Pregare Dio Padre è sempre bello, dignitoso e gradito a Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-13)

Audio della riflessione

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione””.
Poi disse loro: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”.

Audio della riflessione

Per tanti di noi cristiani la preghiera non è il nostro forte. Magari lo sono di più le preghiere, cioè tutte quelle formule pure belle che abbiamo imparato. Ci sembra un dovere ogni tanto recitarle, ma non sgorgano sempre dal cuore, da una contemplazione, dal desiderio di affidarci a Dio. Spesso però nel bisogno siamo capaci anche di affidarci al Signore, di chiedergli qualcosa. Gli stessi apostoli restano incantati quando vedono Gesù pregare non solo nel tempio ma di notte da solo

E gli domandano: insegnaci a pregare. Pregare è un’arte, non è un mestiere; ha bisogno di tensione interiore, di radicamento nella vita e di grande abbandono in Dio. Gesù allora li aiuta a fare della preghiera non una continua lagna, o un moltiplicare la parole, ma un atto di abbandono nel Padre. Insegna loro a chiamare Dio con il tenero nome di Padre. Gesù sempre così si è rivolto a Dio, proprio perché questa paternità è venuto ad annunziare agli uomini, è questa la buona notizia che pervade tutta la vita di Gesù. Questa parola è il cuore della vita cristiana, contiene tutto l’affetto di noi figli verso il papà e di noi fratelli verso Gesù.

Ci sembra di importunarlo, proprio come racconta Gesù di quel padre che di notte va a disturbare un altro papà che gli dà quello che chiede, ma forse un poco scocciato, perché già stava dormendo con i suoi bambini. Non dobbiamo però pensare mai che siamo importuni quando chiediamo qualcosa a Dio, tanto che la parabola dice: se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, volete che Dio che è padre non sia altrettanto generoso con voi, donandovi lo Spirito Santo?! La richiesta è sempre esaudita, magari non nel senso del nostro immediato bisogno, ma sempre una risposta c’è, il dono del suo Spirito che dentro le nostre vite ci costruisce secondo Dio, cesella in noi il volto e la storia di Gesù, ci assimila a Lui.

 La preghiera di domanda non deve crearci problemi, anche perché se domando a Dio qualcosa che mi preme, che fa parte del mio progetto di vita, di chi voglio essere e di che cosa mi serve per realizzare il mio progetto, è come se dicessi a Dio: vedi io sono impelagato in questa grossa difficoltà, che non riesco a risolvere e che non mi permette di realizzare i miei progetti di vita. Io ti affido questo mio progetto cui tengo molto e credo che sia nella tua volontà. Chiedo allora a Dio di essere il custode di questo progetto. In questa domanda ci giochi la vita, non è solo la prova di matematica a scuola o la riuscita di una domanda di lavoro, questo che chiedi è un tassello importante della tua vita. Vuoi che il Signore non ti ascolti, che lasci andare a male il tuo progetto che tu hai capito essere la sua volontà e la sua chiamata?!

La preghiera a Dio non è una moneta inserita in una gettoniera, ma un dialogo tra figlio e padre, tra la creatura e il creatore, tra la fontana e la sete. Dio risponde sempre, ma lasciagli almeno la libertà e riconosci che Lui sa meglio di te di che cosa hai bisogno e ti aiuta anche a capirlo.

24 Luglio 2022
+Domenico

Amore e centralità di Gesù sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Audio della riflessione

Essere cristiani è darsi da fare o stare a pregare? E’ fare opere di giustizia o ritirarsi sul monte a contemplare? Le nostre parrocchie sono contemplative o attive; si muove qualcosa o si seppellisce tutto dentro una chiesa? Essere cristiani è contemplazione o azione?

Insomma, sono domande che spesso ci facciamo: la vita nostra è molto agitata, frenetica … l’agenda detta le leggi, gli impegni ti vedono tutta la giornata in corsa, se vuoi guadagnare quattro soldi non puoi addormentarti un momento, se vuoi educare i figli devi far loro l’autista per tutti i loro spostamenti … quando torni a casa stanco del lavoro, ne devi riprendere un altro … finalmente vado in chiesa per trovare un po’ di pace, per affidarmi a Dio e invece anche lì mi dicono che bisogna “impegnarsi” che non si può stare con le mani in mano: anche la chiesa è un altro impegno da segnare in agenda!

