Decisi, dedicati, grati e abbandonati nelle mani di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 16-19)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Audio della riflessione

Quando non vogliamo cambiare sono buone tutte le scuse: troviamo mille motivi per fare tutto e il contrario di tutto … non ci appaga una cosa, vogliamo il contrario, poi quando è a portata di mano non ci va bene neanche quello …

Gesù bollava senza  mezze misure questo atteggiamento: “Vi abbiamo chiesto di ballare e non avete ballato, di cantare e non avete cantato. Giovanni non vi andava perché era troppo severo, di me dite che sono un crapulone e un ubriacone. Ma … una buona volta vi decidete? L’invito alla penitenza non vi dice niente, l’invito alla festa nemmeno. Volete stare sempre nel vostro grigiore, nell’acqua né calda né fredda. La vostra esistenza ha un guizzo di  vitalità oppure va avanti sempre nella noia?”.

Sapersi decidere per qualcosa, ma soprattutto per qualcuno è assolutamente necessario … invece abbiamo imparato di più l’arte del tenere il piede in due scarpe, di tenerci sempre delle riserve – insomma – perché non siamo sicuri di far bene.

Per ora stiamo assieme, poi si vedrà … e passano gli anni più belli della vita, sempre con una riserva che tarpa le ali, che non ti permette di generare vita, di costruire futuro per te e per altri: Sei contento, ma temi sempre che la fortuna si giri e quindi pensi a qualcosa … a come salvarti, a come cambiare.

Quanto invece è più bella la vita di chi rischia, di chi si butta, di chi mette tutta la sua speranza in qualcosa o qualcuno di grande: chi forma una famiglia ha questa capacità di decisione e questa si trasforma in grande forza in tante situazioni.

Si domanderà qualche volta chi glielo ha fatto fare, ma la forza della scelta gli permetterà di riscoprire l’incandescenza degli inizi, del momento della decisione.

I dubbi di qualche momento non riusciranno mai a cancellare la bellezza fondamentale di un dono senza riserve: la riserva per natura sua è infelicità, dubbio, paura, apprensione, talvolta inganno e furbizia, ma sempre sicuramente contro di … se stessi … per questo Gesù nel Vangelo continua a forzare verso scelte decise della sua persona, della speranza che Lui è, dell’amore che mette a disposizione.

Il Regno dei cieli non è per i pappamolle o per gli indolenti, ma è per chi usa la violenza della mitezza, della generosità, per chi con una forza interiore che nessuno può fermare: sa mettere a disposizione tutto, senza crearsi vie di uscita rassicuranti.

9 Dicembre 2022
+Domenico

Qui da me c’è sempre posto per te

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

L’esperienza del vivere è spesso faticosa: non solo per le malattie, le disavventure, le disgrazie, ma anche per il suo corso normale … ogni giorno devi caricarti il tuo fardello e portarlo: hai una casa, una famiglia e devi esserne sempre responsabile; hai intrapreso una strada di studio e devi portarla a termine … tante volte sei tentato di lasciare tutto, spesso, soprattutto quando ti rimorde la coscienza perché ti sei comportato male, trovi ancora più difficile costruirti motivazioni per continuare … altre volte ti senti solo, sei circondato da persone che ti dicono di volerti bene, ma non ne senti il calore, l’intensità: non è depressione, ma desiderio di sentirsi di qualcuno sempre, di avere un posto in cui sentirti preso per quello che sei, e amato anche senza merito, senza averlo guadagnato.

Gesù capisce questa sete profonda dell’umanità, questa sete di me e di te, che stiamo annaspando nella vita, contenti, desiderosi di continuare, pieni di buoni propositi, ma senza forze, esausti, senza spinta interiore. Ci abituiamo a tutto, senza grinta … anche le cose più belle si scoloriscono perché ci lasciamo prendere da follie del momento, da dolori imprevisti e sofferenze che ci paiono insormontabili.

“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, passate di qua quando non ne potete più, perché Io ci sono sempre: Io non vi scarico, Io sto sempre con voi! Quando la vita vi sembra senza sapore, Io sono il sale della vita. Quando vi sembra inutile, insopportabile, pesante, state dietro a Me, vi trascino Io, vi tengo Io per mano, vi prendo la croce e l’appoggio sulla mia. Tendi la mano che te la prendo Io e faccio passare in questo contatto la mia forza, la decisione irrevocabile di mio padre che vuole per te la gioia piena. E’ ben altro il peso della vita: è il male che non ti  molla, che ti incatena, è il peccato”.

