Sempre troppo passivi nella vita, ma potremmo almeno essere in ricerca umile come i magi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Audio della riflessione

Non vi sembra che  come cristiani ci sentiamo di vivere una sorta di estraneità al mondo di oggi? La religione cristiana sembra che non sia mai al suo posto, a volte sembra che sia troppo severe nell’esigere, a volte sembra che chieda troppo poco e annacqui il senso vero della vita cristiana, tanto che molti si domandano: “A che serve la Chiesa? non possiamo farne tranquillamente a meno?”.

Siamo estranei alle donne e agli uomini del nostro tempo, ma forse noi cristiani siamo estranei anche a noi stessi. I più interessati si costruiscono esperienze private di vita credente alla ricerca di una spiritualità che nella chiesa non si trova, convinti di aver inventato il vero cristianesimo o di aver trovato loro le risposte al mistero della vita. Per moltissimi invece tanta parte del nostro patrimonio cristiano non è conosciuto; non parliamo del latino, della liturgia, dei canti tradizionali, ma anche dell’essenza della vita credente, del vangelo, di Gesù Cristo, del Natale, della Risurrezione, della fede nella vita futura.

Potremmo disinteressarci, ma la vita ti arriva addosso con le sue domande, con i suoi dubbi lancinanti, con le sue sofferenze e dolori insopportabili e ti fa nascere interrogativi spesso senza risposta. Che senso ha? Che vita è? A che vale lavorare tanto per poi lasciarci scippare la vita da un incidente, da una pasticca?

La vicenda dei magi che abbiamo al centro della nostra riflessione di oggi può darci una qualche illuminazione per vivere e trapassare questa estraneità.

I magi sono presentati come personaggi molto singolari nella vicenda di Gesù. Sono proprio estranei al mondo di quel bambino di Betlemme. Avvistano nel cielo stellato un astro che li mette in moto, li fa uscire dal loro habitat naturale in cui stanno bene e si sentono sicuri e riveriti e rischiano i loro passi verso una terra straniera. Corrono il rischio di una scelta. Da uomini di prestigio e potenti si trasformano in ricercatori. Abbandonano le loro sicurezze e comodità, ricchezze e gloria e si fanno indicare il passo da quella stella. E’ la loro guida.

Solo che poi arrivati a Gerusalemme non appare più e sono costretti e chiamati a un ulteriore rischio, a passare da sapienti, da gente che conosce le stelle a dubbiosi, a profani che debbono interrogare altri sulla direzione del loro cammino, da perspicaci scrutatori del cielo a stupiti uditori di profezie antiche di Israele che segnalano le vie della terra. Alla loro mentalità scientifica queste parole dei sacerdoti sono sicuramente sembrate molto strane, molto provocatorie, ridicole forse. Quel segno del cielo che indicava il re può mai essere un bambino che nasce in un piccolo villaggio? Ma chi sono i loro interlocutori? Con chi si devono confrontare?

Trovano dei sacerdoti che sanno leggere profezie, ma dimostrano di non cercare più niente, trovano un re che sembra interessarsi solo per correttezza diplomatica a quel che dicono, piuttosto distaccato: “fatemi sapere se mai trovate qualcosa”. Come è possibile tutto ciò? Stranieri che hanno fatto un lungo cammino e gente che dice una profezia che potrebbe essere avvalorata dalla loro presenza straordinaria di scienziati – re e stanno solo a guardare?! Da spettatori solo incuriositi. Qui c’è una grandezza di evento straordinario e questi? Assolutamente estranei, freddi, indifferenti, senza nerbo. Carissimi non vi pare che noi siamo quell’Erode e quei sacerdoti? Noi i preti, ma anche voi fedeli.

Ma i magi senza particolare titubanza proseguono la ricerca con passo sereno e sicuro e trovano il bambino e di fronte al neonato e alla madre si prostrano, piegandosi su se stessi diventano piccoli e indifesi, perciò aperti ad accogliere chi sta dinnanzi. Lo adorano, si vogliono lasciar riempire dalla sua presenza, dall’aura che emana dalla sua semplicità, dalla sua umanità, dal suo pianto e dal suo sorriso e si apre lo spazio per il dono: tre regali carichi di  profondi significati, attraverso cui esprimono il riconoscimento a un bambino singolare, destinato ad avvicinare il cielo e la terra nel suo corpo al quale la mirra, preannuncia un ministero di amore sofferto.

