L’amore non ha bisogno di prove, gli bastano i segni

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

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Il bambino che gioca in casa da solo ogni tanto si alza di scatto e va a cercare la mamma: non vuol sentirsi solo, vuole conferme di una presenza rassicurante.

L’innamorato chiede spesso all’innamorata un segno di questo amore che vive tra loro: è una carezza, un bacio, un pensiero un sms, un regalo, uno sguardo profondo negli occhi …”So che mi vuoi bene, ma voglio esserne sicura.”

Le realtà vere, ma invisibili agli occhi hanno bisogno di qualche elemento concreto, il segno appunto che veicola quel bene invisibile … e quando questi segni non sono all’altezza del loro compito nasce la tensione, la gelosia, la sfiducia, la voglia di prove, la pretesa di una dimostrazione …

Sono così anche i contemporanei di Gesù: lo sentono dire cose meravigliose, lo sentono attribuirsi prerogative inimmaginabili in un uomo, attributi e azioni che sono solo di Dio.

“Ci dai una prova per convincerci che è vero quello che dici? Siamo disposti a seguirti, ma ci dai un segno che aiuta tutti a orientare la nostra intelligenza nella direzione delle tue richieste?”

E Gesù dice “il segno che vi do non è una rispostina che chiude le ricerca e la responsabilità di ciascuno di fronte alle scommesse sulla vita, ma una ulteriore ricerca di significato, non è una dimostrazione che mette a posto la coscienza o l’intelligenza, una fredda proposizione di plausibilità, ma un passo ulteriore da fare, una decisione di stare dalla parte della proposta rischiando la propria sicurezza comoda. Il segno è la mia morte e risurrezione, è la incapacità della morte di dire su di me l’ultima parola.”

E Gesù si rifà a un segno che fissa nella memoria cristiana l’episodio di quel predicatore avvilito, di nome Giona, che stanco dell’insuccesso, o meglio pauroso di non farcela a seguire il comando di Dio o forse non contento che Dio abbia pietà di una città, Ninive, che lui odia, fugge dalla sua missione, vien buttato in mare e viene ingoiato da un grosso cetaceo, che dopo tre giorni lo ributta a riva, vivo.

E’ una tipica immagine della morte e risurrezione di Gesù. E’ questa morte e risurrezione l’unico segno, la prova, il fatto su cui fondare la fede nella persona e nella storia di Gesù. Non è una certezza matematica, non è una dimostrazione, ma un evento che dovrai conoscere, analizzare a fondo  e su cui dovrai puntare sempre e che ti dà la possibilità di giocare tutta intera la tua libertà. L’amore non ha mai bisogno di prove, ma di segni. Altrimenti non viene giocata la nostra libertà, la speranza, l’amore, ma ci si impantana nella propria incapacità di affidarsi.

11 Ottobre 2021
+Domenico

Lo amò senza condizioni anche se lo ha lasciato libero

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre””. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.

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Sarà sicuramente capitato a tutti noi di trovarci dentro una intuizione che d’un colpo ti fa chiarezza nella vita: hai continuato a tergiversare, a provare per tentativi, a farti consigliare e nello stesso tempo accantonare sempre anche le più deboli intuizioni, rimandando a tempi migliori.

Finalmente arriva un fatto incontrovertibile cui anche solo dentro di te devi dare una risposta, la mediti, vai da qualche amico che sempre ti scoraggia … e finalmente decidi; così è stato quel giovane che  riesce ad andare da Gesù; va subito dritto al centro: “voglio avere vita piena, voglio una vita alla grande, non mi interessano le mezze misure, non mi adatto al galateo con cui mi state ingessando la vita. Vivo una vita sola e la voglio vivere al massimo. Non mi dire che bisogna tenere i piedi per terra, come mi dice sempre mio papà quando capisce che sto spiccando il volo, che devo cominciare a mettere la testa a posto. Non voglio limiti, non m’interessa se è una vita spericolata o piena di guai, L’ho cantato tante volte, ma mi sono sempre affogato in qualche birra con gli amici. Voglio vivere una vita piena!”

