Imbalsamare non è credere

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 23,55-57)

Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

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È giorno di sospensione, di attesa, di preparazione: c’è sempre nell’aria qualcosa di indefinito nelle vigilie di festa … fretta, apprensione, disordine, corse, code, intoppi, gente che si mette di traverso, che non capisce le urgenze, sforzo di far quadrare tutto … poi finalmente distensione e serenità, oppure rabbia sconsolata e dispetto; questo, forse, proviamo noi oggi …

… un gruppetto di donne di Gerusalemme, in quel sabato, invece, aveva già trascorso la grande vigilia, non a preparare cibi e pasti, ma ai piedi della croce, e oggi se ne stava muto a vivere una festa che non era più la sua: era la festa di Pasqua … ma che passaggio dalla morte alla vita c’era stato, se invece avevano dovuto stare a subire la crocifissione del loro Gesù? Era la grande Pasqua ebraica, ma per loro era una festa piena di dolore: avevano ancora negli occhi quel Gesù, l’avevano visto trascinare in una tomba, senza un gesto di affetto, in fretta, perché il contatto con il suo sangue avrebbe reso impuri, impediti di fare la grande festa ebraica.

Giuseppe di Arimatea e Nicodemo avevano avvolto il corpo così com’era in un lenzuolo e vi avevano versato addosso mirra e olii, ma le donne non ne erano rimaste “contente”: Ci avrebbero pensato loro il giorno dopo a fare le cose “per bene” … Bellissime preoccupazioni, bei sentimenti, ma nella loro delicatezza erano l’ultima pugnalata, pure affettuosa, a Gesù.

Dice Luca: “le donne osservarono il riposo secondo il comandamento” … la Legge si era ripresa la “rivincita”, e ancor prima la morte! Prima però avevano preparato aromi e oli profumati: erano quindi sicure che Gesù sarebbe rimasto nel sepolcro per sempre, non avevano scommesso sulla sua vita! Le donne, dopo la morte di Gesù, avevano talmente dimenticato di sognare che pensavano solo a imbalsamare: “Quanti chili ne prendiamo? Ti ricordi l’ultima volta, quando è morto Giosafat, che era pressappoco alto come Gesù? …. no, ma guarda che ne occorre di più; dobbiamo fare le cose per bene …”

Ma Lui, Gesù, all’appuntamento non ci sarà: dovevano sognare di più!

Dobbiamo sognare di più: la Risurrezione è il centro della nostra fede e su quel Risorto siamo chiamati tutti a scommettere la nostra vita.

Oggi, Sabato Santo, finite le inevitabili incombenze della vigilia, prendiamoci un momento di silenzio, e vediamo se lo sigilliamo sepolto o se lo aspettiamo risorto e vivo.

16 Aprile 2022 – Sabato Santo
+Domenico

Il coraggio mancato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,4-7) dalla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (Secondo Giovanni : Gv 18,1-19,42)

4 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». 7 Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

Audio della riflessione

Anche i cuori più duri, forse, oggi, alle tre del pomeriggio, possono fermarsi un istante per volgere lo sguardo a un innocente che muore.

La croce è un simbolo che oggi parla, perché guardiamo chi ci è disteso sopra: un uomo nudo, inerme, piagato, torturato senza pietàYoutube continua a proporre le scene strazianti, insopportabili, della flagellazione del film di Mel Gibson; molti pittori si sono cimentati a proporre questo uomo che muore, e noi abbiamo tutti in casa o al collo una croce: ci ha segnato la vita!

Oggi vogliamo guardarla con delicatezza, con affetto, con fede, almeno con rispetto …

C’è una gamma infinita di ruoli e di sentimenti che ci possono accostare a questo “uomo che muore” … il Vangelo ne mette in evidenza uno, quello di Pilato: l’uomo indeciso da cui dipende la vita di Gesù; l’uomo che tenta di dare ascolto a qualche buon sentimento, ma non gli importa niente della vita del Signore.

La nostra vita è fatta di tante belle intuizioni della verità, di nostalgie del bene, di “propositi” di generosità, di bontà, che non arrivano mai a destinazione. Perché siamo fragili, ci mancano idee forti, visioni chiare, consapevolezza di una nostra responsabilità, grinta e decisione.

