Il nostro debito immane nei confronti di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.  Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Audio della riflessione

Il debito verso Dio di ognuno di noi peccatori è enorme; l’uomo della parabola del vangelo gli doveva 10.000 talenti. Un talento valeva dai 34 ai 35 kg di oro. Siamo nell’ordine di 350 tonnellate di metallo prezioso. Una colonna di 350 furgoni lunga 3 Km. Un debito impossibile da pagare. Ma è sempre ancora una pallida idea di quello che Dio ci ha dato. Abbiamo bisogno ogni tanto di riflettere sui doni incalcolabili di Dio, gratuiti, che Lui ci ha donato, ma che diventano debiti perché ne facciamo scempio o li usiamo per rivoltarci contro di Lui. Sono i furgoni del nostro tesoro che va restituito al Creatore, che devono trovare la strada verso la sorgente e non verso la dispersione o la distruzione. 
La vita. È un bene senza prezzo. Quante persone avrebbero dato tutto per vivere un secondo in più. Quante persone avrebbero dovuto essere morte invece sono sopravvissute a tutte le malattie e a tutti gli attentati. La vita è sempre dono di Dio. Riflettere su come la valorizziamo, la accogliamo, la custodiamo, la trattiamo, è sempre il primo grande compito che abbiamo nei confronti di Dio  
Il creato, la terra, il sole, la natura, sono il grande contesto in cui possiamo godere la vita, un bene prezioso che spesso è sull’orlo della distruzione per le guerre, è un patrimonio che viene distrutto e inquinato. La creazione è la dote che Dio ci mette a disposizione nel patto d’amore che stabilisce con noi e spesso noi la dilapidiamo stupidamente  
La sessualità: ci ha fatto uomini e donne, ha messo nella intelligenza, nella vita, nella conformazione del corpo, nei pensieri, nelle aspirazioni, negli istinti, il desiderio di incontro, di dialogo, la voglia di stare assieme, la luce che si accende negli occhi, quando ci si vede, la tensione, la ricerca della bellezza, i pensieri inquieti, l’attesa, la musica per esprimere, la poesia per avere parole, tutte insufficienti per dare voce ai sentimenti, alle emozioni, la capacità di generare vita. E noi l’abbiamo avvelenata e deturpata alla grande la nostra sessualità 
La giovinezza: sono gli anni della ricerca, della tensione verso ideali alti; la giovinezza è il tempo di una visione pulita della vita, dell’entusiasmo, dello slancio, della leggerezza rispetto al passato che è di altri; spesso invece è l’età della noia, dello spreco, della cattiveria senza motivo, della distrazione e della superficialità 
Mettiamo su questi 350 furgoni tutto quello che abbiamo ricevuto da Dio 
C’è il furgone della salute, della intelligenza, dell’amore, della capacità di lavoro, del benessere, della pace, della dignità. Questa colonna di furgoni l’abbiamo sequestrata, l’abbiamo fatta deviare nei nostri territori e ne abbiamo fatto scempio. Dio ci perdoni, perché non sappiamo come riconsegnare questi doni o essergliene grati. 

14 Marzo
+Domenico

Siamo noi i lavoratori della vigna che stritolano nel torchio il figlio del padrone

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43.45)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Audio della riflessione

