Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 36-43)
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
La nostra vita è un grande campo di grano in cui attecchisce anche l’erba cattiva che prende linfa nei nostri cuori. Dio è pieno di misericordia. Lascia che crescano assieme! Diamo un’altra possibilità di cambiare, di orientarsi alla bontà! Solo alla fine si farà il giudizio, e allora Dio interverrà. Per ora dobbiamo convivere con il peccatore, pure dentro di noi, anche se prendiamo tutte le distanze dal peccato.
Questo grano siamo noi, con i nostri pregi e difetti. Anche noi ci troviamo intrisi di bene e di male. Diceva San Paolo, colgo l’attrazione verso il bene, ma in me vince spesso la forza del male. L’inizio della conversione, del cambiamento è proprio uno sguardo misericordioso su di noi. E’ accettare che solo Dio è capace di cambiare anche il nostro cuore e che occorre sempre un amore senza condizioni per cambiare. Nella storia i maggiori disastri li hanno compiuti quelli che volevano estirpare il male e piantare un mondo solo di buoni.
Con grande candore diceva papa Ratzinger: “meno male che esiste questa parabola della zizzania, perché almeno posso starci anch’io nella chiesa”. Questa visione di fede genera allora speranza per una incrollabile fiducia della vittoria del bene sul male.
Qualcuno potrebbe pensare che ogni male è zizzania. E la sofferenza? Sicuramente fa male, ma non è assolutamente zizzania. Il beato Luigi Novarese diceva di costruire coi mattoni della sofferenza un ponte di salvezza verso il cielo.
Chi è ammalato non è zizzania, anzi
È figlio di Dio
Erede del cielo
Lievito di grazia per il mondo
Potenziale atomico per la causa della chiesa
\Certo occorre guarire dal di dentro per pensare così, guarire nell’anima e avere la certezza e il coraggio di appoggiare la nostra croce a quella di Gesù, per far diventare più buono il mondo. E noi questo lo vogliamo sempre fare anche se non ne abbiamo sempre la forza.
Oggi facciamo la festa di tutti i nonni a partire da quelli di Gesù : i Santi Gioacchino e Anna. Essi hanno potuto aprirsi alla novità assoluta di Dio e dovuto cambiare le loro aspettative, i loro sogni, le loro relazioni, proprio perché Dio ha voluto inscrivere nella loro vita l’Immacolata figura della mamma di Gesù e hanno cominciato ad orientarsi totalmente non solo alla figlia, ma a tutta la causa cui lei era stata chiamata. I nonni di Gesù sono sempre un bell’impegno nei confronti di Dio e nei confronti di Gesù e possiamo immaginare la fede, l’attesa, la trepidazione che li ha sempre coinvolti e resi vivi, grati e donati alla causa di Gesù. Papa Francesco desidera che oggi facciamo festa ai nostri nonni, alla loro compagnia, siamo aiuto per le loro fragilità, ma anche attenti discepoli della loro saggezza.
26 Luglio 2022
+Domenico
