Non una assicurazione, ma un invito esigente

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13, 22-24) dal Vangelo del giorno (Lc 13, 22-30)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”.
Disse loro: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Audio (video) della riflessione

Alla fine della vita che ci sarà? Questo uomo o donna che io sono ha un futuro oltre la vita terrena? Siamo destinati a scomparire nel nulla o c’è qualcosa dopo la morte? Sono domande che ogni tanto ci facciamo. Siamo abili a metterci un silenziatore, perchè sono domande imbarazzanti, sia per noi che ci disperiamo di fronte alla morte, sia per la fede che dovremmo dimostrare nei confronti di chi vive con noi. Abbiamo paura del dileggio dei benpensanti, degli ideologi che sanno tutto, che conoscono per filo e per segno anche il nostro futuro, magari si affidano di più agli oroscopi che a qualche uso dell’intelligenza più consono alla dignità umana.

La nostra fede ci dà la certezza che la nostra vita si conclude e continua nella braccia di un Padre, nella fratellanza di un Figlio che ci ha salvati, nella luce e nel fuoco d’amore dello Spirito che non permette alla nostra vita di afflosciarsi su di sé nel nulla e di scomparire.

Una domanda pressappoco uguale alla nostra la ponevano a Gesù i suoi contemporanei. Erano sicuri che ci fosse un futuro, ma non sapevano se la salvezza fosse garantita a tutti. Cercavano forse solo garanzie, quasi che, una volta avuta l’assicurazione, la vita smettesse di essere in salita e la certezza, ottenuta con le nostre fisime, prendesse il posto della verità, dell’amore da vivere ogni giorno. Credevano che si potessero mettere in atto automatismi comodi di salvezza, privilegi per i furbi.

 Chiedono a Gesù se il paradiso è pieno. Certo, se è pieno, perché non ci posso stare anch’io?!; se c’è poca gente allora mi devo accaparrare qualche lasciapassare. Gesù dice papale papale: la porta è sempre stretta. Dio ci salva, ma l’amore è esigente. Non c’è nessun privilegio o raccomandazione su cui contare, non c’è nessun automatismo nell’amore, c’è sempre e solo la disponibilità ad accogliere, l’ardore di una volontà decisa a lasciarsi trasformare, la bellezza di un abbandono nelle braccia di Dio Padre, una fraternità da vivere e mostrare ai poveri: insomma un vangelo da vivere e incarnare.

La porta è stretta non per tirchieria di chi la apre, ma per la crescita  in bontà della coscienza dell’uomo, per l’approfondimento della sua dignità, che è poco meno degli angeli, coronato di onore e grandezza da riconquistare e sempre da implorare.

Per la porta stretta non si fa una selezione di diritti, ma un discernimento di bontà, una scala di amore, una precedenza di santità.  Altrove dice il vangelo: i ladri e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli; quindi nessuno pensi di avere una assicurazione, ma sempre e solo un invito esigente.

E’ bello sapere comunque che là siamo destinati e il paradiso non può essere che traboccante se è costato la morte di Gesù per aprirlo.

21 Agosto 2022
+Domenico

Il cristiano è uno specialista del servizio, non del potere!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 11-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12)

Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Audio (Video) della riflessione

Sembra una condanna da cui non si può facilmente sfuggire … quella di dedicarsi con generosità ai poveri, ai giovani, a far del bene e finire miseramente per farsi servire da coloro per i quali abbiamo dato la vita: si comincia con l’accoglienza, con un impegno che costa fatica e che non è spesso riconosciuto, con la dedizione senza orari … poi, a un certo punto, si insinua l’abitudine: si procede un po’ automaticamente e ci si trova non più a servire, ma a controllare, a imporre, a togliere libertà di espressione.

Capita forse lo stesso anche in casa con i figli: si passa dalla dedizione più generosa come è il dare la vita, il far crescere, il non risparmiarsi per ogni bisogno a diventare ingombranti, incapaci di dare autonomia, col legare a sé anziché lanciare nella vita.

I passi sono spesso impercettibili, ma alla fine diventano un piccolo sequestro biologico!

