Non giudicate mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 1-5)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Audio della riflessione

E’ molto facile oggi lanciare giudizi su tutti: ci sentiamo sempre autorizzati a farlo,  a intervenire non solo nel pensiero, ma anche con parole che possono ascoltare tutti, tranciando giudizi sulla vita di tutte le persone che vogliamo.

Gesù non è di questo parere: con un perentorio non giudicate pone un ordine per vivere la paternità di Dio nel rapporto con i fratelli.

Due motivi almeno vengono sottolineati: primo perché il giudizio condiziona l’altra persona, che tende a diventare come io lo vedo e condiziona pure me che sono come vedo l’altra persona … invece siamo chiamati a stimare l’altra persona come figlio di Dio, come mio fratello.

Il mio giudizio cattivo sull’altro è contro me stesso!

Non giudicare significa essere con Dio, nostro Padre che accetta incondizionatamente ogni persona, sentirci sempre suoi figli!

Giudicare significa non essergli figlio. Il mio giudizio buono con l’altro è la misura del mio essergli figlio di Dio, perché il giudizio futuro che Dio darà su di me sarà il giudizio che io ho sul fratello.

Pensate: sarò io a scrivere il giudizio di Dio su di me, perché Lui leggerà nient’altro che il giudizio che ho dato al mio fratello! Siamo noi che mettiamo in bocca a Dio il giudizio sulla nostra persona e il metro con cui saremo misurati.

Non giudicare non è che ci toglie la capacità di capire dove sta il bene o dove sta il male, cioè di discernere, di capire anche che comportamenti devo avere: se non giudico tra buoni e cattivi, posso vedere meglio che cosa sta in me, guardarmi dentro e vedere che cosa di bene posso fare per l’altra persona.

Dio piuttosto che giudicare e condannare i fratelli si fa giudicare e condannare da loro, li stima tanto da dare la vita per chi gliela toglie.

Il fascino di questo “non giudicare” è misericordia per tutti: Noi tutti, come Chiesa siamo chiamati a conoscere, vivere sia tra noi che con tutte le persone, una simpatia senza limiti per ogni essere altro da noi, non giudicare mai l’altro per il quale il giudizio di Dio è sempre misericordia assoluta per tutti.

20 Giugno 2022
+Domenico

La Parola di Gesù è sempre roccia sicura

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,26-27) dal Vangelo del giorno (Mt 7,21. 24-27)

«Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Audio della riflessione

Su che cosa fondiamo la nostra vita, il nostro essere, il nostro futuro, i nostri progetti? Sulla sabbia o sulla roccia?

È diventato ormai proverbiale un modo così di parlare a partire da una bella immagine di Gesù che descrive due case, due tipi di fondamenta e un unico imman­cabile tornado di venti, acqua, fiumi in piena, che le mette alla prova.

Siamo abituati, di questi tempi, a vederci franare addosso una riva, un pezzo di montagna, a vedere ingoiate in un at­timo le fatiche di un’esistenza, se non le vite stesse … e si grida sempre tutti al dissesto idrogeologico, che è pure vero: la casa fondata sulla sabbia scompare e quella fondata sulla roccia rimane.

Quella casa è la no­stra vita, il nostro amore, i nostri progetti: che cosa è sabbia per la nostra vita? È l’appa­renza, l’inganno, i soldi, la cattiveria, la superfi­cialità, il disimpegno.

Che cosa è sabbia per il nostro amore? È l’egoi­smo, il soggiogare l’altro e strumentalizzarlo, è la soddisfazione e il piacere fine a se stesso, è l’avventura, è costringerlo a una prova.

È sabbia per i nostri progetti l’aver smesso di sognare, di credere con tenacia, di lavorare sodo per realiz­zarli … è sempre una grande delusione quando ti tocca restaurare la tua vecchia casa e ti accorgi che mancano le fondamenta! Sembra bella, ti richiama tanti ricordi, ma non potrà reggere più di tanto.

Allora la tua fatica è tutta nel costruire pezzo a pezzo le fondamenta: si può ridare fondamenta a una vita senza senso, a una esistenza fatua, pronta a franare a ogni difficoltà? Sì! Se si tratta di vere fonda­menta che non sono certo l’alcol, o lo sballo o le sostanze chimiche o tutte le avventure che si fanno per dimenticare.

