Il Signore ha un modello nuovo di giustizia per l’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-19,1)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Audio della riflessione

A ciascuna persona piace, ed è una esigenza forte, quella di essere trattato con giustizia. Sono tanti i soprusi cui il debole è soggetto, tante le situazioni in cui non puoi difenderti da torti subiti che desideri con forza per te e per gli amici di essere riconosciuti nella propria unicità, personalità, individualità. Ed è giusto che chi sbaglia paghi. La giustizia del Figlio di Dio, di Gesù invece è una giustizia superiore, propria di chi ama, che è in debito verso tutti: all’avversario deve la riconciliazione, al piccolo l’accoglienza, allo smarrito la possibilità di trovare il senso perduto, al colpevole un aiuto con la correzione, al debitore sommerso dai suoi debiti, la possibilità di un condono. E’ una giustizia che introduce una grande disparità, che si chiama misericordia, dono e perdono. Il male che faccio è l’occasione che, facendomi sentire perdonato di più, mi farà amare di più il Signore e il male che subisco è l’opportunità di amare di più i fratelli. Il perdono che ricevo e che accordo è il respiro di Dio. Il perdono è il cuore della vita cristiana, mi rende figlio  del Padre e fratello dei miei simili. Un amore che non perdona non è amore.

Fa proprio pena questo ricco sfondato che è vissuto di debiti, 10.000 talenti sono tonnellate di oro; finge di poter ripagare, ma non sa che vuol dire essere perdonato. Noi siamo questo ricco sfondato, questa persona che alla leggera accoglie il grande perdono di Dio, si crede furbo solo e fortunato solo lui e continua a indebitarsi verso Dio, non perdonando al prossimo. Se pensiamo a quanto ci ha dato Dio: la vita, la salute, l’aria che respiriamo, il creato in cui viviamo, la luce e il calore della esperienza di umanità condivisa… Sono una pallida idea delle vagonate di oro che Dio ci ha regalato di fronte a quei miseri centesimi che possiamo aver speso per il prossimo e che non siamo capaci di perdonare per condonare.

Il bisogno del perdono cristiano non è “godere” di essere indegni, non è nemmeno dispiacersi di non aver avuto coerenza, ma è prima di tutto contemplazione di un amore, è capacità di lasciarci guardare con amore, è avere negli occhi lo sguardo di Gesù, risentire nel cuore il calore della sua amicizia, scomparire per far brillare la sua grazia. Il centro è Lui, non il nostro smacco o la nostra umiliazione. Spesso siamo più dispiaciuti di non essere stati all’altezza del nostro compito che di aver offeso Gesù. E’ Lui che dobbiamo mettere al centro. E’ Lui che dobbiamo contemplare in tutti i suoi gesti umanissimi di amore.

Allora solo questa contemplazione ci farà capaci e  desiderosi di perdonare chi ci ha fatto del male

11 Agosto 2022
+Domenico

San Lorenzo, il chicco di grano che muore nelle braccia di Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 24-26)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Audio della riflessione

Sono tante le cose necessarie nella vita: avere una buona famiglia, un papà e una mamma che ti vogliono veramente bene, un marito o una moglie che è felice di vivere con te, avere un lavoro che ti permette di vivere, condurre una vita onesta, star bene di salute … l’elenco potrebbe anche continuare, ma soprattutto deve orientarsi anche a qualcosa di più profondo che è il sapere di stare a cuore a Dio.

L’esperienza religiosa non è secondaria nella vita di una persona: le permette di salire su un albero per capire quale è il proprio posto nella vita, le permette di avere un punto di riferimento per dare senso a quello che capita ogni giorno.

Ebbene, un giorno si avvicinano al gruppo dei discepoli che stanno accanto a Gesù, alcuni stranieri … sicuramente sono stati colpiti da quanto si dice in giro di Gesù: un tam tam popolare lo aveva reso celebre, tutti ne riconoscevano la grande … personalità, si sentivano consolati e affrancati dalla sua parola … ecco allora naturale la richiesta di questi stranieri: “Vogliamo vedere Gesù. Vogliamo parlargli, incontrarlo, conoscerlo; vogliamo anche noi poter stare con Lui!”.

E Gesù a quei greci che lo volevano conoscere dice subito quello che lo caratterizza: “sono un chicco di grano che ha il coraggio di morire nella terra per poter risorgere a vita nuova”; presenta a loro subito il centro della sua vita: il dono di sé fino alla consumazione, ma nella consapevolezza di una risurrezione.

