La sofferenza dell’umanità non è mai maledizione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,43b-45)

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

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Incombe spesso sui nostri giorni la paura di qualche evento tragico, tanto siamo abituati alle disgrazie, a sentire cattive notizie, a sperimentare una estrema fragilità della nostra esistenza … questo sentimento ci prende soprattutto quando pensiamo a persone care in pericolo.

Gesù viveva una intensa amicizia e godeva di una grande fiducia da parte degli apostoli, che gli si erano stretti attorno e condividevano anche i suoi progetti … quel giorno che disse loro che doveva essere messo nelle mani di gente che l’avrebbe ucciso si rifiutarono di capire, ma rimase in loro questo sentimento di paura, che veniva ad interrompere la loro spensieratezza e la certezza di aver scelto una strada definitiva per la propria vita: non sapevano ancora che la strada definitiva del cristiano passa sempre attraverso la croce! Loro neanche lontanamente la immaginavano: l’avrebbero imparato violentemente entro una grande fragilità, che ha provocato la loro fuga. Avevano paura ad affrontare l’argomento “croce”, come abbiamo paura spesso noi quando andiamo a visitare gli ammalati e riempiamo la bocca di tante false promesse, di tanti modi di dire e non abbiamo mai il coraggio di passare assieme a chi soffre attraverso il suo dolore dalla parte della speranza, della consolazione vera, della apertura alla morte redentrice di Gesù.

E’ così anche per noi, per il nostro vivere quotidiano: abbiamo paura di soffrire, ed è giusto, ma non possiamo perdere la speranza noi cristiani, perché la sofferenza non è mai l’ultima parola sulla nostra vita, come lo è stato per Gesù!

Il dolore è un misterioso evento che cambia il nostro cuore, che mentre fa soffrire redime, rinnova … dà saggezza, pace, soprattutto se lo viviamo unti al dolore di Cristo!

Quando soffriamo abbiamo una certezza: siamo in compagnia sempre di Gesù, che ci apre il cielo per dare senso alla nostra terra.  

In questi tempi, in cui ci vogliono insegnare che di fronte alla vita siamo liberi fino a darci la morte, sarebbe sempre da tenere in mente e che sia sempre un pensiero cui torniamo questo del valore della sofferenza, della crudezza di questa prova che non deve farci disperare, ma invocare il Crocifisso, sapendo di poter aggiungere alla sua passione le nostre passioni portandole assieme con Lui per la salvezza del mondo.

25 Settembre 2021
+Domenico

Se Gesù ci chiedesse: Chi sono io per te?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9, 18-22)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

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Siamo sempre tutti in cerca di sapere chi siamo per le persone che vivono con noi … e siamo sempre in cerca di conferme: il papà in casa non sa più chi è per i figli, la donna vorrebbe sapere chi è per l’uomo e per la società; la ragazza si domanda chi è per il suo ragazzo; i giovani vogliono sapere che cosa contano per gli adulti e gli adulti vogliono sentirsi dire dai giovani chi rappresentano per loro, se dei matusa, dei soprammobili, gente che è inutile coinvolgere tanto non capirebbero mai … o forse ancora compagni di strada, maestri di vita?

Anche Gesù domanda ai suoi discepoli “la gente chi dice che io sia?”

Chiede anche lui conferme perché si sente insicuro? Gli apostoli credono che sia un sondaggio innocuo e si lanciamo a dare percentuali: al primo posto ti vedono come il Battista, al secondo sembri Elia, a seguire un po’ tutti i profeti… sai, la gente si lascia impressionare da quel che fai, da quel che dici … sono rimasti molto scossi quando hai affrontato con decisione i farisei, quando le hai cantate chiare riguardo alle tasse ai rappresentanti del governo, quando hai messo a tacere chi ti rimproverava che non eri ligio al sabato …

… ma Gesù non sta cercando audience, non ha bisogno di conferme, non dipende dai sondaggi di opinione: vuole sapere se i suoi discepoli hanno scandagliato nella sua vita e l’hanno conosciuto per il Figlio di Dio che è.

