La fede mette in campo la vita, non solo l’intelligenza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 22-33)

Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.

Audio della riflessione

C’è stato un tempo in cui per l’ora di religione a scuola, il catechismo in parrocchia, le conferenze in oratorio si praticava  un modello un po’ “idraulico” di insegnamento, e l’idea di fede che si diffondeva sempre di più era che nella vita cristiana devi soprattutto  ammettere con la tua intelligenza cose che non capisci, verità che con la tua ragione non riesci a dimostrare.

Anche se i ragazzi e i giovani di oggi sono stati coinvolti in esperienze più coinvolgenti, più legate a un rapporto con Dio personale, di fiducia, di dialogo, di coinvolgimento di tutta l’esistenza, facciamo ancora una gran fatica a toglierci di dosso l’idea che la fede è credere soltanto a delle verità … questo è pure giusto, ma la fede è altro, soprattutto.

È chiarissimo al riguardo Gesù in un suo dialogo serrato con Pietro: è stato tutta la notte a pregare, ha avuto bisogno di una notte in intimità col Padre! Aveva ordinato perentoriamente ai discepoli di prendere la barca, di portarsi dall’altra parte del lago … Lui li avrebbe raggiunti in seguito … e nel ritmo incalzante della giornata di Gesù vediamo che c’è posto per la preghiera: È una preghiera in cui affiora alla coscienza il suo essere Figlio, questo mistero unico, impenetrabile, non condivisibile che diventa colloquio, estasi … e il suo essere consapevolmente uomo e bisognoso di ritrovare costantemente, in una preghiera accorata col Padre, la nitidezza e il coraggio della propria vita.

Dovrebbe essere così anche per tutti noi!

Ebbene verso la fine della notte raggiunge i discepoli che sono in mezzo al lago sballottati da una brutta bufera: li raggiunge camminando sulle acque creando paura e terrore tra i discepoli … e Pietro è il primo a riaversi dallo stupore e chiede a Gesù: “Perché non potrei anch’io camminare come hai fatto tu sull’acqua? Se sei così potente, perché non regali anche a me questa emozione?”.

“Vieni!”, gli dice Gesù, e Pietro cammina davvero sulle acque: aveva camminato per scherzo o per sfida, ma Gesù è vero, non è un ipnotizzatore, non è un fenomeno da baraccone.

Pietro è troppo concentrato su di se: non guarda più Gesù, si preoccupa dei suoi piedi che non poggiano più sul sicuro, si impaurisce e sta per andare a fondo … e urla “Signore, salvami!”.

Gesù stese la mano, come Dio stese la sua nel creare Adamo, il primo uomo, e Pietro fu riportato a un rapporto vivo con Gesù: “Uomo di poca fede! Hai dubitato: credevi che io stessi a giocare. Ti affidi a me o ai miracoli, alle cose meravigliose e sorprendenti?”.

Il dubbio di Pietro non è il dubbio intellettuale intorno alle verità di fede, ma la mancanza di fiducia in Gesù di fronte alle difficoltà della vita: questa è la fede che deve riempire la nostra esistenza e sarà quella che insegnerà a tutta la Chiesa: non può essere che questo il centro che nelle Basiliche romane, di cui oggi celebriamo la festa, deve essere sempre proclamato e vissuto.

18 Novembre 2022
+Domenico

L’esame di laurea  per il paradiso

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 37-40) dal Vangelo della seconda Messa nella commemorazione di tutti i fedeli defunti (Mt 25,31-46)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Audio della riflessione

La vita cristiana di fronte a Dio esige sempre consapevolezza del bisogno del suo perdono: questo bisogno non è una “fiction” in cui i cristiani possono giocare a mettersi la maschera della contrizione, del digiuno … la visione del giudizio finale di Matteo, che ben si colloca nel ricordo dei defunti, ci toglie ogni illusione di recitare commedie.

Alla fine del mondo, l’esame di licenza o di laurea per il paradiso sarà di tutt’altro tipo! Le domande risolutive saranno molto semplici: “Che avete fatto al povero che petulante bussava alla vostra porta? All’handicappato che non può salire nessuna scala? Al carcerato che aspetta che gli si venga data una pena certa e una possibilità di riabilitazione? All’immigrato che è venuto a chiederti alloggio o un lavoro? Al demente che viene accollato solo sulle spalle dei suoi vecchi genitori?”.

