Portatori di speranza e di entusiasmo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Audio della riflessione

Eccettuato qualche fanatico, in genere chi imposta la vita secondo una religione è un tipo calmo, tranquillo, è uno che sta dalla parte dell’ordine, non offende nessuno, è trattabile …. insomma: fa parte del “sistema” …

… ma non doveva essere proprio così Gesù: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; come vorrei che fosse già acceso.”

Era una frase con cui san Giovanni Paolo II congedava i giovani di Tor Vergata alla GMG del 2000 con le parole di Santa Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo”.

Allora il cristianesimo non è un tranquillante, non è la codificazione del politicante corretto, non è un galateo, non è buonismo: “non sono venuto a portare la pace, ma la spada” … allora è tutta rivoluzione, trasgressione, ribaltamento dell’ordine costituito?

Anche nel mondo degli affetti, che è per eccellenza il luogo della pace, Gesù entra con forza e porta scompiglio.

Come sempre Gesù non lo si comprende con le nostre semplificazioni ideologiche, stringendolo nei nostri schemi di destra o di sinistra, di restaurazione o di rivoluzione.

Quando Lui c’è, la sua presenza non si somma, non si confonde, ma determina, cambia, porta a verità, colora, dà sapore, crea anche crisi perché la pace che Lui dona non è frutto di accomodamenti o di falsità.

Per accogliere la sua pace, perché questa è il grande dono di Gesù agli uomini, è necessario a volte prendere delle decisioni dolorose.

Spesso sotto la copertura degli affetti anche all’interno della vita di coppia, della vita di famiglia si instaurano rapporti falsi, opprimenti, ingiusti …

Gesù porta alla verità di te stesso, alla verità delle tue relazioni, per questo porta scompiglio, fuoco che brucia il male, che brucia l’ingiustizia, i soprusi.

Gli uomini e le donne con lui acquistano dignità: è un acquisto sempre a caro prezzo.

Chi paga e ha pagato per primo è Lui, è Gesù, e il cristiano è un “trasgressivo” che porta su di sé la croce e non la impone mai agli altri: il male se lo carica sulle spalle, come ha fatto Gesù sulla croce, e questa è la nostra vocazione.

21 Ottobre 2021
+Domenico

Siamo sempre sentinelle del mattino

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-44) dal Vangelo del giorno (Lc 12,39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

Audio della riflessione

Essere attenti, svegli, vigili, pronti a intervenire, preparati ad ogni evenienza, sentinelle che al primo allarme sanno scattare e portare aiuto è il compito di tante professioni: vigili del fuoco, protezione civile, medici, operai, addetti ai corpi speciali, militari, guardie del corpo, vigilanze di ogni tipo. Non dipende solo da situazioni di conflitto o di movimenti rivoluzionari, ma dal tipo di organizzazione della società e dalla cura della vita che si diffonde sempre più, forse anche di più degli interessi economici da difendere, per i quali è naturale che chi li possiede si attrezzi.         

E’ così anche per la vita spirituale? Per l’attenzione alla spiritualità, per la promozione dei valori evangelici, per la cura della dimensione religiosa della vita c’è questo atteggiamento di cura? C’è una task force che entra in azione, non certo eclatante o rumorosa, che aiuta le persona per uscire da disastri spirituali perniciosi e distruttivi di ogni bontà?

Forse no: Le cose materiali ci vedono sempre più attenti di quelle spirituali.

Gesù però quando parla del Regno, del suo amore e della vita credente ci invita ad essere sempre “vigilanti”, a vivere in profondità la tensione spirituale, a non farci sorprendere nell’inedia e nell’adattamento al ribasso.

Il cristiano deve essere vigile nell’intuire i tratti della presenza di Dio e nel servirne la diffusione. L’atteggiamento vigile e attento, la cura meticolosa della vita spirituale è un compito importante di chi annuncia il vangelo, del cristiano che ha ricevuto in dono la Parola di Dio, dei preti e di chi ha responsabilità di guida della comunità cristiana. Non avrà mai un atteggiamento di sicurezza, tipica di chi si sente “padrone delle cose”, ma quello del fedele e saggio amministratore di beni non suoi, da rinnovare e tenere sempre vivi, custoditi, perché Gesù è esigente: è comprensivo e buono, ma non si adatta al ribasso.

