Il Regno di Dio è decisione controcorrente, non buon senso

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 9,41-50)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Audio della riflessione

Molte volte nella vita occorre essere decisi e non lasciarsi trasportare dalla faciloneria che ci caratterizza. Tergiversare non è sicuramente soppesare, valutare, fare discernimento, ma rimandare continuamente, non decidere, stare a guardare, aspettare l’occasione che ti risolve da sola il problema, tenere il piede in due scarpe, mettersi con tutti e non servire nessuno, far mancare l’energia necessaria al bene e esternare comportamenti sbagliati. A questo riguardo Gesù è molto duro. Se il tuo piede ti è di scandalo taglialo… Taglia, recidi, cava, getta via. Il regno di Dio non è il risultato di strategie accomodanti, non è in continuità con il nostro buon senso, non è aggiustamento di vite a un equilibrio comodo, ma è un ribaltamento della vita egoista, un taglio netto dal male e da tutto quello che lo produce. È così perché è così la vita stessa. È la vita che esige di collocarsi dalla parte di principi irrinunciabili, che non può essere continuamente cambiata e impostata sui casi pietosi, sulle esasperazioni di alcune situazioni che fanno perdere il radicamento nei principi di verità e di giustizia.  

La nostra mentalità odierna ha trovato un metodo facile per distruggere i principi: esasperare un caso pietoso. E’ così per l’aborto per il quale si tende a commuovere con nascite di figli che saranno infelici per tutta la vita e quindi in questo caso secondo una mentalità indotta  resa quasi indolore si può sopprimere la creatura per evitargli l’infelicità, è così oggi rispetto all’eutanasia, quando si esasperano i casi limite e si induce nella mentalità una falsa pietà per far passare nelle coscienze il suicidio o l’omicidio per pietà, lo è per la vita di coppia, per l’abbandono dei figli, per le biotecnologie.  

Ritornano invece severe le frasi di Gesù: se il tuo occhio ti dà scandalo, non ti permette di seguire Gesù, cavalo. È chiaramente non un disprezzo per le parti del nostro corpo, ma l’indicazione che ogni decisione deve essere presa per la pienezza della vita. Il Signore non è crudele, non spezza la canna debole, non spegne il lucignolo che fa fatica a stare acceso, anzi gli dà nuova linfa, lo proietta su orizzonti nuovi, gli offre una boccata di ossigeno: la prospettiva del suo regno di bontà e di giustizia, di pace e di verità che è garantito non come risultato di un benessere, ma come salto di qualità nella vita nel dono di sé agli altri. Lui così ci dimostra che non ci abbandona mai.  

23 Maggio
+Domenico

Lo Spirito Santo è già all’opera anche dove non lo immaginiamo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 9,38-40)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

Audio della riflessione

L’esserci messi, noi piccoli o grandi credenti, al centro della vita cristiana, a decidere chi sta dentro e chi sta fuori, è un vizio che risale proprio alle origini, tanto che anche gli apostoli, dopo aver fatto una bella esperienza di Gesù, si sentono pure padroni di Lui. Non capita lo stesso nelle nostre parrocchie di oggi, quando facciamo la cernita di chi è dentro e di chi è fuori contando solo quelli che vengono a messa la domenica o quelli che circolano in parrocchia o che fanno parte del giro? Non è che lo Spirito Santo è un poco almeno più aperto di noi, perché lavora nel cuore già di tante persone che vivono un vangelo essenziale, o cercano Dio in ogni anfratto di povertà e di abbandono, o sono solidali con chi non ha niente dalla vita o in chi non ha mai smesso di cercare Dio senza essere minimamente intercettato da noi? Siamo sicuri che il nostro abbraccio alle persone che incrociamo per le strade della vita non sia troppo selettivo e che lo Spirito ne abbracci sempre di più, mentre le nostre braccia si chiudono su di noi senza nessuna apertura? 

