospettive: è il passare dal fidanzamento al matrimonio, dagli studi al lavoro, dal lavoro alla professione, dalla bella vita di coppia alla procreazione di figli …

… così è per Gesù: ora la gente lo conosce meglio per quello che è, lo ha seguito nei suoi pellegrinaggi per la Palestina e ora punta al culmine della sua missione. Il verbo che usa il Vangelo è “si ritira”, per dire che evita le banali contestazioni dei nemici, ma vuole andare ancora più in profondità nel suo annuncio di salvezza.

Qualcuno stava già decidendo di ucciderlo e allora Gesù prepara nella mente dei discepoli e di coloro che lo ascoltano sempre in maggior numero, il sorgere iniziale di una vita nuova; occorre partire dal seme – e lo vedremo nelle prossime parabole – capire che il seme per essere vita ha da morire.

Questo popolo che lo cerca dovunque sarà il suo popolo nuovo: è già una immagine, un primo embrione di Chiesa.

Molto bella l’immagine che si staglia sul lago quando Gesù si fa dare una barca da coloro che avevano rinunciato alle loro per seguirlo e da essa, anche per difendersi dalla pressione della gente che lo vuol ascoltare, predica, annuncia sempre qualche nuova immagine del suo regno, dell’unico  pane, che è Lui, che sta sulla barca e che sarà nutrimento per tutti.

Questa barca dovrà affrontare la tempesta,  e sarà in pericolo quando la fede dei discepoli sarà stanca … insomma la barca diventa una bella immagine della Chiesa.

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, l’avere denaro e amici … per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni … eppure ci riduciamo ancora miseramente a fare la fila dai maghi o dagli spacciatori, ci facciamo incantare dagli imbonitori, abbocchiamo all’ultima moda che ci promette la felicità e l’eternità …

Ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta! Abbiamo bisogno di un salvatore: anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui.

E Dio in Gesù si lascia toccare: già da allora, ma anche oggi, Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola.

Le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si contrae: viene Lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

20 Gennaio 2022
+Domenico

Con il formalismo a tutti i costi passa anche la durezza di cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati, vieni qui in mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: “Tendi la mano!”. Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

E’ interessante per la nostra fede – che ad ogni brano di Vangelo viene rinnovata – puntare lo sguardo sulla crescita in qualità della proposta di sé che Gesù fa di se stesso alla gente. Infatti  sta delineando agli occhi di chi lo segue il suo mistero: è il figlio dell’uomo che ha sulla terra il potere di rimettere i peccati – questo l’ha fatto con il paralitico per esempio – va ad offrire il banchetto del perdono, della riconciliazione al collaborazionista banchiere Matteo coi suoi amici pubblicani, li invita a gustare il vino delle nozze, perché non si deve digiunare quando c’è lo sposo e lo sposo è Lui, si dichiara signore del sabato e proprio per sottolineare che non è un  disobbediente alla legge, ma un rivelatore profondo del significato del sabato, dove l’uomo apre una finestra della sua vita su Dio e con Dio, compie questi gesti.

Ora, con un nuovo miracolo, fatto di sabato, dà un altro colpo alla legge, ultima barricata dell’uomo contro Dio: i farisei stanno lì pronti ad accusarlo, perché loro vogliono la legge e l’osservanza del sabato a costo di ricacciare Dio fuori dall’umanità, perché non sono disposti a riconoscere Dio nell’uomo.

In questo miracolo della guarigione della mano inaridita non si tratta di una semplice guarigione, ma di una sfida … difatti domanda prima di agire: “è permesso di sabato salvare una vita o toglierla?”. Dice, in pratica, che la guarigione in giorno di sabato è segno del dono della vita e della risurrezione dai morti.

Difatti nel vangelo di Giovanni Gesù risponde a chi gli impedisce di guarire in giorno di sabato: “Mio Padre opera senza interruzione e così faccio anch’io”.

Tutto ciò che Gesù fa è sempre e solo per salvare la vita e come tutta l’umanità questo paralizzato nella mano stende il braccio ad aprire la mano per accogliere questo dono del sabato.

Insomma, il sabato non è una legge, la Messa di domenica non è un precetto, è sempre soprattutto la presenza salvante, che salva, del Signore e quindi non ci vado per mettere a posto la coscienza adempiendo una legge, ma per incontrare e accogliere sempre la salvezza di Dio, la sua bontà, la sua misericordia, il suo delicatissimo amore.