Anche l’amore fondato sulla sabbia può ritro­vare dignità se ha il coraggio del chiedere per­dono, della tenerezza, del rifarsi alla sua vera sorgente.

Gesù dice che la roccia è la sua parola accolta e attuata: andiamo a cercare tante soluzioni ai nostri problemi di vuoto, leggiamo gli oroscopi, con­sultiamo maghi e fattucchiere … è ancora tutta sabbia!

Ci serve una parola che dà speranza, ed sempre la Parola di Gesù, è sempre il Vangelo, che è una roccia per ogni vita, che è una speranza per ogni futuro, che è la certezza di essere nelle braccia del Padre.

2 Dicembre 2021
+Domenico

I frutti per discernere non sono letti sempre con verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 15-20)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Audio della riflessione

Distinguere il vero dal falso è un grande problema soprattutto da quando, ma forse è sempre stato così, le parole non vengono più caricate di impegno di verità. Si parla, si dice, si approssima, si sospende, si ammicca, non c’è quasi mai un parlare responsabile. La persona spesso si difende e mente, fa il fabulatore, ti giura sul suo onore cose non vere. Se sei abituato a dare fiducia resti ingannato. Deve allora nascere qualche criterio di verità, di discernimento, di affidamento a quello che dicono di essere le persone che incontri o che collaborano con te. Il vangelo dice molto semplicemente: li potrete riconoscere dai loro frutti. Possono parlare e dire, incantare e affascinare, ma se non si vedono frutti, se non c’è una vita coerente con quello che si predica, se non appaiono cose ben fatte, esperienze di cambiamento radicale, comportamenti oggettivi che si possono valutare, non cresce la fiducia e si rimane nell’incertezza.

Si può ingannare anche con qualche frutto provvisorio, con qualche messa in scena, ma diversa è una vita donata, segni pagati con tanti sacrifici e non riconosciuti per partito preso.

Le apparizioni mariane spesso sono di questo tipo … e ogni veggente ha dovuto patire e lottare per convincere anche l’autorità ecclesiastica ad approvare!

Gente falsa ce n’è sempre, e persone ingenue che si fidano pure, ma la vita cristiana è una forza che risana alla radice ogni malizia, toglie ogni maschera,  permette al bene e alla verità di splendere … e non c’è nessuno che ha la verità in tasca, nemmeno le grandi autorità della Chiesa!

Lo Spirito Santo non è proprietà imbrigliabile da nessuno!

Il criterio evangelico dei frutti non è appannaggio di nessuno, anche perché siamo anche ciechi di fronte a fatti che ci tolgono sicumera e spesso anche sicurezza.

Il discernimento ha bisogno di intelligenza, ma soprattutto di comunione, di scambio, di confronto, di comunità, di preghiera, di croce portata dietro a Cristo con coscienza.

Da soli saremo sempre in balia della malvagità, assieme potremo dare forza alla voce dello Spirito, aiutarci gli uni gli altri ad ascoltarla, a individuarla tra le tante sirene che spesso ci ingannano.

Di questi tempi è troppo facile cadere vittime di promesse di salvezza, proprio perché o siamo disperati o abbiamo perso fiducia in tutto.

Anche San Paolo rimproverava le prime comunità cristiane di essere troppo facili a farsi accarezzare le orecchie da vanità e falsità.

Molti dicono il Signore è qui o è là, in base a fenomeni “strani” … non abbiamo bisogno di stranezze, di miracoli, di fenomeni sorprendenti, ma nemmeno ci bastano i sacramenti e la Parola se sono solo una abitudine mal vissuta e non sono accostati e offerti con santità, non da padroni della nostra fede, ma da collaboratori della nostra gioia, sapendo che il Signore nella sua bontà ci manda pure altri segni per la nostra fragilità o scarsezza di fede.

Se le chiese si svuotano non è tutta … fragilità di fede, ma anche approssimazione o disimpegno di noi responsabili dell’annuncio.

