Siamo anche noi i tentatori di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Mt 4,1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Audio della riflessione

Proviamo noi cristiani a tentare Gesù, proprio perché siamo spesso tentatori nelle nostre relazioni umane. Ci siamo noi a fare la parte del demonio oggi e diciamo a Gesù le domande sulla nostra debole fede:

Se sei Figlio di Dio faccelo vedere? Perché dobbiamo soffrire tanto nella vita? Perché le cose più semplici come il pane ci devono mancare? Che ti costa cambiare le pietre in pane? Perché ci fai penare se hai già tutto risolto?  

Non di solo pane vive l’uomo! 

Ma perché non sfrutti l’occasione? Che ti costa il compromesso, se ne ricavi quel bene che tanto desideri? Non dirmi che sei fermo ancora a bilanciare se i mezzi sono buoni in questo mondo di lupi! Vuoi che Dio, tuo Padre, stia a fare il custode del bene o del male! Dio non sta a base della bontà delle cose, ma sono le cose stesse che devi prendere come vuoi. Sono io questo Dio che cerchi e che ti dà sicurezza, dice, Satana. 

Il Signore tuo Dio adorerai a lui solo renderai culto 

Se sei figlio di Dio, mostralo; dimentica questa umanità, è solo una commedia, una finzione che tu ti sia fatto uomo; tu sei altro, invincibile, potente. A che serve essere perdenti? Provoca tuo Padre, stanalo, mettilo davanti al fatto compiuto; buttati…non vorrai che ti lasci spiaccicare sul selciato ai piedi del Tempio. 

Non tenterai il Signore Dio tuo! 

Noi stessi per ora non siamo riusciti a scalfire la decisione radicale di Gesù di mettersi nelle braccia del Padre, che gli ha offerto un corpo e con esso la dignità di uomo, con tutte le sue debolezze, come compagnia appassionata del nostro cammino di redenzione e come unico spazio e strumento della sua dedizione alla causa del Regno. 

Tornerà ancora la tentazione: si sentirà dire ancora sotto la croce quel lancinante ritornello. Se sei il messia scendi dalla croce…se sei il re dei giudei…se sei il Figlio di Dio… La risposta di Gesù, pur nella drammatica domanda: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato, sarà sempre e solo: nelle tue mani affido il mio spirito. Le braccia del Padre saranno sempre la sua forza e il suo destino. 

L’incontro tra l’Assoluto e la nostra relativa esperienza storica avviene dentro uno spazio di libertà che richiede coraggio, affidamento totale a Dio e la creatività di un amore appassionato: è lo spazio della Quaresima. 

Nelle tentazioni di quel deserto che il consumismo sta scavando nelle coscienze degli uomini dobbiamo metterci davanti sempre la decisione radicale di Gesù di condividere la nostra stessa vita e aiutare tutti a fare il salto di qualità, a nutrirsi di un pane nuovo, a dedicarsi al Dio vero, a leggerne la presenza evidente nei fatti della vita e della storia. 

26 Febbraio
+Domenico

Gesù, ci fai felici perché ci sei tu!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Audio della riflessione

È bello essere invitati a nozze di un amico o di una amica, con cui hai condiviso tanti momenti della vita, con cui spesso ti confidavi, che vedevi ogni giorno entusiasmarsi mentre ti raccontava i suoi sogni. È ancor più bello se le nozze non sono quel supplizio infinito di un pranzo da nababbi, o quel ricevimento formale che ti mette in imbarazzo con gente estranea o, ancor peggio, se partecipare alle nozze non consiste nella preoccupazione, che sovrasta ogni sentimento, di fare un regalo vistoso, calcolato, che ti lega nella catena perversa del do-ut-des, ti faccio il regalo oggi perché tu e gli altri me lo facciano domani, dove l’invito è solo calcolo e la spontaneità diventa obbligo.  