Ora possono tornare a casa, ma seguono ancora un sogno che indica loro di passare da un’altra via, si fidano del sogno e possono tornare alla loro patria, al paese che, dopo che hanno incontrato Gesù, loro appartiene e non più a un vago Oriente.

Si sono estraniati da se stessi, perché avevano deciso di partire, di lasciare il noto per l’ignoto, si sono sentiti  estranei nella franchezza e nell’umiltà di chiedere umilmente informazioni a gente straniera nel momento della difficoltà, estranei nel riconoscere nel bambino il futuro di una grande promessa, estranei nell’accogliere la voce che parla di notte, la voce del sogno.

Questi magi hanno da insegnare al nostro mondo cristiano spaesato un percorso di saggezza e di nuova bontà. E’ necessario anche per noi un viaggio incontro a questo mondo straniero alla fede cristiana che pure la ospita con tante tradizioni, simboli, riti, elementi culturali.

Non dobbiamo aver paura di prendere le distanze da noi stessi, dalle nostre sicurezze, dal nostro stile, da un certo nostro linguaggio, dalla nostra organizzazione per viaggiare di più dentro il cuore del nostro tempo. La maggioranza di noi adulti ha ricevuto le risposte della fede senza farsi le domande. Molti uomini di oggi si fanno le domande e non trovano risposte, perché noi siamo barricati nelle nostre certezze,  che non sempre sono la verità, ma le incrostazioni del nostro egoismo comodo e strafottente. Abbiamo da cogliere la sfida di un confronto aperto.

Certo incontreremo anche noi sapienti che stanno a profetizzare nel caldo dei loro palazzi e re che governano il mondo a parole e belle intenzioni che si trasformano in guerre e oppressioni, ma troveremo anche un inedito coraggio nell’accogliere il Vangelo, a confessare con verità che non siamo mai stati veramente cristiani e ad assumere l’atteggiamento adorante nei confronti di questo Dio che si fa uomo, su fa povero, si fa barbone e indigente, immigrato e perdente.

Ci sarà data in regalo la possibilità di ascoltare la  Parola di Gesù, la freschezza della sua vita e la gioia sarà grande e ripagherà le fatiche di ogni ricerca.

6 Gennaio 2023
+Domenico

La santa Famiglia è costretta ad emigrare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Audio della riflessione

Teniamo fisso ancora lo sguardo sul presepio, anche se è tutto pronto per i botti di domani notte, per concludere un altro anno, stavolta pure di guerra.

Se per presepio intendiamo quella bella atmosfera serena con musiche, canti, bei sentimenti, regali, dolci segni di affetto, di cui nessuno si deve vergognare, Giuseppe e Maria sono stati costretti a disfarlo subito: hanno – per così dire – inscatolato subito stelle e statue per fuggire.

Giuseppe che aveva espresso il massimo di docilità al piano esigente di Dio, sapeva che la strada imboccata era in salita: una decisione drammatica di pensare an una sua famiglia in maniera del tutto inaspettata, una nascita del figlio in un mare di  difficoltà, scardinato dal suo paese in una concentrazione di povertà in quell’anfratto per pastori, che a casa sua sarebbe stata meno ossessiva: povertà ancora, ma più vivibile.

E ora la fuga: indesiderato, ricercato, scomodo, fragile, indifeso e pericoloso.

È la prima pagina di diario che Giuseppe deve scrivere di Gesù: è l’atmosfera che caratterizza la festa per il suo figlio primogenito al ritorno della madre dalla clinica – diremmo noi.

Si deve fuggire … e Giuseppe, il capofamiglia, docile, forte si assume le sue responsabilità: emigra; non prende una carretta del mare, ma affronta un mare di sabbia.

