L’amore paziente che non fa calcoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,8-9) dal Vangelo del giorno (Lc13,1-9)

«… ma quegli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime, e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.»

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.. Ma perché deve occupare inutilmente questo posto?

Quante volte ci siamo sentiti addosso questa domanda, o perché non riuscivamo a combinare niente di nuovo nella vita, o perché non facevamo il nostro dovere a scuola, o perché non riuscivamo nel lavoro e non davamo nessun segno di maturità … la nostra fortuna è stata di poter trovare qualcuno che ha avuto pazienza, che non ci ha calcolato a produzione, a frutti, a risultati, a efficienza, ma ci ha aspettato con amore!

Tante delle nostre relazioni personali sono improntate solo ed esclusivamente sui risultati: molti giovani vanno in crisi perché si sentono calcolati soltanto per quello che riescono a “realizzare” … e Gesù usa la parabola del fico sterile per dirci la cura e l’amore con cui invece ci segue: “… Lascia che gli zappi attorno …

Questo fico che non produce nulla, questa vita intorpidita e frastornata dal chiasso del mondo ha bisogno di ascoltare una nuova musica, che lo faccia sentire accolto e amato: ha bisogno di sentire questi ticchettii di una zappa che, come un uccello, canta la pazienza di Dio, la sua infinita attesa, la sua rassicurazione che ti fa sentire nelle considerazioni liberanti di un papà.

Il rapporto con Dio non è mai “commerciale”: non è definito da meriti, ma sempre da gratuità! Oggi manca nerbo nell’educazione delle giovani generazioni non perché esiste troppa gratuità nei loro confronti, ma perché si lascia correre: non si fanno mai proposte decise, non si propongono mete da raggiungere …

La vera gratuità non è non esigere, ma impegnare continuamente senza stancarsi, con tutta la pazienza necessaria: Dio continua a stimolarci, non ci lascia in un dolce far nulla! A Lui non è che vada bene tutto e il contrario di tutto: è un Dio esigente, sa che da noi possiamo tirare fuori energie impensabili, conosce il cuore dell’uomo, lo sa capace di eroismo, di dedizione, di amore.

Tutto questo ce lo domanda continuamente: la sua attesa non è la compassione che ti umilia nella tua incapacità, ma è la certezza che ti infonde che puoi crescere, essere diverso, più buono .. ci infonde la gioia di saperci chiamati alla bellezza del suo Regno.

Lui circonda di amore appassionato la nostra sterilità: la cambia in gioia, la gioia di una inaspettata ripresa e con questo non ci abbandona proprio mai.

20 Marzo 2022
+Domenico

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-2) dal Vangelo del giorno (Lc 4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

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Proprio perché siamo persone libere ci si presentano sempre davanti delle scelte da fare: non siamo automi, non abbiamo un istinto infallibile che ci costringe a stare da una parte, a fare determinate azioni … e magari sempre quelle … abbiamo una coscienza, una libertà, un discernimento, una capacità di scegliere che è tutta umana, che caratterizza la nostra dignità di persone.

Ci sono periodi della nostra vita in cui ci adattiamo a farci condurre, in cui stiamo comodi nelle indicazioni di comportamento date dall’esterno della nostra vita, ma c’è per ciascuno un tempo in cui vogliamo essere noi quelli che decidono di noi e della nostra esistenza, vogliamo essere noi a dare un colore ai nostri atti, a voler realizzare una meta, a desiderare di dare all’esistenza quella direzione che sentiamo come forza urgente dentro di noi: è il bellissimo gioco della libertà che si muove tra alternative, tra bivi, tra diverse opportunità … in certi luoghi le opportunità sono scarse, in altri sono eccessive, in molti casi non si riescono ad avere gli strumenti per decidere in libertà quale strada scegliere.

Ecco, anche Gesù ha sperimentato la bellezza e la fatica della scelta tra le tante strade e opportunità che si ponevano sul suo cammino per realizzare la missione che aveva accettato di svolgere nel mondo.