L’invito che fa Gesù è un invito a nozze per godere di Lui. Quando ci sono io non fate piagnistei, non lesinate in allegria, non state a controllarvi la dieta, soprattutto non siate tristi. Vi voglio entusiasti dell’essere miei amici, contenti di avermi seguito. Fatelo sapere a tutti che con me state bene. Nella vita c’è anche un tempo per il digiuno, per il controllo sulla gestione della propria interiorità e della propria disponibilità e allenamento alle difficoltà; ma non è questo il momento. Se ci sono io voglio che scoppi la festa, la gioia, sono venuto perché si possa godere di una vita piena. Il mio regno è un regno di felicità, di gioia, di scatto verso la bontà. 

Purtroppo, spesso noi cristiani non facciamo capire a tutti che seguire Gesù è una felicità, che aver trovato lui, il suo vangelo è una profonda pace che scende nella vita, che seguire i suoi passi anche faticosi è come quando fatichi a scalare una montagna, ma vieni appagato dalla gioia della conquista, della vetta, della visione di un nuovo panorama che ti si apre davanti. Essere cristiani è essere felici.  

Non rimpiangiamo nessuna libertà persa, perché stare con Gesù è trovare quella vera. La quaresima non è luogo di tristezza, ma di una gioia serena, di una consolazione profonda, perché stiamo in compagnia di Gesù, ne ascoltiamo ogni giorno la parola, facciamo i passi della vita anche faticosa, ma con lui, diamo a ogni giornata una nuova speranza di poter guardare a quel cielo abitato da Dio che rende la terra meno spaesata. 

24 Febbraio
+Domenico

Autenticità e verità 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Siamo sempre tentati di fare del bene per farci vedere, metterci in mostra, dando la stura alla nostra vanità pervasiva, che intacca tutte le nostre relazioni. Questa ipocrisia toglie alla vita cristiana il suo essere disinteressata, la sua purezza di tipo verginale perché ha cercato nessun altro se non Dio solo. Oggi c’è sete di autenticità, che mal si sposa con la vanità. A livello di vita e di arte vengono contestate le pose fittizie, le opere confusionarie e mescolate a tutto.  

Pratiche come l’elemosina, la preghiera e il digiuno sono gesti e segni, ma che il vangelo ci invita a decifrare, a capire, a svelare. Sono segni religiosi e quindi hanno la finalità di stabilire un rapporto con Dio. Se gli affibbiamo altre intenzioni, altri scopi i gesti non sono più autentici, sono gesti falliti. Ancor peggio se con essi si vogliono strumentalizzare le manifestazioni religiose in funzione di interessi e di bassa bottega. Il passo immediatamente successivo è vivere una religiosità senza moralità. 

C’è da dire però che l’autenticità non è una finalità, ma solo un mezzo per fare la verità. L’elemosina o è partecipazione alla povertà di Cristo o è solo una espressione sentimentale o sociologica, foss’anche autentica. Per un cristiano deve poter essere un incontro con Nostro Signore che salva e che noi vogliamo vedere nella persona che aiutiamo. A questa profondità ci porta il vangelo.  

Quando fai la carità non farti selfie da distribuire in rete con uno sfondo di poveracci; quando preghi non farlo in maniera che ti vedano tutti ostentando superiorità. Non digiunate per far vedere una faccia triste e pure infelice, ma cercate di essere un messaggio di Dio con le persone più semplici che fanno fatica anche solo a fare l’elenco della spesa.  

Il vostro digiuno non deve farvi perdere la pazienza. Meglio non fare digiuno che offendere le persone. Siamo sempre chiamati a stare davanti a noi stessi e a stare davanti a Dio. Lui è il nostro giudice, Lui è da contemplare per avere luce e discernimento su ogni nostra azione, Lui è il Signore di tutto e di tutti, Lui è la nostra felicità, Lui è anche la nostra strada della vita. Lui ha detto: io sono la via la verità e la vita. Non è un riferimento esterno, una indicazione di come orientarci, ma la certezza di una compagnia schietta nell’esistenza di tutti i giorni. È il cielo aperto su di noi e dentro di noi sempre. 