Sarà sempre un immigrato, uno in fuga per poter vivere; il suo percorso è contrario a quelli di oggi, ma sempre un immigrato sarà! Anche questa esperienza Gesù non si è risparmiato nel farsi uomo … e noi non l’abbiamo ancora capita con i nostri facili respingimenti! Non può non farci pensare a quei bambini morti nel deserto con le loro madri per fuggire da altri Erodi – sempre purtroppo presenti sulla faccia della terra

Ormai sono una famiglia: in Gesù resteranno indelebili la dedizione del papà Giuseppe, la sua cura, il suo cuore in tumulto, la sua obbedienza al piano di Dio; lo preparano al suo deserto, al suo orto del Getsemani, al suo abbandono nelle braccia del Padre.

Anche Gesù ha avuto una famiglia che gli ha segnato la vita e gli ha dato la forza di spendersi fino alla morte.

Giuseppe e Maria hanno preparato e custodito un immigrato per salvare il mondo.

30 Dicembre 2022
+Domenico

L’avvoltoio con i suoi artigli cala sul presepio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

Audio della riflessione

Capita a tutti che nel bello di una festa il diavolo ci metta la coda: abbiamo in mente un abito nuovo con uno strappo devastante nel momento più importante di una cerimonia, o un vestito bianco con una macchia orribile che lo rende inservibile … un momento di grande ridere e un fatto improvviso che ti spegne il riso in bocca.

Spesso però è una disgrazia che chi ti scombina una vita serena, una offesa che cambia in veleno un rapporto d’amore.

Il candore del Natale oggi è investito da una macchia di sangue, la serenità del presepio è distrutta da un grido di terrore, la dolcissima intimità di una nascita è sconvolta da urla di dolore: non sono più pastori quelli che popolano il presepio, ma soldati efferati che uccidono e dilaniano.

La vita di Gesù è già in salita sin dagli primi giorni: Maria e Giuseppe devono fuggire, l’avvoltoio dispiega le sue ali pronte a calare i suoi artigli su vite innocenti. E’ Erode che si è sentito ingannato dai Magi, che sono tornati alle loro terre per un’altra strada: avevano adorato il bambino, non potevano più vendersi a Erode, volevano dare un altro segno alla loro vita; avevano cercato, avevano viaggiato, si erano messi in discussione, avevano finalmente trovato la meta in Gesù e non potevano ritornare alla vita di prima.

È esperienza purtroppo frequente in molte nostre vite, quella di non lasciarci cambiare da niente, di far passare come acqua sulla pietra tante belle esperienze che ci potrebbero dare un altro tono.

Mi viene in mente quel milione di giovani che all’inizio del pontificato di papa Benedetto, alla sua prima Giornata Mondiale della Gioventù sulle orme dei re Magi sono andati a Colonia, nota per la venerazione ai santi Magi, per seguire una nuova stella, per farsi additare la strada della vita.

Tutti si sono detti che avrebbero dovuto tornare da un’altra strada: sapevano tutti che al loro ritorno erano appostati tanti Erode pronti a cancellare l’esperienza di Dio che avevano fatto.

Così capitò al tempo di Gesù: Erode, noto per le sue efferatezze, fece ammazzare tutti i bambini al di sotto di due anni nati in quella regione: la strage degli innocenti, che oggi la comunità cristiana ricorda.

Gesù diventa segno di contraddizione: è venuto per salvare l’uomo e qualcuno comincia a usarlo come pretesto per i suoi disegni criminali.

Il dramma del dolore innocente ci opprime da quando Caino uccise Abele: è il mistero del male che si abbatterà anche su Gesù. Lui innocente verrà messo a morte. Ma Dio cambierà presto questa morte in vita!

Non riusciamo a capire perché un innocente deve soffrire, la nostra fede è messa a dura prova: solo la speranza aperta dalla risurrezione ce ne scioglierà l’enigma.

28 Dicembre 2022
+Domenico

Stefano: un giovane martire

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Audio della riflessione

Stefano è un giovane che viene conquistato dalla vita di Gesù, dal nuovo modo di vivere degli apostoli, dopo i giorni tristi dello smarrimento e per qualcuno del tradimento, dopo la invasione dello Spirito, mandato da Gesù stesso a presidiare nella coscienza delle persone e nella vita della primitiva comunità cristiana, la figura, la presenza, l’intimità di Gesù.