E noi invece ci rifugiamo nella legalità, preferiamo la sicurezza di un passato, dell’avere tutto in ordine,  anziché il rischio di un futuro, del futuro di Dio che è vita. Per questo Gesù, detto alla mia maniera, si arrabbia e si fa pure triste, come dice il Vangelo, non è che si impietosisca perché quella mano continuerà a restare inservibile per quell’uomo, ma  perché quel pugno chiuso – letteralmente sarebbe la parola “calcificato” –  è l’immagine del cuore di pietra arido dei farisei che restano sempre fossilizzati nel loro passato.

Il nostro cuore continuerebbe a restare indurito se ragioniamo come quei farisei o se continuiamo a pensare la domenica come un misero precetto che possiamo sempre mettere dopo il nostro jogging, dopo il tempo delle spese, il nostro pensare la Messa come una tassa da pagare. 

Gesù è proprio il Signore del sabato, per noi della domenica.

19 Gennaio 2022
+Domenico

Gesù dice: io sono signore anche del sabato

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2,23-28)

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: “Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?”. Ed egli rispose loro: “Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Audio della riflessione

Stiamo accorgendosi che la frequenza alla Messa domenicale ha un continuo calo di presenze: i primi ad assentarsi sono i giovani, maschi e femmine, i bambini, ragazzi e ragazze e anche molti genitori. Alcuni adulti non partecipano per paura altri sono anche più fedeli.

Ci possiamo fare alcune domande? Non c’è più fede? Questi preti non sono più ascoltabili? Noi vescovi magari ancora meno? Alcuni potrebbero dirmi: non è il precetto della Messa ogni domenica che decide se c’è fede o no …

La fede non consiste nell’assolvere un precetto: di fatti nel vangelo che oggi ascoltiamo alla messa, Gesù interviene sulla questione del sabato che per gli ebrei era un giorno sacro da dedicare tutto a Dio, senza osare alcun lavoro. I farisei infatti lo rimproveravano perché i suoi discepoli passando per un campo avevano strappato qualche spiga di grano per nutrirsi … e Gesù conclude dicendo “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato, perciò il figlio dell’uomo è padrone anche del sabato”. Come a dire: il precetto per la messa alla domenica è stato fatto per il cristiano, non il cristiano per il precetto della Messa.

Che cosa sta in gioco da parte di Gesù con questa contrapposizione? Gesù vuol colpire nel cuore ogni formalismo e dogmatismo dove il rito, nel nostro caso, e l’espressione della fede  o la norma morale e  giuridica, sono validi per se stessi indipendentemente dalla persona che vi partecipa. chi vi si riferisce.

La religiosità non si risolve in un insieme di riti, di osservanze, di obblighi per le persone, che verrebbero tenute in pugno e magari strumentalizzate come singole o come comunità.E’ il contatto, il dialogo con Gesù che è importante e salvezza per la persona, è il contatto con il Signore.

Si potrebbe infatti far consistere tutto nel compiere il gesto, il rito, per tanti altri motivi: magari uno farsi vedere, far contenta la ragazza o il ragazzo, risparmiarsi osservazioni insopportabili dei genitori, poter dire “sono a posto”  così non ho più da pensarci… e Lui Gesù, il Signore, non essere nemmeno calcolato, magari sopportato o – Dio non voglia – maledetto. 

A noi preti magari farebbero piacere le statistiche confortanti di partecipazione, i numeri in crescita e, per colpa nostra non essere capaci  o addirittura impedire l’incontro con Gesù, con il Signore, offrire un rito vuoto, una Messa sopportata e incapace di rendere sperimentabile l’azione di Gesù.

Per questo dice Gesù che è Lui il Signore del sabato: non perché ne faccia un possesso che strumentalizza le persone, ma perché ci mette la sua vita ancora e sempre per l’umanità, ci mette il suo corpo e il suo sangue, il suo Spirito, non una fredda legge o un incomprensibile rito.

La stessa comunità cristiana ha le sue responsabilità: se si autodistrugge ogni giorno di più nell’egoismo, nell’insignificanza, se non si organizza per rendere bello l’incontrarsi, il pregare assieme, il reciproco aiuto nella vita, verso tutti, soprattutto chi soffre, chi non può partecipare, chi si è autoisolato e che attende un invito, una mano, un sorriso, una accoglienza sincera … come volete che conti questo rito per la persona?

La messa della Domenica allora è tutto, e molto di più che un precetto.

18 Gennaio 2022
+Domenico