22 Febbraio
+Domenico

Amare i nemici deve diventare meta di ogni persona e nazione, non solo impegno per ogni cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,38-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Audio della riflessione

Viviamo in un tempo in cui si moltiplicano i nemici. Sarà il terrorismo, sarà la guerra, saranno le battaglie ideologiche, sarà la fragilità della nostra umanità, ma oggi sembra che l’arte principale sia quella di individuare i nemici e trovare tutte le motivazioni possibili per scatenare una guerra che li annienti. Si ricorre anche alla guerra di religione. Si inventano guerre sante per dare la stura a tutto l’odio che cova tra uomo e uomo, ma soprattutto per i guadagni enormi dei venditori di armi.  

L’amore ai nemici invece è l’essenza del cristianesimo e quindi proposta obbligata di ogni cristiano. Dio non ha nessun nemico, per lui siamo tutti figli. Quel Cristo crocifisso e immolato sulla croce era stato visto come il nemico numero uno di Dio ed era ed è il suo amatissimo Figlio. Per rendere lode a Dio, lo hanno ammazzato. Aberrazione dell’umanità, non solo contro di lui, ma quando lo stesso lo si fa per un qualsiasi uomo, per una creatura che è sempre figlio di Dio. 

Non si tratta di sforzi psicologici per mantenere la calma di fronte alle offese o una sufficiente capacità di controllo per non lasciarsi coinvolgere in liti assurde, ma di un modo nuovo di pensare, di mettersi di fronte all’umanità con lo Spirito del Signore. 

Abbiamo bisogno di immergerci nella infinità e gratuità dell’amore di Dio per tutti gli uomini per cancellare dal nostro vocabolario la parola nemico. È un continuo e costante esercizio di contemplazione del suo volto nel volto dell’uomo, della sua presenza in ogni vita che ha fatto nascere. Dio non potrà mai ordinare di uccidere. Chi uccide in nome di Dio si è costruito una ideologia funzionale a disegni di potere e trova utile strumentalizzare la fede di gente esasperata dalle ingiustizie o montata ad arte con l’odio per praticare operazioni puramente strategiche, sicuramente non religiose. 

L’amore al nemico non toglie che ci siano leggi che aiutano il rispetto, che controllano i comportamenti errati e definiscono diritti e doveri, pene e riabilitazioni, giustizia nei rapporti interpersonali e sociali, ma tutto questo lavoro ha bisogno di un colpo d’ala, che è appunto l’amore verso i nemici. 

I martiri cristiani hanno sempre saputo perdonare e dare la vita per dei fratelli che li uccidevano, che non hanno mai ritenuto nemici. 

Questo amore non è opera nostra, ma di Dio, del suo Spirito di amore. 

19 Febbraio
+Domenico

Non buttare, ma riscrivere in forma nuova per l’oggi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Audio della riflessione

Siamo in tempi di grandi cambiamenti, ancora più destabilizzanti perché avvengono in fretta. Noi adulti facciamo fatica ad adattarci. Ieri i nostri genitori ci facevano da maestri per tutte le cose della vita, oggi con i giovani dobbiamo farci insegnare tutto: a fare gli sms sul cellulare, a usare il computer, a leggere Internet, a fare la spesa più conveniente, a impostare la stessa azienda. Ma papà non si fa più così oggi. Sei fermo ancora al secolo scorso. E’ vero anche se non è ancora passato da un quarto di secolo. Quello però che ci mette più in difficoltà è questa liquidazione del passato, questo continuo orientarsi al moderno quasi fosse per natura sua sempre più adatto, più bello, più vero perché è di oggi.  

Gesù vive  in tempi di grandi cambiamenti, di assoluta novità. E’ Lui che lo provoca, è lui che continuamente annuncia la buona notizia, la novità assoluta, la presenza di Dio nel mondo nella sua persona. Lui è il nuovo per eccellenza e spinge gli uomini a cambiare tutto, a fare nuove tutte le cose, a non vivere di pezze come sempre ci si accontenta di fare. 