Queste parole, o simili, ma sicuramente questa decisione e questa radicalità ha espresso un giovane a Gesù che passava incontrando, convincendo, guarendo.

La frase del Vangelo «Maestro che devo fare per avere la vita eterna» non traduce per noi oggi questo bisogno di vita piena, anzi la parola vita eterna siamo abituati a sentircela dire solo ai funerali, proprio quando la vita non c’è più e la fede ne vacilla.

Gesù dopo aver scandagliato nel cuore di questo giovane, dopo aver chiarito che si tratta di una domanda grossa, che si può misurare solo con risposte altrettanto decise, lo guarda: uno sguardo che ti denuda, che ti mette di fronte a te stesso. Uno sguardo che fa nascere in Gesù amore tenerissimo: come si fa a non voler bene a un giovane così deciso, che vede così chiaro nella sua vita, che va al nocciolo della questione? Come si fa a rispondere in maniera accomodante o addirittura a ingannare? Come si può trattare da pollo un’aquila, mettere occhiali neri a chi vuole e può guardare il sole.

E Gesù allora gli spara quella raffica di verbi: «Va’, vendi, regala, vieni e seguimi»

E lui? Non va, ma se ne torna indietro: gira i tacchi, non vende, ma si attacca ancora di più; non regala, ma si seppellisce nella tristezza; non ritorna, ma s’allontana; non lo segue, si gira, ma resta tremendamente triste, perché aveva il cuore fasciato da se stesso prima di tutto  e dai soldi.

La ricchezza ti inchioda sempre, ti toglie gli ideali, è comoda, ma toglie sapore alla vita: impossibile avere vita piena da ricchi. Solo Dio  lo può fare compiendo un miracolo. Quello che non è possibile all’uomo è possibile a Dio.

Ho sempre tentato di immaginare come è andata a finire la vita di questo giovane, se per caso ha incrociato dopo qualche anno il triste corteo pilotato che portava Gesù a morire in croce, se s’è sputato addosso o ha ricominciato a tornare sui suoi ideali, finalmente puliti.

C’è quel verbo «guardatolo lo amò»­ che mi ha sempre convinto che l’amore di Gesù ha la forza di arrivare sempre al suo obiettivo, non cade mai a vuoto: è più intenso ancora di quell’ «amico» che ha detto sinceramente quando ha ricevuto il bacio di Giuda.

10 Ottobre 2021
+Domenico

Maria, è grande per la fede: per questa divenne madre di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 27-28)

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Audio della riflessione

I grandi personaggi hanno sempre un fascino particolare: quando li incontriamo restiamo ammirati, ci siamo fatti di loro un’idea di grandezza, bellezza, desiderabilità e vogliamo toccarli, avere qualcosa di loro.

Così fanno i ragazzi quando vanno a chiedere l’autografo, un ricordo, un contatto di uno sportivo o vanno a farsi un selfie di un eroe del cinema o un grande cantautore che interpreta i loro gusti per la vita.

Gesù stava spopolando da questo punto di vista, cominciava a diventare una persona desiderabile, un riferimento, un desiderio di tanti: è naturale che una donna si alzi a gridare “che mamma fortunata hai avuto, che figlio prodigioso ha allattato al suo seno, che grande soddisfazione devi essere per lei”.

E Gesù riporta sempre tutto al suo vero significato: Quale è la vera beatitudine? Certo avere dei figli che riescono nella vita, potersi identificare con una riuscita bella dell’educazione e della dedizione vissuta quotidianamente senza sosta, ma la vera beatitudine è mettersi in ascolto della Parola di Dio, mettersi in comunicazione con la sua volontà, attuarla, farla diventare stile di vita, spazio di dedizione di sé per il bene di tutti, luogo di dialogo ininterrotto con Dio: è in pratica la fede.

Questa era la figura di mamma che Gesù voleva mostrare di Maria: una donna di grande fede, talmente attenta alla Parola di Dio da averla portata in grembo per generarla alla vita.