Per me è innocente, se poi voi volete ucciderlo, fate pure, io non c’entro, me ne lavo le mani!”.

Pilato, tu non ci stai prendendo in giro: tu rappresenti tutti noi! Tu vedi il tuo interesse, vedi la tua coscienza e decidi di startene fuori, di non prenderti responsabilità! Non vuoi darti dolore per gli altri anche se dipendono da te: tu vuoi stare sempre a galla, non ti interessa di un poveraccio che ti ha aperto la mente, ti ha fatto nascere un desiderio di bene dentro, ti ha acceso una piccola speranza! Con questa hai tentato di opporti al male, ma ti sei subito arenato … come ci areniamo tutti noi.

E allora, lavati “ste maledette mani”, fa la commedia di chi crede di non avere responsabilità, ritirati nelle tue sicurezze! Una vita in più o in meno che vuol dire? Ti basta portare fuori la pelle, anche se la coscienza si farà sentire e non potrai avere pace finché non tornerai ad ascoltarla!

Noi che pure, purtroppo, ti abbiamo seguito in questo tradimento di Gesù, ci auguriamo di incrociare sempre quello stesso Gesù prima che sia troppo tardi, e in lui non troveremo nessuna traccia di odio, ma soltanto un amore che ci saprà dare ancora la sua pace.

15 Aprile 2022 – Venerdì Santo
+Domenico

Un grembiule per noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,3-5) dal Vangelo del Giovedì Santo (Gv 13,1-15)

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

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Ogni nostra giornata qualunque è fatta di gesti semplici, necessari, ripetuti, costanti, delicati … sono il bacio, la carezza, la stretta di mano, preparare la tavola, offrire il pane, una tazza di caffè, salutare, abbracciare, prendere per mano… insomma, la nostra vita è piena di gesti che costruiscono la struttura del nostro esistere.

Anche nell’ultima cena ci sono gesti delicati: i discepoli affittano un locale, preparano la cena, addobbano la sala.

 Gesù ne compie uno piuttosto inconsueto, sorprendente: si cinge i fianchi di un asciugatoio e si mette a lavare i piedi agli apostoli! I commensali sono stupiti, Pietro si ribella, ma poi “accetta” e Gesù prende tra le mani quei piedi che hanno calcato tutte le strade della Palestina e che percorreranno tutto il mondo per annunciare il Vangelo.

Dice la Bibbia “beati i piedi di coloro che annunciano la salvezza… “

Il clima di grande tensione spirituale e affettiva dell’Ultima cena vede Gesù compiere un gesto simbolico che in ogni chiesa, oggi, viene ripetuto con semplicità, dal papa nella basilica di San Giovanni in Laterano, la sua vera cattedrale di vescovo di Roma, al parroco nella chiesa di paglia della savana africana.

Il luogo in cui si compie ha la stessa solennità, la stessa carica di grazia di Dio, lo stesso spessore evangelico: il contesto è il dono d’amore, fino al segno estremo, di Gesù nel pane e nel vino, nel suo corpo e nel suo sangue.

E alla fine l’insegnamento: “come ho fatto io, fate anche voi”.

Il cristiano è uno che lava i piedi agli altri, è un servitore, si mette a disposizione, offre la sua disponibilità per la vita, per la verità, per la salvezza: è una lezione dura, ma essenziale! Se la Chiesa esce da questo binario, non è più la Chiesa del Signore: rischia di diventare potere, di fare solo ritualismi, di spostarsi dalla parte del folklore …

Ogni Eucaristia è spezzare la vita in servizio ai fratelli: noi cristiani celebriamo spesso l’Eucaristia, la gente partecipa più volentieri a una Messa che a una veglia biblica … è forse abitudine, ma è sicuramente andare al cuore della vita cristiana, perché il centro è sempre e solo una vita donata e spezzata per gli altri! Non c’è nessuna messa che non ti tiri dentro questa prospettiva: se non lo fa è solo vecchio culto o rito morto.

Questo vuole dirci Giovanni col gesto del lavare i piedi: la Chiesa è la Chiesa del grembiule e del servizio, altrimenti non è la Chiesa di Gesù.

