La casa sulla roccia: una Parola fattiva, concreta, palpabile

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 43-49)

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Al centro della attenzione del Vangelo di Luca al capitolo 6, che stiamo leggendo alle Messe di questa settimana, c’è sempre una Parola definitiva che descrive la qualità più importante del volto di Dio in Gesù, quindi del suo progetto sull’umanità, e questa parola definitiva è la sua grande misericordia: un dono che deve essere accolto e praticato da ogni persona che vuol dirsi cristiano e credente, ed è pure  battezzato.

Le immagini che usa Gesù per richiamare questo grande dono sono quelle della lotta all’ipocrisia, significata dalla pagliuzza che vogliamo togliere dall’occhio di un altro senza guardare piuttosto la trave che c’è nel nostro, e quella della casa fondata sulla pietra o sulla sabbia, cioè sull’ascolto e sulla messa in atto della volontà di Dio, che vuole soprattutto misericordia, e non sull’accolto soltanto di qualche parola.

Insomma la salvezza dipende dall’obbedienza alla Parola di misericordia che Gesù ha dato: un ascolto fattivo di essa, è salvezza e vita, mentre la disobbedienza ad essa è rovina.

Certo noi professiamo con onestà la nostra fede quando diciamo a Gesù: Signore, Signore: è l’acclamazione di fede dei battezzati, che nella forza dello Spirito Santo hanno aderito a Gesù, riconoscendolo come loro Signore … ma questo Signore esige l’ascolto e l’obbedienza concreta, da quella affermazione deve nascere una vita nuova, perché una fede che si arresta alla conoscenza e non diventa esperienza che trasforma la vita è non solo insufficiente, ma distruttiva.

Ecco allora la parabola della casa: su che casa costruisco la mia vita cristiana? su una casa fondata sulla roccia, che resiste ad ogni scossone o su una casa fondata sulla sabbia che vien subito rovinosamente a disintegrarsi con la forza del vento e dell’acqua? Dice Gesù che una casa è fondata sulla roccia se è costruita sulla Parola di Dio, attuata concretamente nella vita: una parola fattiva, non un insieme di affermazioni anche roboanti, stupefacenti, tipo “che belle parole che dice, che facondia nel parlare, che bella capacità di persuasione!”

Se tutte queste affermazioni non producono niente, se la parola “misericordia” che Gesù propone  non la vive, non la pratica, non la sente come fondamento del suo essere cristiano, se non è capace mai di perdonare, che cristiano è? Che sicurezza ha la casa fondata sulle sue parole al vento? Crollerà sicuramente.

La vera casa dell’uomo, dove l’uomo dimora con Dio e Dio con Lui è questo amore, questa  misericordia fattiva. Dio dove ha posto la sua casa tra gli uomini? L’ha posta nell’amore e nel perdono fatto carne che è Gesù; Gesù ha subito altro che venti e  bufere, hanno anche tentato di dire l’ultima parola su di Lui, di distruggere la sua vita, ma è risorto, se l’è ripresa trionfante.

Con la forza della parola ascoltata, fatta vita, resa per noi concreta con Gesù non crolleremo mai, vivremo sempre del suo perdono e sapremo essere perdono del Signore per tutti.

12 Settembre 2020
+Domenico

Occhio buono, fa sempre buono l’altro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-42)

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Il comandamento dell’amore di misericordia è l’unica via di salvezza, perché ci fa diventare quello che siamo come cristiani, come battezzati, cioè figli dell’Altissimo:  è una verità decisiva per la quale non si può assolutamente abbassare il tiro; chi lo facesse è un cieco che guida un altro cieco, è un falso maestro.

La misericordia è il massimo bene perché è quell’amore che sa realisticamente conoscere e farsi carico del male.

La misericordia impedisce la stoltezza e la presunzione di criticare gli altri; la critica la rivolgiamo prima di tutto a noi stessi, per conoscere il nostro male e la misericordia di cui siamo assetati: alla critica in cui si usa la verità per trionfare sull’altro dobbiamo sostituire sempre l’autocritica. In questo modo ci scopriamo, come gli altri, bisognosi di misericordia; vinciamo la cecità e siamo messi in grado di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello allo stesso modo in cui è stata tolta la nostra trave dal nostro occhio.

Infatti la misericordia guarisce il male dell’altro e ci salva dal nostro male, altrimenti siamo ipocriti!