“Come faranno ad affrontare tutte le sofferenze che dovranno patire in mio nome se mi ritengono un guaritore, se mi dipingono come un uomo interessante, un buon amico soltanto? Chi darà loro la forza di donare la vita per il Regno di Dio? Chi annunceranno al mondo, che ha sete di infinito? Un altro sforzo titanico non riuscito per vincere il male o l’amore di Dio, mio Padre fatto carne, fatto vita piena per tutti?”

“E voi, chi dite che io sono?”

E’ Pietro che ha intuito tutto, che ha ricevuto in dono da Dio di capire Gesù fino in fondo, dice ” Tu sei colui che aspettiamo da sempre, il Cristo, il Figlio di Dio.”

Sapere chi è Gesù, è entrare nel suo mistero, farsi invadere dalla sua forza e farsi sommergere dai suoi dolori, arrivare fino al Calvario e non scappare.

Pietro ha tentato di scappare e ci è cascato, ma lo sguardo di Gesù e il suo pianto lo hanno fatto incontrare col vero Gesù.

24 Settembre 2021
+Domenico

Vorremmo anche noi vedere Gesù?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,7-9)

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

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Quando qualche amico ci parla di una persona in maniera interessante e di lui ci vengono dette cose belle, idee entusiasmanti, fatti sorprendenti, caratteristiche che ci incuriosiscono … la prima cosa che ci viene in mente è quella di poterlo incontrare: lo vogliamo conoscere, gli vogliamo parlare, ne desideriamo sentire le opinioni, sentiamo insomma che potrebbe essere nostro amico e confidente, magari vorremmo apprendere ancor meglio la sua visione di vita e imitarlo pure.

Così era capitato alla gente che aveva sentito parlare di Gesù e incuriositi si rivolsero agli apostoli perché lo potessero vedere … e gli apostoli lo fecero loro incontrare: erano pressoché stranieri, che desideravano confrontarsi con la sua visione di vita … e questa voglia di incontrare Gesù fu anche quella di Erode.

Già questo nome, che fa parte della nostra memoria cristiana, lo sentiamo con sospetto: certo, conoscendo tutta la dinastia c’era sicuramente da temere le intenzioni che poteva avere.

Erode poteva avere intenzioni non troppo pulite con questa sua volontà decisa: aveva da poco ammazzato Giovanni il Battista, non era certo per un tentativo di rinsavimento nel suo modo di governare ereditato da chi l’aveva preceduto; forse vedere Gesù era di pura curiosità, e si capisce che pensiero può essere il successivo.

Erode teme sempre che il potere che ha gli sia sottratto e per evitarlo è pronto a tutto: farà un altro tentativo – se ricordate – con Gesù incatenato, durante lo sballottamento di Gesù da Pilato ad Anna, da Anna a Caifa e pure a Erode per farsi qualche dispetto tra le varie cancellerie … ma non gli verrà data soddisfazione di sentire una parola da Gesù.

E noi vogliamo vedere Gesù: ci nasce in cuore la voglia di incontrarlo, di sentirlo, di metterci in contatto con Lui?

Ma perché lo cercheremmo? Vorremmo toccarlo, vederlo, parlargli, dirgli il nostro amore o avere ancora una qualche dimostrazione razionale della sua esistenza e della sua personalità?

Sappiamo che il suo volto sta nel povero che incontriamo, che la sua parola sta nel vangelo, che la sua forza ci viene offerta nei sacramenti … del  resto dirà Gesù a Tommaso: “beati quelli che crederanno senza aver visto”.

La sua vita, la sua forza ci è mostrata dal coraggio dei martiri anche di questi giorni! Stacchiamoci assolutamente lontani all’infinito dalle intenzioni di Erode nei confronti di ogni volto di Gesù che lui stesso ci fa incontrare nella nostra vita quotidiana.

