La tua offerta a me è la pace con tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

C’è sempre una strana tendenza nella nostra religiosità di oggi che è quella di fare della esperienza religiosa una nicchia. Ci sono dei momenti intensi di fede e altri di materialità concreta. Giorni religiosi e giorni atei, giorni di esperienze quasi maniache e magiche e altri di assoluto indifferentismo. Era forse il metodo antico dei pagani che isolavano in qualche spazio separato queste pulsioni religiose, le davano risposta per chiuder un buco che ogni tanto si apriva nella vita e poi il resto era senza Dio. Così si potevano creare i luoghi delle pratiche religiose, i luoghi e gli spazi di queste esaltazioni, persone adatte e specializzate per questo. Esistono testimonianze storiche imponenti di questo modo di pensare il rapporto degli uomini con la divinità. Il tempio della dea fortuna di Palestrina ne è un esempio macroscopico. Qui si veniva per dare sfogo al bisogno religioso, altrove si svolgeva una vita indipendente.

Ma da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, anche il mondo religioso è cambiato radicalmente. Lo stesso Israele ha avuto una scossa difficile da dominare. Il rapporto con Dio non è vissuto prima di tutto in un tempio, in un luogo sacro, perché è la vita il vero luogo sacro ed è in essa che si deve vivere il rapporto con Dio. Gesù ha avuto il coraggio di cambiare la religione da un rapporto astratto e fuori dal mondo a una relazione che coinvolge tutta la quotidianità dell’uomo. Non ci sono o più zone profane sottratte alla relazione con Dio, ma tutto quello che è vita è strada che porta a lui. L’esperienza più determinante della vita sono le relazioni e quindi Dio o lo si inscrive, lo si cerca, lo si trova, lo si ama nelle relazioni con gli uomini, altrimenti è un idolo comodo che ci aliena dalla vera vita.

Ecco allora il severo, ma preciso insegnamento di Gesù: Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. E’ comunione con Dio e tra gli uomini la vera fede, non è inventarci Dio per scavalcare le relazioni umane. Qui sta l’impegno di ogni uomo e su questo si è misurato Gesù, tanto da essere per noi nel nostro mondo di relazioni il Dio che non ci abbandona mai. Chissà quante messe sono per dimenticare il prossimo o frecce di luce che ci rivelano un cuore che odia ancora e non è capace di perdono! Lasciamoci cambiare il cuore da Dio sempre.

9 Giugno 2022
+Domenico

L’amore è la forza necessaria e sufficiente di ogni vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-19)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Audio della riflessione

Vi sarà capitato qualche volta nella vita di godere dell’amicizia di una persona. Magari quando hai fatto l’obiettore o la naia, lontano da casa. In qualche posto in cui si è spaesati e impauriti poter contare su qualcuno che condivide le tue paure, i tuoi rischi, è sempre bello. Ma la cosa più interessante è che una semplice amicizia qualche volta fa scoprire dentro di te forze e possibilità che non sapevi di avere. Sembra quasi che quando ami qualcuno ti si aprano dei varchi che avevi sempre pensato invalicabili. L’amico perfora il fondo roccioso della tua vita  e ne fa sprizzare energia. Così è quando vieni a contatto con Cristo: è come se scavasse nel fondo della tua coscienza e ne estraesse nuova e ignorata energia: la vita intera si mette in moto, prende un senso nuovo.

Immaginiamo quanto è triste la solitudine: ti fa avvinghiare alle tue abitudini, facendole passare per regolarità; ti blocca alle regole del galateo, facendotele vedere come il migliore comportamento; ti lega alle piccole sicurezze della tua prigione, spegnendo ogni novità. E tutti quelli, soprattutto i giovani, che si comportano diversamente o che non rispettano le tue regole, li maledici, li detesti, li combatti. Ti sei costruito una prigione comoda, dorata, sicura, ma sempre prigione è!

L’incontro con Cristo, l’amico, invece butta all’aria le tue abitudini. Ama e fa ciò che vuoi. La vostra giustizia è superiore alla denuncia dei redditi, nel senso che non s’accontenta di questa, è una giustizia di rapporti con le persone, con le comunità, non  è legata a conti e timbri.