Con questa parola Gesù stigmatizza, rende evidente, fotografa il grande peccato: quello di Adamo che volle mettersi al posto di Dio, quello del fariseo che pensa di salvarsi da solo, rimproverando gli altri.

Ipocrisia non è una semplice finzione, ma un protagonismo, il cercare il primo posto in tutto, farsi centro di tutto, mettere l’io al posto di Dio. Ricordiamo tutti quel fariseo che stava davanti all’altare e si riteneva migliore del pubblicano che stava in fondo alla sinagoga.

La critica non è assolutamente mai via per la correzione del fratello. L’unica correzione possibile dell’altro, così che non si indurisca nel male, è il mio occhio buono di perdono e di misericordia.

Questo può avvenire se ho conoscenza del mio male e faccio anch’io esperienza del perdono di Dio. Se il fratello, l’altro che incontro si sente assolto e graziato può camminare verso il bene, può percepirsi bisognoso di misericordia e farne esperienza.

Agire diversamente è essere guide cieche di altri ciechi: finiamo per filtrare il moscerino e ingoiare il cammello.

Noi che spesso pratichiamo la vita della comunità cristiana, che abbiamo dimestichezza con la Parola di Dio, siamo ancora più tentati di giudicare gli altri e giustificare noi stessi: è un peccato di cecità che ci impedisce di conoscere il nostro male e di conoscere Dio.

Insomma per fare del bene occorre sempre avere un occhio buono, guardarci dentro, rimproverare noi stessi e mai gli altri.

Tutti abbiamo l’esperienza di avere percepito su di noi uno sguardo di bontà, la percezione che senza merito qualcuno mi ha voluto bene: un occhio buono vede buono e fa diventare buono, perché comunica bontà e non giudizio.

11 Settembre 2020
+Domenico

Vogliamo contemplare ciò che fa Dio per noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 27-38)

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Ci sono dei messaggi nel Vangelo che noi prendiamo subito come “raccomandazioni”: sono un poco forti, spesso impossibili, sicuramente indicazioni di comportamento “fuori dal normale”.

Ma come si fa a mettere assieme tutti questi comportamenti così esagerati in una persona che fa già fatica a volersi bene e a voler bene ai suoi familiari, amici, compagni di scuola o di lavoro?

Proviamo a leggere questi inviti come veramente sono, cioè i rapporti che da sempre Dio ha con noi, che ci dicono chi è Dio per ciascuno di noi, per me, per te, per tutti.

In Gesù, mi rivela il volto di Dio che …

  • mi ama, mentre io sono suo nemico;
  • mi fa del bene, anche se lo odio;
  • mi benedice, mentre lo maledico;
  • intercede per me, mentre lo uccido;
  • purchè io sia salvo, è disposto a subire ogni cattiveria anche da me;
  • io lo spoglio e lui mi riveste della sua nudità;
  • mi dona anche quel che non oso chiedergli e non rivuole ciò che gli ho rubato;
  • per corrermi dietro a salvarmi,  ha fatto una strada infinita, non soltanto due miglia;
  • è sempre pronto a porgermi l’altra guancia, invece che darmi ciò che merito;
  • mi riempie di doni: la creazione, la natura … mentre io la continuo ad avvelenare;

Quindi l’amare i nemici, il fare del bene a chi mi fa del male … sono solo cose che Dio fa sempre a me: io sono infinitamente amato anche se sono suo nemico, lo odio, maledico, bestemmio, lo rinnego, sono violento, sono uno “spogliatore”, un petulante, un indigente, un ladro.

Conoscere Dio è sperimentare il suo amore in Gesù, morto per me sulla croce.

Le raccomandazioni che ci sembrano impossibili riusciamo  a farle diventare la nostra vita normale, a farle essere un distintivo del cristiano: una nuova forza di bontà in un  mondo che fa dell’odio, della guerra, della persecuzione, del disprezzo dei poveri il suo vanto, se contempliamo sempre Lui, il Signore, col volto di Cristo, morto per amore e vivente in eterno.

L’essere misericordiosi come il Padre nostro che è nei cieli, come Lui è misericordioso con noi, è un comandamento fondamentale per un cristiano: è l’unica strada maestra per la salvezza, con la quale tutti dobbiamo misurarci.

