Dio al centro: Gesù al primo posto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23,1-12)

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

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La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti: la vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo “gente che conta”, senza il plauso degli altri.

Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare!

Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio.

I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù: Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli; Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà; Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature.

Questo ci darà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola.

 Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti! Invece se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che assieme dipendiamo da Lui, che abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere sempre fedeli.

Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di tutti, Dio: da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi.

Molti di noi sono insegnanti, maestri, ma uno solo è colui che ci insegna la verità … noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti.

Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà: paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri.

Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita: se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei “poveracci” frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

21 Agosto 2021
+Domenico

Nessuna fuga e nessun rifugio: amare Dio e il prossimo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Audio della riflessione

Ci sono dei periodi nella vita in cui le uniche cose che ti interessano sono quelle concrete, quelle che vedi, che tocchi, che possiedi … rischi di farti ingoiare dal fare, dalle cose, dal denaro, dalle realizzazioni … tutto quello che ha senso nella vita è qui dentro ben percepibile, palpabile … è immanente!

In altri periodi invece hai bisogno di aria fresca, di poesia; hai sete di cose che non finiscono, di spiritualità: vedi fino all’evidenza che il senso non sta nelle cose, che quattro soldi non possono decidere tutto, che la tua vita è portata sulle mani di qualcuno che sta oltre: hai bisogno di un trascendente!

O ti schiacci su un orizzonte o ti astrai in una fuga.

Era anche questa la domanda che la gente faceva a Gesù: “Tu che te ne intendi, che dici parole che vanno dritte al cuore, ci aiuti a trovare la strada vera della vita? Siamo condannati a restare divisi in cerca di fragili equilibri che non ci lasciano mai, addirittura mai soddisfatti … o ci puoi indicare la strada vera della vita? Sono le cose che ci misurano o è possibile una fuga consolatoria?”

E Gesù “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente… Amerai il prossimo tuo come te stesso. Se hanno un senso le vostre tradizioni, se ha un senso quella legge che tanto venerate, se ha un significato per noi quanto ci hanno detto i Profeti è solo perché vi dicono questo.”

Né trascendenza, né immanenza, ma trasparenza: a Dio devi giungere, ma lo incontri se passi dall’uomo! L’uomo devi servire, ma non ti puoi fermare: lui è trasparenza di Dio, immagine, continuo rimando a Lui!

L’uomo vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio, diceva Sant’Ireneo: è un modo originale di pensare Dio, di pensare la vita, di vivere atteggiamenti religiosi.

Nel cristianesimo non c’è spazio per la fuga dalla vita … e nemmeno timore di restarne imprigionati, c’è sempre una trasparenza da guadagnare, un Dio da incontrare nell’uomo e un uomo da vedere in filigrana in Dio: per questo il segreto della vita è l’amore, l’azione più alta in cui possiamo identificarci, sicuri che se è vero amore non è né una fuga e tantomeno una prigione, ma è la vita stessa di Dio, che ogni persona può sperimentare già oggi.

20 Agosto 2021
+Domenico

Sei stato chiamato alla vita? rispondi, vacci, accoglila

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-3) dal Vangelo del giorno (Mt 22, 1-14)

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 

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“Mi inviti a nozze” si dice quando qualcuno ti fa una proposta che sta già dentro i tuoi desideri, nelle tue aspirazioni, nei tuoi sogni, quando ti mette in un ambito in cui ti sai muovere al meglio, dove puoi esprimere tutte le tue qualità: sta proprio a significare che è una gioia esaudirla, è un regalo accoglierla questa proposta.

C’è qualcuno invece che a nozze non ci vuol andare: il vangelo parla di un re che invita tutti alle nozze del figlio, ma la festa va deserta … nessuno è disposto a regalare questa gioia al re, a dedicare tempo e allegria a questo suo figlio, e a condividere col re quanto …. questo passo importante per la sua famiglia che cresce e si moltiplica, a fargli compagnia in quel tanto di nostalgia che lo assalirà durante la festa per una vita che si stacca, diventa autonoma e si fa indipendente.

Nessuno accetta l’invito.

La vita intera è un grande invito a nozze e purtroppo molte persone rifiutano la vita, la sopportano, la disprezzano, non la tengono in conto: ne vedono l’impegno e lo evitano; ne vedono le prospettive, ma calcolano solo se sarà faticoso raggiungerle.