Il cristiano è colui che si è liberato dall’idea che la felicità, la giustizia, l’onestà, la dignità sia affidata a un’insieme di regole impossibili da seguire, di fronte alle quali ti senti sempre schiacciato, sfinito; sono sempre più grandi di te, perché qualcosa te lo dimentichi o ti lega. Il cristiano, come un innamorato, è sempre pronto ad andare oltre.

Ma è anche talmente saggio da custodire lo slancio del cuore, la generosità dei suoi gesti entro un comportamento limpido, alla luce del sole, confrontabile con tutti e per questo non bizzarro, cervellotico, ma umano, orientato. Spesso il rispetto per gli altri ti obbliga a costringere l’esuberanza del cuore entro comportamenti semplici. Anche questo voleva dire Gesù sulla montagna quando si proclamava libero di fronte alla legge, ma non la saltava; la osservava più di tutti e sapeva, però, andare oltre.

8 Giugno 2022
+Domenico

Tu nostro Dio sei per noi sapore e gusto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 13) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 13-16)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente».

Audio della riflessione

La questione del sapore è di grande importanza in tutti i fatti della vita a partire dal cibo. Raccontano i nostri nonni che hanno fatto grande fatica durante la guerra, quando mancava il sale, a godere di un buon pasto, a trovare gusto nei cibi e si ingegnavano in tutti i modi per dare un minimo di gusto vero. Oggi che dobbiamo spesso sottoporci a diete stressanti se vogliamo vivere, siamo costretti a mangiare cose senza sapore, a fare finta di niente pur di star bene.

Anche la vita in se stessa però ha bisogno di sapore; lo dimostra la crescita esponenziale di persone demotivate, di persone in depressione, di giovani annoiati. Che vita è? Che gusto c’è? Dove posso trovare ragioni per essere felice? Che cosa è che da gusto alla vita? Le tentiamo tutte e non ci accorgiamo che la soluzione l’abbiamo dentro di noi.

Dice Gesù: voi siete il sale della terra. Voi dovete dare gusto alla vita. Siete voi persone, voi uomini e donne, voi ragazzi e ragazze, voi giovani e adulti il sale della terra. E’ la persona, non gli animali che danno gusto alla vita. Oggi molte persone sono costrette, o per la cattiveria imperante o per la solitudine in cui sono lasciati, ad affidare il gusto della vita a qualche animale che ti fa compagnia. Dio ha creato anche gli animali e vanno rispettati; ma l’uomo è di gran lunga più importante degli animali, più decisivo. E’ l’uomo che dà gusto alla vita; è l’amore verso una persona che dà la felicità. Diceva papa Giovanni Paolo: “E’ importante rendersi conto che, tra le tante domande affioranti al vostro spirito, quelle decisive non riguardano il “che cosa”. La domanda di fondo è ” chi”: verso “chi” andare, “chi” seguire, “a chi” affidare la propria vita”.

Ancor di più sale della terra è l’uomo che si affida a Dio, colui che ha incontrato la salvezza che è Gesù. Allora diventa ancora più impegnativo sentirsi dire: Voi siete il sale della terra e diventa obbligatorio non perdere il sapore, quel sapore che sta nella radice profonda della nostra umanità, rivisitando e bonificando sempre il nostro vivere da uomini e donne nel nostro tempo, e soprattutto riportandoci sempre al centro della nostra fede. Molta vita del nostro mondo occidentale è senza gusto, purtroppo sembra che ci troviamo gusto a farci violenza a fare la guerra, a denunciarci per nient, a moltiplicare le controversie. La nostra vita è piena di noia perché non siamo cristiani veri, perché anche noi stiamo perdendo il sapore. Però sappiamo dove andarlo sempre a rinnovare.  Nella grande fiducia che possiamo avere in Gesù, e sappiamo che avere fede in Gesù, significa avere tutte le scorte di sapore da donare a tutte le vite che incontriamo.