Ancora peggio è una delle abitudini più diffuse quella di inventarci nemici a non finire, magari per delle incomprensioni, dei malintesi. Guardiamo solo a chi la pensa come noi, escludiamo chi ha un pensiero autonomo, una sua personalità, un suo modo di agire che si scosta dal nostro. Le differenze diventano contrapposizioni, i pareri sinceri un attacco, le visioni di mondo diverse una lite. Sotto ci sta sempre la falsa coscienza che noi siamo la verità e che gli altri si devono adeguare al nostro modo di pensare.  

Anche gli apostoli stavano entrando in questo modo di pensare. Al di fuori della loro cerchia stavano avvenendo cose straordinarie che solo Gesù sapeva compiere. Maestro noi glielo abbiamo vietato. Gli abbiamo intimato di non permettersi più di fare cose in tuo nome. Abbiamo noi il brevetto, il bene deve passare solo da qui. E Gesù, sempre comprensivo: hanno fatto del male? Sono stati ingiusti? Hanno perseguitato qualcuno, lo hanno fatto soffrire? No. Lo hanno liberato da un demonio. E allora!? Perché vi deve dare fastidio se qualcuno compie del bene, anche se non ha il vostro marchio? Chi è l’autore di ogni bene, se non Dio? Chi non è contro di noi, contro la bontà, la liberazione dal male, contro il Regno di Dio, è per noi.  

Lezione semplice, che potremmo applicare a tanti nostri arroccamenti e irrigidimenti. Il nostro sogno è che la bontà scoppi nel mondo, non importa da quale persona nasca. E’ sempre Dio che semina bontà nei cuori. E’ lui la sorgente della bontà. Nessuno ne ha l’esclusiva. Fossimo capaci di mettere insieme tutte le forze che fanno del bene veramente, che non fingono o non strumentalizzano, ma danno il contributo della loro generosità al bene di tutti. Questo può essere un buon principio anche per il dialogo tra le varie religioni: massimo rispetto, identità precisa di ciascuno e grande collaborazione a costruire un mondo di pace e di giustizia. Santa Rita da Cascia, che oggi ricordiamo, ha avuto il coraggio di andare controcorrente soffrendo la morte dei suoi figli pur di far terminare gli odi feroci tra famiglie che ricorrevano sempre e solo alla vendetta. 

22 Maggio – Memoria di S.Rita da Cascia
+Domenico

Il regno di Dio è dei cuori puliti e passa per la Croce

Riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».
Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.
Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione

Anche nei momenti più delicati e preziosi della nostra vita, anche quando si sta vivendo con generosità per una causa e ci si sta spendendo per degli ideali con dedizione, è sempre presente la prepotenza del nostro egoismo, del metterci al centro, del far ruotare la vita attorno a noi, del dare certamente il nostro contributo alla causa, ma di orientare tutto al nostro tornaconto. È raro trovare persone disinteressate nel fare il bene, capaci di vivere nel nascondimento, di mettere a disposizione la propria vita senza averne in cambio alcuna ricompensa. È così negli incarichi politici, amministrativi, anche in quelli ecclesiali. E questo agire per i propri interessi avvelena anche le cause migliori. Ma ancora di più è difficile capire che la strada della vita è quella della croce, della sofferenza da scegliere come punto di forza per dare senso vero alla vita. L’affidarsi alla volontà di Dio, al suo progetto di salvezza è proprio legato alla croce, al dare tutto se stessi per una causa più grande. 

Gli apostoli a questo riguardo sono messi a dura prova da Gesù. Li sente parlottare tra loro lungo la strada. Lui sta facendo di tutto per spiegare a loro che la missione cui stanno dando adesione è in salita, che il finale della sua vita non sarà certo da classico film americano della serie: e vissero felici e contenti; sta aiutandoli a entrare nel difficile discorso della croce, della disfatta di fronte alla stessa religione di Israele. Infatti, diceva loro: Il figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno… E loro? Non solo non comprendevano, ma avevano pure paura a chiedergli spiegazioni. È come quando stai intuendo una notizia brutta, grave, pesante, che ti destabilizza e ti nascondi dietro un dito, non vuoi conoscerla perché sai che è impegnativa e ti dà dolore. Non solo, ma discutono sui primi posti che sarebbero loro toccati in questo fantomatico regno di cui Gesù ogni tanto parlava. 