Io, Lui, il Signore, quando lo incontro? quando mi posso sentire amato da Lui? quando gli posso affidare tutta la mia vita rubata dai vortici della competizione, della lotta per sopravvivere? E’ certo che tante nostre chiese devono offrire maggiormente spazio per la contemplazione e la preghiera, per l’incontro con Dio e per l’ascolto della sua Parola, ma è anche certo che la vita cristiana non può essere ridotta a celebrazione di riti, che ci accontentano e ci chiudono in noi stessi.

Lui, Gesù tornava spesso a Betania: c’erano due sorelle che stravedevano per Lui, c’era un amico che lo rincuorava dopo le sfide e le provocazioni senza esclusione di colpi dei farisei – Dice il vangelo: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”.

Si metteva in pantofole, Lui che nessuno fermava nell’ardore di buttarsi nell’avventura del Regno, Lui che appena il giorno prima aveva buttato all’aria le bancherelle del tempio e qualcosa di più nella coscienza della gente … “Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi, coccolarvi”.

Maria se ne stava li a contemplare: non lo vedeva tutto, tanto gli stava vicino, lo riempiva dei suoi sguardi; Marta brigava e borbottava perché si voleva mettere al centro della scena, Lazzaro gli dava il cuore e senza volerlo gli preparava in gola il pianto per la sua morte.

Gesù non era un supereroe, non era un blocco di pietra, non girava col portatile per programmare tutto e sempre, prendere appunti e non perdere tempo, ma un cuore che ama, che apprezza i sentimenti, che sa commuoversi e piangere, arrabbiarsi e presentare contro il male una faccia dura come la pietra.

Gesù sapeva e sa quello che c’è nel cuore dell’uomo: sa che la nostra parte migliore è stare in contemplazione, Lui del Padre e noi di Lui.

La nostra meta, la nostra scelta è di mettere sempre al centro Gesù, di aprirgli il cuore, di non sostituirci mai a Lui, di tenere fisso lo sguardo sul suo volto … e Lui ci chiamerà a dare il meglio di noi.

Sta di fatto però che tenere fisso lo sguardo su Lui non è rito sterile o affaccendarsi per non pensare, ma sempre risposta d’amore, a Lui che non ci abbandona mai.

17 Luglio 2022
+Domenico

Ogni uomo non solo è il mio prossimo, ma mio fratello

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37 )

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

Audio della riflessione

Si dice spesso che la vita cristiana è complicata, che oggi occorre semplificare: bastano due principi, quattro idee chiare senza tanti formalismi o burocrazie o distinzioni, o sottigliezze … si sente il bisogno, comunque, non disprezzabile di dare un tono diverso a questa nostra vita.

E’ la domanda insistente che fanno anche a Gesù: “Che devo fare? Dimmi come posso spegnere questa sete di bontà che mi trovo dentro. Non c’è una risposta semplice, che posso magari esaudire firmando un assegno o spostando un conto attraverso Internet?”.

E’ una domanda per cambiare vita o per giustificarsi? E’ veramente la voglia di mettere se stessi in un dialogo con Dio o di lasciargli alcune delle innumerevoli cose che ci fasciano la vita.

Sai che alle tue domande c’è una sola risposta: Dio e il prossimo.

Ma chi è il prossimo?

“Mi domandi un elenco di quelli che devi guardare con occhio di amore? Mi chiedi la lista di coloro cui devi mandare i regali di Natale? Ti interessa sapere, proprio perché sei una persona di parola, quando finalmente puoi stare in pace, rientrare in te soddisfatto perché a tutti hai dato qualcosa?”.Sei tu che devi cambiare dentro: non tocca a me farti vedere tutti i casi nei quali non puoi stare a farti i fatti tuoi, sei tu dentro di te che devi andare fino in fondo nella strada che ti indica la legge, sei tu che devi rimuovere da te quello che ti impedisce di amare veramente, senza condizioni. Ti ricordi quella strada che va da Gerusalemme a Gerico? Hai mai sentito quanti briganti se ne approfittano dei poveri passanti? Se tu passi di lì e trovi una persona qualsiasi, un barbone, un extracomunitario, un “irregolare” riverso sulla strada che fai? Mandi un assegno alla Caritas? Io per te dovunque ti sei trovato o ti trovi ho lasciato e lascio tutto perché ti senta tra le braccia di un padre: Fa anche tu lo stesso!