Nella vita non si può vivere per se stessi: ci si diverte pure, ma si rimane soli, con un cuore rinsecchito di egoismi … invece chi ha il coraggio di dare la sua vita, di perderla, la ritroverà piena, sovrabbondante, incontenibile! Questa è la nostra speranza, a questa speranza ci orienta sempre la vita di Gesù.

Il chicco che muore non si consuma in una terra cruda e spietata, ma nelle braccia di un padre che dà vita! Avessimo tutti un padre così!

Ma la preghiera che tutti ricordiamo, che abbiamo imparato da bambini, dice proprio: “Padre nostro” … ci possiamo contare allora!

San Lorenzo, il diacono fatto martire con Papa Sisto II e i suoi compagni diaconi, qualche giorno dopo però, perché pensavano che custodisse le ricchezze della chiesa: era verissimo, ma le ricchezze che presentò San Lorenzo erano tutti i poveri di Roma che lui serviva portando – da buon diacono – a tutti, con il pane, il Vangelo di Gesù.

10 Agosto 2022
+Domenico

Decisa per le nozze vere della vita, quelle con Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13) dal Vangelo del giorno (Mt 25,11-13)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

… Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Audio della riflessione

Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame … il giorno del matrimonio … altre volte invece ci si adatta, ci si spegne … e anche le cose più importanti ti passano senza che te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive: hai messo il silenziatore alla tua vita, ti sei collocato in “stand-by” e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te ne accorgi.

Erano così anche quel gruppo di ragazze che dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita … cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite … le altre invece tranquille, ancor peggio “adattate” e assopite, svogliate e pigre! Sembrano il ritratto del nostro tirare a campare: “Ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio … molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcuno, a sfruttare l’occasione … se siamo in ritardo passiamo sulla corsia di emergenza!”.

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede, non costruisce, ma vive di rimedi, non collabora, ma sfrutta!

Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni: il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre!

Altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita: lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa! Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire “si, si, no, no” ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio: “e la porta fu chiusa!”

Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità! Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento …

E’ in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente, proprio perché non ci abbandona mai! 

Non è certo stata cosi la vita di santa Teresa Benedetta della croce, che oggi ricordiamo: grande studiosa di filosofia, ma anche grande credente, coraggiosa, pronta a incontrare lo sposo non per una coreografia di nozze, ma per vivere con lui la sua passione, la sua tragica morte in un campo di concentramento, offrendosi per una nuova Europa, senza guerre fratricide o ideologie crudeli, inumane, aberranti, come il nazismo.

9 Agosto 2022
+Domenico

Una esperienza di libertà vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 22-27)

In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Audio della riflessione

E’ proprio un gran bel dono di Dio la libertà: il non sentirsi schiavo di nessuno, disporre di sé con il massimo di libertà esteriore e soprattutto interiore.

Nei primi tempi dei cristiani si vede come ogni persona si trovava rispettato nella sua libertà: nella comunità di Matteo, di origine giudaica c’era ancora la tentazione di osservare rigorosamente le leggi e le tradizioni ebraiche, rischiando di dimenticare la libertà del Vangelo e dei figli di Dio … dall’altra le nuove comunità che venivano dal paganesimo avevano un eccessivo uso della libertà propria senza badare a come si trovavano gli altri e quindi senza avere rispettare i loro comportamenti.

Qui – nel tratto di vangelo che stiamo leggendo – si trova un ottimo esempio di libertà cattolica, aperta sia a quelli che provenivano dal paganesimo che alle comunità di origine giudaica.

I cristiani, per sé, sono liberi dal pagare il tributo al tempio, come dalle leggi giudaiche; tuttavia per non scandalizzare i fratelli giudei, limitano la loro libertà per rispettare i loro correligionari … farà così anche Paolo rispetto alla carne immolata agli idoli … la libertà cristiana infatti non è né l’osservanza della legge propria dei religiosi e degli stoici, né la sua trasgressione, propria dei libertini: E’ la libertà di amare il fratello, è la legge di libertà che ha come criterio ciò che giova all’altro.

Curiosissimo questo Gesù che paga le tasse assieme al primo Papa, San pietro: i farisei dovevano mantenere il tempio efficiente, era una costruzione grandiosa, ma come tutte le cose belle hanno bisogno di grossi impegni di capitali per essere mantenute.