E’ la tentazione anche di noi credenti o uomini di Chiesa, che da entusiasti servitori possiamo diventare importanti e da importanti diventiamo persone  non più dedicate a un amore disinteressato: il servizio può spesso portare ad assumere responsabilità, a salire quindi anche posti di prestigio.

Le responsabilità vengono riconosciute da collocazioni nella gerarchia e il gioco è fatto: se uno non ha niente in testa arriva a credere di essere lui il centro e non più il Signore che serve nelle persone a lui affidate … per questo spesso nelle nostre comunità c’è corsa ai posti anziché ai servizi.

Era così ai tempi di Gesù, ed è così anche oggi, con una aggravante: che il nostro maestro e Signore Gesù, ci ha dato sempre un esempio deciso, chiaro, pagato sulla sua pelle del vivere sempre da servo … anzi è morto sulla croce proprio come il servo sofferente: Lui ci ricorda che non dobbiamo amare nessun primo posto, non dobbiamo fare i “pavoni”, ma tenere bene in mente che ”il più grande di voi sarà vostro servo”.

In questa direzione assolutamente obbligatoria per ogni cristiano si inscrive tutto il lavoro delle nostre chiese e della Chiesa Universale sulla sinodalità, sul camminare sempre assieme, immergersi in un percorso comune di servizio e di corresponsabilità verso se stessi, Chiesa e il mondo.

E’ allora alzando lo sguardo a Lui che possiamo purificare sempre le nostre intenzioni, tornare sempre all’incandescenza delle decisioni di autentico servizio che ci hanno fatto compiere i primi passi generosi e affidare a Dio la volontà di perseverare, perché Dio, anche in questo, non ci abbandona mai.

20 Agosto 2022
+Domenico

Chi è il cristiano vero?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 34-40)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Audio della riflessione

Ci viene spesso spontanea la domanda: “quale è il punto più importante della vita cristiana?”

Chi è il vero cristiano? E’ chi va a messa? È chi paga le tasse? È chi si comporta bene? Chi non ruba? Chi fa il suo dovere?

La tentazione di semplificare è tanta, anche se è giusto puntare sempre all’essenziale: Vorremmo forse un cristianesimo in pillole per potercelo sistemare una volta per tutte … della serie: “la mia vita è un’altra, ho tante preoccupazioni, tanti interessi, programmi, ideali … non posso correre dietro ai preti …” però è giusto avere qualche principio proprio per mettere a posto anche questo: nella vita ci vuole una sorta di ordine!

La fede è vista come uno dei tanti tasselli dell’esistenza, dei tanti obblighi, delle tante cose che purtroppo occorre mettere in conto perché prima o poi ci devi incappare: o i sacramenti dei figli, o il matrimonio, o qualche malattia, o la morte dei nonni, o qualche confraternita in cui hai amici …. o perché sei imparentato con qualche frate o suora…

“C’è qualcosa che posso fare senza troppo impegno e che mi mette il cuore in pace?”.

Gesù è molto preciso, ma come sempre destabilizzante: il centro della vita cristiana non è qualcosa da fare, ma un modo di essere, per cui non è un gesto da compiere una volta per tutte così che ti sei messo a posto, ma è una vita di amore: è amare Dio! Amare Dio non è una preghierina del mattino, non è un soprammobile sul comodino, non è una scaramanzia da fare ogni giorno prima di salire in automobile … è mettere Dio al centro della vita!

E’ sorprendente e bello , il comando di amare Dio: fa tenerezza un Dio che insegue l’uomo per dirgli “ti do un comando, un ordine tassativo, grande e terribile: per favore voglimi bene, perché anch’io ti voglio bene”.

E’ un comando che indica una concezione sublime di Dio e dell’uomo: Dio è amore e l’uomo è fatto per amare Lui.

Il desiderio dell’uomo di essere simile a Dio è proprio lo stesso di Dio che lo ha creato come sua parte: diventiamo per amore ciò che Dio è per natura!

Ma ancora di più dice Gesù: essere cristiani è amare allo stesso modo anche il prossimo.