14 Aprile 2022 – Giovedì Santo
+Domenico

Contemplare un uomo che muore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 26,17-19) dal Vangelo del Mercoledì Santo (Mt 26, 14-25)

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

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Ci stiamo preparando a rappresentare la passione di Gesù: un uomo che muore parla a chiunque, a chi crede e a chi non crede … la vicenda di una morte è sempre una domanda al senso della nostra vita, al fine che pensiamo … per essa, alle motivazioni che ci fanno vivere con semplicità e, possibilmente anche con gioia. Diventiamo tutti più “persone”, quando contempliamo un uomo che muore.

L’attenzione si fa più carica di emozioni quando si avvicina il momento fatidico: Gesù sa che il cerchio della morte si sta stringendo attorno a lui, e desidera, con questo dramma nel cuore, sedersi a mensa con i suoi apostoli.

Ci sono state altre celebrazioni della Pasqua che Gesù ha vissuto a Gerusalemme, ma questa è foriera di gravi presagi: invita allora gli apostoli a non accontentarsi di fare un pasto frugale come sempre, ma di “scialare”, di dare importanza a un momento che dovrà stare nella loro mente e nella mente di chi li avrebbero ascoltati, per tutta l’eternità: è l’ultima cena, rappresentata da tantissimi pittori, se ricordate …. questo tavolo imbandito alla grande, questi volti di apostoli severi, attenti, presi da dialoghi e discussioni, piegati a due o tre … sono l’immagine dei nostri pasti che facciamo non per sopravvivere, ma per vivere assieme momenti decisionali.

È già nell’aria greve il tradimento di Giuda: lì non ci sta più bene, a cena con tutti, gli scotta la sedia su cui è appoggiato, con le gambe puntate a terra per partire. Non si sente più a suo agio: ha già venduto Gesù, ne ha già preso il premio.

Ci sono momenti in cui non riusciamo più a nascondere nemmeno a noi stessi il tradimento degli affetti, dei sentimenti, degli amici, della parola data, degli interessi … Giuda ha tradito con un bacio e si è definitivamente tagliato ogni via di uscita, proprio alla cena pasquale! La cena della liberazione è diventata per Giuda la cena del tradimento.

Si può sbagliare, ma con il corpo e il sangue di Cristo versato si apre uno spiraglio di comprensione, purché l’orgoglio ne permetta l’umiltà.

Gli altri apostoli sembrano non curarsene, ma sta bollendo in pentola per ciascuno il dilemma della sequela: ci starò con Gesù? Stare con Gesù o fotografarne da lontano il fallimento … e ciascuno di loro e di noi, ancora oggi, si sente chiamato in causa: Da che parte stiamo? Ci fidiamo di Dio Padre?

Decidiamoci, e faremo la nostra Pasqua personale nella nostra coscienza.

13 Aprile 2022 – Mercoledì Santo
+Domenico

Non è mai troppo tardi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-25) dal Vangelo del Martedì Santo (Gv 13,21.33,36-18)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».

Audio della riflessione

La Settimana Santa entra nella sua pienezza e si porta dentro i nostri sentimenti: siamo indaffarati per qualche regalo, per qualche preparativo della festa … è il tempo delle grandi pulizie … la luna sta facendosi piena per risplendere al massimo prima della Domenica di Pasqua.

Altri personaggi ci vengono presentati oggi dal Vangelo, sono Pietro e Giuda: due “traditori”, due personaggi che ci rappresentano molto bene! Sono l’immagine della debolezza del nostro amore, dell’incapacità di buttarci con generosità per gli altri o per l’altro; sono il simbolo della fragilità che sperimentiamo ogni giorno, che vogliamo camuffare, magari con maldestra fantasia.

Di fronte a Gesù si svelano le intenzioni del cuore: Pietro, sicuro della sua “incrollabile” fedeltà, fa l’indagine, cerca il traditore al di fuori di sé … “chi è che ha il coraggio di tradirti?” … non pensa a sé, è sicuro delle sue scelte … Gesù è per lui il figlio di Dio, l’aveva detto solennemente quando Gesù aveva fatto la sua inchiesta … bella frase, bel suggerimento dello Spirito, ma la vita ha bisogno di accogliere in profondità e con un tirocinio severo ogni dono di Dio! Lui non pensa affatto che sarà messa a prova la sua fedeltà, il suo entusiasmo, la sua prontezza, la sua decisione, la sua “leadership” … invece farà i conti con l’inganno e la troppa fiducia in se stesso … e il traditore che cerca cova già dentro di lui con i suoi artigli.