Fu così dopo tanti anni anche per la grande basilica di San Pietro: per costruirla hanno dato fondo a tutto, hanno racimolato offerte in tutto il mondo allora conosciuto, che era solo in pratica l’europa o poco più – il nuovo mondo non era ancora autonomo – e su questa basilica quanto si è detto e rimproverato alla Chiesa Cattolica.

Gesù va al tempio, ha appena detto che va a morire e gli si presentano a chiedere l’obolo che ogni pio ebreo era tenuto a versare …. strana cosa, ma anche oggi quando chiedi i contributi per mantenere la Chiesa si scatena ogni cattiveria possibile contro il Vaticano, e su su fino a Dio, che tuttosommato non ha bisogno di chiese, ma siamo noi che abbiamo bisogno di Lui!

Ebbene Gesù vede la stranezza di doversi pagare pure il tempio che hanno costruito per suo Padre … il figlio di Dio deve pure pagare chi gli rende lode, ma per non fare scandalo dice a Pietro di prendersi nella bocca di un pesce un denaro e di pagare per tutti e due.

Gesù paga le tasse, molto di più di tanti cristiani che non le pagano e si sentono tranquillamente a posto!

Pagare le tasse è sentirsi cittadini a pieno titolo, è comprendere di far parte di una comunità e dare il proprio contributo per la vita comune, per il bene comune, per la convivenza.

Certo, speso ci viene da pensare a come vengono usati i soldi dei contribuenti, ma la tassa forse più vera è quella di mettere a disposizione della comunità anche civile, oltre che cristiana, la propria intelligenza, il proprio cuore, la propria fede, perchè tutti ne possano godere.

Dobbiamo avere coraggio, nelle nostre chiese, di fare una “banca del tempo”, ove ognuno mette a disposizione se stesso per fare opere buone: questo fa nascere speranza, perchè è la vera solidarietà di cui tutti abbiamo bisogno.

8 Agosto 2022
+Domenico

Sempre pronti, mai adattati, in una attesa premurosa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-44) dal Vangelo del giorno (Lc 12,32-48)

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
Il Signore rispose: “Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
lavoro.

Audio della riflessione

Essere attenti, svegli, vigili, pronti a intervenire, preparati ad ogni evenienza, sentinelle che al primo allarme sanno scattare e portare aiuto è il compito di tante professioni: vigili del fuoco, protezione civile, medici, operai, addetti ai corpi speciali, militari, guardie del corpo, vigilanze di ogni tipo. Non dipende solo da situazioni di conflitto o di movimenti rivoluzionari, ma dal tipo di organizzazione della società e dalla cura della vita che si diffonde sempre più, forse anche di più degli interessi economici da difendere, per i quali è naturale che chi li possiede si attrezzi.

E’ così anche per la vita spirituale? per l’attenzione alla spiritualità, per la promozione dei valori evangelici, per la cura della dimensione religiosa della vita? C’è una task force che entra in azione, non certo eclatante o rumorosa, che aiuta le persona per uscire da disastri spirituali perniciosi e distruttivi di ogni bontà? Forse no.

 Le cose materiali ci vedono sempre più attenti di quelle spirituali. Gesù però quando parla del Regno, del suo amore e della vita credente ci invita ad essere sempre vigilanti, a vivere in profondità la tensione spirituale, a non farci sorprendere nell’inedia e nell’adattamento al ribasso. Il cristiano deve essere vigile nell’intuire i tratti della presenza di Dio e nel servirne la diffusione.

L’atteggiamento vigile e attento, la cura meticolosa della vita spirituale è un compito importante di chi annuncia il vangelo, del cristiano che ha ricevuto in dono la Parola di Dio, dei presbiteri e di chi ha responsabilità di guida della comunità cristiana. Non avrà mai un atteggiamento di sicurezza, tipica di chi si sente padrone delle cose, ma quello del fedele e saggio amministratore di beni non suoi, da rinnovare e tenere sempre vivi, perchè Gesù è esigente; è comprensivo e buono, ma non si adatta al ribasso.

Il cristiano è uno che non si siede mai se non per ascoltare e contemplare la Parola, allora il suo stare è accogliere il dono di Dio che terrà poi sempre vivo nel cuore della gente, dei suoi compagni di lavoro e di vita, nella sua famiglia, nella sua passione per il regno di Dio diffuso in ogni luogo. Il Signore lo troverà allora sempre fedele a quel cielo che ci aiuta a dare alla terra il suo vero sapore.