“Abbiamo mandato assegni alla caritas, abbiamo fatto petizioni in comune, abbiamo fatto manifestazioni in piazza, abbiamo dato quattro soldi per levarceli di torno, abbiamo fatto lavare … i vetri ai semafori …”

“Ero Io quel povero, ero Io in quel demente, in quell’immigrato, in quel carcerato…  mi hai guardato negli occhi? Mi hai degnato di un sentimento di amore o hai provato solo pietà e magari distacco?”.

In giornate come oggi, in cui il pensiero e il passo si snoda nei viali dei nostri cimiteri, occorre avere il coraggio di guardarsi in faccia e riconoscere in ciascuno il volto di Gesù! Fare la carità oggi – ma è sempre stato così – non è facile: occorre farsi carico della vita dell’altro, anche negando il denaro che non risolve nessun problema, offrendo la canna per imparare a pescare e non il pesce, aiutando a trovare lavoro perché ciascuno si costruisca il suo futuro, offrendo un microcredito che possa ridare fiato al momento sfavorevole!

Molta povertà è solo frutto di inedia, di forze inoccupate e orientate all’ozio e quindi … al vizio!

Come fanno questi poveri a capire che Dio non li abbandona? Solo se troveranno persone che vedranno in loro il volto di suo figlio e lo metteranno al centro della loro vita: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, facevo la fila alla caritas, ma mi sono trovato accolto nel caldo di una famiglia.

I nostri morti si aspettano questo nostro suffragio e non soprattutto fiori e candele.

2 Novembre 2022
+Domenico

Audio della riflessione
Trasmissione Televisiva

Festa di tutti i santi: celebrazione solenne della santità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Audio della riflessione

Non siamo zucche bucate che emanano spettri di luce, né scheletri ambulanti che esorcizzano la paura della morte, ma santi in cammino verso la felicità piena, che Dio offre ad ogni uomo e donna che sa fidarsi di Lui!

La vita è sempre imprendibile: non la puoi stringere a te come un possesso sicuro, non la puoi vendere, nemmeno affittare … la devi continuamente aspettare in dono come l’hai avuta, senza il tuo parere, il tuo consenso!

L’abbiamo ricevuta da Dio attraverso l’amore di un padre e una madre: Amore vogliamo tutti che sia stato, l’amore concreto, semplice, non necessariamente romantico, mescolato anche a tanto egoismo – Dio non voglia anche cattiveria e violenza.

E’ sicuramente oltre ogni condizionamento umano amore di Dio: ogni creatura umana nasce da Lui, è compimento di un suo disegno! E Dio, da quando abbiamo ricevuto la vita, ci ha scritto dentro leggi di felicità: le beatitudini. Sapeva che la vita sarebbe stata per tutti in salita, che saremmo incappati nella ingiustizia, nel pianto, nelle guerre, nell’egoismo della ricchezza, nella superbia che mette gli uomini uno contro l’altro, ma ci ha garantito che proprio dentro queste cattiverie che ci saremmo scavati Lui ci sarebbe sempre stato a costruire felicità, beatitudine: “Ai poveri sono Io che garantisco il regno dei cieli, agli affamati, garantisco Io il pane, a quelli che piangono consolazione.”

Il presente di afflizione – dicono le beatitudini – ha un futuro diverso: consolazione è gioia di un mondo nuovo, in cui non ci sarà più il male!

Se ancora c’è, sicuramente non è l’ultima parola: il futuro non è la santificazione del presente, ma un totale cambiamento! Quel Gesù che piangeva su Gerusalemme, che era afflitto per la morte dell’amico Lazzaro, ora siede alla destra di Dio.

“Le sofferenze del momento presente” – dice la lettera ai Romani di San Paolo “non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”(Rom. 8,18).

Avremo da Dio la pienezza di cui ci sentiamo affamati e assetati: è solo da Lui che ci dobbiamo aspettare di togliere fame e sete, non dalle conquiste umane, che pure possono essere segni della giustizia che viene.