Questo intervento di Gesù che sembra a prima impressione un po’ distaccato, scostante nei confronti di sua madre, in realtà è la definizione più bella di Maria: non è importante per un legame di affetto o di sangue, è grande perché questo legame pur intenso è solo il segno di una adesione definitiva, totale, generosa a Dio della propria esistenza, un mettersi a disposizione del piano di Dio senza riserve, un abbandonarsi alla sua volontà coscientemente per tutta la sua vita; è un atto di fede, eroica, consapevole dei rischi umani, che doveva affrontare per la sua maternità, che ha accettato senza condizioni. Il tempo in cui viveva non era molto tenero con chi osava andare contro la legge e la sua maternità era del tutto fuori da ogni pensata umana. Doveva poi ben parlare con Giuseppe di cui era promessa sposa. Lo farà Dio inondandolo di sogni e di profezia.

Gli affetti sono importanti, ma sono solo l’inizio della strada della fede! Gesù vuole sempre portare l’umanità nell’abbandono a Dio, nella fiducia in Lui, il padre di tutti, nel gettarsi con tutta la vita, il cuore, i sentimenti in colui che, se abita un cielo, è perché il suo amore faccia alzare lo sguardo di tutti gli uomini dalla miseria in cui si sono cacciati e dia alla terra la gioia di sentirlo Padre.

9 Ottobre 2021
+Domenico

Il demonio è sempre tentatore e divisore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 15-26)

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

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Non siamo molto abituati nella nostra mentalità occidentale a pensare all’esistenza del demonio, dello spirito del male … eppure il Vangelo, Gesù stesso ne parla spesso, inaugura con lui una stagione di lotta all’ultimo sangue; vi appare nel momento in cui deve prendere le decisioni importanti per la sua vita, all’inizio della sua predicazione itinerante: lì, nel deserto – dice il Vangelo – lo tenta.

Ma che è questo demonio? E’ il principio del male opposto al principio del bene che è il Signore? E’ una fantasia che ci creiamo per dare la colpa del nostro malessere a qualcuno che sta fuori di noi? Il nostro mondo è di fronte a una lotta tra due principi che si contendono la nostra vita e noi ne siamo in balia nell’incertezza?

Niente di questo: il demonio è tentatore, divisore, soprattutto, perché semina discordia, ma non è potente come Dio, è sempre una creatura, un angelo decaduto, è nell’ordine delle realtà create da Dio, non sta mai al livello del Creatore.

Dio lo ha vinto una volta per sempre e affidarci a Dio significa vincere ogni potenza del male: è importante sentircelo dire perché il demonio è ancora presente e si impossessa della vita delle persone, mai però definitivamente, perché Dio lo sconfigge.

Oggi purtroppo si sta diffondendo il satanismo, soprattutto tra i giovani; si comincia spesso con stupidì giochi alla assurda festa di halloween: in essi ci si  appella cioè a questo principe del male per offendere Dio, profanare le cose sante, disprezzare la vita, distruggere la fede … non è certo più un gioco anche se ci si arriva nel massimo della incoscienza o non consapevolezza di tanti; nasce forse da una ribellione alla Chiesa, ma diventa un modo di pensare e un odio incontenibile nei confronti anche della vita.

Qualche cantautore gioca col fuoco, lo usa per fare soldi, ma soprattutto distrugge la serenità nella coscienza dei giovani che vengono portati a compiere delitti estremi, senza motivazione, in preda spesso ad autentiche possessioni. Su questi temi in genere si pone un silenziatore, colpevole, del mondo delle musiche estreme, durante certi rave party.

Gli esorcismi sono preghiere che la Chiesa ha formulato per implorare da Dio la sua potenza sullo spirito del male: Gesù nel Vangelo scacciava demoni, ridava alle persone la serenità della vita interiore.

Per la gente il suo perentorio “Taci! Esci da costui!” è segno della sua figliolanza divina: è solo Dio che può vincere lo spirito del male.

Molte persone hanno bisogno di sentirsi dire sulla propria vita questa speranza: Il demonio non vince più, Dio lo ha sconfitto attraverso la morte in croce di Gesù … e questo non avviene frequentando i maghi, facendosi leggere la mano, “giocando” con invocazioni del demonio.