Nella chiesa primitiva è un momento molto delicato: si tratta di passare dall’esperienza della liberazione a uno stato di libertà, dalla gioia di … non sentirsi più addosso il peso del tradimento, dello smacco, del peccato alla costruzione di una nuova vita in libertà.

Un conto è essere liberati, un altro è vivere da liberi: riorganizzare la propria vita, i sentimenti, gli affetti, le decisioni da persone responsabili e nuove.

Ecco, Santo Stefano vive questa bella esperienza: sta passando dal vecchio testamento, dalla religione del tempio alla religione del crocifisso risorto; ha in mente le dure parole che aveva usato Gesù per far prendere coscienza a chi lo vuol seguire che la strada è in salita.

Erano una sferzata al nostro perbenismo, al politicamente corretto: “Sarete trascinati davanti a governatori e re a causa mia, odiati da tutti a causa del mio nome”. Gesù non blandisce mai, non è mai accomodante … dice al cristiano “di che morte deve morire”, se lo vuol seguire.

Le nostre atmosfere allora si rarefanno, i nostri sentimentalismi non reggono, la vita appare tutta nella sua verità.

Se Gesù è accolto da un cuore che ama, sprigionerà forza impensabile: “Non vi preoccupate di come o cosa dovete dire. Io vi darò bocca e sapienza. Non resterete smarriti nelle prove della vita, non vi lascerò soli, non vi capiterà mai di sentirvi abbandonati. Io sarò sempre con voi, una presenza intima, forte, sicura. una difesa attiva: Io sarò spirito di fortezza dentro di voi. La vostra bocca esprimerà una sapienza irresistibile, capace di vincere il male”.

Gesù crocifisso, pure contemplato indifeso, mobilita una forza impensabile nella nostra esistenza: è la forza non della disperazione ma della speranza.

E Stefano con questa forza dentro affronta tutte le difficoltà della nuova vita: è convinto dentro, non lo ferma nessuno, sa perdonare come il maestro; lo Spirito è all’opera per definire nella vita di Stefano i lineamenti della figura di Gesù.

C’è anche un giovane dottore della legge che partecipa al suo martirio: non è ancora molto convinto della pericolosità di questi giovani che si lasciano uccidere e esprimono amore, e sta ancora a guardare: è il giovane studente Saulo.

L’atteggiamento di Stefano gli fa montare dentro rabbia, anziché ammirazione: “Così occorrerebbe ammazzare tutti quelli che vanno contro le nostre tradizioni!”.

Per ora tiene solo i mantelli di quelli che lapidano Stefano … presto sarà lui che andrà a tirar fuori dalle case questi pericolosi cristiani, aveva forze per trascinare tutti anche se era dalla parte sbagliata; finché Dio lo chiamerà a miglior causa a mettere tutta la sua energia, la sua vita al servizio di Gesù.

Quanti giovani hanno energie in corpo da vendere che andrebbero spese per una miglior causa! Se mi permettete di dirvi un tormento che vivo in questi tempi: sento nascere dentro di me tanta “rabbia” per i tanti giovani che vedo buttar via energie enormi che potrebbero dare un volto nuovo, più bello alla nostra società e invece abboccano alle cose più insulse inventate apposta per tenerli in apnea.

E’ sempre meglio guardare il “grande fratello” che prendere coscienza del nostro futuro: lascia che prendano qualche bustina, qualche spinello così resteranno addormentati per tutta la vita!

Stefano sicuramente non è così: la droga del lasciar correre, dello stare a guardare come va a finire, non è certo la sua e con coraggio si decide da che parte stare: dalla parte del Verbo di Dio fatto carne, di questa Parola definitiva che è venuta tra noi.

26 Dicembre 2022
+Domenico

Un uomo semplice: Giuseppe, come tutti noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Audio della riflessione

Ogni uomo ha progetti di vita … per un po’ di tempo, quando è ragazzo, sogna,  li confonde con le veline della Tv, con le figure eroiche dello schermo, con gli atleti di uno sport, con le professioni patinate … poi un po’ alla volta si costruisce ideali concreti: mette in fila allenamenti, studi, ricerche, sforzi per dare corpo ai sogni, gambe e cingoli alle sue aspirazioni.

