La tua Parola, Signore, è la nostra vita e la nostra forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Audio della riflessione

Non v’è mai capitato nella vita di aver tentato di tutto per ottenere qualcosa e di non esserci mai riusciti? Avete valutato, studiato, vi siete confrontati … avete dato fondo a tutte le vostre furbizie, poi vi siete accorti che non erano tanto quelle che contavano, ma soprattutto ciò che vi passava nel cuore … allora avete fatto anche il passo che vi costava di più, siete andati oltre il torto subito, avete concesso ciò che non avreste mai pensato di concedere … niente! Lei o lui o loro non si smuovono, fatica sprecata!

Il tuo progetto cambiato e ricambiato più volte resta sempre e solo un sogno … qualche volta è la vita affettiva troncata di netto e non sai perché e rimani sola, spesso è il lavoro, molte volte la salute … ti assale allora la tentazione di lasciar perdere: “Non ne vale più la pena” … la realtà è più forte della tua volontà o della tua fantasia … i tuoi progetti semplici, senza pretese, che esprimono la tua voglia di vivere non si realizzano mai!

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Tutta notte a buttar la rete e tutta notte a ritirare acqua! Era proprio notte anche nei loro umori!

Erano amici di Gesù: Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava …

Arriva Lui, Gesù: si fa prestare una barca proprio da Pietro … ormai serve solo da pulpito per parlare alla gente che s’accalca già dal mattino presto, quando stanno ancora riprendendo con cura reti e delusioni della notte … “di solito la barca io la uso per pescare, per vivere … Gesù la usa per far prediche! Così va il mondo!” pensa Pietro sfiduciato.

La vita era sempre dura e la fede ne stava, senza volerlo, ai margini.

Ma Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi della mia Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna! Io non vi lascio: Io sono qui a darvi la forza necessaria per lavorare per il Regno! I miei apostoli non potranno essere dei calcolatori, che fanno conti che non tornano mai, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre.”.

… e gettarono le reti … “Sulla tua parola”, dice il Vangelo!

Quella Parola per Pietro era già il vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso … e Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione.

Quando sarà al timone e si vedrà debole, vecchio, ammalato, incapace anche di parlare.. (ricordiamo tutti le immagini “resistenti” di san Giovanni Paolo II, quando da quella finestra  non poteva più dire parola) … quando si troverà così non temerà perché quella Parola la diceva Dio per lui.

1 Settembre 2022
+Domenico

La notte di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.

Audio della riflessione

E’ da parecchio tempo che i giovani abitano più volentieri la notte che il giorno. Ce ne eravamo fatti un problema da affrontare alcuni decenni fa, perché ci ha un poco destabilizzati il loro abitare la notte con vivacità, creatività, musica, discoteche, complessi musicali e concerti; purtroppo qualcuno gli ha avvelenato anche la notte con droga e violenza. Abbiamo fatto i compagni di strada anche in queste ore  notturne e abbiamo trovato  in questa notte di Gesù di cui ci parla il vangelo, la decisione e la spinta a dare significato a tutte le notti dell’uomo

Infatti dice il vangelo … sul calar del sole.. viene invaso da una moltitudine di malati e immerso in un mare di sofferenze. Lui che già di giorno era stato con la gente ritiene importante la sera operare miracoli di umana pietà e di divina elevazione  per tutte queste sofferenze. Di giorno lo vediamo lanciato nell’annuncio della sua novità, il vangelo, la buona notizia, a sera completa la sua umanissima fraternità guarendo sofferenze e ridando speranza, di notte si abbevera alla sua grande sorgente, con la dolcissima preghiera al Padre e il mattino dopo dilagherà ancora in altre regioni.

La sua sera e notte ci aiutano a capire che la sera della croce non è il fallimento, ma la pienezza di tutta la sua opera di salvezza che dà gioia; ci aiuta a capire e gustare la notte, perchè  la notte della morte  non è l’annullamento di tutto, ma comunione col Padre, con la sorgente della sua vita che poi dilagherà in un nuovo giorno.

