Coraggio! Io ho vinto il mondo

Riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 16,29-33)

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Audio della riflessione

Se poniamo mente a tutto quello che sta capitando nel mondo … alle guerre infinite, alle vendette senza prospettiva, all’esclusione di chi chiede aiuto – non più solo all’occhio per occhio, perché a un occhio offeso ti ammazzo tutta la famiglia – ci assale una tale delusione da stroncare ogni cauto ottimismo: il male sembra sempre esorbitante, più grande, più forte, più pervasivo del bene.

Le cronache purtroppo hanno deciso — forse per natura loro – di fare colpo solo con le notizie cattive … Ma il male veramente c’è! Ogni secolo ha la sua barbarie, ogni persona è capace di mali impensati, di crudeltà inaudite.

La paziente arte di chi vuol cambiare, aiutare il bene ad emergere è sempre soffocata da grandi malvagità: non è raro il caso che proprio le persone che darebbero un contributo determinante a processi di pacificazione vengano uccisi: è il regno delle tenebre che vuole imporsi.  

Gesù dice perentorio: “In questo mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo.”

Sembrano riecheggiare in questa parola di Gesù quegli innumerevoli “non abbiate paura” di san Giovanni Paolo II che hanno dato tanto coraggio a molti di noi.

La paura non è un atteggiamento cristiano: l’idea anche lontana che c’è qualche difficoltà che non possiamo superare nell’impostare una vita buona o nel fare del bene non deve avere spazio nella vita di nessuno: è come se avessimo da fare una battaglia decisiva, determinante, conclusiva e che già ci sia chi l’ha vinta per noi. 

Questa è la forza del cristiano!

  • Il mondo è cattivo? È pieno di malvagità? Non temere, io ho vinto il mondo.
  • Il mondo è il regno degli egoismi e dell’ingiustizia? Non temere io sono l’amore che li distrugge.
  • Il mondo è una guerra infinita? Non temere io vinco soprattutto le guerre.
  • Il mondo è un male che si insinua nelle pieghe della tua vita interiore? Non temere io sono la luce che lo dissolve.
  • Il mondo è dolore e disperazione? Io sono amore e speranza. 

Non aver paura è importante, ma non perché è una bella frase, ma perché è una forza interiore che ci viene regalata dalla fede in Dio, dal saperci amati oltre ogni immaginazione, dalla certezza che il male non può vincere Dio … diventa allora una forza nuova e un segnale che passa nelle nostre vite come speranza quotidiana.  

Nella scia del Vangelo che ci dice che Gesù ha vinto il mondo oggi tenendo fisso lo sguardo su Gesù, ricordiamo nella preghiera e nella nostra fede Maria di Fatima: nell’anniversario della apparizione della Madonna a Fatima abbiamo un sicuro aiuto a percorrere la via di Gesù.

Ringraziamola ancora dell’aver salvato il Papa nel giorno di quell’attentato in piazza san Pietro e chiediamo a Maria che doni la pace alla sua terra. 

13 Maggio 2024
+Domenico

Una finestra, una porta aperta in cielo ci aspetta

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Audio della riflessione

Stabilito che la morte non è la parola conclusiva sulla vita, ma che è solo un passaggio ad una vita definitiva, non ha senso come fanno gli apostoli, stare a guardare in cielo scomparire Gesù che conclude anche simbolicamente la sua compagnia di uomo sulla terra, con l’Ascensione.

È l’immagine del nostro posto definitivo della vita: nelle braccia del Padre con una vita piena, nuova, innervata di Spirito, felice, senza dolore e pianto, in una pace e serenità infinite.

La processione dei corpi che entrano nella gloria di Dio è cominciata e non finirà se non con l’ultimo giusto che abiterà su questa terra. Ci fa bene forse stare a guardare in alto, o per lo meno oltre, perché spesso la nostra esperienza quotidiana è insopportabile; è di dolore di sfiducia, di piccolo cabotaggio.