L’altro è Giuda: lui ha già nel cuore la decisione presa, ha già costruito a tavolino la trama, si è già preso i soldi … il suo cuore è lancinato: è il cuore di tutti noi quando siamo costretti a fingere … vorremmo che tutto fosse già finito, portiamo un peso insopportabile, ma non siamo capaci di tornare indietro … ci siamo visti fragili, ma non riconosciamo l’errore! Non ne può più ed esce sbattendo la porta: quei soldi, che ieri rimproverava a Maria di aver buttato con quel lussuoso profumo versato sui piedi di Gesù, oggi – neanche in minima parte – li ha in mano lui … ma gli pesano troppo, va a disfarsene, ma è tardi!

Non è invece mai tardi per chiedere perdono, per affidarsi a Dio … io dico sempre … “speriamo che gli sia bastato quell’istante in cui ha fatto il salto nel vuoto dall’albero, appeso a quella corda; speriamo che abbia visto in lontananza l’altro albero, quello della salvezza: la croce”.

12 Aprile 2022 – Martedì Santo
+Domenico

Amore e calcolo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,1-5) dal Vangelo del Lunedì Santo (Gv 12, 1-11)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». 

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Sei giorni prima, proprio come oggi, proprio nell’imminenza degli eventi definitivi che sono tanto attesi, ma che si consumano quasi come un lampo nella velocità e caducità del tempo … sei giorni prima di Pasqua.

Abbiamo vissuto tutti noi certe settimane decisive … oggi è tutto “normale”, tra sette giorni può essere tutto diverso! Così è la nascita di un bambino, così la morte che si porta via tutto e lascia la settimana dopo solo stupore e confusione, così sono le scelte banali, i campionati, la partite … sembra quasi che la tensione vissuta nella preparazione, la stessa importanza del fatto che vivi … non sia affatto “ripagata” dalla brevità e dalla velocità in cui tutto avviene.

Ebbene, sei giorni prima di Pasqua Gesù ritorna in un luogo caldo di amicizia e sentimento: non lo incantano le manifestazioni di successo … Ieri era stato osannato, ma sa bene la fragilità dell’audience, dell’immagine: oggi sei al centro, domani non ti guarda nessuno! O sei qualcuno tu, o sei niente se ti affidi e pensi che sia la notorietà a darti sostanza!

Gesù si affida all’intimità di una famiglia: vuole passare i suoi ultimi giorni nell’amicizia e nel tepore di una accoglienza … ma anche questa non è nessuna isola: scoppia il grande amore di Maria, la sorella di Lazzaro, che stavolta serve a tavola … non sta allampanata a guardare e a contemplare, e decide un gesto di amore estremo, delicatissimo, foriero di presagi che non si possono dire a parole: unge di profumo i piedi di Gesù.

Il timore che a Gesù sarebbe capitato qualcosa di grave è nell’aria: nessuno lo dice per delicatezza, per amore, per “godere” pur in un’incoscienza voluta quei momenti intensi. È Gesù stesso che li esprime: “Mi hai anticipato con il tuo gesto di amore la sepoltura”.

È sempre il dolcissimo Gesù che accoglie nella verità e offre strade per accettarla.La verità della situazione è fatta emergere in termini ancora più crudi dall’intervento e dalla presenza di Giuda: profumo sprecato, poveri abbandonati, lusso ingiustificabile. Lui, col cuore ormai inaridito dalla delusione e dall’incapacità di stare dalla parte di Gesù.

La coda del diavolo c’è sempre e ci ricorda che la vita è sempre in salita e che occorre sempre affidarsi a Dio come fa Gesù … ma Maria, la sorella di lazzaro, la “contemplativa”, è riuscita a offrire a Gesù l’ultimo gesto di amore dell’umanità prima della sua morte.

Ce ne sarà un altro di gesti d’amore, sarà il bacio di Giuda, ma quello è tradimento … questo è l’ultimo gesto di amore dell’umanità a Gesù.