Sapere che gli altri fanno parte della nostra vita e non posso vivere senza stabilire con loro rapporti di amore, di dono, di amicizia, di convivenza positiva e generosa.

Chi voleva la formuletta “mordi e fuggi”, “prendi e sigilla” … se la deve scordare: essere cristiani è semplice, non è un insieme di adempimenti complicati, ma è vivere in modo completamente diverso da quanto ci suggerisce il mondo: per questo la vita cristiana è una vita di speranza, perché sa puntare al cuore della costituzione di un modo di vivere, e questo cuore è l’amore.

19 Agosto 2022
+Domenico

La vita è un invito alla festa con Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt. 22, 4-6) dal Vangelo giorno (Mt. 22, 1-14)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Audio della riflessione

Il senso del nostro vivere sarà sempre un grande e affascinante mistero: qualcuno ci dovrà sempre aiutare a capire perché un giorno abbiamo cominciato a vivere, come questa vita che ci sembra tanto fragile non si spegnerà più, ma rimarrà indelebile nell’universo … c’è stato qualcuno che ci ha chiamato all’esistenza o siamo frutto di una combinazione tra le infinite possibili?

Non solo questa vita non è nata a caso, ma questa nostra esistenza è un invito per ogni uomo e per ogni donna a un banchetto di nozze! Non siamo nel mondo a caso e non ci siamo senza meta! Non solo, ma la vita dell’uomo sulla terra si configura come regno di Dio, come regalo di amore di un Padre.

Accettare la vita, quando non sapevamo che cosa era, è stato facile: ci siamo mostrati subito entusiasti, esigenti, egocentrici, attaccati … non abbiamo detto di no! Da bambini ci ha pensato l’istinto della conservazione a sostenerci, l’amore di chi ci ha generato a coltivarci … poi viene per tutti  l’invito a un salto di qualità: “Ci stai a fare della tua vita un dono? Un’opera d’arte? ci stai a passare dall’istinto all’amore, dalla necessità al progetto, dalla dipendenza obbligata alla collaborazione, dalla barbarie dell’egoismo alla civiltà dell’amore?”.

E’ l’invito a nozze del Vangelo, è la passione d’amore incontenibile che ha riempito la vita di Gesù, che lo ha portato sulla croce … e sono cominciate le nostre risposte: “ma io che ci guadagno a lasciare i miei affari, a uscire dal mio comodo loculo, a tagliare le fasciature dorate delle mie abitudini? Perché non mi posso costruire i miei piaceri, o godere la mia sessualità, o accumulare soldi e comprare affetti? Perché non bado solo ai fatti miei e mi costruisco il mio regno, il mio mondo?”.

La vita non è più stata vista come un invito, ma come un possesso: due tappi alle orecchie, due mani sugli occhi, e una pietra al posto del cuore!

Ma la forza di Dio è inarrestabile, non pone condizioni: al suo banchetto ci possono stare tutti. L’invito deve arrivare, non c’è ufficio postale che seleziona, la sua mailing list ha gli indirizzi di tutti! Nessuno può fare da filtro, soprattutto quelli che hanno accettato il suo invito.

Con chi lo segue è esigente: nessuno può illudersi di sentirsi a posto!

La vita è sempre una sorpresa, si porta dentro sfide nuove… se poi questo banchetto è la vita cristiana, è l’esperienza di una comunità credente, è la vita di fede … questa ha sempre bisogno di prendere il largo, ha bisogno di conversione, di vigilanza, di misura alta!

E noi anche oggi siamo chiamati a cercare e proporre modi di vivere questa misura alta della vita cristiana: vogliamo invocare Dio perché in Gesù morto e risorto ci illumini il cammino, sostenga le nostre famiglie, le aggregazioni, le comunità, le orienti tutte a compiere sempre la sua volontà, a costruire il suo regno.