Chi manderò io e chi andrà per noi?” si sono chiesti in quel misterioso retroscena trinitario il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo …

“Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà” è la risposta di Gesù.

Ora è nel deserto, non è solo, ma condotto dallo Spirito: la scelta fatta nell’intimità della vita divina oggi diventa un insieme di passi concreti in mezzo agli uomini, nelle nostre vie contorte, nei meandri delle nostre infedeltà e scorciatoie, nei tentativi di adattamento e di abbassamento degli ideali, pur belli, che Dio ci ha messo in cuore.

È Satana che si fa carico di presentare a Gesù il ventaglio delle scelte sbagliate, i tradimenti camuffati di efficienza e di abilità nel manipolare le coscienze: è il diavolo, il divisore che Gesù incontra nel suo sforzo deciso di riportare l’uomo alla comunione con Dio, all’unità massima della sua vita, è lui, il divisore, continua a seminare divisione.

Ma Gesù vince: ci dimostra che la libertà si può usare bene, che non siamo soli di fronte alle tentazioni della vita, che lui con lo Spirito le ha superate e ha dato alla sua missione la bellezza che da sempre la doveva caratterizzare.

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai: del resto non diciamo nella preghiera che ci ha insegnato Gesù: “non abbandonarci alla tentazione”?

6 Marzo 2022
+Domenico

Sulla tua Parola, sempre e ovunque

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Audio della riflessione

Non v’è mai capitato nella vita di aver tentato di tutto per ottenere qualcosa e di non esserci mai riusciti? Avete valutato, studiato … vi siete confrontati, avete dato fondo a tutte le vostre furbizie, poi vi siete accorti che non erano tanto quelle che contavano, ma soprattutto ciò che vi passava nel cuore … allora avete fatto anche il passo che vi costava di più, siete andati oltre il torto subito, avete concesso ciò che non avreste mai pensato di concedere… Niente! Lei o lui o loro non si smuovono, fatica sprecata.

Il tuo progetto cambiato e ricambiato più volte resta sempre e solo un sogno: Qualche volta è la vita affettiva troncata di netto e non sai perché e rimani sola, spesso è il lavoro, molte volte la salute… ti assale allora la tentazione di lasciar perdere: non ne vale più la pena, la realtà è più forte della tua volontà o della tua fantasia …

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella nottata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo a palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Tutta notte a buttar la rete e tutta notte a ritirare acqua.

Era proprio notte anche nei loro umori: erano amici di Gesù, Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava.

Arriva Lui, Gesù, si fa prestare una barca proprio da Pietro: ormai serve solo da pulpito per parlare alla gente che s’accalca già dal mattino presto, quando stanno ancora riprendendo con cura reti e delusioni della notte.

“Di solito la barca io la uso per pescare, per vivere” – pensa Pietro “Gesù la usa per far prediche; così va il mondo”, pensa Pietro sfiduciato! Avrebbe potuto portargli un po’ di fortuna anche nella pesca oltre che nella sua religiosità, nella sua voglia di essere uomo onesto. Invece niente: la vita era sempre dura e la fede ne stava volentieri ai margini.

Ma Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi di una Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna. Io non vi lascio, Io sono qui a darvi la forza necessaria per lavorare per il regno di Dio! I miei apostoli non dovranno essere dei calcolatori, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre”.

E gettarono le reti … sulla Tua parola!

Quella Parola per Pietro era già il Vangelo: era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso … e Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua Chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla Chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione. Quando sarà al timone e si vedrà debole vecchio non temerà, perché quella Parola è potente, è il Dio che non lo abbandona mai.

6 Febbraio 2022
+Domenico

Per l’annuncio non solo missionari poveri, ma Chiesa povera

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Audio della riflessione

Quando con alcuni amici ti sei tanto caricato e convinto di una causa per cui sei disposto a spenderti, a comunicare, a convincere, a fare contagio allora ti metti a tavolino per organizzarti: siamo in un mondo di “social” … penserò di sfondare con i social; i giornali fanno ancora opinione e compererò qualche pagina di giornale, un po’ di amici che sanno scrivere ce li ho, fare filmati pure li ho e li coinvolgo al meglio.