E il re vedendo che nessuno veniva alle nozze del figlio ,mandò per tutte le strade, per calli e campielli, per sentieri e siepi, per ponti e stazioni, mandò i suoi servi a chiamare i barboni, i senzatetto, tutti i disperati e abbandonati: quelli sì, sapevano apprezzare il suo dono!

Quanta gente ha voglia di vivere e glielo impediamo con la fame, con la guerra, con la schiavitù, con la violenza … e noi qui ad annoiarci, a drogarci, a vendere morte, a strillare per qualche sgarbo, mentre la maggioranza dei popoli ancora vive di stenti, e ci sa insegnare che la vita va sempre apprezzata, e al suo banchetto anche se povero val sempre la pena di partecipare.

Se poi la vita è la pienezza che ci scrive dentro Gesù, l’invito è da accogliere con il massimo della gioia, perché nella vita Dio non ci lascia mai.

Il senso del nostro vivere sarà sempre un grande e affascinante mistero: qualcuno ci dovrà sempre aiutare a capire perché un giorno abbiamo cominciato a esistere, come questa vita che ci sembra tanto fragile non si spegnerà più, ma rimarrà indelebile nell’universo; c’è stato qualcuno che ci ha chiamato all’esistenza o siamo frutto di una combinazione tra le infinite possibili?

Non solo questa vita non è nata a caso, ma questa nostra esistenza è un invito per ogni uomo e per ogni donna a un banchetto di nozze: non siamo nel mondo a caso e non ci siamo senza meta. Non solo … ma la vita dell’uomo sulla terra si configura come regno di Dio, come regalo di amore di un Padre.

Accettare la vita, quando non sapevamo che cosa era, è stato facile: ci siamo mostrati subito entusiasti, esigenti, egocentrici, attaccati; non abbiamo detto di no! Da bambini ci ha pensato l’istinto della conservazione a sostenerci, l’amore di chi ci ha generato a coltivarci.

Poi … viene per tutti  l’invito a un salto di qualità: “Ci stai a fare della tua vita un dono? Un’opera d’arte? ci stai a passare dall’istinto all’amore, dalla necessità al progetto, dalla dipendenza obbligata alla collaborazione, dalla barbarie dell’egoismo alla civiltà dell’amore?”

E’ l’invito a nozze del Vangelo, è la passione d’amore incontenibile che ha riempito la vita di Gesù, che lo ha portato sulla croce.

E sono cominciate le nostre risposte: “ma io che ci guadagno a lasciare i miei affari, a uscire dal mio comodo loculo … comodo, a tagliare le fasciature dorate delle mie abitudini? Perché non mi posso costruire i miei piaceri, o godere la mia sessualità, o accumulare soldi e comprare affetti? Perché non bado solo ai fatti miei e mi costruisco il mio regno, il mio mondo?”

Ma la forza di Dio è inarrestabile: non pone condizioni! Al suo banchetto ci possono stare tutti! L’invito deve arrivare, non c’è ufficio postale che seleziona, la sua mailing list ha gli indirizzi di tutti. Nessuno può fare da filtro, soprattutto quelli che hanno già accettato il suo invito.

Con chi lo segue è esigente: nessuno può illudersi di sentirsi a posto!

La vita è sempre una sorpresa, si porta dentro sfide nuove … se poi questo banchetto è la vita cristiana, è l’esperienza di una comunità credente, è la vita di fede, questa ha sempre bisogno di prendere il largo, ha bisogno di conversione, di vigilanza e di misura alta.

19 Agosto 2021
+Domenico

Se Dio ti ama non stare a fare i mucchiettini

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,12-16) dal Vangelo del giorno (Mt 20,1-16)

Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

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Nel nostro mondo a modello commerciale dove quello che più conta è la capacità di barattare, di stabilire accordi, scambi vantaggiosi, condizioni favorevoli, sfruttare l’occasione, intuire le debolezze del compratore per fare guadagni, farsi creativi nel collocare la nostra merce … pensiamo che il nostro rapporto con Dio sia di questo tipo: un grande commercio.

L’idea forse la danno anche certe nostre pratiche di rapporto con le cose sacre, con i sacramenti, con le offerte, con i servizi liturgici, con gli oggetti sacri, le visite ai santuari … spesso purtroppi li facciamo diventare luoghi di commercio anziché di incontro tra la nostra povera vita e la grandezza di Dio.