Tu puoi avere l’impressione che il Vangelo sia difficile da seguire, ma non è un peso: è una forza, una luce che scandaglia nelle profondità di tanta nostra infelicità e vi dà luce.

“Non sono una legge, ma uno Spirito. Sono già dentro di te a sanare ciò che sanguina, a lavare ciò che è sporco, a piegare le tue assurde cattiverie”.

7 Dicembre 2022
+Domenico

Mi sono perso e Gesù non riesce a chiudere la giornata se non mi trova

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 12-14)

lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Audio della riflessione

Sono tanti i ritratti che vorremmo farci di Gesù: è tanto il desiderio di farcene una immagine, di sentircelo evidente agli occhi, al cuore, alla vita che non smetteremo mai di immaginarcelo.

Non siamo così fortunati come Veronica, la donna che nella tradizione s’è visto regalato il volto di Gesù su quella pezza di lino, ma abbiamo lo Spirito che delinea in noi i tratti dell’umanità di Gesù … e questa umanità si fa sempre più evidente anche alla nostra sensibilità se riusciamo attraverso le immagini del Vangelo a rendercelo concreto alla mente, al cuore e agli occhi.

Una delle immagini più frequenti è quella del pastore: il pastore s’accorge della pecora che manca; le conta a una a una, non ha però criterio quantitativo, ma personale; non pensa all’efficienza, alla percentuale, ma alla relazione; non si lascia incantare dalla massa anonima, ma stabilisce un rapporto a tu per tu.

Nella sua conta Lui vede che la pecora non c’è: gli manca troppo, non riesce a chiudere la giornata, non dice: “chi c’è, c’è. Io ho fatto tutto quello che dovevo fare, adesso tocca a lui”. Riprende la strada, il tratturo che ha percorso faticosamente nella giornata, è pronto a ricominciare la ricerca: è l’amante del Cantico dei cantici che cerca il suo amato, innamorato persa che gira a chiedere a tutti se hanno visto il suo amore. E’ il padre del figlio scapestrato e del figlio troppo per bene: lo vede da lontano, è su quella lunghezza che ha consumato la vista ogni giorno, lo vede dal punto più alto dell’abbaino della casa: era lì che consumava la sua vecchiaia, la sua ansia e dava sfogo al suo amore.

Dice sempre la Parola di Dio, narrando di un consiglio di famiglia piuttosto decisivo: chi manderò io e chi andrà per me? Eccomi manda me.

Chi si metterà a far capire a questi uomini che abbiamo fatto a nostra immagine che s’allontanano dalla bellezza, dalla felicità, dalla gioia, che si fanno imbrogliare? Eccomi manda me … e Gesù si fa uomo.

Il pastore che cerca la pecora smarrita è sempre Lui, e lo è da sempre.

“se gli riesce di trovarla”: non è certo che possa incontrare la pecora, o meglio, la ritroverà, ma non è detto che quella accetti di essere riportata nel calore della sua casa.

Noi invece vogliamo vivere l’Avvento e siamo in attesa che questo incontro si compia e superi ogni nostra attesa.

6 Dicembre 2022
+Domenico

I segni del futuro sono qui, Dio sta con noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 1-12)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Audio della riflessione

La tendenza ad abbassare la guardia, a vivere di rimedi, ad adattarsi, a tirare a campare ogni poco ci assale: siamo deboli, abbiamo in mente anche ideali alti, ma poi è più comodo sedersi in poltrona, lasciarci fasciare dalla TV, stare a guardare. 

Invece Dio è sempre all’opera: se ha deciso che deve spendersi per l’uomo, non si pente, non si adagia, non torna indietro. Tesse la sua trama, si propone alla vita dell’uomo e della donna, compone contesti e suscita persone che accettano liberamente il suo piano e permette che ad ogni uomo giunga la salvezza.

La regione che Dio ha scelto è il deserto: là si danno convegno, sotto la guida di Giovanni il Battezzatore tutti quelli che vogliono reagire al torpore di una vita religiosa di maniera, delle strutture e non tanto dello spirito, dei formalismi e non dell’amore, della potenza e non del servizio.

Giovanni ha questa visione delle tradizioni di Israele di quel tempo: è un momento molto preciso, datato … la storia di Dio con l’uomo non è una fantasia, si concretizza in un giorno e in una epoca precisa.