Non sapevano proprio di che morte dovevano morire! E Gesù con pazienza prende un bambino, lo mette in mezzo a loro e dice: o diventate così, o siamo proprio fuori del tutto dal regno di Dio. A me non serve gente che vuol primeggiare, che vuol farsi vedere, che si mette al centro a farsi servire: il regno di Dio è per chi è capace di mettersi a disposizione sempre, è di chi si aspetta da Dio tutto come questo bambino; il segreto della vita sta nella semplicità, in un cuore pulito e capace di affidarsi, non in chi sta a conquistare sedie e scranni di potere. E il passo obbligato per avere un cuore pulito è la croce. Gesù lo dice sempre e questo per molti di noi è sempre un mistero da scandagliare e fare nostro. 

21 Maggio
+Domenico

Dacci tua madre

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 19,25-34)

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Audio della riflessione

Muore Gesù, è una morte efferata, è un supplizio assurdo. È l’immagine di tutte le morti atroci, ingiuste, violente; è il bisogno di purificazione delle nostre tragiche condotte, la ricerca di una innocenza che abbiamo perduta.  

Lui arranca con quella croce sulle spalle per quelle strade distratte e piene di commerci della vecchia Gerusalemme, tra il fastidio della gente che viene disturbata nelle sue spese per la festa imminente. Tra poco chiudono i negozi, si entra nel grande sabato, occorre far presto, occorre far presto anche a uccidere un uomo innocente, perché sia finalmente chiusa la sua vicenda che ha già avuto troppa sopportazione da parte del potere. E Lui, solo, martoriato, fa il suo cammino, entra nella vita di un contadino ignaro che lo aiuta a portare il supplizio, nella compassione di una donna che gli deterge il viso, nel pianto delle mamme che rivivono le tragedie dei figli.  

Lo accompagna sua madre e un ragazzino che si era entusiasmato di Lui, della sua forza d’amore, del suo messaggio, Giovanni. Sognava ancora, ma gli stavano spegnendo i sogni nel pianto. Epperò resisteva. Lo vedrà morire, si sentirà donare l’ultimo affetto che il condannato a morte si teneva per affrontare il dolore: sua madre. Ecco tua madre. 

Signore abbiamo sempre bisogno di guardarti morire, ma dacci tua madre per avere una spalla su cui piangere e attendere la tua risurrezione: è il segno che mentre muori, tu sei sempre con noi. Non solo, ma questa tua madre ci è necessaria perché nel tuo spirare, nelle ultime gocce di sangue e acqua tu fai nascere un altro grande regalo: la tua Chiesa e tua madre ci è necessaria perché ne è immediatamente la madre che sta lì sotto la croce e genera oltre che noi tuoi figli, anche la nostra madre chiesa.  

Abbiamo bisogno di incontrarci con Lei sempre, anche ad ogni Pentecoste, quando ancora di coraggio ne abbiamo troppo poco e non siamo capaci ancora di seguirti, abbiamo paura di noi stessi, dei nostri tradimenti, abbiamo paura dei tuoi nemici e Lei ci ha aiutato ad aspettare assieme il dono dello Spirito. È madre tua, ma daccela come madre della tua chiesa. 