10 Settembre 2020
+Domenico

Il modo di Dio di valutare il nostro mondo: le beatitudini

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,20-26)

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Ogni nostra vita è segnata dalle esperienze che l’hanno costruita, dalle persone che l’hanno incontrata, dai sogni che s’è nutrita dentro e che ha tentato di realizzare … ciascuno s’è fatto una sua coscienza, un suo stile, un insieme di convinzioni, una mentalità, e concorrono tutti a costruire questo spazio.

Poi un giorno ti capita di dover prendere tu delle decisioni importanti, oppure sei posto contro la tua volontà di fronte a fatti nuovi tragici o entusiasmanti: il tuo modo di pensare non regge più, hai bisogno di uscire dal tuo piccolo mondo e di sentire un’altra campana, hai bisogno di vedere se quello che fai è giusto.

“Come mai tutto quello che ho messo assieme fino ad oggi non riesce più a interpretare quel che mi capita?” Questa è una grande domanda religiosa: non mandi all’ammasso la tua razionalità, la tua esperienza, la tua saggezza, ma vuoi collocarla in una prospettiva più ampia, più garantita, che condensa l’esperienza dell’umanità, ma che sa anche farti fare salti di qualità.

E ti capita di sentirti dire: “Beati voi poveri perché vostro è il regno; beati voi che sentite i morsi della fame; beati voi che dovete convivere tutti i giorni con le lacrime del pianto, diventeranno di gioia; beati voi se vi faranno tutti i dispetti del mondo e si divertono a tormentarvi: non ce la faranno a cancellarvi dal Regno di Dio.”

“State attenti piuttosto se crepate di indigestione, se avete sempre la bocca fino alle orecchie per la leggerezza e la superficialità del riso, se tutti si danno da fare a dirvi complimenti soffocanti: non sta qui la bellezza della vita.”

Questo è il bellissimo discorso che noi cristiani chiamiamo “delle Beatitudini”: è un altro modo di guardare la realtà, è l’esatto contrario di quanto ci siamo costruiti per tentativi, per difesa, nel nostro mondo razionale e miope.

Cristo ci dice: “capovolgi il tuo mondo, divertiti a fare il contrario del consumo, del successo, della legge del più forte, del potere, dell’egoismo: vedrai che vita!”

Ma soprattutto fissa il tuo sguardo su di me: “Una vita così come la mia è un fallimento o è una vita riuscita?” E’ la vita di Gesù.

Le beatitudini sono Lui: non sono un insieme di comportamenti da smidollati, da gente senza grinta, ma solo un esempio dei tanti possibili che chi crede in Gesù può realizzare.

Le beatitudini si possono comprendere solo conoscendo che Dio è amore.

La sua giustizia è togliere a chi ha e darlo a chi non ha in modo che si viva in concreto da fratelli; noi invece diciamo “a ciascuno il suo”, invece che sulla giustizia di Dio che è amore, ci fondiamo sull’ingiustizia umana e ne codifica l’egoismo che la origina.

In realtà ognuno di noi è combattuto tra l’avere, il potere e l’apparire da una parte e, dall’altra, la chiamata del Signore alla povertà, al servizio e all’umiltà.

Da che parte vogliamo stare?!

9 Settembre 2020
+Domenico

Ma noi sappiamo bene che cosa è la Domenica per noi oggi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

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Almeno quattro o cinque sabati sono citati nel Vangelo di Luca, in cui Gesù si sforza di far capire ai suoi  contemporanei, e maggiormente a noi, che ha dato un nuovo grande significato al sabato ebraico, anche perché con la sua morte e la risurrezione lo ha cambiato in Domenica.

E’ comprensibile il comportamento degli scribi e farisei  quando Gesù, vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di un rapporto umano con gli altri, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante.

Dice il Vangelo “Discutevano pieni di rabbia”: invece di restare meravigliati del prodigio e di ringraziare Dio. Che era successo? Era successo  che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava i gesti di Gesù; il sabato era “giorno sacro” per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La cosa più importante per loro era di vedere se Gesù stava “negli schemi”, non importava loro farsi domande sui segni che Lui metteva in evidenza, non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e Dio. Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole.

Gesù invece prevedendo il grande cambiamento che avrebbero introdotto i cristiani con la domenica voleva che il centro del giorno del Signore fosse la grande verità da Lui portata nel mondo con la sua persona: in Gesù Dio si rivela come amore, misericordia e tenerezza … non è più l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo: non è più l’uomo per Dio, ma Dio per l’uomo, perché Dio è amore. E l’amore è vero se si ama l’altro più di sè.

