Liberi davvero

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,35-36) dal Vangelo del giorno (Gv 8,31-42)

«…. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero …»

Audio della riflessione

Molto si dice della libertà, poco della verità: noi tutti vogliamo essere liberi … tante crisi in famiglia sono dovute alla ricerca di un’autentica libertà: nessuno vuole rimanere “costretto”, contro voglia, a dipendenza di altri.

Ciascuno ha in mente di poter vivere indipendente, per decidere di fare di sé quello che vuole: ogni legame è “sopportato”, quasi sembra che il massimo della vita sia vivere soli per fare quello che si vuole.

Va in crisi allora l’essere figli, l’essere genitori, l’essere marito e moglie, l’essere fratello e sorella: si fugge, ci si mette soli, per un po’ si è finalmente soddisfatti …

… ma presto nasce il desiderio dell’altro, si scorge che la nostra vita non si realizza nella solitudine, nasce un desiderio più profondo che avrebbe dovuto essere stato ascoltato prima: il desiderio della verità.

Solo la verità vi fa liberi, dice il Signore.

Se non conquisti la verità del tuo essere e del tuo rapportarti al mondo, agli altri, a Dio, non sarai mai libero: sarai solo neutro, sarai soprattutto solo e sfruttatore.

Nel Vangelo di Giovanni la verità è l’obbedienza a Dio e il dono di sé: è la verità che trasforma la struttura interiore dell’uomo liberandolo dalle false idolatrie, soprattutto dall’idolatria di sé, è sempre al centro!

Per essere se stesso l’uomo deve appartenere a Dio: Libertà è essere se stessi, appartenere a Dio è la verità.

Non si tratta di concetti, di astrazioni, di elucubrazioni, di teoremi, ma di esperienza quotidiana di vita, di apprendimento faticoso, costante e determinato.

Conoscere la verità non è prepararsi a un esame, ma è accoglierla dentro di sé, radicarla nella propria persona, sperimentarla nel rapporto con gli altri, viverla nelle ore quotidiane del lavoro, della vita di relazione, degli affetti e dei sentimenti, dei dialoghi, dei silenzi ….

La libertà non la si acquisisce, vivendo di ribellioni, di sballi o di fughe, di contrasti o di rivendicazioni, di isolamenti e solitudini, ma nell’approfondimento della verità del nostro essere, nel capire vitalmente il nostro rapporto con Dio e l’amore verso di Lui.

Libertà, allora, non è più fare quello che piace, ma quello che è vero: Dobbiamo imparare, tutti, a guardare di più al cielo, che non è mai assolutamente vuoto, per dare luce a questa terra, per vincerne lo spaesamento, che continuamente ci addolora, ci assale, ci confonde.

6 Aprile 2022
+Domenico

Per non morire nei nostri peccati

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 21.28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30)

In quel tempo Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato».

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

“Peccato” è una parola fuori moda, ma molto presente nella nostra esistenza: è attaccamento al male, è ingiustizia verso le persone, è la falsità delle nostre convinzioni, la malizia di tanti nostri comportamenti, è la cancellazione di Dio dai nostri pensieri, è il mettersi al suo posto e crederci padroni dell’universo, del cuore e delle vite di altre persone … è un cancro della nostra coscienza!

Gesù, per ben due volte in un breve discorso con gli intellettuali della religione del tempio, dice: morirete nei vostri peccati. Nei giudei c’è un’ostinazione che sembra qualcosa di definitivo: una sorta di malvagità senza speranza.

Il peccato più grande, però, è la mancanza di fede in Lui che si presenta come l’”Io Sono”: per un ebreo era evidente questo nome, gli richiamava la scena solenne e tremenda del Sinai quando Mosè vide un roveto ardere senza consumarsi e chiese a Dio il suo nome. E Dio rispose “il mio nome è Io Sono”.

Ebbene, Gesù, con una arditezza unica, osa dire che quell’”Io Sono” è qui. Lui è il Figlio di quel Dio del deserto, lui è la sua trasparenza, la nuova manifestazione definitiva dopo quella che avvenne per Mosè.