 Il buio della notte è la cornice del diario della sua opera di salvezza, dal calar del sole al sorgere della luce. La notte è simbolo della morte, notte definitiva, tempo da riscattare, anche Gesù lo conoscerà quando il sole si oscurerà il venerdi di Pasqua e tornerà a brillare il mattino dopo il sabato. La sua azione si fa piena proprio al buio ed è in favore di tutti, prendendosi cura di ciascuno. Gesù ci salva dalla nostra notte con la sua notte, ci visita nel nostro male con la sua croce.

La notte è lo spazio della coscienza della verità che ogni uomo si deve dare, è il luogo in cui si fa chiara alla nostra ragione il nostro essere nulla, che è proprio il luogo da cui Dio trae con la sua potenza tutte le cose. Egli ha fatto dal nulla ogni cosa. Anche la creazione squarciò le tenebre, così la risurrezione di Gesù sconfisse definitivamente le tenebre.

Ci deve poter riempire di gioia il sapere che ad ogni calar del sole Gesù si fa luce per i nostri passi,  forza per portare le nostre croci, preghiera al Padre, perché ci guardi sempre come suoi figli all’ iniziare  di ogni giorno.

31 Agosto 2022
+Domenico

Signore Gesù, abbiamo sempre bisogno di te: non ci abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc4, 31-37)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Audio della riflessione

Che la nostra  fede abbia bisogno di essere rigenerata per essere disponibile alle domande degli uomini e delle donne di oggi, è una convinzione di cui ci rendiamo conto anche noi della messa feriale o dell’incontro quotidiano con il vangelo. Le giovani generazioni sono altrove: facciamo fatica a dialogare con loro, a renderle sensibili alla voce dello Spirito … noi che bene o male frequentiamo la chiesa ci vogliamo bene, ma non siamo capaci di aiutare noi stessi e la gente a fare una scelta di fede adatta ai tempi in cui viviamo.  Noi preti siamo mangiati dalla vita ordinaria, dal compito pure necessario di offrire i sacramenti, che spesso giungono su un popolo che forse non li accoglie con fede, ma per tradizione

Ma la cosa che ci sorprende, e anche ci scoraggia, è che la società sta sempre di più  facendo a meno  del cristianesimo, di Dio, della fede, del vangelo e il nostro compito deve essere  quello di rendere i nostri paesi, la gente delle nostre parrocchie di nuovo disponibili per esso, come se lo scoprisse daccapo.

Noi siamo convinti che per capire la vita ci vuole molta intelligenza, molta ricerca, molta pazienza, ma soprattutto occorre avere fede. Non è possibile capire la vita se non abbiamo un punto di vista non nostro, ma regalato che ci aiuta a guardare all’esistenza oltre le nostre forze. L’esistenza umana viene da Dio e se viene da Lui è solo Lui che ce ne può dare la chiave. Abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato.

Se poi in questa ricerca, che è fatta di piccole domande, di crisi inaspettate, di momenti di applicazione dell’intelligenza, di momenti di buio, riusciamo a incontrare qualcuno che ha autorevolezza nell’indicarci la via della vita, allora possiamo sperare di trovare la serenità e la fiducia che ci sono necessarie per continuare a svolgere il nostro lavoro, ad accettare quello che la vita ci offre.

Gesù è colui che parla con autorità. Ai suoi tempi la religione era arrivata a un punto di non ritorno. Occorreva tornare a sperare e la speranza non poteva nascere dalla routine, dalla ripetitività come tante volte pensiamo noi, dal rimpiangere i tempi passati, dal sentito dire. Spesso la nostra testimonianza di cristiani per molta gente dà l’impressione di chi inizia un discorso con “mi dicono di dire”, siamo anche tenaci nelle nostre convinzioni.

Sicuramente molto fedeli, ma senza autorità. L’unica autorità cui ci dobbiamo rifare è quella di Gesù. E lo vediamo davanti a un indemoniato, senza usare formule e scongiuri,  spesso di sapore magico, con cui si tentava ai suoi tempi di liberare gli ossessi. Al demonio non dice per favore lascialo in pace, ma esprime un comando perentorio: taci, esci da quest’uomo! Non ammette discussioni e Satana sopraffatto non osa resistere. Anzi i demoni hanno paura. Gesù parlava con autorità, non vendeva speranze a buon mercato, era lui la speranza; non cercava mediazioni, ma offriva soluzioni. Per chi cerca ragioni di vita questa è l’unica strada possibile e noi con Gesù la possiamo percorrere. Parlare con autorità è il parlare della chiesa, perché parla a nome di Dio, è il parlare del presbitero, è il parlare di chi ha fede e crede al vangelo.