I lavoratori della vigna non solo se ne credono padroni ma stritolano nel torchio anche il figlio del padrone. 
Nella vita è normale che siamo chiamati a scegliere tra due traiettorie: tra la traiettoria del dono e quella del possesso, tra la traiettoria dell’amore e quella dell’odio; dello stupore e della gratitudine e quella del calcolo. Queste due traiettorie alla fine si incrociano nel cuore di Dio e lasciano segni nella carne di Gesù.  
Ti capita questo quando guardi la natura o la apprezzi e ti esalta o la sfrutti e ti abbruttisce; quando hai relazione con le persone: o le ami e le fai felici oppure le usi e ti rendi infelice. Quando ti elevi a Dio: o lo canti e benedici e ti si aprono nuovi orizzonti oppure credi di fartene oggetto di inganno e distruggi la tua stessa dignità umana. Il teatro di queste scelte è la vita, è la vigna del Signore. 
La vita è sua, non nostra: ce l’ha affidata, l’ha curata, ne ha fatto capolavoro, l’ha architettata entro questo grande e meraviglioso universo; l’ha incastonata come un gioiello in un cielo che ci pare infinito da cui oggi dopo 14 miliardi di anni ancora arrivano segnali di nuove stelle. 
In questo grande ordine ha messo noi e ci ha dato capacità di sogno, di stupore, di iniziativa, soprattutto di libertà. 
Abbiamo cominciato a sognare, ma invece di sognare un dono, una gratitudine un regalo, abbiamo concepito una morte. Si sono incrociate due grandi sogni su questa stessa vigna:  
manderò mio figlio, è tutta la mia vita, io vivo per lui; è lui l’amato sopra ogni cosa, è la pienezza della vita, lui è la bellezza, la bontà, la santità, il sapore di ogni cosa. Mi ha detto lui di poter entrare in questa vigna, ho capito quanto ci tenesse all’uomo, alla perla del creato, a questa storia di libertà. Quando alla mensa della trinità è risuonata la mia domanda: chi manderò? Chi andrà per me? Gesù mi ha detto subito senza esitazione: Eccomi manda me. 
Gesù viene da questo oceano di amore, da questa sconfinata vastità di bellezza e di bontà; invece dai filari della vite, già resi tortuosi e imbrattati di sangue si formula un altro sogno 
Ecco il sognatore uccidiamolo. Questa vita è nostra e la vogliamo distillare e torchiare fino a spremerne l’ultima goccia. Dio aveva creato nei vignaioli l’abilità del torchio, una capacità innata di chiedere alla vite tutto e, illusi di poter possedere la vita come una cosa hanno mescolato il mosto con il sangue del figlio; hanno scatenato sul corpo del figlio il livore degli sforzi adirati, ma frustrati, di poter possedere la vita. E la vigna si è inaridita, ha incominciato a produrre veleno e non più vino. È la nostra storia, è il punto di arrivo della nostra mancanza di dono, della nostra miopia. È il mistero della nostra libertà, è il rischio in cui Dio ogni giorno gioca il suo amore. È una storia personale, che sta nel diario della nostra anima e diventa la storia di una comunità, di una società, di un mondo. Quando Dio dice le mie vie non sono le tue vie si rifà anche a questi due sogni contrastanti. 
Gesù si è messo di mezzo per svelare la contraddizione di questi sogni, la traiettoria sbagliata della nostra vita. 
È lui che svela le nostre intenzioni che ci spinge a prendere posizione. È interessante vedere la figura di Giuda col suo tentativo debole di non adattarsi; gli era venuto in mente che Gesù poteva essere barattato, ma ha esitato e alla fine compirà il baratto per soldi e svelerà quanto sia sempre inutile e pericoloso seguire Dio a metà. 
Nella vigna del Signore c’è sempre qualcuno che si lascia prendere da buoni sentimenti, dal buon senso, ma alla fine non decide. Pilato ne è un esempio: ragiona bene, vuole salvare Gesù, ma alla fine non ha coraggio e lo consegna. È così Erode che voleva bene a Giovanni, gli fa tagliare la testa per un ballo; così il re Agrippa davanti a Festo: solidarizzava e ascoltava volentieri Paolo e ha dichiarato in pubblico dibattito che Paolo era innocente, ma lo fece lo stesso tradurre a Roma.  
Oggi il nostro passo quaresimale verso Pasqua esige che facciamo incrociare i nostri sogni con quelli di Dio, che mettiamo al centro questa vita, questa vigna e confermiamo la traiettoria dell’amore, dello stupore, della gratitudine. 
È possibile: Gesù ha già pagato per noi, la sua eredità è già nostra, perché lui stesso ce l’ha donata; il vero mosto della nostra vita è il suo corpo e il suo sangue che ancora oggi possiamo accogliere come pegno sicuro dell’amore di Dio per noi. Basta che riconosciamo di ricevere nell’ Eucarestia Gesù il vero nutrimento. 