Il tempo in cui viviamo ci provoca continuamente a guardare al prossimo, a sentire il bisogno incoercibile di una mano. Come quei due ragazzi 15 e 14 anni -mi ricordo – di alcuni anni fa, che si sono messi dentro il carrello di un aereo e con sé avevano uno scritto che diceva: “Noi vi supplichiamo per l’amore per il vostro continente e per l’amore che voi avete per i vostri bambini, aiutateci, noi abbiamo le guerre, le malattie, la mancanza di nutrizione. Se voi ci vedete esporre le nostre vite è perché noi soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per combattere la povertà e per mettere fine alle guerre in Africa”.

Li hanno trovati assiderati nel carrello di quell’A330, atterrato a Bruxelles, il 29 luglio 1999 e venivano dalla Guinea di Conakry.

Oggi stanno ricapitando ancora questi casi e noi li respingiamo con indifferenza e ci riteniamo giusti, amanti del prossimo.

10 Luglio 2022
+Domenico

P.S. Segue il link all’articolo Wikipedia sull’avventura di Yaguine Koita and Fodé Tounkara con la traduzione in lingua inglese del loro scritto

Yaguine Koita e Fodé Tounkara

Yaguine Koïta e Fodé Tounkara erano due bambini ritrovati morti assiderati, il 29 luglio 1999, nascosti nel carrello di un aereo che, partito da Conakry, capitale della Guinea, atterrò a Bruxelles, in Belgio.

Le domande sono molte, la compagnia per rispondere scarsa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10.1-12.17-20)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città”. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

Audio della riflessione

C’è più sete di Dio di quante sono le fontane capaci di offrire acqua pura.

C’è più domanda di Dio di quante siano le risposte vere.

Non ditemi che non vi siete mai posti qualche domanda che va al di là dei soldi, del divertimento, del calcio o dello sport dei vostri conti correnti?! Sarà capitata a noi adulti o giovani come una coltellata nella schiena qualche domanda del tipo: ma io chi sono? Che ci sto a fare qui? Ma questa è vita? C’è qualcuno che mi pensa o sono destinato a vagare da solo nel mare di questa esistenza che qualche volta non capisco? Dio, se esisti, batti un colpo! Fatti sentire!

E di là arrivano delle risposte? Chi ce le deve dare? Il vangelo ci dice che la messe è molta, gli operai sono pochi. Sentendo questa frase noi pensiamo subito alla mancanza di preti o di suore, di persone colte e generose; invece dobbiamo pensare a ciascuno di noi ad ogni età, in ogni circostanza o luogo. Il primo atteggiamento però è soprattutto ascoltare.

Siamo chiamati soprattutto ad ascoltare. Nessuno più ascolta chi ha domande, perché abbiamo già preconfezionato risposte. Le domande hanno sempre il primato sulle risposte, quindi il primato dell’ascolto. Certo che c’è la verità, ma è sempre da cercare. Siamo in un mondo postcristiano, fatto di persone la cui vita è un codice cifrato per leggere il vangelo, che già vi abita.

Occorre ascoltare il grido che cerca nella solitudine, che aspira a Dio senza conoscerlo né nominarlo, ma di cui sente la mancanza e il vuoto. Dobbiamo avere il coraggio di rispettare e stimare la ricerca faticosa che l’umanità fa, senza voler battezzare tutto come cristiano, ma incamminarci con tutti, come compagni di viaggio che vanno verso una sola meta, che è una vita bella, buona, felice, armoniosa per tutti. quella vita che Dio ci ha donato in Gesù.

Dice papa Francesco che a queste sorgenti di acqua viva, che noi circondiamo di palizzate per non  far bere nessuno non dobbiamo essere ossessionati di trasmettere una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere, ma essere coraggiosi di un  annuncio che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, che si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa.(EG36).

3 Luglio 2022
+Domenico

Gesù è deciso e si incammina verso Gerusalemme

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 51-62)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.

Audio della riflessione

L’indecisione è una tentazione non piccola nella nostra vita: non sai che fare, non c’è chiarezza da nessuna parte e allora decidi “a vista” o aspetti che le cose si facciano da sole … ti lasci distrarre da minoranze agguerrite, da colpi di testa che sembrano risolutivi e invece sono un tergiversare ancora più deleterio, perché imbocchi strade sbagliate.

Avere una meta chiara davanti è un dono da chiedere a Dio e invocare sempre nella vita: ci saranno fragilità, pause, tradimenti, ma la strada è quella lì, non ce n’è un’altra! Se sbagliamo, ci ritorniamo con più forza, almeno con più esperienza!

Gesù è deciso: la meta Lui l’ha chiara … l’ha intuita nel deserto, l’ha intravista nelle diatribe con gli scribi e i farisei, l’ha vagliata nelle notti di intimità con il Padre … ha imboccato la strada più difficile, ma più decisiva della sua vita e va alla meta, costi quel che costi.