Parlare con autorità significa parlare in modo che chi ti ascolta desideri non tanto argomentare, ma incontrare la persona del Maestro e affidarsi a Lui.

30 Agosto 2022
+Domenico

Sei beato perché non hanno da ricambiarti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Disse poi a colui che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.

Sarà capitato anche a voi talvolta di essere invitati a un pranzo ufficiale, in qualche ambasciata o presso qualche amico importante. Quando si va a tavola l’ospite fa di tutto per non mettere a disagio gli invitati. Prepara allora tanti bigliettini con il nome di ciascun invitato, li colloca al posto giusto e per evitarti di fare il giro del salone a cercarti il posto ti fa un altro biglietto con la pianta grafica della tavola, con una crocetta. Ecco là è il tuo posto.

A parte qualche difficoltà di orientamento, per cui giri e rigiri qualche volta il biglietto, alla fine ci sei. Stai tranquillo, sei al tuo posto, non fai figuracce.

La mensa è un po’ una immagine della vita. Nel Vangelo spesso la tavola è uno dei luoghi in cui Gesù compie tanti gesti decisivi per la sua vita e per il suo insegnamento e soprattutto svela gli atteggiamenti fondamentali del suo regno. Nella vita è importante il posto e sono importanti i compagni di viaggio. “Quando sei invitato a pranzo non andare al primo posto, ma mettiti all’ultimo”. Non è una concessione al galateo, ma un richiamare che il cristiano deve essere come Lui, uno che serve, uno che non ha in se il fondamento del proprio vivere, ma l’ha in Dio. Non si tratta di deprezzare la nostra vita, le nostre qualità, le cose belle che siamo riusciti a fare, ma di avere netta la convinzione che tutto quel che siamo viene da Dio e per questo va messo a disposizione. Tutto ciò che siamo è per grazia, soprattutto l’essere chiamati a responsabilità e autorità nei confronti di altri. Non si tratta di norme di galateo, ma di capire come Dio ci valuta, nel modo opposto al nostro. Lui ha scelto l’ultimo posto, si è fatto servo di tutti e si è umiliato. Suoi amici sono quelli che fanno altrettanto.

“Quando offri un pranzo, non invitare quelli da cui ti aspetti un contraccambio”. Se regali, regala davvero gratis. La tua vita non può essere ridotta a un giro di affari, di scambi, di investimenti, non è il calcolo strategico di vantaggi. La tua vita non può essere un continuo gioco diplomatico di stabilizzazione del tuo benessere. C’è gente che ha fame e non ti inviterà mai a pranzo, c’è gente che è sola e non ti farà mai compagnia, ci sono figli che hanno bisogno di affetto e non te lo restituiranno mai, ci sono giovani che non si sentono di nessuno, che vogliono uscire dalla solitudine e non potranno mai farti crescere in carriera; ci sono anziani che aspettano di morire in un abbraccio e che ti lasceranno solo. “Sarai beato perché non hanno da ricambiarti”. Questa parabola ci guarisce dal gonfiare il nostro  io  per  vivere di Dio. Ci snebbia dai deliri di onnipotenza: l’ umiltà è la nostra verità. I sette verbi del magnificat fanno di Maria un modello umano da imitare. Ha rovesciato i potenti, ha disperso i superbi, ha esaltato gli umili, ha ricolmato gli affamati, ha rimandato i ricchi, ha soccorso, si è ricordato della sua misericordia.

28 Agosto 2022
+Domenico

Non una assicurazione, ma un invito esigente

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 22-24) dal Vangelo del giorno (Lc 13, 22-30)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”.
Disse loro: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Audio (video) della riflessione

Alla fine della vita che ci sarà? Questo uomo o donna che io sono ha un futuro oltre la vita terrena? Siamo destinati a scomparire nel nulla o c’è qualcosa dopo la morte? Sono domande che ogni tanto ci facciamo. Siamo abili a metterci un silenziatore, perchè sono domande imbarazzanti, sia per noi che ci disperiamo di fronte alla morte, sia per la fede che dovremmo dimostrare nei confronti di chi vive con noi. Abbiamo paura del dileggio dei benpensanti, degli ideologi che sanno tutto, che conoscono per filo e per segno anche il nostro futuro, magari si affidano di più agli oroscopi che a qualche uso dell’intelligenza più consono alla dignità umana.