20 Maggio – Memoria della B.V. Maria Madre della Chiesa
+Domenico

Pentecoste: Spirito Santo avvolgi del tuo amore la vita del mondo e della Chiesa

Riflessione sul Vangelo del giorno (GV 15,26-27.16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Il mondo nel quale viviamo sta velocemente andando verso una civiltà in cui occorre imporsi con la forza per esistere, caratterizzato da sentimenti forti e atteggiamenti di scontro, piuttosto che da serenità e sana convivenza:  
lo è il mondo economico, che ha abbandonato ogni etica solo per fare maggior profitto. Quello che conta è l’incasso di qualcuno, non è il benessere di tutti; oppure l’inganno del vivere sopra le proprie capacità, le avventure finanziarie e non il lavoro quotidiano paziente che crea benessere per tutti. Oggi stiamo vivendo le conseguenze di questa impostazione.
– lo è il mondo politico che vive sulle polemiche e sui colpi più bassi possibile, non sull’intesa di tutti perché ciascuno in modo libero e costruttivo concorra al bene di tutti.
– lo è il mondo dello sport che affida alla violenza il mondo dei supporter o al doping l’energia per la vittoria e non invece all’allenamento quotidiano, alla passione di un programma severo di crescita.
lo è il mondo della informazione che deve sempre pescare nel torbido, violentare ogni privatezza, sbattere in prima pagina il mostro per farsi leggere; invece di dare notizie che aiutano a crescere, a cambiare a fare vera giustizia; per non dire delle menzogne fake news, che demoliscono la verità.
lo è anche il nostro mondo ecclesiale che spesso abbandona la preghiera di ogni giorno, per fare ogni tanto qualche apparizione nel sacro e mettere a posto la coscienza.
lo è il mondo della giustizia che preferisce lo spettacolo anziché la difesa del debole e la tenacia della verità.
lo è il mondo degli affetti che debbono solo essere materiali, immediati, violenti, spudoratamente messi in vetrina, fatti diventare possesso anziché simpatia, sentimento, condivisione, amicizia.
lo è la vita amministrativa che punta solo all’immagine, anziché al vero benessere di tutti.
lo è il mondo delle immigrazioni fatto di tanti problemi che vengono sempre risolti con grandi contrapposizioni e grande violenza invece di essere colorato di accoglienza e di sicurezza.

Oggi la dolcissima presenza dello Spirito ci fa il regalo di una visione e di una possibilità di vivere la vita in maniera diversa. È un regalo che ci viene fatto attraverso la discesa dello Spirito Santo sulla chiesa.  

I frutti dello Spirito sono:  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. 

non diluvio, ma rugiada 

Che differenza fa tra diluvio e rugiada? 

Abbiamo tutti in mente certe inondazioni che forse abbiamo visto grazie a Dio solo in TV? Tanta gente invece le ha vissute o con lo Tsunami o con dighe ci si sono aperte, noi adulti abbiamo in mente quando una montagna è caduta nel lago della diga del Vajont, ancor prima che arrivasse l’acqua lo spostamento d’aria aveva già distrutto e lanciato a centinaia di metri le case.  

Rugiada invece è quella leggera irrorazione di acqua che troviamo la mattina sui prati 

non bufera, ma bonaccia 

Abbiamo in mente una bufera? Alcuni temporali di queste ultime annate erano bufere, scrosci di acqua, di grandine di vento, di tempesta, automobili in cui non potevi nemmeno farti udire da chi avevi accanto tanto era la grandine. Che soddisfazione alla fine quando ti riappare il sole e tutto sembra finito; prima non ci vedevi adesso non ti pare che non sia mai capitato. È la bonaccia: 

non vento, ma brezza 

non incendio, ma fuoco 

non divisioni, ma serenità 

non ira, ma sorriso 

non dialettica, ma comprensione 

non violenza, ma pazienza 

non contrapposizione, ma dialogo 

non possesso, ma sguardo negli occhi 

non istinto, ma tenerezza 

non bullismo, ma compagnia 

non banda, ma amicizia 

non vendetta, ma perdono 

Lo Spirito Santo è da questa seconda parte. Non stiamo a inventare cose difficili, incomprensibili, non possiamo più dire: che è questo Spirito Santo? chi l’ha visto? che astrazioni assurde ci obbligate a credere in questa chiesa che sembra antiquata e non più adatta ai nostri giorni?  

