Gesù chiama i suoi corresponsabili più stretti: gli apostoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli …

Audio della riflessione

Se hai un  ideale e non lo condividi con nessuno, presto verrà sotterrato. Se invece cominci a farlo conoscere, a farti aiutare a farlo diventare un progetto, una scelta coinvolgente, una meta in cui anche altri si riconoscono perché ha dato a loro gioia di vivere, voglia di impegnarsi, sogni di futuro, allora puoi sperare di dare un buon contributo alla vita di tutti. Può essere un progetto economico, una solidarietà da esprimere nei confronti di qualche povertà pesante o anche solo un modo di guardare alla vita che aiuta a sperare in un futuro migliore. Hai bisogno allora di altri che con te lavorano sodo, pensano progettano e tentano concretizzazioni.

E’ quello che ha fatto Gesù nel suo grande progetto di Regno di Dio. Già molte persone condividevano  le sue proposte, gli stavano sempre appresso,  lo aiutavano ad accogliere le persone, ascoltavano ogni sua parola e cominciavano ad organizzare la loro vita di fede secondo il nuovo stile del Regno di Dio. Gesù sente che qualcuno di questi deve fare qualcosa di più, deve stringersi a Lui con una decisione radicale di seguirlo e di cominciare ad annunciare la sua buona notizia, il vangelo

Il suo dialogo col Padre lo ha fatto diventare una notte di profonda preghiera, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità per leggere in essa le vite di dodici uomini tra i discepoli che lo seguivano, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri. Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani, penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda. Lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare sulla sua libertà. Li ha scelti, ma non li ha forzati, li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati. Ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano  è generico. Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di nella scelta personale di  Gesù. Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo. Lui ci ha pensati per la nostra missione in una notte di preghiera, sempre, con quel Dio che non ci abbandona mai.

Noi presbiteri ci sentiamo proprio scelti così. Abbiamo fatto parte delle preghiere di Gesù. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.Ogni battezzato, deve sapere che ha alle spalle una chiamata personale  di Gesù, una corresponsabilità con Lui per vivere e aiutare a vivere la bella vita del Regno di Dio, là dove siamo o dove Lui ci chiama ad essere, con il nostro lavoro, la famiglia, la comunità cristiana, le responsabilità che dobbiamo assumerci.

E la prima scelta che Gesù ha fatto con i nuovi chiamati è stata di scendere dal monte, andando incontro agli uomini che lo aspettano in pianura nella vita concreta di ogni giorno.

6 Settembre 2022
+Domenico

Per una riscoperta della bellezza della domenica

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Torniamo ancora, perché il vangelo ce lo impone, a riflettere e contemplare Gesù nella sua missione di annunciare il vangelo, la buona notizia che deve caratterizzare la vita del mondo. Il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La critica di Gesù alla ritualità ferrea del sabato per gli ebrei  non nega il senso di un giorno consacrato alla lode e al riposo, ma rivela la sua unilateralità, la carenza di un senso pieno che Dio gli ha voluto dare: il sabato cessa di essere l’ultima parola, perché è giunto il regno di Dio e nel regno si incontra il mistero di Dio per gli uomini, la sua scelta definitiva di un amore che costa la morte del Figlio, ma apre all’uomanità, all’uomo e alla donna gli orizzonti infiniti della bontà di Dio.

Gesù compie solennemente in un giorno di sabato una guarigione, con tutta la forza di provocare al cambiamento che lo caratterizzava, vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza: dopo  averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé, perché tutti vedano, e gliela guarisce all’istante … Discutevano pieni di rabbia – dice il Vangelo – invece di restare almeno confusi per il  prodigio e di ringraziare Dio!

L’uomo dalla mano inaridita rappresenta gli stessi scribi e farisei che non riescono a capacitarsi quando in Gesù, Dio si rivela come amore, misericordia, tenerezza: non è più l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo, non è più l’uomo per Dio, ma Dio per l’uomo … perché Dio è amore! E l’amore esige di amare l’altro più di sé…

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito: è un capovolgimento della legge ed era normale che gli uomini dell’apparato religioso reagissero opponendosi.