E’ un paradosso, ma è la verità che Dio ama l’uomo più di se … dice la Bibbia infatti” Dio infatti ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio”.

Per questo i farisei capiscono e denunciano con intransigenza il capovolgimento che sta innescandosi nei confronti del sabato e della Legge, della Sacra Scrittura.

In questo incontro con Gesù, scorre di nuovo la vita nelle mani di quell’uomo posto in centro alla sinagoga, si anticipa per lui la risurrezione dell’uomo, il suo essere messo al centro di Dio. In Gesù Dio si rivela non più come il centro dell’uomo, ma come colui che ha posto l’uomo al suo centro.

Che avviene allora? Che Dio per amore è al centro dell’uomo, che ha scoperto di essere al centro di Dio, amato alla follia da Dio … e l’uomo può amare Dio e il prossimo perché si sente amato da Dio.

La domenica allora non è una tortura, ma incontrare questo Dio che ci salva in Gesù, rivivere assieme il dono della sua risurrezione.

7 Settembre 2020
+Domenico

La domenica è il vero sabato di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 1-5)

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In questi ultimi anni siamo passati da una esasperazione dei precetti e delle leggi, quasi a farcene una gabbia da cui è difficile liberarsi, a una assoluta mancanza di regole che non ci permette nemmeno di avere dei riferimenti sicuri nelle occasioni più importanti della vita: così è per i comportamenti dovuti nel campo religioso, nella vita di famiglia, nella disciplina scolastica, per non dire delle leggi della strada.

Per il popolo di Israele la legge non era solo una regola, ma un dialogo con Dio, un ascolto attento di Lui per impostare la vita secondo il suo piano di amore. Solo che  la legge del sabato, per esempio, da dialogo, era diventata una gabbia e la gabbia non permetteva più di vedere il grande amore di Dio.

Non è forse così per noi, cristiani di oggi, la legge della obbligatorietà della Messa alla Domenica? Non ci pensa più nessuno, né vale il ricordarlo come precetto per darle l’importanza che si merita.

Ne abbiamo inventate di scuse per non vivere cristianamente la Domenica: ci si rifugia nella necessità di vendere per vivere, si accampano tutte le pur giuste esigenze di famiglia, di stare in casa, di godersi la famiglia, di fare footing per dimagrire e tenersi in salute, di praticare sport, di fare gite.

Il riposo e la Messa alla Domenica è un precetto o è un dono? E’ un obbligo pesante o una necessità assoluta per la nostra vita cristiana? Lo trattiamo con il metro dell’interesse o con quello del dono? Chi è che decide la bellezza della Domenica, noi o Gesù?

Gesù dice ai farisei troppo preoccupati del precetto che Lui è il Signore del sabato. Certo riposare il sabato non è un insieme di gesti da compiere o da non compiere, ma è una condizione nuova da vivere.

Gesù è talmente il Signore del sabato che lo ha cambiato in Domenica: lo ha fatto diventare ancora più bello di una memoria storica del passaggio del mar Rosso; lo ha fatto diventare il giorno in cui sempre risorge da morte per noi.

La domenica non è prima di tutto un obbligo, ma una finestra di eternità che si apre sulla vita dell’uomo, è la certezza del Signore risorto che deve dare nuova speranza alla vita di ogni persona.

Se alla persona manca il riposo della domenica non è che manchi solo un necessario rifarsi le forze per vivere, ma gli manca una speranza per cui lavorare, una meta alta, un cielo non vuoto, ma abitato da Dio.

Per questo Gesù si dichiarava “Signore del Sabato”, non perché lo aboliva, ma perché lo portava a compimento con la domenica. Le spighe di grano che gli apostoli mangiucchiano girando per i campi sono una immagine viva di quel corpo di Cristo che si fa pane di vita per ogni persona.

E’ un pane che non è riservato solo ai sacerdoti per la sua sacralità, ma è disponibile a tutti per crescere: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di me vivrà per me.”

La domenica è il giorno del Signore e lo è completamente se ci nutriamo del suo corpo in quel pane che è Gesù.