Il luogo di questa apparizione, però, è la croce: innalzato su quel legno, il Dio onnipotente è uno scandalo inaudito, ma a quell’uomo innalzato con rabbia dai soldati, spinti dalla ferocia di un popolo assetato di sangue, occorre volgere lo sguardo. Solo guardando a quella croce si sciolgono i peccati, sparisce ogni contagio del male, si rinnova la vita dell’uomo, possiamo sperare di non morire nelle nostre colpe.

La diatriba con i giudei, Gesù non la vince con gesti di potere, con giudizi trancianti, con disprezzo della pervicacia, ma salendo su una croce, donando la sua vita, offrendosi nel massimo dell’amore.

La dialettica di Gesù non è un esercizio di intelligenza, ma una dedizione totale nella morte in croce: è fede e contemplazione, è affidamento e sguardo interiore, è prendere coscienza che da soli non ci possiamo salvare, ma Gesù nel suo gesto di amore fino alla fine, Lui solo ci può salvare!

E Il Vangelo dice “molti credettero in lui” e guardando a lui che hanno trafitto, alzando lo sguardo a quella croce ci si squarcerà il cielo: un cielo non più chiuso né vuoto, tanto meno adirato e ostile, per una terra spaesata come la nostra da salvare.

5 Aprile 2022
+Domenico

Io sono la luce del mondo, la luce della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 12-20)

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Audio della riflessione

Una affermazione così perentoria ci sveglia da una sorta di sicumera, quasi di autosufficienza riguardo alla luce: siamo in un mondo che di luce ne fa fin troppa, tanto che non riusciamo più a vedere di notte le stelle! Me ne rendo conto ancora di più  quando ai ragazzi che fanno la cresima domando: “ci siete voi ragazzi e ragazze, belli da morire … abbiamo tutti begli occhi lucidati a nuovo da tutte le marche di collirio possibili … che cosa ci serve per poterci guardare, per vederci bene gli uni  gli altri, per vedere la natura bellissima che ci circonda?” …

O … Non ricevo mai risposta, quasi a dire: “che ci sta domandando questo vecchio?” …

Tutti danno per scontata la luce … è talmente invaso il nostro mondo di “illuminazione” che la riteniamo del tutto “scontata”, e se dico che Gesù, lo Spirito Santo, il Signore  è La Luce, rischio di presentare una realtà assolutamente inutile …

… invece c’è una luce più importante della illuminazione, della luce del sole … è la luce della vita: una luce interiore che ci rischiara il buio che si fa dentro di noi e attorno a noi.

Abbiamo provato in questa pandemia il buio di non sapere che scelte fare, di non avere certezze scientifiche sulle cure, sui vaccini, sui comportamenti conseguenti …

… abbiamo camminato non poco nel buio anche di fronte a una guerra assurda che è scoppiata in Europa: abbiamo tutti cercato una “luce” per capire, per definire l’odio insano che ci mette gli uni con i fucili spianati contro l’altro …

… non abbiamo più avuto nessuna luce per vedere la pace!

Noi cristiani siamo chiamati a vivere da figli della luce, per essere in comunione con il Dio che è luce: in questo nostro mondo occidentale, in cui da tempo è cominciata la lunga notte del “senso”, i cristiani sono chiamati a portare la Luce del Vangelo a coloro che sono nel buio fitto e gelido del nulla!

Il criterio è l’amore fraterno e da questo si riconosce che si è nelle tenebre o nella luce! Gesù è stato invaso dalla luce di suo Papà, il nostro Dio Onnipotente, e ha dato la vita perché tutti aprissero gli occhi o si facessero illuminare dalla luce del Signore.

La beata Benedetta Bianchi Porro a 27 anni già non aveva più ne udito, né gusto, né olfatto, né sensibilità tattile, concentrata tutta solo in un punto del palmo della mano, tanto che era costretta per comunicare ad inventarsi un alfabeto convenzionale e usare questo unico punto di contatto.

A 27 anni, mentre partecipa alla Messa, le si riempiono di sangue gli occhi e diventa completamente cieca … per cinque ore non dice niente a nessuno e poi dice al prete che  ha celebrato Messa “Padre, sono serena, e ho tanta luce in me, anche se da poco ho perduto completamente la vista” … e nel suo diario scrive: “Il mio buio mi pesa, ma lo preferisco, se questo è il prezzo, per camminare con più luce dentro al cuore!”.