Siamo sempre noi colpevoli del male e non possiamo darne la responsabilità al demonio, ma Dio solo va invocato per vincerlo.

8 Ottobre 2021
+Domenico

Non smettere mai di chiedere a Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 5-13)

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

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Chiedere, cercare, bussare sono parole che indicano il desiderio che ci abita; dare, trovare, essere aperto, prendere … indicano il dono con cui Dio ci riempie della sua bontà: sono tutti verbi concentrati in quella immagine di Dio Padre che se gli chiedi un pane non ti dà certo uno scorpione o se chiedi un uovo non ti dà certo una pietra.

Dopo aver imparato a chiamare Dio papà, impariamo ora anche a chiedere, non perché il Signore non sappia ciò di cui abbiamo bisogno, ma perché un dono può essere ricevuto solo da chi lo desidera: se il Signore tarda a dare, come spesso noi ci lamentiamo, è perché il desiderio cresca, si dilati continuamente e noi abbiamo capiamo sempre di più di purificare la nostra domanda, rendere puro il desiderio e così diventare capaci di ricevere oltre il dono richiesto anche Lui, il Signore che desidera donarsi.

Dio, nostro padre ha una pedagogia molto interessante: vuol aiutarci a passare dai nostri bisogni al bisogno che noi siamo: Dio – ce lo siamo ripetuti spesso – non è una gettoniera che a domanda risponde automaticamente e chiude sull’oggetto la nostra sete, ma a domanda risponde allargando, provocando la nostra sete fino a riempirla di sé, ci esorta sempre a grandi desideri a farci ali di aquila ad andare oltre la nostra umanità fino a puntare su Dio stesso.

Dobbiamo osare tutto! E’ falsa umiltà tenere nelle nostre aspirazioni un basso profilo sempre, così che evitiamo illusioni e delusioni! In realtà siamo superbi in questa maniera perché aspiriamo solo a ciò che è possibile a noi.

Siamo sempre noi il centro, non Lui a cui chiediamo: la vera umiltà concepisce l’impossibile e si dispone, ardisce accogliere il dono impossibile che Dio pensa per noi.

L’essere “nulla” di Maria ha attratto l’Altissimo sulla terra: alle nostre richieste di pane, pesce, uovo Dio esagera alla grande e ci dona lo Spirito Santo…. Quanto più il Padre dal cielo darà lo Spirito Santo a quanti si rivolgono a Lui chiedendo.

Quindi potremmo dire non solo a noi cattolici che spesso preghiamo, ma a tutti gli uomini e le donne giovani e anziani, che sulla terra non deve mai cessare la preghiera di richiesta: non ci dobbiamo confessare perché a Dio spesso chiediamo soltanto … più è costante, grande, petulante oserei dire, o meglio insistita la richiesta  noi possiamo partecipare in misura sempre maggiore alla gioia di Dio.

Non c’è forse un pane ancora più importante, più benefico, più significativo che il Signore ci dà ogni volta che nella liturgia chiediamo il nostro pane quotidiano? Non ci dona se stesso come pane eucaristico, come pane della Parola, come vita spezzata per noi? E questo avviene sempre senza condizioni se non l’amore verso di Lui, anche se abbiamo la consapevolezza  di non conoscere Dio.

7 Ottobre 2021
+Domenico

Che bello poter dire a Dio: papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 1-4)

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Pregare è una esperienza umana che ha tante forme, per cui tutti pregano, tutti hanno in cuore qualcosa che prima o poi comunicano a un altro e si fa invocazione, richiesta, cenno di intesa … gli si rivolgono con semplicità, senza pretesa, senza veli, quasi senza accorgersi: è nella nostra natura umana desiderare sempre una relazione con l’altro e spesso è un atteggiamento sereno di affidamento e di domanda, a fior di labbra, nella pace del cuore.

Gli apostoli si sono sempre relazionati a Gesù con domande, spesso con pretese, con meraviglia o con curiosità … li ha sempre però colpiti il suo modo di pregare e gli chiedono esplicitamente “insegnaci a pregare”, e la risposta immediata, semplice, ma rivoluzionaria è “quando pregate dite Padre“.