I frutti si devono vedere anche nella autorevolezza della Chiesa, che non poche volte ha dovuto riconoscere i suoi errori, perché li abbiamo a riconoscere anche noi e assieme soffrire e gioire per la verità che lo Spirito Santo sempre dona all’umanità, e cercarla.

23 Giugno 2021
+Domenico

Porta stretta e una via sicura: è quella che da sempre ci serve

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 7, 6.12-14)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Audio della riflessione

Quando vogliamo fare una proposta, come il grande dono del Vangelo, non siamo mai ai livelli degli spot, degli slogan, della propaganda o dei mezzi più sofisticati per persuadere. Tutto questo è sempre nocivo anche alla stessa verità che si vuol comunicare. L’amore non obbliga e soprattutto, giudica mai, ma non manca di discernimento, di quell’atteggiamento pacato, non affrettato, nemmeno sprezzante, che ci permette di valutare con serenità. La carità deve essere discreta: discerne le situazioni, le azioni e le reazioni per vedere che cosa qui e adesso aiuta di più il fratello. Buttare addosso la verità senza preparare ad accoglierla, porta a plagiare chi la accoglie e a indurire chi la rifiuta. Questo non è rispetto né per la verità, né per l’altro da noi. Per gli ebrei “cani e porci” erano i pagani, che devono essere preparati a ricevere le perle che  sono i doni della loro fede e per noi il pane e la Parola. La proposta della verità deve essere graduale. Puntare un faro negli occhi acceca e non fa certo vedere.

Tanto più che la Parola di Gesù è la porta stretta che ci fa entrare nella vita filiale e fraterna, la via angusta che ci porta alla vita piena. Chi non la valuta come impegnativa è sicuramente un falso profeta. Molte sono le porte, ma una sola è quella di casa, tante le vie per perdersi, ma una sola è quella che porta alla meta, mille gli alberi, ma uno solo da frutto di vita. Gesù ci pone davanti al bivio: ci apre la via della bontà e della gioia benedetta, perché abbandoniamo quella della maledizione e della morte. Abbiamo la possibilità di scegliere; siamo stati finora ingannati? Abbiamo mietuto male a non finire? siamo stati sconsiderati e ne abbiamo capito la gravità? Abbiamo davanti Gesù che  ci propone il bene che possiamo fare: buttiamoci dentro la sua porta anche se è stretta, perché Gesù è la stessa porta che ci conduce alla comunione con Dio Padre e con i fratelli per una via che conduce a una felicità sempre maggiore.

La porta è quel luogo dove il punto di separazione lascia il varco alla comunione. E’ la stessa umanità di Gesù, l’apertura tra l’umanità, noi uomini e donne, e Dio. Essendo Gesù Dio e uomo è la porta che Dio trova nell’umanità e l’umanità trova in Dio. Se Gesù dice che è stretta non è per scoraggiarci, ma per convincerci che occorre impegnarsi. Siamo sinceri con noi stessi e sappiamo bene che i nostri peccati ci hanno reso ancora più difficile fare il bene. E’ stata larga per noi la porta del male, che poi ci ha strozzato togliendoci ogni speranza. Il bene, la bontà, la  saggezza, la gioia è stretta all’inizio, ma se è Gesù è l’infinita grandezza, ampiezza, lunghezza, altezza e profondità del suo amore.

Ce ne dobbiamo innamorare non solo convincere; non è uno stratagemma, ma uno slancio senza condizioni quello che vogliamo provare per Gesù. Gesù è porta e strada, apertura e via, braccia allargate e aiuto infallibile per proseguire sempre nel suo amore.

22 Giugno 2021
+Domenico

Siamo lucidi spettatori, ma drammatici attori

Una riflessione sul Vangelo del Giorno (Mt 7, 1-5)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello»

Audio della riflessione

Avete mai provato a porre attenzione a come usate i vostri occhi quando parlate con le persone? Quando incrociate i loro occhi? Spesso non riusciamo a sostenere lo sguardo e li abbassiamo, qualche volta li usiamo come “lama” per fare del male a chi ci sta davanti, come strumento di potere per umiliare o soggiogare … altre volte invece diventano la comunicazione profonda di un amore, di un sorriso, di una comprensione: sono dichiarazione di disponibilità, sono la lingua della nostra interiorità – gli occhi – una finestra o meglio – senza troppo poesia – il video della nostra anima … non puoi nascondere troppo con gli occhi!