23 Settembre 2021
+Domenico

Siamo tutti inviati ad annunciare e proclamare il Regno di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,1-6)

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Ci domandiamo spesso che cosa significa essere veri cristiani perché ogni giorno siamo di fronte a qualche sfida, a qualche esperienza umana che sentiamo contraria al messaggio di Gesù … e non sappiamo come far risaltare la bellezza del Vangelo soprattutto sempre dentro di noi, nelle nostre vite, nelle nostre relazioni.

Noi cristiani siamo direttamente coinvolti nel destino di Gesù, nella sua missione: se siamo battezzati siamo associati a Lui nella sua morte e risurrezione, in tutta la sua vocazione di annuncio di un mondo nuovo, di una volontà esplicita di Dio Padre di continuare ad amare gli uomini, a ridare loro la pienezza della vita, drammaticamente violentata con il nostro peccato.

Come ha dato ai suoi apostoli una sorta di breviario di viaggio, Gesù lo dà anche a noi: ci dice cioè come deve presentarsi una persona che dona agli altri il suo Vangelo, come deve fare per essere credibile, e dice perentoriamente “nulla prendete”, un imperativo seguito da una serie di 5 né, “né borsa, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche”; il motivo di questa povertà è solo che Lui l’ha richiesta e l’ha vissuta per primo, e quindi è possibile viverla come suo dono.

Questo dono ci è concesso come grazia Sua: umanamente non saremmo in grado di comprenderla, né di viverla, ma noi sulla sua parola la accettiamo, la amiamo solo per amore suo e nel suo nome.

  • La povertà è necessaria per amare, perché solo quando non hai nulla dai te stesso e non le tue cose, le tue fasciature, i tuoi orpelli;
  • La povertà è segno di gratuità: non chiedi niente in cambio, perché non leghi nessuno con le cose;
  • La povertà è vittoria sull’idolo più grande che ancora esiste, che diventa il nostro dio, il denaro e riconosciamo di aver solo bisogno di Dio;
  • La povertà è necessaria per essere sempre al servizio soltanto del Signore;
  • La povertà è libertà dalle cose, da sé, da abitudini anche inconsapevoli di attaccamento a queste;
  • La povertà costringe a servire gli altri perché dice il vangelo che i poveri devono servire;
  • La povertà porta umiliazione e ci associa alla croce di Cristo;
  • La povertà è quel vuoto che permette di accogliere l’azione del Signore fino a riempircene … a riempirci di Lui.

E’ un imperativo non negativo, ma positivo, perché ci associa alla croce di Gesù, al suo annientamento, che diventa per noi pienezza di vita.

Potrebbe sembrare un discorso duro – me ne rendo conto che è dura anche per me evidentemente – ma ci colloca dentro il cuore della vita di Gesù e solo dal suo cuore può nascere salvezza, scompare in noi ogni seconda intenzione, sparisce l’orgoglio, soprattutto si rafforza la fedeltà al suo messaggio autentico: sarà certo ancora Lui che salverà, non tanto la nostra azione, ma almeno non metteremo ostacoli alla grande e gratuita azione di Dio in ogni persona.

22 Settembre 2021
+Domenico

Una chiamata che ci rivoluziona la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

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Molti di noi hanno sentito nella vita una chiamata che li ha messi in  discussione, in moto, in cammino verso mete impensate: era una momento in cui abbiamo visto davanti a noi una strada … da sperimentare almeno, perché qualcuno ce ne ha entusiasmato … e Matteo, l’apostolo, stava seduto al banco delle imposte,e dava quasi l’idea di uno che non si muove … è come il paralitico del fatto appena raccontato ai versetti precedenti nel Vangelo: Là c’era il paralitico che non si poteva muovere, fissato nel suo male, là c’erano seduti gli scribi e i farisei che criticavano Gesù, qui ci siamo noi forse sempre seduti, statici, adattati, senza grinta, senza speranza, intenti a farci i fatti nostri, a vivere di virtuale, di smartphone, di fiction

Per Matteo era lo spazio di un mestiere di collaborazionista dov’era seduto, con l’occupazione romana, quindi inviso alla gente e irreligioso rispetto al  modello di stato ieratico che esisteva in Israele: era un mestiere facilmente orientato a soprusi e ingiustizie.