Gesù è un forte esempio di volontà, ricerca, determinazione nel decidere la strada che deve fare: per Lui questa strada è la volontà di Dio che ha progettato con Lui la sua vita umana; Gerusalemme si delinea in Gesù come la meta decisiva per realizzare il sogno fatto nella Trinità.

Ci si mettono di mezzo anche i samaritani per distoglierlo dal suo proposito: avrebbe potuto sfruttare queste minoranze o per avere altro pubblico attento o punirli per farsi stimare dagli scribi e i farisei … invece va deciso alla sua meta: si fida del Padre che lo attende su quel legno!

I samaritani erano visti male da ogni ebreo, gli apostoli vorrebbero “bruciarli” per il loro impedimento al cammino di Gesù,  ma Lui li aiuta ancora a uscire da qualsiasi acquiescenza a perdere anche solo le persone nemiche, perché si oppongono alla sua strada: anche i samaritani fanno parte del suo regno!

Sarà ancora più evidente la sua volontà quando racconterà la parabola del buon samaritano che era praticamente Lui in persona che andava verso Gerusalemme e si fermò proprio per salvare l’uomo lasciato mezzo morto lungo la strada.

Il suo cammino verso Gerusalemme non è un cammino che ha significato soprattutto geografico, ma è la realizzazione della sua missione, è il cammino che dà struttura a tutta la sua vita, è la spina dorsale della sua vocazione, della realizzazione del mandato trinitario per la salvezza dell’umanità: Lui sa che cosa gli sta capitando, sente la responsabilità del futuro di questi poveracci che gli credono, che ha chiamato dopo tanta preghiera e che hanno lasciato tutto per Lui … non può offrire solo i sentimenti tenui di una dolcissima compagnia: non reggeranno di fronte alla vita, alla piazza, al mondo! Li vede percossi dopo che il pastore sarà tolto di mezzo, legge nel loro cuore ancora le molteplici debolezze, le liti per chi avrà il posto più famoso, coglie in loro una troppo lenta comprensione del mistero della salvezza e li provoca a decidersi.

Il loro tergiversare, il loro accampare scuse, la loro indecisione a seguirlo sono la nostra immagine e Gesù con pazienza ci toglie la maschera di perbenismo con cui ci nascondiamo e fa nascere in noi soltanto sequela, il seguirlo, dietro a Lui fino a Gerusalemme, fino al Calvario, alla croce e Lui ci farà sempre da Samaritano vero, cambiato,  sacrificato, ma vittorioso!

26 Giugno 2022
+Domenico

Un cuore squarciato, il Sacro Cuore, sempre aperto per darti casa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 3-7)

Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

Audio della riflessione

L’amore e il perdono di Dio, la sua ricerca appassionata di ciascuno di noi che si allontana, che si perde, che scappa o si nasconde, che brucia il patrimonio di bene in cui è immerso per prendersi soddisfazioni stupide, è la storia di Gesù che ha un cuore squarciato per amore; un cuore che non si è mai più ricomposto perché la cattiveria dell’uomo è sempre grande e la sua libertà è un dono da cui Dio non si ritrae mai.

Sei libero, ti ritrovi a fare sempre quello che ti piace di più, non ti interessa più niente delle persone che ti vogliono bene, ne vuoi sfruttare tante altre, ma sappi che da me puoi sempre tornare, che io non ti mollo, io, tutte le sere prima di chiudermi in paradiso faccio la conta e mi accorgo si ci sei o no, se sei tornato dai tuoi insani percorsi, se ancora una volta ti sei fatto i tuoi giri perversi, il tuo sballo per sentirti vivo, le tue comode isole in cui seppellisci il tuo cuore. Ma il mio cuore è sempre aperto ad accoglienza, a tenerezza, a gesti d’amore. Vorrei che quando tornerai ancora da me, anche il tuo cuore resti sempre aperto perché chiunque ci possa scavare e trovi quello di cui ha bisogno per vivere bene e per essere veramente felice.

Immaginiamo Gesù il buon Pastore così: ha lavorato e dialogato tutto il giorno con le sue pecore che siamo noi, che siete voi; ha ascoltato, ha aiutato, ha tenuto il suo sguardo buono, lieto su tutti sempre e torna a casa parlando con qualcuno, sorridendo a qualcun altro e quando passa in rassegna tutti a uno a uno e sorride, saluta, ricorda qualche cosa di importante da fare o da chiedere, si accorge che manchi proprio tu. Hai fatto la tua cavolata, ti sei voluto prendere la tua libertà, la tua strada; ti hanno fatto fastidio o qualche dispetto i tuoi amici e li hai lasciati. Oppure qualcuno senza che tu lo volessi, ti ha ingannato, ti ha teso una trappola e tu ci sei cascato.