11 Aprile 2022
+Domenico

È morto come si muore ogni giorno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 23,44-46) dalla “Passione di nostro Signore Gesù Cristo” secondo Luca (Lc 22, 14 – 23, 56)

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

Audio della riflessione

Le nostre colline abbondano di ulivi … oggi tutte le chiese sono popolate dai rami della potatura; una significativa processione si snoda da una chiesa all’altra, da una piazza al luogo dell’Eucaristia.

Vogliamo rivivere anche noi quel momento di festa fugace, spontanea, improvvisa, foriera di gravi momenti di dolore. Inizia una settimana che chiamiamo “Santa”, attorno a cui si condensano tutte le accorate e compassionevoli capacità dell’uomo di rivivere la morte e la risurrezione di Gesù.

Quel venerdì, quel giorno di Parasceve, è per noi una data memorabile.

Gesù nel Getsemani è ogni uomo, mostra le paure di tutti, i pensieri faticosi del vivere semplicemente: la preghiera di Gesù è abbandono nelle mani del Padre, è il desiderio di sentirsi di qualcuno nel momento supremo, e quindi si abbandona nella fede.

Gesù è turbato: non tenta penosamente di nasconderlo a nessuno, ma il turbamento non spezza il rapporto di fiducia in suo Padre.

L’ideale greco era di mostrarsi altero, dignitoso …. l’ideale di Gesù è di mostrarsi fiducioso nel Padre.

La sua è accettazione dolorosa nella verità, è fedeltà a Dio!

Gesù mantiene uno sguardo serio e realistico sulla morte: per la sapienza “razionale” l’atteggiamento quasi stoico di un eroe di fronte alla morte è di gran lunga più nobile di quello di Gesù.

Il modo con cui Gesù è morto è uno scandalo: è indegno di un figlio di Dio, ma anche di un uomo responsabile di altri, costretto, quindi, a presentare una certa “saggezza”.

Gesù si unisce in un certo modo a tutte le nostre morti ingloriose, scioccanti, distruttrici di ogni umanità, e le svuota di potenza ogni momento!

Gli eroi muoiono come si vorrebbe morire … Gesù muore come si muore veramente: Il fatto straordinario è che Gesù, lui che è morto così miseramente, soffrendo senza ritegno, affrontando le paure e le ansie del morire con così poco coraggio stoico, è proprio il Figlio di Dio! La sua divinità dà una particolare luce al nostro morire … scoprire i tratti umani di Gesù non significa denigrarlo o conoscerlo male, ma illuminare la nostra vita di luce nuova, sapendo che è il Figlio di Dio.

Allora non ci è richiesto sforzo di autocontrollo, ma abbandono nelle mani del Padre: Non si tratta di predisporsi a una resa dei conti impossibile, ma di lasciarsi amare fino in fondo da Dio, acquisire massima fiducia nel Padre, che è il Dio che non ci abbandona mai.

10 Aprile 2022
+Domenico

Signore, tu muori per la salvezza di tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,49-50) dal Vangelo del giorno (Gv 11, 45-56)

Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!».

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Ci sono sempre tattiche politiche che usano far fuori il leader per disperdere correnti di pensiero o di lotta, per fermare movimenti della gente che toglierebbero ai potenti il controllo sulle vite e sulle cose. In certi paesi si dice che si vuole la pace, ma quando è veramente prossima e qualche accordo la potrebbe far balenare concretamente davanti agli occhi, si programma un attentato o si progetta un assassinio. La nostra storia recente ce ne mostra tanti esempi, certi gruppi violenti vanno proprio a prendere le persone migliori, quelle che veramente, anche nel nascondimento, tessono le linee di un mondo diverso e le ammazzano per fermare la storia.

Così il sinedrio pensa di Gesù. Quest’uomo sta portandoci via il popolo, sta sconvolgendo il nostro mondo religioso. Già tanta gente lo sta seguendo, cominciano a risponderci male, come quel cieco di alcuni giorni fa che si faceva beffe di noi, che insinuava se anche noi fossimo discepoli di questo Gesù. Occorre fermarlo.