18 Agosto 2022
+Domenico

Padrone o padre è per noi Dio?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Video della riflessione

Facciamo sempre troppa fatica a capire questa parabola in cui ogni lavoratore prende la stessa paga anche se ha orari diversissimi di lavoro … proviamo a partire da una esperienza che a tutti auguriamo di fare … partiamo dalla famiglia: non decidono i figli quando nascere in una famiglia, dove non è un errore o un merito l’essere nati prima o dopo! L’amore di papà e mamma è sempre al massimo per tutti.

Dio ci dona sempre il massimo, non fa differenza di persone: il suo amore non si baratta, non si taglia a fette, non si conta come gli euro … è la sua bontà infinita per noi, per tutti quelli che lo amano anche all’ultimo momento.

Vogliamo un rapporto con Dio non a modello commerciale, ma a modello famigliare, perché Lui è famiglia, è Trinità, dove padre, Figlio e Spirito si amano di amore immenso senza misura, sempre al massimo, come Dio con ciascuno di noi.

Il paradiso Dio ce lo regala sempre: è più grande di ogni nostro merito; è dono del suo amore che decidiamo di accettare nella nostra esistenza!

La famiglia è proprio il luogo in cui si può capire di più Dio. Il lavoratore della prima ora che resta deluso e si arrabbia con Dio per me era un single: tutto concentrato su di sé. Questo lavoratore della prima ora assomiglia proprio al figlio più grande, tutto casa e chiesa, campi e vitelli, azienda e profitto della parabola del figliol prodigo: “Come? Vieni qui ancora a dividere la mia eredità, dopo che ti sei fatta fuori la tua? Che giustizia è far festa al figlio pazzo e vagabondo? Questo tuo figlio …”

Un papà, una mamma, un fratello sanno che in famiglia ci si rapporta molto diversamente e non si mette in atto nessuna ingiustizia, ma si vede che la giustizia  ha bisogno di amore per essere una regola di vita!

Nel nostro mondo a modello commerciale dove quello che più conta è la capacità di barattare, di stabilire accordi,di … fare scambi vantaggiosi, avere condizioni favorevoli, sfruttare l’occasione, intuire le debolezze del compratore per fare guadagni, farsi creativi nel collocare la nostra merce …. pensiamo che il nostro rapporto con Dio sia un grande commercio! L’idea forse la danno anche certe nostre abitudini di rapporto con le cose sacre, con i sacramenti, con le offerte, con i servizi liturgici, con gli oggetti sacri, le visite ai santuari … spesso li facciamo diventare luoghi di commercio anziché di incontro tra la nostra povera vita e la grandezza di Dio.

Crediamo di poter commerciare la nostra salvezza, di comperare la sua misericordia, di sostituire l’amore vero profondo, di tenerci il cuore e di dare a Dio solo le nostre cose …

…. e allora accampiamo diritti, rimproveriamo Dio perché non tiene conto di quello che abbiamo fatto, riteniamo di esserci guadagnati il paradiso, una vita bella, felice, solo perché noi abbiamo dato, abbiamo fatto, abbiamo vissuto in un certo modo.

17 Agosto 2022
+Domenico

I beni di questo mondo: i soldi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19,23-30)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Audio della riflessione

Potremmo fingere che i soldi non ci toccano, allora vuol dire che ne abbiamo abbastanza; magari ci disturbano, allora ne abbiamo troppi, spesso però non ne abbiamo abbastanza e ne soffriamo. Gesù ci invita a vivere come “da principio” non solo per i nostri affetti, per i rapporti tra marito e moglie, con gli altri fratelli e con noi stessi, ma anche con i beni del mondo.

Non sono certo il fine cui sacrificare la nostra vita e quella degli altri, ma solo il mezzo da usare tanto quanto serve per vivere da figli e da fratelli, senza lasciarci prendere troppo o addirittura farci dominare e rovinare. Sappiamo tutti che quello che teniamo in proprio ci divide dagli altri e ciò che doniamo invece ci unisce. I beni materiali sono benedizione e vita se li condividiamo liberamente e generosamente, diventano maledizione e morte se li accumuliamo con avidità e compulsione.