Gesù questa parola la rivolge a Dio circa 180 volte nei Vangeli: poter dire a Dio “papà”, “babbo” è il grande dono di Gesù all’umanità. Pregando così è come se dicessimo “eccomi” alla nostra verità e dignità di figli, riconosciamo la bellezza che ci definisce nascosta dentro di noi che è il suo amore di Padre verso il figlio.

Abbà, babbo, è tra le prime parole che quando un bambino la balbetta, sorprende, rasserena, commuove tutti: il colore della nostra vita cristiana è il suo sorriso paterno, la sua tenerezza che scatena la nostra fiducia.

Noi eravamo persi, smarriti, lontani perché ci siamo allontanati e il nostro fratello maggiore Gesù si è perduto per noi perchè è venuto a riprenderci e a portarci a casa: è stato come il samaritano che ci ha riportato a casa, dove si impara a conoscere il padre.

E da quando Il Figlio Gesù si è fatto per noi maledizione e peccato, questa invocazione tenerissima “Padre”, la possiamo fare anche da peccatori: il padre non cessa mai di esserci padre.

In Gesù Dio ci ama perdutamente con l’amore totale che ha verso il Figlio: il nostro incaponirci a stare lontani, la nostra piccolezza, il nostro non avere niente di amabile, sono l’unica misura del suo amore.

Non ne ha altra se non il nostro vuoto e quindi il bisogno esistenziale che abbiamo di essere amati: la sua bontà è misurabile solo dalla nostra miseria.

Questa parola abbà è il cuore della vita cristiana e contiene tutto l’affetto del figlio verso il papà. Dio mi è padre non solo come chi una volta mi ha generato.

Mi è sempre padre, perché mi genera sempre, ogni istante della mia vita scaturisce proprio da Lui. Questo Padre ancor prima di essermi utile deve essere lodato, benedetto, amato, tenuto in conto da tutti i figli: questo si intende quando preghiamo che il suo nome sia santificato, e se siamo figli dobbiamo essere orgogliosi che Dio sia amato e lodato da tutti, che si realizzi nel mondo per tutti il suo regno, cioè un mondo fatto di giustizia, di pace, di fraternità, di amore. Un regno di samaritani che si dedicano a dare dignità a chi si trova piegato in due dal dolore, dall’ingiustizia e dal sopruso.

Padre, tu sai che abbiamo bisogno ogni giorno di poter vivere, dacci il pane quotidiano, è un pane nostro, non mio, da condividere in fraternità; Tu sai quanto siamo insolventi nei tuoi confronti, quanto ti offendiamo nelle tue creature, perdonaci e dacci la forza di essere capaci come te di perdonare.

Non ci mettere alla prova, che siamo deboli: ci fidiamo di te, siamo sempre tuoi figli.

6 Ottobre 2021
+Domenico

Gesù sempre al centro di ogni nostra vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

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« Ma credete proprio che io fossi così sciocca da pensare di più a un piatto di capretto arrosto che a Gesù? Quando ritornava da quel covo di vipere che era Gerusalemme, la mia gioia saliva alle stelle, e che facevo? Tutto quello che fa ogni mamma: ti vedo calato di peso, che hai? Mangia! Hai dormito stanotte? E in questi giorni ti hanno ascoltato? Hai trovato un posto tranquillo per riprendere forze? Ma questa tosse è un po’ che ce l’hai? Non mi piace proprio. Dimenticavo me stessa, la mia stessa anima per occuparmi di Lui. Sì, forse ero troppo ingombrante, occupavo io tutta la scena, quasi non lo lasciavo parlare. Temevo che un giorno o l’altro non sarebbe più tornato da Gerusalemme … si era fatti troppi nemici. Mia sorella Maria è sempre stata una sognatrice: Lei lo aspettava, ma non sapeva neanche prendergli il mantello e scuoterne la polvere. Le si riempivano subito gli occhi di lui, non diceva né faceva niente, le bastava stare a guardarlo e lasciarlo parlare. Ne era innamorata persa! Non si curava di ciò che diceva la gente. Anche lei come me aveva paura che prima o poi non sarebbe più tornato. E l’ha proprio indovinata perché poco dopo non avremmo potuto nemmeno accostarne il cadavere, quel giorno nefasto di Parasceve. »