La sorgente non tradirà la sua cascata di gioia; il monte di grasse vivande, di cibi succulenti, di bevande inebrianti – che viene spesso ricordato dai profeti che preannunciano la venuta di Gesù – è garantito: Lui sarà il pane, lui il vino della festa. Senza di lui a pane e acqua, potremmo solo forse sopravvivere, ma quando c’è Lui, il vino della vita, allora sarà festa senza fine!

Oggi ci sentiamo tutti coinvolti in questa “santità garantita” da Dio, in questa felicità che già abita nei nostri percorsi, anche se la vediamo velata ancora da tante miserie …

Dio è fedele alle sue promesse, se abbiamo desiderio di lasciarci amare da Lui!

Questa celebrazione solenne della santità ci colloca ancora di più sulla via delle beatitudini, dei santi, dei chiamati da Dio al dono di sé!

Le beatitudini sono Gesù stesso, non sono sforzi umani, ma desideri di pienezza che Lui stesso compie, avvera, nutre e diffonde.

Gesù è la povertà di Spirito di fronte al Padre: Lui è la pace, Lui la mitezza, Lui la misericordia che troveremo e che sarà chiamata sempre ad accogliere e a donare consolazione … e Gesù, Gesù è la consolazione! E’ Lui la consolazione di cui ha bisogno il mondo e che Lui garantisce, Lui è la pienezza di giustizia che ci sazia.

Questa compagnia definitiva oggi l’abbiamo contemplata e sappiamo che non ci mancherà più.

1 Novembre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

La grande figura di Gesù nella persona di san Francesco

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

Non sono rare le giornate in cui ci capita di non farcela più, in cui sembra che tutti si accaniscano contro di te, l’oroscopo compreso: hai proprio giù la catena – dicono i giovani -, vai in depressione, si accumulano proprio tutte le contrarietà … allora ricorri ai rimedi: mandi al diavolo tutti, ma sposti solo il problema; ti ubriachi, ma poi ti trovi peggio di prima con il mal di testa per giunta; ti impasticchi o ti dai ai tranquillanti con il risultato alla fine di sentirti uno zombie.

Gesù dice: “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro”.

Traduciamo: “quando non ce la fai più, io ci sono; quando ti sembra che tutto crolli io non cedo; quando sei disperato, io sono il tuo futuro; quando ti sembra che non ci sia un cane a capirti, prova a passare da me e vedrai che io non ho altro da fare che accoglierti, rinfrancarti, coccolarti”.

Gesù era la consolazione dei poveri che incontrava: era il segno della bontà di Dio per chi provava solo rimorso, era l’oasi per ogni deserto di emozioni.

Come si può trovare in Gesù questo ristoro?

“Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero. Prendi questo peso, rifatti alla mia parola” … altro che tranquillanti!

Spesso nella vita ci scrolliamo di dosso la proposta cristiana perché la riteniamo oppressiva, antiliberatoria, pesante e saltiamo in braccio alla infelicità … paghiamo pure gli avvocati per mantenerci infelici! Ci scrolliamo di dosso quella che ci sembra una croce, che Cristo sempre porta con noi e andiamo a costruircene di incomprensibili!

La soluzione di tanti nostri affanni è proprio la sua parola, la sua visione della vita: sono le sue beatitudini, ma noi vogliamo scartare Lui per avere la vita …

San Francesco, che oggi celebriamo, nella sua vita ha imitato alla lettera il Signore Gesù, fino a immedesimarsi con Lui con il dono delle stimmate, delle ferite dei chiodi infissi in mani  e piedi e dello squarcio nel costato di Gesù! Veniva da una giovinezza dissipata, ma una volta chiamato ha cambiato vita, ha seguito nella povertà le orme di Gesù, ha osato una fede cristallina che lo ha fatto conoscere come pazzo, come illuso, come sognatore senza piedi per terra.

Invece proprio perché aveva i piedi per terra, dormiva in terra e morì in terra; fu una immagine di Cristo provocatoria e dialogante con tutti: coraggioso con lo stesso papa, deciso con suo padre, da lasciargli tutto, vestiti compresi; innamorato perso di Gesù ha dato vita a nuovi modi di incarnarlo nella nostra esistenza e ha aperto la vita di tante persone e della stessa Chiesa alla fede autentica.