Il cristiano è uno che non si siede mai, se non per ascoltare e contemplare la Parola: allora il suo “stare” è accogliere il dono di Dio che terrà poi sempre vivo nel cuore della gente, dei suoi compagni di lavoro o di vita, nella sua famiglia, nella sua passione per il regno di Dio diffuso in ogni luogo che lui abita o che visita, e il Signore lo troverà allora sempre fedele a quel cielo che ci aiuta a dare alla terra il suo vero sapore, e noi sappiamo che per fare questo occorre vivere da sentinelle, da gente sveglia, da gente che intuisce, che preannuncia con sicurezza l’alba.

20 Ottobre 2021
+Domenico

La vita è una continua attesa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Audio della riflessione

Noi tutti siamo sempre in attesa di qualcosa, di qualcuno, di cose o di persone, di mete o di rendicontazioni, di imprevisti o – Dio non voglia – di condanne, di concludere qualche  causa penale o amministrativa, da cui ci dobbiamo difendere … siamo in attesa anche di fatti belli come una nascita, la conclusione degli studi o della troppo lunga ricerca di un lavoro.

Il tempo dell’attesa non è mai vuoto, anzi si carica di tensioni, ma anche di speranze e spesso diventiamo ciò che attendiamo: chi attende la morte diventa suo figlio e produce morte.

Nell’esperienza religiosa noi attendiamo il Signore come una attesa di colui che deve tornare: Dio spesso si paragona allo sposo … e allora la casa dell’attesa di Dio non è una nostalgia, ma un futuro, perché la nostra casa definitiva non sta qui, ma altrove … e l’attesa è il tempo della salvezza, che è affidata alla nostra responsabilità di credenti.

La nostra vigilanza non è uno scrutare nel buio: è tenere accesa per noi e per il mondo la luce del Signore.

Il Vangelo di Luca ci dice che ci sono tre tempi di attesa delle cose definitive della nostra esistenza (che noi chiamiamo escatologiche):

  • uno passato: il mondo è già definito e il Regno è già venuto quando c’era Gesù;
  • uno futuro: il mondo finirà e il Regno verrà alla fine del mondo, anticipata per ogni persona quando muore;
  • uno presente: il mondo finisce e il Regno viene quando il credente vive l’Eucaristia: questa è il culmine di ogni vita cristiana, e riporta nel presente – quando celebriamo – il passato e il futuro di Gesù.

Il brano del Vangelo ci mette in un clima eucaristico, dove il Signore morto e risorto si fa nostro cibo perché abbiamo tutti a vivere una vita pasquale in attesa del suo ritorno definitivo.

Ecco allora spiegati gli atteggiamenti, le posizioni dei nostri corpi e dei nostri animi:

  • lombi cinti – dice il Vangelo – classica tenuta di viaggio, di servizio e di lavoro;
  • lucerne ardenti: la nostra vita deve essere luminosa per indicare a tutti lo sposo, il risorto che viene per formare con noi una unica carne, e sulla croce Dio si è fatto una sola carne con noi nella nostra morte, per farci un solo spirito con Lui nella Risurrezione.

Ogni volta che viviamo l’Eucaristia celebriamo questa unione: come nell’ultima cena si mette tra noi come colui che serve.

La nostra vita con tutte le sue difficoltà è ampia come la notte, ma l’Eucarestia, ci rende capaci di far luce nella nostra notte e in tutte le notti degli uomini fino a quando sorgerà il sole delle vita luminosa e pasquale.

Chi fa dipendere la vita da ciò che accumula avidamente, vive la morte come un ladro, che ruba tutto; chi invece attende il Signore, sa che la venuta di questo ladro è l’incontro desiderato con il Signore.

19 Ottobre 2021
+Domenico

La figura caratteristica dell’annunciatore del Vangelo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Audio della riflessione

Se uno ha un sogno da realizzare … ha in testa il sogno, prevede chi collaborerà alla sua realizzazione, imposta le azioni da fare, intuisce i pericoli che lo possono distruggere, definisce le necessarie qualità dei collaboratori e ne stimola continuamente la presa di coscienza: si fa spesso lui esempio da seguire, chiarendo, se necessario lo stile con cui vive e le cose essenziali da fare, da proporre, ma soprattutto da vivere.