Ma una cosa chiara dice Gesù: il nuovo che lui porta non è trascurare la legge che Dio da sempre ha scritto nel cuore degli uomini, non è liquidare il passato con il suo bagaglio di esperienze necessarie per capire il futuro. Lui non disprezza nessun comandamento che Dio nella sua delicatissima pedagogia ha voluto come tappe di un cammino di crescita. Si mette nella stessa linea e la porta a compimento.  

I figli portano a compimento ciò che i genitori hanno iniziato, lo volgono al bene come appare alle loro nuove esperienze, non disprezzano il passato, le tradizioni; sanno andare in profondità a cercare le ragioni che hanno dato calore a quei comportamenti che oggi nella loro attuazione sembrano superati. Il mondo va avanti così. Il presente è la necessaria elaborazione del passato per creare un vero futuro, è il discernimento di tutti le energie, i doni che Dio ha fatto crescere nella storia per far crescere il suo Regno. La speranza è proprio basata sulla certezza che Dio sta sotto questa continuità e la fa crescere verso nuove mete. A noi apprezzarle e non buttarle.

12 Febbraio
+Domenico

Siamo tutti come uomini e donne, come ragazzi e ragazze, come giovani e adulti: luce e sale della terra

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Audio della riflessione

Che cosa è che dà sapore alla vita? O meglio: c’è ancora qualcosa che da sapore alla vita o siamo condannati a viverla come una avventura insipida, senza senso, senza grinta, da abitudinari del quotidiano? La tua giornata è già tutta scritta in un file: levata, doccia, se sei in coppia: bacetto; se sei un ragazzo: urla dei genitori perché ti alzi sempre troppo tardi, zaino, panini, pulmino; buon giorno professore..e siamo solo all’inizio. Il resto è della stessa serie. Gli adulti si illudono di introdurre qualcosa di nuovo dando un’occhiata all’oroscopo, ma è un’altra balla che vai sempre a leggere perché non si sa mai.  

Possibile che la vita sia tutta qui, tutta segnata, tutta decisa, tutta uguale a se stessa, senza slancio, senza impennata di creatività e soprattutto di umanità? Tentativi di darle sapore qualcuno li trova con i gatti e i cani o i cavalli. Altri con i successi, gli euro o le proprietà; queste cose sì danno sapore e luce alla vita, rischiarano il buio che spesso la opprime. 

Non vi sembra che sia scomparsa dalla nostra mente, dalle riflessioni, dai titoli di giornale, dalla politica, anche quella seria, dagli spettacoli, dalla pubblicità il nostro essere persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, giovani e vecchi, nonni e genitori. È scomparsa la nostra umanità. Conta solo il fatturato, contano le accise, conta il PNRR, contano i prezzi che continuano a salire, le materie prime che scarseggiano…le partite di calcio, lo slancio (chiamiamolo solo così) dei tifosi …potrei continuare. Per i ragazzi contano i followers, i tic-toc, YouTube, i social, essere in Facebook. Tutto questo rende affascinante vivere, dà sapore alla nostra vita? I primi a non esserne soddisfatti sono proprio i giovani.  

Facciamo la domanda al vangelo? 

Il vangelo invece è ancora più semplice di quanto pensiamo ci dice che sono gli uomini e le donne, la nostra umanità, che dà sapore alla vita. Siamo talmente irretiti dalle cose, dalle organizzazioni, dalle sovrastrutture che spesso dimentichiamo di tornare alla bellezza e alla sensatezza della nostra umanità. Canta qualcuno giustamente: credo negli esseri umani. Ci stiamo accorgendo, e non solo da ora, che nei numerosi cambiamenti del nostro tempo o, come dice papa Francesco, nella nostra nuova epoca, gli strumenti con cui siamo aiutati ad esprimerci, a dirci, a comunicare, a progettare, a studiare, a interagire, insomma a vivere, ci chiedono di ricuperare e approfondire il nostro essere umani. Non ci sentiamo vittime, nemmeno però non avvertiamo che questa epoca esige che ci applichiamo a ridare all’uomo, alla donna, alla nostra umanità uno statuto antropologico nuovo, un posto nuovo. 