Martedì 7 Giugno 2022
+Domenico

Non farci mancare mai tua madre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-34)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Audio della riflessione

E’ ancora molto diffuso nei nostri costumi sociali ricordare le persone che ci hanno dato la vita o che ce l’hanno segnata con la loro amicizia non solo quando addolorati siamo chiamati a partecipare ai riti di sepoltura, ma anche negli anniversari della morte. Oggi nella giornata dopo Pentecoste, che papa Francesco ha voluto dedicare a Maria, la madre di Gesù i cristiani ricordano gli ultimi istanti della vita di Gesù, in cui ci ha donato sua Madre e riflette ancora sulla sua morte in croce.

Il nostro sguardo al Calvario è sempre pieno di domande: Dove è che Dio ha spiegato potenza, disperso superbi, rovesciato potenti, innalzato umili, rimandato ricchi? Qui sta avvenendo tutto il contrario. E la Madonna del magnificat è lì. C’era la madre di Gesù come a Cana, come sempre nei momenti cruciali della storia della salvezza. Ne era passato di tempo, ne avevano macinato di kilometri Gesù e il suo gruppo. Ora sembra tutto sia finito.

Ma Gesù possiede ancora un tesoro prezioso, non si sente solo, ha ancora qualcosa, qualcuno da donare. Sente la dolcezza e la tragica dedizione di sua madre. E’ più solo invece Giovanni, nella sua giovinezza, nel suo slancio, nella sua ingenuità di sognatore: ha bisogno di una madre per non smettere di sognare vita e salvezza. Figlio ecco tua madre. Tua madre sta qui.

Quanto è confortante sentirti dire nelle tue tentazioni, nelle disillusioni, nelle solitudini, nelle scelte difficili che devi fare, quando non riesci a deciderti di fare della tua vita un dono a una persona come te, per sempre, senza tentennamenti, contro tutte le tentazioni di ritornare a casa tua… qui c’è tua madre. E’ ancor più bello sentirci sempre presentati a Lei, al suo amore materno quando siamo smarriti per malattie che ci travolgono con la sofferenza che producono, quando non abbiamo il coraggio di vendere tutto, darlo ai poveri e seguire radicalmente il Signore, quando nella nostra vita di giovani sposi non abbiamo più vino abbiamo perso la gioia della vita, crediamo di adattarci a vivere a pane e acqua e sentire Gesù dire a sua madre…, madre sono tuoi figli.

E’ questo il testamento di Gesù, noi siamo presi in affido da Maria, e la vogliamo custodire perché Gesù ce l’ha donata proprio nel momento della morte, nell’offerta di sé fino all’ultima goccia di sangue. E siccome in ogni messa si rinnova quel dono supremo, noi sappiamo che ai piedi di ogni altare, ogni volta che si celebra la messa c’è Maria che si sente dire da Gesù: saranno ingrati, non coerenti, ribelli…ma sono sempre tuoi figli e noi siamo confortati perché Gesù ci ripete: qui c’è tua madre.

Signore abbiamo sempre bisogno di contemplarti morire, ma non toglierci tua madre perchè possiamo avere sempre una spalla su cui piangere, sappiamo che è forte come te, tu l’hai potuta godere tutta la tua giovinezza, dille di sostenerci in questa nostra disperazione con la forza del tuo Santo Spirito.

6 Giugno 2022
+Domenico

Chiamati a vivere nello Spirito Santo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-16. 23-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Audio della riflessione

 Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza;  quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa sembra che tradisca col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. “Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.

Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. Verrà a voi il Consolatore. Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. E’ il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

          Molti si fanno domande su Dio, lo cercano come il Creatore, il Signore della vita, il padre dell’umanità; spesso anche noi ci siamo trovati a guardare con curiosità il mondo, la natura, l’universo e ci siamo imbattuti nel pensiero prima e nella concretezza poi di una risposta in un Dio creatore. Non facciamo fatica a immaginarlo come un papà, abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di risposte, di rocce su cui fondare la vita. Desideriamo libertà, ma vogliamo essere di qualcuno. Non possiamo vivere senza sapere che qualcuno ci ama, che c’è un papà che ci pensa, che siamo stati in braccio a lui da bambini, che siamo stati i suoi sogni, siamo stati pensati, voluti. Dio è anche questo per noi. Siamo un sogno di Dio, siamo un palpito del suo cuore e questo ci dà voglia di vivere, ci dà identità, ci permette di definirci nel mare delle nostre continue perdite di senso a quel che facciamo, a quel che siamo. Non siamo soli a questo mondo, siamo amati, desiderati, voluti, cercati.