Solo i bambini, quando son felici non si stancano di guardarti, di cercare il tuo sguardo, di fissarlo senza problemi … tra adulti li abbassiamo subito!

Gesù aveva uno sguardo potente, un occhio cristallino, coinvolgente, sapeva guardare le persone; dal suo sguardo nasceva l’amore. “Fissatolo, lo amò” dice il Vangelo di un incontro tra Gesù e un giovane che lo voleva guardare negli occhi e carpirgli il segreto di una vita piena.

Gesù lo guardò, ma lui ha abbassato subito lo sguardo: gli stava leggendo dentro un cuore distribuito a brandelli sulle ricchezze che possedeva.

Anche a noi spesso basta guardarci negli occhi per fissare impietosamente l’inganno, la falsità, la meschinità di chi ci sta di fronte … e la tentazione grande è quella del giudizio: con gli altri siamo tremendamente impietosi, i difetti altrui li fotografiamo da artisti! Primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite … senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori: avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri … non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi.

Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo!

Ed è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi … si stende sempre sulla nostra vita come un velo – quasi automatico – di difesa quando non è una lente  trasformante, ingannevole, che cambia addirittura i veri colori della nostra vita.

Se ci vedessimo invece con verità scopriremmo la nostra condizione di persone perdonate: ci vedremmo in un debito inesauribile, ma non umiliante, nei confronti della misericordia di Dio … allora il nostro sguardo sui difetti degli altri diventa condivisione della voglia di limpidezza e aiuto vicendevole per incontrare la bontà di Dio.

21 Giugno 2021
+Domenico

Chiedere non costa proprio niente

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,11) dal Vangelo del Giorno (Mt 7, 7-12) ne Giovedì della prima settimana di quaresima.

Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

Audio della riflessione

Molta gente dice che non è corretta nel pregare perché si rivolge a Dio solo per chiedergli qualcosa … “Io purtroppo prego solo quando ho bisogno, poi quando ho ottenuto quello che ho chiesto non prego più, fino alla volta successiva, sempre perché ho qualcosa da chiedere … Che cosa penserà Dio di me? Bell’amico sei! vieni da me solo per interesse!”

Dal punto di vista umano è un discorso – se volete – che fila, ma per il Signore non è questo il problema: Lui non è un “calcolatore”, uno che segna tutte le cose che ci dà per poi presentarci il conto … Dio ama gli uomini che sanno fare progetti, che hanno a cuore la loro vita, che sanno sognare … e che cosa è una preghiera di domanda a Dio se non dirgli che abbiamo qualcosa cui teniamo tanto, che per noi è importante, di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, e vogliamo che sia Lui a darci quella forza che da noi non siamo capaci di avere?

Abbiamo un sogno da realizzare e lo vogliamo affidare a Lui: non è che vogliamo scansare la fatica di impegnarci in prima persona … se chiediamo che vada bene un esame non è che non studiamo, ma ce la mettiamo tutta e poi ci affidiamo a Dio … anzi, la preghiera ti permette pure di avere la calma di chi sa che non gli può accadere niente di male, che Dio sicuramente ti ritiene sempre un figlio … e se le cose non vanno per il verso che diciamo noi, non è detto che siano un male: forse lo è per quel momento che stiamo vivendo, ma Dio ha la vista lunga, se ti affidi a Lui non sbagli mai!

La preghiera ha sempre una risposta anche se non è quella che tu vuoi: lascia fare a Dio che ha in mano la storia del mondo e la tua storia personale! La preghiera è chiedere, cercare, bussare, non è importunare Dio per estorcergli ciò che vogliamo, è l’atteggiamento del figlio! Chiediamo non per forzare la mano, ma per aprire la nostra a quello che lui ci vuol donare.