Gesù che fa? Con un cuore già squarciato per amore non ci pensa due volte. Ti cerca, usa tutti gli strumenti: facebook, twitter, sms; chiede ai tuoi amici, ma loro nemmeno si sono accorti che manchi. E ti lancia messaggi: non fare lo stupido, torna a casa che ci sono sempre io che ti voglio un bene infinito. Non crederti disprezzata o ignorata, non stare a specchiarti in una pozzanghera, qui c’è quello che cerchi. E tu magari spegni il cellulare, rivedi un altro messaggio, lo spegni ancora; poi finalmente dici: ma che sto qui a fare da solo in mezzo ai guai? Chi mi credo di essere? Che felicità mi sono trovato, che tutti mi sfruttano, mi fanno complimenti poi mi tagliano le gambe, ne approfittano, mi fanno le moine, ma solo per avermi e per farsi belli di me. Allora lanci un sms: arrivo subito, aspettami, ti voglio abbracciare.

E Gesù ti prende, ti accarezza,  ti carica sulle spalle e ti porta a casa, convince i tuoi amici a volerti ancora bene e continui a vivere con Lui. Gesù non è una persona da internet, da twitter, da facebook, è una persona vera che abita in te. La vera vita è questa. Si può sbagliare, si può abbandonare qualche volta la chiesa, ma la casa è sempre questa! Ci sarà sempre qualcuno che aspetterà il vostro ritorno. E voi stessi diventerete dei buoni amici per tutti, racconterete la gioia che si ha a comportarsi bene, a seguire Gesù a diventare suoi amici, a sentirsi accolti da quel cuore squarciato, ma sempre aperto per scavare gioia e felicità per tutti.

24 Giugno 2022 – Festa del Sacro Cuore
+Domenico

L’ultimo del primo testamento che ci apre a Gesù, la pienezza del Nuovo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 57-66.80)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Audio della riflessione

Quando vivi degli avvenimenti intensi sembra che il tempo si fermi, l’attesa si fa spasmodica, conti i giorni, le ore, i minuti, poi ti guardi un attimo indietro e vedi che il tempo è passato, che gli avvenimenti procedono con una certa inesorabilità; la vita che è iniziata si radica,  continua, ha i suoi ritmi che paiono lenti, ma che procedono inesorabili. E così avvenne anche per Elisabetta: la sorpresa, la vergogna di vedersi incinta alla sua età, la consolazione di avere Maria a farle compagnia, il grande evento che in Lei si sta compiendo…

Tutto continua e nessuno più ferma la nuova storia e viene il giorno in cui questo Giovanni nasce, le meraviglie, le incredulità, la sorpresa che pure ciascuno viveva nella sua interiorità prendono fuoco, perché ora Giovanni è lì, il suo pianto è vero, il suo corpo se lo coccola sua madre, se lo mangiano con gli occhi tutti. Zaccaria è muto, è un padre ancora senza parole, gli ripassa nella mente tutta la sequenza del Tempio, della promessa, tutte le attenzioni di questi nove mesi. Elisabetta si fa aiutare, Maria dopo tre mesi ritorna a casa sua. Ora la storia di Dio continua in Lei, anch’essa ha bisogno di rientrare nella sua intimità a custodire il futuro dell’umanità.

Il bambino di Elisabetta è nato e arriva anche il giorno della Legge, il giorno della circoncisione. Questo figlio fa parte di un popolo, non nasce in un deserto di relazioni e di storia, è dentro un nobile casato sia per parte di Zaccaria che di Elisabetta. Di nomi da ereditare ce n’è tanti e tutti nobili, tutti capaci di rievocare gesta, ruoli elevati, funzioni eminenti. A cominciare dai capostipiti Abia, per Zaccaria e Aronne per Elisabetta. Ma il bambino è destinato a far scoppiare il futuro, non a clonare il passato.