Sarebbe stato più naturale se si fossero messi in discussione, in ascolto di questa nuova e buona notizia che Gesù incarnava.

A noi forse serve che ci convertiamo alla domenica, al dono d’amore di Gesù, a una decisa conversione a fare della nostra vita un dono a Dio nei fratelli, che nella domenica trova: sconfitta della solitudine, gioia di fare comunione e centralità della sua parola su tutto il resto.

L’amore di Dio è esigente: non può stare chiuso in un precetto, ma ha bisogno della genialità dell’uomo e della donna per trovare nuove modalità di tempi, luoghi, opere … per gustare l’amore di Dio assieme e farlo gustare a chi ne è privato.

5 Settembre 2022
+Domenico

Che discepoli di Gesù dobbiamo diventare? 

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 14, 25-33)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

Prevale spesso, nel nostro modo di rapportarci, l’utilizzo di sentimenti tenui, di sfumature, di tecniche di aggiustamento e smussamento degli spigoli: non fare mai troppe fatiche e non chiederne mai troppa agli altri.

L’equilibrio della vita è “soft”, leggero, senza punte .. e così alla fine ci si “addormenta”: diventano “molli” le decisioni, facoltative le responsabilità, e rimandati continuamente i giudizi necessari … la vita si adagia nella nebbia!

Importante è navigare a vista: non si sa mai che cosa ti può capitare, chi avrà ragione e soprattutto chi avrà potere … la religione sembra diventare l’arte di non scomodare nessuno, di non prendere decisioni, di stare con il piede in tutte le scarpe possibili.

La vita cristiana è vista come una delle tante possibili che si deve ben calcolare prima di scegliere, per mettere sulla bilancia vantaggi e svantaggi … e le domande più sbagliate sono:

  • “a che cosa mi serve?”
  • “Che vantaggio ne posso ricavare?”.

Gesù, con i suoi discepoli sta incamminandosi verso Gerusalemme: non è un cammino che ha significato soprattutto geografico, ma è la realizzazione della sua missione, è il cammino che dà struttura a tutta la sua vita, è la spina dorsale della sua vocazione, della realizzazione della decisione trinitaria di mandato per la salvezza dell’uomo! Lui sa che cosa gli sta capitando: sente la responsabilità del futuro di questi poveracci che gli credono, che ha chiamato dopo tanta preghiera e che hanno lasciato tutto per Lui. Non può offrire solo i sentimenti tenui di una dolcissima compagnia: non reggeranno di fronte alla vita, alla piazza, al mondo! Li vede percossi dopo che il pastore sarà tolto di mezzo, legge nel loro cuore ancora le molteplici debolezze, le liti per chi avrà il posto più famoso, coglie in loro una troppo lenta comprensione del mistero della salvezza … ed ecco allora due alternative forti …

La prima: “Volete essere miei discepoli? Vi va di continuare a seguirmi? Vi canta in cuore quel che canta nel mio? Avete intuito la bellezza, ma anche la durezza dell’impegno che vi chiedo? Vi rendete conto che chi vi ascolterà non farà il tifo per voi, ma vi farà la guerra? Avete percepito la forza dello spirito del male che lavora anche all’interno del santuario?”.

Molta gente lo seguiva … possibile che abbiano capito bene che cosa spetta loro? Non è che si stanno illudendo che tutto filerà liscio e che la strada della vita sarà d’ora in avanti spedita, in discesa, tranquilla?

Allora Gesù dice: se non “odiate” (la parola è forte, ancor più vera perché riportata da Luca, colui che ammorbidisce di più tra gli evangelisti. Non è il rude Marco che sembra faccia apposta per rendere il vangelo crudo).

Luca dice proprio: “Se non odiate…”

Chi? Il padre, la madre, i figli, fratelli e sorelle, la vita!