4 Ottobre 2022
+Domenico

Trasmissione Radiofonica
Trasmissione Televisiva

Gesù chiama, sconvolge, scandalizza, ma non impone e insegna sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Audio della riflessione

Come sempre una chiamata personale, proprio a te, ti destabilizza, ti sorprende, ti spinge a pensare, a prevedere nuovi scenari per la tua esistenza, a calcolare le tue forze, a misurarti con te stesso, a cercare di capire il perché proprio te hanno chiamato… penso ai giocatori per una squadra importante, a un giovane che ha fatto richiesta di lavoro, a una proposta di amicizia, soprattutto a una richiesta di matrimonio già nell’aria, ma mai confermata… insomma venire chiamato per essere coinvolto è qualcosa che tutti ci aspettiamo nella vita.

Gesù fa così con ciascuna creatura e  ha fatto così con l’apostolo Matteo: era un pubblicano, che per gli ebrei era sinonimo di peccatore, proscritto dalla società giudaica come una delle persone che si erano “vendute a Roma”, un collaborazionista, segnato a dito quando passava per le strade, da non frequentare affatto! Un peccatore pubblico riconosciuto come tale dal popolo.  

Sicuramente senza i presupposti psicologici sui quali noi insistiamo tanto, aveva anzi i presupposti contrari! Si vede ancora di più la ragione determinante sempre di Dio quando chiama, quando fa l’elezione, le scelte dello stesso suo popolo e anche di tante persone destinate ad assumere una particolare missione: nella Bibbia è sempre così! E’ la legge dell’amore che comanda, senza meriti precedenti che la possano giustificare … e la risposta viene data nella piena libertà e ubbidienza che diventa l’ubbidienza della fede.

Ecco del perché dello scandalo dei farisei, quando videro Gesù seduto a mensa in mezzo a loro: che credenziali poteva avere Gesù di fronte al popolino, con queste frequentazioni? Soltanto le nuove credenziali dell’amore di Dio! Dio, come Gesù si dà pensiero del peccatore più che del giusto, e noi siamo tutti peccatori.

Qui non c’è un inno al peccato né una giustificazione del peccatore: Gesù vuole liberare e perdonare il peccatore,  non considerarlo come un nemico, come facevano i teologi del tempo.

Gesù chiama nella massima libertà di Dio, e l’uomo – in questo caso Matteo – risponde liberamente nella profondità della sua umanità.

21 Settembre 2022
+Domenico

Maria è nella nostra tenebra la luce  per una nuova vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio del Vangelo e della riflessione

Siamo abituati alle ingiustizie, al sopruso, al terrorismo e alla guerra, agli attentati che molti giovani non hanno visto altro … da fare per uscire da questa vita insulsa, altro da fare che che arruolarsi nelle crudeltà di qualche … gruppo estremista, nel creare squadre punitive, nel fare diventare la violenza l’unica soluzione ai problemi della società … mentre invece ne crea altri, peggiori!

Nella filigrana di ogni nostro comportamento tesse la trama l’ombra del male .. non siamo però né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini, anche per i più abbandonati!

In questa fila di uomini peccatori c’è un salto di qualità: si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui si realizzano le promesse della nostra salvezza!

  • In Lei si rispecchia la bellezza iniziale entro cui Dio aveva concepito l’umanità;
  • in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
  • in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
  • in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
  • in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo!
  • In Lei ogni pietà, gentilezza, sovranità, poesia si fanno donna viva, ideale e reale;
  • in Lei il dolore raggiunge acerbità che nessun cuore di madre ha egualmente provate;
  • in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
  • in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili: l’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione …

Noi oggi festeggiando il giorno della nascita di Maria celebriamo la bellezza della nostra madre: guardiamo a Maria non solo come a una persona pia, brava, corretta, buona, pura da ogni comportamento malvagio o anche minimamente scorretto, ma immacolata e soprattutto Madre, colei che quando siamo strafottenti, sicuri di essere nel giusto, ma sempre tentati di male, ci aiuta a far emergere dal nostro cuore tutto il bene che Dio vi ha seminato! È il segno che la nostra storia di male non è definitiva, anzi è iniziato un altro invincibile contagio, quello del bene, che da ogni  angolo della terra deve diffondersi in tutte le città, le diocesi e il mondo intero, dove ogni sua immagine è diffusa e porta speranza.