“Chiedevano con cenni a suo padre”… i muti ora sono tutti, come si fa di solito con chi non parla, con chi deve esprimersi a cenni. Pensano forse che Zaccaria sia sordo e lo seppelliscono nell’isolamento, lo privano di qualsiasi normalità. Zaccaria esprime ancora per l’ultima volta la sua tensione di non essere capace di dire e scrive: Giovanni sarà il suo nome. Lui deve annunciare la novità assoluta, definitiva per l’umanità, non sarà cultore del tempio, non si metterà in fila come tutti a ripetere un passato anche glorioso, non farà come suo padre i turni settimanali dell’offerta dell’incenso, intuirà invece e indicherà con forza la venuta del Salvatore, brucerà di ardore per l’attesa del compimento. E il vangelo conclude la narrazione della sua nascita: Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Zaccaria torna a parlare e la gente, noi, a riflettere a domandarci: ma Dio che vuole da noi? Che vuole da noi con tutti i doni che ci fa?

23 Giugno 2022 – Natività di San Giovanni Battista
+Domenico

Eucaristia: dono, gioia, nutrimento, presenza reale, centro della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 11b-17)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Audio della riflessione

A gente che lo seguiva da tre giorni, affamata da svenire, Gesù disse agli apostoli: “date loro voi stessi da mangiare” … e loro che risposero? “Arrangiatevi, ognuno si prenda le sue responsabilità, non devo mantenerli io tutti questi accattoni. Ognuno deve tirar fuori la sua grinta per vivere, anch’io sono partito da niente e ho creato tutto quello che vedete, datevi una mossa! Non ti avremo per caso seguito per dar da mangiare a questa manica di fannulloni che non sono capaci nemmeno di pensare a se stessi?”.

“E’ forse mio questo popolo?” diceva Mosè nel deserto quando non ne poteva più degli sforzi per renderli un popolo e loro continuamente a lamentarsi.

La tradizione secolare che oggi ancora vogliamo rivivere si rapporta – come ci ha suggerito il Vangelo – al momento più drammatico della vita di Gesù: quella cena d’addio consumata nell’atmosfera di un tradimento e nell’anticipo della crocifissione.

“Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.”

“Io sono il pane vivo. Hai fame? Ti senti in corpo un insaziabile desiderio di vita? Non c’è nessuna carne che ti può saziare, tornerai sempre a cercare e ad avere fame. Se vuoi avere la vita, ebbene è qui. Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. 

Nel clima teso e intenso della sua ultima cena tra la constatazione del tradimento di Giuda e la profezia dell’abbandono dei discepoli, Gesù prende un pane spezzato e un calice di vino e dice: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.

Il corpo e il sangue stanno per tutta la persona, nella sua identità e nella sua azione! È il dono – quindi – della sua persona e della sua intera esistenza!

Gesù non sta facendo un bel discorso metaforico edificante, magari in una piazza, utilizzando tutti gli accorgimenti della retorica, ma sta anticipando nel clima di una cena l’estremo dono di sé fino alla morte.

Noi cristiani chiamiamo tutto questo Eucaristia: Eucaristia è questa certezza di aver una presenza, un nutrimento, un centro che ci aiuta a condividere ogni giorno la sorte di Gesù per avere vita.

Mangiare e bere quel pane e quel vino, quel corpo e quel sangue, ci costringe a riconoscere Dio nella concretezza della umanità di Gesù: una vita donata, come tutte le vite, a partire da quelle dei nostri genitori, che hanno costruito le nostre esistenze.

D’ora in avanti il cristiano guardando la croce e facendone memoria nel gesto del pane e del vino, scorge la verità di Dio che è amore, la verità di Gesù che è dono, ma anche la verità di se stesso, la vita che deve a sua volta percorrere: prendere, mangiare, bere, fare memoria … esprimono la profonda condivisione dello stesso destino di Gesù.

Andiamo a Messa per ritrovare la strada della vita, per scoprire dove sta la felicità, per capire il segreto di chi vuol vivere per gli altri, per rivedere e incontrare di nuovo il Risorto.

In serata in molte parti del mondo si fa la processione del Corpus Domini: esponiamo in processione per le strade del paese o del quartiere l’ostia consacrata, sotto un baldacchino per grande rispetto.

La tradizione risale a quel prete slavo che cinque secoli fa, tentato di non credere che quel pezzo di pane consacrato fosse il corpo di Cristo, si reca a Roma in pellegrinaggio a fare penitenza e a supplicare Cristo che gli rinnovi questa fede; al ritorno, confortato della fede ritrovata, celebra una Messa di ringraziamento a Orvieto e qui accade l’inverosimile: l’ostia consacrata si mette a sanguinare abbondantemente e bagna l’altare, i sacri lini che proteggono il calice e il pavimento. Ne restano ancora oggi i lini insanguinati, le pietre segnate con tanto di autenticazione del papa stesso che si trovava – come capitava spesso in quegli anni – in Umbria a pochi chilometri di distanza. Ne nacque una autentica espressione di fede di tutto il popolo e della Chiesa del tempo nei confronti dell’ostia consacrata che facciamo oggi anche nostra.