7 Agosto 2022
+Domenico

Una finestra da cui guardare a Dio nella sua gloria

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc9, 28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9, 28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.  Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna. Saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti quello che essi profondamente significano è un dono, avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni uomo deve essere capace di fare. Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone. Siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane; a numero di cellulare, a conto in banca, a numero di vaccini fatti, ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa. Certo c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti. E’ una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni. Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone.

E c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe dell’esistenza. E’ reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

6 Agosto 2022
+Domenico

Gesù un giorno prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità. Dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge  e dei profeti, il Santo di Israele. Per quei poveri discepoli è stato uno shock, una esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne volevano più staccare. Questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre di parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci. Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, ritroveranno i passi pesanti del vivere, avranno anche un di più di sofferenza, martirio compreso, ma avranno sempre una finestra da cui contemplare l’eternità.

Non possiamo non ricordare oggi il giorno della morte di san Paolo VI, del suo incontro glorioso con ilo Signore dei suoi sogni e dei suoi insegnamenti appassionati.

Ancora la croce, ma il Figlio dell’uomo alla fine trionferà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16,24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Audio della riflessione

Abbiamo bisogno di felicità come dell’aria per respirare: non c’è pezzo della nostra carne, tratto del nostro vivere, tensione dei nostri istinti che non sia in ricerca della sua “soddisfazione” … eppure annaspiamo in un mare di sofferenza! Meno te l’aspetti ti arriva e ti sconvolge la vita: è dolore morale, è malattia, è ingiustizia subita, è pura casualità o ostinata cattiveria di qualcuno.

Doveva essere esperienza quotidiana anche per il gruppo che aveva seguito Gesù: forse però, quando hanno risposto con tanta schiettezza e generosità all’invito di Gesù, si erano illusi che con uno così si potesse dare una svolta decisiva e scrivere una pagina bianca nell’agenda dell’infelicità.

Pietro è il primo che s’immagina – a ragione – Dio dalla parte opposta del dolore … gli aveva appena detto: “Tu sei il figlio di Dio, il Messia che aspettiamo, sei la casa della felicità, sei tutta la bellezza che la vita può sprigionare, sei quello che noi da sempre sogniamo e non mi dire che anche tu ti devi adattare a soccombere alle nostre colline delle croci! Dio te ne scampi Gesù: questo a Te non succederà mai!”.

Gesù invece gli ridice che la croce è la strada scelta da Dio per far brillare in ogni coscienza il massimo di amore che nutre per gli uomini: questo è un altro punto centrale per la fede cristiana!

Si può confessare che Gesù è Dio, andando oltre i criteri di ogni corretta razionalità e accettare il mistero che questo uomo di carne e ossa si porta dentro …. è già molto, ma non è ancora la fede cristiana! È necessario confessare ancora che egli è un Dio crocifisso: il mondo ebreo uno scandalo così non lo sopporta, il mondo intellettuale greco lo ritiene un controsenso, una stupidità, un cristiano invece accetta di cambiare anche la logica dell’esistenza, accetta di rinunciare a quell’idea di Dio che razionalmente a fatica può correttamente costruire per accogliere l’idea di Gesù: non più un Dio glorioso e potente, ma un Dio che si svela nell’amore e nel dono di sé. Quella croce non è l’apoteosi del masochismo, del godere a farsi del male o a star male, ma il segno di una vita vissuta in dono, della vera felicità.

Oggi a Roma si celebra la dedicazione della prima grande basilica dell’occidente dedicata a Maria, la basilica di santa Maria Maggiore, molto cara a tutti i papi e a papa Francesco in particolare, le cui fondamenta sono state indicate da una prodigiosa nevicata in agosto, una festa popolarmente nota come Madonna della neve … a lei affidiamo questo mese di Agosto che al centro ha proprio la festa dell’Assunta.

5 Agosto 2022
+Domenico

Non cerco un sondaggio su chi crede in me, ma sapere chi sono per voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 13-23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Siamo sempre tutti in cerca di sapere chi siamo per le persone che vivono con noi … e siamo sempre in cerca di conferme: il papà in casa non sa più chi è per i figli, la donna vorrebbe sapere chi è per l’uomo e per la società, la ragazza si domanda chi è per il suo ragazzo … i giovani vogliono sapere che cosa contano per gli adulti e gli adulti vogliono sentirsi dire dai giovani chi rappresentano per loro: se dei matusa, dei soprammobili, gente che è inutile coinvolgere tanto non capirebbero mai … o forse ancora compagni di strada, maestri di vita.