Giovanni va nel deserto, non veste Dolce e Gabbana, non si porta dietro la casa, veste di peli di cammello e vive di stenti: interpreta l’attesa del popolo e il grande progetto di Dio e propone un percorso arduo, ma decisivo per andare incontro a Cristo che viene. Lui non è un re, non ha da riscuotere nessuna tassa, ha solo una parola da proporre e un ideale da far crescere nel cuore degli uomini: occorre convertire il cuore, occorre rendere diritti i passi tortuosi dell’uomo, spianare tutte le altezzosità che non permettono la fraternità, distruggere i muri e creare invece ponti, aprire il cuore all’accoglienza anziché mantenere l’intelligenza orientata alla difesa.

Abbiamo bisogno di strutturare il nostro vivere comune secondo amore e carità e non secondo sfruttamento e ingiustizia: tutti dobbiamo lavorare duro per vivere, ma non tutti abbiamo le stesse condizioni per riuscire.

Quello che la vita non dà lo deve offrire il cuore, che si allarga fino a far posto a tutti quelli che aspirano alla salvezza: è l’esperienza del battesimo di penitenza, cui si sottometterà anche Gesù, che andrà a fare la fila coi peccatori.

Con Gesù entra nel cuore dell’umanità un dinamismo nuovo, inarrestabile, che corre lungo tutta la storia, che si attua là dove l’uomo lo accoglie.

Vogliamo allora anche noi stare al passo con Dio, vivere l’attesa delle nostre vite e della vita del mondo perché Dio riempie ogni nostra attesa e ogni attesa dell’uomo. 

4 Dicembre 2022
+Domenico

Sta scoppiando il futuro: che fai?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 5-7)

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;  rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.  E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

Audio della riflessione

In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi. Dopo aver tanto lottato finalmente sono tranquillo: ho previsto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte.

Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati, persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, il bagno super accessoriato. E’ stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono.

È sicuro anche il calciatore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato e si siede.

Non occorre fare l’uccello del malaugurio, prevedere qualche disgrazia o qualche malattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze. Certo possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabilizza è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.

Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mussulmani hanno il famoso ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggioranza ci tiene. Ricordo due ragazzine in oratorio al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è ramadan. E tutti grande rispetto.

 Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci stiamo a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una umanità piena, una pace impossibile, un mondo nuovo, un amore sempre fresco, vogliamo lasciarci incantare da una promessa il regno di Dio è qui, è imminente.

Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. E’ più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato. E il futuro è da inventare e accogliere con speranza. E questa speranza ti aiuta a viverla la Parola di Dio

3 Dicembre 2022
+Domenico

Gli occhi sono sempre una finestra dell’anima e per l’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 28-29) dal Vangelo del giorno (Mt 9, 27-31)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».

Audio della riflessione

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Nella vita siamo tutti un po’ ciechi: arrivano momenti in cui non vedi più chiaro … ti eri messo su una strada, avevi investito tutto quel che eri e di colpo non riesci più a capire dove sei finito; sembrava tutto filasse liscio e di colpo il tuo legame d’amore è finito. Riprendi con la memoria tutto il tuo passato, ti sembra di essere sempre stato corretto, ma non ti accorgi di come lentamente avevi chiuso gli occhi e li avevi concentrati tutti sullo specchio a guardare te, a vivere in funzione di te, a mettere al centro te. Vedevi l’altra persona che viveva con te, ma l’avevi fatta diventare la tua proiezione, la tua controfigura. Lo si dice anche comunemente: avevi occhi solo per te!

Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto: per questa cecità non c’è collirio che tenga, ti puoi anche far operare alle cataratte, ma non ci vedrai mai.

E il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avvertono la presenza: non ci vedono ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza, fiducia, tenacia li lanciano all’inseguimento di Gesù! Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non possono lasciarselo scappare! Non ce la fanno più a rimanere nel buio! Non può essere sempre così spenta la loro luce, e gridano: “Abbi pietà di noi! Ti chiediamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare e persone da amare!”.

E Gesù: “Ma … voi credete che io abbia questo potere per voi? Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi? Vi fidate di me?”

Non avevano che lui: che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica … e Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano, ne imploravano, ed erano sicuri di ottenere con la loro fede.

Abbiamo anche noi una vista da chiedere: vogliamo vedere noi stessi, gli altri, il mondo con occhi diversi; vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci incantano, vorremmo la realtà, le persone con i loro sguardi.