Lo Spirito è pazienza, rugiada, serenità, dialogo, tenerezza. La vita non è la violenza che fa soffrire, ma l’amore che lenisce 

Non facciamoci trascinare nella vita violenta della nostra civiltà, oggi siamo tutti chiamati a dare il nostro necessario contributo alla civiltà dell’amore che nasce da sentimenti tenui, da vita quotidiana spesa per gli altri, da tenerezza, da perdono, da allenamento quotidiano, da gioia, da resistenza alla fatica. Lo Spirito Santo questo ce lo regala se glielo chiediamo ogni giorno. Se ad ogni alba che colora i nostri giorni sappiamo alzare lo sguardo a Dio, lo Spirito Santo ci regalerà questa bella vita e sapremo anche esserne testimoni tra gli amici, in casa, nel tempo libero, nello sport per esserlo poi in tutti quei mondi da urlo che dobbiamo abitare da cristiani. E saremo noi a cambiare quel mondo politico, quel mondo dell’informazione, quel mondo dello sport… la nostra società grande come il mondo intero senza confini. 

Ci dobbiamo aiutare tutti a cambiare, ad essere ufficialmente mandati per questa bonifica del mondo. 

19 Maggio – Solennità di Pentecoste
+Domenico

Il commiato dell’evangelista Giovanni

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 21,20-25)

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Audio della riflessione

Siamo alla giornata che precede la Pentecoste, stasera un altro brano di vangelo concluderà le letture della veglia che è già celebrazione della Pentecoste. È bello però che chi si è affezionato alla lettura quotidiana del vangelo rifletta anche con queste semplici note sulla conclusione del vangelo di Giovanni, in cui se non lo stesso Giovanni, la comunità che lo aveva seguito nella sua tarda età mette la firma e l’umiltà di dire che le cose scritte sono la minima parte di quello che bisognerebbe conoscere e meditare della vita e delle parole di Gesù.  

Giovanni è ancora in scena con Pietro, in una sorta di coalizione d’autorità, che è sempre stata ammessa come indiscutibile e questo serve a rafforzare l’autorevolezza di quel discepolo che Gesù amava.  

Questa sua qualità (di discepolo che Gesù amava) è sicuramente paragonabile a quella di Pietro e dava, dico io, al quarto vangelo, molto diverso dai sinottici, l’autorevolezza di vangelo. C’era stata una domanda cui Gesù rispose: se io voglio che lui rimanga che importa a te? E questo era malamente pensato come una impossibilità che morisse Giovanni prima della venuta di Cristo. E quando Giovanni morì, molti rimasero delusi, proprio per quella supposizione ritenuta detta da Gesù. Si pensa, non senza studi approfonditi, che questo capitolo fu aggiunto al vangelo ormai terminato per correggere l’errata interpretazione sulla vita di Giovanni, anche per avvalorare che l’autore di esso è proprio Giovanni.  

Come a dire questo discepolo è quello che dà testimonianza di tutto quello che il vangelo contiene perché è lui che lo scrisse. Per la nostra crescita umana e la nostra vita spirituale, avere nel vangelo le parole scritte e meditate da Giovanni, che Gesù particolarmente si teneva vicino, è un ulteriore stimolo a radicare la nostra vita sul Gesù dei vangeli. Sapere poi che questa comunità dice: noi sappiamo che la sua testimonianza è vera, ci mette ancora di più su una sequela decisa, convinta e missionaria. 

Termina pressappoco oggi la lunga serie di messe con all’interno brani di vangelo di Giovanni e riprenderemo come da saggia decisione della chiesa la lettura dei sinottici, sia nei giorni feriali che elle domeniche. 

18 Maggio
+Domenico

Non ti rifaccio domande per umiliarti, ma per amarti di più

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 21,15-19)

In quel tempo, quando [si fu manifestato ai discepoli ed essi] ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Audio della riflessione

È imbarazzante quando ti senti fare delle domande dirette da chi ti vuole bene e che sembra mettano in dubbio tutta l’esperienza di accordo, di collaborazione, di condivisione che ha caratterizzato la consuetudine con lui o con lei. Sembra che si sia insinuata la sfiducia e non riesci a sopportare che lui o lei pensi di te così.  