Crediamo di poter commerciare la nostra salvezza, di comperare la sua misericordia, di sostituire l’amore vero profondo, con le nostre cose, di tenerci il cuore e di dare a Dio soltanto le nostre cose, di tenerci il cuore e di dare a dio soltanto quelle quattro stupidate che abbiamo … e allora accampiamo diritti, rimproveriamo Dio perché non tiene conto di quello che abbiamo fatto, riteniamo di esserci guadagnati il paradiso, una vita bella, felice, solo perché …noi abbiamo dato, abbiamo fatto, abbiamo vissuto in un certo modo.

Sono tanti nel vangelo gli episodi e le parabole che ci mettono in guardia dal trattare Dio come un commerciante, dal vedere la vita credente come un investimento di potenza e di mezzi, come  insomma un grande “do ut des”, ti do perché tu mi ritorni, un baratto con pretese e furbizie.

E’ così – per esempio – la vita del tempio, quando Gesù rovescia le bancarelle dei cambiavalute che hanno fatto diventare la casa di Dio una spelonca di ladri, una borsa di contrattazione; è così quando Gesù mette al centro del suo regno i bambini come segno di una vera appartenenza al regno di Dio; è così con la parabola dei lavoratori che vengono pagati tutti allo stesso modo dal padrone a partire da quelli che secondo i nostri calcoli hanno lavorato molto di meno, e hanno meno diritto di essere ricompensati di altri.

Siamo rimasti meravigliati tutti del fatto che … hanno preso tutti lo stesso quantitativo pur avendo lavorato in tempi molto diversi e sempre meno lunghi: quel padrone è Dio stesso! Quando hai Dio che ti ama, ti  ama sempre al massimo, all’infinito e non puoi tagliare a pezzi l’infinito, il massimo.

Dio non calcola, ma ama sempre e al massimo ciascuno di noi e ciascuna sua creatura!

Gesù qui è molto deciso: “prendi il tuo e vattene, devo chiedere a te come posso usare la mia bontà, vuoi essere tu a regolare il fiume della mia carità, l’irruenza del mio amore? Sei tu che butta sangue da ogni poro della mia pelle per amore di questi uomini? Credi che ci sia un prezzo per la vita che io volentieri do per tutti? Ti sei fatto un qualche diritto sul mio sangue, sulla mia gioia di dare senza riserve?”

Gesù non è ingiusto e l’amore suo per noi non ha misura: dobbiamo esserne solo contenti!

18 Agosto 2021
+Domenico

I soldi fanno la felicità?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 23-30)

Essere ricchi, si dice, è una fortuna: non hai problemi quando devi comperare qualcosa, hai il cibo assicurato, non rischi di rimanere senza casa, non ti prende l’assillo delle scadenze delle bollette, degli affitti, del mutuo … ti puoi divertire di più, puoi permetterti qualche avventura, puoi viaggiare, ma non ti puoi comperare né il tempo, né la vita … anzi – dice il Vangelo – se sei ricco non passi per la porta stretta della felicità senza fine, del paradiso.

Un cammello non passa per la cruna di un ago: abbiamo tentato con tante belle interpretazioni di allargare questa cruna dell’ago, immaginando che fosse una porta stretta e bassa, ma non così minima …

Al Vangelo però non si possono fare sconti: la ricchezza può essere un dono di Dio, ma anche una tremenda fasciatura! Il discorso che fa Gesù non è di tipo marxista: non ce l’ha a morte con i ricchi, che vede solo come ingiusti e ladri, non lotta per la dittatura del proletariato, ma guarda dentro la coscienza delle persone che si affidano a quello che hanno, continuano ad accumulare, se lo tengono ben stretto e non si accorgono che perdono la pace interiore, muoiono dentro … e proprio perché muoiono dentro fanno morire anche fisicamente altri di fame, e diventano ingiusti.

Sappiamo tutti che i soldi non fanno la felicità, ma tutti li cerchiamo come se fossero la soluzione dei nostri problemi: sappiamo tutti che i mali più grandi della società, le nostre semplici e tranquille amicizie, le nostre stesse relazioni parentali spesso sono rovinate per quei quattro soldi, per cui litighiamo e che tra l’altro non ci sono necessari per vivere, eppure la tentazione è sempre grande.