8 Settembre 2022
+Domenico

Una attesa stanca e sopportata non attende nessuno: è assenza di ideali

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 1-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Video della riflessione

La tendenza culturale del nostro tempo, caratterizzato dal pervasivo modello televisivo, dalla facilità con cui riusciamo a fare e spedire fotografie, dalla molteplicità di immagini senza di cui quasi non possiamo vivere, è quella della facciata, del farsi vedere, dell’apparire: se vai in televisione allora esisti, altrimenti nessuno sa di te e se nessuno ti ha visto non ci sei!

Le immagini hanno raccorciato le distanze: permettono di vivere in diretta fatti lontani, prendere coscienza di quello che avviene in ogni parte del mondo, aiuta la fantasia a galoppare, rende tutti capaci di immaginazione oltre le strettezze del luogo in cui si vive.

Il pericolo però, non troppo calcolato, è quello di dare importanza all’apparire e non all’essere, all’esteriorità e non all’interiorità.

Il Vangelo parla di dieci ragazze, dedicate a fare corona a una festa di nozze: tutte belle, tutte preparate, tutte ben vestite, ma solo cinque di esse vivono l’attesa come una molla della loro vita … si preparano, sanno che lo sposo conta su di loro, le vuol coinvolgere nella sua festa, s’aspetta da loro non sorrisi di facciata, ma coinvolgimento nella sua festa e si preparano; sanno che devono fare una coreografia di luci e provano e riprovano le fiaccole; le altre cinque invece si accontentano di esserci, di apparire, di fare coreografia … non pensano a vivere l’attesa dello sposo con intensità, con partecipazione, con occhio vigile: “a noi basta che ci siamo”, nemmeno si preoccupano di essere quella fila di fiaccola che da sole possono sopperire alla loro insensibilità .. non si preparano, danno tutto per scontato, è un mestiere come un altro … e al momento giusto neppure si accendono le loro luci, vanno in panne, cercano i rimedi dell’ultima ora, la dabbenaggine di qualche amica che abbocca … ma lo sposo le lascia fuori!

E’ fin troppo facile cogliere l’insegnamento di Gesù … non capita così della nostra fede? E’ terribile pensare che sovente la facciata è salva, diciamo di essere credenti, cattolici pure, ma dentro l’amore è finito e con esso vivere o per puntiglio, per tradizione o per contrapposizione, ma manca dall’interno l’attesa vigilante e operosa dell’incontro con lo sposo, dell’incontro con Gesù.

La vita di fede è un invito a nozze, ma non ci interessa più niente dello sposo: siamo come una coppia che non trova più motivi per stupirsi l’uno dell’altra.

La religione è diventata una abitudine di facciata.

Le parole di Gesù a queste cinque vergini sono tremende: “non vi conosco”, “non mi interessa la facciata”.

Dio guarda il cuore e al posto del cuore c’è un sasso, l’immagine tragica della loro vita, del loro affetto per lo sposo: erano solo mestieranti e tali restano!

Occorre riattivare la vita, il sentimento, occorre tornare sempre a sperare, Dio la forza ce la dà sempre.

26 Agosto 2022
+Domenico

Una vera attesa è nuova apertura alla vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 42-51)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Video della riflessione

Attendere un compimento, una completezza è la caratteristica più comune della nostra vita umana: siamo crepacci assetati di infinito, inquietudini in attesa di appagamento, terre assetate in attesa di una sorgente, notti che attendono l’alba, nebbie che invocano il sole … attendono i genitori la crescita e l’esplosione della vita dei figli, attendono i prigionieri la libertà, attende il giovane la persona cui donare il suo amore, attende il bambino il ritorno della mamma e del papà, attendono gli esuli e i profughi di tornare in patria, attendono i soldati che finisca questa stupida guerra, che tacciano le armi e gli odi inveterati!