Su questa staticità, “stava”, irrompe un verbo perentorio di Gesù: “seguimi!”.

E’ un imperativo risuonato nella vita di tutti i discepoli: “Vienimi dietro, vieni con me, molla tutto e sta con me; ti indico io la strada della vita! La tua ricerca ha un approdo sicuro”.

E’ una parola creatrice che restituisce Matteo a se stesso, restituisce ciascuno di noi alla nostra responsabilità.

Perché chiama? Che possibilità ha? che titoli gli danno questa possibilità? Lui è la via, la verità e la vita!

Questo imperativo deciso e perentorio indica come il seguire Gesù non è una nostra iniziativa, non è un cammino dell’uomo, ma di Dio tra gli uomini, di Dio che ci guarda e chiama, è una risposta a un  invito di Gesù.

Seguire Gesù è vivere secondo i suoi criteri, è smettere di andare per strade di morte e avere sempre davanti Lui, sapere che Lui è una guida sicura: in Lui troviamo le risposte alle domande profonde dell’esistenza, sulla felicità, sul futuro, sul senso della vita.

I pubblicani – peccatori – ai tempi di Gesù, nella sua terra erano esattori di tasse, e non si detesta qualcuno soltanto perché lavora all’Intendenza di finanza, ma gli ebrei, all’epoca, non pagavano le tasse a un loro Stato sovrano e libero, bensì agli occupanti Romani; devono finanziare chi li opprime, e guardano all’esattore come a un detestabile collaborazionista. 

Matteo fa questo mestiere in Cafarnao di Galilea: col suo banco lì ben in vista, con qualche intensa sciabolata di luce che lo mostra ai passanti … Gesù lo vede poco dopo aver guarito un paralitico, lo chiama.

Lui si alza di colpo, lascia tutto e lo segue.

Da quel momento cessano di esistere i tributi, le finanze, i Romani … Tutto cancellato da quella parola di Gesù: “Seguimi”.  E lui alzatosi lo seguì: è il verbo stesso che indica la risurrezione; è la posizione superata, il modo di essere nuovo di una vita, di un uomo piegato in due dal peccato, dalla disgrazia o dalla disperazione, senza dignità.

Questo banchiere, chiamato da Gesù, si erge nella sua pienezza, nella sua pienezza di vita, che il fascino di Gesù gli fa intuire.

Ci facciamo una domanda? Noi, siamo gente in piedi o seduta? Siamo capaci di camminare eretti o siamo piegati in due dalle nostre miserie, i nostri peccati, le nostre difficoltà o malizie o paranoie? Oppure siamo “spaparanzati” nelle nostre noie, nella assenza di grinta, nell’adattamento al ribasso, nel lasciarci vivere da altri?

Seguire Gesù non è tenere il piede in due scarpe, ma deciderci per Lui, così risuonano tutte le risposte alla chiamata di Gesù. Decidendo di seguire Gesù, non dovrà più stare seduto, piegarsi su di sé, ma stare in piedi nella sua dignità riconquistata, regalata e uscire sempre come Gesù.

21 Settembre 2021
+Domenico

Dobbiamo domandarci come ascoltiamo la Parola di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8,16-18)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

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Papa Francesco ci invita sempre ad uscire, ad andare, annunciare, portare il dono del Vangelo … ne vediamo anche noi la necessità, perché là dove c’è uno che lo ascolta non c’è quasi mai il rifiuto di esso, ma solo e quasi sempre “riserve” su come noi che lo annunciamo, lo viviamo … ecco allora importante che  nel vangelo di Luca, dopo aver detto che non si copre una lampada con un vaso e non la si pone sotto il letto, ma la si deve esporre su un candelabro perchè tutti la possano vedere e gioire della luce, ci pone una domanda, imbarazzante forse, ma necessaria: ma voi ascoltate la Parola di Dio?