5 Settembre 2020
+Domenico

Per il regno di Dio non adattamenti, ma decisioni radicali

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 33-39)

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Essere cristiani è qualcosa di nuovo o è un adattamento alle solite cose che ci permettono un quieto vivere e una vita senza scosse o rivoluzioni?

Noi adulti soprattutto veniamo da una fede che è sempre stata una visione di vita “normale”, condivisa dalla maggioranza, insegnataci senza grosse difficoltà dai nostri genitori che abbiamo sempre visto impegnati, generosi, sicuramente grandi lavoratori e ben piantati nelle loro idee e prospettive: una buona famiglia, dei bravi figli, che sempre andavano educati, rapporti con gli altri sempre un po’ combattivi, ma entro una visione di vita serena e  condivisa.

Non è questa – purtroppo – l’immagine dei nostri giorni, della nostra società, dei rapporti tra genitori e figli, della esperienza religiosa: stiamo comprendendo forse di più che essere cristiani è andare controcorrente su tanti campi, sulla concezione di famiglia, sul rispetto della vita nascente, sull’onestà nel lavoro, sul rispetto della natura, sull’amore per i poveri e gli immigrati, sul costruire ponti e non muri, sul pagamento delle tasse …

Nasce quindi una urgenza che era presente anche con i contemporanei di Gesù: stava cambiando radicalmente il mondo religioso, il tempio non era più il centro della vita, essere credenti voleva dire andare oltre anche la più corretta religione dei padri.

Gesù si fa in quattro per aiutare i discepoli, e noi futuri suoi fratelli nella religione cattolica, a capire che l’essere seguaci di Cristo non si risolve con adattamenti o piccoli restauri, ma con cambiamenti impegnativi e radicali.

Non si poteva essere cristiani, seguaci di Gesù, figli come Lui dello stesso Padre, che è Dio Onnipotente, mettendo pezze nuove sul vestito vecchio o vino nuovo in otri vecchi, ma occorreva un rinnovamento totale. 

Per il battezzato era ed è indispensabile prendere coscienza di questa novità di vita per non fare operazioni inutili e dannose: non si poteva per gli ebrei che si facevano cristiani, e per noi che siamo diventati come senza Dio né Vangelo, cercare di combinare il vecchio col nuovo, ostinarsi a vestire l’uomo vecchio che è sotto la condanna della legge, sotto il predominio delle tradizioni anche belle per ieri, ma oggi non più capaci di dire la bellezza di Gesù, di servire con una sorta di rattoppo con la freschezza del Vangelo di fronte anche alle nuove leggi italiane ed europee che vanno contro l’essere cristiani.

Nessuna legge umana per un cristiano dà diritto all’aborto: il cristiano è giudicato prima di tutto dalla sua coscienza e dal Vangelo.

Noi adulti di fronte ai giovani dobbiamo tornare a testimoniare il Vangelo, anche se impopolare: nessuno nasce a caso, i nostri nomi sono scritti nelle mani di Dio, anche quelli dei lavoratori trattati da schiavi, quelli che muoiono sul lavoro per omissione colpevole di sicurezza, anche quelli dei bambini che oggi, secondo la legge che si dice fatta per la vita, una donna che sta diventando mamma può far morire nel suo seno con due pastiglie nella propria solitudine e espellere dal suo seno embrioni che hanno fino a due mesi di vita.

Non solo, ma con il battesimo veniamo legati alla vita, alla morte e alla risurrezione di Gesù. Siamo tutti fratelli senza alcuna barriera, né di lingua, né di popolo, nè di razza.

Siamo solo noi che facciamo muri: Dio costruisce sempre ponti e ognuno di noi è sempre un ponte per tutti! Questo è essere cristiani.

Un cristianesimo cui va bene tutto e il contrario di tutto non è gradito nemmeno ai giovani.

4 Settembre 2020
+Domenico

Pietro vai, fidati di me, getta ancora in mare le tue reti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

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Capita a molti nella vita di averle tentate tutte per riuscire in una impresa, per ricucire un amore strappato, per richiamare alla saggezza un figlio, per rimettere in sesto l’azienda, per ristabilire rapporti di buon vicinato con gli inquilini, per ridare pace a una parrocchia o a un gruppo … alla fine non se ne può più, non riesce niente, fiato e fatica sprecati, delusione e sconforto: il passo successivo è rassegnazione, è consapevolezza di impotenza, è scoraggiamento e in casi più gravi, in cose che ti prendono l’anima, è disperazione.