« A me, Marta, faceva rabbia questa sua calma, per Maria i mestieri di casa si fanno da soli.  Lei rimane incantata, ma se non ci fossi io! E quando è morto Lazzaro? Sono stata io a reagire subito, a correre incontro a Gesù. Lei era rimasta in casa, senza forze,  Quei 4 giorni di sepoltura, avevano sepolto anche la sua forza di reagire. Quando Gesù ha visto me mi ha subito detto di affidarmi a Lui e io l’ho fatto. Ancora una volta era riuscito a tornare da Gerusalemme. E mi ha subito detto di chiamare Maria. Sono stata io a dirle “il maestro ti chiama”. Mi faceva pena. E Gesù ci ha restituito Lazzaro, ma con quel dono che ha fatto a noi si è firmato la sua condanna: non lo avremmo più visto dopo quel giorno. Abbiamo pianto tanto assieme quando ci hanno riferito come ce lo hanno ammazzato a Gerusalemme. Era il centro della nostra vita. Io mi affannavo ancora per la casa, ma per chi? Maria restava muta, ma per chi? Maria restava muta, ma per chi? »

Non so se questo dialogo con Marta ci aiuta a sciogliere i nostri tormentoni: contemplazione o azione? Sicuramente c’è un insegnamento inequivocabile: tanto l’azione che la contemplazione devono avere al centro Gesù! Nessuno deve occupare la scena, è solo Lui che la riempie tutta.

Noi con le nostre caratteristiche umane, le nostre doti, i nostri modi di essere gli faremo un posto, quello centrale, ma con qualità diverse: l’importante è che Lui sia il centro! È lo Spirito che delinea in noi in maniera originale per ciascuno i tratti della sua umanità, ci conforma a Lui in termini assolutamente originali, a seconda della nostra storia, la nostra docilità.

Lo Spirito vince le nostre resistenze, orienta i nostri progetti sempre a Lui!

Si può stare ad agire riempiendo noi la scena o si può stare a contemplare per trattenere. Si deve invece sempre agire e contemplare per amore! Una azione che non ha al centro Gesù ha il fiato corto, una contemplazione che si ripiega su se stessa diventa subito sterile, anche per chi la vive.

La parte migliore da scegliere è Lui, e questo ce lo dobbiamo sempre rinnovare nella coscienza, nei segni, nei gesti, nel programma, nei pensieri, nelle preoccupazioni.

5 Ottobre 2021
+Domenico

Il Signore è soprattutto Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

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Si può stare tanti giorni a vivere in “non luoghi”, dove le relazioni sono funzionali, legate al momento, senza storia … si possono passare periodi di viaggio o di vacanza lontano da tutti, in una sorta di sospensione dalle relazioni fondamentali della vita, senza illudersi di aver trovato la libertà, si può vivere in contesti dove non sei conosciuto, senza amici, senza relazioni profonde; ma … prima o poi è necessario tornare agli affetti, alle relazioni personali, a una casa, a un padre e a una madre, soprattutto se si è giovani.

Gesù quando parla di Dio, ne parla sempre con il bellissimo nome di Padre, di papà: lui vuole sempre vivere la vita a casa, in un rapporto profondo con il Padre celeste; il mondo non sarà mai per Gesù un non luogo, uno spazio di relazioni funzionali, ma sempre uno spazio di relazioni profonde con un papà.

Nei suoi pensieri si sente un piccolo … in cui risuona la bellezza della vita, del creato, la pienezza dell’amore: Gesù non è un sapientone o un personaggio, ma il figlio di un Dio che è Padre.

