Gesù vuole solo aiutare a cambiare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 14-21)

I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo. Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, ordinando loro di non divulgarlo, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà,
né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti.

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi, si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà che a molti può sembrare codardia. Infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali. Così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze. E’ così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là. Secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità. Si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione. Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone.

Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere, vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato. Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno, passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni uomo sta solo con Dio.

Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male, non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere, non è un buonista cui va bene tutto. Lui è la via, la verità e la vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, Non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore. Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare solo amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

17 Luglio 2021
+Domenico

La legge non può mai essere una prigione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 1-8)

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Ogni vita ha bisogno di seguire una legge se vuol costruirsi bella, forte e positiva: non si può andare avanti secondo quel che capita, navigando a vista, facendosi comandare dal bisogno del momento, facendo della spontaneità un idolo di libertà … se poi si deve convivere con altri è ancora più necessario darsi delle norme condivise, determinare i confini della propria libertà; ancor di più diventa necessario far convergere  le forze e le energie di tutti, se si hanno in cuore mete e ideali comuni.

La necessità di una norma, di una legge, di qualche paletto che ti delinea la strada della vita sembra una mortificazione, ma è invece una grossa forza per vivere!

Nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di se come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà.

La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza … e proprio per questo però la legge non deve diventare l’assoluto.

Gesù passa un giorno per i campi: gli apostoli hanno fame e strappano e mangiano alcune spighe: pranzo piuttosto povero e essenziale; è ben poca cosa … ma è sabato, per il pio ebreo il sabato è sacro: non devi fare nessunissimo lavoro! E’ un baluardo che identifica la sua religione, è un comportamento radicato nel profondo della sua coscienza; è un principio di identità. E’ rifarsi ogni settimana alla potenza creatrice di Dio che il settimo giorno riposò, è portare all’interno del tempo l’eternità di Dio… e questo è vero sempre anche per Gesù … ma la sacralità della legge non può essere contro la dignità dell’uomo, la legge non è una prigione!

L’uomo non  è fatto per il sabato, ma  è il sabato che è fatto per l’uomo.

Certo, è difficile applicare questo principio, soprattutto per noi oggi che non vogliamo norme o leggi, perché sembrano sempre una limitazione, ma resta sempre vero che l’intelligenza dell’uomo, non la sua debolezza dovrà sempre essere al timone della vita.

La vita ha come bene supremo non la libertà, ma l’amore: solo così si può sperare in un mondo migliore.

Oggi ricordiamo la Madonna del Carmelo, e questo ci riporta alla terra di Gesù, a quel monte dedicato a Maria, alla sua attenzione ai bisogni dell’umanità e a dar forza ai profeti e alla gente, ai grandi contemplativi e maestri di spirito, che hanno seguito questi insegnamenti.

16 Luglio 2021
+Domenico

Il peso che vi ho dato, vi do la forza per portarlo con gioia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

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Abbiamo tutti bisogno di essere coccolati. Non è più sufficiente oggi per un bambino vedersi vicini i genitori, saperli sempre attenti alla sua vita, aspetta di venire a contatto fisicamente delle carezze del papà e della mamma. C’è bisogno di un contatto fisico in un mondo fatto di immagini e di disegni, di cartelloni e di proiezioni., di virtuale e di fiction. Può essere anche una necessità imposta dalla moda, ma sicuramente è segno di un desiderio innato di sentirsi di qualcuno, è la dimostrazione che l’uomo senza l’amore non può crescere. Se a un ragazzo, manca l’amore, manca la vita. Tutti i disastri che combinano i giovani hanno spesso solo una motivazione: non sono stati amati abbastanza.

Gesù sta tentando di tirarsi su dei discepoli, delle persone che stanno con lui, che condividono con lui la tensione verso il Regno, che lo seguono nella sua tournèe, a loro vuole affidare il compito di continuare la sua missione e li vede spesso smarriti, sconsolati.

Non sempre le cose vanno bene. Nella vita devi resistere, non mollare perché se aspetti le consolazioni, puoi morire di spasimo. Se non hai una carica interiore, un riserva di forze e di motivazioni, saresti sempre col morale ai tacchi.