Di questa luce interiore chiediamo a Dio che ci riempia e diffonda nel nostro mondo annebbiato, se non del tutto ottenebrato.

4 Aprile 2022
+Domenico

Forza, fate giustizia, ma prima dentro di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,7-8) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 1-11)

«e siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra».

Pensare che il male lo fanno sempre gli altri, che la colpa non è nostra, che noi siamo innocenti è uno sport che ha molti tifosi: vedere bene gli errori degli altri, scaricare su di loro i nostri malanni, giudicare per non essere giudicati è un’altra partita dello stesso campionato … probabilmente non riusciamo a liberarci dal male e pensiamo di poterne essere liberati addebitandolo agli altri! Chi usa grandi parole chiama tutto questo “azione catartica”: sacrificare gli altri per purificare se stessi, scatenare la cattiveria sugli altri per liberarsene.

Gesù, un giorno, si imbatte in un impietoso corteo: portano alla lapidazione una giovane donna, usata e gettata … un amore forse estorto, e subito messo in piazza per lavarsene le mani.

Il bene deve vincere sul male, sempre. È difficile individuare dove sta il bene e dove sta il male, stavolta finalmente è tutto chiaro: c’è una Legge, c’è un misfatto, c’è una colpevole, anche se occorrerebbe in questo peccato essere almeno in due – ma l’altro non conta, perché è sicuramente solo la donna che sbaglia, quella nella condizione più fragile e indifesa – e Gesù viene tirato dentro, è come se gli mettessero in mano una pietra da scagliare. Lo ritengono come uno di loro: osservante della Legge, ligio al dovere, obbediente a Dio, devoto del buon comportamento… ma non s’accorgono che nel loro cuore Dio è solo un pretesto, la Legge solo una copertura, il loro cuore più duro delle pietre che hanno in mano … e Gesù dice loro: “guardatevi dentro: che cuore vi batte nel petto? Che vita è la vostra se deve calpestare il debole, il peccatore, per nascondere il male di cui è impregnata? Non vi sembra giunto il momento di tornare a guardarvi dentro per scoprirvi come state soffocando la tenerezza di Dio? Non avete ancora capito che Dio protegge anche Caino, che grande è presso di lui la misericordia e il perdono? Ne è calata di polvere sulla giustizia di Dio in questi secoli, se lo scambiate ancora per un vendicatore.

Un minimo di saggezza ce l’hanno, i lapidatori! I sibili delle pietre, che avrebbero dovuto risuonare negli atrii del tempio, si cambiano in tonfi sordi di sassi che calano sul terreno: è la musica della coscienza, dovrebbe dare inizio alla musica del perdono, al canto della festa; questo lo può dare solo Gesù, che guarda in volto la donna e le dice le parole del perdono e della vita, perché lui è il Dio che non abbandona mai nessuno.

Purtroppo la prossima volta le pietre le vorranno usare contro chi gliele ha fatte cadere per terra oggi … dice Giovanni nel Vangelo “… Allora presero delle pietre per tirarle contro di Lui. Ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” … non si sono pentiti, ma sono stati solo scornati.

Gesù ne uscirà indenne, ma morirà anche per la loro salvezza.

3 Aprile 2022
+Domenico

Una parola che ti incanta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,44-49) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 40-53)

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Audio della riflessione

Ti capita spesso di lasciarti “incantare” quando senti qualcuno parlare: quello che dice ti va dritto al cuore … avevi un problema, un’angoscia, una confusione che ti arrovellava il cervello, e quando senti lui, ti si riempie il cuore di serenità: ti interpreta i pensieri che hai su di te o sui fatti della tua vita che ti tormentano e che non riesci a formulare, ti dà gioia, ti permette di capire, di guardarti dentro, di vedere ciò che cercavi da tempo senza riuscirci”.

Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” … sono i soldati che lo dicono: loro sono lì a prevenire rivolte, per l’ordine pubblico, vengono sbalzati dalla caserma a seconda dei bisogni, sono giovani che hanno mille interessi … il più forte è di portare fuori la pelle da ogni tumulto e di tornare presto in libera uscita: ormai conoscono i mestapopoli, le teste calde che devono controllare … e tutte le volte che escono in servizio già sanno dove devono andare a controllare.

