La risurrezione è una nuova effusione dello Spirito nelle sacre scritture

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 7-15)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Audio della riflessione

Ci capitano alcune volte delle esperienze di vita in cui diciamo “mi sembra di rinascere”, “mi sento rinato a una vita diversa”: può essere l’aver trovato un lavoro, l’essere uscito dall’incubo di una malattia di cui non si vedeva la fine, l’esperienza gratificante dell’aver incontrato la persona a cui dedicare l’amore della nostra vita, una forte esperienza spirituale …. ecco, nel discorso notturno tra Gesù e Nicodemo si parla proprio di questo vento misterioso dello Spirito che entra nella vita di una persona inaspettatamente e la cambia: nNicodemo era andato da Lui di notte, lui era un rabbino, ma forse incapace di aprirsi alla nuova effusione di Spirito che Gesù annuncia e che dichiara di sperimentare …  forse la sua “posizione di prestigio” nel Sinedrio non gli permetteva di avere contatti ufficiali, o forse voleva tenere per sé e non sbandierare a tutti i tentativi di ricerca della verità per trovare quella felicità cui tutti siamo chiamati; sicuramente Gesù lo aveva incantato e in Lui era sicuro di trovare risposta a tutti i suoi perché. 

La risposta non si fa attendere: occorre rinascere!

La vita va riportata a un nuovo inizio: non si può vivere di restauri, di pezze, di “aggiustamenti” … occorre affrontarla ex novo, da un altro punto di vista!

Capita spesso così anche a noi, quando vediamo che non ce la facciamo a cambiare, a dare una svolta positiva al nostro continuo tornare nel peccato, nel vizio, sulle strade dello spacciatore o del venditore di illusioni, del gioco o dell’alcool: occorre rinascere, affidarsi allo Spirito!

Gesù si propone a Nicodemo – e anche a noi – come chi fa esperienza dello Spirito, e lo Spirito apre alla risurrezione, che ancora sta al centro della riflessione e della esperienza pasquale che stiamo vivendo: è questa novità che dobbiamo abituarci a fare nostra!

Non siamo destinati, ma chiamati!
Non siamo abbandonati, ma ricuperati!
Non siamo condannati, ma salvati!

La tentazione di vivere come se non fossimo destinati alla risurrezione è grande: la nostra scarsa fantasia prevede sempre che tutto sia come prima, che si tratti di piccole correzioni di rotta, di qualche sentimento un po’ più buono che dopo Pasqua possiamo nutrire … invece è una vita nuova che deve risorgere! E’ una vera conversione! Questa forse è la parola che più permette di capire che cosa Dio sta scrivendo nelle nostre vite: un cambiamento, una nuova meta, una vita del tutto diversa, un insieme di desideri e di ideali alti cui sempre occorre rispondere.

E’ lo Spirito che soffia dentro le nostre vite e le lancia su nuovi orizzonti, gli orizzonti di quel Dio che non ci abbandona mai.

26 Aprile 2022
+Domenico

Andate, uscite, portate e fatevi un futuro di pace

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20) nella Festa di San Marco Evangelista

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Audio della riflessione

L’uomo è per sua natura un pellegrino, un viaggiatore, lo è stato nei secoli più antichi, quando c’era solo il cavallo o la barca, lo è oggi con tutti i mezzi di trasporto più moderni. Fa parte della sua natura essere cercatore, scopritore, contemplatore del creato, della natura. Soprattutto è viandante perché ha dentro di sé una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che vive. L’uomo non è fatto per tenere per sé, ma per offrire e trova la sua gioia nel  condividere.

Per questo alla fine del vangelo di Marco, che leggiamo anche oggi che è la sua festa, c’è un comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta: andate. Non si può star fermi quando hai visto che è giunta la pienezza dei tempi.

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee. Già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui; grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e morte.

Ecco, si dicono i discepoli,  adesso le cose sono state ben sistemate. Si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande serenità. Il male non vince, gli inferi sono spalancati. Questo Gesù ci ha veramente riconciliati con le nostre radici e ci ha anche aiutato a dare alla nostra vita la sua serenità. In questo stato d’animo si sarebbero adagiati i discepoli se non avessero avuto questo comando perentorio: andate. Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi. I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo; la mia casa è il mondo, la Parola  deve correre ovunque, la salvezza è per tutti. Non è questo oggi il continuo invito di papa Francesco?

 Lui proprio perché ci vede rinchiusi nei nostri spazi che rischiano di essere solo loculi continua a ripeterci “uscite”. Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita, dalle persecuzioni. Paolo lo capisce quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore e parte per Roma, dove annuncia Gesù, dove il vangelo prende  casa, nel cuore del mondo di allora.

Noi forse oggi dovremmo seguire di nuovo ancora questo invito, perché siamo in un mondo che vive ancora di guerre, che fa morire la gente di fame e di bombe ed essere anche solo annunciatori e operatori di pace, capovolgendo la corsa alle armi in corsa da chi muore ancora per fame. Non dobbiamo essere chiamati a combattere, ma a condividere, supplicando Dio e sua madre Maria di lasciarci ancora qualche spiraglio di pace, di non violenza, di perdono e di conversione.