Gesù dopo aver con calma e tanta preghiera al Padre maturato che era il tempo di buttarsi nella avventura senza ritorno del Regno di Dio, dopo aver fatto la sua squadra, comincia a mandarli a due a due a portare l’urgenza del Regno di Dio.

La prima cosa necessaria è l’invio, la missione: non siamo noi che decidiamo di avviare il Regno di Dio, ma è Gesù che ci convoca e ci manda! C’è un annuncio da fare, ci sono delle opere che lo accompagnano da mettere in atto, perché la notizia non è solo un fatto intellettuale, ma è una vita che si propaga.

La Parola di salvezza ha in sé soprattutto la sua potenza salvatrice, non è legata sicuramente all’apparato degli strumenti, alla potenza dei mezzi, ma si basa solo sul potente aiuto di Dio. Chi va ad annunciare il Vangelo, devono fare un atto di fede in Dio, deve sapersi abbandonare in lui, devono trovare la loro forza solo nella grazia di Dio.

Bisaccia, denaro, borsa, sandali appesantiscono solo il cammino: la povertà è segno efficace della fede in Dio. Senza povertà non c’è fede, se non a parole!

Noi non riusciamo mai a fare un salto di qualità nella vita di fede proprio perché siamo troppo attaccati a noi, alle nostre cose, alle nostre possibilità! Non siamo disposti ad abbandonarci totalmente al Signore!

Di fatto dopo la morte di Gesù Pietro e Giovanni sapranno offrire l’aiuto di Dio al povero storpio che incontrano dicendo semplicemente appunto “oro e argento non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Dio alzati e cammina!”.

E’ Dio che salva, è Lui la nostra felicità: non sono i nostri accomodamenti o le nostre parole o i nostri “apparati”! Le opere più grandi la chiesa le ha fatte quando era povera, ma ricca solo di Dio … e Lui ci ha promesso che non ci abbandona mai.

3 Febbraio 2022
+Domenico

Di buon senso si può morire, Gesù è il vero centro della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Audio della riflessione

Se ne sentono tante di idee oggi in giro anche riguardo alla religione: ti sembrava di avere acquisito qualche buona idea, qualche saggio comportamento legato alle tradizioni, al buon senso, ad abitudini collaudate e invece senti dire che non va più bene questo, non è più esatto quello, occorre comportarsi in maniera diversa … ogni tanto appare un predicatore che ti sconvolge e non sai più a chi credere … se resti abbarbicato alle tue idee passi per sorpassato, non all’altezza dei tempi moderni; se cambi e ti adatti, ti sembra di aver tradito qualcosa di grande che ti aveva permesso di vivere con onestà … insomma …

Era capitato qualcosa del genere alla gente che ascoltava Gesù: si domandavano: “Ma questo che dice? Ci fa nascere speranza quando parla, ma non è proprio come quello che noi comunemente ci siamo imparati nelle nostre frequentazioni della sinagoga. E’ un insegnamento che esige una conversione dai nostri modi di pensare. Ma prima di cambiare dobbiamo vedere bene di che si tratta. Potrebbe essere anche il demonio che ci tenta”.

Ecco la prima grande accusa: “Gesù è un demonio che ci porta al male”. Forse perché era scomodo ascoltarlo, forse proprio perché metteva in discussione il loro modo di aver ingabbiato Dio nelle loro abitudini … e Gesù con pazienza a far capire che è troppo comodo chiamare demonio il suo invito alla conversione, è una buona scusa che non ti permetterà mai di uscire dalle tue sicurezze, dai tuoi peccati, dalle tue posizioni errate.

Dire che Gesù è un demonio è una bestemmia imperdonabile!

Capita anche a noi oggi per le nostre comodità di opporci a ogni cambiamento in meglio della nostra vita, di adagiarci sul buon senso, che è anche un buon maestro, ma non è sufficiente a offrire ragioni vere di vita.