Scriveva Flavio, un giovane universitario di Verona, stroncato da un cancro: “il mio cuore è spezzato, il mio cervello stanco il mio corpo invecchiato e non mi resta che pianto e amarezza… non so più se avere nostalgia della vita o desiderio della morte. Ti esonero dal ricordarmi la storia di Giobbe che si gratta la rogna, del figlio di Dio crocifisso, di Paolo che scioglie le vele: le conosco, ci credo e prego tutta questa storia a lieto fine… per ora indugio nel sepolcro, non svegliarmi…”

E alla fine, affascinato dalla vita piena di Gesù scriveva: “salirò in cielo e sarò per quanto ne sono capace, stella del vostro cammino; tutto il buono, il bello, tutto il vero, il giusto lo porto con me. Ora chiedo al Signore che mi lasci andare e chiedo una benedizione per te e la comunità. Tu, marinaio capace, mi troverai sempre nel cielo notturno. Me ne vado con la stessa pace nel cuore di Simeone. Lascia che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”.

Flavio, la tua nuova vita non solo ci interessa, ma ci attira. Apri qualche buco nel cielo e chiedi a Dio di guardare giù a tanti giovani che come te sono disperati, a tante persone che hanno bisogno di sentirsi anche solo un poco amati, almeno guardati con tenerezza e amore. Guarda ai nostri morti sul lavoro. Sono troppi, sono una infelicità per i loro cari. Supplica Dio che ci cambi il cuore perché teniamo in conto come preziosissima ogni vita e prima sempre di ogni nostro affare o guadagno o egoismo. Facci capire che la prima grande solidarietà nel lavoro è salvare ad ogni costo la vita e l’integrità delle persone. Allora il lavoro è il luogo in cui si realizza, si costruisce, si colora il regno di Dio. È il cantiere dello stesso regno di Dio, perché lì l’umanità si esprime nei suoi valori fondamentali e costruisce oltre che il risultato dei lavori la bellezza del regno di Dio.

La preghiera sarà sempre un rapporto di amore col Padre

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16,23b-28)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Audio della riflessione

Dopo aver assimilato a sé i discepoli Gesù sembra ritirarsi dalla sua condizione di mediatore ma in realtà permette che solo il Padre ci prenda e ci afferri: «Chiedete ed otterrete perché la vostra gioia sia piena» (v.24). Inseriti nel rapporto col Padre mediante l’unione in Lui, la nostra gioia è piena e la preghiera è perfetta. Dio offre sempre il suo amore al mondo intero, ma tale amore acquista il senso di reciprocità solo se l’uomo risponde. L’amore è incompleto se non diventa reciproco: finché l’uomo non lo accetta rimane in sospensione. Tuttavia, i discepoli lo accettano nel momento in cui amano Gesù e così rendono operativo l’amore del Padre.

La preghiera è questo rapporto d’amore. In fondo la storia di ciascuno di noi s’identifica con la storia della sua preghiera, anche quei momenti che non sembrano tali: l’ansia è già preghiera e così la ricerca, l’angoscia…La assoluta novità che come uomini e donne, come creature non ci potevamo immaginare è proprio quella di aver dato un volto, una parola, un cuore a quel  ’motore immobile che non ha moto’, a quel creatore di ogni cosa, a quell’essere infinito che abbiamo continuamente cercato di stanare dalla nebbia della nostra intelligenza, della nostra ragione, a colui che chiamiamo Dio. Il volto, la parola, il cuore è quello di un papà. Non lo possiamo allora confinare questo Dio nelle nostre paure, nelle nostre strane fantasie, nella nostra insaziabile sete di ribellione, di processo, di mettere alla sbarra, di colpevolizzare di tutto il male che c’è nel mondo. Dio è Padre; la prima volta che Gesù ce ne ha parlato lo ha chiamato così, morendo sulla croce gli si è affidato così. Quando si è compiuta la sua missione sulla terra, mentre si preparava al congedo da questa vita terrena ci ha garantito che il Padre stesso vi ama. Gesù quasi si ritira come un buon giocatore che sa di dover fare da mediano: io non vi dico che pregherò il Padre per voi quando chiederete nel mio nome, perché è proprio Lui, il nostro padre comune che vi ama. Non ci basta una visione filosofica del mondo, di Dio, della storia, dell’umanità intera; Gesù ci ha dato una visione di famiglia, di relazioni affettive, di sentimenti profondi di vera umanità, di fratellanza, di tavola comune, di vita da figli. Sempre con le nostre libertà che scivolano spesso nell’ingratitudine, nella fuga, nella pretesa, nel disfacimento del dono dell’amore, ma sempre con la certezza di avere un padre, di essere fratelli, di avere in Gesù la strada sicura con il suo vangelo per arrivare alla immensità, grandezza di un Dio che è Padre. La sua partenza dalla terra non è un commiato triste, non ci lascia nella nostalgia di un bel tempo passato, ma ormai finito, da registrare nei ricordi, negli album di fotografie, in tutti i selfie possibili. Ci affida direttamente al Padre e questo affidamento non è simbolico, una sorta di “si fa per dire”, sono le sue braccia, le braccia del Padre, da cui Gesù non è mai caduto e nessuno di noi cadrà. Il Padre stesso vi ama. Questa è la verità assoluta che deve riempire ogni vita, essere annunciata con gioia e speranza, diventare il nostro canto che chiude il tempo pasquale. Il vangelo e la liturgia ci comincia a far capire che tutto questo nuovo stato di vita, questa manifestazione dell’amore di Dio Padre e di Gesù, si fa persona nello Spirito Santo.