Stavolta però non riescono a starsene fuori … sentono la voce forte e decisa, chiara e persuasiva di Gesù: “Staccano le cuffie” dalla loro vita di routine e si lasciano prendere! Non è un buon soldato chi si lascia incantare, ma Gesù riesce a parlare al loro cuore.

Anche noi spesso ci accostiamo con aria di sufficienza a tante esperienze, a discorsi seri, a dialoghi appassionati e spesso ne veniamo via “come prima”, senza esserne presi dentro … qualche volta, invece, avvertiamo in noi una scossa, una percezione limpida, una scoperta che innesca un tormento interiore.

Abbiamo bisogno tutti di poterci lasciare conquistare dalla Parola di Gesù, che ancora oggi si presenta alla nostra vita distratta: il suo Vangelo è la sua persona che ancora ci dice parole che sanno dare pace al cuore.

E noi siamo lì come quei soldati, abbiamo altre preoccupazioni, siamo forse lì per mestiere, facciamo i cattolici di professione, crediamo di sapere tutto …. di aver approfondito tutto, forse parliamo anche di Lui, di Gesù, ma abbiamo il cuore arido … e Gesù invece è sempre pronto a squarciare la nostra aridità di cui non ci accorgiamo, ad aprire la nostra vita come apre il cielo, perché ne discenda la grazia e la salvezza per le nostre strade spaesate.

Se tutti potessimo accostarci a Gesù così … se chi fa guerra avesse il “tempo” per tirarsi fuori da questa disgrazia …

2 Aprile 2022
+Domenico

Non darmi per scontato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 1-2.10.25-30)

«Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

Audio della riflessione

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per “scontate”: spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme … eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo: si crea una sorta di tacito consenso sulla propria esistenza e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi automaticamente “conoscerlo”.

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un “possesso”, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di “mettercelo in tasca” … è un conoscere più per difendersi che per aprirsi, invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto: un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti …

… è così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono … è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio: nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema … “è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario; suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui: vita opere e miracoli!” … e Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale controllo, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.

E’ la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del vangelo … “Cose vecchie! Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo” … è la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare.

Invece Gesù è da ascoltare: il suo vangelo è sempre nuovo, la sua  vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera … è vita, ma è sempre vita nuova inesauribile: è sempre più in là di dove lo vogliamo fermare. Ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perchè Lui è il Dio che non ci abbandona mai.

1 Aprile 2022
+Domenico

Vi garantisco la vita vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,38-40) dal Vangelo del giorno (Gv 5, 31-47)

«Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.»

Audio della riflessione

Sentirti dire da chi ti conosce bene che non sei onesto, che non sei corretto, che non hai un cuore capace di amare, che sei “autoreferenziale”, che ti sei trovato amici che ti adulano e ti nascondono la verità … è una bella batosta: dovresti farti un serio esame di coscienza, una buona autocritica … e invece spesso sei nel massimo della tua superbia e gli occhi ti restano chiusi sulle cose più evidenti della tua vita perché ti fanno male e non hai il coraggio di ammetterlo per cambiare.

Nel serrato confronto tra i giudei e Gesù avviene proprio questo: loro sono sicuri di essere nel giusto e decidono continuamente di “combattere” Gesù soprattutto quando tenta di smascherare i loro atteggiamenti ideologici.

“Dove sta la vera vita? Dove sta la salvezza? Che atteggiamento di accoglienza avete nei confronti del mistero di Dio? Quanto siete disposti a darmi fiducia? Potete alzare lo sguardo dai vostri interessi e dalle vostre comode ideologie che vi impediscono di cercare la verità? “.

È un rimprovero … sono domande che il Signore può fare a ciascuno di noi oggi: Ci diamo ragione gli uni gli altri, senza cercare la vera ragione che è Lui; Crediamo di avere in mano la vita e di poterla manipolare, mentre la vera vita è lui. Abbiamo collocato la nostra salvezza in alcuni nostri principi minimali, ma non ci accorgiamo che la loro fonte e la loro completezza sta proprio nel Signore Gesù.

Giovanni ha avuto il coraggio di mandare i suoi discepoli da Gesù per mettersi in dialogo e ricerca con Lui, che ha dato loro solo la cruda verità: “Giovanni era il precursore e un altro doveva venire dopo di lui. Ma a me che sono stato indicato da Giovanni voi fate continua opposizione preconcetta, senza lasciarvi interrogare dalla Parola, dalla Buona notizia. Per voi tutto è come sempre, il tempo che viviamo non ha niente di coinvolgente da parte di Dio!”.