Gesù ci invita ad essere liberi, che sappiamo servirci di tutto, ma non farci schiavi dei beni che abbiamo. Certo, questo potrebbe sembrare un discorso da ricchi, da gente che sta bene, che è fortunato nella vita, che è nato dalla parte giusta. Gesù però impegna tutti a mettere a disposizione non solo il superfluo, ma quello che abbiamo e possiamo condividere, perché tutti abbiano il necessario

Perché il ricco non può salvarsi? Non può arrivare nel regno dei cieli, soprattutto perché c’è genmte che muore per la sua avidità, il suo egoismo. Chi non ha è sempre per tutti un fratello, ha sempre per padre Dio e il mondo è stato fatto da Dio perchè tutti ne possano godere, tutti abbiano un pane, un bicchiere d’acqua, un cibo. Tante volte Gesù incontrando la gente provava compassione, proprio perché la vedeva assillata per la fame del corpo e anche per la fame dell’anima. E Gesù si è presentato come risposta per ogni fame, di Lui e del pane di ogni uomo.

Noi oggi  ricordiamo san Rocco,  celebriamo la sua santità che lo rese famoso e che inondò tutto il mondo cattolico allora conosciuto, ma troppo poco riandiamo alla sua vita del tutto normale, semplice, attenta al prossimo e radicata nel Signore. Rocco si accompagnava ai poveri pellegrini, che ansimando raggiungevano Roma per incontrarsi col perdono di Dio. Era diventato loro amico, ancor prima di giungere lui stesso alla meta, anzi mettendo la meta in secondo piano rispetto a una amicizia di compassione e di solidarietà. Aveva capito che la prima povertà per un pellegrino era bisogno di amicizia, un antidoto all’assenza di punti di riferimento, e all’insopprimibile desiderio di essere capiti e aiutati senza essere giudicati e demoralizzati. Per questo mentre curava le piaghe dei pellegrini e li nutriva faceva loro sperimentare la compagnia di Dio. Oggi, l’aumento delle povertà spirituali, può diventare aumento di relazioni spirituali. Papa Francesco ci dice che la santità non è frutto dell’isolamento. «Nessuno si salva da solo. Rocco ha saputo mettere a disposizione dei poveri, compagnia di vita, conforto nella malattia e affidamento filiale a Dio.

16 Agosto 2022
+Domenico

Maria s’è portata lassù un sogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Audio della riflessione

Questa bella paralisi della vita normale, che è il Ferragosto, riesce ancora a farci capire che la festa è una componente essenziale della vita umana, che non siamo delle macchine automatizzate sulla produzione, e noi i cristiani mettiamo al centro del mese del riposo la Madonna. La contempliamo Assunta in cielo nelle braccia di Dio Padre, una creatura fatta di carne e ossa come noi che ha raggiunto la gloria di Dio, è la prima della fila degli uomini e delle donne di questo mondo. E noi ci mettiamo dietro a lei in coda. La testa della fila è già là. Ci arriveremo anche noi.

Maria però s’è portata lassù un sogno: il sogno di un mondo nuovo, di un regno che bisogna sempre osare di immaginare per non perdere la speranza e per non abbassare mai la guardia della nostra vita. E’ il sogno del magnificat. Era sgorgato dall’incontro di Maria ed Elisabetta, le due gestanti che portano in grembo la nuova storia dell’umanità: è un canto, un inno, una sinfonia, una esplosione di lode e gioia.

Da allora ogni giorno nella Chiesa tutti lo cantano sul far della sera: nella pace dei monasteri, nella penombra dei conventi, nelle chiese più antiche dei nostri borghi o più nuove delle periferie delle nostre città; dovunque c’è un prete, magari già assonnato e stanco per il lavoro e la dispersione della giornata o una famiglia che fa della lode della Chiesa il suo ritmo, a sera si recita il Magnificat. Nell’affidare a Dio la storia quotidiana il cristiano non può fare a meno di lasciarsi inondare dai sentimenti di Maria di fronte alla bontà di Dio. Quando Dio interviene nella vita di una persona non si può non esplodere di gioia. Lo è stato per tanti personaggi dell’antico popolo di Israele, lo è stato per il lebbroso che è tornato a ringraziare Gesù per aver avuto non solo la guarigione della lebbra, non solo una pelle e una carne fresca e le mani al posto dei moncherini, ma la salvezza e la nuova innocenza del cuore; lo è stato per il popolo dopo il passaggio del mar Rosso attraverso il cantico di Miriam la sorella di Mosè e non poteva non esplodere nel cuore di Maria.