Infatti, il vangelo dice che luce e sale, conoscenza e gusto sono doni che solo l’uomo e la donna sanno esprimere al massimo. Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. Gesù non lo dice perché sono apostoli, o predicatori, o raffinati rabbini, insegnanti delle cose di Dio che solo e magari automaticamente perché predicano danno sapore all’esistenza, lo dice degli uomini e delle donne in quanto tali. Abbiamo venduto ai neon o al suono dei soldi o agli aromi chimici il gusto, la luce della vita? O chiediamo agli oroscopi e ai maghi, alle carte e alle sfere di vetro la direzione che deve prendere la nostra esistenza e il senso della storia dell’umanità? La nostra umanità, il nostro essere semplicemente uomini e donne è un faro nella nebbia è un sapore nel disgusto. Siamo fatti a immagine di Dio sapore inconfondibile della vita e luce inaccessibile resa visibile in noi.  

Certo questo essere luce e sale raggiunge la sua pienezza, la sua insuperabilità se abbiamo il dono di aprire la nostra umanità all’invasione della vita nuova, all’immersione nella vita di Cristo, che semplicemente chiamiamo battesimo, e se questa nostra vita è illuminata dalla fede. Con le ragioni della fede non sbaragli nessun nemico, ti metti maggiormente in umiltà tu, perché la luce della fede è luce di Dio, non tua, per te è debolezza, è accoglienza, è fiducia, è abbandono. Ti sconvolge la vita e ti costringe a non esserne più tu il padrone, ma gli altri. Per questo se sei cristiano non puoi nasconderti. Vi ho messo nel cuore, un sapore di vita nuova, una luce di fede non per nasconderla, ma per farla vedere.  

Diceva Giovanni Paolo II e lo ripete spesso papa Francesco: Non vi preoccupate di troppa modestia; non vi chiedo di dare spettacolo, di mettervi a dominare o di fare miracoli clamorosi. Non vi chiedo ostentazione o impazienza o disprezzo delle miserie umane o scontro o polemica, ma di essere come persone, uomini e donne, ragazzi e ragazze, cristiani un fatto pubblico con cui tutti si possono confrontare. Vi chiedo di non chiudervi nelle vostre sacrestie o di non diventare una collezione di bonsai, ma una foresta di persone. Purtroppo, stiamo specializzandoci nel fare recinti. È vero: buone staccionate, fanno buoni vicini. Ma noi non stiamo a spendere la vita per vivere in pace con i vicini, ma per condividere l’amore di Dio in ogni momento. Le staccionate difendono le nostre comodità e tengono ciascuno isolato nel proprio mondo.  

Penso a quanto spesso diceva Giovanni Paolo II; se i giovani non vengono alla chiesa non è peggio per loro, ma peggio per noi, perché veniamo privati della verità e dei doni che Dio ha posto soltanto nelle loro vite per la nostra stessa felicità e salvezza. Vi chiedo di mescolarvi nella vita di tutti per dar sapore e nel buio che spesso avvolge l’umanità per fare luce. Questo sapore e questa luce sono io, non spegnetela per comodità.  

È la sua sapienza che conta e la sua verità abita dovunque c’è una sua immagine, in ogni volto umano. Per tutti noi è scritta a metà: metà nella sua Parola e l’altra nella nostra vita di persone. A noi aiutare l’incontro e la scoperta.  

5 Febbraio
+Domenico

Vi dico io dove sta la vera felicità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Audio della riflessione

Le persone importanti, quando iniziano la loro campagna elettorale o di vendite cercano di rifarsi al meglio la loro immagine: Quale sarà quest’anno il modello vincente, la tendenza che spopolerà le spiagge, le discoteche, i campi di calcio, le curve del gran premio? Sono più attraente in questa posa, con questo angolo di luce, con questo foulard o meglio seduto in diagonale? Non sono sempre delle grandi novità, si gira costantemente attorno a soldi, forza, fascino, sex-appeal, fortuna, sorriso, linea, successo, promesse a non finire sul taglio delle tasse o sui benefici che ne avranno gli elettori o i compratori…

Lui, Gesù, anche qui va controcorrente. Ha trovato nove strade di vera felicità e le propone, convoca una conferenza stampa, non nella solita hall di un albergo, ma su una collina, nell’erba alta, crea una nuova tendenza, le televisioni devono arrancare in un luogo un po’ fuori mano, lontano dalla strada, ma il panorama è stupendo.