Quante famiglie ho visto odiarsi per un testamento che faceva una differenza pari a tre o quattro metri quadri!  Chi ha, continua ad accumulare, non si accontenta, non s’accorge che rovina la famiglia, che non segue i figli, che all’interno di una casa c’è di tutto, ma manca il necessario: il sorriso, la comprensione, la gratuità, lo stare in compagnia, il tempo, la stessa preghiera.

Come ci possiamo liberare da tutto ciò? Come si può invertire questa … corsa sfrenata? Questa dipendenza assurda?

Il Vangelo dice candidamente “se non è possibile agli uomini, è possibile a Dio”: è da un nuovo rapporto di fede con Dio che si può vincere l’incanto della ricchezza, è la contemplazione di lui povero che ci può far cambiare vita e aiutare a dare al denaro il suo semplice e giusto posto, solo per vivere e fare dono come Dio ha fatto di sé con noi, senza mai abbandonarci.

Se sei ricco, prova a fissarti una percentuale di quanto spendi per te … e comincia a darla a i poveri, o a una realtà che cura il il bene comune, o all’educazione, o alla sanità, o aali ospedali, per le missioni anche … non risolverai il problema, ma almeno sei obbligato a pensarci sempre.

17 Agosto 2021
+Domenico

Voglio una vita alla grande

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 16-22)

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

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Voglio una vita alla grande, non mi bastano le mezze misure, non sono più appagato dallo stare a parlare … questa vita mi passa via e non me ne accorgo! Sono stanco di stare a guardare, voglio mettermi nella mischia … hai una ricetta di bontà da eseguire, il tuo segreto dove sta? Come fai tu ad essere così felice, a farti ascoltare da tutti? Quale è la formula vincente della vita?

Era la domanda ingenua, ma vera che un giovane è andato a fare a Gesù … è la domanda che forse anche tanti di noi si sentono di dovere fare a Dio: dove sta il segreto di una vita pienamente realizzata?

Se vuoi entrare  nella vita: osserva i comandamenti“, gli risponde Gesù.

Gesù lo mette di fronte alla sua vita, ai comportamenti normali di tutti, a quella legge naturale che fa da sola una certa bontà e il giovane è di quelli che queste cose le fa già, ma probabilmente non gli dicono niente …

Tutte queste cose le ho osservate. Che cosa ancora mi manca? 

C’è un altro giovane nel Vangelo che si trova in questa situazione: tutto a posto, tutto in regola, tutto casa e chiesa, azienda e babbo, tutto stalle e vitelli … “Io non sono di quelli che fanno storie, quello che c’è da fare lo si fa. Ogni giorno ha i suoi contrattempi, ma si può ben resistere.” … è il figlio maggiore della parabola del padre misericordioso: non s’accorge che è spento dentro, non c’è più niente che lo entusiasma … si è abituato ad amare di più i vitelli del padre che suo padre! Non si fa più domande, ha soltanto da riscuotere nella vita.

Il giovane ricco almeno si è accorto che c’è qualcosa che non gira: “Che cosa mi manca?” … e Gesù gli dice “sei troppo attaccato a te stesso” e gli spara quella raffica di verbi, che sono i verbi della felicità “va, vendi, regala, vieni e seguimi. staccati da tutto e sta con me. Sei infelice perché ti riempi di cose, non ti decide per niente e per nessuno. La vita è bella se ne fai dono, non se la rubi agli altri. Qui sta la tua infelicità.”

Quel giovane sta troppo comodo nel suo loculo, col suo cellulare, con la sua automobile, con il suo cavallo o la sua moto, con le sue avventure e …  non ha forza di fare niente di questo e resta infelice, come spesso restiamo noi.

Ce ne è un terzo che si chiama Rocco di Montpellier: lui sta bene a casa sua, ha un buon rapporto con tutti, ma sente di dover andare in pellegrinaggio a Roma sulle tombe degli apostoli a ridare forza alla sua fede. Si incammina, è già in Italia, ma non può non accorgersi di quanta gente sta soffrendo e morendo dalla peste e decide di soccorrere questi perché è qui che lo vuole il Signore e interrompe il suo pellegrinaggio rischiando tutti i giorni la vita con gli appestati.

Soccorre, consola, nutre, lava, non si stanca mai … alcuni li guarisce … dove passa lui passa la mano di Dio, la sua forza, il suo perdono, la sua guarigione … e riesce a dare ancora più forza alla sua fede sulle tombe degli apostoli … e il suo ritorno è ancora una immersione più decisa e grave nella pestilenza, tanto che anche lui ne rimane intaccato.