Dalla tristezza alla gioia

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16,20-23a)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Audio della riflessione

L’immagine che descrive gli ultimi tempi prima dell’incontro con il Padre della intera umanità e in essa della nostra vita personale è quella della partoriente. I travagli dell’attesa di una vita sono il dolore che caratterizzerà il confronto tra voi, la chiesa, e il mondo. Ci sarà un disprezzo, un odio malcelato di chi sta contro la chiesa che renderà gli ultimi giorni dei giusti molto tribolati, ma alla fine la gioia nelle braccia di Dio Padre.

La causa della tristezza è la solitudine, in mezzo al mondo di coloro che non essendo del mondo, devono vivere nel mondo. Solitudine che nasce anche dall’odio del mondo. Il mondo non può amare quelli che non sono suoi, che non pensano come il mondo, che contraddicono la sua sicurezza e autosufficienza. Questo odio divampa nel cuore del mondo, anche se dovuto al semplice fatto di trovarsi di fronte a una comunità o Chiesa che contraddice, il suo modo di considerare la vita, i suoi tradimenti di essa e le sue violenze.

Il mondo si era rallegrato per la partenza di Gesù, perché la sua predicazione e la sua presenza costituivano un attacco alla sua sicurezza e alla sua autoaffermazione. Si rallegra per il dolore, la tribolazione e la persecuzione della chiesa e dei credenti, sicuramente perché sono la continuazione della presenza di Cristo.

Siamo sicuri però, come lo è per una partoriente, che la tristezza si cambierà in gioia, dopo la tempesta tornerà il sereno definitivo; la tristezza è anche data dalla fatica di opporsi al mondo per trovare la vera libertà, che ci verrà data dall’incontro con Cristo, il risuscitato per sempre e nessuno più ci potrà togliere questa gioia. L’apparizione di Gesù alla Maddalena e ai discepoli ha già fatto vedere come la gioia sia piena. Cesserà l’incomprensione. In quel giorno non mi domanderete più nulla semplicemente perché lo Spirito vi avrà portati alla verità completa. Il mistero della vita umana sarà definitivamente chiarito dalla luce della fede.

10 Maggio 2023
+Domenico

Un nuovo modo, di Gesù risuscitato, di essere presente tra gli apostoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,16-20)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Audio della riflessione

Siamo spesso stati meravigliati di questa frase: ‘Un poco non mi vedrete, un altro poco mi vedrete’ con cui Gesù parla agli apostoli. Sappiamo che Gesù è stato con i suoi discepoli ancora un po’ di tempo dopo la risurrezione proprio perché doveva insegnare loro il linguaggio della risurrezione, aiutarli ad avere occhi di Pasqua prima di lasciarli e di concludere la sua presenza da Incarnazione. Questa frase ambigua fa riferimento alla morte-risurrezione di Cristo, alla sua glorificazione da parte del Padre, alla venuta dello Spirito Santo, al nuovo ordine di cose create da tutto l’avvenimento Gesù e così il credente si sente unito col Padre e con il Figlio. La stessa sua presenza da risorto, il suo presentarsi inaspettato, la sua presenza attesa, ma spesso imprevista, la fatica dei discepoli a vederlo e sperimentarlo risorto danno l’idea della necessità di attenderlo in maniera nuova.