Ma la cosa che sorprende è che la gioia di Maria non è una dolce ingenuità, magari distaccata dalla storia di ogni giorno, aerea come tanti pensano sia la preghiera, ma è un giudizio netto sulla intera storia dell’uomo. Ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha ricolmato affamati, ha rimandato ricchi, ha soccorso Israele. Sono i sette verbi, non proprio innocui di una visione di mondo, di uno sguardo lucido sulla storia. L’avessimo noi oggi questa capacità di guardare i fatti della nostra vicenda contemporanea con gli occhi di Maria! Oggi che ci si appanna la vista perché vediamo solo superbi, potenti e ricchi vivere sfacciatamente sulla pelle degli affamati e umili, popoli inginocchiati nella fame e umiliati nella loro dignità, non solo ad opera di nemici, ma anche dagli odi degli stessi amici! Quel bimbo che Maria si porta in seno ha già cominciato a riaccendere speranze. Maria aveva sognato un mondo nuovo donato da Dio ai poveri della terra. E’ un mondo capovolto, che nella distrazione del ferragosto possiamo rischiare di dimenticare o di ritenere solo una fantasia. Quel Dio cui Maria si è affidata le ha dimostrato che può cambiare la storia; ha cambiato la sua, ha fatto in Lei cose grandi, non ha distolto lo sguardo dalla sua povertà, anzi proprio quella ha scelto come leva per capovolgere il mondo.

Ebbene, canta Maria, quel Santo, quel Signore è qui. Questo niente che io sono, lo porta e lo consegna alla storia. Non deliravano i nostri profeti, non cantavano ai prigionieri per ingannarli, non ci siamo tenuti in cuore dei sogni come pietose terapie contro la depressione, non abbiamo finto di guardare al cielo perché incapaci di stare su questa terra, le nostre speranze non sono l’oppio dei popoli! Non siamo stati ingenui perché ci siamo affidati a Dio e non al nasdaq o al mibtel o alle armi intelligenti. Dio è salvatore! L’onnipotente fa grandi cose. Il Santo è di parola, non dimentica, se ama, ama per sempre. Non c’è ostinazione o cattiveria umana che fa tornare indietro Dio dalla sua misericordia. Negli occhi velati di pianto per la morte ingiusta e violenta procurata dagli assassini di ogni colore si può sprigionare una luce e la bocca può esprimere un canto.

C’era ancora un nemico da abbattere, l’ultimo, la morte. Gesù l’aveva sconfitto ed era giusto che lo fosse immediatamente anche per Maria. E noi oggi i soliti ingenui impertinenti uomini di speranza, controcorrente, collochiamo nel cuore del massimo divertimento dell’anno, la contemplazione del nostro futuro. Ci divertiamo volentieri, siamo contenti di gustare anche le piccole felicità della vita, ma sappiamo collocare il nostro cuore molto più in alto, oltre.

Perché il mondo dovrebbe restare come prima, ancora pieno di ingiustizie, di soprusi, di inganni, di falsità? Il tempo di riposo che stiamo vivendo può giusto essere un tempo in cui ci mettiamo a sognare un mondo diverso per tutti, in buona compagnia.

15 Agosto 2022
+Domenico

Essere cristiani non è fanatismo, ma nemmeno acqua tiepida: è sempre un fuoco!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.