Pietro mi ami? Chiede Gesù a Simon Pietro. Come? è una vita che sono qui. Ho lasciato tutto per seguirti. Conosci le mie impennate di leggerezza, hai visto le mie debolezze nel seguirti, hai fotografato con chiarezza anche alla mia vita tutto l’entusiasmo con cui inizio e le infedeltà che poi si introducono per la mia debolezza. Ma non puoi pensare che io abbia altro che te da mettere al centro della mia vita. E Gesù di rincalzo: Pietro mi ami? Sei proprio convinto che al centro del tuo rapporto con me ci sono io e non le cose mie, c’è il mio amore che mi è costato la croce e non la tua convenienza che a questo punto della vita devi adattarti a vivere in questo gruppo di discepoli in cui trovi?  

Quando ti fanno queste domande veramente ti metti a nudo, sei costretto a guardarti dentro; non solo ti accorgi che non puoi nascondere niente e le tue piccole e grosse bugie ti fanno diventare rosso e ti stanano da ogni egoismo, ma ti domandi pure più in profondità che senso ha tutto quello che vivi con la persona che ti vuole bene, vai a scandagliare in ogni atteggiamento se sei all’altezza della fiducia finora goduta. 

Pietro si arrende. Mi sono guardato dentro, ho trovato le mie debolezze, ma anche la mia retta intenzione, la mia scelta definitiva. Signore tu sai quello che sono: nascondermi a te è come oscurare il sole con le dita. 

E Gesù gli affida la Chiesa, quella barca che dovrà salpare tutti i mari della terra, dovrà affrontare tutte le tempeste della storia, tutte le persecuzioni e i tradimenti. Gesù si fida. A Pietro affida la continuità della presenza della sua parola nella storia. E con quel perentorio seguimi gli dice subito che la vita sua non sarà facile; seguirà il suo maestro anche nella morte di croce. Oggi Gesù a ciascuno di noi affida la missione di farlo conoscere, di farlo diventare per tutti forza di amore. A ogni cristiano affida un messaggio di speranza per il mondo. Ne siamo coscienti? Se sì ne dobbiamo diventare portatori sempre. 

17 Maggio
+Domenico

Solo e sempre riuniti a Gesù

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 17,20-26)

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Audio della riflessione.

Ogni uomo ama la compagnia, non è fatto per stare solo, ma per vivere con gli altri e vivere con tutti non a qualche maniera, ma nell’amore reciproco, nella comunione. Non c’è immagine più bella di famiglia, se non quella di chi vive nell’amore reciproco, nella reciproca sopportazione, come capacità di andare oltre le piccole e grandi diversità per fare un cuor solo. Abbiamo scritto nel nostro DNA questo istinto del vivere assieme, perché ce lo ha determinato lo stesso nostro Creatore. Ci ha fatti a sua immagine; lui è una famiglia, è una relazione continua, Dio non è un single, ma si relazione in sé stesso, tra Padre e Figlio, tra Padre, Figlio e Spirito.  

Voglio che tutti siano una cosa sola come tu sei in me e io in te. La profonda unità tra Dio Padre e Gesù aveva incantato non poche volte gli apostoli, che stavano con Gesù. Li aveva voluti con sé (Venite e vedete, aveva loro detto alle loro richieste di maggior intimità) e loro scrutavano ogni suo momento. Lo vedevano tante notti in preghiera, in questa unione e estasi d’amore con il Padre. Spesso gli avevano chiesto: facci vedere il Padre, insegnaci a pregare, facci stare con te nel tuo regno. Gesù aveva creato nostalgia di questa comunione. E questa nostalgia volle che diventasse la realtà determinante la vita del cristiano. Dovete essere una cosa sola. Nel mondo vi capiterà di stare meglio a fare ciascuno quel che vuole, vi sembrerà di salvare il mondo con le vostre geniali attività, ma se non vi metterete assieme sperimentando comunione tra voi e con me, come io la vivo con il Padre, il vostro lavoro non servirà a niente, non riuscirete a far incontrare gli uomini con Dio, non riusciranno a capire che siete dalla mia parte. Il mondo crederà in me, se voi saprete essere una cosa sola con me e tra di voi. 