Le domande che però ci nascono non sono finite. E’ come quando nella nostra giovinezza avevamo calcolato tutto e siamo stati ribaltati da una sorpresa. Facevamo fatica a studiare e poi ci siamo fatti un metodo, avevamo difficoltà a trovare amici, ma poi siamo riusciti a crearci una compagnia bella, pulita che ci accoglieva quando non ce la facevamo più a stare in casa. Eravamo timidi, ma poi ci siamo fatti coraggiosi. Insomma avevamo costruito una bella personalità, ma mancava qualcosa e non ce ne avvedevamo. Un giorno è scoppiato l’amore: uno sguardo, un sentimento, un cuore che batte all’impazzata: l’avevo sempre vista, l’avevo sempre notato, ma quel giorno non era solo un amico, non era solo un viso era qualcuno di più che mi sconvolse l’equilibrio, la pace, la comodità.

Ecco: lo Spirito di Dio è qui, è nel segreto profondo della vita, è tra le cose che non riesci a fotografare e immaginare, ma che esiste ed è il segreto del tutto. E’ l’amore, è la gioia del Padre e del Figlio, è la grandezza della vita divina resa viva nelle fibre intime del nostro cuore e nelle vicende della nostra vita. E’ quel  Gesù oggi vivo per me, la sua salvezza, la sua vicinanza “non vi lascio orfani”, la sua consolazione. La sua dolce presenza cesella in noi i tratti dell’umanità di Gesù. E’ Lui l’artista che ci modella secondo Cristo, ci trasforma e tiene pulita l’immagine di Dio in noi.  

5 Giugno 2022
+Domenico

L’unità della Chiesa è nello Spirito del Signore

 Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 20-23) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 20-25)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Audio della riflessione

C’è sempre nella vita un qualche commiato che dobbiamo prenderci o dagli amici, o dalla famiglia, comunque sempre da una consuetudine cui ci eravamo abituati e da cui spesso ci siamo sentiti fasciati: è una partenza per scelte definitive di vita come il matrimonio o una vocazione di consacrazione, oppure è una scelta che credi momentanea come quella degli studi e che poi si cambierà in definitiva, è una decisione che ci porta a  cambiare luoghi e spazi di condivisione. Tutti abbiamo alle spalle un passato, un arrivederci che si cambia in addio senza ritorno.

Gesù conclude la sua vita terrena e chiama a sé Pietro per caricarlo della responsabilità della chiesa. Gli affida agnelli e pecore, gli domanda di pascerle e governarle, come ha fatto lui, il buon pastore. E dopo domande scottanti gli dice un perentorio seguimi, stai dietro a me, vienimi appresso, non ti staccare da me, non perderti ancora nelle tue debolezze.

A distanza c’è Giovanni, il discepolo più giovane. Ormai tra lui e Pietro si è stabilita una forte condivisione di tutto. Dalla morte di Gesù in poi sono sempre assieme. Assieme corrono al sepolcro, assieme vedono la tomba vuota e credono, assieme sono sulla barca e scorgono Gesù, assieme ora si accomiatano da Gesù.  Giovanni a distanza è presente all’investitura del futuro papa e Pietro si preoccupa di lui. Signore, e lui? Gesù gli direbbe: che ti importa?

Il Signore della Chiesa è sempre e soltanto Gesù. L’istituzione non ha potere ultimo sui carismi, cioè sui liberi doni dello Spirito; in essi, nella loro incontrollabilità si esprime la piena e perenne signoria del Cristo sulla Chiesa. L’unità della chiesa non è né nel carisma, né nella istituzione, è nello spirito del Signore, che a ciascuno distribuisce quello che vuole e come vuole. Chi volesse garantire o fondare l’unità con l’uniformità della legge offenderebbe lo Spirito del Cristo: è Lui che fa crescere la sua Chiesa, sia affidando la missione ministeriale, sia raccogliendo nella sua impenetrabile decisione il destino dei singoli uomini.