Ma noi faremo così con quelli che ci chiedono qualcosa, o siamo della serie di quelli che non ascoltano nessuno, che anziché dare qualcosa offrono con una mano e portano via con l’altra? Siamo una speranza per quelli che ci incontrano oppure siamo sempre e solo dei profittatori?

Dove troviamo la forza di essere per tutti una vera speranza?

25 Febbraio 2021
+Domenico

Ci vuole una roccia, non la sabbia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,24) dal Vangelo del Giorno (Mt 7, 21. 24-27)

«… Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia …».

Audio della riflessione

Si continua a dire che oggi mancano i valori, mancano i riferimenti, i giovani non hanno nessuna certezza cui aggrapparsi, ciascuno naviga a vista, senza bussola, senza sapere dove sta andando … mai come oggi si sente la necessità di ancorare l’esistenza a qualcosa di solido, di incrollabile, a qualcosa che ti dà sicurezza.

Vuoi affrontare la vita di famiglia, vuoi affrontare un nuovo lavoro, ti vuoi impegnare in una attività sociale, ma vuoi sapere su che basi … solide.

Quando si applicano queste ansie al mondo economico, alla vita fisica, agli interessi della produzione si esce il prima possibile dall’incertezza: le banche si abbarbicano a principi solidi di credito, non si possono permettere avventure, anche se qualcuno le tenta ingannando tutti.

Nella conduzione delle nostre piccole o grandi economie domestiche si cercano punti solidi: lavori sicuri, impegno di piccoli o grandi capitali con tanta oculatezza e spesso si sperimenta il fallimento lo stesso, manca il lavoro, vengono meno le solidarietà.

E nella vita spirituale? Purtroppo ci adattiamo a tutto, seguiamo la moda, ci facciamo ingannare dalle pubblicità, da stili di vita ingannevoli “i classici specchietti per le allodole”: il mondo dei mass media spesso è complice a ragion veduta, distribuisce ricette di felicità insospettabili, ti fa balenare davanti agli occhi una falsa felicità.

Gesù ha una immagine che stigmatizza molto bene questa situazione: stiamo costruendo la nostra casa sulla sabbia, stiamo costruendo la nostra vita sul niente, sull’effimero, sull’inconsistenza, sui disvalori, sull’inganno! Non regge, non è possibile avere futuro: puoi stare a galla in tempi normali, forse, ma basta una piccola difficoltà che tutto crolla … e siamo sufficientemente smagati per vedere quanto maggiori sono i tempi di burrasca nella vita che i tempi di tranquillità.

Sembriamo gente che si mette in viaggio con un bel cielo sereno e crede che sia sempre così, non si ricorda del vento, della pioggia, del freddo, della bufera: crede sufficiente la solita maglietta, affronta l’inverno in maniche di camicia – diciamo noi.

La nostra vita va fondata sulla roccia, non può rischiare di franare per il primo colpo di vento, e la roccia, i valori, il riferimento, la sicurezza è Gesù, è la sua parola, attuata!

Avvento è anche tempo di costruzione di fondamenta solide, è fondare la vita su Gesù: se facciamo questo stiamo sicuri che la roccia che è Dio non cederà.

Il suo amore è per sempre, in tutti i tempi, in tutte le burrasche, come questa pandemia.

Dio non ci abbandona mai!

3 Dicembre 2020
+Domenico

Ascoltare la Parola di Dio e “farla”

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 21-29)

Audio della riflessione

Si fa molto spesso una critica precisa ai credenti, ai cristiani …. si dice “voi continuate a parlare, sapete ben riempirci di parole, ma che fate di bello? Possiamo vedervi concretamente nella pratica della vita di ogni giorno? Io lavoro, non ho orari per tutti gli impegni che ho per mantenere la mia famiglia, per stare dietro ai miei figli o per prepararmi a un futuro che valga la pena di vivere e voi che fate?” 

Gesù nel Vangelo è molto esplicito: “Non chiunque mi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio, chi fa la mia stessa parola”.

Il dire “Signore, Signore …” è riconoscere Gesù come Dio, è già un atto di fede vero, non è una chiacchiera, è una liturgia; ma Gesù vuole un fare.