Il primo compito del cristiano allora è dimorare in Dio, stare con Lui. Tanta nostra testimonianza di cristiani nel mondo, tante battaglie per far vincere il bene non hanno risultati perché mettiamo al centro noi e per di più ciascuno per conto suo. Il male più grande per l’uomo è la divisione e noi stiamo diventando specialisti di essa. Non per niente il principe del male si chiama diavolo, cioè divisore. Invece è in unione con Dio, che non ci abbandona, mai che dobbiamo sempre vivere e lavorare. 

16 Maggio
+Domenico

Siamo tutti sempre nella preghiera di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17,11b-19)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti negli occhi il volto sorridente di un bambino, la contentezza di un giovane, la soddisfazione più compiuta, ma non meno profonda di un adulto che stanno vivendo un momento bello della loro vita: la gioia di stare con veri amici, il sogno di un amore che sconvolge e si irrobustisce, la intima serenità e felicità di un papà e di una mamma che vedono la famiglia crescere nella concordia e presagiscono un futuro pulito e sicuro per i figli.

La gioia è una esperienza profonda del cuore umano: è sovrabbondanza di bontà, è sentirsi amati, è amare la vita e goderne l’intima bellezza.

Gesù è abitato dalla gioia: è la gioia in persona!

La sua presenza tra gli uomini, la sua intimità col Padre, la consapevolezza del compimento della sua missione, il desiderio di salvezza e di perdono che legge nel cuore degli uomini, il loro bisogno di un Padre, di una casa, di una liberazione dal male sono tutti motivi che risuonano nel cuore di Gesù come pienezza di vita, come amore dilatato, come gioia piena … e questa gioia la vuole per tutti coloro che lo seguiranno: La chiede insistentemente al Padre! Sa che i suoi discepoli, che sono la nostra immagine, non reggeranno da soli allo scandalo della sua morte, ma vuole che nel loro cuore come nel cuore di ogni cristiano ci sia non solo una riserva, ma la pienezza della sua gioia: “Voglio che abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia. Chi mi segue deve sapere che la strada è difficile, che la croce sta già piantata lungo ogni sentiero, ma deve sentirsi inscritto in maniera indelebile nel cuore il tuo dolce amore di Padre, che sei la pienezza della mia gioia. 

Essere cristiani è sentirsi pensati e collocati dentro questa accorata preghiera di Gesù, tenere per certo che Gesù non ci lascia mai soli, continua a farci crescere, a riempirci di doni, di consolazione, di sicura speranza, di dolcezza intima.

Ogni uomo e donna deve sentirsi pensato da Gesù, deve provare la gioia intima di essere sempre nella sua preghiera al Padre: ci ama a uno a uno, pensa a tutte le traversie della nostra vita, registra le nostre debolezze, conosce le nostre infedeltà, intuisce anche solo un minimo desiderio di autenticità e verità, ed è desideroso che siamo pieni della sua gioia, una gioia interiore profonda che si chiama Spirito Santo, il Consolatore, colui che nella quotidianità della vita ci tiene aperto il cielo e ci guida per le nostre buie strade della vita …

… e noi oggi vogliamo sentirci dire di questa gioia dalla esperienza drammatica di Pietro: aveva tradito, che riferimento poteva essere per una chiesa che nasceva fragilissima?

Eppure,

  • Gesù, lo ha scelto
  • e lo Spirito Santo lo ha purificato e reso forte.

Aveva sbagliato, ma la roccia che era stato chiamato ad essere non si è infranta proprio per la forza dello Spirito.  