Sulle carrette del mare, vittime dei predoni di speranza, si attende l’approdo per una vita almeno possibile; nei letti dell’ospedale si cerca di intuire nei tratti del volto del medico una soddisfazione, almeno di non vederlo rassegnato; attende giustizia chi si vede continuamente defraudato dei suoi diritti, e attende un salario più giusto chi lavora, e si aspetta gratitudine e compagnia l’anziano che ha speso la vita per i suoi; è in attesa di una giusta pensione chi ha lavorato una vita, e attendete tutti voi di prendervi in mano il vostro futuro e che si realizzino i vostri sogni, …

Siamo proiettati verso qualcosa che ci viene incontro e non siamo felici finché non è avvenuto il contatto. Salvo a vedere che non c’è niente che ci appaga definitivamente: ogni attesa ne ha in grembo un’altra, ogni desiderio è stato fatto per scavarne un altro; ogni aspettativa ne nasconde una successiva. E la nostra vita si snoda di attesa in attesa …

… allora ci domandiamo: “Quando sarà compiuta l’attesa?”

“Siamo fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!” – diceva Sant’Agostino.

L’attesa non sarà mai una delusione o un inganno se saprà veramente orientarsi al nuovo, al sorprendente! Il compimento non è una botola su un tombino, una pietra per chiudere una buca, ma una nuova apertura della vita!

Chi attende veramente è pronto a lasciarsi sorprendere, a predisporsi a una nuova configurazione di sé! Se il papà o la mamma aspettassero il loro figlio come un ingranaggio di una loro ruota, già predeterminata e finita, lo soffocherebbero … ma se lo aspettano come una sorpresa, come un dono, ribalta loro l’esistenza!

Questo è il significato dell’essere vigilanti: noi subito pensiamo che bisogna star svegli altrimenti ti fregano, ti sorprendono … abbiamo il senso della vigilanza ridotto allo stare attenti per evitare l’autovelox! Essere vigilanti significa invece essere sentinelle del mattino e non becchini di un cimitero.

Quando non c’è vigilanza viene a mancare una dimensione importante della nostra fede: la capacità costante di passare da uno stato di provvisorietà a un altro.

Immaginate quanto è necessario questo atteggiamento nelle precarietà cui siamo costretti a vivere oggi, soprattutto se giovani.

Tutte le nostre più belle attese non ci hanno appagato, ma ci hanno ribaltato, ci hanno aiutato a dare alla nostra vita un’altra prospettiva, proprio perché le abbiamo accolte come un dono, come una vita!

Anche i cimiteri sono pieni di loculi che attendono di essere colmati … ma lì ci metteranno cadaveri! Noi spesso nella vita attendiamo come i loculi: Incaselliamo le persone, le vicende, le professioni, le speranze per cambiare tutto in delusioni, oggetti, scheletri.

Ci sarà nella vita qualche altro modo di attendere? Come si può attendere Dio? Come Erode con la spada per ucciderlo? Come il potere per combatterlo, come il miscredente per metterlo alla prova o come Maria che ha messo a disposizione tutto: vita, pensieri, affetti, progetti, sogni, amore?

25 Agosto 2022
+Domenico

Giù le maschere, per un profondo dialogo con Dio sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 25-26) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 23-26)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Audio (Video) della riflessione

La nostra è la civiltà della fotografia, del montaggio, del virtuale, della trasformazione della realtà attraverso le immagini. Le immagini ti creano belle emozioni, ti permettono di godere a lungo di momenti che sarebbero fuggenti ricordi, puoi analizzare i particolari, fermare un sorriso, uno sguardo, un sentimento.

Siamo stupiti di vedere certe fotografie che ti rendono vicino chi non potresti mai accostare, che ti portano in casa avvenimenti che non potresti mai sapere che esistono, ti fanno partecipare a un dolore e a una gioia che definiscono il tuo essere fratello universale. Serie di immagini costruite ad arte però possono portare all’inganno.