La nostra fede ci dà la certezza che la nostra vita si conclude e continua nella braccia di un Padre, nella fratellanza di un Figlio che ci ha salvati, nella luce e nel fuoco d’amore dello Spirito che non permette alla nostra vita di afflosciarsi su di sé nel nulla e di scomparire.

Una domanda pressappoco uguale alla nostra la ponevano a Gesù i suoi contemporanei. Erano sicuri che ci fosse un futuro, ma non sapevano se la salvezza fosse garantita a tutti. Cercavano forse solo garanzie, quasi che, una volta avuta l’assicurazione, la vita smettesse di essere in salita e la certezza, ottenuta con le nostre fisime, prendesse il posto della verità, dell’amore da vivere ogni giorno. Credevano che si potessero mettere in atto automatismi comodi di salvezza, privilegi per i furbi.

 Chiedono a Gesù se il paradiso è pieno. Certo, se è pieno, perché non ci posso stare anch’io?!; se c’è poca gente allora mi devo accaparrare qualche lasciapassare. Gesù dice papale papale: la porta è sempre stretta. Dio ci salva, ma l’amore è esigente. Non c’è nessun privilegio o raccomandazione su cui contare, non c’è nessun automatismo nell’amore, c’è sempre e solo la disponibilità ad accogliere, l’ardore di una volontà decisa a lasciarsi trasformare, la bellezza di un abbandono nelle braccia di Dio Padre, una fraternità da vivere e mostrare ai poveri: insomma un vangelo da vivere e incarnare.

La porta è stretta non per tirchieria di chi la apre, ma per la crescita  in bontà della coscienza dell’uomo, per l’approfondimento della sua dignità, che è poco meno degli angeli, coronato di onore e grandezza da riconquistare e sempre da implorare.

Per la porta stretta non si fa una selezione di diritti, ma un discernimento di bontà, una scala di amore, una precedenza di santità.  Altrove dice il vangelo: i ladri e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli; quindi nessuno pensi di avere una assicurazione, ma sempre e solo un invito esigente.

E’ bello sapere comunque che là siamo destinati e il paradiso non può essere che traboccante se è costato la morte di Gesù per aprirlo.

21 Agosto 2022
+Domenico

Maria s’è portata lassù un sogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Audio della riflessione

Questa bella paralisi della vita normale, che è il Ferragosto, riesce ancora a farci capire che la festa è una componente essenziale della vita umana, che non siamo delle macchine automatizzate sulla produzione, e noi i cristiani mettiamo al centro del mese del riposo la Madonna. La contempliamo Assunta in cielo nelle braccia di Dio Padre, una creatura fatta di carne e ossa come noi che ha raggiunto la gloria di Dio, è la prima della fila degli uomini e delle donne di questo mondo. E noi ci mettiamo dietro a lei in coda. La testa della fila è già là. Ci arriveremo anche noi.

Maria però s’è portata lassù un sogno: il sogno di un mondo nuovo, di un regno che bisogna sempre osare di immaginare per non perdere la speranza e per non abbassare mai la guardia della nostra vita. E’ il sogno del magnificat. Era sgorgato dall’incontro di Maria ed Elisabetta, le due gestanti che portano in grembo la nuova storia dell’umanità: è un canto, un inno, una sinfonia, una esplosione di lode e gioia.

Da allora ogni giorno nella Chiesa tutti lo cantano sul far della sera: nella pace dei monasteri, nella penombra dei conventi, nelle chiese più antiche dei nostri borghi o più nuove delle periferie delle nostre città; dovunque c’è un prete, magari già assonnato e stanco per il lavoro e la dispersione della giornata o una famiglia che fa della lode della Chiesa il suo ritmo, a sera si recita il Magnificat. Nell’affidare a Dio la storia quotidiana il cristiano non può fare a meno di lasciarsi inondare dai sentimenti di Maria di fronte alla bontà di Dio. Quando Dio interviene nella vita di una persona non si può non esplodere di gioia. Lo è stato per tanti personaggi dell’antico popolo di Israele, lo è stato per il lebbroso che è tornato a ringraziare Gesù per aver avuto non solo la guarigione della lebbra, non solo una pelle e una carne fresca e le mani al posto dei moncherini, ma la salvezza e la nuova innocenza del cuore; lo è stato per il popolo dopo il passaggio del mar Rosso attraverso il cantico di Miriam la sorella di Mosè e non poteva non esplodere nel cuore di Maria.