C’è da notare anche che la parola “fra poco” era parte del vocabolario di qualsiasi rabbino che fosse convinto di avere una certa visione del futuro. Noi cristiani, come gli ebrei crediamo che il mondo tenda verso una fine e che Dio interverrà presto e in maniera definitiva nella storia. Il rabbino alla domanda: quando avverrà tutto questo? rispondeva “fra poco”. Nell’Apocalisse (6,11) si scrive: “fu detto loro di pazientare ancora un poco”. Gesù in questo contesto, afferma quello che si aspettano tutti i suoi seguaci in un futuro non lontano.

Si riferisce al tempo che precederà immediatamente il giudizio ultimo, questo tempo ultimo che va dalla sua passione fino al ritorno finale alla fine dei tempi. Riguardo a questi tempi c’è una sicura oscurità per gli ascoltatori e i lettori. Chi può penetrare questo futuro? La domanda era anche preoccupata per tutte le violenze e tribolazioni che avrebbero preceduto la fine. Qui si afferma che questo mistero di incomprensione ha le sue radici nell’incomprensione del mistero di Gesù. Più ci facciamo aiutare dallo Spirito ad entrare nel mistero di Gesù, più la preoccupazione si cambierà in attesa fiduciosa. Quando si comprenderà chi è che lo invia, quale è la missione che egli compie, quale è il futuro che egli annuncia, tutto diventerà chiaro e sarà mitigato dalla gioia che ne verrà dopo.

Le nostre attese devono essere sempre coltivate, vissute nella tensione verso Gesù. Lo Spirito Santo fa la sua parte nel togliere l’affanno, la disperazione, e infondere la fiducia dell’attesa confidente. Non siamo preoccupati, ma pieni di speranza; non siamo provati, ma attesi dalle braccia di Dio Padre e se siamo nelle braccia di Gesù non potremo non essere accolti come figli.

L’insegnamento di Gesù “completato” dallo Spirito Santo

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16, 12-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Gesù aveva insegnato tutto quello che era necessario per la vita dei cristiani prima di salire al cielo? Sul terreno dell’insegnamento restavano molte cose che Gesù non aveva potuto insegnare solo per mancanza di una possibile comprensione da parte dei suoi discepoli. La funzione magisteriale di Gesù resta completa, solo che l’evangelista Giovanni ci dice che alcuni avvenimenti della vita di Gesù non furono intesi quando avvennero, ma solo dopo la risurrezione.

Credettero dopo la risurrezione a ciò che aveva detto del tempio (Cfr. Gv 2,22); all’ingresso in Gerusalemme i discepoli non pensarono subito alla profezia di Zaccaria, ma solo dopo la morte e risurrezione (Cfr. Gv 12,16); se si riferivano al futuro era logico che non fossero comprese.

Questa verità ‘completa’ non deve essere intesa nel senso che un certo numero di verità Gesù non le avrebbe insegnate e che avrebbe fatto conoscere dopo solo lo Spirito Santo. La verità ‘completa’ la dobbiamo intendere non quantitativamente, ma qualitativamente. Si tratterrebbe di una comprensione in profondità, di una penetrazione del mistero della persona di Cristo e della sua opera, del senso della sua morte, del significato universale della sua missione di salvezza…Tutto questo non poteva essere compreso allora dai discepoli. Più tardi alla luce della risurrezione, della presenza dello Spirito e della vita della chiesa, avrebbero acquistato una chiarezza che allora non potevano avere.