Le chiamano appunto fiction, finzioni, rappresentazioni mirate della realtà o della fantasia, simboli del reale, spesso creati per trarre in inganno, non per comunicare, ma per soggiogare, per vendere. E nel gioco entra anche la vita delle persone che fanno consistere l’esistenza nell’apparire e non più nell’essere. Quello che conta è l’immagine, non più la coscienza. Ne sanno qualcosa i ragazzi e le ragazze nell’esposizione ai cellulari, nella ricerca spasmodica di una immagine che conquista followers, noi adulti che vediamo sempre prima in fotografia e poi la realtà…

Gesù nel vangelo lancia una serie di “guai” a gente proprio come questa, che guarda alla forma esteriore, cura l’immagine, e nasconde una interiorità di peccato, di ingiustizia, di male.  La vita è un bicchiere pulito ed elegante all’esterno, un piatto sfavillante, che dentro si porta rapina e intemperanza. E’ un invito a dare il posto decisivo all’interiorità, alla sorgente del misterioso, ma vero, necessario, intenso rapporto con Dio che è la coscienza.

23 Agosto 2022
+Domenico

E’ lì nel profondo di un dialogo dell’anima con Dio che nasce la dignità e la nobiltà dell’uomo, la disponibilità alla sua Parola che è come spada a doppio taglio che penetra nell’intimo e dirime il bene dal male. La coscienza non è una piazza, non è una fiction è la tua identità di fronte a Dio e deve diventare la tua vera faccia di fronte a tutti gli uomini. Non è rifugio nell’intimità, ma coraggio di partire dall’interno di giustizia e di pace per diffondere ovunque, soprattutto all’esterno, anche nelle immagini, anche nelle fiction ciò che veramente abita nel cuore dell’uomo.

Ci fosse più attenzione alla coscienza, cambierebbe anche tutto il mondo comunicativo con le immagini, che sono una faccia dell’anima, non la maschera del cuore e della verità. Qui nel profondo della coscienza c’è sempre quel Dio che non ci abbandona mai

Ingessatori della religione o collaboratori del Regno di Dio con Maria?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 13-22)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Video (Audio) della riflessione

Si sente spesso nel vangelo Gesù che si rivolge a una particolare categoria di connazionali che lo interpellano, lo insidiano, lo disturbano: i farisei. Erano una categoria di persone molto ligie alla legge, molto osservanti, spesso anche esageratamente formali; sostanzialmente però persone che conoscevano bene la Legge di Dio e che si davano da fare per aiutare gli uomini a osservarla. Spesso però si rivolgevano a Gesù presentando il loro lato più negativo: quello di essere ingessatori della religione, legulei, preoccupati della forma a scapito della sostanza, sicuri di se stessi, e per questo incapaci di cogliere la novità che è Gesù.

E’ un difetto non solo della religione ebraica, ma una tentazione che inquina ogni religione organizzata. Anche noi cristiani di oggi abbiamo una buona dose di fariseismo, quando appunto non ci facciamo più provocare dalla Parola di Dio, ma la carichiamo delle nostre mire, dei nostri modi di pensare, del nostro stesso egoismo.  E noi siamo doppiamente colpevoli, perché abbiamo lo Spirito che difende la persona di Gesù in noi dalle nostre deformazioni comode.

Ebbene Gesù li affronta con una serie di “guai a voi” da far accapponare la pelle. Guai a voi che predicate bene e razzolate male, guai a voi che fate di tutto per accalappiare persone al vostro modo di pregare e rendere culto a Dio e le schiavizzate ai vostri gusti. Guai a voi che fate da guida, non v’accorgete che siete ciechi e così portate a rovina anche quelli che vi ascoltano.

Sono rimproveri, guai senza tempo; vanno bene anche oggi sulle nostre vite superficiali, sui nostri attaccamenti alla religione che non hanno niente di fede, ma sono solo tradizioni che fanno comodo a noi, senza anima, che vogliamo mantenere per paura di invecchiare. Vanno bene pensati come diretti anche a noi che magari proprio per non apparire farisei abbiamo abbandonato la religione, ma ne abbiamo costruita un’altra per i nostri comodi.

La chiesa oggi otto giorni dopo la festa dell’Assunta ci ripresenta la figura di Maria Regina; sicuramente una figura materna che ci aiuta a dare limpidezza alla nostra fede, che ci cambia i molteplici guai, che ci meritiamo in invocazioni di perdono, in decisioni di nuova sequela del Figlio Gesù, in tenerezza di madre per lenire le ferite dei nostri percorsi sbagliati e in forza per accogliere e lavorare a costruire con lei il nuovo definitivo regno di Dio di cui è Regina.

22 Agosto 2022
+Domenico