Ma la cosa che sorprende è che la gioia di Maria non è una dolce ingenuità, magari distaccata dalla storia di ogni giorno, aerea come tanti pensano sia la preghiera, ma è un giudizio netto sulla intera storia dell’uomo. Ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha ricolmato affamati, ha rimandato ricchi, ha soccorso Israele. Sono i sette verbi, non proprio innocui di una visione di mondo, di uno sguardo lucido sulla storia. L’avessimo noi oggi questa capacità di guardare i fatti della nostra vicenda contemporanea con gli occhi di Maria! Oggi che ci si appanna la vista perché vediamo solo superbi, potenti e ricchi vivere sfacciatamente sulla pelle degli affamati e umili, popoli inginocchiati nella fame e umiliati nella loro dignità, non solo ad opera di nemici, ma anche dagli odi degli stessi amici! Quel bimbo che Maria si porta in seno ha già cominciato a riaccendere speranze. Maria aveva sognato un mondo nuovo donato da Dio ai poveri della terra. E’ un mondo capovolto, che nella distrazione del ferragosto possiamo rischiare di dimenticare o di ritenere solo una fantasia. Quel Dio cui Maria si è affidata le ha dimostrato che può cambiare la storia; ha cambiato la sua, ha fatto in Lei cose grandi, non ha distolto lo sguardo dalla sua povertà, anzi proprio quella ha scelto come leva per capovolgere il mondo.

Ebbene, canta Maria, quel Santo, quel Signore è qui. Questo niente che io sono, lo porta e lo consegna alla storia. Non deliravano i nostri profeti, non cantavano ai prigionieri per ingannarli, non ci siamo tenuti in cuore dei sogni come pietose terapie contro la depressione, non abbiamo finto di guardare al cielo perché incapaci di stare su questa terra, le nostre speranze non sono l’oppio dei popoli! Non siamo stati ingenui perché ci siamo affidati a Dio e non al nasdaq o al mibtel o alle armi intelligenti. Dio è salvatore! L’onnipotente fa grandi cose. Il Santo è di parola, non dimentica, se ama, ama per sempre. Non c’è ostinazione o cattiveria umana che fa tornare indietro Dio dalla sua misericordia. Negli occhi velati di pianto per la morte ingiusta e violenta procurata dagli assassini di ogni colore si può sprigionare una luce e la bocca può esprimere un canto.

C’era ancora un nemico da abbattere, l’ultimo, la morte. Gesù l’aveva sconfitto ed era giusto che lo fosse immediatamente anche per Maria. E noi oggi i soliti ingenui impertinenti uomini di speranza, controcorrente, collochiamo nel cuore del massimo divertimento dell’anno, la contemplazione del nostro futuro. Ci divertiamo volentieri, siamo contenti di gustare anche le piccole felicità della vita, ma sappiamo collocare il nostro cuore molto più in alto, oltre.

Perché il mondo dovrebbe restare come prima, ancora pieno di ingiustizie, di soprusi, di inganni, di falsità? Il tempo di riposo che stiamo vivendo può giusto essere un tempo in cui ci mettiamo a sognare un mondo diverso per tutti, in buona compagnia.

15 Agosto 2022
+Domenico

Essere cristiani non è fanatismo, ma nemmeno acqua tiepida: è sempre un fuoco!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.