A noi è dato di scandagliare con la nostra intelligenza il mistero della vita, sondare nell’infinito per farci una idea di Dio: la filosofia ha raggiunto vertiginose altezze di introspezione e di pensiero sull’infinito, ma quello che conta è che per dare un volto a Dio occorre farsi semplici, disposti alla meraviglia, fiduciosi in una Parola più grande di noi, non mettere distanze comode che ci fasciano la vita.

Tornare semplici non significa abbandonare le doti di intelligenza e di ragionamento che abbiamo, ma sapere di stare a cuore a Dio, che prima di essere un eterno, infinito, onnipotente, creatore è un papà.

Questa esperienza Gesù la vive e la vuole donare a tutti gli uomini: vuole che chi si affida a Dio non lo faccia per dovere, non lo pensi come una assicurazione sulla vita, ma come l’abbraccio di un Padre, dal quale è possibile percepire il significato del vivere e del morire, del dolore e dell’amore, guardare a tutti gli eventi con la vera saggezza e sapienza che rivela il gusto del sentirsi creature amate e desiderate.

Vivere una vita cristiana significa sentirsi accolti da un Padre, sentirsi confidenti di Dio sul mistero della vita, poter ascoltare la Parola che salva e che orienta e avere sempre lo sguardo fisso al cielo, sempre abitato da un Padre.

Così viveva la sua esistenza san Francesco che oggi veneriamo e festeggiamo come patrono d’Italia, come un figlio tenerissimo di Dio Padre, come fratello universale, con una umanità dolcissima, amante della vita, della creazione e di tutte le creature, da fare di tutte un canto e una lode all’Altissimo Onnipotente buon Signore in una povertà affascinante, tutta riempita di Dio.

4 Ottobre 2021
+Domenico

L’amore di Dio e l’amore tra uomo e donna nel matrimonio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

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L’uomo non separi quel che Dio ha congiunto … ma che c’entra Dio con il nostro amore? Ci siamo conosciuti per caso in una gita, da quando si sono incrociati i nostri occhi, abbiamo cominciato a non star bene se non assieme; ci siamo cercati … a qualcuno davamo fastidio, ma abbiamo continuato lo stesso; le abbiamo inventate tutte per poterci vedere: complicità, sotterfugi, lotte, delusioni, altalene di sentimenti. Questo amore è nostro, ce lo siamo costruiti noi come abbiamo voluto, e non dobbiamo rendere ragione a nessuno di quello che c’è tra noi … e viviamo assieme felici!

Non sospettano i due sposini o i due fidanzatini, che i loro approcci, le loro ansie, il loro cercarsi, aveva alle spalle un grande sguardo d’amore: non sospettano che quando un uomo e una donna si vogliono bene mobilitano direttamente il Creatore, toccano un nervo scoperto che fa aprire il cielo, sbalzano dal letto il buon Dio, perché stanno incarnandolo di nuovo sulla Terra e incastonandolo nel loro amore.

Quando due fidanzati si incontrano Dio non sta nella pelle dalla gioia al vedere che due persone lo stanno rendendo presente sulla Terra, gli stanno facendo il ritratto più vicino al vero: Dio ha creato l’uomo e la donna in comunione d’amore e solo così sono ad immagine sua, non da single, ma nella relazione d’amore.

Quando due sposi si amano rendono sperimentabile agli uomini lo stesso, vero unico amore di Dio: quando due sposi formano una sola carne svelano la presenza di Dio nel mondo!

Quanto siamo distanti dalla piaga del femminicidio che non sembra  diminuire, e che noi vorremmo sparisse del tutto: il luogo più caro a Dio che ne deve sempre far brillare l’amore come è il sacramento del matrimonio, diventa la prigione e lo spazio di una crudeltà inverosimile, dove sembra che la cattiveria non abbia fine e diventi sempre più atroce e impensabile.

L’amore del matrimonio è un amore che non muore, perché ha la forza stessa di Dio: come può Dio essere estraneo all’amore tra un uomo e una donna se è lì che si fa presente, se è lì che le persone realizzano l’amore di Cristo per l’umanità e per la Chiesa. E come Cristo non ha abbandonato né l’umanità né la Chiesa quando lo inchiodavano alla croce, anzi si è offerto per lei, così anche ogni matrimonio stabilito nel Signore deve trovare da parte di ambedue la forza di conservarsi definitivo anche quando è diventato difficile per incompatibilità di carattere, per malattia, per necessità, per strumentalizzazione, per noia….