10 Marzo
+Domenico

Siamo tutti chiamati al crogiolo del dolore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-28)

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Audio della riflessione 

Ci sono delle verità talmente evidenti nella nostra coscienza che dovrebbero farci cambiare modo di vivere, progetti, desideri. Esistono fatti che ogni giorno ti stanno a dimostrare che la vita ha un suo percorso obbligato di fronte al quale occorre prendere posizione; eppure la nostra superficialità trova tutte le strade per evitare il confronto, il rinsavimento. Pensiamo per esempio alla morte. E’ una verità di una evidenza crudele e di un grado di certezza assoluto, eppure la si continua  a nascondere; così è per la inutilità della guerra, la sua devastazione oltre ogni previsione, eppure la si continua a ritenere un mezzo adatto per risolvere i problemi e ci si invischia sempre più. 
  E’ stato così anche per i discepoli di Gesù. Lui continuava a predire la sua fine tragica, a far puntare gli occhi sulla sua passione morte e risurrezione, invece loro pensavano ad altro, non la mettevano in conto nella loro sequela. Quando capiteranno gli eventi resteranno impauriti e torneranno con fatica a scavare nella memoria. Ora però sono presi ciascuno dal proprio problema, vedono davanti solo quello che darà loro gloria o prestigio, scambiano l’amicizia con Gesù per un privilegio umano, per una collocazione in un grado sociale più alto.  
Invece Gesù dice a loro e ridice a noi che Lui deve essere consegnato, deve patire, morire, deve passare attraverso l’esperienza del tradimento e dell’abbandono, anche se trionferà con la risurrezione. Non si può mai guardare a Gesù senza aver davanti questa decisiva verità: il maestro è chiamato al crogiolo del dolore come segno del massimo amore che vuol offrire all’umanità. 
Quella croce è il libro su cui imparare a vivere da cristiani; non per niente i grandi santi stavano ore e ore a contemplare il Crocifisso. E’ l’unica possibilità che ci è data di vedere oltre, di sperare che la pienezza della vita c’è, ma non è qui. E’ la chiave interpretativa di tutta la nostra vicenda umana. E’ l’invito ad alzare lo sguardo a colui che hanno trafitto e a  non abbassare mai la guardia, a non vivere di rimedi o di solitudini, ma di verità e di solidarietà con chi si è fatto mettere in croce, come ha fatto san Giacomo e tutti gli altri apostoli. 
Quel Crocifisso è il segno che Dio non ci abbandona mai.

8 Marzo
+Domenico

Gesù solo è il maestro e noi vogliamo essergli fedeli

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato»

Audio della riflessione

La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti. La vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo gente che conta, se siamo senza il plauso degli altri. Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare.  
Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio. I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù, Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli, Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà, Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature. Questo ci dà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola.  
Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti; invece, se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che assieme dipendiamo da Lui, che abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere fedeli 
Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di Tutti, Dio. Da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi.  
Molti di noi sono insegnanti, maestri, ma uno solo è colui che ci insegna la verità, noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti. Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà. Paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri.  
Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita; se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei poveracci frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

7 Marzo
+Domenico

Contempliamo anche noi Gesù nella sua verità, trasfigurato

Una riflessione sul Vangelo di Matteo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Audio della riflessione