Audio della riflessione

Eccettuato qualche fanatico, in genere chi imposta la vita secondo una religione si pensa che sia un tipo calmo, tranquillo, uno che sta dalla parte dell’ordine, non offende nessuno,  trattabile, fa parte del sistema insomma …

Non doveva essere proprio così Gesù: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; come vorrei che fosse già acceso” … E io non posso dimenticare che nella mia vita ci fu una domenica di agosto, quella della Giornata mondiale della gioventù dell’anno 2000, quando Papa an Giovanni Paolo II congedava i giovani di Tor Vergata con la parola di Santa Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo!”. Aveva davanti a sé una assemblea gioiosa, festosa, entusiasta, decisa, di due milioni di giovani che aveva chiamato da tutto il mondo, per i quali aveva nella sua vecchiaia un testamento da affidare, un fuoco che gli bruciava dentro e  lo voleva comunicare, quasi un mandato di tutta una vita spesa per l’umanità e soprattutto per i giovani.

Questo fuoco del vangelo, della fede cristiana, di Gesù lo dovete accendere in tutte le strade e gli spazi della vostra vita: allora il cristianesimo non è un tranquillante, non è la codificazione del “politicante corretto”, non è un galateo, non è buonismo …

“Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” … allora è tutta rivoluzione, trasgressione, ribaltamento dell’ordine costituito? Anche nel mondo degli affetti, che è per eccellenza il luogo della “pace”, Gesù entra con forza e porta scompiglio.

Come sempre Gesù non lo si comprende con le nostre semplificazioni ideologiche, stringendolo nei nostri schemi di destra o di sinistra, di restaurazione o di rivoluzione: quando Lui c’è, la sua presenza non si somma, non si confonde, ma determina, cambia, porta a verità, colora, dà sapore, crea anche crisi perché la pace che Lui dona non è frutto di accomodamenti o di falsità … e per accogliere la sua pace, perché questa è il grande dono di Gesù agli uomini, è necessario a volte prendere delle decisioni dolorose.

Spesso sotto la copertura degli affetti anche all’interno della vita di coppia, della vita di famiglia si instaurano rapporti falsi, opprimenti, ingiusti.

Gesù porta alla verità di te stesso, alla verità delle relazioni, per questo porta scompiglio, fuoco che brucia il male, l’ingiustizia, i soprusi.

Gli uomini e le donne che con lui acquistano dignità. E’ un acquisto sempre a caro prezzo.

Chi paga e ha pagato per primo è Lui e il cristiano è un “trasgressivo” che porta su di sé la croce e non la impone mai agli altri.

14 Agosto 2022
+Domenico

Dei bambini è il regno dei cieli

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 13-15)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Audio della riflessione

Nel bambino si manifesta l’essenza dell’uomo, perchè esiste in quanto è riconosciuto, accolto e amato: vive di fiducia assoluta nell’amore di chi lo accoglie.

Ognuno di noi respira nella misura in cui la sua fiducia è corrisposta da un sorriso materno che non delude: noi abbiamo bisogno assoluto di fiducia, perché consapevoli di essere relativi! L’uomo diventa adulto quando accoglie il bambino che è anche in lui, che è lui e diventa adulto quando accetta di essere amato nella sua piccolezza: il bambino vive spontaneamente ciò che l’adulto dovrà realizzare liberamente.

Il regno dei cieli è di chi si butta nelle braccia del Padre come un bambino si butta nelle braccia di suo papà: Gesù non accoglie i bambini perché sono buoni, sono carini, ti commuovono, hanno una sincerità innata … ma perché la loro è una vita tutta abbandonata in qualcuno, fanno della fiducia nel loro papà il massino desiderio da poter esprimere.

Le nostre crisi di fede non sono sempre intellettuali, legate a filosofie pur documentate, ma il venir meno di una fiducia generale nella vita! Sentirsi dire: “venite a me voi che siete affaticati” non è solo un invito di giornate impossibili, quali ogni tanto ci capitano, ma essere chiamati a vivere di fiducia, a buttarci nelle braccia di Gesù, di Dio Padre, della vita vera che ci sorprenderà sempre e che ora non ci appaga.

C’è da scoprire un cuore che ama l’uomo, la donna, le creature: non siamo a caso in questo mondo, non siamo abbandonati; ci dobbiamo sentire sempre figli, capaci di riconoscere che il principio del nostro vivere ci è sempre stato regalato.