Siamo tutti ogni giorno, e io in particolare oggi che ricordo il giorno della mia ordinazione episcopale, a chiedere a Dio la forza di diventare testimoni coraggiosi di Lui, di accoglierci tra di noi preti, vescovi, cristiani perché siamo stati prima di tutto accolti da Lui. Nessuno di noi è nella sua chiesa a caso, siamo tutti dentro questa grande preghiera di Gesù a Dio e per questo chiamati alla sua gioia. La dignità di cristiani non ce la dona l’indice di gradimento o la simpatia degli amici, ma lo Spirito di Gesù, come fu data a Pietro che ancora oggi è la roccia della chiesa nella persona di Papa Francesco.  

15 Maggio 2024
+Domenico

Dacci un segno su chi vuoi mettere al posto di Giuda

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Audio della riflessione

A noi piace essere protagonisti, e giustamente, in tutte le vicende della nostra vita: noi scegliamo lo studio, il lavoro, le amicizie, lo svago, le cose che ci servono. Siamo noi i soggetti che impostano il proprio futuro, che si danno modelli di comportamento, che decidono di impiegare in un certo modo le proprie energie e qualità. Ci sono stati tempi in cui questo non era facile, perché le libertà individuali erano più controllate. C’è però da dire che spesso questo nostro protagonismo è solo formale, perché non ci accorgiamo dei persuasori occulti che ci portano a decidere quello che vogliono loro. Manipolazioni del consenso, costrizioni economiche, pubblicità non sono proprio al servizio di libere scelte. Nel nostro rapporto con Dio, Gesù ha il coraggio di parlare chiaro, di farci capire che la nostra libertà, il nostro protagonismo è dentro un piano d’amore di Dio.  

Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Abbiamo davanti una proposta decisa, definita, coinvolgente di Gesù nei nostri confronti. Ci resta sempre tutta la libertà di una risposta, ma è importante sapere che non siamo davanti al nulla, a una eccedenza di opportunità che nessuno ci aiuta a dipanare e quindi poi a decidere. Non siamo a questo mondo nel vago, nell’incertezza. Siamo scelti da Dio, in Gesù. Vi ho chiamati amici, vi ho amato. Non siete nel nulla, non siete nel caos, ma dentro una proposta chiara con cui vi dovete confrontare. E la mia chiamata è all’amore 

Non siamo chiamati a fare numero, a fare guerre, a strategie di potere o di controllo, ma solo all’amore, fino al dono della propria vita. Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Essere entro questa decisione radicale, entro questa scelta è per noi una gioia immensa. Sapersi amati da Dio fino all’ultima goccia di sangue, come poi Gesù ha dimostrato è la vera notizia della vita di ogni tempo e di ogni luogo. Questo è il vangelo, è lo sconvolgimento totale del rapporto tra uomo e Dio, tra creatore e creatura. Siamo stati scelti, non imposti, non presi a caso, non sorteggiati, ma pensati a uno a uno e chiamati. 

La nostra risposta definisce le nostre esistenze, ci permette di impostare in maniera nuova ogni nostro protagonismo, quello dell’amore. 

San Mattia che oggi celebriamo è l’apostolo eletto dagli 11 apostoli dopo la defezione di Giuda. Così ne riferisce dell’elezione San Giovanni Crisostomo:

Pregarono insieme dicendo: “Tu che conosci il cuore di tutti, mostraci…”. Tu, non noi. Molto giustamente lo invocano come colui che conosce i cuori: da lui, infatti, dev’essere fatta l’elezione, non da altri. Pregavano con tanta confidenza, perché era proprio necessario che uno fosse eletto. Non chiesero: Scegli, ma “Mostraci quale di questi hai designato”, ben sapendo che tutto è già stabilito da Dio. “Gettarono le sorti su di loro”, non ritenendosi degni di fare essi stessi l’elezione, per questo desiderarono essere guidati da un segno”. 

14 Maggio – Festa di S. Mattia, Apostolo
+Domenico