Laggiù si distende il lago. Qui c’è una pace infinita e comincia:

beati i poveri, la prima felicità, sono padroni del cielo e della terra;

beati gli afflitti, sì proprio quelli che non riescono mai a tirare il fiato perché subiscono una disgrazia dietro l’altra;

beati i miti, quelli che non sanno arrabbiarsi mai, perché se hanno qualcosa da rimproverare è solo a se stessi;

beati gli affamati, che non trovano niente che li sazi, per loro non c’è nessuna situazione umana che realizzi piena giustizia;

beati i misericordiosi, quelli che hanno un cuore in cui tutti possono scavare amore, perdono, comprensione;

beati i puri, quelli che ti guardano negli occhi, sanno stare mano nella mano, ti sanno coccolare, non stanno a sfruttare l’occasione, a indovinare le debolezze per rubarti la vita, non sono partiti con un progetto in cui devono inscatolarti;

beati quelli che portano pace, quelli che non temono di sfilare sotto nessuna bandiera purché finiscano le guerre, si spengano gli odi, si blocchino le ritorsioni, vadano in bancarotta i fabbricanti di armi, quelli che sanno far pace nel loro cuore e tendono al cuore di tutti e sanno pagare e passare per imbecilli pur di spuntare anche solo un coltello;

beati quelli che sono sempre presi di mira e privati della propria libertà, subiscono persecuzione, perché sono dei veri trasgressivi dell’ingiustizia;

beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trend, dovrete sempre ricominciare da capo.

Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità della vita. Queste nove felicità non sono le mie idee, ma sono io stesso, la mia persona, la stessa Trinità che regola l’universo.

29 Gennaio
+Domenico

Subito, senza tentennamenti, in una missione nuova e impossibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Audio della riflessione

Si può stare giorni e giorni ad aspettare che la vita si risolva da sola … si può pensare che non ci sia mai niente di nuovo sotto il sole e adattarsi a sopravvivere … si può invece tendere la vita a tutto quello che la realtà ci propone e cercare di capirne il mistero: talvolta è un amico, talvolta una situazione, spesso è una chiamata precisa, che ti si impone.

Così è capitato ad Andrea il fratello di Simone, mentre stavano pescando nel lago di Tiberiade; vita dura, tensione, attesa, delusione, sorpresa erano i sentimenti che si susseguivano ogni giorno nel loro lavoro. Gesù li aveva osservati tante volte e aveva capito che erano gente decisa, rotta alla fatica, resistente e li ha chiamati perentoriamente come spesso faceva Lui: “Seguitemi!”.

Non ha detto “vi andrebbe di.. che cosa pensate se… chissà che possa interessarvi…”, ha detto “:”Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Non siete fatti per stare a consumare la vita su queste barche, dentro questo lago, a gettare e ritirare reti. Voi siete fatti per un piano più grande, il piano di Dio che vi vuole decisi a coinvolgere gli uomini nella gioia del Vangelo”.

Aveva visto bene Gesù: aveva intuito che ci sono uomini che si lasciano prendere da ideali alti, da missioni impossibili. Gesù quando chiama a collaborare chiede il massimo, mai il minimo, anche se sa rispettare i tempi di crescita.

Andrea non sta a tergiversare … c’è un avverbio che dice la sua decisione: “subito”, una decisione senza ripensamenti: “lasciate le reti e i loro progetti lo seguirono”; gli andarono dietro, stettero con lui, si misero a condividere i suoi sogni oltre che i suoi passi.