Ebbene Gesù esce con quella bella espressione che vorremmo sentirci dire tutti noi sui nostri tempi di disperazione, sulle nostre povere vite, sui nostri scoraggiamenti, sulle nostre solitudini, sui fallimenti, sulle incomprensioni. Venite a me, che vi consolerò, vi coccolerò, vi ristorerò. Vi darò la carezza della mia vita, vi passerò l’amore infinito che mio padre non mi fa mai mancare. Vi metterò a parte della mia intimità con Lui. Voi non sapete che significa avere un Padre così. Io sono qui per darvene una prova. Non immaginate che cosa sarà di voi, di noi tutti quando saremo nelle sue braccia. Intanto riposatevi nelle mie. La via sarà sempre dura, la vita porterà sempre travagli, ma non vi dovete sentire abbandonati. Il peso che vi ho dato non ve lo scarico io, ma vi do la forza per portarlo con gioia.

E abbiamo visto quanti santi, quante mamme e papà da una preghiera, da un colloquio così familiare con Dio sono riusciti  a conquistarci all’amore, a rendere la nostra vita più piena e felice, a ricuperare forze di bene.

15 Luglio 2021
+Domenico

Il Signore non è oggetto di rapina di nessuna intelligenza: bussa alla porta del cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

Audio della riflessione

Dopo un doloroso “guai” che Gesù ha dovuto dire agli abitanti di Betsaida e Corazim, Gesù esplode in questa bella benedizione. Il “ti benedico” significa riconosco pubblicamente davanti a tutti il dono che Tu o Padre sei per me e per tutti gli uomini, che hai voluto chiamare ad essere tuoi figli. Questa parola Padre è l’abbà,  il suono d’amore che esce dalla bocca del bambino quando comincia a parlare; abbà, babbo, labiali facilissime che non esprimono nessuna tensione o preoccupazione o paura, ma la pace di un volto, di un sorriso, di una carezza, di un affidamento.

E’ il nome che sempre Gesù dà a Dio. Nella religione ebraica non lo si poteva mai nominare per evitare ogni pericolo di renderlo simile agli idoli, e Gesù strappa l’immagine di Dio e la sua presenza dal regno della paura e del timore e lo colloca nel mondo degli affetti e dell’amore.

C’è un rapporto ineffabile che si stabilisce tra Padre e Figlio, che non si può conoscere per ipotesi e tesi, per ricerche o teoremi, ma che solo ci è comunicato dall’amore filiale di Gesù. Il Signore del cielo e della terra è il nostro papà, Lui, l’onnipotente è vicino pur essendo altissimo, è tenero nella sua onnipotenza, è misericordioso nella sua giustizia.

Il privilegio di conoscere Dio non è dei sapienti, che sanno come vanno le cose, degli intelligenti che le dirigono come vogliono, di coloro che negano tutto ciò che non possono produrre da se stessi che non cade sotto il vaglio della loro visione e esperienza. La possibilità è riservata gli ultimi. Non è l’elogio dell’ignoranza, ma della sapienza, di quella forma di conoscenza che non è fatta dalla cultura colta che può sempre essere utile nelle cose di Dio, ma dalla saggezza della donna o dell’uomo di fede, la sapienza silenziosa propria del povero, la dotta ignoranza del puro di cuore, ben diversa dalla sapienza ignorante del furbo. Il Signore non è oggetto di rapina di nessuna intelligenza, bussa alla porta del cuore.

Siamo contenti perché il Figlio vuole rivelare questi affascinanti segreti alle vite dei piccoli, alle semplicità dei poveri, ai sospiri che per il suo regno affliggono i suoi amici, ai tenaci per il regno, a quelli che andando controcorrente non sono stimati da nessuno, ai poveri che non hanno udienza presso nessuno.

E noi sappiamo che in ogni uomo c’è la sapienza del fanciullo, il desiderio di affidamento a un papà, l’attesa di un abbraccio. E Dio lo garantisce a chi ha il cuore semplice.

14 Luglio 2021
+Domenico

Prenditi la responsabilità delle tue scelte

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

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La libertà è un gran bel dono di Dio, ma occorre usarla bene!

Tutti noi siamo posti a delle scelte da fare: alcune facili, altre più impegnative … e scegliamo con criteri nostri, secondo gusti e convinzioni che ci siamo fatti, secondo la verità che abbiamo raggiunto nella nostra ricerca.

E’ importante però che mentre scegliamo con libertà ci sappiamo assumere anche le nostre responsabilità! Spesso invece scegliamo e non vogliamo farci carico delle conseguenze.

Gesù infatti nella sua vita ha sempre offerto, a chi lo voleva seguire e lo ascoltava, le condizioni migliori per scegliere liberamente: non compiva miracoli per far credere, ma li offriva come segno a chi aveva fatto lo sforzo di uscire da se, di orientarsi alla verità del vivere.