Questo è il senso di questa prima parte del Vangelo che si legge in ogni Messa che celebra come si fa oggi.

Da questi semplici versetti, da queste precise indicazioni emerge tutto il senso del vangelo di Luca: la messe è abbondante e gli operai pochi. Si parte dalla consapevolezza di essere un piccolo gregge, ma … convinto di essere depositario del grande sogno di Gesù, il regno di Dio, destinato a tutto il mondo.

La missione cui sono inviati non è una operazione di proselitismo o “fanatismo”, ma conoscenza dell’amore di Dio Padre per tutti e singoli i suoi figli: ogni persona è frumento maturo per diventare corpo del Signore, i settantadue che sono tutti coloro che si innamorano del Vangelo sono nello stesso tempo seminatori della parola e mietitori.

Il Regno di Dio è il momento in cui chi semina incontra chi miete e ambedue godono dell’abbondanza dei frutti: infatti l’accoglienza dell’annuncio che è la semina è già salvezza, cioè mietitura.

Sono appena stati chiamati i 12 e Gesù allora ha pregato non poco per la loro scelta … ora tocca scegliere e mandare i 72 e occorre supplicare il padrone della Messe, perché pregare è l’unione necessaria con il Signore, il primo mezzo più efficace per l’apostolato.

«come agnelli in mezzo a lupi » : è la verità nuda e cruda che Gesù dice ai suoi discepoli che dovevano cominciare da soli a predicare il Vangelo, a far nascere anche in tante altre persone la speranza che avevano visto in Lui.

Il bene è sempre osteggiato, quindi il Vangelo, che sembra un bel messaggio di pace, crea reazioni incontrollate: il male è pronto a soffocare il bene, la sua parola è vista come una spada, il suo messaggio come un fuoco, il regno di Dio come una sfida.

I lupi si attrezzano da lupi: è il mistero della cattiveria dell’umanità che indica quanto il male si è radicato dentro di noi, nelle nostre relazioni, nei tessuti sociali.

Ma Gesù vuole  una missione in povertà e una sorta quasi di sprovvedutezza, che espone ogni cristiano come Gesù, l’agnello consegnato nelle mani degli uomini.

L’agnello resta sempre tale anche se è con tanti altri. Molti agnelli fanno un gregge, mai un branco di lupi.

Agnello non può non far pensare all’Agnello pasquale, al servo sofferente che porta i peccati del mondo. In questa nostra storia il lupo sgozzerà sempre l’agnello … soltanto alla fine dei tempi l’agnello pascolerà assieme al lupo.

Non serve borsa, che è la sicurezza del ricco, dove tiene i suoi soldi, nemmeno bisaccia che è la sicurezza del povero dove mette le sue cose e le offerte.

Lo schiavo non porta sandali, il discepolo è servo di tutti: questa povertà è la carta di identità della chiesa, che incarna i lineamenti di chi l’ha inviata.

Ciò che hai ti divide sempre dall’altro, ciò che dai ti unisce a lui e quando non hai più nulla dai te stesso, sai amare e vivi per l’altro, perché l’altro viva per mezzo tuo.

 Papa Benedetto a Loreto invitava i giovani così: “Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie alternative indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda”.

L’agnello vincerà non certo per la sua potenza, lui è inerme, ma per la forza di Dio, con la sua umiltà.

Dio guarda l’umile e lo ascolta: c’è bisogno di agnelli, anche se i lupi saranno sempre più agguerriti.

Grazie san Luca, che ci hai presentato questa missione che vuole Gesù, e che tu ci hai scritto nel tuo Vangelo, e che tu per primo hai incarnato nella tua vita.

18 Ottobre 2021
+Domenico

Un cielo per volare, non una corte per razzolare

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù disse loro: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse loro: “Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”. Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Audio della riflessione

La pretesa di occupare posti di onore e di dominio, di rilevanza sociale e di controllo sugli altri è una malattia molto comune: ci sono persone che vivono sempre e solo alla ribalta, che in un mondo che da importanza alle immagini, vivono solo di esposizione ai media, che soprattutto hanno un desiderio costante di  primeggiare e di comandare, di imporre le proprie idee sugli altri, di definirne la vita. Oggi i modi per far questo sono tanti: alcuni pacchiani e ben visibili, altri un po’ più defilati, ma non meno efficaci.