Un gruppo che esercita la violenza ha una necessità assoluta da cui partire: i componenti devono trovarsi tutti d’accordo. Ciascuno deve essere possibilmente lui stesso l’autore dell’assassinio che si progetta, altrimenti si defila e, rompendo la compattezza, rende tutti perdenti. È meglio che muoia! È la sentenza nei confronti di Gesù. La condanna di Pilato sarà una farsa, la morte di Gesù era già stata decisa molto prima.

Qui si incontra la cattiveria dell’uomo con il progetto di Dio. È meglio che uno muoia per la salvezza di tutti. Certo, la salvezza che pensava il sinedrio era quella dell’autoconservazione, del controllo sulle coscienze e sulla religione, invece nei piani di Dio la morte di Gesù è veramente il segno di un passaggio epocale da cui non si torna indietro: l’umanità viene salvata. In quella sentenza c’è la prospettiva nuova che la morte e la risurrezione di Gesù porterà.

Quel meglio che uno muoia per la salvezza di tutti è la scelta di dono radicale di sé di Gesù, è la sua scelta di amore, è la realizzazione del piano di Dio fino dall’eternità. La cattiveria di questi uomini non solo non ferma il piano di Dio, ma si svuota dall’interno per far posto al più grande gesto d’amore della storia. Su quella croce finirà l’amore di Dio che non ci abbandona mai.

9 Aprile 2022
+Domenico

Molti credettero in Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,40-42) dal Vangelo del giorno (Gv 10, 31-42)

Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da Lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in Lui.

La nostra società farebbe volentieri a meno della religione. Noi stessi, tante volte, con tutti i nostri impegni, facciamo fatica a vedere nella religione un’esperienza esaltante, perché ci complica la vita, perché dobbiamo portare i figli all’allenamento, alla palestra e per giunta al catechismo. Possiamo eliminarla, così si risparmia pure.

Poi, però, si vede che la vita ha domande forti, non è fatta solo di impegni e di corse a destra e a manca, è fatta di interiorità, di gioia di vivere, di serenità, di motivazioni, di amore, di ideali che sono quelli che sostengono tutti i nostri affanni, il nostro spenderci. Spesso ci sentiamo svuotati dall’interno e la molla degli interessi materiali non è sufficiente a farci alzare al mattino per un’altra giornata di lavoro, a impegnarci a combattere la malattia che ci fa soffrire, ad affrontare le contrarietà dell’esistenza, a darci voglia di vivere.

 Gesù è immerso in grandi contrapposizioni con l’intellighenzia del tempo, con i farisei che sono esigenti verso le sue affermazioni su Dio. Prima dello scontro finale che lo porterà davanti al sinedrio per essere giudicato e punito, riparte per il deserto. Va alle sorgenti della sua vocazione di profeta. Là, presso il Giordano, aveva imparato a fare chiarezza nella sua vocazione, si era sentito chiamato dal Padre e presentato a tutti come il Figlio amatissimo di Dio, là aveva seguito Giovanni che con grande nettezza l’aveva indicato a tutti i seguaci. Là ricostruisce nella sequela della gente che lo segue la forza della fede. Ritorna al di là del Giordano e qui si ferma.

Questo stare di Gesù, alla vigilia degli eventi definitivi, è la decisione di ricollocarsi con decisione nell’incandescenza delle sue scelte, nella radicalità del suo compito, nella ricerca della verità. La gente si accorge che tutto quello che Giovanni aveva detto stava diventando realtà. Lui, Gesù, stava veramente vivendo la parte dell’Agnello di Dio, lui stava distaccando la gente dal peccato, glielo stava togliendo dalle spalle per caricarselo sulle sue. La gente intuisce che Gesù è veramente colui che aspettavano da secoli, e di nuovo il Vangelo ridice: molti credettero in lui. Molti, e noi vorremmo essere tra quelli che hanno rivisto il cielo aperto, abitato da Dio e capace di cambiare le nostre strade di delusione e di adattamento.

Venerdì 8 Aprile 2022
+Domenico

Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 51-59)

«In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”»

Audio della riflessione

La morte è triste certezza di ogni nostra vita … per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata! Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco, ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio: la morte del peccato! E’ una parola che non  va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa.

Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male: quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere.

L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è “osservare la mia Parola”: è guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi; ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella Chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia; osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.

La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente.

Prendere in mano il Vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.

Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché con la sua parola Dio non ci abbandona mai.

7 Aprile 2022
+Domenico