Immagino Giuseppe – San Giuseppe – un giovane così: un lavoratore, un carpentiere – come dice il Vangelo – un giovane che accetta la vita, la vede come un campo di prova e una occasione di felicità semplice e autentica … e dentro questo suo progetto ci sta l’amore; ci sta il desiderio di donare il cuore a una ragazza, di affrontare con lei le sfide della vita, le semplici gioie di uno sguardo negli occhi, di un tenero affetto nei corpi, di fare una famiglia insomma, di spendere i suoi sentimenti nella storia di un amore pulito, nella intimità di una casa … e incontra la ragazza del cuore, e comincia a dare concretezza ai sogni.

La ragazza è Maria: decide di sposarla … ogni popolo ha le sue usanze, i rapporti con i genitori da curare, le tradizioni che accompagnano il nascere di una famiglia. Non sono fatti esclusivamente personali gli affetti accolti e donati per costruire una famiglia, sono parte integrante della vita di una comunità, dell’intreccio di relazioni delle famiglie: Eè sempre un gioco tra interiorità e intimità da una parte e comunità e società dall’altra.

Proprio in questo tempo bello e progettuale Giuseppe vede che Maria si porta un segreto che lo sconvolge: aspetta un bambino e non è il suo.

La sua umanità tesa al progetto, alla realizzazione del sogno della sua vita ha un appannamento: non vede più chiaro, si sente scavalcato da qualcosa che subito immagina di grande. Non si adatta all’interpretazione più banale, ma scava nella sua storia di amore con Dio e di amore di Dio verso il suo popolo la ricerca di una risposta.

Affida alla sua fede e non ai suoi risentimenti o alle interpretazioni facili e denigratorie in cerca di una magra consolazione … affida la domanda lancinante: “che vuole Dio da me?  Il mio bel progetto non è il suo. C’è qualcosa d’altro”.

Ferma allora la sua storia, offre a Maria il massimo rispetto e dignità di scelta: la vuol rimandare nel segreto. Tutto deve rimanere nella coscienza pulita sua e nella storia inaspettata, ma sicuramente scritta in Dio che sta vivendo Maria, tanto la stima e le vuole bene! Ferma allora i suoi sogni e ne aspetta altri … e Dio vede la sua forte fede e gli svela il segreto: “Non temere Giuseppe: sei proprio un giusto, non avevo alcun dubbio sulla tua integrità. Ti affido Maria, si porta in grembo il Figlio di Dio, la sorgente di quell’amore che riempie la tua vita, quella di Maria e quella del mondo”.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

18 Dicembre 2022
+Domenico

L’incarnazione: le nostre vite danno la carne a Cristo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,11-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Audio della riflessione

Quello che sempre ci sorprende, che ha dell’inverosimile, che ci scomoda nella nostra religiosità spesso superficiale è accettare che Dio, l’Assoluto, quell’essere che immaginiamo ci sia, ma che non vediamo, che non cade sotto i nostri microscopi o raggi X, sotto i nostri rivelatori anche intelligentissimi, ecco, quell’essere che ha creato cielo e terra abbia deciso di farsi uomo, di mescolare la sua vita alla nostra. Questo ha significato che Dio prendendo una carne umana si inscrivesse nel tessuto delle nostre relazioni, prendendo un volto entrasse nel giro delle nostre somiglianze.

Quando nasce un bambino in casa si scruta il suo volto e più tardi il suo modo di fare, di camminare, di reagire, per vederne i lineamenti e collegarli a quelli del papà, della mamma, degli zii, dei nonni, dei parenti: ogni bambino che nasce fa parte di un popolo, di una storia, della caratterizzazione somatica di una razza, ha un colore della pelle, la configurazione precisa di una etnia.

Ebbene anche Dio, entrando nella storia ha preso i lineamenti di un popolo, ha mescolato nel suo sangue e nei suoi lineamenti, nel suo carattere e nei suoi sentimenti, i tratti del popolo di cui è venuto a far parte.

Il Vangelo di Matteo, ci offre un genealogia: una successione di nomi che fanno risalire Gesù ai capostipiti del suo popolo, del popolo ebreo. In questa linea, in questo albero genealogico ci stanno buoni e cattivi, santi e peccatori, nobili e plebei, figli buoni e figli degeneri.