Audio della riflessione

Eccettuato qualche fanatico, in genere chi imposta la vita secondo una religione si pensa che sia un tipo calmo, tranquillo, uno che sta dalla parte dell’ordine, non offende nessuno,  trattabile, fa parte del sistema insomma …

Non doveva essere proprio così Gesù: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; come vorrei che fosse già acceso” … E io non posso dimenticare che nella mia vita ci fu una domenica di agosto, quella della Giornata mondiale della gioventù dell’anno 2000, quando Papa an Giovanni Paolo II congedava i giovani di Tor Vergata con la parola di Santa Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo!”. Aveva davanti a sé una assemblea gioiosa, festosa, entusiasta, decisa, di due milioni di giovani che aveva chiamato da tutto il mondo, per i quali aveva nella sua vecchiaia un testamento da affidare, un fuoco che gli bruciava dentro e  lo voleva comunicare, quasi un mandato di tutta una vita spesa per l’umanità e soprattutto per i giovani.

Questo fuoco del vangelo, della fede cristiana, di Gesù lo dovete accendere in tutte le strade e gli spazi della vostra vita: allora il cristianesimo non è un tranquillante, non è la codificazione del “politicante corretto”, non è un galateo, non è buonismo …

“Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” … allora è tutta rivoluzione, trasgressione, ribaltamento dell’ordine costituito? Anche nel mondo degli affetti, che è per eccellenza il luogo della “pace”, Gesù entra con forza e porta scompiglio.

Come sempre Gesù non lo si comprende con le nostre semplificazioni ideologiche, stringendolo nei nostri schemi di destra o di sinistra, di restaurazione o di rivoluzione: quando Lui c’è, la sua presenza non si somma, non si confonde, ma determina, cambia, porta a verità, colora, dà sapore, crea anche crisi perché la pace che Lui dona non è frutto di accomodamenti o di falsità … e per accogliere la sua pace, perché questa è il grande dono di Gesù agli uomini, è necessario a volte prendere delle decisioni dolorose.

Spesso sotto la copertura degli affetti anche all’interno della vita di coppia, della vita di famiglia si instaurano rapporti falsi, opprimenti, ingiusti.

Gesù porta alla verità di te stesso, alla verità delle relazioni, per questo porta scompiglio, fuoco che brucia il male, l’ingiustizia, i soprusi.

Gli uomini e le donne che con lui acquistano dignità. E’ un acquisto sempre a caro prezzo.

Chi paga e ha pagato per primo è Lui e il cristiano è un “trasgressivo” che porta su di sé la croce e non la impone mai agli altri.

14 Agosto 2022
+Domenico

Sempre pronti, mai adattati, in una attesa premurosa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-44) dal Vangelo del giorno (Lc 12,32-48)

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
Il Signore rispose: “Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
lavoro.

Audio della riflessione

Essere attenti, svegli, vigili, pronti a intervenire, preparati ad ogni evenienza, sentinelle che al primo allarme sanno scattare e portare aiuto è il compito di tante professioni: vigili del fuoco, protezione civile, medici, operai, addetti ai corpi speciali, militari, guardie del corpo, vigilanze di ogni tipo. Non dipende solo da situazioni di conflitto o di movimenti rivoluzionari, ma dal tipo di organizzazione della società e dalla cura della vita che si diffonde sempre più, forse anche di più degli interessi economici da difendere, per i quali è naturale che chi li possiede si attrezzi.

E’ così anche per la vita spirituale? per l’attenzione alla spiritualità, per la promozione dei valori evangelici, per la cura della dimensione religiosa della vita? C’è una task force che entra in azione, non certo eclatante o rumorosa, che aiuta le persona per uscire da disastri spirituali perniciosi e distruttivi di ogni bontà? Forse no.

 Le cose materiali ci vedono sempre più attenti di quelle spirituali. Gesù però quando parla del Regno, del suo amore e della vita credente ci invita ad essere sempre vigilanti, a vivere in profondità la tensione spirituale, a non farci sorprendere nell’inedia e nell’adattamento al ribasso. Il cristiano deve essere vigile nell’intuire i tratti della presenza di Dio e nel servirne la diffusione.

L’atteggiamento vigile e attento, la cura meticolosa della vita spirituale è un compito importante di chi annuncia il vangelo, del cristiano che ha ricevuto in dono la Parola di Dio, dei presbiteri e di chi ha responsabilità di guida della comunità cristiana. Non avrà mai un atteggiamento di sicurezza, tipica di chi si sente padrone delle cose, ma quello del fedele e saggio amministratore di beni non suoi, da rinnovare e tenere sempre vivi, perchè Gesù è esigente; è comprensivo e buono, ma non si adatta al ribasso.