E tutto questo è ben dimostrato dalle lettere di san Paolo, dalla lettera agli ebrei e gli stessi vangeli scritti tutti dopo la partenza di Gesù; sicuramente ancora di più il vangelo di Giovanni, che si discosta non poco dai sinottici, anche per il suo riflettere sui fatti oltre la cronaca. Del resto, anche i sinottici sono un racconto di fede, di comprensione tipica dello stesso evangelista. Gli evangelisti non sono mai stati ritenuti come scrivani sotto dettatura, ma come discepoli carichi di fede e di amore a Cristo, e scrivevano come risuonava in loro anche personalmente la vita di Gesù. Nessun vangelo è una asettica cronologia di fatti storici.

Gesù parla di verità completa e non di nuove verità; quindi, di una conoscenza più profonda, di una conoscenza e consapevolezza sempre crescente di quello che egli aveva detto e fatto. Ciò allora non contraddice quello che Gesù aveva detto in precedenza (Cfr. Gv15,15), quando li ha chiamati amici e ha detto che aveva comunicato loro tutto quello che aveva udito dal Padre.

Gesù promette lo Spirito perché porti i cristiani a una comprensione profetica degli avvenimenti in tutte le situazioni in cui verrà in seguito a trovarsi la Chiesa e lo fa sperimentare ai discepoli quando ancora Lui si dà a vedere da risorto. Sarà questo Spirito a glorificare Gesù aiutando i discepoli a comprendere che l’umiliazione di Cristo, la sua morte in croce, non fu una fine, ma il principio della “elevazione” verso il Padre. Lui li avrebbe portati alla comprensione totale di quello che durante il ministero terreno di Gesù era rimasto quasi nascosto o incomprensibile.

Del resto, gli stessi sinottici e Giovanni hanno variazioni interessanti di comunicazione nel modo si raccontare i fatti, non solo dovuto alla mentalità dell’evangelista o al tipo di gente cui era rivolto il vangelo da ciascuno scritto (ai romani, agli ebrei, ai pagani…), proprio perché lo Spirito lavorava in loro per una comprensione sempre più profonda del mistero di Cristo, e oggi lo Spirito lo fa ancora in ogni cristiano. Gesù è sempre stato il mandato dal Padre per la salvezza del mondo e questo potrà conoscerlo e farlo conoscere lo Spirito che abbraccia tutta la profondità di Dio nella vita trinitaria. Lo Spirito non è un interprete che viene da una università più colta per spiegare a noi ignoranti la vita di Dio, ma è sempre nella vita di Dio, Dio Lui stesso.

8 Maggio 2024
+Domenico

È bene per voi che io me ne vada

Una riflessione secondo Giovanni (Gv 16, 5-11)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Audio della riflessione

L’esperienza del cristiano ha dovuto presto fare i conti con il termine della vita umana di Gesù sulla Terra. Con la morte e risurrezione il suo stare sulla terra da uomo è terminato. La partenza di Gesù non solo era un bene per i discepoli, ma era necessaria. Lui sta parlando con loro della sua morte e se non muore non sarà inviato nel mondo il Consolatore e il senso della morte di Cristo ce lo può far capire solo lo Spirito Consolatore. Solo alla luce dello Spirito i discepoli e noi possiamo capire la figura e la storia di Gesù. Se dobbiamo essere testimoni di Cristo, dobbiamo essere illuminati dallo Spirito per sapere con chiarezza chi è Gesù, che cosa ha significato la sua presenza nell’umanità, quale è stato il senso della morte e resurrezione di Gesù.

Ogni cristiano, ce lo dice anche la storia recente di tutti i giorni, subirà persecuzioni, che sarebbero intollerabili se non fossimo convinti e sicuri delle ragioni per cui ci perseguitano.  Il chi è Gesù per noi e per l’umanità è sempre un regalo di Dio attraverso lo Spirito. Infatti, il compito che Dio Padre gli ha dato è stato triplice: convincerci del peccato, della giustizia e del giudizio

Del peccato: lo Spirito dice che il peccato con la morte e risurrezione di Gesù è stato prescritto e condannato. Gesù è il vero innocente, contro tutte le falsità dei giudizi umani, sia dei farisei, che dei Romani. Le sedute dei tribunali sia religioso con Anna e Caifa, sia civile con Pilato sono state delle farse omicide

Della giustizia: lo Spirito ci garantisce che la causa di Gesù, come quella dei credenti è giusta. Gesù è tornato dal Padre, nel luogo da cui era venuto. La sua sarà sempre la lontananza di un presente, o meglio, la presenza di un lontano.  