Si ritira in un bosco da solo per non contagiare e qui un cane, che sempre appare in tutte le sue raffigurazioni, statue, quadri, pale di altare, gli porta ogni giorno un pane; il padrone del cane, insospettito, lo segue, e scopre questo relitto d’uomo: se ne cura e la vita continua.

Morirà a casa sua, in incognito come figlio, perché è passato tanto tempo dalla partenza e tanta sofferenza lo ha reso irriconoscibile: solo dopo la morte verrà riconosciuto. Diventerà uno dei santi più venerati e invocati: in Italia almeno 3000 chiese gli sono dedicate!

Oggi anche noi ci rivolgiamo a San Rocco, con fiducia, con speranza, perché visiti anche questa nostra infinita pandemia e ne invochi con noi la fine da Dio.

16 Agosto 2021
+Domenico

Il sogno che Maria s’è portata in cielo … è ancora da realizzare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

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Ferragosto è pur sempre una festa popolare tra le più “praticate”: ci hanno tentato in tanti a dislocare in maniera intelligente in tempi diversificati le ferie … ma a Ferragosto bisogna fare festa … e possibilmente alla grande, possibilmente non nel posto in cui sempre si vive, possibilmente come cuore di una settimana di riposo.

Entro questa bella paralisi della vita normale, che riesce ancora a farci capire che la festa è una componente essenziale della vita umana, che non siamo delle macchine automatizzate sulla produzione, i cristiani mettono al centro la Madonna.

Il Vangelo oggi ci presenta Maria, la madre di Gesù che viene a conoscere la situazione – bella e delicata – di sua cugina Elisabetta, che in tarda età è al sesto mese di gravidanza e decide di mettersi a fianco di Elisabetta per aiutarla a vivere serenamente l’attesa, perché anche lei è in attesa, anche lei è stata tirata nel vortice incontenibile della vita divina. E l’incontro tra le due madri ed è tra le scene più belle della storia umana di tutti i tempi: la giovanissima e l’anziana, il nuovo e il vecchio testamento, il compimento delle promesse e gli ultimi sospiri dell’attesa, la vita di Dio e la vita dell’uomo, il Magnificat e l’Ave Maria, il sogno di Maria sul mondo e la nostra gratitudine a Dio di avercela data.

E’ la festa dell’Assunta: è la contemplazione di una creatura fatta di carne e ossa come noi che ha raggiunto la gloria di Dio, è la prima della fila degli uomini e delle donne di questo mondo, che si mettono dietro a lei in coda.

La testa della fila è già là, e ci arriveremo anche noi!

Maria però s’è portata lassù un sogno: il sogno di un mondo nuovo, di un regno che non solo bisogna sempre osare di immaginare per non perdere la speranza e per non abbassare mai la guardia della nostra vita, ma anche mettersi a disposizione per realizzarlo. E’ un sogno fatto di 7 verbi incalzanti: ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato poveri, ha rimandato ricchi, ha ricolmato  affamati, ha soccorso Israele. E’ il sogno di Dio sull’uomo che in Lei è diventato visione di vita. E’ un mondo capovolto, che nella distrazione del ferragosto possiamo rischiare di dimenticare o di ritenere solo una fantasia.

Quel Dio cui Maria si è affidata le ha dimostrato che può cambiare la storia: ha cambiato la sua, ha fatto in Lei cose grandi, non ha distolto lo sguardo dalla sua povertà, anzi proprio quella ha scelto come leva per capovolgere il mondo.

Perché il mondo dovrebbe restare come prima, ancora pieno di ingiustizie, di soprusi, di inganni, di falsità? Il tempo di riposo che stiamo vivendo può giusto essere un tempo in cui ci mettiamo a sognare un mondo diverso per tutti, in buona compagnia … e preghiamo Dio che dal sogno possiamo passare alla realtà!

15 Agosto 2021
+Domenico

A Maria attraverso san Massimiliano Kolbe

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 13-15)

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Spesso mi sono domandato perché Gesù ha messo al centro del suo regno i bambini, fino a farli diventare una condizione necessaria per appartenere al regno dei cieli. Forse perché sono buoni? O perché non fanno del male a nessuno? Noi sappiamo che anche i bambini sono capricciosi, anche loro si confrontano con l’egoismo e la contrapposizione con gli altri: anche per loro deve essere prevista una crescita faticosa verso il bene; forse perché sono semplici, indifesi, poveri di sicurezza … sicuramente anche queste qualità aiutano ad avvicinarsi all’ideale del regno di Dio.