La nostra attenzione allora la dobbiamo portare sulla nostra accoglienza: l’accento torna da ciò che dici a chi tu sei e sei nella misura in cui ascolti la Parola con cuore bello e buono.

Mettiamo in atto – quindi – una circolarità tipica del dono, che è fatta da un circuito che si autoalimenta: se è vero che a chi ha sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che crede di avere … più si apre il cuore ad accogliere, più si è colmati.Sia per noi che per gli altri dobbiamo verificare come ascoltiamo noi, che rapporto abbiamo vero con la Parola di Dio, con il Vangelo.

Siamo una lampada accesa come la vuole il Signore?

Chi tu sei diventa una cassa di risonanza a ciò che dici: ci sentiamo anche una grossa responsabilità nell’annuncio, nel donare il vangelo, perché posso anche confondere, smorzare, imbruttire e – Dio non voglia – falsare la bellezza di una parola di Dio che è sempre un canto alla vita.

Se la mia fede è genuina il mio annuncio fa luce; se il mio annuncio fa luce allora la mia fede è genuina è una circolarità impegnativa, ma entusiasmante; ci fa tenere i piedi per terra, ma ci innalza sempre alla bontà di Dio.

Non osiamo assolutamente dire che l’efficacia della Parola dipende dalla nostra vita … l’avremmo già spenta da tempo!

La Parola di Dio è un seme, è efficace per sé!

La nostra controtestimonianza la può rendere non credibile, potremmo rovinare il terreno in cui è seminata. La misericordia di Dio verso ogni creatura ci sopravanza sempre, la sua bontà non si lascia confinare dai nostri difetti, il suo amore non ha confini! noi però dobbiamo essere testimoni credibili come sempre Gesù ci ha insegnato ad essere, per la nostra stessa gioia.

La nostra testimonianza è sempre e solo sacramento di salvezza che decide Gesù di far essere e di tenere in vita per gli altri … e noi questo dobbiamo sempre fare: ascoltare molto, per poter annunciare molto!

20 Settembre 2021
+Domenico

Il primo di voi sia servitore di tutti

Una riflessione su Vangelo secondo Marco (Mc 9, 30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

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Essere bambini nella società di oggi è una impresa, o perché non si è minimamente tenuti in conto … si è sfruttati, usati per le violenze più assurde,  mercanteggiati, venduti, rapiti … o perché si è viziati e fatti crescere come piccoli imperatori, piccoli despoti, che non avranno mai la gioia di un fratello o di una sorella e la capacità di autonomia e di progettazione di sé; talora sono oggetto di massima cura, ma anche di prigioni dorate, desiderati come sfizio da una madre che si ritiene di avere diritto a un figlio e usati come “Tamagotchi” per dare la stura a tutte le carenze affettive provate nella vita.

Nel terzo mondo purtroppo moltissimi non hanno scuole, sono senza acqua potabile, sono malnutriti … ecco dentro questa situazione sconfortante ci sono però bambini che vengono aiutati a crescere con gioia e con amore, con attenzione e non con apprensione.

Gesù ha una grande attenzione ai bambini tanto da assumerli come base dell’ordine di grandezza per il regno di Dio: chi è il più grande, chi fa da riferimento, attorno a quale unità di misura definiamo il nuovo che nasce dal Vangelo? come facciamo evolvere la mentalità della legge, della Torah, verso la nuova mentalità del regno dei cieli? Mettendo al centro un bambino!

L’ordine di grandezza la decide lui: Il più grande è del suo tipo, è questo “niente” … così lo si pensava nella mentalità del tempo, niente, perché era una appendice della madre che nella società non contava affatto.