Del giudizio: Gesù sarà sempre nella chiesa un ricordo permanente del giudizio condannatorio che è riservato al mondo incredulo o chiuso nella sua sufficienza e arroganza che non ammette ingerenze di nessuno, neppure di Dio, nella vita umana.

Sono verità abbastanza chiare che devono far parte della nostra coscienza di credenti in Gesù Cristo morto e risorto per noi.

7 Maggio 2024
+Domenico

Verrà il Consolatore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-16,4a)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Audio della riflessione

Nella vita dei cristiani si è sempre presentata l’ora della prova: talvolta solo personale con sé stessi per vincere l’inedia o il peccato, per superare le debolezze e le attrattive del male, spesso sono quelle della vita che in se si complica per il male che c’è nel mondo, nel cuore di ogni uomo e che si fa progetto nelle persone sbagliate. Gesù però ai suoi discepoli presenta in modo crudo la persecuzione che verrà da quella ostinazione a respingere la figura di Cristo, a portarla fino alla sua crocifissione. La risurrezione, in seguito, sarà percepita da una scelta di cambiamento radicale del rapporto tra il Signore e la storia, tra la storia di Israele e la storia che stava iniziando con le prime comunità cristiane.

Gesù non attutisce minimamente la falsità che provocherà l’atteggiamento definitivo del giudaismo del tempo di dura opposizione all’annuncio del Cristo e dei primi cristiani; un male tenebroso che non ci permette di generalizzare le colpe su un popolo, ma sicuramente sulle persone che non hanno saputo cambiare mentalità e Dio solo ne conosce le responsabilità personali, che avranno pure incontrato la sua misericordia. Ma per riparare il male fatto ai cristiani Gesù, la Trinità stessa ha dovuto puntare sulla figura dello Spirito, il Consolatore per ricucire i danni di chi uccideva credendo di fare la volontà di Dio, di chi a questa volontà supposta erroneamente univa la propria personale incapacità di ascolto della novità divina di Gesù. Questo è avvenuto perché il Consolatore ha aiutato gli apostoli a una lettura e un ascolto più profondo dei fatti arcinoti di protezione di Dio sulla chiesa primitiva.

Infatti, il Signore fa uscire dalle prigioni miracolosamente gli apostoli, dà a Pietro la possibilità nel nome del Nazareno di fare saltare a vita felice lo storpio della porta Bella del Tempio e a Paolo la conversione di un cambiamento non solo radicale nel rapporto con i cristiani, ma anche il dono di una Parola che si unirà ai vangeli come Parola di Dio in tutte le sue lettere scritte alle chiese primitive.

Il Consolatore avrà il compito di nutrire una Chiesa che continuerà l’opera di Gesù e di proclamare ad ogni coscienza la giustizia di Gesù e di quelli che lo seguono. Non poteva essere certo un’opera solo umana e per questo è necessario anche oggi per non deviare dalla retta fede la presenza dello Spirito e la disponibilità a lasciarsi cambiare sempre il cuore.

6 Maggio 2024
+Domenico

Il movimento unico e grande dell’amore di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Audio della riflessione

Non è mai compresa a fondo e trasmessa fedelmente la consolante verità dell’amore di Dio per il Figlio Gesù, per l’umanità e per la Chiesa. L’evangelista Giovanni ci racconta come il Padre abbia preso questa grande iniziativa del movimento d’ amore di Dio iniziato con l’invio di suo Figlio Gesù. Il Figlio accetta e porta questa corrente d’amore agli uomini e alle donne di questa nostra umanità. Solo così può iniziare il movimento di risposta dell’umanità: dall’uomo e dalla donna a Cristo e da Cristo al Padre.