Vogliamo poterci guardare negli occhi senza occhiali senza difenderci e senza nasconderci, e Gesù per questo è sempre la nostra unica speranza!

2 Dicembre 2022
+Domenico

Fondo la mia vita cristiana sulla roccia che è la Parola di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 21. 24-27)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Audio della riflessione

Si continua a dire che oggi mancano i valori, mancano i riferimenti, i giovani non hanno nessuna certezza cui aggrapparsi – noi adulti per se ci aggrappiamo a cose sbagliate – ciascuno naviga a vista, senza bussola, senza sapere dove sta andando: mai come oggi si sente la necessità di ancorare l’esistenza a qualcosa di solido, di incrollabile, a qualcosa che ti dà sicurezza.

Vuoi affrontare la vita di famiglia, vuoi affrontare un nuovo lavoro, ti vuoi impegnare in una attività sociale, ma vuoi sapere su quali basi solide.

Quando si applicano queste ansie al mondo economico, alla vita fisica, agli interessi della produzione si esce il prima possibile dall’incertezza: le banche si abbarbicano a principi solidi di credito, non si possono permettere avventure, anche se qualcuno le tenta ingannando tutti.

Nella conduzione delle nostre piccole o grandi economie domestiche si cerchiamo punti solidi, lavori “sicuri”, impegno di piccoli o grandi capitali con tanta oculatezza e spesso si sperimenta il fallimento: manca il lavoro, vengono meno le solidarietà …. e nella vita spirituale? Purtroppo ci adattiamo a tutto, seguiamo la moda, seguiamo lo stile delle pubblicità, crediamo di scegliere come si fa con i canali televisivi.

Il mondo dei mass media spesso è complice a ragion veduta: distribuisce ricette di serietà anche spirituali insospettabili, ti fa balenare davanti agli occhi una strada facile.

Gesù ha una immagine che stigmatizza molto bene questa situazione: stiamo costruendo la casa sulla sabbia; stiamo costruendo la nostra vita sul niente, sull’effimero, sull’inconsistenza, sui disvalori, sull’inganno: non regge, non è possibile avere futuro! Puoi stare a galla in tempi normali, forse, ma basta una piccola difficoltà che tutto crolla … e siamo sufficientemente smagati per vedere quanto maggiori sono i tempi di burrasca nella vita che i tempi di tranquillità.

Sembriamo gente che si mette in viaggio con un bel cielo sereno e crede che sia sempre così: non si ricorda del vento, della pioggia, del freddo, della bufera; crede sufficiente la solita maglietta, affronta l’inverno in maniche di camicia – diciamo.

La nostra vita va fondata sulla roccia: non può rischiare di franare per il primo colpo di vento … e la roccia, i valori, il riferimento, la sicurezza è Gesù, è la sua parola.

Avvento è anche tempo di costruzione di fondamenta solide: è fondare la vita su Gesù! Se facciamo questo stiamo sicuri che la roccia che è Dio non cederà: il suo amore è per sempre.

1 Dicembre 2022
+Domenico

Scelti, chiamati, scandagliati nella preghiera, non destinati

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 21-22) dal Vangelo del giorno (Mt 4, 18-22)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Audio della riflessione

Siamo buttati nel mondo a caso oppure c’è qualcuno che ci pensa? C’è un destino cieco che determina la nostra vita o possiamo deciderla noi come meglio ci aggrada? Ci industriamo in mille modi per dare alla nostra esistenza la piega che vogliamo noi oppure siamo come il cane legato a un palo che non può andare oltre il cerchio descritto dalla sua catena?

Ci sono momenti in cui ci sentiamo liberi quasi di volare e altri in cui ci sembra di essere perseguitati da un cieco destino: in alcuni momenti ci sembra di essere noi che definiamo la rotta della nostra vita, in altri ci sembra di essere elegantemente ingannati o forse anche obbligati.

Abbiamo a disposizione intelligenza, volontà, cuore, affetti, amici, amore materno e paterno, amore di coppia: sono tutte energie che ci aiutano a definire la nostra vita; ci sono anche agenzie specializzate che ci orientano dove piace a loro, vedi per esempio la pubblicità che sta imperversando forse troppo.

Siamo di fronte a molte opportunità, spesso troppe per cui non sappiamo da che parte voltarci, quale scegliere.