Insomma la Chiesa non è né di Pietro, né del discepolo prediletto: essa è della Parola, che è Dio stesso e che ha messo la sua tenda fra di noi!

Pietro arriverà a Roma e qui morirà martire, Giovanni vivrà più a lungo, avrà una sua missione, racconterà a tutti del suo amatissimo Gesù col suo quarto vangelo e ci permetterà di scandagliare nel suo cuore, di avere la certezza che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma pieno della sua presenza. 

E noi ci prepariamo a vivere la venuta dello Spirito su tutti noi, sul mondo e sulla Chiesa

4 Giugno 2022
+Domenico

Mi vuoi bene? Mi metti al centro della tua vita?

 Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,15-19)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Audio della riflessione

Collochiamo questo nostro tempo di imminente celebrazione della Pentecoste dentro questa scena toccante raccontata da Giovanni: gli apostoli erano tornati alle loro mansioni quotidiane … si doveva pur continuare a mangiare, ancora non si era fatta in loro chiara la decisione di percorrere tutte le strade del mondo per andare a dire a tutti che la morte è vinta, che Gesù, l’uomo di Nazaret è Dio, che la nostra vita è chiamata a un salto di qualità … e torna Gesù su questa “quotidianità” …

Lo scopre Giovanni: sono solo gli occhi dell’amore che ci fanno vedere Gesù!

Certo ci servono i ragionamenti, ha un suo spazio importante l’intelligenza, la consuetudine con l’ascolto della sua Parola, l’essere partecipi di una comunità che lo segue, ma Gesù lo vede solo un cuore che ama!

E’ Giovanni che esclama “E’ il Signore”, e Pietro stavolta si butta in mare per raggiungerlo, concentra le sue forze, i suoi muscoli, la sua tensione … punta il suo corpo come quando si scocca una freccia dall’arco e raggiunge Gesù.

Non c’è spazio per recriminazioni, per scuse, per discorsi di circostanza: Gesù va subito al centro della vita e gli fa la domanda che oggi fa anche a me, a voi tutti, a noi che stiamo vivendo in un mondo di guerre che ci opprime: “Mi vuoi bene? Mi metti al centro della tua vita? Sono per te uno  qualunque o sono il punto di arrivo della tua umanità? Mi dedichi la vita? Hai per me uno sguardo esclusivo? Hai pensieri d’amore per me?”

Sentirsi ripetere tre volte questa domanda, sentirtela risuonare nel cuore ogni giorno è la gioia e il timore della mia vita e quello che tutti vorremmo sentirci dire.

Pietro sa di avere sulla coscienza il tradimento, ma non può non farsi accogliere dall’amore di Gesù che è più grande di ogni nostro errore: mette via ogni falso pudore e si affida, come mi affido io oggi, come vorrei che tutti ci affidassimo … e Lui, Gesù, si porta dietro tutte le persone che ha salvato e gliele affida, le affida al Padre: Pasci, nutri, dà la vita, séguili, confortali, accoglili, amali come li amo io!

Papa Francesco questo lo fa.

Nel nome di questo comando anche noi oggi siamo qui a dirci l’un l’altro l’amore infinito di Gesù per tutti, la sua parola, la sua forza, la sua tenerezza, la speranza di avere un Padre, l’unica àncora quando ci stiamo avvitando su noi stessi tra armi, missili, fake news, invasioni … avvolti da una potenza invincibile, quella del maligno.

Se non ci affidiamo ogni giorno a Dio le nostre debolezze si sommano e le nostre piccole superficialità diventano macigni di irresponsabilità.