Questa carne e questo sangue ha voluto prendere, questi caratteri e queste doti, queste qualità e questi difetti: Gesù non è un mito, non è una idea, non è un extraterrestre, ma un uomo impastato di storia e di conquiste, di disfatte e di progressi come noi … e anche oggi nella sua venuta non disdegna di prendere su di sé i caratteri e le tensioni della nostra umanità, le nostre sofferenze e malattie, il peso delle nostre colpe e del cattivo uso della nostra libertà: è per questo che sentiamo il Natale come qualcosa di intimo, di personale.

E’ vero Gesù assume i nostri lineamenti, perché noi copiamo in maniera originale nella nostra vita i suoi, perché abbiamo davanti agli occhi sempre una umanità nuova come l’ha rifatta Lui, senza peccato.

C’è speranza allora in questa nostra umanità: non siamo alla deriva, ma a una sorgente di vita nuova.

Vieni Gesù, ti aspettiamo!

17 Dicembre 2022
+Domenico

Di fronte a Dio con amore e mai autocentrati o orgogliosi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 28-32)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione

È possibile impostare tutta una vita in una direzione, costruirsi una personalità forte, una identità ben definita … ed accorgersi di aver sbagliato tutto? Non si tratta di essere incerti sul chi diventare, o lasciarsi ingannare da ogni frusciar di vento, ma di percepire che la bontà sta da tutt’altra parte, che i nostri sogni di altruismo sono sempre stati un egoismo truccato.

Ti dicevano: “devi essere tutto d’un pezzo, non devi ondeggiare come una canna, ti devi fare delle convinzioni…”; hai lavorato per una vita in questa direzione, ma oggi sei di fronte a qualcosa di nuovo, che non avevi mai calcolato: scopri un lato oscuro di te che ti ha sempre dominato e ti ha chiuso nelle tue abitudini.

È quello che capitava a molta gente che incontrava Gesù: erano sicuri di sé … “noi non siamo mai stati schiavi di niente e di nessuno!”; sapevano distinguere tra una persona per bene e un ladro, tra una donna di strada e una buona moglie, tra chi osserva la legge e chi fa l’irregolare a vita … anzi andavano da lui per avere conferma: “Se lapidiamo questa donna notoriamente  adultera non è forse un’opera buona che aiuta i nostri figli a crescere bene? Se facciamo rispettare il sabato non è meritorio di fronte a questo lassismo e utilitarismo imperante? Se stiamo qui davanti all’altare facendo offerte e guardandoti negli occhi non è sempre meglio che nascondersi dietro le colonne come è giusto che facciano quelli che si devono vergognare della loro mala esistenza?”. Insomma, non siamo proprio da buttare: non siamo perfetti, ma c’è una bella differenza tra noi e le prostitute e i pubblicani che fanno i soldi sulla povera gente e disprezzano il nostro popolo d’Israele, facendo gli interessi degli occupanti romani

Ma Gesù va più in profondità: “Sì, avete dato alla vostra vita qualche bella regola, ma l’amore è qualcosa di più; vi fate paladini dell’ordine, ma vi si è seccato il cuore; sembra che mi diciate di sì, ma alla fine il centro siete voi. I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli: questi almeno capiscono di sbagliare e si pentono, voi annegate nel vostro orgoglio, non sapete dire: “ho proprio sbagliato tutto! mi affido a te”. A mala pena lasciate cadere le pietre dalle vostre mani, perché non è politicamente corretto lapidare, ma non avete il coraggio di ammettere che avete bisogno di cambiare”.

Vivere l’avvento … è prepararsi ad adorare quel gracile bambino che sta con la madre in una stalla, e significa capovolgere le nostre impostazioni di vita che troppo spesso poggiano sul nostro io, e nello stesso tempo metterci sempre davanti a Lui, a Gesù, in preghiera, uscendo dalle nostre fragili sicurezze.