Non è l’odio che riempie purtroppo di cattiveria i nostri rapporti, che ci inietta gli occhi di sangue, ma l’assoluto distacco senza scusanti da ogni idolatria; non ci deve essere niente che occupa il nostro cuore e ne cancella Gesù.

La sequela di Gesù non è un “pressappoco”: non può convivere con tutte le nostre scusanti, aggiustamenti, adattamenti! Non si tratta di “adattarsi per sopravvivere”, ma di scegliere decisamente per vivere! E’ una scelta d’amore, e come tutte le scelte d’amore deve avere un eccesso di dedizione, deve contenere la pazzia dell’innamorato, la pazzia dei Santi, come lo fu quella di Sant’Ignazio, di Francesco Saverio, di san Pastore. Si colloca in quella zona della vita dove non c’è il calcolo!

Forse per fare una torre o per condurre una guerra bisogna mettere in atto delle strategie, ma qui l’unica strategia è la totalità, la dedizione assoluta, tagliarsi il ponte alle spalle, buttarsi nell’amore di Dio.

Odiare la nostra vita non ha niente della sconfessione della bellezza di essa: non è rinunciare a vivere, ma sposare con tutta la generosità possibile la vita di Gesù.

Accettare tutta quella raffica di cambiamenti necessari perché la nostra vita assomigli a quella di Gesù: fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo, introducete nella vostra vita il criterio del dono senza riserve, non continuate a tornare sui vostri passi, non tenetevi della vie di fuga … l’unica fuga è quella dal peccato, dal torpore, dagli aggiustamenti, dai compromessi! Il resto è l’abbraccio forte di Dio.

E l’altra alternativa …”Porta la tua croce!”.

Il centro della vita di chi segue Cristo non è la sofferenza, la mestizia, la noia, la mortificazione o la rinuncia, non è una esaltazione del dolore per piacere a Dio, ma la croce come somma espressione di un amore deciso a offrire tutto, il segno dell’amore e del dono totale: è la sua strada, difficile, ma decisiva, capace di dare alla nostra vita la grinta necessaria per farne un dono totale.

Non ci attira la croce come strumento di supplizio, ma quell’amore fino alla fine che si è consumato su quel legno.

4 Settembre 2022
+Domenico

Dal sabato per gli ebrei alla domenica per i cattolici… ci stà la risurrezione di Gesù!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc  6, 1-5)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

Molti di noi che leggono spesso i Vangeli sanno che Gesù si scontra non poche volte con i farisei, gli osservanti della legge, gli scribi, i sacerdoti del tempio sul rispetto del sabato …. qualcuno può dire: “con tutti i problemi che abbiamo stai a fare storia o lettura dei costumi, riesumando vecchi concetti che oggi non ci sono più, almeno tra di noi fuori dal mondo ebraico!” …

Supponiamo che non ti interessi, ma spero che tu veda con un poco di preoccupazione come vien vissuta la domenica dei cattolici … nei tuoi stessi paesi, di grandi tradizioni cristiane, tu stesso forse ritieni di esserti finalmente liberato come da un incubo dal “precetto” di andare a messa la Domenica.

Il Vangelo però torna spesso su discorsi e insegnamenti di Gesù sul senso del sabato: nei due brani di Luca di oggi e il prossimo giorno feriale si parla due volte di seguito del sabato e Gesù vi assume un atteggiamento fondamentale che è importante per noi ascoltare, perché si tratta di ascoltare il Vangelo, la buona notizia, la  novità di vita che sul sabato ci viene proposta da Lui.

Ai tempi di Gesù la vecchia norma rituale e umanitaria del riposo obbligatorio il sabato, per legge di Dio, era interpretata come una delle espressioni più alte della religiosità israelitica … e Gesù, che voleva e doveva rivelare la verità di Dio al di sopra di tutti i ritualismi, richiama che la meta della attività religiosa si trova nella salvezza dell’uomo! Gesù sa che il sabato è stato istituito per l’uomo e non l’uomo per il sabato e quando ha guarito di sabato non aveva urgente bisogno di salvare una persona, poteva ben farlo il giorno dopo o in privato, invece lo ha fatto proprio di sabato, per provocare: provocare nel mondo del potere religioso di allora, ma anche in noi, una riflessione seria e la conoscenza giusta della volontà di Dio suo Padre.