C’è da decidere se la vita si realizza al massimo nel farne dono a qualcuno o se invece è una battaglia per vedere chi comanda di più, chi si fa maggiormente i suoi interessi, a danno degli altri.

Quando un uomo si porta la voglia sfrenata di successo e per il successo arriva fino a vendersi anima e corpo, è finito, anche perché per natura il desiderio non ha limiti, mentre il potere di esaudirlo è limitatissimo.

Gesù in nessun momento della sua vita ha ceduto alle vertigini del potere; ha perseguito sempre e solo un ideale, quello del servizio. Dopo la prima moltiplicazione dei pani lo volevano fare re e invece lui si ritirò solo sul monte a pregare, servo di tutti e schiavo di nessuno, servo dei malati, dei peccatori, dei poveri, dei piccoli senza mai chiudersi alle necessità dei fratelli, agisce sempre e solo da servo: è questo lo stile di chi lo vuol seguire.

Gesù davanti a due suoi discepoli che vengono allo scoperto a chiedergli un posto d’onore nel suo famoso regno di cui parla spesso, è molto deciso: alla ricerca di posti d’eccellenza, alla pretesa di avere conquistato ruoli rilevanti, oppone la radicalità di una vita donata al servizio.

A coloro che vogliono sovrastare e asservire, imporsi e comandare dice molto esplicitamente “tra di voi non è così; il criterio del Regno è certamente esattamente il contrario. Nel Regno di Dio il più grande è colui che serve, è colui che si sente solo servo, che sa realizzare la sua vita nell’umiltà, colui che mette la sua esistenza a servizio degli altri, colui che sa ritirarsi e far crescere, che sa vivere una vita da mediano, che offre sempre agli altri la possibilità di crescere, di realizzare i suoi sogni di bontà.”

 Aveva appena parlato loro della croce che l’aspettava, della passione che avrebbe dovuto soffrire per amore e solo per amore, che li avrebbe sconvolti e loro non riescono a capire, non vogliono aprire gli occhi su questa sconvolgente novità: un Dio che si fa debole e si fa crocifiggere per portare salvezza.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, soprattutto se si è accecati da visioni di potere non si vede più niente, quando si è autocentrati, si vive da prigionieri.

L’orgoglio è una prigione, non è un cielo per volare, ma una corte per razzolare!

Solo la grazia di Dio ci può aiutare a impegnare tutto noi stessi nel servizio, ad aprire gli occhi sulla verità della nostra vita.

San Giovanni Paolo II lo ha seguito alla lettera: fino a quando ha avuto un po’ di fiato ci ha donato l’insegnamento di Gesù; finché si è potuto muovere ha cercato gente da servire e da promuovere. Servo dei servi, guida sicura, sempre in cerca di un cielo per volare, anche di fronte a imperi e regni che gli volevano dettare legge; come capita a papa Francesco, come ad ogni papa sempre è disposto a servire.

17 Ottobre 2021
+Domenico

La bestemmia contro lo Spirito Santo è imperdonabile

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 8-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Audio della riflessione

Spesso siamo in cerca di Dio, del bene sommo della nostra vita e non ci accorgiamo che ci mettiamo fuori da ogni ricerca di Lui volontariamente e senza appello: diciamo di credere, ma escludiamo dalla nostra fede la centralità di Gesù che opera attraverso lo Spirito Santo.

Gesù invece contrappone al giudizio pervertito dell’uomo, la benevolenza di Dio che dona sempre con sovrabbondanza, perché è in questione, sempre, la vita dell’uomo.

La parola di Gesù lancia ad ogni uomo un appello sul come affrontare le questioni della vita: bisogna preoccuparsi non tanto degli uomini che possono «uccidere il corpo» ma piuttosto avere a cuore il timore di Dio che giudica e corregge.

Gesù non promette ai discepoli che saranno risparmiati da minacce, persecuzioni, ma li rassicura sull’aiuto di Dio al momento della difficoltà!