Di buon senso si può morire! Il “buon senso” ti dice che se non vai d’accordo in casa puoi separarti, se trovi che un’altra persona ti rende felice e invece tuo marito no, puoi tranquillamente cambiare; che se non puoi mantenere un altro figlio, puoi tranquillamente abortire; che se hai una buona occasione per far soldi, basta che non si veda anche se è disonesto e lo puoi fare; che se hai occasione puoi sempre “arrotondare”, che qualche avventura sentimentale è permessa, ti muove un po’ la vita …

Secondo voi questo sarebbe cristianesimo?

La speranza nostra è un’altra: è di poter avere qualcuno che ci dà luce, convinzioni difficili da vivere, ma vere. Gesù in quella sinagoga aveva fatto balenare davanti ai suoi compaesani la bellezza del Vangelo che portava a compimento e a un grande cambiamento le loro abitudini pur belle, ma non più sufficienti per la ventata di novità che Gesù portava Lui stesso.

Siamo oggi molto arrabbiati con la vita, con la pandemia che non ci dà tregua, con la chiamata a ritrovare ragioni vere di vita e difenderci dagli imbrogli collettivi; abbiamo detto troppo presto andrà tutto bene per farci quel coraggio che nemmeno pensavamo di dover faticare a costruircelo interiormente. Temiamo di essere “mutati” dalle medicine o controllati da un grande padrone del mondo, ma siamo già mutati nella nostra incoerenza, nella nostra cocciutaggine e sfiducia in tutti.

Stiamo forse tornando all’homo homini lupus, cioè un uomo è sempre un lupo per il suo simile, ma Dio non demorde, non ci lascia e non ci abbandona.

24 Gennaio 2022
+Domenico

Inizia la grande proposta di Gesù di formare un polo nuovo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Audio della riflessione

Inizia per noi spesso, dopo aver faticato in qualche opera, il tempo di fare il punto della situazione, di collocare la nostra vita in qualche prospettiva più chiara, perché si sono fatte più evidenti alcune nostre prospettive: è il passare dal fidanzamento al matrimonio, dagli studi al lavoro, dal lavoro alla professione, dalla bella vita di coppia alla procreazione di figli …

… così è per Gesù: ora la gente lo conosce meglio per quello che è, lo ha seguito nei suoi pellegrinaggi per la Palestina e ora punta al culmine della sua missione. Il verbo che usa il Vangelo è “si ritira”, per dire che evita le banali contestazioni dei nemici, ma vuole andare ancora più in profondità nel suo annuncio di salvezza.

Qualcuno stava già decidendo di ucciderlo e allora Gesù prepara nella mente dei discepoli e di coloro che lo ascoltano sempre in maggior numero, il sorgere iniziale di una vita nuova; occorre partire dal seme – e lo vedremo nelle prossime parabole – capire che il seme per essere vita ha da morire.

Questo popolo che lo cerca dovunque sarà il suo popolo nuovo: è già una immagine, un primo embrione di Chiesa.

Molto bella l’immagine che si staglia sul lago quando Gesù si fa dare una barca da coloro che avevano rinunciato alle loro per seguirlo e da essa, anche per difendersi dalla pressione della gente che lo vuol ascoltare, predica, annuncia sempre qualche nuova immagine del suo regno, dell’unico  pane, che è Lui, che sta sulla barca e che sarà nutrimento per tutti.

Questa barca dovrà affrontare la tempesta,  e sarà in pericolo quando la fede dei discepoli sarà stanca … insomma la barca diventa una bella immagine della Chiesa.

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, l’avere denaro e amici … per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni … eppure ci riduciamo ancora miseramente a fare la fila dai maghi o dagli spacciatori, ci facciamo incantare dagli imbonitori, abbocchiamo all’ultima moda che ci promette la felicità e l’eternità …

Ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta! Abbiamo bisogno di un salvatore: anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui.

E Dio in Gesù si lascia toccare: già da allora, ma anche oggi, Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola.