Vogliamo ridire a noi stessi e comunicare a tutti che noi in questo sacramento crediamo, non solo, ma anche comunicare che  l’Eucaristia è dono, gioia e centro della nostra vita … e usando le parole di san Tommaso D’Acquino possiamo rivolgerci a quest’ostia consacrata:

E Ti adoro con rispetto e dignità o divinità qui nascosta, che ti celi veramente sotto questi segni. Se cerchi di vederla, se cerchi di toccarla, se cerchi di gustarla perché ne mangi, i nostri sensi non riescono a dimostrartelo, ma io mi rifaccio con certezza a ciò che ho potuto sentire da quello che ha detto Gesù: Questo pane di vita sono io stesso, questo è il mio corpo e il mio sangue. Sulla croce era nascosta la divinità di Gesù, che si è lasciato crocifiggere, qui è nascosta pure la sua umanità. ma io qui credo che ci sia la sua umanità e la sua divinità e credo e chiedo ciò che ti ha chiesto il ladro che stava accanto a te mentre morivi in croce. Non posso mettere le mie dita nelle tue piaghe, ma io ti credo. Aiutami però a credere sempre di più e ad avere speranza irriducibile in te. Sei il memoriale vivo della morte di nostro Signore, concedi allora alla mia mente di avere ragioni di vita in te e di assaporare la dolcezza di gustarti. Sei come il pellicano che, per nutrire i suoi piccoli, si strappa pezzi del suo corpo col becco, perché anche tu ti cavi il tuo sangue per me. Ne basta una goccia non solo per me, ma per cancellare e perdonare il peccato di tutto il mondo. Allora o Signore alla fine ti chiedo che quel volto che ora vedo solo nascosto da un velo impenetrabile lo possa contemplare nella felicità della tua visione per sempre.

19 Giugno 2022 – Corpus Domini
+Domenico

Maria ed Elisabetta: due donne per il futuro di una nuova umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Due donne incinte cambiano la storia … nella nostra cultura si pensa spesso che quando una donna rimane incinta ha “finito di vivere”, deve abbandonare tutto, non può più essere indipendente, la sua vita si decentra verso il nascituro, deve preoccuparsi di lui soltanto … lo stesso suo corpo si “organizza” in modo che ora sia il bambino che si prende il meglio della stessa corporeità … deve fare attenzione al bambino che quasi la espropria di sé … e c’è stato un tempo in cui questo è stato visto come una “maledizione” e ancora oggi la maternità non è valorizzata nella mentalità comune, sia nel mondo superficiale  leggero delle immagini, sia nella vita sociale.

Invece il Vangelo mette al centro queste due donne meravigliose: Maria e Elisabetta, due donne incinte, due donne chiamate da Dio Padre un contributo insostituibile all’umanità, due donne che nel loro incontro ci fanno assistere alla grandezza e creatività di Dio … Una donna anziana, carica di attese e di delusioni, di frustrazioni e di tentativi, di umiliazioni e di adattamenti e dall’altra un ragazza piena di vita, reduce da un dialogo con Dio, serrato, esigente, colmo di futuro e di trepidazione, ma alla fine accolto con gioia e con entusiasmo.

 Due donne che possono essere il segno di una epoca che si conclude: Elisabetta, discendente di Aronne, legata la mondo cultuale passato, anche se importante e determinante la storia del suo popolo e una donna giovane, senza particolari posizioni sociali, ma pulita, bella, immacolata, nuova fin dalla nascita e portatrice del centro dell’universo che è il Signore Gesù …

… E quando si vedono escono in canti e lodi a Dio, alla vita, alla nuova storia! Non si rendono conto di essere al centro del mondo, ma sono sicure di essere portate nel cuore di Dio, e per questo lo lodano e cantano! Con loro finisce l’attesa di secoli, con loro la sete dell’uomo trova la sorgente!

Avranno sempre una vita in salita: Benedetta tu fra le donne, è una lode a Dio e una promessa di forza per affrontare tutto il coinvolgimento che lascia tutti quelli che si donano a Dio senza fiato!

La vita austera di Giovanni e la vita donata fino all’ultima goccia di sangue di Gesù trovano in queste due donne il loro inizio e queste due donne incinte di oggi sono la certezza di un futuro diverso, donato da Dio che non ci abbandona mai.