Il nucleo essenziale della fede cristiana e del vero essere discepoli di Gesù è questo circolo dell’amore e della risposta nell’ubbidienza che lo garantisce. I credenti evidentemente devono amarsi tra loro, perché questo amore vicendevole è in una peculiare relazione con l’amore che esiste tra le persone divine e questo si riversa anche nell’amare i nemici. Questo amore è capacità di dedizione, è sacrificio di sé stessi per gli altri, come ha fatto Gesù per tutta l’umanità. Se vogliamo semplificare ancora di più, diciamo che noi ci amiamo perché siamo coinvolti nel profondo amore che c’è nelle tre persone divine

Dare la vita per gli amici è la prova suprema dell’amore. La cosa che sorprende felicemente è che Gesù chiami i credenti, i discepoli, suoi amici. L’amicizia è in genere definita in termini di uguaglianza, di mutuo vantaggio e interesse. In quale senso questa amicizia con Gesù ci rende uguali? Occorre partire da una nuova definizione di amicizia. Gesù non ha interessi comuni con i suoi discepoli e non guadagna nulla con la loro amicizia. Egli è il Signore e dovrebbe essere più corretto chiamare i cristiani come discepoli o come servi.

Ma Lui ora che è morto e risorto li chiama amici, per l’unica ragione che li ha scelti a essere suoi amici e li ha amati fino alla fine. Questo lo ha fatto per tutti i cristiani. L’iniziativa della elezione, della scelta è partita da Gesù. Ogni iniziativa di questo tipo nasce sempre da Dio. E siccome è la grande iniziativa dell’amore di Dio, in esso deve essere compreso anche l’amore vicendevole tra le creature. 

5 Maggio 2024
+Domenico

Il mondo e la Chiesa del Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-21)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione

Ci troviamo spesso in difficoltà o in rassegnazione quando si parla di rapporto Chesa-mondo. Il mondo che nel linguaggio del vangelo di Giovanni, non è la creazione o l’universo, ma l’insieme delle opposizioni alla vita del credente in Gesù o soprattutto al vangelo. Infatti, praticamente la prima esperienza della Chiesa ancora in costruzione, in formazione, in fondazione, non ancora chiamata così, è stata la persecuzione. I cristiani furono perseguitati prima dai giudei, poi dai cosiddetti gentili, la gente che non aveva religioni ben definite, pagani, si potrebbe dire.

La persecuzione e l’odio verso i cristiani per il vangelo di Giovanni sono cosa normale, perché per Gesù, il cristiano non è del mondo, non gli appartiene. Il mondo ama solo i “suoi”. I cristiani invece sono di Cristo, sono al di sopra del mondo, danno testimonianza contro di lui e contro i suoi peccati; con il loro stile di vita condannano la condotta del mondo. La separazione così netta dal mondo non ha significato sociale, ma teologico. C’è però un altro pensiero da aggiungere. Il servo non è da più del padrone e non può certo avere una sorte migliore.

Per quel tempo tale contrasto esplicito era considerato come normale, una sorta di continuazione dell’atteggiamento dei giudei, una eredità venuta dal giudaismo. Del resto, se i cristiani imitavano Cristo che era non solo inviso ai giudei, ma anche combattuto fino alla sua crocifissione, questo odio era una intensificazione del male che esigeva un giudizio chiaro e consapevole. La continuazione della persecuzione su Gesù diveniva del tutto consequenziale nei cristiani, proprio perché era dovuta alla loro chiara fede in Gesù, attuazione della sua parola, vita secondo il suo stile. Però non tutti già allora rigettavano Cristo, perché molti pur non essendo cristiani vi si avvicinavano e si convertivano in piena, anche cruenta, opposizione del mondo giudaico. Lo stesso insegnamento del Battista aveva fatto breccia nel mondo religioso di allora e la si poteva conoscere, valorizzare, approfondire e accettare anche a partire dalla testimonianza di coloro che avevano seguito la predicazione di Gesù e si erano fatti cristiani e che a mano a mano costituivano o si aggiungevano alle prime comunità cristiane.

E la continuazione dell’azione di Gesù, nei primi cristiani sarà sostenuta, fatta crescere, nutrita e sostenuta dal Consolatore, dallo Spirito, dal Paraclito: tutti termini che colorano la testimonianza convinta e forte delle prime comunità cristiane. Non per niente papa Francesco ci chiama Fratelli tutti

4 Maggio 2024
+Domenico