Vediamo di capire meglio l’atteggiamento di Gesù al riguardo di questo problema:i suoi miracoli sono stati espressione dell’avvento del Regno di Dio tra gli uomini, dove si intravvede che irrompe la vita e la libertà di Dio; non importa tanto il significato dello stesso miracolo, perché fatti analoghi venivano attribuiti già a rabbini famosi o guaritori rispettati … Gesù invece ci vuol dire coi miracoli che sono segno del Regno tanto annunciato e ora vicino e che Lui, Gesù, li mette sempre in relazione con il suo messaggio e la sua persona, cioè con la sua Pasqua, il vero miracolo.

Gli chiedono spesso segni, ma Gesù non compie miracoli per dimostrare di essere il messia, ma per manifestare la grandezza dell’amore di Dio che guarisce e per indicare il valore del regno che si avvicina; non sono mai mezzi di castigo o usati per imporre qualcosa a qualcuno … sono invece segni del servo di Yahvè, che prende su di sé le infermità e le miserie del mondo.

Il segno massimo, il vero segno, sarà la sua morte e risurrezione!

Il sabato (e tutto il ritualismo giudaico) cessa di essere l’ultima parola perché è giunto il regno e nel regno si trova il mistero di amore di Dio per ogni persona.

In Gesù è presente il sabato di Dio e se il sabato è il giorno di Dio, Lui è il Signore del sabato che nutre con il suo Pane eucaristico.

3 Settembre 2022
+Domenico

Digiuno è consapevolezza del limite e sete della pienezza di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!” ».

Audio della riflessione

Ancora molti cristiani praticano il digiuno, altri lo disprezzano. Unito alla supplica, alle preghiere il digiuno esprime la fame e la sete di Dio. La mancanza essenziale dell’uomo, che il digiuno esprime con il corpo, la preghiera l’esprime con lo spirito. Sono espressioni fondamentali dell’umanità, dell’uomo e della donna, coscienti del proprio limite e in cerca di senso. Come mai i discepoli di Gesù non lo vivono? La risposta della comunità cristiana è chiara: l’atteggiamento fondamentale dei cristiani deve essere un segno di gioia: il tempo delle nozze dello sposo che è Gesù è divenuto presente; occorre uno stacco tra l’invocazione e l’esaudimento, tra l’attesa e la presenza di Gesù, dello sposo di ogni figura cristiana. La presenza di Gesù irrompe nella storia, come verità definitiva. Non stiamo più annaspando nel buio, ma nella cura dei nostri occhi e dei nostri sensori spirituali e morali che non ci permettono ancora di vedere e nutrirci della nuova  luce.

Ciò che prima era a livello di bisogno, ora è a livello di soddisfazione; al digiuno subentra il pane e il vino, al lamento della supplica, la danza delle nozze E’ la buona notizia, il vangelo, che irrompe nella vita del mondo: il Signore si è dato a noi definitivamente; ecco perché gli apostoli non devono digiunare e i cristiani devono dare sempre un segno di gioia, di forza ritrovata, di comunione nuova tra fratelli. Non digiunano e non supplicano, ma mangiano e bevono l’Eucarestia.

La salvezza non è più pretesa di un passato o attesa di un futuro, è un dono presente di cui godere e ringraziare, è novità di vita e pane che si mangia, è pienezza di amore e vino  che si beve.