Il cristiano è uno che non si siede mai se non per ascoltare e contemplare la Parola, allora il suo stare è accogliere il dono di Dio che terrà poi sempre vivo nel cuore della gente, dei suoi compagni di lavoro e di vita, nella sua famiglia, nella sua passione per il regno di Dio diffuso in ogni luogo. Il Signore lo troverà allora sempre fedele a quel cielo che ci aiuta a dare alla terra il suo vero sapore.

7 Agosto 2022
+Domenico

Una finestra da cui guardare a Dio nella sua gloria

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc9, 28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9, 28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.  Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna. Saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti quello che essi profondamente significano è un dono, avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni uomo deve essere capace di fare. Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone. Siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane; a numero di cellulare, a conto in banca, a numero di vaccini fatti, ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa. Certo c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti. E’ una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni. Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone.

E c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe dell’esistenza. E’ reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

6 Agosto 2022
+Domenico

Gesù un giorno prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità. Dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge  e dei profeti, il Santo di Israele. Per quei poveri discepoli è stato uno shock, una esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne volevano più staccare. Questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre di parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci. Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, ritroveranno i passi pesanti del vivere, avranno anche un di più di sofferenza, martirio compreso, ma avranno sempre una finestra da cui contemplare l’eternità.

Non possiamo non ricordare oggi il giorno della morte di san Paolo VI, del suo incontro glorioso con ilo Signore dei suoi sogni e dei suoi insegnamenti appassionati.

Il sudario non ha tasche

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. Poi disse loro una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”.

Video della riflessione

Chi è che ha in mano la nostra vita?

Chi può dire di stare tranquillo perché lui è prudente, scaltro, ha fatto le cose bene e dopo un po’ di fatica può finalmente vivere soddisfatto senza problemi?

  • Il ricco? Forse, ma oggi ci sono troppe tasse, troppi ladri, pure coi guanti bianchi … I
  • l povero? Non ha preoccupazioni, non ha paura dei ladri, ma c’è sempre qualcuno che lo vende per un paio di sandali …
  • L’asceta? Che si è staccato da tutte le preoccupazioni materiali? Ha anche lui le sue crisi e puntualmente si sente inutile.
  • Il verde? Lui ha creato attorno a sé un’isola di benessere, di natura, di aria pura. Ma l’aria e l’acqua qualcuno gliel’avvelena sempre.
  • Il “regolare”? Io ho sempre fatto il mio dovere, non ho mai mentito a nessuno, ho sempre fatto l’onesto … ma hai attorno gente che non bada a niente, ti ammazza per quei quattro soldi che ti trovi in tasca.

Ma allora chi ha in mano la nostra vita?

Avere in mano la vita non significa poter conquistare benessere: le cose, i soldi, gli affetti, le ideologie, gli amici, la casa … non sono una assicurazione!

E’ solo Dio che ha in mano la vita!

Stolto … stanotte, dopo il consiglio di amministrazione in cui hai spostato capitali, hai investito in nuovi mondi, hai contrattato compere fortunate, hai comperato appoggi politici… questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita! Devi lasciare tutto: resti nudo con te stesso, con la tua anima, senza portafoglio, senza libretto degli assegni … ogni bancomat è scaduto, le carte di credito annullate; cento sono già pronti ad occupare il tuo posto, a recitare la commedia dell’immenso dolore, ad affrettare un nuovo assetto, a criticare quello che sei stato. La tua vita riprende il senso definitivo che ha cercato di costruire, se l’ha costruito, altrimenti resta vuota: resta la tua coscienza ricca di quei momenti di forza che si è data in quel dialogo personalissimo con Dio, lontano da ogni telecamera che giorno per giorno ti sei mantenuto. Quel Dio della cui presenza ogni giorno vivevi e a cui facevi posto nella tua vita, te lo ritrovi in pienezza …

… ma quello “Stolto!” con cui Dio ti avvisa esige però che tu rimetta in discussione tutto te stesso: la tua coscienza non è stata sempre in dialogo personale con Dio, se l’hai venduta trovi il vuoto!

Papa Francesco dice spesso che non ha mai visto ditte di autotrasporti dietro un funerale e che il sudario, il vestito dei morti, non ha tasche …

31 Luglio 2022
+Domenico