Voi non volete venire a me per avere la vita, vi accontentate di imitazioni, di inganni, non siete disposti a darmi fiducia!”.

La nostra vita spesso è proprio così? Ci lasciamo incantare da tante cose e perdiamo di vista l’essenziale, siamo più disposti a credere al caso che a Dio, a fidarci dei venditori di felicità a buon mercato piuttosto che di Gesù …

Lui invece è l’amore!

Lui è la vita!

Lui è uno squarcio nel cielo per aprirci alla verità in questa nostra terra spaesata.

31 Marzo 2022
+Domenico

Suo Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,17-18) dal Vangelo del giorno (Gv 5,17-30)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Audio della riflessione

Se c’è un messaggio bello, desiderato, sentito, dolce, capace di sciogliere le nostre durezze e le nostre malizie è proprio quello di Gesù di chiamare Dio con il nome di “padre”. Quante ricerche si sono fatte da parte di ogni cultura, di ogni intelligenza per tentare di dare un volto a Dio.

Tutti ci facciamo domande su di lui. Esiste? Dove sta? Se c’è, che volto ha? Che cosa pensa di noi? Perché lascia crescere tanto male nel mondo? È stato definito come il motore immobile, come la causa incausata, come la bellezza infinita. Si è tentato di definirlo guardando a noi e dicendo di lui il massimo che si può dire di noi. Fatica sovrumana. Sarebbe come se definissimo un uomo a partire dagli aggettivi che possiamo dire di un filo di erba. Potremmo dire di tutto senza avvicinarci minimamente alla grandezza dell’umanità. Abbondano allora i superlativi: bellissimo, buonissimo, onnipotente; o i termini negativi di ogni nostro limite: non finito, non misurabile. Ne abbiamo attribuiti di aggettivi a lui, di titoli. I musulmani ne ripetono ogni giorno cento.

A noi Gesù ha detto che Dio è un papà, è padre; non un padre in astratto, tanto per dargli un bell’aggettivo commovente, ma suo padre. È mio padre. Affermazione inaudita, per ogni discorso filosofico su Dio, per ogni ricerca razionale, per ogni correttezza di teoria teologica, ma per noi grandemente consolante. Questo Dio che ha fatto cielo e terra è il padre di Gesù, di questo uomo che passa per le strade della Palestina a condividere con tutti povertà e sete di verità, amore e solidarietà.

È un salto grande che ci chiede di fare la fede, è una novità assoluta nella mente umana, e giustamente gli scribi accusano Gesù di bestemmia. Per questo cominciano a tessere trame di morte attorno a lui. Gli preparano il processo, la croce e il Calvario. Per questo sarà ancora più grande lo sconcerto, anche razionale, quando verranno a sapere che proprio questo crocifisso è il Dio dei cieli e della terra: scandalo e pazzia per ogni mentalità prima del Vangelo.

Noi però decidiamo di credere e di farci abbracciare da questo Padre che abita il cielo e vive per tutti sulla nostra terra desolata.

30 Marzo 2022
+Domenico

Sano e salvato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-3.5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 5,1-3.5-16)

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 

Audio della riflessione

C’è stato un tempo in cui si leggeva il Vangelo come un libro molto bello, commovente, edificante, capace di infondere sentimenti buoni, una sorta di Cuore, utile per i bambini e per dare al mondo insegnamenti morali positivi, ma per nulla storico: quello che accadeva nel Vangelo era narrato con molta fantasia e con qualche riferimento essenziale a luoghi conosciutissimi.

Il miracolo di quel paralitico che voleva immergersi nella piscina di Siloe e che nessuno aiutava a fare il balzo nell’acqua, era per gli studiosi di questa “tendenza” proprio un fatto moraleggiante di questi.

A Gerusalemme si pensava non ci fosse nessuna piscina con portici … invece scavi non recentissimi hanno fatto emergere la piscina così come è descritta nel Vangelo, con cinque portici … un colpo duro a chi continua a pensare al Vangelo come a una favola.