La vita è così: intercetta una chiamata e si butta a seguirla. Il cammino che faranno sarà lungo e faticoso, non sempre lineare: difficoltà, scoraggiamenti, incomprensioni, gelosie, dubbi, domande saranno pane quotidiano – è mica così anche la nostra vita – ma cambieranno la loro vita.

Andrea si immedesimerà nella missione di Gesù: porterà a Lui altre persone, sarà attivo nella moltiplicazione dei pani, quando ha portato a Gesù il ragazzo con i cinque pani e due pesci; darà la vita per Gesù! Era stato lui a portare a Gesù il fratello Simone, aveva intuito che su Gesù si poteva scommettere … e gli aveva messo tra le mani la vita.

Quel pomeriggio era stato un gran pomeriggio: quella sera sul lago non c’era stata incertezza, calcolo, pronostici o tergiversazioni, ma decisione e fiducia, generosità e abbandono nelle mani di Dio che avrebbe sicuramente sempre riempito la sua vita senza mai abbandonarlo anche nel dono totale di sé su una croce – ricordate -, la croce decussata come sempre viene rappresentata la morte di Sant’Andrea.

22 Gennaio 2023
+Domenico

La fila coi peccatori: quasi un’altra nascita per la vocazione di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 13-17)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Audio della riflessione

Quando un capo di Stato fa una visita in qualche città o in qualche nazione … desidera, dopo le solite snervanti riunioni ufficiali attorno a vari tavoli, fare un bagno di folla – si dice -, girare per le strade, incontrare la gente, mettersi nella vita normale … è un bagno di folla per modo di dire: è sempre circondato dai suoi gorilla che lo guardano a vista, è ripreso da televisioni, è sempre sotto i riflettori … ma fa bene alla gente vedere immagini di questo genere, che tentano di ridurre il distacco dalle istituzioni.

Ma le istituzioni del tempo di Gesù, a partire dal Tempio, erano troppo selettive, torppo distanti dalla gente, ingessate nei loro “equilibrismi”, incapaci di offrire il vero volto di Dio.

Giovanni, il battezzatore, aveva colto il senso vero della religione ebraica e questa attesa della gente, che si stava cambiando in rassegnazione anzichè attesa, e aveva osato creare non certo una alternativa, ma una vera rinascita spirituale! Lo si capiva dalle sue prediche, dalle sue invettive, dalla sua vita rude, dal carattere focoso, che non attutiva per rendersi più simpatico … e Gesù lo segue.

C’era un fremito di attesa tra la gente: non ne può più di promesse, di speranze ingannate, di ingiustizie subite, di disorientamento generale.

C’è un tempo in cui l’attesa si fa ansia, la domanda pretesa: “ci sarà qualcuno che potrà rispondere a un popolo tenuto in vita da promesse, a una vita che continua a cercare e che brancola sempre nel buio, che deve procedere a tentoni difendendosi da continui inganni? Chi ci può aiutare a destreggiarci tra i mille imbonitori dell’esistenza, tra le mille immagini che ci vendono felicità e che alla fine ottengono l’effetto di convincerci che non c’è?”.

Gesù ha anche Lui il suo bagno di folla, ma il suo è un po’ diverso: nella sua prima uscita pubblica si fa riprendere mentre fa la fila coi peccatori a ricevere il battesimo di Giovanni.

Giovanni ha trovato la strada e la gente fa la fila: nella fila c’è Gesù.

Nel nostro egoismo, nelle nostre furbizie, nei nostri tentativi anche sinceri di trovare risposte alla vita, nel sapere se ancora potremo sperare di far nascere vite in un clima di amore e non in asettici laboratori, di mangiare senza la paura di ingoiarci un veleno, di avviarci verso il declino della vita senza pensare di concluderla con un suicidio disperato, definito morte dolce, nella nostra fatica di tenere alta e esigente una concezione di vita che continua a subire attacchi di comodità, di adattamento al ribasso … ecco, in questa nostra fila si fa trovare Gesù: è in mezzo a noi, folla di peccatori, in segno di solidarietà a dirci che con Lui una risposta c’è, una speranza c’è, non resteremo delusi … e nella nostra fila di vita in ricerca, non si sente sminuito dall’essere simile a noi, anche se in Lui non c’è malizia o peccato …