Gesù non rimprovera una mancanza di coerenza, che pure è evidente, ma stigmatizza chi si crede a posto dicendo, ascoltando solo la parola, senza che Gesù diventi fino in fondo il Signore della sua vita, senza che le parole si portino dentro tutto il nostro vissuto.

E per essere ancora più chiaro fotografa il vivere la fede nella casa che uno costruisce, che non sarà mai semplicemente una tana dove ci si ripara, ma un luogo di relazioni, di intimità, di amore dove ci si realizza.  

Se il nostro credere è paragonato a una casa, è giusto domandarsi su quali fondamenta la costruisco; roccia sicura di questa costruzione è la parola di Dio ascoltata e fatta: chi ascolta e fa.  

Noi troviamo un po’ troppo semplificato questo fare, e diciamo in genere “mettere in pratica”: qui è importante però che non si stacchi l’ascolto della parola dal fare concreto.

Se ci sta la sua Parola fatta nella vita di ogni giorno, allora la casa non crollerà mai: le difficoltà, le acque travolgenti, le bufere della vita non mancheranno … ne avremo sempre troppe, fino alla strettoia finale della morte, alla cui dogana non passa nulla di ciò che hai, ma solo l’amore che sei, che vivi, che ti riempie, solo una Parola “fatta”.  

“Chi invece ascolta le mie parole e non le fa – notiamo che l’ascolto della parola è garantito in questo uomo, ma negato il fare – costruisce sulla sabbia, e la casa sicuramente cade, la sua vita si sfascia”: chi non fa le parole di Gesù, fa altre parole; invece di costruire su Dio costruisce sugli idoli, sui piccoli dei del momento, che sabbia sono e nessuna minima solidità.

A scanso di equivoci chiariamo anche una classica critica: “ma allora tu fai dire a Gesù che non conta la fede, ma solo il fare” … Lo sbaglio è molto prima: è quando si stacca il dire dal fare, il pensiero dalla realtà … nega la carne della fede che diventa un dire e pensare il nulla, un privare la verità dalla sua realtà.  

Chi non costruisce sull’amore vien sepolto proprio da ciò che ha costruito per vivere: è una costante della vita cristiana.

Ricordate: “se stai offrendo all’altare di Dio … e qualcuno ha qualcosa contro di te…lascia lì la tua offerta, va a riconciliarti … poi vieni e offri.”

Gesù stesso è una Parola fatta carne: nella fede non ci sono enti solo di ragione, ma sempre parole di questa concretezza. 

25 Giugno 2020
+Domenico

Ama gli altri, almeno come ami te stesso

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 6.12-14) 

Audio della Riflessione

Che tutti noi siamo autocentrati non occorre dimostrarlo: iniziamo da bambini a dire “questo è mio” e ci stringiamo al petto i giocattoli, litighiamo con i fratellini, ci mettiamo a urlare o a piangere se ci portano via qualcosa … finchè questo atteggiamento ci aiuta a costruire una nostra giusta identità è una bella cosa, sarebbe peggio se non sentissimo di niente o non ci importasse niente di noi stessi! Ma prima o poi bisogna fare il salto dell’attenzione all’altro, bisogna fare attenzione alle primissime avvisaglie dell’amore, che pure fa parte della nostra identità di persone. 

Purtroppo molti non riescono a fare questo salto.  

Gesù nel vangelo con una concretezza che va dentro al proprio sentire, ma che diventa subito un “fare” ce lo pone come panorama della nostra vita: “Quanto dunque volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fatelo a loro”. 

Intanto la prima chiarezza è che l’amore si esprime nel fare: l’egoista fa per sé e pretende che gli altri facciano per lui: pone il proprio io al centro di tutto; è il classico buco nero che fagocita tutto, con una forza di gravità, di attrazione che fa proprio attorno a sé un buco, che non è mai pieno, che non si vede nemmeno perché si tira dentro anche la luce.  

Chi ama invece “fa” per l’altra persona: pone proprio questa  al centro di sé; diventa come una sorgente che diffonde energia e luce. E’ un immancabile punto di partenza per arrivare a un amore disinteressato, all’amore senza misura, che sta al centro del messaggio di Gesù.