Gli apostoli già cominciavano ad “allungare le mani” sull’appartenenza al regno di Dio: pensavano di averne l’esclusiva perché loro conoscevano Gesù, stavano con Lui, lo seguivano in un tirocinio severo di vita … credevano di essersi guadagnati un posto per la loro continuità e sequela e avevano cominciato a difendere il proprio posto: non volevano tra i piedi nessuno, come spesso si fa da adulti quando non si sopportano coloro che ti chiedono continuamente cura relazione, affetto, tempo … i bambini per esempio … e – dice il Vangelo – che gli apostoli li sgridavano: è Gesù che li difende, che li sceglie, che si mette ad ascoltarli e a benedirli.

Loro, i bambini sono i veri soggetti del regno di Dio, le persone che stanno con diritto nel nuovo popolo di Dio: I bambini sono il centro del regno dei cieli perché si sanno abbandonare con fiducia nelle mani di un papà, sanno che tutto dipende da Lui, che Lui è la loro forza e la loro certezza; quando danno la mano al papà – che è Dio – non hanno più paura di nessuno, si sentono sicuri, orgogliosi di lui non di se stessi; lo sanno apprezzare, lo accarezzano, lo vogliono sempre con sé, ne vanno orgogliosi.

Forse non è sempre così di noi cristiani nei confronti di Dio: noi crediamo di poter essere autosufficienti, anzi spesso buttiamo fuori Dio dalla nostra vita, lo offendiamo e bestemmiamo, lo abbandoniamo per seguire le sirene del nostro egoismo.

Crediamo di poterne fare a meno perché ci sentiamo noi i padroni dell’universo, invece dobbiamo diventare come i bambini, vivere di fiducia: le nostre energie si moltiplicheranno e costruiremo con Lui il regno dei cieli.

Oggi non possiamo non ricordare e chiedere l’intercessione a san Massimiliano Kolbe, frate francescano di grande cultura, capacità imprenditoriale, scrittore e comunicatore della fede e apostolo dell’Immacolata: è morto ad Auschwitz, offrendo la sua vita in uno scambio assolutamente sempre vietato con un condannato a morte per decimazione. Stranamente lui ci riuscì, l’altro fu risparmiato e fra Massimiliano fu messo a morire di fame in una cella, che ancora si può visitare nel campo di Auschwitz.

In questa vigilia dell’Assunta è la persona più indicata a farci incontrare Maria.

14 Agosto 2021
+Domenico

Il matrimonio è un grande dono di Dio, di cui è geloso

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 3-12)

Audio della riflessione

Che la vita delle nostre famiglie sia in difficoltà è un fatto che tutti conosciamo: veniamo da un mondo che a questo riguardo era più solido … non c’erano divorzio e separazione, non c’erano famiglie di fatto … le difficoltà del vivere assieme, della fedeltà coniugale ci sono sempre state, ma il modo di reagire, il contesto culturale permetteva di mantenere, anche se a fatica, l’unità, la indissolubilità del matrimonio.

Gesù nel vangelo è molto preciso. Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non separi! Oggi invece metà famiglie o quasi si sono formate dopo divisioni, il divorzio diventa un fatto normale.

I figli non sanno più a chi fare riferimento, si sentono abbandonati o contesi … anche se si tenta di ridurre i danni, non si può capire fino in fondo quanta sofferenza si crea nei figli!

Noi dobbiamo riscoprire che il matrimonio per i cristiani è un sacramento, ne ha tutta la forza e la bellezza dell’ideale! Amare l’altro come altro è mettere tra me e lui Dio: questa mediazione di Dio tra me e l’altro è come la luce tra me e le cose: mi permette di vederle per quello che esse sono in se, non per me, svelo le loro vere forme – immaginate che bello questo tra … marito e moglie.

Dio in Gesù dimostra che per un cristiano l’amore genuino non misura quanto dà o cosa riceve: nel matrimonio siamo chiamati ad amare al di là di ciò che potremmo ricevere e anche quando l’altro non fosse più in grado di dare niente.