3 Giugno 2022
+Domenico

Siate una cosa sola con me e tra di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 20-21) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 20-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Audio della riflessione

Ogni uomo ama la compagnia, non è fatto per stare solo, ma per vivere con gli altri e vivere con tutti non a qualche maniera, ma nell’amore reciproco, nella comunione. Non c’è immagine più bella di famiglia, se non quella di chi vive nell’amore reciproco, nella reciproca sopportazione, come capacità di andare oltre le piccole e grandi diversità per fare un cuor solo. Abbiamo scritto nel nostro dna questo istinto del vivere assieme, perché ce lo ha determinato lo stesso nostro Creatore. Ci ha fatti a  sua immagine; lui è una famiglia, è una relazione continua, Dio non è un single, ma si relazione in se stesso, tra Padre e Figlio, tra Padre, Figlio e Spirito.

Voglio che tutti siano una cosa sola come tu sei in me e io in te. La profonda unità tra Dio Padre e Gesù aveva incantato non poche volte gli apostoli, che stavano con Gesù. Li aveva voluti con sé (Venite e vedete, aveva loro detto alle loro richieste di maggior intimità) e loro scrutavano ogni suo momento. Lo vedevano tante notti in preghiera, in questa unione e estasi d’amore con il Padre. Spesso gli avevano chiesto: facci vedere il Padre, insegnaci a pregare, facci stare con te nel tuo regno. Gesù aveva creato nostalgia di questa comunione. E questa nostalgia volle che diventasse la realtà determinante la vita del cristiano. Dovete essere una cosa sola. Nel mondo vi capiterà di stare meglio a fare ciascuno quel che vuole, vi sembrerà di salvare il mondo con  le vostre geniali attività, ma se non vi metterete assieme sperimentando comunione tra voi e con me, come io la vivo con il Padre, il vostro lavoro non servirà a niente, non riuscirete a far incontrare gli uomini con Dio, non riusciranno a capire che siete dalla mia parte. Il mondo crederà in me, se voi saprete essere una cosa sola con me e tra di voi.

Il primo compito del cristiano allora è dimorare in Dio, stare con Lui. Tanta nostra testimonianza di cristiani nel mondo, tante battaglie per far vincere il bene non hanno risultati perché mettiamo al centro noi e per di più ciascuno per conto suo. Il male più grande per l’uomo è la divisione e noi stiamo diventando specialisti di essa. Non per niente il principe del male si chiama diavolo, cioè divisore. Invece è in unione con Dio, che non ci abbandona, mai che dobbiamo sempre vivere e lavorare.

2 Giugno 2022
+Domenico

Siamo ad uno ad uno dentro l’accorata preghiera di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 11b-19)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti negli occhi il volto sorridente di un bambino, la contentezza di un giovane, la soddisfazione più compiuta, ma non meno profonda di un adulto che stanno vivendo un momento bello della loro vita: la gioia di stare con veri amici, il sogno di un amore che sconvolge e si irrobustisce, la intima serenità e felicità di un papà e di una mamma che vedono la famiglia crescere nella concordia e presagiscono un futuro pulito e sicuro per i figli. La gioia è una esperienza profonda del cuore umano, è sovrabbondanza di bontà, è sentirsi amati, è amare la vita e goderne l’intima bellezza. Gesù è abitato dalla gioia, è la gioia in persona.

La sua presenza tra gli uomini, la sua intimità col Padre, la consapevolezza del compimento della sua missione, il desiderio di salvezza e di perdono che legge nel cuore degli uomini, il loro bisogno di un Padre, di una casa, di una liberazione dal male sono tutti motivi che  risuonano nel cuore di Gesù come pienezza di vita, come amore dilatato, come gioia piena. E questa gioia la vuole per tutti coloro che lo seguiranno. La chiede insistentemente al Padre. Sa che i suoi discepoli, che sono la nostra immagine, non reggeranno da soli allo scandalo della sua morte, ma vuole che nel loro cuore come nel cuore di ogni cristiano ci sia non solo una riserva, ma la pienezza della sua gioia.

Voglio che abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Chi mi segue deve sapere che la strada è difficile, che la croce sta già piantata lungo ogni sentiero, ma deve sentirsi inscritto in maniera indelebile nel cuore il tuo dolce amore di Padre, che sei la pienezza della mia gioia.