È da un po’ di giorni che non riesci a vedere il fondo. Sembra che tutto si accanisca su di te. Posso avere pazienza di fronte a chi da sempre mi avversa, mi fa dispetti, gode nel vedermi soffrire, ma spesso mi sembra che anche Dio mi abbia abbandonato, mi sembra di essere stato scaricato, non trovo più gusto nella vita e la preghiera assomiglia più a un’illusione che a una forza. 
La mia vita sarà sempre in salita. È vero che si dice che nel buio della vita c’è sempre una luce per tutti, ma dove è questa luce? Siamo lasciati in questa esistenza ad arrangiarci da soli a trovare appigli oggi che diventano delusioni domani? Non erano forse giunti ancora a questo punto gli Apostoli? ma dopo la generosa risposta alla chiamata di Gesù, dopo aver lasciato tutto per avventurarsi con Lui per le strade di Palestina, speravano di poter cominciare a portare a casa qualcosa.  
Pietro, hai lasciato azienda, moglie e figli, per correre dietro a questo Gesù come un adolescente. Ma ti rendi conto che a parte un po’ di notorietà, non concludi niente? Non ti accorgi che invece attorno a Gesù si comincia a stringere il cerchio della gente che lo vuole far fuori?  
Tu Giovanni sei giovane, a te piacciono le avventure, non devi rendere conto a nessuno del tempo che butti, ma questo Gesù ti sembra all’altezza dei tuoi ideali, del tuo entusiasmo, della tua voglia di vivere? Già altri come te hanno girato i tacchi e se ne sono andati. Sono le storie delle nostre vite, le domande della nostra fede, le prove di libertà che ognuno deve affrontare. Il credente sa che un Amore misterioso dirige la storia, anche quando gli eventi sembrano mostrare il contrario.  
I nostri occhi sono miopi, le nostre menti non hanno la lucidità necessaria per capire il disegno di Dio nella nostra storia. Soltanto la fede ci permette di intravvederlo. E Gesù prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto e si trasfigurò davanti a loro, si è dato a vedere per il Signore che egli è. Non han parole per esprimere l’esperienza sconvolgente che fanno di Lui. È bello per noi stare qui. Questo è il mio Figlio amatissimo. 
Torneranno ancora dubbi e prove; infatti, proprio a questi tre si appesantiranno gli occhi e le vite nel momento della prova del Getsemani ma Lui è il Signore e non li lascia mai soli. C’è una comunità cristiana che aiuta noi gente dalle infinite debolezze e illusioni nel trasfigurarsi in speranza? Si, se sappiamo camminare sempre assieme ci dice oggi la chiesa, quando usa la parola “sinodale”.

5 Marzo
+Domenico

Amare i nemici, non vendicarsi mai, essere pacificatori, così sono i cristiani

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»

Audio della riflessione

Viviamo in un tempo in cui si moltiplicano i nemici. Sarà il terrorismo, saranno le battaglie ideologiche, sarà la fragilità della nostra umanità, ma oggi sembra che l’arte principale sia quella di individuare i nemici e trovare tutte le motivazioni possibili per scatenare una guerra che li annienti, un rifiuto che li anneghi, un porto sempre chiuso. Si ricorre anche alla guerra di religione, alla difesa armata delle nostre identità, che crediamo di rinforzare con la nostra mancanza di umanità. Si inventano guerre sante per dare la stura a tutto l’odio che cova tra uomo e uomo.  

L’amore ai nemici invece è l’essenza del cristianesimo. Dio non ha nessun nemico, per lui siamo tutti figli. Quel Cristo crocifisso e immolato sulla croce era stato visto come il nemico numero uno di Dio ed era ed è il suo amatissimo Figlio. Per rendere lode a Dio, lo hanno ammazzato. Aberrazione dell’umanità, non solo contro di lui, ma quando lo stesso lo si fa per un qualsiasi uomo, per una creatura che è sempre figlio di Dio. 

Non si tratta di sforzi psicologici per mantenere la calma di fronte alle offese o una sufficiente capacità di controllo per non lasciarsi coinvolgere in liti assurde, ma di un modo nuovo di pensare, di mettersi di fronte all’umanità con lo Spirito del Signore. 