Ci domandiamo per non vivere di faciloneria o di illusioni se la nostra vita quotidiana è proprio vissuta così. Siamo convinti che siamo tutti e ciascuno avvolti da un amore sponsale con Gesù, che il nostro futuro è là e che il presente ne deve sempre  vivere o anticipare la profondità e la bellezza. Certi musi lunghi e affermazioni del tipo.. sono anche cattolico e purtroppo oggi è domenica e devo andare pure a messa…debbono forse applicarsi ancora al digiuno, perché per noi le nozze non sono ancora state fatte e Gesù non è ancora lo sposo, ma l’incomodo. Ecco perché a Medjugorje dopo le giornate passate a confessare ci nasce doveroso  riproporre, a me confessore e ai cristiani confessati, qualche digiuno, ma non prima di aver percepito la sete di Dio che abbiamo dentro, che deve sconvolgerci o almeno farsi sentire.

Dio in Gesù si unisce e si identifica con l’uomo perché ogni uomo possa a sua volta amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le sue forze e identificarsi con lui in Cristo

2 Settembre 2022
+Domenico

La tua Parola, Signore, è la nostra vita e la nostra forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Audio della riflessione

Non v’è mai capitato nella vita di aver tentato di tutto per ottenere qualcosa e di non esserci mai riusciti? Avete valutato, studiato, vi siete confrontati … avete dato fondo a tutte le vostre furbizie, poi vi siete accorti che non erano tanto quelle che contavano, ma soprattutto ciò che vi passava nel cuore … allora avete fatto anche il passo che vi costava di più, siete andati oltre il torto subito, avete concesso ciò che non avreste mai pensato di concedere … niente! Lei o lui o loro non si smuovono, fatica sprecata!

Il tuo progetto cambiato e ricambiato più volte resta sempre e solo un sogno … qualche volta è la vita affettiva troncata di netto e non sai perché e rimani sola, spesso è il lavoro, molte volte la salute … ti assale allora la tentazione di lasciar perdere: “Non ne vale più la pena” … la realtà è più forte della tua volontà o della tua fantasia … i tuoi progetti semplici, senza pretese, che esprimono la tua voglia di vivere non si realizzano mai!

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Tutta notte a buttar la rete e tutta notte a ritirare acqua! Era proprio notte anche nei loro umori!

Erano amici di Gesù: Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava …

Arriva Lui, Gesù: si fa prestare una barca proprio da Pietro … ormai serve solo da pulpito per parlare alla gente che s’accalca già dal mattino presto, quando stanno ancora riprendendo con cura reti e delusioni della notte … “di solito la barca io la uso per pescare, per vivere … Gesù la usa per far prediche! Così va il mondo!” pensa Pietro sfiduciato.

La vita era sempre dura e la fede ne stava, senza volerlo, ai margini.

Ma Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi della mia Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna! Io non vi lascio: Io sono qui a darvi la forza necessaria per lavorare per il Regno! I miei apostoli non potranno essere dei calcolatori, che fanno conti che non tornano mai, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre.”.

… e gettarono le reti … “Sulla tua parola”, dice il Vangelo!

Quella Parola per Pietro era già il vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso … e Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione.

Quando sarà al timone e si vedrà debole, vecchio, ammalato, incapace anche di parlare.. (ricordiamo tutti le immagini “resistenti” di san Giovanni Paolo II, quando da quella finestra  non poteva più dire parola) … quando si troverà così non temerà perché quella Parola la diceva Dio per lui.

1 Settembre 2022
+Domenico

La notte di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.

Audio della riflessione

E’ da parecchio tempo che i giovani abitano più volentieri la notte che il giorno. Ce ne eravamo fatti un problema da affrontare alcuni decenni fa, perché ci ha un poco destabilizzati il loro abitare la notte con vivacità, creatività, musica, discoteche, complessi musicali e concerti; purtroppo qualcuno gli ha avvelenato anche la notte con droga e violenza. Abbiamo fatto i compagni di strada anche in queste ore  notturne e abbiamo trovato  in questa notte di Gesù di cui ci parla il vangelo, la decisione e la spinta a dare significato a tutte le notti dell’uomo

Infatti dice il vangelo … sul calar del sole.. viene invaso da una moltitudine di malati e immerso in un mare di sofferenze. Lui che già di giorno era stato con la gente ritiene importante la sera operare miracoli di umana pietà e di divina elevazione  per tutte queste sofferenze. Di giorno lo vediamo lanciato nell’annuncio della sua novità, il vangelo, la buona notizia, a sera completa la sua umanissima fraternità guarendo sofferenze e ridando speranza, di notte si abbevera alla sua grande sorgente, con la dolcissima preghiera al Padre e il mattino dopo dilagherà ancora in altre regioni.