L’appello alle comunità cristiane è molto evidente: anche se si è esposti alle ostilità del mondo, è indispensabile non venir meno nel mettere sempre al centro la vita e la testimonianza coraggiosa di Gesù, e vivere la comunione con Lui.  Il contrario si configura come bestemmia contro lo Spirito Santo, che il Vangelo dice “non perdonabile”.

Il linguaggio di Gesù può risultare abbastanza forte perché abbiamo sempre visto Gesù che mostra il comportamento di Dio che va in cerca del peccatore, che è esigente, ma che sa attendere il momento del ritorno a Lui o la maturazione del peccatore.

La bestemmia contro lo Spirito Santo può significare il deliberato e consapevole rifiuto dello Spirito profetico che è all’opera nelle azioni e nell’insegnamento di Gesù, vale a dire che è un rifiuto all’incontro con l’agire misericordioso e salvifico col Padre. Il mancato riconoscimento dell’origine divina della missione di Gesù, le offese dirette alla persona di Gesù, possono essere perdonati , ma chi nega che Gesù può salvare, cioè che in Lui agisce lo Spirito santo, colui che  non ammette che ci sia perdono, che nega che Gesù sia morto per i nostri peccati e che ci abbia redenti, rifiuta che ci sia in Gesù il perdono, non vuole essere perdonato lui stesso.

E contro la libertà di ogni uomo Gesù non va mai: è l’unico connotato decisivo della nostra vita umana, quello che ci distingue dal mondo animale, vegetale, minerale e dobbiamo essere persone che si affidano a Dio e lo crediamo il centro della nostra libertà e quando ci rapportiamo con Dio, non glielo dobbiamo impedire, dicendo che è il demonio.

Questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo: è sovvertire la grande bontà di Dio e l’opera dello Spirito Santo e quindi tagliarci da noi la strada verso di Lui.

Siamo noi che non vogliamo, è Dio che non perdona.

16 Ottobre 2021
+Domenico

Non c’è privacy che consenta offese o turpiloquio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12, 1-7)

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Audio della riflessione

Si fa tanto parlare oggi di “privacy”, di intercettazioni telefoniche: ti capita di vederti scritto sui giornali quello che hai detto in confidenza agli amici, magari le parolacce e le volgarità a cui ti lasci andare quando sei arrabbiato o quando non hai più nessun ritegno nei confronti di qualche odio che covi nel cuore … il cellulare svela spesso i sentimenti del cuore, le tue trame, i tuoi tradimenti, la tua vera faccia: dietro persone che passano per essere “perbene”, a plomb, sempre sorridenti, emergono caratteri irascibili, egoismi inconfessati, anime malate … e allora non c’è più spazio per l’ipocrisia, o meglio viene fotografata e messa in piazza l’ipocrisia delle persone, la doppiezza della vita, viene tolta la maschera al benpensante che resta nudo di fronte a tutti con i suoi sentimenti veri.

La legge sicuramente interviene per salvare la privacy, ma la correttezza morale delle persone non cambierà perché c’è una legge che giustamente impedisce di mettere in piazza le cose personali: le volgarità che uno dice, l’animo cattivo che nutre, le trame distruttrici velate da sorrisi e compiacenze, i tradimenti dell’onore camuffati da regali, le dichiarazioni di principio inflessibili che stanno assieme ai comportamenti delinquenziali nascono dal cuore, e se questo non cambia abbiamo solo riportato l’ipocrita alla sua solitudine e alla sua gabbia di menzogna.

E’ la coscienza sempre il grande centro cui occorre portare ogni cosa: non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto, dice il Vangelo: ogni uomo è chiamato a fare i conti con la verità e la verità abita nella coscienza. Puoi ingannare tutti, non il profondo di te stesso in cui abita Dio. Qui incontri la verità di te e qui vieni visto da Dio e illuminato dalla sua Parola.

Oggi occorre ritornare ad essere autentici, a far corrispondere alle parole la vita, al volto l’anima: questo dà serenità interiore e apre gli uomini alla speranza di un rapporto di pace e di collaborazione. Non passi la vita a studiare inganni, a coprire, a non far conoscere, a costruirti maschere, ma ad allargarla alla comunione nella verità.