Le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si contrae: viene Lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

20 Gennaio 2022
+Domenico

Attendere e sperare, caratterizzano il tempo di fine anno liturgico che stiamo vivendo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 27-28) dal Vangelo del giorno (Lc 21, 20-28)

«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Audio della riflessione

“La vostra liberazione è vicina”: è la certezza che Gesù dice per l’uomo che attende la fine dei tempi, l’incontro gioioso con Dio Padre.

Il Vangelo di Luca nel capitolo 21, che scandice le nostre eucaristie di questa settimana, è dedicato ai tempi definitivi: una descrizione piuttosto terrificante degli sconvolgimenti finali, tipica di un genere letterario che ai tempi di Gesù era molto diffuso.

Ogni tanto anche nelle nostre culture si fanno vivi atteggiamenti “millenaristici”: li abbiamo sentiti vent’anni fa nell’avvicinarsi dell’anno 2000, lo vediamo descritto dai giornali quando nel mondo avviene qualche catastrofe climatica … e il Vangelo però ci aiuta ad alzare lo sguardo e a vivere di attesa.

C’è nel cuore dell’uomo una attesa di felicità e di salvezza, di senso e di speranza: spesso questa sete la inganniamo con gli oggetti, con i regali, con le piccole sorprese tra amici, ma è necessario andare oltre per ritrovare la bellezza della nostra umanità e della ricerca esistenziale che la caratterizza.

Tutti cerchiamo felicità, pienezza, appagamento, serenità e pace!

Il nostro mondo, continuamente in guerra e a costruire muri, crede di essere condannato a una perenne conflittualità mortale: si parla di giorni di vendetta che caratterizzeranno la fine dei tempi. Per gli ebrei di quel tempo ci si riferiva anche alla distruzione di Gerusalemme … quella fu una vendetta dei romani, non di Dio, perché il rifiuto di Gesù da parte del popolo di Dio di allora e tutti i nostri rifiuti se li è caricati sulle spalle Gesù morendo in croce, per starci vicino, solidale con l’umanità e per offrirci salvezza.

La storia umana è un tendere inquieto a Dio, nostro luogo naturale: si placa solo nell’incontro con Lui! Siamo fatti per Lui, perché Lui si è fatto per noi.

Questa attesa scritta nelle nostre vite da sempre, raccontata dalle aspirazioni di popoli e profeti, di poeti e di filosofi ha avuto una risposta: il famoso “Bambino di Betlemme”, il figlio di Maria, Gesù di Nazaret, il crocifisso e risorto, una vera alternativa a come e dove si erano attardate le attese della gente, che ancora aspettava la soluzione dei problemi nella potenza, nella ricchezza, nel potere.

Ci avviciniamo a grandi passi a un periodo particolarmente carico di attesa nella nostra cultura: è il periodo dell’Avvento e del Natale, dell’attesa di quella piccola luce che scalda il cuore di tutti.

Gesù è la nostra attesa: è Lui che riempie il cuore degli uomini, è Lui il Dio che non ci abbandona mai.

25 Novembre 2021
+Domenico

Gesù sicuramente ritornerà, non per punire, ma per portare a termine la salvezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca  (Lc 21, 7-9) dal Vangelo del giorno (Lc 21, 5-11)

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Audio della riflessione

Ci facciamo spesso domande sul futuro della terra, dell’universo, della vita del mondo: “Che sarà di noi? Come continuerà a vivere questo mondo con lo scempio che ne stiamo facendo? Che ci sarà alla fine del mondo?”

I primi cristiani credevano che dopo la venuta di Cristo era stata detta l’ultima vera parola e che quindi il mondo sarebbe potuto finire. Gli ebrei stessi avevano presentimenti di una fine, sicuramente politica, legata alla città di Gerusalemme e alla presenza dei romani sempre minacciosi e pagani.

Gesù viveva in questa cultura, ma continuamente alzava gli uomini a vette più alte, a tempi più larghi, soprattutto all’atteggiamento da avere nei confronti del futuro: attesa, vigilanza, occhio limpido, speranza.