La sua sera e notte ci aiutano a capire che la sera della croce non è il fallimento, ma la pienezza di tutta la sua opera di salvezza che dà gioia; ci aiuta a capire e gustare la notte, perchè  la notte della morte  non è l’annullamento di tutto, ma comunione col Padre, con la sorgente della sua vita che poi dilagherà in un nuovo giorno.

 Il buio della notte è la cornice del diario della sua opera di salvezza, dal calar del sole al sorgere della luce. La notte è simbolo della morte, notte definitiva, tempo da riscattare, anche Gesù lo conoscerà quando il sole si oscurerà il venerdi di Pasqua e tornerà a brillare il mattino dopo il sabato. La sua azione si fa piena proprio al buio ed è in favore di tutti, prendendosi cura di ciascuno. Gesù ci salva dalla nostra notte con la sua notte, ci visita nel nostro male con la sua croce.

La notte è lo spazio della coscienza della verità che ogni uomo si deve dare, è il luogo in cui si fa chiara alla nostra ragione il nostro essere nulla, che è proprio il luogo da cui Dio trae con la sua potenza tutte le cose. Egli ha fatto dal nulla ogni cosa. Anche la creazione squarciò le tenebre, così la risurrezione di Gesù sconfisse definitivamente le tenebre.

Ci deve poter riempire di gioia il sapere che ad ogni calar del sole Gesù si fa luce per i nostri passi,  forza per portare le nostre croci, preghiera al Padre, perché ci guardi sempre come suoi figli all’ iniziare  di ogni giorno.

31 Agosto 2022
+Domenico

Signore Gesù, abbiamo sempre bisogno di te: non ci abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc4, 31-37)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Audio della riflessione

Che la nostra  fede abbia bisogno di essere rigenerata per essere disponibile alle domande degli uomini e delle donne di oggi, è una convinzione di cui ci rendiamo conto anche noi della messa feriale o dell’incontro quotidiano con il vangelo. Le giovani generazioni sono altrove: facciamo fatica a dialogare con loro, a renderle sensibili alla voce dello Spirito … noi che bene o male frequentiamo la chiesa ci vogliamo bene, ma non siamo capaci di aiutare noi stessi e la gente a fare una scelta di fede adatta ai tempi in cui viviamo.  Noi preti siamo mangiati dalla vita ordinaria, dal compito pure necessario di offrire i sacramenti, che spesso giungono su un popolo che forse non li accoglie con fede, ma per tradizione

Ma la cosa che ci sorprende, e anche ci scoraggia, è che la società sta sempre di più  facendo a meno  del cristianesimo, di Dio, della fede, del vangelo e il nostro compito deve essere  quello di rendere i nostri paesi, la gente delle nostre parrocchie di nuovo disponibili per esso, come se lo scoprisse daccapo.

Noi siamo convinti che per capire la vita ci vuole molta intelligenza, molta ricerca, molta pazienza, ma soprattutto occorre avere fede. Non è possibile capire la vita se non abbiamo un punto di vista non nostro, ma regalato che ci aiuta a guardare all’esistenza oltre le nostre forze. L’esistenza umana viene da Dio e se viene da Lui è solo Lui che ce ne può dare la chiave. Abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato.

Se poi in questa ricerca, che è fatta di piccole domande, di crisi inaspettate, di momenti di applicazione dell’intelligenza, di momenti di buio, riusciamo a incontrare qualcuno che ha autorevolezza nell’indicarci la via della vita, allora possiamo sperare di trovare la serenità e la fiducia che ci sono necessarie per continuare a svolgere il nostro lavoro, ad accettare quello che la vita ci offre.