Anche Gesù domanda ai suoi discepoli: “la gente chi dice che io sia?”.

Chiede anche lui conferme perché si sente insicuro? Gli apostoli credono che sia un sondaggio innocuo e si lanciamo a dare percentuali: al primo posto ti vedono come il Battista, al secondo come Elia, a seguire un po’ tutti i profeti… “Sai, la gente si lascia impressionare da quel che fai, da quel che dici. Sono rimasti molto scossi quando hai affrontato con decisione i farisei, quando le hai cantate chiare riguardo alle tasse ai rappresentanti del governo, quando hai messo a tacere chi ti rimproverava che non eri ligio al sabato!”… ma Gesù non sta cercando audience, non ha bisogno di conferme, non dipende dai sondaggi di opinione, vuole sapere se i suoi discepoli hanno scandagliato nella sua vita e l’hanno conosciuto per il Figlio di Dio che Lui è.

“Come faranno ad affrontare tutte le sofferenze che dovranno patire in mio nome se mi ritengono un guaritore, se mi dipingono come un uomo interessante, un buon amico? chi darà loro la forza di donare la vita per il Regno di Dio? Chi annunceranno al mondo, che ha sete di infinito? Un altro sforzo titanico non riuscito per vincere il male o l’amore di Dio, mio Padre fatto carne, fatto vita piena per tutti?”

“E voi, chi dite che io sia?”

E Pietro che ha intuito tutto, che ha ricevuto in dono da Dio di capire Gesù fino in fondo, dice: “Tu sei colui che aspettiamo da sempre, il Cristo, il Figlio di Dio!”.

4 Agosto 2022
+Domenico

La donna coraggiosa e la nostra mentalità antiaccoglienza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Audio della riflessione

Gesù non era un personaggio “televisivo”: non bucava il video, ma stanava dai cuori speranza e per questo “non poteva restare nascosto, lo cercavano tutti” – dice il Vangelo.

C’è tra la folla una donna coraggiosa, decisa, sfacciata – direbbe qualcuno – che bada più alla sostanza che alla forma: è di origine greca, non è del giro degli ebrei, per questo si sente più libera, ma anche più disperata; non parla italiano – diremmo noi – va vestita fuori di ogni nostra moda, tenta di farsi capire a spinte e a sguardi, cosa che noi sicuramente disprezziamo. Le è stata strappata la figlia dal demonio, non è più la stessa da quando il demonio gliel’ha stregata, se ne è carpito il corpo, il cuore e l’anima. Si sente in casa non solo un corpo estraneo, il male in persona in sua figlia, in colei che ha partorito con dolore e segue con indomabile amore. Sa che c’è Gesù e va da Lui: non le importa niente delle convenzioni sociali, si butta ai suoi piedi, lei straniera, donna, intrusa, disperata … “non è italiana, stesse a casa sua, anche lei vuol venire a rubarci da vivere??” – diremmo noi … ma con la speranza puntata in Gesù e osa: osa dire quello che il suo cuore le chiede, quello che da tempo sente di affidargli…

“Gesù qui c’è mia figlia, ma il male me l’ha rapita, tu che sei la vita vera, tu che ami la gioia di vivere, tu che non hai niente in comune con il maligno, tu che sei l’innocente guariscila, restituiscila alla vita, alla bontà, non permettere che sia preda di un male più grande di noi e che noi non possiamo vincere.”

Gesù, sepolto dalla folla rumorosa dei suoi connazionali avverte che c’è una domanda pressante, una umanità ferita davanti a sé: coglie la disperazione, ma sa di essere circondato da una mentalità arroccata su un’alta concezione di sé. Dice alla donna quel che la gente pensa: “ti rendi conto che stai esagerando, non c’è pane per l’estraneo o per l’intruso. Ci sono figlie e figli che hanno bisogno di ritrovare salute, appartenenza piena al popolo santo di Dio.”

Sembra uno o l’altro dei nostri politici: “che pretendi, tu che non sei dei nostri?” Lo pensiamo sempre tutti e lo diciamo pure che vogliamo goderci quel che abbiamo e che non ne possiamo più degli intrusi, degli stranieri, dei poveracci che disturbano la nostra già fragile quiete ed equilibrio: “noi abbiamo sudato il nostro benessere e non vogliamo spartirlo. Non solo non siamo accoglienti, ma ci appropriamo anche di quello che Dio ci ha dato per tutti!”.