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Era proprio notte anche nei loro umori.

Erano amici di Gesù, Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava … avrebbe potuto portargli un po’ di fortuna anche nella pesca oltre che nella sua religiosità, nella sua voglia di essere uomo onesto! Invece … niente.  

Su questo stato d’animo di Pietro ci abbiamo fatto pure un canto nei nostri anni giovanili, ricordate? “Signore ho pescato tutto il giorno, le reti son rimaste sempre vuote, si è fatto tardi, a casa ora ritorno, Signore son deluso me ne vado. La vita con me è sempre stata dura e niente mai mi dà soddisfazione, la strada in cui mi guidi è insicura sono stanco e ora non aspetto più.” E il ritornello ripeteva l’invito di Gesù: “Pietro vai, fidati di me, getta ancora in acqua le tue reti. Prendi ancora il largo sulla mia parola con la mia potenza io ti farò pescatore di uomini”.

Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi di una Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna. Io non vi lascio, sono qui a darvi la forza necessaria per il vostro stesso lavoro e per lavorare per il regno. I miei apostoli non potranno essere dei calcolatori, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre.”

E gettarono le reti.

“Sulla tua parola”: quella Parola per Pietro era già il vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso.

Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua Chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione.

Quando sarà al timone e si vedrà debole e vecchio non temerà perché quella Parola è potente. Gesù già presagiva la vita della sua chiesa, già prevedeva le nostre personali difficoltà e desideri di seguirlo e Pietro ce li ricorda e a nome di Gesù ce le conferma sempre ogni giorno con papa Francesco.

3 Settembre 2020
+Domenico

La giornata di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)

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Siamo spesso tentati di vivere le nostre giornate in maniera stanca, abitudinaria: tutti i giorni le stesse cose, gli stessi gesti, gli stessi incontri, gli stessi dolori se siamo ammalati, le stesse frasi ripetute fino alla noia …

Proviamo oggi a guardare alle giornate di Gesù per ridare luce anche alle nostre giornate: c’è nel Vangelo di Luca un bel sommario della giornata tipica di Gesù che ci è molto utile contemplare per far crescere la nostra fede e la nostra speranza.

Nel suo programma giornaliero è sempre in azione: inizia guarendo la suocera di Pietro, la libera dalla febbre e la abilita al servizio; al calar della sera, che è tempo sufficientemente prolungato, la sua azione arriva alla completezza, di notte si mette a contatto con la sorgente della sua vita, il Padre, al mattino dilaga altrove in una nuova giornata per continuare la sua missione.

Dentro questo orario della sua giornata ci sta il significato profondo della sua esistenza: la sera della croce non è il fallimento, ma la pienezza gloriosa della sua opera di salvezza fatta di azioni e di  miracoli; la notte della morte non è l’annullamento, ma comunione straripante con Dio Padre, sorgente della vita che scoppia vittoriosa nel giorno dopo.

Gli apostoli saranno un po’ alla volta aiutati a capire che cosa sta loro proponendo Gesù e li aiuterà a comprendere e a farsi apostoli; quindi cornice del racconto è “il buio della notte”, tra il termine di un giorno e l’inizio dell’altro, dal calar del sole al sorgere della luce.

Questo tempo non è disponibile per l’uomo: di notte cessa ogni attività umana, è simbolo della morte, che anche Gesù conoscerà, dal Venerdì di Pasqua all’oscurarsi del sole fino al suo sorgere il mattino dopo il sabato.

Sembra strano, ma la sua azione si svolge nel buio: di sera opera una molteplicità di prodigi in favore di tutti gli uomini che accorrono a lui e si prende cura di ciascuno.

Ci salva nella notte mediante la sua notte, ci visita nel nostro male mediante la sua morte in croce. La notte è il luogo della verità, della verità di Dio, che proprio dal nulla fa tutte le cose.

Noi uomini e donne di oggi, cristiani e uomini di buona volontà, tutti amati da Dio viviamo ormai in maniera definitiva nel giorno dopo il sabato, l’oggi della risurrezione e della vittoria di Gesù.

Era venuta la sua ora e la morte è stata sconfitta.