Abbiamo bisogno di immergerci nella infinità e gratuità dell’amore di Dio per tutti gli uomini per cancellare dal nostro vocabolario la parola nemico. E’ un continuo e costante esercizio di contemplazione del suo volto nel volto dell’uomo, della sua presenza in ogni vita che ha fatto nascere. Dio non potrà mai ordinare di uccidere. Chi uccide in nome di Dio si è costruito una ideologia funzionale a disegni di potere e trova utile strumentalizzare la fede di gente esasperata dalle ingiustizie o montata ad arte con l’odio per praticare operazioni puramente strategiche, sicuramente non religiose. 

L’amore al nemico non toglie che ci siano leggi che aiutano il rispetto, che controllano i comportamenti errati e definiscono diritti e doveri, pene e riabilitazioni, giustizia nei rapporti interpersonali e sociali, ma tutto questo lavoro ha bisogno di un colpo d’ala, che è appunto l’amore verso i nemici. 

I martiri cristiani hanno sempre saputo perdonare e dare la vita per dei fratelli che li uccidevano, che non hanno mai ritenuto nemici. Questo amore non è opera nostra, ma sempre da invocare da Dio nostro Padre. 

4 Marzo
+Domenico

Se sei in pace con me lo devi essere con tutti, che sono fratelli tuoi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

Audio della riflessione

C’è sempre una strana tendenza nella nostra religiosità di oggi che è quella di fare della esperienza religiosa una nicchia. Ci sono dei momenti intensi di fede e altri di materialità concreta. Giorni religiosi e giorni atei, giorni di esperienze quasi maniache e magiche e altri di assoluto indifferentismo. Era forse il metodo antico dei pagani che isolavano in qualche spazio separato queste pulsioni religiose, le davano risposta per chiuder un buco che ogni tanto si apriva nella loro esistenza e poi il resto era senza Dio. Così si potevano creare i luoghi delle pratiche religiose, i luoghi e gli spazi di queste esaltazioni, persone adatte e specializzate per questo. Esistono testimonianze storiche imponenti di questo modo di pensare il rapporto degli uomini con la divinità. Il tempio della dea fortuna di Palestrina ne è un esempio macroscopico. Là si andava per dare sfogo al bisogno religioso, al di fuori del tempio si svolgeva una vita laicissima, piena di tutte le ingiustizie possibili. 
Ma da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, anche il mondo religioso è cambiato radicalmente. Lo stesso Israele ha avuto una scossa difficile da dominare. Il rapporto con Dio non è vissuto prima di tutto in un tempio, in un luogo sacro, perché è la vita il vero luogo sacro ed è in essa che si deve vivere il rapporto con Dio. Gesù ha avuto il coraggio di cambiare la religione da un rapporto astratto e fuori dal mondo a una relazione che coinvolge tutta la quotidianità dell’uomo. Non ci sono più zone profane sottratte alla relazione con Dio, ma tutto quello che è vita è strada che porta a lui. L’esperienza più determinante della vita sono le relazioni e quindi Dio o lo si inscrive, lo si cerca, lo si trova, lo si ama nelle relazioni con gli uomini, altrimenti è un idolo comodo che ci aliena dalla vera vita.  
Ecco allora il severo, ma preciso insegnamento di Gesù: Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, perché è lì che lo vuoi portare, ma non senza esserti prima riconciliato, tornato umano, con tuo fratello e poi torna a scrivere sul tuo dono già preparato la tua offerta, che è anche di te. È comunione con Dio e tra gli uomini la vera fede, non è inventarci Dio per scavalcare le relazioni umane. Qui sta l’impegno di ogni persona e su questo si è misurato Gesù, tanto da essere per noi, nel nostro mondo di relazioni, il Dio che abita volentieri con noi e non ci abbandona mai.