Gesù è colui che parla con autorità. Ai suoi tempi la religione era arrivata a un punto di non ritorno. Occorreva tornare a sperare e la speranza non poteva nascere dalla routine, dalla ripetitività come tante volte pensiamo noi, dal rimpiangere i tempi passati, dal sentito dire. Spesso la nostra testimonianza di cristiani per molta gente dà l’impressione di chi inizia un discorso con “mi dicono di dire”, siamo anche tenaci nelle nostre convinzioni.

Sicuramente molto fedeli, ma senza autorità. L’unica autorità cui ci dobbiamo rifare è quella di Gesù. E lo vediamo davanti a un indemoniato, senza usare formule e scongiuri,  spesso di sapore magico, con cui si tentava ai suoi tempi di liberare gli ossessi. Al demonio non dice per favore lascialo in pace, ma esprime un comando perentorio: taci, esci da quest’uomo! Non ammette discussioni e Satana sopraffatto non osa resistere. Anzi i demoni hanno paura. Gesù parlava con autorità, non vendeva speranze a buon mercato, era lui la speranza; non cercava mediazioni, ma offriva soluzioni. Per chi cerca ragioni di vita questa è l’unica strada possibile e noi con Gesù la possiamo percorrere. Parlare con autorità è il parlare della chiesa, perché parla a nome di Dio, è il parlare del presbitero, è il parlare di chi ha fede e crede al vangelo.

Parlare con autorità significa parlare in modo che chi ti ascolta desideri non tanto argomentare, ma incontrare la persona del Maestro e affidarsi a Lui.

30 Agosto 2022
+Domenico

L’assist di Giovanni il Battista culmina nel suo martirio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 17-29)

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Audio della riflessione

Fare l’assist in squadra significa che non devi essere tu il centro, il capo, il conduttore, il realizzatore delle reti, ma colui che gioca tanto bene da mettere sempre a disposizione di chi si trova nella posizione giusta la palla goal. Giovanni ha vissuto tutta la sua vita per preparare la venuta di Gesù e di fronte a Lui, ha puntato il dito su Gesù: ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo… e si è ritirato dalla vita pubblica. Il suo ritirarsi è stato deciso da Erode che lo ha incarcerato perché gli ricordava ogni giorno il suo peccato, il suo aver rubato al moglie a suo fratello e la sua morte, avvenne in una festa di palazzo.

Tutti rivediamo quella splendida ragazzina, figlia  di Erodiade e che si era portata in casa perché si era mesa con Erode. Noi pensiamo: avrà sbagliato ad andare da Erode, ma almeno si è preoccupata di non lasciar sola sua figlia. Gli adulti, anche nei loro errori, sono capaci di responsabilità verso i figli. E’ quello che sicuramente sperava e viveva sua figlia che si confidava ogni giorno con sua madre, che anche l’ha aiutata a diventare una splendida ballerina. In quella festa a corte tutti se la mangiavano con gli occhi, Erode ne rimane talmente incantato da promettergli anche metà del suo regno.

 E lei il futuro sia di Erode che di sua madre che fa? Pone tutto il suo futuro nelle mani di Erodiade. Questa adulta continuerà a fare il suo dovere di madre, ha pensare al suo futuro, se ne è preoccupata fino ad ora. Mamma che devo dire a Erode che è entusiasta di me, che finalmente mi ha visto non solo perché sto con te, ma perché si è accorto anche di me.

 E lei, l’adulta, la madre che vuole il bene massimo dei suoi figli sempre le risponde e la raggela con la sua cattiveria, il suo rancore, la sua vendetta: la testa di Giovanni Battista in un vassoio. Il futuro di sua figlia è l’odio che ha nel cuore per quell’uomo di Dio che fa riflettere Erode, il futuro di sua figlia è il suo peccato.