Già questa è una porta stretta per la quale entreranno tutti quelli che riescono a capire fino in fondo il messaggio d’amore di Gesù.   

Avremmo o no un mondo molto diverso da quello che ci stiamo costruendo oggi, se tutti accettassero di amare gli altri come amano se stessi!? Certo, prima magari di ammalarsi di frustrazione, di odio alla vita, di disistima di se, provocata comunque sempre in noi da un amore che ci è mancato.  

Invece purtroppo il mondo non è diverso perché anche noi che ci diciamo cristiani non abbiamo il coraggio di essere coerenti con questo principio panoramico di volere sempre per gli altri il bene che vogliamo per noi: pensiamo al mondo dei migranti, al sottile – non troppo, se pensiamo a quanto è successo in America – razzismo che ci sta infettando l’animo, pensiamo al “prima gli italiani”, che si ferma ancora solo all’amore verso se stessi, che pure è un buon punto di partenza, ma non il traguardo di una vita. 

Io so bene quali sono le mie attese, i miei diritti sull’altro: Amare è capovolgere le proprie attese in attenzione verso l’altro, i propri diritti in dovere verso di lui. 

Per chi ama, i bisogni dell’amato diventano suoi impegni: questa semplice frase del vangelo inverte la tendenza egoistica di porre se stessi al centro di tutto.

Noi, che sappiamo di essere già al centro dello stesso Dio Padre, abbiamo la possibilità di diventare come Lui se come Lui poniamo al centro gli altri: quel “siate perfetti come il padre mio” non è una esagerazione, ma un ideale concreto che Dio in Gesù ci regala. 

23 Giugno 2020
+Domenico

Non giudicare per non essere giudicato

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,1-5)

Audio della riflessione

Possibile che tutte le volte che abbiamo l’occasione di trovarci assieme, anche in chiesa o negli ambienti di volontariato, di protezione civile … sentiamo sempre la necessità di guardare gli altri per stabilire subito gerarchie di bravura, di simpatia, e magari pure di bontà morale?!  

Non ci nasce perlomeno un dubbio che abbiamo tutti da perdonarci qualcosa invece che giudicarci, che stabilire subito gerarchie di dignità, con il disprezzo o addirittura con la calunnia per squalificare sempre gli altri?! 

Gesù dice con molta chiarezza e forse durezza, non certo malanimo, che “col giudizio con il quale giudicate o misurate, sarete giudicati e misurati”: questo viene detto soprattutto a noi che ci crediamo buoni, noi che abbiamo accolto il suo messaggio e ci sforziamo di attuarlo.

Abbiamo continuamente la tentazione di guardarci attorno, di stabilire delle differenze che come credenti ci riduce ad incarnare il perfetto fariseo: quello che si occupa soprattutto della sua immagine, della sua esemplarità, della sua conquista di qualche modesto traguardo di bontà, ben messo in vista magari, che prega nel tempio ritto in piedi e guarda con compassione il poveraccio che al fondo della chiesa si batte il petto.  

Se tutti gli uomini e le donne fossero come noi, allora si che la Chiesa sarebbe più convincente potrebbe contare su di noi, mentre invece con tutti gli altri sarebbe la mediocrità, se non la sua fine.

Ecco, spero che questo pensiero, questa battuta non sia per un buon cristiano nemmeno una tentazione: ogni cristiano deve avere un punto di forza da vivere interiormente e manifestare nella misura che Dio gli concede, cioè la consapevolezza esplicitata senza tanti formalismi o false umiltà che solo Gesù Cristo è la bontà, la mitezza, la santità, la mansuetudine, la veracità e la verità che deve essere in evidenza sempre. 

La figura di santità che ogni cristiano deve imitare, deve farsi cesellare interiormente dallo Spirito Santo: è solo Gesù Cristo e davanti a Lui diventa terribilmente difficile nascondere la trave che abbiamo negli occhi. 

Uno sguardo obiettivo sulla nostra vita basterà a convincerci che abbiamo tanti motivi per amare, per rispettare, per valorizzare benevolmente i nostri simili, con i quali Dio ci conceda di fare passi, decisi, condivisi di mutuo aiuto e di santità. 

22 Giugno 2020
+Domenico