Molto significativa anche per la sua comunione portata nella vita austera dei monasteri nella sua umiltà fu Santa Teresa di Gesù che oggi celebriamo, ed ebbe a cantare “Solo in Cristo la mia vita , solo in Lui confido e spero…. Egli è specchio di giustizia. Egli è forza e mia fralezza, ai miei dubbi sicurezza, norma retta al mio voler.”

15 Ottobre 2021
+Domenico

Non vorremmo mai essere sepolcri di morte, ma ceste di vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 47-54)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Audio della riflessione

La nostra è la civiltà della fotografia … del montaggio, del virtuale, della trasformazione della realtà attraverso le immagini … le immagini ti creano belle emozioni, ti permettono di godere a lungo di momenti che sarebbero fuggenti ricordi, puoi analizzare i particolari, fermare un sorriso, uno sguardo, un sentimento … e siamo stupiti di vedere certe fotografie che ti rendono vicino chi non potresti mai accostare, che ti portano in casa avvenimenti che non potresti mai sapere che esistono, che ti fanno partecipare a un dolore o a una gioia che definiscono il tuo essere “fratello universale”.

Serie di immagini costruite ad arte però possono portare all’inganno: le chiamiamo, le chiamano appunto “fiction”, finzioni, rappresentazioni mirate della realtà o della fantasia, simboli del reale, spesso creati per trarre in inganno, non per comunicare, ma per soggiogare o per vendere … e nel gioco entra anche la vita delle persone che fanno consistere l’esistenza nell’apparire e non più nell’essere: quello che conta è l’immagine, non più la coscienza.

Gesù nel Vangelo lancia una serie di “guai”, di “ahime” a gente proprio come questa, che guarda alla forma esteriore, cura l’immagine, e nasconde una interiorità di peccato, di ingiustizia, di male. 

La vita è un bicchiere pulito ed elegante all’esterno, un piatto sfavillante, che dentro si porta rapina e intemperanza: è un invito quindi a dare all’interiorità, alla sorgente del misterioso, ma vero, necessario, intenso rapporto con Dio, che è la coscienza, il posto decisivo. E’ lì, nel profondo di un dialogo dell’anima con Dio, che nasce la dignità e la nobiltà dell’uomo, la disponibilità alla sua Parola che è come spada a doppio taglio che penetra nell’intimo e dirime il bene dal male.

La coscienza non è una piazza, non è una fiction: è la tua identità di fronte a Dio e deve diventare la tua vera faccia di fronte a tutti gli uomini. Non è rifugio nell’intimità, ma coraggio di partire dall’interno di giustizia e di pace per diffondere ovunque, soprattutto all’esterno, anche nelle immagini, anche nelle “fiction” ciò che veramente abita nel cuore dell’uomo.

Ci fosse più attenzione alla coscienza, cambierebbe anche tutto il mondo comunicativo con le immagini, che sono una faccia dell’anima, non la maschera del cuore e della verità, e qui nel profondo della coscienza c’è sempre quel Dio che non ci abbandona mai, e che dialoga sempre con noi.

14 Ottobre 2021
+Domenico

I capi sono intoccabili o vanno aiutati a fare il loro dovere ?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,42-46)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Audio della riflessione

Si fa sempre un gran dire riguardo alle cariche istituzionali che non devono essere destabilizzate da critiche e quindi “delegittimate”. Capita ogni giorno in politica che ci si rinfaccino l’un l’altro critiche tra i corpi dello stato: ora è la magistratura, ora il governo, ora il presidente stesso … è giusto avere sempre il massimo rispetto, ma non a scapito della verità e del dovere di ciascuno di essere fedele al mandato e scrupoloso nella giustizia.

Gesù vede tutto il marciume che si sta diffondendo a macchia d’olio nel mondo intellettuale e “dirigenziale” del popolo d’Israele e non può tacere: gli hanno ridotto il tempio a borsa valori, la religione a prigione dei buoni sentimenti e strumento comodo per schiacciare il povero e togliere la speranza alla gente, l’autorità l’hanno ridotta ad asservimento al potere del più forte.

Contro i farisei e i cultori della legge non ha mezze misure: li richiama al loro dovere ed è talmente forte che gli stessi si lamentano, dicendo … gli fanno notare “guarda che tu dicendo questo delegittimi anche noi”.

Gesù non demorde: mette anche loro davanti alle responsabilità precise di ogni autorità, che deve essere sempre al servizio della verità.