Ma la donna ha una disperazione nel cuore: “non aspiro al pane, mi bastano le briciole. Non mi arrogo diritti di figliolanza, mi basta fare il cagnolino che gira tra le gambe dei commensali, prendendo qualche volta calci tra i denti. Non ho pretese di privilegi o di doni: mi accontento di ciò che avanza dalla tua mensa, perché per me anche una briciola del tuo amore, fa la mia felicità. So che qui si buttano via quintali di cibo e si sciupano quintali di medicine, e si buttano anche le tue parole di compassione e di condivisione”.

Questa è fede pura, lo dice anche Gesù e le briciole che la donna sperava si trasformano in pane della vita, e la straniera, la siro-fenicia, la pagana, l’immigrata si rivede donata, libera, vera, guarita, ricostruita nella sua dignità e nella sua figliolanza la sua creatura che prima era del demonio.

Non solo, ma sa aprire anche i nostri cuori a quella speranza, che noi nemmeno più gli chiediamo!

3 Agosto 2022
+Domenico

La fede può avere una malattia: oligopistia, fede piccina,piccina

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 28-31) dal Vangelo del giorno (Mt 14, 22-36)

…Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.

Audio della riflessione

Ti capita spesso di partire deciso, spavaldo, senza calcoli, convinto e poi perdere ogni ragione valida del tuo percorso. Resti fermo a metà strada, perdi ogni stimolo, cerchi invano motivi, ti senti vuoto e ti fermi. E’ il classico mettere mano all’aratro e voltarsi indietro. Pietro l’aveva provato sulla sua pelle quel giorno che deciso aveva chiesto a Gesù di poterlo raggiungere camminando sull’acqua; lo guardava fisso ed era talmente intenso lo sguardo, l’attrazione, il fascino che non ammetteva distanza o separazione da Gesù. Era stato in intimità con Gesù, aveva capito quanto fosse grande la sua forza e l’entusiasmo si cambiò in domanda, la domanda in passi sicuri. Aveva in breve tempo risposto alla sua domanda o meglio alla sua sfida: se sei tu. Aveva sperimentato che era lui, aveva dato risposta a una sua curiosità, diventata provocazione, assolutamente molto lontana ancora dalla fede, da quell’abbandono fiducioso senza riserve, senza se e senza ma, affidamento di un figlio al Padre. In questa fede da sfida si nasconde già il suo possibile tradimento nel cortile del pretorio. Questa fede approssimata non lo tiene a galla abbassa gli occhi su di sé, si trova quel pover’uomo che siamo tutti e comincia ad affondare. Si sente davvero quel fragile uomo che è e si mette a gridare. Ora è il grido della fede e non della sfida o della pretesa o del miracolismo.

Solo una vera fede in Gesù poteva sostenerlo. Ma poco a poco è venuto meno quello sguardo fiducioso, si è incrinata la certezza, si è inscritto il dubbio. E Gesù, non solo in questa occasione, ma anche altre volte gli si rivolge, e si rivolge a tutti noi, chiamandolo uomo di poca fede. E’ una malattia che abbiamo tutti: in greco i vangeli la chiamano oligopisti’a, fede piccola, piccola. Siamo malati di poca fede, quando ci vogliamo sostituire a Dio, quando crediamo di essere noi i padroni della nostra vita, quando ci sentiamo il centro di tutto. Siamo malati di poca fede quando la riduciamo a ricetta per risolvere i nostri mali, a scaramanzia per le possibili disgrazie, ostentazione delle nostre sicurezze. Allora svanisce l’abbandono in Dio,  non abbiamo più lo sguardo fisso su Gesù, lo abbassiamo alle nostre debolezze, ci fa paura l’impegno, ci assilla la sicurezza e cediamo. Ci rintaniamo nelle nostre visioni da miopia. Pietro forse voleva tentare il Signore, mettere in campo un po’ di spavalderia, ma Gesù lo prende sul serio, rende vero l’impossibile se tu ti abbandoni in Lui. La fede non è una quantità, ma un modo di collocarsi nei confronti di Dio, una dimensione profonda dell’esistenza che non si misura a chili, ma a gesti di affidamento totale, a dialoghi fiduciosi, ad abbandono convinto senza riserve, a fiducia in un papà. E noi vogliamo sempre sentirci amati da Dio, affidati a Lui, fiduciosi del suo aiuto, accarezzati dalla sua mano, affascinati dalla sua bontà che non ci abbandona mai.

2 Agosto 2022
+Domenico