L’aprirsi totalmente all’altro/a diventa il modo più vero di ritrovare se stessi: è amore gratuito. Dio in Gesù dimostra che le parole che colorano l’amore tra due sposi sono “sempre” e “comunque”, sono impegnati a non ritirare il loro affetto e la loro cura nemmeno quando l’altro sbaglia, tradisce o fa male: è amore fedele!

Essere fedeli vuol dire anche sentirsi impegnati a coltivare l’amore, a educarlo: il matrimonio non è la tomba dell’amore, ma la sua culla. L’amore ce l’ha scritto nel suo DNA.

Certo se è avventura, se è imbroglio, se è calcolo per avere comodità o soldi o interessi il “per sempre” è sprecato, in questo caso però non è amore, non è vero matrimonio come lo vuole Dio.

Dio stravede per due persone che si sposano, perché il matrimonio è l’unica vera immagine che viene scritta nel mondo del suo amore e non può vederlo buttare via per ogni difficoltà: ho conosciuto persone che hanno avuto crisi, ma sono state capaci di ritornare, di rimettersi assieme, di perdonarsi, di accettarsi di nuovo. Certo hanno pensato che Dio poteva essere la loro forza, che l’amore lo si impara da lui, dalla sua parola, non dalle riviste erotiche.

C’è qualcuno che è disposto a sostenere questo cammino, quando trova ostacoli? Le coppie cristiane non sono quelle che guardano con rimprovero chi sta in difficoltà, ma quelle che si fanno in quattro per aiutare a sperare, come fanno loro giorno per giorno, senza sicurezza, ma con la certezza di avere l’aiuto di Dio.

13 Agosto 2021
+Domenico

Il Perdono sempre contro ogni disperazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-22) dal Vangelo del giorno (Mt 18, 21-19,1)

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

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Pietro domanda un giorno a Gesù quante volte deve perdonare. Si perdona sempre, perché abbiamo sempre bisogno noi di perdono. Avere bisogno di perdono significa essere consapevoli di aver tradito un amore smisurato e sentirsi addosso insistente una continua proposta d’amore che ogni giorno rimette in discussione la nostra vita. Bisogno di perdono è constatazione di tradimento, dopo insistite promesse di fedeltà e patti di amicizia. Bisogno di perdono è percezione di una inconsistenza esistenziale, dovuta alla sperimentazione di una assurda autosufficienza che ha disarticolato il  nostro senso del limite, il sentirsi creature, e aprirsi a Dio che solo può riempire la nostra vita vuota. Bisogno di perdono è consapevolezza che il male profondo che è il peccato non possiamo guarirlo da noi, non abbiamo la capacità di ricucire le nostre ferite. E’ solo Dio che lo può fare.

L’accoglienza del perdono è un atto di contemplazione, prima che la constatazione di un rimorso o di un pentimento. E’ incrociare lo sguardo di Gesù sulla nostra vita. E’ immergersi nel suo stato d’animo, nella sua innocenza assoluta, nella sua tenerezza. Non è guardarsi addosso per dire quanto siamo sbagliati, per aver vergogna di quello che siamo, per disprezzarci e registrare un altro smacco, un altro venir meno ai nostri impegni, un altro: non son capace di fare niente. Il bisogno del perdono cristiano non è “godere” di essere indegni, non è nemmeno dispiacersi di non aver avuto coerenza, ma è prima di tutto contemplazione di un amore, è capacità di lasciarci guardare con amore, è avere negli occhi lo sguardo di Gesù, risentire nel cuore il calore della sua amicizia, scomparire per far brillare la sua grazia. Il centro è Lui, non il nostro smacco o la nostra umiliazione. Spesso siamo più dispiaciuti di non essere stati all’altezza del nostro compito che di aver offeso Gesù. E’ Lui che dobbiamo mettere al centro. E’ Lui che dobbiamo contemplare in tutti i suoi gesti umanissimi di amore.

Abbiamo bisogno di trovare Grazia presso Dio, come l’ha trovata Maria, di essere immersi in un mare di gratuità, in una pienezza del tempo, in quel vortice della storia della salvezza che Dio ha sempre pensato per l’uomo, da quando ha deciso di rischiare sulla nostra libertà. Abbiamo usato la libertà per vivere da schiavi; diventare figli non è opera nostra; è solo per la pienezza del perdono di Dio, che non ci abbandona mai.

12 Agosto 2021
+Domenico