Essere cristiani è sentirsi pensati e collocati dentro questa accorata preghiera di Gesù, tenere per certo che Gesù non ci lascia mai soli, continua a farci crescere, a riempirci di doni, di consolazione, di sicura speranza, di dolcezza intima. Ogni uomo e donna deve sentirsi pensato da Gesù, deve provare la gioia intima di essere sempre nella sua preghiera al Padre. Ci ama a uno a uno, pensa a tutte le traversie della nostra vita, registra le nostre debolezze, conosce le nostre infedeltà, intuisce anche solo un minimo desiderio di autenticità e verità, ed è desideroso che siamo pieni della sua gioia, una gioia interiore profonda che si chiama Spirito Santo, il Consolatore, colui che nella quotidianità della vita ci tiene aperto il cielo e ci guida per le nostre buie strade della vita.

1 Giugno 2022
+Domenico

Maria ed Elisabetta: due donne per il futuro di una nuova umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Due donne incinte cambiano la storia … nella nostra cultura si pensa spesso che quando una donna rimane incinta ha “finito di vivere”, deve abbandonare tutto, non può più essere indipendente, la sua vita si decentra verso il nascituro, deve preoccuparsi di lui soltanto … lo stesso suo corpo si “organizza” in modo che ora sia il bambino che si prende il meglio della stessa corporeità … deve fare attenzione al bambino che quasi la espropria di sé … e c’è stato un tempo in cui questo è stato visto come una “maledizione” e ancora oggi la maternità non è valorizzata nella mentalità comune, sia nel mondo superficiale  leggero delle immagini, sia nella vita sociale.

Invece il Vangelo mette al centro queste due donne meravigliose: Maria e Elisabetta, due donne incinte, due donne chiamate da Dio Padre un contributo insostituibile all’umanità, due donne che nel loro incontro ci fanno assistere alla grandezza e creatività di Dio … Una donna anziana, carica di attese e di delusioni, di frustrazioni e di tentativi, di umiliazioni e di adattamenti e dall’altra un ragazza piena di vita, reduce da un dialogo con Dio, serrato, esigente, colmo di futuro e di trepidazione, ma alla fine accolto con gioia e con entusiasmo.

 Due donne che possono essere il segno di una epoca che si conclude: Elisabetta, discendente di Aronne, legata la mondo cultuale passato, anche se importante e determinante la storia del suo popolo e una donna giovane, senza particolari posizioni sociali, ma pulita, bella, immacolata, nuova fin dalla nascita e portatrice del centro dell’universo che è il Signore Gesù …

… E quando si vedono escono in canti e lodi a Dio, alla vita, alla nuova storia! Non si rendono conto di essere al centro del mondo, ma sono sicure di essere portate nel cuore di Dio, e per questo lo lodano e cantano! Con loro finisce l’attesa di secoli, con loro la sete dell’uomo trova la sorgente!

Avranno sempre una vita in salita: Benedetta tu fra le donne, è una lode a Dio e una promessa di forza per affrontare tutto il coinvolgimento che lascia tutti quelli che si donano a Dio senza fiato!

La vita austera di Giovanni e la vita donata fino all’ultima goccia di sangue di Gesù trovano in queste due donne il loro inizio e queste due donne incinte di oggi sono la certezza di un futuro diverso, donato da Dio che non ci abbandona mai.

La nostra comunità cristiana, che si sta facendo una casa abitabile prima di tutto nelle relazioni tra di noi, tra la gente che va sempre nella stessa chiesa, che vive nella parrocchia, e poi anche nella nuova Chiesa che noi stiamo costruendo.

I principi sui quali vogliamo vivere i nostri rapporti tra tutto il popolo di Dio, con chi crede e chi non crede, con chi pratica o se ne sta sempre lontano sono i sette verbi del canto di Maria:

  • ha spiegato potenza
  • ha disperso superbi
  • ha rovesciato potenti
  • ha innalzato umili
  • ha ricolmato di beni gli affamati,
  • ha rimandato ricchi a mani vuote
  • ha soccorso Israele.

Dio soccorra sempre attraverso Maria la nostra comunità parrocchiale, la nostra comunità civile, le nostre scuole, le nostre famiglie.

31 Maggio 2022 – festa della Visitazione della Beata Vergine Maria
+Domenico