E’ chiaro che poi Gesù, a chi non sceglie bene, deve far capire l’errore: Gesù, nella sua predicazione, nella sua opera di “convincimento” della gente, si mise a rimproverare le città che non si erano convertite!

Il suo “rimprovero” è quello del Papà nei confronti dei figli: sostiene sempre la loro libertà, e quando sa che sono nell’errore è trepidante per le conseguenze che si porta dietro … sta in attesa, lascia andare il suo figlio a sperperare i suoi soldi: sa che non troverà la felicità, perchè ha scambiato per stelle delle banali “luci di attrazione” … eppure ogni giorno è sull’uscio di casa ad aspettare … gli mette nel cuore la nostalgia, il ricordo del bene, il fascino del vero, del vero amore! Concede sempre a suo figlio una “scelta di riserva” per poter tornare … e … ridare alla sua libertà la forza della verità.

La vita umana spesso si destreggia fra conoscenza e responsabilità … fra responsabilità e colpa … e tra colpa e punizione: se conosco dei fatti devo caricarmi della verità dei loro significati, sentirmi in un certo modo “responsabile”; se non mi responsabilizzo commetto una colpa, e se c’è colpa mi devo aspettare una punizione.

Gesù condanna il male ma non chi lo fa: infatti ha detto a tutti di amare i propri nemici, e lui stesso darà la vita per i peccatori … se il male condanna il malvagio e lo inchioda a se stesso, il Signore lo libera inchiodandosi lui alla croce!

La vita è così: se scegli il male, poi il male te lo devi … te lo trovi ad invadare i tuoi pensieri, i tuoi progetti … ti prende l’anima! E non è che Dio ti lasci poi soccombere alle tue scelte sbagliate, perchè Dio è ancora talmente buono che il suo giudizio è la croce su cui sale suo figlio.

Se fosse “giusto come noi” saremmo tutti destinati alla morte! Invece ci ridona continuamente possibilità di vita!

La croce è dove si realizza la sua giustizia: sulla croce Dio è tutto e solo amore, sovranamente libero e onnipotente, capace di portare quella vita che dovevamo scegliere e che invece, ingannati, abbiamo scartato … e Lui? Ci viene ancora a cercare, non lascia alle scelte sbagliate … al male, di seguire il suo corso.

Le “minacce” di Dio sono come quelle della mamma, che cerca di far capire con fermezza che il male fa male, anche se non appare mai: una sorta di deterrente, perchè ha valore se non si avverano le cose sbagliate!

Le minacce svelano il male come tale, e l’amore – anche – di chi ci vuole bene.

13 Luglio 2021
+Domenico

La pace che ci dona Gesù inizia col non adeguarsi mai al male

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 34-11,1)

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Si pensa sempre che la fede cristiana sia una proposta di vita per persone deboli, docili, appiattite sulla remissività, amanti del quieto vivere, della routine e non invece per gente coraggiosa, decisa, forte, travolgente, volitiva, dura, amante del rischio, capace di cose grandi. Certo dipende da che cosa si intende per coraggio, forza, ardore e grinta.

Comunque Gesù non sembra proprio dia questa impressione di religione tranquilla quando dice: non son venuto a portare la pace, ma la spada; chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; ho un fuoco da portare nel mondo e ardo dal desiderio che tutto il mondo ne venga incendiato. La pace che lui porta, sfida il male, passa attraverso lotte acute, fa esplodere laceranti contraddizioni, è la pace dell’agnello sul quale si abbatte la violenza dei lupi, ben diversa dalla pace di chi si adegua al male. Deve essere capace di sopportare violenza e sacrificio, per molti anche la morte. La vita è da perdere, non solo perché siamo mortali, ma perché vivere è amare, amare è far dono della vita, dare amore gratuitamente, come lo si è ricevuto.

Essere cristiani è stare senza mezzi termini dalla sua parte, dalla parte del bene, del dono, del disinteresse, dell’amore. Il cristiano sa di avere davanti cose alte per cui impegnarsi, una vita da mettere a disposizione, un costo da pagare del quale non si spaventa. Chi non prende la sua croce  dietro a me non è degno di me. Gesù sa che la vita è sempre in salita, che le difficoltà sono in agguato sempre ad ogni passaggio, ad ogni decisione importante che si fa. E’ lui per primo che fa così, che abbandona tutto per il Regno di Dio, che si mette a disposizione del Padre; è lui che per primo non ha paura della croce, è Lui che rende la faccia dura come pietra di fronte a chi lo insulta e lo fa soffrire, è lui che non si attacca alla sua vita, ma la dona.