Gesù si colloca in questa vicenda e ci apre una nuova prospettiva dicendo che la vita dell’uomo è risposta a una chiamata: non c’è nessun destino cieco nella vita, non c’è nessuna fortuna o sfortuna, ma la risposta a una chiamata libera.

Gesù era ormai di casa tra quel gruppo di pescatori che ogni giorno incontrava sul lago: giovani, adulti, sposati, garzoni, padroni di una barca … una vita faticosa, il lago non regalava niente a nessuno, molte notti a gettare reti e a ritirare solo acqua e sassi; il pomeriggio a ricucire gli strappi, a immaginare il futuro … era diventato loro amico: aveva visto nel loro cuore sete di verità, voglia di futuro diverso, desiderio di giustizia, aspirazione alla bontà … e li chiama! E loro all’istante – dice il Vangelo – abbandonano barca, reti, progetti, padre e madre e lo seguono.

Sentirsi chiamati a qualcosa di bello, di grande, di pulito … è ciò che tutti sogniamo: solo che siamo distratti e non ci sentiamo interpellati da niente.

C’è in tutti una chiamata nella vita! Non siamo fatti con lo stampino, ma in maniera originale; nessuno è generico: non siamo clonati, possiamo sperare di intravedere ciò per cui siamo nati, costruire la nostra risposta originale.

Questa è una grande speranza per ogni vita, che noi tutti vogliamo tutti vivere.

30 Novembre 2022
+Domenico

Signore vieni da me, ma non sono degno di te

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8, 5-11)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: “Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente”. Gli disse: “Verrò e lo guarirò”. Ma il centurione rispose: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa”. Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.

Audio della riflessione

Concreto, preciso, organizzato, programmato: è la vita di un militare addestrato a intervenire in ogni situazione, con l’occhio del pericolo da sventare, della sommossa da spegnere, dell’ordine da ristabilire. Quella volta invece il centurione, il capitano di un drappello di uomini obbedienti e efficienti, aveva un servo gravemente ammalato, che non solo non poteva più disporre di sé, ma era tormentato da dolori lancinanti.

Il centurione va da Gesù e lo prega per il suo servo.

Gesù gli dice: “vengo a casa tua e lo curerò”. 

“Gesù, io non oso tanto: la mia casa è una caserma; ci puoi venire anche tu, ma io non sono all’altezza della tua visita. Se tu venissi a casa mia mi parrebbe di usarti per me, di metterti sul mio piano, non vorrei che mi monti la testa pensando di averti a disposizione per me. Tu hai una Parola potente, molto più della mia: da te dipende tutto, da me solo qualcuno e credo di essere importante, tu invece sei Signore del cielo e della terra, sei la pienezza della vita, sei balsamo per ogni dolore, sei la pace nella tempesta. Ho sentito di te che comandi al mare, che plachi i venti, che scacci i demoni. La tua parola non torna a te se non ottiene ciò che le affidi di fare. Tu sei la Parola che salva. Io vengo da un paese dove crediamo di avere in mano gli dei, di tenerceli buoni per ogni occasione, qui da te c’è un Dio vivente che tu ci dici che è tuo Padre, fammi godere di questa tua famiglia. Mi basta la tua parola e il mio servo guarirà!”.

E’ una semplicissima preghiera che ancora oggi in tutte le chiese del mondo diciamo prima di ricevere l’Eucaristia, prima di aprire il cuore all’accoglienza di Gesù, consapevoli che non ne siamo mai all’altezza, sempre però nel bisogno: “Signore io non son degno che tu entri nel mio petto, ma di soltanto una parola e io sarò salvato”.

A noi che siamo abituati a credere di avere Dio in tasca, di avere tanta familiarità da offenderlo con le nostre parole, di usarlo per camuffare i nostri sporchi affari, a noi che crediamo di manipolare le persone nel nome di Dio, questa fede è limpidezza, timore, rispetto, consapevolezza della propria natura, stare al posto giusto di uno che chiede e che da Dio sia aspetta tutto, perché Lui è sempre più grande di ogni nostra attesa … e la riempie al massimo.

28 Novembre 2022
+Domenico

Svegliamoci dal sonno: l’altra faccia della vita quotidiana

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 37-44)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Che cosa distingue un cristiano da un non credente? Che cosa caratterizza il nostro essere credenti in Dio, l’avere dialogo con un trascendente che va oltre la nostra percezione dei sensi? Che significa credere? Per lo meno significa non appiattirsi sulle cose che capitano e che vengono lette solo con gli occhi materiali di un interesse, un guadagno, una ricerca egoistica, una fotografia impietosa.