Ogni persona che ha una qualche autorità nella chiesa o nel governo della cosa pubblica deve sapere che ha grandi responsabilità nei confronti della gente: non può usare la sua posizione per fare ingiustizie, per portare avanti i suoi interessi, per arricchirsi, per dare sfogo alle sue passioni.

Diceva un grande sindaco, La Pira, sindaco di Firenze, che ogni politico alla fine del mandato di deve trovare in tasca gli stessi soldi di quanto ha iniziato, meglio se con alcuni di meno: non si tratta solo di soldi, ma anche di coscienza pulita, di debolezze riconosciute e riparate, di onestà intellettuale che sa distaccarsi dal potere per essere sempre al servizio.

Allora l’autorità nella Chiesa e nello stato è un vero servizio, allora si può vedere nel loro compito l’abbraccio di Dio a questa umanità che alza gli occhi al cielo per vederne la sicura presenza del Signore, per dare salvezza a questa terra che si attorciglia sempre di più su se stessa, per ridare speranza alla gente più umile, più colpita dalle ingiustizie, ma in questo tempo anche dalla malattia, dalle situazioni di grave disagio.

13 Ottobre 2021
+Domenico

Farisei spesso siamo anche noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,37-41)

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Audio della riflessione

Sappiamo che fariseo significa “separato”: è uno che si costruisce un mondo a parte, in cui vive con purezza secondo tutte le esigenze esplicite scritte nella Torah, nella legge; per l’evangelista Luca il fariseo ha due caratteristiche: presume di essere giusto e azzera tutti gli altri, lo è solo lui … e ha pure una terza caratteristica comune a tutti: ama il denaro, senza del quale non può far valere nessuna presunzione. Si vanta davanti a Dio e, sentendosi giusto non ha bisogno della misericordia di Dio, perché la  sostituisce il suo essere impeccabile. Si vanta davanti a Dio e agli uomini, disprezza i fratelli. Ha messo al centro della vita sé stesso, l’amore alla propria figura, il suo sentirsi superiore agli altri … e Lui può guardare negli occhi Dio e stargli davanti, gli altri sono tutti miserabili … e anche Dio è “funzionale” alla sua bontà.

Oso dire che molti di noi, a partire da me, assomigliamo spesso al fariseo: evidentemente non lo diamo a vedere, condiamo le nostre conversazioni di umiltà, di frasi dolciastre, ma il cuore è duro come la pietra.

Dobbiamo essere i primi a convertirci, diversamente ci chiudiamo di fronte al mondo verso il quale Gesù ci manda! Dobbiamo passare dalla legge giusta che condanna, all’amore gratuito che giustifica.

Il passaggio è molto duro se presumiamo di essere giusti, se neghiamo misericordia a noi e agli altri … diventa facile se riusciamo a guarire da questa cecità, riconoscendo la nostra miseria.

Luca ci fotografa quasi impietosamente: Lui è chiamato l’evangelista della mansuetudine di Cristo, quindi presenta sempre Gesù nella sua umiltà, umanità dolcissima, affabilità, appassionato dei poveri e dei peccatori, va a mangiare con loro, li accoglie nella sua bontà senza limiti; si carica sulle spalle le nostre miserie e le porta sulla croce.

E’ chiaro che questo invito a pranzo lo mette in difficoltà, ma non viene meno al suo compito di convincere questi “giusti” di peccato, in modo di convertirli e salvarli insieme ai peccatori. Già il fariseo lo invita a pranzo, che era dedicato ai farisei come lui, non a una cena tra amici. Per il fariseo il peccatore è Gesù, perché trasgredisce le abluzioni, che sono un dettame della Torah. Il comportamento esterno del fariseo è ineccepibile, ma il suo essere giusto è una presunzione.

Rapina e cattiveria sono il veleno mortale che sta dentro i recipienti lustri della sua mensa: rapina nei confronti della gloria di Dio e cattiveria nei confronti degli altri uomini.

Gesù lo chiama, e chiama anche noi stolti, perché confondiamo le tenebre con la luce perché invece di usare misericordia, usiamo il male che vediamo negli altri come altare su cui poniamo la nostra superbia.

12 Ottobre 2021
+Domenico