3 Marzo
+Domenico

Dio è un papà e non da scorpioni al posto di pesci

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,7-12)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli : Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

Audio della riflessione

Il vero chiedere non è essere petulanti se lo carichiamo dell’arte di far diventare l’oggetto della richiesta un progetto. Molti giovani si stanno specializzando nel costruire il proprio curriculum perché il lavoro è talmente precario che occorre continuamente girare a chiederlo. All’inizio si parte tentando il colpo di fortuna, non sai nemmeno tu quello che vuoi, e qualche volta ti va bene, poi se non sei soddisfatto ritenti ancora, hai affinato la tua ricerca, ti si sono chiariti i gusti e soprattutto la capacità professionale e il desiderio di realizzarti in un certo modo. Così a mano a mano che chiedi chiarisci a te stesso che cosa vuoi fare, che cosa ti è necessario, chi vuoi essere.  

È così anche con Dio. Dio conosce già molto bene quello di cui abbiamo bisogno, solo che noi invece siamo abbagliati da chimere, o siamo scoraggiati e rinchiusi in noi stessi; abbiamo perso e spento i desideri, abbiamo messo la sordina sulla nostra progettualità, viviamo a caso, crediamo che la vita sia un terno di fortuna. Invece Dio è contento di fare da partner nella costruzione del nostro futuro. Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto. Chiedere, bussare, pregare, non sono verbi di umiliazione e di passività, ma di desiderio e di progettualità.  

E Dio non manca all’appuntamento. La sua paternità è già scritta nelle nostre, non dà sassi al posto del pane né scorpioni al posto dei pesci; non ci inganna, non ci sconvolge la vita se non per il meglio per noi e per la nostra felicità; abbiamo almeno la delicatezza di mettere nel suo cuore quello che da sempre di buono ha seminato nei nostri. Purtroppo, tanti ragazzi oggi non possono contare su un papà che li ama, su una madre che si sacrifica per loro, anche se moltissimi papà e mamme sono l’immagine della bontà di Dio. Se guardiamo a queste immagini ci aiutiamo gli uni gli altri ad aprire la nostra fiducia in Dio, ad affidargli con serenità la nostra vita, a vederlo sempre paterno e a braccia aperte per noi. Se c’è una immagine assoluta che Gesù ha voluto far passare lungo tutta la sua vita è proprio stata l’immagine di Dio come Padre, l’immagine di un papà. Così ci ha insegnato a chiamarlo. Dio è un Padre che non ci abbandona mai. 

2 Marzo
+Domenico

Signore nostro sei proprio un papà 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione

La preghiera è un atteggiamento tipico di ogni persona: ciascuno di noi prega qualche volta nella vita … è una reazione spontanea a un momento di dolore, un canto per un momento di gioia … sentiamo che la vita non ce la siamo data noi: il mondo non è opera nostra, ci sentiamo “regalati” in ogni momento.

Chi pensa al caso forse può fare a meno di pregare … allora si affida spesso alla scaramanzia, alla magia, a qualche pratica irrazionale …  

Gesù pregava molto e passava notti in dialogo con Dio, suo Padre: faceva impressione ai suoi discepoli vederlo assorto e beato in Dio, tanto che gli hanno chiesto “insegnaci a pregare”, e ne è nata una preghiera che abbiamo imparato e che a fior di labbra ogni tanto diciamo: “Padre nostro”, né solo mio, né solo tuo, ma di tutti noi che viviamo su questa terra, che ci hanno preceduto e che ci seguiranno.

Per noi sei un papà: ci sentiamo bisognosi di essere sorretti dalle tue braccia forti e amorose, ci possiamo perdere, ma vogliamo essere sicuri che fuori dalle tue braccia non cadremo mai! Abbiamo un padre e una madre che tu ci hai regalato: ci sostengono nella vita, ci accompagnano, ma poi ci devono lasciare soli, perché diventiamo padri e madri a nostra volta; facciamo fatica ad esserlo sempre come vuoi tu, per questo, delle tue braccia solide abbiamo sempre bisogno!