E’ bello allora tutte le sere al calar del sole che la nostra mente e la nostra preghiera che si prepara al riposo, ci aiutino a vedere nel sole che cala il nostro amato Gesù  che si china sulle nostre notti, ci fa compagnia, ci dà consolazione e coraggio, pazienza e serenità e con il suo perdono le prepara ad essere illuminate tutte con il suo giorno intramontabile e al mattino ci apre ogni giorno con la luce che illumina il giorno alla vita nuova, quale che sia stata la tenebra del nostro buio e del nostro male.

Rinati sempre nuovi, sempre disponibili a seminare speranza e bontà.

2 Settembre 2020
+Domenico

Esorcismo: il più alto annuncio che il male dell’uomo è vinto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 31-37)

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Forse perché in passato se ne è parlato troppo e a sproposito, in termini spettacolari, diseducativi, irresponsabili, oggi dobbiamo per fedeltà al vangelo tornare a parlarne e soprattutto a riflettere sulla presenza del maligno nelle nostre vite, come lo è stato nella vita di Gesù Cristo.

Ricordiamo tutti il Vangelo che sentiamo tutte le prime domeniche di quaresima: le tentazioni di Gesù nel deserto.

I più benevoli dicono che sono state un episodio solo illustrativo dell’inizio della vita pubblica di Gesù, piuttosto simbolico che reale … invece per Gesù la presenza del demonio nella vita dell’uomo e del mondo è proprio un fatto reale e la lotta e la vittoria contro di lui è il più alto annuncio che il male della persona, uomo e donna, è vinto.

Il Vangelo presenta la verità, molto sperimentabile da tutti che l’uomo non è naturalmente libero: è abitato, talora posseduto e devastato dal male; se ne lascia irretire, lo ascolta, lo esegue, vi si imprigiona dentro come un baco da seta nel suo bozzolo.

Quindi ciascuno di noi ha bisogno di esserne liberato e volare nella luce di Dio: gli esorcismi rappresentano l’attività principale di Gesù e danno il senso di tutta la sua azione: è venuto nel mondo per liberare l’uomo schiavizzato dal male.

Guardiamo a Gesù sulla croce: lì si scatenano contro Gesù tutte le forze avverse e saranno vinte nella sua morte da sconfitto per amore. E’ stata per Lui, come lo è per noi una lotta continua di tutta la vita, sempre più dura; il male messo alle corde, reagisce con tutta la sua violenza prima di perdere.

Noi però sappiamo che l’esorcismo fondamentale della vita cristiana è il battesimo, che ci lega per tutta la vita al combattimento della croce e alla sua sicura vittoria.

Vogliamo un poco descrivere chi è questo spirito del male, perché la nostra conoscenza non si fermi alla fantasia di un animale con gli zoccoli, con gli occhi fuori dalla testa, con la bocca che spira fuoco…

E’ un ladro della Parola di Dio, che usa anche per ingannare Gesù,  il volto visibile dell’idolo della ricchezza che seduce, possiede e tortura l’uomo, è chiamato satana, diavolo, cioè artista nel dividere e contrapporre, il maligno, il tentatore, il leone, l’omicida fin dal principio, perché padre della menzogna… Ha fin dal principio suggerito all’uomo e alla donna una falsa immagine di Dio e li fa disobbedire.

Potremmo continuare … ad ogni affermazione fatta c’è un versetto della parola di Dio che vi corrisponde: Questo male si solidifica e si organizza in istituzioni, vere macchine moltiplicatrici di male, di cui l’uomo dopo averle costruite diventa solo un semplice ingranaggio.

Siamo tutti consapevoli come la famiglia, la fabbrica, la scuola, gli ospedali, il capitale, il benessere, la casa, la città, i mass-media, la stessa chiesa e lo stato ne sono sempre insidiati. Oltre ai danni subiamo anche le beffe: chi più inquina sono i detersivi, fatti per pulire; ciò che minaccia la sicurezza sono i sistemi di difesa, fino alla bomba atomica, chi più froda il fisco sono spesso i capi della finanza, negli affari più loschi come gli attentati troviamo spesso i servizi segreti …

Gesù è venuto a liberare l’uomo da tutte le forme di male, personale e sociale, semplice o strutturale. La salvezza non è l’ornamento di un’anima bella, ma è rendere l’umanità a se stessa e quindi a Dio di cui è immagine.

Questo è il senso profondo di ogni esorcismo, che Cristo ha sempre fatto nella sua vita pubblica.

1 Settembre 2020
+Domenico