La Parola di Dio ci provoca a una visione che ha tutte le caratteristiche dell’impossibile: Gerusalemme, luogo cui convergono tutte le esperienze di pace: ma che cosa sta capitando da sempre in Israele? Che tipo di pace c’è tra ebrei e palestinesi, tra ebrei e mondo arabo? Che serenità si respira da una parte e dall’altra del muro di Betlemme? Sembra una beffa: proprio da quei luoghi che oggi sono i più carichi di tensione e di guerra, dovrebbe apparire la pace del Signore? Ma anche qui in Europa …. che senso ha la guerra tra Russia e Ucraina? Si risolvono ancora oggi le controversie con le guerre?

Proprio di fronte a questo paradosso l’uomo è chiamato non a illudersi da sognatore, ma a forgiarsi come credente: Dio ha un’altra visione della realtà!

Questo mondo di guerre è  destinato a diventare regno di pace: la vita dell’uomo non si deve mai “adattare” al male, alle cose cattive che capitano.

La meta è un mondo di pace, guardiamo la storia a partire dalla sua conclusione, che sicuramente verrà …  e se la conclusione bella di Dio è la nostra meta, allora avremo forza per aspettarla, operosamente.

C’è un sonno assurdo in cui stiamo accomodando le nostre vite: la nostra salvezza è più  vicina ora di quando diventammo credenti.

Dire che il giorno è  vicino non significa che la fine dei tempi è  prossima, ma che la salvezza è alla nostra porta: è  lì che urge, che bussa, che chiama … vuole una risposta circa il nostro impegno per accoglierla.

Uno dei pericoli più  grossi per la nostra fede è di appiattirci sulle strade della nostra alienazione quotidiana, sui nostri proverbi, sulle nostre fatalità, sui nostri musi lunghi e disperati … ci adattiamo a vivere di piccole attese, esauriamo la nostra speranza in una partita, in uno spettacolo, in una bella mangiata, in una avventura.

Le verità della fede non possono essere percepite con i criteri del mondo: svegliarsi dal sonno significa riconquistarsi la capacità di leggere la vita con gli occhi della fede, con la consapevolezza che Dio non abbandona gli uomini, che viene continuamente in mezzo a noi, che non ci lascia in balia del male, sia nella vita personale, che in quella della nostra famiglia, della coppia, delle relazioni familiari e sociali.

La lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre non è tra buoni e cattivi: magari i buoni siamo noi e i cattivi gli altri, evidentemente, ma dentro di noi dove sperimentiamo bontà e cattiveria e dove siamo quindi chiamati a stare all’erta e a combattere le nostre inclinazioni cattive.

Non si può vivere come se il Signore non dovesse mai … venire!
L’uomo non deve farsi mai cogliere come impreparato.

L’idea del ladro interpreta bene tanta nostra sonnolenza nell’attendere la presenza di Dio: ecco allora la saggezza della Chiesa che ci mette in stato di attesa, ci chiede di fare la sentinella, di precedere l’aurora, di guardare oltre, di alzare lo sguardo, di non adattarci al ribasso, di ripensare la nostra vita alla luce della fede.

Avvento non è prepararsi al Natale soltanto, ma mettersi in stato di attesa del Dio della vita, ogni giorno per ogni tempo.

La venuta del Signore non sarà indolore, ma esigerà di fare verità nella nostra esistenza: a tutti possiamo raccontare quel che vogliamo, a tutti possiamo presentare maschere ben fatte, che sembrano vere, che presentano un’altra immagine di noi, ma davanti a Dio tutte le maschere cadono e saremo visti nella nostra unica verità.

E’ meglio impegnarsi a cercare la verità di noi ogni giorno che trovarci a fare i conti alla fine dopo aver buttato una vita e aver perso l’appuntamento con la felicità.

San Bernardo ci consola dicendo che tra la venuta di Gesù iniziale e la venuta finale c’è una venuta intermedia, che sarebbe la seconda venuta: essa – dice – “è  come la via che conduce dalla prima all’ultima. Nella prima Cristo è stato la nostra redenzione; nell’ultima apparirà come la nostra vita; nella venuta intermedia è nostro riposo e consolazione”.

Così ogni giorno della nostra vita, anche di questo avvento, ha la sua grande, luminosa e confortante compagnia.

27 Novembre 2022
+Domenico

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