Beata innocenza che si fida di chi le vuol bene e non sa leggere oltre, che si trova al massimo dell’indice di gradimento del re, e dve soddisfare la brutale risposta di sua madre.Tutto avviene come desidera Erodiade, anche se Erode ha un momento di pena, perchè la sua coscienza ha ancora bisogno del Battista.

E la testa viene mozzata all’istante e  il futuro della ragazza stritolato nella cattiveria  della mamma. Ma Giovanni anticipa in cielo l’arrivo di Gesù e sicuramente non ha da faticare per trovargli un posto. Ha finito di fare l’assist e ha giocato al massimo la sua partita della vita.

29 Agosto 2022
+Domenico

Sei beato perché non hanno da ricambiarti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Disse poi a colui che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.

Sarà capitato anche a voi talvolta di essere invitati a un pranzo ufficiale, in qualche ambasciata o presso qualche amico importante. Quando si va a tavola l’ospite fa di tutto per non mettere a disagio gli invitati. Prepara allora tanti bigliettini con il nome di ciascun invitato, li colloca al posto giusto e per evitarti di fare il giro del salone a cercarti il posto ti fa un altro biglietto con la pianta grafica della tavola, con una crocetta. Ecco là è il tuo posto.

A parte qualche difficoltà di orientamento, per cui giri e rigiri qualche volta il biglietto, alla fine ci sei. Stai tranquillo, sei al tuo posto, non fai figuracce.

La mensa è un po’ una immagine della vita. Nel Vangelo spesso la tavola è uno dei luoghi in cui Gesù compie tanti gesti decisivi per la sua vita e per il suo insegnamento e soprattutto svela gli atteggiamenti fondamentali del suo regno. Nella vita è importante il posto e sono importanti i compagni di viaggio. “Quando sei invitato a pranzo non andare al primo posto, ma mettiti all’ultimo”. Non è una concessione al galateo, ma un richiamare che il cristiano deve essere come Lui, uno che serve, uno che non ha in se il fondamento del proprio vivere, ma l’ha in Dio. Non si tratta di deprezzare la nostra vita, le nostre qualità, le cose belle che siamo riusciti a fare, ma di avere netta la convinzione che tutto quel che siamo viene da Dio e per questo va messo a disposizione. Tutto ciò che siamo è per grazia, soprattutto l’essere chiamati a responsabilità e autorità nei confronti di altri. Non si tratta di norme di galateo, ma di capire come Dio ci valuta, nel modo opposto al nostro. Lui ha scelto l’ultimo posto, si è fatto servo di tutti e si è umiliato. Suoi amici sono quelli che fanno altrettanto.

“Quando offri un pranzo, non invitare quelli da cui ti aspetti un contraccambio”. Se regali, regala davvero gratis. La tua vita non può essere ridotta a un giro di affari, di scambi, di investimenti, non è il calcolo strategico di vantaggi. La tua vita non può essere un continuo gioco diplomatico di stabilizzazione del tuo benessere. C’è gente che ha fame e non ti inviterà mai a pranzo, c’è gente che è sola e non ti farà mai compagnia, ci sono figli che hanno bisogno di affetto e non te lo restituiranno mai, ci sono giovani che non si sentono di nessuno, che vogliono uscire dalla solitudine e non potranno mai farti crescere in carriera; ci sono anziani che aspettano di morire in un abbraccio e che ti lasceranno solo. “Sarai beato perché non hanno da ricambiarti”. Questa parabola ci guarisce dal gonfiare il nostro  io  per  vivere di Dio. Ci snebbia dai deliri di onnipotenza: l’ umiltà è la nostra verità. I sette verbi del magnificat fanno di Maria un modello umano da imitare. Ha rovesciato i potenti, ha disperso i superbi, ha esaltato gli umili, ha ricolmato gli affamati, ha rimandato i ricchi, ha soccorso, si è ricordato della sua misericordia.

28 Agosto 2022
+Domenico