Siamo un dono, non un self-made man, un uomo fatto-da-solo: siamo nati da una mamma e da un papà e soprattutto se camminiamo in questa consapevolezza apprezziamo che questo Dio pure ci ha fatto nascere dal suo sangue, dal suo amore sconfinato.

C’è stato un male che ci ha privato di Lui: ci sono stati momenti in cui abbiamo voluto farne a meno … siamo fuggiti, abbiamo sbattuto la porta di casa e facciamo fatica a ritornare bambini, a rimettere tutta la nostra fiducia in Dio! Ci siamo lasciati incantare da noi stessi: abbiamo pensato che tutto iniziasse e finisse in noi, invece siamo sempre frutti di un dono, siamo un regalo e abbiamo un Padre che non ci abbandona mai.

Siamo capaci di gesti generosi, di sentimenti di accoglienza, di voglia di collaborare, di sentirci di qualcuno, di sentirci di Dio.

Il messaggio più bello e più decisivo di Gesù e del Vangelo è che noi abbiamo un padre, che Dio è nostro padre, che il futuro nostro è già garantito nelle sue braccia da cui non possiamo più cadere.

13 Agosto 2022
+Domenico

La sessualità umana, ambito della libera realizzazione della persona, come relazione di amore  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 3-12)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Audio della riflessione

La sessualità umana non è per la semplice conservazione della specie, non è l’istinto alla cui soddisfazione è connesso un piacere, ma indicando l’insufficienza radicale dell’uomo nei confronti della vita, il limite di un sesso è rimando all’altro diverso: Questo sentirsi e vedersi diverso, altro,  può essere vissuto da ambedue le parti come minaccia o aggressione, un collocarsi in difesa o in attacco, ma anche come attrazione e cura, in comunione e dono reciproco.

Quell’ “in principio non era così“richiama la bellezza della creazione, dell’essere l’uomo e la donna creati a immagine di Dio e che quando come nel libro della genesi si rendono conto di essere fatti l’uno per l’altra, nel sonno profondo e mistico, dopo il quale “ish” e “ishshah” si contemplano estasiati e cantano il primo canto d’amore: “questa è carne della mia carne, ossa delle mie ossa”, che, detto con maggiore coinvolgimento, può essere: “Ho una grande gioia nel cuore, ci scopriamo creati come regalo l’uno per l’altra, tu sei come me e io come te, ma siamo fatti diversamente, riconosco ed esulto per la nostra comune identità, dal momento che proveniamo dalla medesima radice. Nella nostra differenza destinata a farsi unità, liberamente scelta, io canto la  nostra vocazione a diventare immagine il più possibile simile al creatore, il Signore Iddio!”.

Questo amore che porta  a una grande nuova unità è un mistero, nel senso che è un fatto che va oltre la nostra portata, ed è un fatto divino: così lo definisce la sacra scrittura (Ef,5,12); è sorgente di ogni desiderio e gioia che nella relazione di coppia è determinante per il bene e per il male della società umana, della famiglia.

Occorre allora scoprire la bellezza e le difficoltà, assieme a determinazione nel creare condizioni adatte alla vita di coppia in ogni tipo di società, sempre più complessa e frammentata, che tende quindi a dividere piuttosto che a riunire.

Ecco perché la fedeltà indissolubile nel matrimonio, Gesù non la propone come una legge, ma come il Vangelo, una buona notizia, in cui Lui Gesù è il Dio che salva e risana in radice il nostro male, che è sempre chiusura egoistica in noi stessi e non accettazione dell’altro: Ne consegue allora tutto l’impegno formativo, che anche papa Francesco propone con una sorta di catecumenato, per i giovani che intendono sposarsi da cristiani, da innamorati di Gesù Cristo, con  il sacramento del matrimonio in Chiesa.

La preparazione al matrimonio dice ancora papa Francesco sarà sempre artigianale, non fatta in serie! La relazione di coppia è rivelazione e partecipazione alla vita del Signore, per questo Gesù invita a puntare in alto, a non adattarsi alle mode.

12 Agosto 2022
+Domenic
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