Il paralitico è lì, è li ad aspettare l’aiuto degli amici, che non ha … lo incontra Gesù e lo guarisce e gli dice di raccattare il suo lettuccio, consunto dagli anni di pazienza, e di tornarsene a casa.

È un sabato e un uomo che gira per i vicoli della città, vicino al tempio per giunta, che si porta pure un letto, fa colpo: “Come ti permetti di spostare letti e masserizie di sabato tu? “. Ai custodi della legge non interessava la sua felicità di poter camminare, saltare, girare da solo, senza la pietà di nessuno dopo aver sofferto trentotto anni di immobilità, anchilosato nel corpo e nell’anima … doveva aspettare il giorno dopo, come sempre aveva aspettato per tutta la vita.

Ancora un precetto che allontana dalla vita!

Qualche volta siamo tentati anche noi cristiani di premettere le leggi alle persone, le formalità al bene concreto, le nostre manie di perfezione al dialogo sincere e al dono gratuito … “Se faccio questo poi che cosa diranno? ” … e intanto il povero, il malato è lasciato solo.

Invece Gesù lo fa danzare alla nuova vita: Lui parte, non bada a nient’altro, non si preoccupa nemmeno di sapere chi lo ha messo in piedi così … ci pensano gli scribi a riportarlo alla realtà con il loro bisturi della legge.

Gli nasce allora in cuore la voglia di vedere Gesù: quando lo incontra gli si affida, lo percepisce come la salvezza dal peccato e gli diventa testimone coraggioso.

Quello che Dio compie, nella vita di ogni persona, è patrimonio di tutti: è squarciare il cielo per illuminare la nostra terra spaesata.

29 Marzo 2022
+Domenico

Ho solo te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,46-50) dal Vangelo del giorno (Gv 4,43-54)

Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell`uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.

Audio della riflessione

Si fa tanto parlare oggi, soprattutto nella nostra società, di libertà, di ingerenza del papa o della Chiesa nei fatti pubblici, quasi che oggi siano tutti “costretti” a credere in Dio, a comportarsi secondo il Vangelo, a sentirsi “obbligati” a professare la fede cristiana … esistono sicuramente retaggi storici che potrebbero far credere che ciò sia un vero problema, ma è sempre utile rifarci a ciò che insegnava Gesù …

… nel suo insegnamento c’è sempre stato un grande rispetto della libertà: un giorno lo incontra un funzionario del re, un uomo potente e influente, una “bella posta” se dovessimo ragionare in termini di “proselitismo”. Se questo personaggio avesse creduto, si sarebbe tirato dietro sicuramente l’indice di gradimento del mondo che conta, della stessa corte, degli uomini del potere …il funzionario ha il cuore in mano, ha un figlio che gli sta morendo! Sta alla corte del re, ma di fronte alla morte non c’è re che tenga, non ci sono raccomandazioni e favori capaci di cambiare la morte in vita: lui sa di Gesù e si affida a Lui!

Gesù lo prova: “Mi state addosso solo perché volete sempre aver conferme su di me? non mi credete? volete sempre segni ed evidenze, conferme e sicurezze….

Il funzionario però parla col cuore: “Se questa è una diatriba culturale o religiosa non mi interessa proprio. Io sono a pezzi, mio figlio, la mia vita, la mia speranza, mi sta morendo, non mi interessa di che cosa pensano gli altri di me, se mi sono venduto o no. So che Tu sei capace di dare la vita perché sei dalla parte di Dio.”

Gesù vede l’insistenza, legge nel cuore e gli dice perentorio “tuo figlio vive!

Al funzionario del re basta la parola, non vuole evidenze, vuole solo sapere che Gesù parla: sa che la sua parola è vita, l’ha sentita prima nel cuore e l’ha percepita come un balsamo, e crede! Crede prima di vedere: non crede obbligato dal miracolo, ma affidato alla parola di Gesù! Questa è libertà!Questo è dialogo serrato! Questa è richiesta con tutta l’anima, è rischio globale, è fidarsi con il cuore in gola.

Poteva benissimo dire “questo Gesù non mi ascolta, mi inganna, resto nella mia solitudine” Invece si affida.

Anche per noi credere è affidarci a un cielo che è abitato da Dio, e che viene aperto a questa nostra terra sempre, anche quando è sospettosa di essere ingannata.

28 Marzo 2022
+Domenico