Il cristiano ha sempre davanti lui, coraggioso, ma mansueto; deciso, ma attento a non spegnere le piccole speranze che nascono nel cuore dell’uomo; duro contro il male, ma tenerissimo con il bisognoso. Chi avrà dato anche solo un  bicchiere d’acqua fresca a questi piccoli, non perderà la sua ricompensa, avrà parte al suo regno definitivo, sarà accolto nelle braccia del Padre.

Essere cristiani è così: è contemplare lui, vedere nel suo volto il Padre e  servirlo nei fratelli. Ma che speranza abbiamo di poter essere cristiani così? La certezza della sua presenza in noi con lo Spirito: la speranza di ogni nostro respiro quotidiano.

12 Luglio 2021
+Domenico

La povertà è sacramento della fede

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

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Chi ha dimestichezza con le vite dei santi sa che alla base della loro opera, che spesso è di grande portata, di grande impegno anche organizzativo, c’è sempre una assoluta fiducia in Dio, che chiamano Provvidenza. Soprattutto quando si interessano dei poveri riescono a portare avanti opere di assistenza grandiose solo con l’aiuto di Dio.

C’è un’altra opera nel mondo che è altrettanto importante come le opere di carità, perché ne sta alla sorgente: è l’opera di evangelizzazione, cioè l’impegno di far giungere a tutti il dono del vangelo, la conoscenza di Lui, la speranza. Per questa opera ogni cristiano si deve mettere a disposizione.

Nel vangelo si racconta di Gesù che dà mandato ai suoi discepoli di mettersi in viaggio per questa opera di sensibilizzazione della gente nei confronti della buona novella: li mandò a due a due. I suoi apostoli, il suo gruppo, la sua squadra doveva cominciare ad affrontare direttamente, e non stando sempre coperti dall’ombra del maestro, il compito dell’annuncio. Loro sono i primi missionari, i primi mandati, i primi continuatori del suo compito nel mondo. E vanno, ma con alcune indicazioni precise, che li collocano in un genere di vita povero ed evangelico, appunto.

La Parola di salvezza ha in sé soprattutto la sua potenza salvatrice, non è legata all’apparato degli strumenti, alla potenza dei mezzi, ma si basa solo sul potente aiuto di Dio. Chi va ad annunciare il vangelo, deve fare un atto di fede in Dio, deve sapersi abbandonare in lui, deve trovare la sua forza solo nella grazia di Dio. Bisaccia, denaro, borsa, sandali appesantiscono solo il cammino. La povertà è segno efficace della fede in Dio. Senza povertà non c’è fede, se non a parole. Noi non riusciamo mai a fare un salto di qualità nella vita di fede proprio perché siamo troppo attaccati a noi, non siamo disposti ad abbandonarci totalmente a Dio. L’annunciatore del vangelo, può avvalersi con modestia di una buona scienza; ma nella sostanza è e resta un grido di fede, fondato sulla testimonianza, che esplode dalla condivisione della propria vita con quella di Cristo e coi fratelli

Di fatto, dopo la morte di Gesù, Pietro e Giovanni sapranno offrire l’aiuto di Dio al povero storpio che incontrano dicendo semplicemente appunto: oro e argento non ho, ma quello che ho te lo do: nel nome di Dio alzati e cammina.

È Dio che salva, è Lui la nostra felicità, non sono i nostri accomodamenti o le nostre parole, i nostri apparati. Le opere più grandi la Chiesa le ha fatte quando era povera, ma ricca solo di Dio. Lui ci ha promesso che non ci abbandona mai.

11 Luglio 2021
+Domenico

Paura o fiducia costruiscono il volto pubblico del cristiano?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,24-33)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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Evitare i pericoli che ogni vita trova nel suo percorso è saggio: l’istinto di autoconservazione è una molla necessaria per ogni inizio di vita, ma è un principio insufficiente per una vita degna di essere vissuta.

Non è raro trovare un cristiano che ha paura a testimoniare la sua fede religiosa, il suo credere, il mondo di valori cui si affida, le convinzioni radicate nella sua educazione familiare: è un comportamento che si chiama vergogna, latitanza, nascondersi dietro un dito, mancanza di coraggio, anonimato … questa paura talvolta viene camuffata da dialogo, da ascolto, da umiltà, da libertà massima che vogliamo garantire a tutti.