Non è nelle nostre possibilità sapere giorno e ora, ma nella nostra coscienza vivere una attesa operosa del Signore che verrà.

Una verità cristiana indiscussa è che Gesù alla fine dei tempi tornerà su questa terra e i primi cristiani continuavano a invocarlo: vieni Signore Gesù. Non era voglia di farla finita, desiderio di fuggire dalla difficoltà presenti, ma orientamento di tutta la storia a Dio, al fine ultimo, al compimento.

Non siamo a questo mondo a caso, la vita non è una ruota che gira sempre su se stessa: vivere significa essere pellegrini verso una meta e occorre sempre averla davanti per correggere la direzione del cammino, per dare slancio e forza per superare le fatiche, per motivare la solidarietà di tutti coloro che sono incamminati. 

Una qualità che non bisogna mai perdere è quella dell’occhio vigile, dell’attesa, del riferimento al futuro e non del ritorno al passato: Dio ci sta davanti e noi ci prepariamo all’incontro con Lui! La vita ha un fine, non una fine!

La vita ha un fine e spesso occorre serrare i pugni per non perdere il desiderio di una meta. Siamo come in una corsa verso un traguardo che esige un colpo di reni. La vita è sempre così, non ci si può adagiare mai: è così per il lavoro, è così per la famiglia, è così per la vita di coppia.

Spesso roviniamo le cose più bella della vita perché crediamo di possederle, invece vanno sempre conquistate.

La fede, per esempio, è un dono ma va sempre accolto come nuovo.

Non lasciamoci incantare dalle sirene, altrimenti non arriviamo da nessuna parte, non crediamo a tutte le semplificazioni e a tutte le scorciatoie della vita: la strada è Gesù, lui dobbiamo seguire perché Dio in Lui non ci abbandona mai.

23 Novembre 2021
+Domenico

Il regno di Dio, tanto sognato e desiderato, è già in mezzo a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 17, 20-25)

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Audio della riflessione

Il regno di Dio, il bene, non attira l’attenzione: scava, matura, si propaga in silenzio, si attesta nelle coscienze e non nei rotocalchi o nelle pagine web.

Con questo occorre anche dire che non disprezziamo gli strumenti di comunicazione, che dobbiamo assolutamente abitare con dignità, professionalità e intraprendenza per aiutare le persone a conoscere tutte le iniziative di bene che mostrano le possibilità di impegno per tante persone che lo vorrebbero, ma sono … fasciati dalla nullità.

Occorre sempre aiutare a farsi nuovi occhi.

Tutti i discepoli erano curiosi di conoscere questo regno, questa nuova realtà e Gesù candidamente dice “guardate che il regno è già in mezzo a voi”: diceva prima di tutto di sé, diceva dell’amore fatto persona che era Lui, e che loro non si accorgevano di avere.

Avevano già cominciato ad adattarsi alla sua persona e non ne intuivano la novità: Lo ritenevano un buon maestro, un buon predicatore, un discreto taumaturgo, ma non certo il Regno di Dio fatto persona.

E’ un difetto di tanti noi cristiani di oggi, che ci siamo abituati alla figura di Gesù, magari non più aggiornata e vivificata e lasciata alle catechesi dell’infanzia o della prima giovinezza, che pure ci avevano entusiasmato.

E’ forse così anche oggi, quando non abbiamo occhi per vedere il bene che si diffonde silenzioso nelle coscienze, nelle vite dedicate di mamme e papà che lavorano in silenzio per il bene dei figli, nelle esistenze semplici e buone di giovani che vanno tutti i giorni a scuola e si preparano con coscienza a dare il loro contributo all’umanità, di ammalati che soffrono terribilmente nel loro letto ogni giorno in unione con la croce di Cristo e continuano così la sua opera di bonifica del mondo e a seminare energie di bene per tutti.

E’ regno di Dio che sta in mezzo a noi la tenacia degli operatori di pace, dei missionari che sollevano i poveri dalla disperazione morale e dalla fame. E’ Regno di Dio in mezzo a noi il servizio quotidiano alla crescita dei ragazzi di tanti educatori che ricostruiscono vite distrutte dalla droga e dal vizio; lo è l’impegno onesto di chi si impegna ogni giorno a creare lavoro per i giovani.