Sappiamo di stare a cuore a te: sappiamo che non ci abbandoni, anche quando non riusciamo a capire che cosa ci capita nella vita, quando siamo provati da sofferenze che pensiamo ingiuste e inutili, insopportabili, esagerate … ma sappiamo che anche tu, da padre, hai visto soffrire tuo figlio e non lo hai abbandonato, lo hai sorretto e gli hai dato la risurrezione, gli hai regalato una vita piena, inimmaginabile, la vita che vuoi dare a tutti noi! Non conosciamo la tua volontà, tu reggi il mondo, tu non sei amato da tutti, molti ti odiano e ti offendono, ma sappiamo che tu vuoi a tutti solo bene e la tua volontà è sempre e solo amore nei nostri confronti anche se non riusciamo a capirla e a viverla.  

Siamo sempre in attesa di un mondo nuovo, che vogliamo costruire assieme con te e che tu ci regali oltre ogni nostro merito: un mondo in cui ognuno ha ogni giorno il suo pane! Abbiamo bisogno estremo del tuo perdono e che tu ci tenga legati a te contro ogni male in cui possiamo sempre cadere.

Tu tienici sempre come tuoi figli, noi ci fidiamo di te, perché tu non ci abbandoni mai. 

28 Febbraio 2023
+Domenico

Signore, ho sbagliato sempre a non riconoscerti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Audio della riflessione

Credo che tutti abbiano passato qualche notte insonne in attesa di un esame. Come sempre l’abbiamo fatto più difficile di quanto non lo fosse, i nostri genitori magari ci ridevano sopra, ma per noi era una prova. Che cosa mi domanderà? Non ci bastava l’aver raccattato tutte le domande possibili: ci immaginavamo sempre qualcosa di inaspettato, di nuovo, di non previsto. Non sarà così invece per l’esame definitivo non dei nostri studi, ma della nostra vita. Che cosa ci chiederà il buon Dio quando gli staremo davanti alla fine della vita? Che imprevisti inventerà per metterci al muro? Ci sarà qualcosa cui nella vita non ho fatto caso che non potevo nemmeno immaginare e che invece sarà decisivo?  

Pensiamo sempre irrimediabilmente che Dio stia col fucile spianato a punirci; della sua misericordia, della sua tenerezza mai teniamo memoria; ce ne dimentichiamo perché siamo orgogliosi, crediamo di non aver bisogno di lui, pretendiamo di giudicare anche Dio. Niente affatto di tutto questo. Gesù nel Vangelo ci anticipa tutte le domande, tutto il programma. Non si tiene nessuna sorpresa, non trama nessun inganno. 

Ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare? Ho avuto sete e mi hai dato da bere? Ero straniero mi hai accolto? Stavo senza niente mi hai coperto con qualcosa? Ero senza salute e senza ospedale mi sei venuto a trovare? Mi hanno sbattuto in galera, sei venuto a farmi passare il tempo impossibile della prigionia con una tua visita? Solo che quando saremo davanti alla commissione d’esame le nostre risposte già saranno là.  

Ma come? Quando è che ti sei mostrato a me in queste condizioni? Io non ti ho mai visto. Ho visto barboni, ho visto prostitute, ho visto delinquenti, ho visto immigrati, ho incontrato drogati, ho visto carceri piene, ma non mai abbastanza per chiuderci dentro i delinquenti, ma non avevano certo la tua faccia! E sì che ti ho cercato tante volte! 

Quello che non hai fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli è a me che non l’hai fatto. Sono questi, che ti ho messo vicino, il mio volto, perché diventassi talmente umano da non disprezzare nessuna delle persone, perché in esse, se sei onesto, hai trovato le tue stesse debolezze, cadute, sfortune, ma soprattutto invocazioni di aiuto, sussurri di domande, aneliti di solidarietà. 

27 Febbraio
+Domenico