Senza paura si può diventare sventati e temerari! Solo gli incoscienti, oltre i dittatori e i pazzi, non hanno paura, ma c’è da aver paura di loro e per loro.

Occorre però un altro principio per dare senso e gusto alla vita: la fiducia! E’ una virtù, un dono, che va sempre però … coniugato con una identità forte del cristiano, una identità non prevaricatoria, ma disponibile a offrire quella speranza che ci è stata data e che non è nostra, a offrire una Parola che viene da oltre.

La paura cresce poi se si sperimenta il rifiuto … il Signore invece è venuto a donarci una fiducia in Lui che ci libera dalla paura della morte, con la quale il nemico ci tiene in schiavitù per tutta la vita.

L’invio in missione da parte di Gesù, infatti, non garantisce necessariamente ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo dal fallimento e dalle sofferenze … per cui essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, come la possibilità e perfino l’inevitabilità della persecuzione.

E’ sempre stata storia delle nostre comunità e associazioni quella di far crescere persone disposte fino al martirio a difendere e proporre la nostra fede: lo è anche oggi nei contesti di intolleranza nei confronti della fede cristiana!

Molte ragazze hanno dato la vita per difendere la propria verginità, del resto un discepolo di Cristo non può che conformare la sua vita a Lui.

Qualche momento prima infatti Gesù aveva detto: “Un discepolo non è più grande del maestro, ma è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro (Mt6,40).

Il discepolo deve seguire il modello che è Cristo: respinto e perseguitato dagli uomini, che ha conosciuto il rifiuto, l’ostilità, l’abbandono, e la prova più atroce, che è la croce!

La persecuzione non è eventualità remota, ma una possibilità sempre attuale: non esiste missione all’insegna della tranquillità.

Forse per molti di noi il coraggio della fede non ci chiede eroismi, ma di confrontarci con l’indifferenza, con l’irrilevanza, con una corrente contro cui si deve andare sempre; ci chiede di essere sempre attaccati alla Parola, di difendere il povero, l’immigrato, il rom, il lavoratore … di offrire riferimenti scomodi, ma roccia su cui si può fondare una crescita.

Noi non siamo assetati di morte, ma desiderosi di spenderci  sempre per la vita di tutti, mettendo la nostra vita nelle mani di Dio.

10 Luglio 2021
+Domenico

Il cristiano è sempre sotto pressione per tanti lupi che lo circondano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 16-23)

Audio della riflessione

Il cristiano, uomo e donna pacifico è sempre stato osteggiato dalla mentalità comune o per non conoscenza della fede cristiana o per aperta opposizione o per incapacità degli stessi cristiani che non vivono all’altezza degli ideali evangelici. Ancora molti pagano con la loro vita la fede in Gesù che professano. Molti anche di noi sono osteggiati o mal sopportati  in indice di gradimento, in posti di lavoro, in possibilità di fare carriera a causa della appartenenza alla comunità cristiana.

Di fronte a chi fa della fede un paravento per far passare tutti i suoi interessi, per giustificare guerre e calcoli commerciali, per fare battaglie elettorali esistono luoghi in questo nostro mondo progredito in cui ai cristiani è chiesta una scelta tra la vita o la fede in Gesù e molti scelgono Gesù: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” dice il vangelo. La forza del male è sempre più agguerrita della forza del bene. Di fronte alla potenza dell’impero romano la parola di Gesù, in quella lontana provincia ai margini dell’impero e delle cose che contano, era del tutto insignificante, ma lungo i secoli ha saputo farsi strada tra uomini e donne, giovani e adulti; ha saputo parlare al cuore e cambiare modi di vita e superare idolatrie e schiavitù.

La vita di Gesù al riguardo è esemplare; se hanno fatto così al maestro, la stessa sarà la sorte di chi lo vuol seguire.  Gesù però mentre offre uno scenario non molto attraente per gli uomini, garantisce anche la forza e l’intelligenza del bene. Non siete soli, io sono con voi, non preoccupatevi di cosa dovrete dire, di come riuscire a difendervi, perché lo Spirito metterà sulla vostra bocca le parole giuste, la difesa imbattibile, la pace insospettabile, la forza impensata.