Domando spesso ai bambini perché Gesù ha preso uno di loro come ordine di grandezza, come esempio … e tutti dicono perché i bambini sono simpatici, sono buoni, sono semplici, sono obbedienti: tutte pietose bugie! Infatti si rendono subito conto che buoni non sono, che spesso sono capricciosi, che litigano come i grandi, che si fanno dispetti, che non obbediscono a papà e mamma, che continuano a volere di tutto …

Entro questo piccolo smarrimento emerge la verità, cioè  che Gesù ha messo al centro un bambino perché è colui che non può vivere senza affidarsi al papà: il bambino si fida ciecamente del papà, lui sa che il papà non lo abbandona mai, quando ha la sua manina in quella grande del papà si sente non solo protetto, ma anche orgoglioso di suo padre.

Il regno dei cieli è affidarsi al Signore sempre, come fa un piccolo con suo papà. Per questo ogni bambino ha un angelo che lo guarda a nome di Dio e lo difende dalla nostra ingordigia di possesso e di annientamento … ma ancora di più per Gesù il bambino è da mettere ad esempio di coloro che vogliono eccellere nel regno dei cieli: il bambino infatti non ha smania di essere servito, di stare al primo posto, di eccellere, ma solo di essere accolto … ecco perché Gesù dice che chi accoglie i bambini accoglie Lui stesso: sa che sono vittima di tanti abusi e vuole che tutti si convertano all’accoglienza di essi, al rispetto e alla promozione del loro futuro in un presente di serenità e di pace.

19 Settembre 2021
+Domenico

Semina con abbondanza e stana forze dovunque

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

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Sempre bello sentire parlare di semina, perché è all’origine della bellezza della vita, del mistero di una apparente scomparsa o morte e la sorpresa di una novità che esplode: la piantina, le foglioline, i colori, lo sviluppo … spesso anche sorprendente.

All’origine ci sta un seminatore: colui che colloca il seme nella terra, nell’humus, che gli dà possibilità di scomparire come seme e dare vita alla pianta.

Il seminatore presentato da questa parabola non è un tecnico calcolatore di opportunità massime di produzione, non è un contadino incapace, ma sicuramente è un grande ottimista: spera infatti che anche le pietre diventino terra feconda e che dal suolo arido della strada spuntino spighe piene e mature.

Sapendo poi che il seme  e  il seminatore sono La Parola e Gesù, significa che destinatari della Parola e direttamente di Lui sono tutti: cattivi e buoni, sfaccendati e impegnati “perché Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” dice la Bibbia (1Tm 2,4); è un seminatore che non segue criteri di opportunità, di efficienza, di gara, di ostentazione … non deve andare al confronto per la battaglia del grano o per il top della produzione, non ha contratti o imposizioni esterne: si rivolge a tutta la gente che viene a lui da ogni parte! Gli interessano i peccatori, i malati, i nemici più ostinati, i cuori induriti … non fa preferenze con i migliori, dimenticando gli scalognati, come facciamo noi: rivolge lo sguardo a tutti. Sa di rischiare, ma l’amore suo sfida il fallimento, punta sulla libertà, prevede il rifiuto, ma nessuno lo ferma! Questo te lo testimoniano le parti di terreno improduttivo, su cui ha gettato ugualmente il seme, che lasciano intendere la sua buona volontà, la sua fiducia e il suo impegno.

Il seminatore Gesù è fiducioso e sostenuto da grande coraggio .. e noi cristiani, che siamo gli operai dell’evangelizzazione, dobbiamo continuare ad avere questa fiducia.

La nostra azione, alla fine, sarà premiata! Dio non si stanca di attendere la conversione dell’uomo: allo stesso modo ha agito Gesù e devono agire i suoi inviati. Dopo tanti insuccessi si può arrivare a dei risultati superiori ad ogni attesa!