e in mezzo a noi prega … Nel pregare ci apre il cielo, ci apre alla vita vera, a una iniezione di novità, di energia, di Spirito Santo che incendia di bontà la nostra esistenza … e quella fila di peccatori, di disperati diventa con Lui, con questo cielo aperto, una chiesa in cammino, in cui il suo capo Gesù riceve la sua investitura dal Padre.

Lui è il figlio amato, prediletto, il mandato dal Padre, il frutto di un amore inimmaginabile … e così Gesù si mescola come sempre nei meandri della vita di tutti i giorni.

Io penso che gli sarà nata da lì proprio l’idea del Battesimo, non solo di penitenza come quello di Giovanni, ma di immersione nella sua morte e risurrezione, dove il dono grande della Grazia di Dio non è il frutto di macerazioni umane, di attese sconfitte, ma l’offerta gratuita di salvezza, il bagno nel suo sangue e nel suo Spirito, che qui al Giordano si è fatto sentire e ha cambiato il significato di questo battesimo.

8 Gennaio 2023
+Domenico

Decisi, a costo di tagliarci dietro tutti ponti per nostalgia di false sicurezze

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17.23-25)

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Audio della riflessione

Quando si imbocca una strada difficile non sempre si ha il coraggio di continuare. Le tentazioni di fermarsi, di lasciare tutto a metà, di non finire niente sono più di un raro episodio. Lo vedi in certe regioni in cui si cominciano le case e le lasciano per decenni con le impalcature per l’ultimo piano; lo vedi nella politica che è l’arte di non decidere mai, di rimandare all’infinito; lo sperimenti nella tua vita privata quando sei convinto di dover prendere alcune decisioni per mettere ordine nella tua vita, nei tuoi affetti, nelle tue passioni che spesso debordano e rimandi continuamente. La dieta comincia sempre il giorno dopo. Allora ti capita come quando devi alzarti al mattino: non vorresti mai uscire dal letto, maledici la sveglia, la metti lontano per costringerti a uscire dal letto, spegni quella maledetta soneria, ma poi risalti nel letto, inventi tutti i ragionamenti possibili per convincerti che non è necessario alzarsi, che le cose si possono fare anche più tardi… nella vita invece ci sono momenti in cui occorre un colpo di reni che ti mette nella direzione giusta.

Gesù ha dato una decisione definitiva alla sua vita da sempre, ma nella sua esistenza umana ha preso una decisione per il Regno di Dio e si è tagliato dietro tutti i ponti. Lasciò Nazaret, il luogo della sua infanzia, la sua gente, il suo lavoro, i suoi amici, sua madre e venne ad abitare a Cafarnao. Una cittadina sul lago, crocevia di genti e di affari. Qui circolava tanta gente e quello che aveva in cuore da realizzare qui lo poteva comunicare a tutti. Era preso da urgenza, non da fretta, non c’erano da fare tante cose, c’era da prendere una decisione, occorreva sbilanciare la propria vita, i propri affetti, i propri progetti, la stessa vita sociale e religiosa dalla parte del Regno di Dio, dalla parte del vangelo.

La notizia sconvolgente che non doveva lasciare tranquillo nessuno era la grandezza e la paternità di Dio che si stava manifestando in Lui. Segno di questo nuovo che stava irrompendo nella storia erano le molteplici guarigioni che Gesù operava: faceva toccare con mano che la vita poteva prendere un’altra piega; se le malattie erano vinte, perché non lo doveva e poteva essere la malattia ancora più profonda che è il peccato, il cuore marcio. Era finito l’incubo della storia, l’uomo poteva ancora abitare una speranza. Solo che questa speranza la si deve continuamente cercare, invocare, abitarne i luoghi in cui si presenta e viverla in pienezza

7 Gennaio 2023
+Domenico