Per chi crede, Cristo è sempre lì a dare forza, conforto, speranza: chi si impregna, si riempie di questo spirito nei giorni felici, potrà continuare a vivere con questa speranza nelle ore difficili.

Ci dobbiamo forse anche domandare come ci si prepara a decidere di donarsi l’uno all’altra per una vita: per tentativi? Per convivenze improvvisate? Per interessi … di eredità? Per costrizione esterna?

Deve sempre essere per amore e solo per amore, che nella fede si porta dentro l’amore grande di Dio.

Le coppie che vivono pur nelle difficoltà la loro bella vita di coppia e di famiglia devono sentirsi generative di altre belle vite di famiglia.

3 Ottobre 2021
+Domenico

Il mondo meraviglioso di angeli che ci custodisce

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,1-5.10)

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Proprio nella chiamata di uno degli apostoli, la più strana, appare l’affermazione che indica la presenza degli angeli nella nostra vita: il soggetto è Natanaele, che si era tenuto sulle sue perché diceva francamente che non s’aspettava niente da uno che veniva da un paesetto sperduto, Nazareth, vicino al suo, Cana, e crolla di fronte a un Gesù che lo guarda dentro e, alla sua meraviglia, gli allarga ancora di più gli orizzonti e dice proprio «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo»: non è la scala di Giacobbe, frequentata dagli angeli, ma lo stesso Gesù che ora apre la comunicazione con Dio Padre per tutti gli uomini, e ci dice che c’è un mondo meraviglioso che sta a custodirci, che fa da corona a Gesù e agli uomini: gli angeli.

Chi sono gli angeli? La parola stessa ne dà un significato ben preciso: sono “portatori di notizie”, di annuncio, sono quindi intermediari tra Dio e gli uomini nella nostra storia di salvezza, sono legati strettamente a Dio e ne realizzano i progetti, coinvolgono gli uomini in questa avventura del Regno di Dio; hanno svegliato nella notte profonda i pastori per annunciare la nascita di Gesù, ne hanno subito cantato la lode; uno di loro aveva annunciato a Maria e chiesto la sua collaborazione per la venuta di Gesù su questa nostra terra.

La Bibbia, insomma, è popolata da queste presenze spirituali, vere, decisive, collaboratrici del Signore … poi la nostra filosofia si sbizzarrisce a vedere che tipo di creature sono: non sono forse visioni … solo, non possono essere stati usati da scrittori di cronache per semplificare la comprensione di alcuni fatti inspiegabili? Si possono fare tutte le congetture.

Noi, come ci ha detto Gesù, e per come hanno servito il piano di salvezza di Dio, crediamo a questa loro presenza e soprattutto e soprattutto vogliamo vedere in loro la vicinanza di Dio alla nostra vita, la sua compagnia quotidiana, personalizzata, i messaggeri della sua parola, coloro che ci aiutano a prendere posizione per Gesù.

Se c’è un principio del male, come Satana, che sta sotto Dio, ma che nuoce non poco agli uomini, è giusto che ci siano delle creature di Dio, come lo sono gli angeli, che invece lavorano nella vita dell’uomo per aiutarlo a convertirsi sempre di più a lui, per proteggerne il cammino.

Sono forza imbattibile come Michele e speranza per una vita buona, bella e felice per ogni persona … e ciascuno di noi ne ha uno che lo custodisce, l’angelo custode, “personalizzato”, che ha cura di noi.

Essere custoditi è una gran bella cosa, sapere che qualcuno veglia su di noi, che concretizza la cura che Dio ha di me e di tutti gli uomini, ci fa sentire concretamente e sempre di qualcuno.

Non siamo abbandonati nel mondo, nel cosmo, ma siamo sempre a contatto con Dio e gli angeli ci fanno sentire Dio vicino a noi.

2 Ottobre 2021
+Domenico