Prudenti come serpenti, perché occorre applicare tutta la nostra intelligenza e umanità, ma senza affanno, perché Gesù è il nostro pastore. Intelligenti nell’offrire il vangelo e non le nostre fisime o elucubrazioni o i nostri difetti e interessi camuffati, ma sempre nell’intelligenza di Dio, nell’ascolto fedele della sua Parola. Noi cristiani dobbiamo guardarci dal complesso del perseguitato perché spesso sono i nostri difetti presi di mira non la nostra fede, è il nostro cattivo essere cristiani, la nostra pratica religiosa ipocrita che è osteggiata non sempre la nostra fede in Gesù. Ben vengano queste difficoltà se servono a purificare la fede. 

 Solo così può rinascere speranza, può essere ridetta con forza la Parola che gli uomini aspettano da Dio per la loro salvezza. Se si deve sempre stare all’erta per essere cristiani veri, vuol dire che ne val la pena, che essere cristiani è un dono inestimabile che molti potrebbero avere, ma non ne conoscono la bellezza; la potranno intuire, vedere, apprezzare dal nostro comportamento sempre fragile, ma sempre convinto e umile

9 Luglio 2021
+Domenico

La casa dell’apostolo (e lo è ogni cristiano) è la via

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 7-15)

E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

Audio della riflessione

Durante la pandemia facemmo molta fatica a dover restare ora entro i confini della regione, ora della provincia, ora del comune ora pure della casa e dintorni. Fortunato chi aveva una casa con cortile e orto o giardino, come me, ma non certo chi doveva stare al 5 ° piano con bambini e ragazzi in tre o quattro stanze. Senza una via da percorrere, una strada da calpestare per andare altrove, per uscire era una tortura. Oggi, grazie a Dio ritornano ad essere popolate le strade, a fare da collegamento ai nostri incontri con le persone. Ricordiamo come sono state chiuse le nostre relazioni per comunicare con gli altri. Ci hanno aiutato i social, benedetti! Ci hanno forse allentato la nostra voglia di contatto, di presenza, di corporeità anche solo di uno sguardo vero, non in fotografia. Eppure non ci siamo mai accorti che dentro i nostri innumerevoli incontri di prima passava troppo raramente un dialogo, un contatto di fede, che avesse al centro una Parola viva come quella di Gesù, il suo vangelo, la Parola che rende autentica e vera la vita di ogni persona. Non torniamo oggi sulle vie, sulla strada a portare solo le nostre povertà, a colorarle delle nostre miserie. Gesù ci conceda di fare diventare le nostre strade spazi di vangelo:

curate infermi, coloro che non stanno in piedi, le persone che perdono la loro posizione eretta, perché proni sotto il giogo di una legge di schiavitù, carponi sotto il peso dell’egoismo. Il loro male non deve essere più luogo di divisione, di prevaricazione, ma di cura e di rispetto.

Risvegliate morti, farsi fratelli è risuscitare Gesù in noi e nei fratelli, perché tutti per Lui e in Lui possiamo passare da morte a vita

Mondate i lebbrosi, c’è una lebbra di morte e di peccato da risanare, da toccare come ha fatto Gesù per risanarla in noi e in loro, per cambiare moncherini in mani che nell’abbraccio si stringono

Scacciate i demoni, portiamo come battezzati in noi lo Spirito di verità e il fuoco suo che distrugge ogni presenza diabolica e maligna

In dono avete preso, in dono date, ogni cristiano è in seno alla Trinità dove la legge del dare e ricevere raggiunge concretezze di vita e di amore che cambiano ogni relazione in benedizione e in gioia dello Spirito.

Né oro, né argento, né rame, l’assenza di danaro nelle nostre relazioni fa sì che i nostri rapporti, quelli nuovi che andiamo instaurando, di cui abbiamo tutti sete, saranno solo di grazia e di amore, non di interesse o di legamenti. Presentarsi poveri significa poter ricevere il dono di essere accolti. La povertà è libertà dal Dio di questo mondo

Né bisaccia da viaggio, se il danaro è la sicurezza del ricco, la bisaccia è la sicurezza del povero, in cui pone le sue provviste; la nostra bisaccia è solo il Signore e una grande fiducia in Lui

Né due tuniche, la seconda non è tua è del fratello che non l’ha, cui l’hai già data; non far la figura del mercante di vestiti usati

Insomma il cristiano deve sempre improntare le sue nuove relazioni sul “pedigree”, l’immagine plastica dell’apostolo che ne fa Gesù, carcandola di ogni suo dono personale che sta in questa bella prospettiva evangelica

8 Luglio 2021
+Domenico