La semina allora è il dono del Vangelo: è sempre deludente e insieme consolante, avanza lentamente; occorre pazienza, coraggio, essere come Lui, capaci di saper credere e attendere, non badando a fatiche … e questa figura del seminatore, un poco anche bucolica, perché oggi non si semina più che con potenti trattori, macchine dotate di meccanizzazione automatizzata, guidati da computer satellitare, ecco questa figura è a noi cara: la parabola del seminatore è la parabola dell’ottimismo e della speranza di ogni uomo nell’annuncio gioioso di Gesù, parola di salvezza.

Fin dall’inizio il seminatore Gesù sa  di dividere gli uomini in chi accoglie e chi gli fa guerra, in chi accoglie o in chi rifiuta o distrugge … ci sarà pure nel grano la zizzania e l’erba cattiva, ma la pazienza del creatore ci dice di stare calmi.

Ogni esperienza ha un suo posto nell’amore di Dio e nell’amore degli uomini: la semina e il seminatore invitano tutti a scegliere di fronte a una parità di opportunità che il Signore non farà mancare a nessuno.

18 Settembre 2021
+Domenico

Non c’era luogo in cui Gesù non annunciasse il Regno di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 1) dal Vangelo del giorno (Lc 8, 1-3)

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

Audio della riflessione

Quante energie nella nostra vita sono lasciate morire nell’inedia più assoluta, quanti giovani buttano il loro tempo non tanto nella ricerca della felicità, che sarebbe già una nobile causa, ma nella noia, nell’adattamento: è spesso perché non c’è nessuno che li va a stanare, che li aiuta a leggere le grandi energie che possiedono, che non si adopera con pazienza a convincere, a non lasciare tranquilli, a tormentarli – oserei dire – per significare quanto tante volte occorre operare delle forzature dell’inerzia esagerata che abita le loro vite e le nostre vite.

C’è qualcuno che sa far balenare davanti ai loro occhi la bellezza di una vita spesa per un ideale? Tanti lo trovano nello sport, e non li ferma più nessuno! Molti purtroppo prendono le scorciatoie e si fermano alle droghe e al nulla.

Mi piace immaginare Gesù che setaccia tutto il territorio della sua Palestina per non lasciare nessuno senza la sua parola; la sua intensa vita pubblica è tutta organizzata così: va con la fretta di chi sente urgente cambiare modo di vivere, mettere forze a disposizione di un progetto nuovo di vita. E’ come un cercatore di tesori, un intenditore di talenti che intuisce le grandi potenzialità degli uomini e le vuole stimolare a prendere posizione per il regno di Dio.

Il suo scopo è dare la notizia esplosiva che il regno di Dio è presente, è in atto, sta realizzandosi in lui.

Regno di Dio è pienezza di vita, è presenza di Dio, è comunione con lui e tra gli uomini, è la sua pace, è un mondo giusto per tutti, una casa abitabile, offerta gratuitamente da Dio, è la civiltà dell’amore,  è vivere un cuor solo e un’anima sola, è stare tra le braccia di Dio, sentirsi accolti da Lui; regno di Dio è essere amati e per questo diventare capaci di amare, è sperimentare perdono e donarne a tutti sempre; è lodare Dio e trovare nella lode la nostra felicità; è sentirsi dentro un progetto d’amore e condividerlo; regno di Dio è attesa costante della sua venuta e aspirazione alla salvezza; regno di Dio è ascolto della sua parola e pace dell’anima; è vivere nell’intimità della SS. Trinità; è gioire con tutti, perché è stata sconfitta la morte, il peccato e l’odio.

Regno di Dio è sentirsi invitati da Dio e partecipare al banchetto della vita piena!

Questo Regno di Dio può ben essere per noi la felicità che cerchiamo: la cerchiamo da sempre, la vogliamo tutti, speriamo prima o poi di incontrarla, sappiamo che ci sono molti che ci ingannano, ci fanno credere di averla a disposizione e invece sono stupidi distributori di placebo … qualche volta hai anche abboccato, te ne sei accorto e hai ricominciato a cercare, a tendere l’orecchio e di fronte a questa felicità, a questa pienezza di vita che è il Regno di Dio, dobbiamo affidarci a Gesù.