La nostra comunità cristiana, che si sta facendo una casa abitabile prima di tutto nelle relazioni tra di noi, tra la gente che va sempre nella stessa chiesa, che vive nella parrocchia, e poi anche nella nuova Chiesa che noi stiamo costruendo.

I principi sui quali vogliamo vivere i nostri rapporti tra tutto il popolo di Dio, con chi crede e chi non crede, con chi pratica o se ne sta sempre lontano sono i sette verbi del canto di Maria:

  • ha spiegato potenza
  • ha disperso superbi
  • ha rovesciato potenti
  • ha innalzato umili
  • ha ricolmato di beni gli affamati,
  • ha rimandato ricchi a mani vuote
  • ha soccorso Israele.

Dio soccorra sempre attraverso Maria la nostra comunità parrocchiale, la nostra comunità civile, le nostre scuole, le nostre famiglie.

31 Maggio 2022 – festa della Visitazione della Beata Vergine Maria
+Domenico

Oggi si compie il giorno senza fine di Pasqua

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 24, 46-53)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Audio della riflessione

C’è prima o poi una fine delle nostre vite umane, dei nostri gesti, dei nostri giorni. Tanti volti non li vedremo più, abbiamo accompagnato al cimitero tanti nostri nonni e giovani, tante persone care e restiamo soli. Passi per le stesse vie di prima e sai che lì la casa è vuota, là stanno sbancando o ricostruendo, il nostro vecchio mondo cambia e tutto passa. E’ passato così anche Gesù un giorno alla fine della sua vita? Ce l’hanno ammazzato, è risorto si è fatto vedere per un po’ e poi? Oggi celebriamo  il ritorno di Gesù al Padre e questo giorno costituisce il senso pieno del mistero pasquale, il punto di arrivo della stessa creazione prima e in seguito dell’esodo del popolo eletto. Ma l’uscita dalla terra, dal sepolcro termina con l’ingresso in cielo: la creatura si ricongiunge al suo Creatore.

Dopo l’Ascensione Dio non ha più nulla da dure e da dare. Ha già detto tutto nella carne di Gesù. C’è solo la necessità continua del suo Spirito che ce la faccia conoscere e vivere. Gesù non si allontana dai suoi, da noi. Sarà sempre in cammino con tutti i pellegrini come i due di Emmaus. La sua presenza però non sarà fisica, limitata nello spazio e nel tempo. Sarà spirituale, illimitata ovunque e sempre. Non è una distanza assoluta, ma in realtà una vicinanza assoluta. Se prima era vicino a noi con il suo corpo, ora è in noi con il suo stesso Spirito. Prima era visibile con il di un  altro, ora è invisibile con il nostro stesso volto trasfigurato nel suo dalla Parola che ascoltiamo e dal pane eucaristico di cui ci nutriamo.

In Gesù oggi vediamo la speranza alla quale siamo stati tutti chiamati. In Gesù che ascende al cielo conosciamo compiutamente il mistero di noi uomini e donne e del nostro corpo. Lui viene dal Padre della luce e a Lui ritorna. La nostra vita non è più sospesa nel nulla: ha trovato il suo principio e il suo fine. Gesù non ci lascia orfani e senza patria. Proprio con questa che noi vediamo come distanza ci indica il Padre e dove <lui ci ha preceduto.

La glorificazione di Gesù con il suo corpo è la realizzazione della brama, del forte desiderio che il Dio della vita ha messo in noi uomini e donne: diventare come Lui, vincendo la morte. Non è un sogno proibito (come quello di Adamo che voleva diventare come Dio), ma il dono che Lui ci vuol fare. Per questo i discepoli sono pieni di gioia. Il Signore Gesù ascendendo in alto, ha distrutto la schiavitù che ci separa dalla patria del desiderio, vincendo la nostra morte e dando se stesso come senso della nostra vita; ha distribuito tutti i suoi doni, offrendoci il suo Spirito e la possibilità di vivere la sua vita. Ora siamo liberi, simili a Lui, e vediamo in Lui chi siamo noi. Siamo fatti finalmente adulti e responsabili, possiamo testimoniare ai fratelli l’amore del Padre e aiutare tutti a guardare in alto, a dare speranza alle nostre vite, a farci in cantare dal cielo e non incatenare nelle nostre malvagità , guerre, inimicizie della terra. Abbiamo davanti il fine per cui siamo stati creati che nessuno ci potrà togliere

29 Maggio 2022
+Domenico