E’ regno di Dio in mezzo a noi chi non si stanca di proclamare la verità, andando controcorrente, e paga duramente per quel che professa; di chi macina chilometri per portare speranza, di chi viene messo ancora in croce solo perché fa del bene agli altri.

E’ regno di Dio in mezzo a noi la lotta alla pandemia, la ricerca appassionata e disinteressata nel combatterla, le vite di medici e infermieri e personale sanitario e della protezione civile immersi fino al dono di sé.

Ci sarà un giorno in cui tutto verrà alla luce come un lampo, come capita a noi quando ci scoppia dentro una verità a lungo cercata e finalmente intuita.

Prima però, dice Gesù, occorre salire su una croce, occorre cioè farsi purificare fino in fondo dall’amore… e Dio, che non ci abbandona mai, ce ne darà la forza.

11 Novembre 2021
+Domenico

Il regno di Dio cresce sempre e non si vede

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 18-21)

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Audio della riflessione

La nostra mentalità moderna punta molto sullo spettacolare, sul grandioso, sulle manifestazioni di potenza e spesso cancella le piccole tracce di umanità e di bontà che sempre resistono nella vita delle persone.

Si vorrebbe che il bene trionfasse con i criteri dei mass media: si pretende di fotografare ogni attimo della vita per mandarlo in diretta, si crede che si esiste solo se ci si può far vedere … invece il mondo non va avanti così: La vita degli uomini è frutto dell’apporto di ogni vita umana, semplice, dedicata; è collocata dentro un tessuto di amore che non ha bisogno di apparire per essere vero, anzi esige interiorità, silenzio, umiltà.

Il regno di Dio, proprio quel progetto profondo di vita vera che deve pulsare nel mondo, è di questo tipo: è un granello di senapa, una manciata di lievito. Non si impone per la maestosità o grandezza della sua consistenza, ma per la forza interiore regalata da Dio, che nessuno può vincere.

Il sogno di Dio sull’umanità si realizza nella debolezza e nella disponibilità alla volontà di Dio. Le nostre megalomanie sono un ostacolo al Regno di Dio. La nostra frenesia di potere non è imparentata con l’avvento del Regno di Dio. Il chiasso, l’esposizione sulla scena che conta, gli apparati … non sono parte del regno di Dio, ne sono spesso un intralcio!

Quante vite belle si sono intrecciate in questa pandemia, quante solidarietà della porta accanto, quante persone non conosciute sono riuscite a fra compagnia, a rendere meno doloro il trapasso di tanti morti per Covid-19!

Quanta gente non ha bisogno di televisioni o di selfie per fare il bene, proprio perché è un dono dentro di sé, nel suo spirito e si riversa per strade a noi impossibile sulle vite di tanti bisognosi

Il lievito tende a scomparire per fermentare tutta la pasta; il granello di semente muore per dar vita a qualcosa di impensabile: Dio opera soprattutto entro la nostra inconsistenza. La fionda del ragazzetto Davide – ricordate – portava solo un sasso e il gigante si è schiantato a terra.

Gesù era un uomo buono senza legioni, è stato ucciso come un delinquente: la sua estrema debolezza di fronte al potere è stata la sua forza, perché si gettato nelle braccia del Padre.

Lo sparuto gruppo di apostoli, dispersi e perseguitati, cacciati e sopraffatti, è diventato il seme di un nuovo mondo: la stessa Chiesa ha conosciuto la massima sua diffusione per il sangue dei martiri e degli sconfitti.

E’ più regno di Dio il costruirsi giorno dopo giorno che il dispiegamento di una organizzazione: nella storia, quando la Chiesa si è appoggiata sul potere è sempre stata meno credibile, ha sempre perso. 

Dio opera così, in questo modo si costringe a non lasciarci mai soli, e non abbandonarci mai.

26 Ottobre 2021
+Domenico