13 Dicembre 2022
+Domenico

Viene presto il momento di  deciderci che fare della nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 23-27)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

 
In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Audio della riflessione

Siamo stati abituati a riflettere, a non essere impulsivi, a pensare bene che cosa dire e fare, farci dei piani concreti di azione, di studio, di applicazione delle nostre qualità e, prima o poi, ci si deve decidere sempre con fatica, ma anche con risolutezza.

Anche Gesù decide un giorno di uscire allo scoperto nella sua azione di annuncio del regno di Dio: parla come uno che ha autorità, mentre i dottori della legge non tralasciavano mai di trovare il fondamento del loro dire nella legge, o nei profeti e nella tradizione.

Gesù non cerca appoggi di nessun genere: la sua parola aveva l’autorità in se stessa… “Avete inteso che fu detto agli antichi, ma io vi dico”… non solo diceva, ma la sua stessa condotta era decisamente decisa e autorevole.

Lo era stato nell’ingresso a Gerusalemme, lo aveva dimostrato mandando all’aria le bancarelle del tempio e la struttura di valore delle offerte … insomma le sue pretese messianiche non erano un modo di dire, ma una azione decisa. Escono allo scoperto allora anche gli scribi e i farisei e gli impongono di giustificare i suoi comportamenti.

Gesù, che non è l’ultimo arrivato, incosciente e velleitario, nello stile rabbinico delle discussioni fa una domanda per arrivare a una risposta vera e impegnativa: non li interroga sulla loro  dottrina, chiede solo che cosa pensano di Giovanni il Battista, che pure non era tenero sui limiti e i tradimenti della pietà ufficiale del tempio. Li vuol provocare su Giovanni per riuscire a far loro capire che se non sono capaci di cogliere chi è Giovanni, uscendo dalle loro certezze indiscusse e comode, non sapranno nemmeno dare un giudizio secondo verità su Gesù.

Giovanni era un profeta, e più che profeta, e se questo fu Giovanni, Gesù chi doveva essere? Il suo silenzio è stato più eloquente che un discorso brillante! Gesù non rivela il mistero della sua persona a chi lo ha già incasellato in anticipo nella sua sicumera ipocrita e super intelligente, come dirà in seguito: egli si farà conoscere solo ai piccoli.

A noi, in questo avvento, l’impegno di rivedere i nostri giudizi su tutti coloro che vivono con noi, i nostri collaboratori, gli stessi che ci contraddicono, per radicarci in una apertura a tutto campo sulle ispirazioni dello Spirito Santo che lavora in noi e nel mondo ed è l’unico che ci può predisporre a ricevere Gesù nella sua liberante e confortante verità; ci aiuta aprire la strada nella nostra vita e nella vita della società alla verità e la giustizia di Gesù; ci aiuta a leggere nella nostra storia i segni della sua novità e ci predispone a servirla e incarnarla.

La Madonna di Guadalupe – che oggi ricordiamo – ce ne dia la forza e la generosità dell’impegno.

12 Dicembre 2022
+Domenico

Beato chi non si scandalizza di me

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 2-11)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Audio della riflessione

Si aspetta tante volte qualche novità, poi quando viene non la riconosciamo. Abbiamo cercato dovunque un segno di cambiamento, di futuro, di speranza e quando questa si realizza abbiamo gli occhi e la mente talmente adattati che non riusciamo a stupirci di quello che capita e si porta dentro semi di futuro. Così stava vivendo la gente al tempo di Giovanni il Battista, così si erano adattati i suoi discepoli.. Avevano vissuto per anni con lui il precursore, proprio perché aveva dedicato la vita a preparare il futuro, e quando si presenta Gesù non se ne accorgono.

Vi state ad aspettare una novità per la vostra vita e quando si dà a vedere dite che non è quella. Ma se è una novità con che criterio la aspettate? Voi vi aspettate il già visto, una mano di vernice, un restauro fedele, la ricerca insomma di conferme di quello che già fate.

Giovanni era un uomo tutto d’un pezzo, li apostrofava senza tanti complimenti, sapeva indicare la vera strada della vita, faceva nascere nel cuore dei semplici la consapevolezza di un regno imminente, ma loro non riescono a passare dalla parte di Gesù perchè non se l’aspettavano così. Giovanni non era stato tenero, li aveva abituati a prevedere una comparsa del messia piuttosto minacciosa.