E Gesù fa proposte decise: “Venite e vedrete. Lascia la tua barca, lascia i tuoi bonifici bancari, la tua compagnia che ti fascia la vita e buttati nell’avventura del regno”. Gli apostoli lo seguono, stanno con Lui, decidono di imbarcarsi in questa avventura, lasciano tutto per godere della sua amicizia.

Beati loro che lo hanno visto, toccato, ascoltato, gustato … ma ogni uomo è chiamato a stare con Lui, a stargli in compagnia: il vangelo è stato proprio scritto per noi che non avendolo visto possiamo cercarlo e deciderci.

Con Gesù ci sono anche alcune donne, fatto molto importante per il tempo di Gesù: le donne  allora non erano tenute in grande considerazione, invece Gesù se le associa al compito dell’annuncio! Maria Maddalena sarà addirittura la prima persona che annuncerà la risurrezione di Gesù.

Le donne si prendono cura del Signore Gesù: Il Vangelo dice che alcune di esse sono state salvate dai demoni … proprio perché liberate sapranno liberare; perdonate, sapranno perdonare; amate, sapranno amare.

Nel regno di Dio c’è posto per tutti e sempre un posto di speranza per una vita nuova.

17 Settembre 2021
+Domenico

L’amore è sempre decisivo per ogni vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 47-50) dal Vangelo del giorno (Lc 7, 36-50)

Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

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La presenza del male in ogni vita è sempre molto alta: subiamo il male dagli altri, senza colpa, e senza imprudenza e facciamo del male agli altri inconsapevolmente o intenzionalmente. Ci comportiamo male di fronte a Dio e ci facciamo dominare dalle passioni. Sentiamo dentro di noi spesso il desiderio di pulizia, di ritorno all’innocenza, di bontà … riusciamo a capire l’importanza della bontà dopo che l’abbiamo persa in noi e per gli altri e ci nasce una nostalgia di ricominciare ad amare.

Quella donna che andò da Gesù con un vasetto di profumo a versarlo sui suoi piedi, mentre stava mangiando con i farisei, è l’immagine di tutti noi, quando pentiti, sentiamo che solo Dio ci può perdonare, può scavare da noi ancora bontà e nuova innocenza.

Il mistero del male, che ci possiede, non senza il nostro consenso, a causa della nostra debolezza viene intercettato da Gesù e risolto nel perdono.

Noi non siamo capaci di vincere il male, lui sì e lo ha vinto per sempre … non solo, ma avviene un autentico  miracolo: maggiore è stato il male, maggiore si manifesta l’amore.

Gesù è così, ha la forza di cambiare il nostro peccato nel primo gradino di una vita nuova, attraverso l’incontro del suo grande amore con il nostro pentimento … ma siamo capaci di pentirci?

“Le sono perdonati i suoi  molti peccati, perché ha molto amato”, ha molto amato gesù!

Il nostro cuore invece resta incollato al male che ha fatto, spesso lo rimpiange, vi ritorna, non se ne stacca, crede che sia tutta questione di sforzo, di impegno, di coerenza, di controllo di sé, di onestà intellettuale, di capacità di vedere chiaramente nella vita … certo anche tutto questo, ma si tratta soprattutto di amore, di guardare con intensità quel volto di Dio che si fa presente e visibile in Gesù e decidersi per Lui.

Anche Pietro ha incrociato il volto di Gesù e ha capito di aver tradito un amore grande!

Abbiamo tutti un vasetto prezioso di vita da spendere, da non tenere per noi: è il simbolo di ciò che siamo e lo vogliamo versare tutto per Gesù.

Amare molto è essere perdonati molto.

Purtroppo ci siamo abituati al perdono di Dio come a una “lavatrice” … ma il vero perdono è sempre e solo un grande atto d’amore, una certezza che quel Dio che non ci abbandona mai ci garantisce, perché ci ama, sempre, molto.

16 Settembre 2021
+Domenico