“Razza di vipere! Sepolcri imbiancati! Sulle vostre sicurezze è già levata una scure impietosa. C’è un vento al cui confronto la bora più violenta pare una brezza, tanto vi scompiglierà i vostri comodi tatticismi…

Invece è talmente nuovo Gesù quando arriva, che anche Giovanni resta interdetto. Aveva profetizzato il nuovo e anche lui l’ha trovato sconvolgente, imprevedibile, oltre i suoi pur profetici schemi. Sei tu quello che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro?

Vivere la vita cristiana è allenarsi ad aspettare il nuovo, a bruciare i vecchi cassetti in cui collocheremo anche quest’anno Gesù; è mettersi di fronte all’imprevedibile e costringere la ragione, la vita, le cose, i nostri programmi, i piccoli e grandi progetti a lasciarsi ribaltare. Come fa l’amore, del resto.

Aspettare Gesù è non scandalizzarsi del cambiamento, è staccarsi dalle certezze delle frasi rassicuranti che gelano ogni novità: ai miei tempi, abbiamo sempre fatto così, vogliamo solo stare in pace. Gesù invece proprio vuole che la pace sia un dono nuovo e travolgente, una dimensione della vita capace di sconvolgere le false sicurezze del quotidiano da routine. Aspettare è vedere nella vita un Dio che non ci abbandona mai, ma che ci sorprende sempre..

11 Dicembre 2022
+Domenico

Attendere è affidarsi a un annuncio di speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 10-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

L’attesa si fa sempre più intensa, come lo è per gli eventi che ci interessano e che attendiamo a mano a mano che si avvicina la data, il momento magico.

Il popolo d’Israele attende il Messia, ma sa che c’è un profeta che scandisce la sua attesa: Elia; è un personaggio che incarna la presenza di Dio, che fa da ponte tra terra e cielo, che ogni ebreo vedeva come una sicurezza nei tempi difficili. Lui è il padre dei profeti, colui che è stato rapito in cielo e che quindi deve sempre venire a togliere le tenebre della terra, ad annunciare la venuta definitiva di Dio.

Elia sarà accanto a Mosè nell’episodio della Trasfigurazione di Gesù: la gente penserà che Gesù in croce invochi proprio lui per esprimere la grande attesa di Dio.

Giovanni il Battista è questo Elia che ora si fa presente nella vita della gente e prepara la venuta di Gesù.

Elia, il Battista, Gesù passano tutti per la sofferenza … per dire al mondo di non attardarsi e ripiegarsi su di sé, per togliere ai malvagi il potere di sottoporre gli uomini al loro mondo marcio.

Elia ha combattuto contro i falsi profeti che ingannavano la gente con i loro riti magici; c’è sempre qualcuno che approfitta del dolore altrui, che fa soldi sulle speranze dei poveri … elia invece condivide la loro povertà e miseria e si affida alla potenza di Dio: viene costretto a partire, a nascondersi, a evitare le rotte dei potenti, a vagare nel deserto … ma Dio non lo abbandona!

Così è anche Giovanni il Battista, predica … a tutti, aiuta la gente ad alzare lo sguardo, va nel deserto e Gesù lo assomiglia proprio ad Elia.

Attendere è affidarsi a un annuncio di speranza, e saper affrontare la sofferenza perchè nasca il bene. E’ la legge della vita cristiana: non c’è bontà senza sofferenza, non c’è esplosione di gioia che non sia stata guadagnata con il sacrificio della propria vita.

E’ l’ultimo della fila dei profeti, il grande che porta la Parola di Dio, Dio lui stesso, è Gesù, la parola definitiva, ma anche Lui avrà la stessa sorte dei profeti che lo hanno preceduto.

Alla fine, alle domande “chi dite che io sia?” la gente risponde: “Chi dice che tu sia Elia o uno dei profeti”. E’ proprio vero: in questa scia di testimoni, di annunciatori della presenza di Dio, Gesù si erge come unico e definitivo, perché è Lui il vangelo stesso, Gesù Cristo, la sorpresa di un Dio con noi, l’Emmanuele.

10 Dicembre 2022
+Domenico