Il mandato di andare è la scelta di Dio di abitare il mondo, dimostrando di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione.

25 Aprile 2022 – Festa di San Marco Evangelista
+Domenico

A Tommaso, la verità gli scoppia dentro

Una riflessione sul Vangelo della Domenica in Albis (secondo Giovanni : Gv 20,19-31)

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Audio della riflessione

“Non è ancora conclusa la giornata più confusa per quel manipolo di sprovveduti e impauriti che sono gli apostoli dopo che gli è stato ammazzato il capo”: così potrebbe scrivere un cronista impietoso e distaccato del lunedì, il giorno dopo il sabato, ancora per non molto, per i giudei.

E’ una giornata “strana”: si rincorrono le voci, chi dice di aver visto la tomba vuota, chi racconta di averlo incontrato di persona di avergli parlato … sono quasi tutti a raccontarsi una speranza difficile a crescere; è troppo lo sforzo del cuore per passare da quella tremenda visione del Calvario, da quel grido finale, da quella invocazione, per molti più disperata che fiduciosa, che avevano udito anche da lontano dove si erano nascosti: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”

Alla nuova notizia di averlo visto vivo, che si fa sempre più sentita, ripetuta, “scandagliata”, all’entusiasmo di Pietro e Giovanni, alla concitazione di Maria di Magdala che dicono, che squarciano il dubbio e aprono a una nuova certezza, ma stavolta piena, definitiva, perché nel cuore lentamente affiorano le parole di Lui, che parlavano di risurrezione e che per troppo tempo erano rimaste incomprensibili.

Era molto difficile far crescere questa speranza … a sera sono lì a farsi crescere l’un l’altro la speranza e arriva Lui: “Pace a voi!”.

Non è una rimpatriata dopo qualche grave incidente, ma è un inizio di vita nuova; non è assolutamente nemmeno una resa dei conti: ogni resa dei conti era lontanissima, anzi inesistente nel modo di pensare e sentire di Gesù, che invece rilancia di nuovo: “Adesso tocca a voi essere quel che io sono stato e sono per voi! Vi do’ il mio Spirito, che vi cambia dentro radicalmente! Vi do’ il mio cuore, vi trasmetto il mio miracolo di perdono. D’ora in poi sarete voi ad avere le chiavi del cuore, potrete distruggere il peccato, cosa che soltanto Dio può fare …

Ma non c’è Tommaso: è fuori ancora disperato, ancora chiuso nella sua desolazione. Entra, li vede tutti esaltati, gli si fanno attorno, non smettono di riferirgli con gli occhi, con il cuore, con il sorriso l’esperienza profonda del Risorto, che hanno fatto domenica scorsa (noi lo possiamo già dire, perché verrà chiamata  così sempre in futuro il primo giorno dopo il sabato) … e Lui: “a quel che dite, neanche se mi ammazzate ci credo. Siete tutti esaltati!” E’ una euforia collettiva che vi siete dati per sopravvivere, per eccesso di disperazione.

Qualche tempo dopo in piazza avrebbero detto di questo entusiasmo degli apostoli che erano già ubriachi di buon mattino … ma otto giorni dopo Lui, Gesù, il Cristo ritorna e guarda subito a Tommaso: volevi mettermi il dito nel posto dei chiodi? Volevi puntarmi la mano nello squarcio della lancia? Eccomi!

Da una parte Gesù che ama, capisce, si offre, dall’altra noi con la nostra dialettica, i nostri dubbi, i nostri continui ripensamenti, le emozioni contrastanti che oggi ci portano a credere e domani a rifiutare, con il velo pesante dei nostri comportamenti errati che ci tolgono la visione della verità, con le nostre fughe per non pensare, con le nostre fasciature fatte di ricchezze e egoismi, con le nostre intelligenze sviate …

E’ un attimo intenso quello di Tommaso: la verità gli scoppia dentro e si fa atto di purissima fede: “mio Signore e mio Dio!”. E’ fede pura, non è soprattutto e solo constatazione. Constatava davanti ancora un corpo con i segni della passione; Gesù risorto gli si dava a vedere e per Gesù era importantissimo che lo vedesse come il Crocifisso risorto. La fede nella risurrezione comincia proprio da qui. Tommaso dovrà fare ancora tanta strada come del resto tutti gli apostoli, per riorientare la propria vita alla fede nella Risurrezione. Colui che vede non è Gesù come prima anche se è il Gesù di prima. San Giovanni paolo II  alla GMG del 2000 ha chiamato questo incontro: laboratorio della fede, un laboratorio che è partito da una esperienza di impatto crudele con il Crocifisso a una apertura unica, nuova, definitiva del Risorto. San Tomaso, trascina anche noi con te e aiutaci a fare il salto dal Crocifisso al Risorto a vita definitiva nel Padre.

23 Aprile 2022 – Domenica in Albis
+Domenico

Il linguaggio della risurrezione -5 : testimoniate, andate, riempite il mondo di questa assoluta novità!

Una riflessione sul Vangelo del Sabato dell’Ottava di Pasqua (secondo Marco : Mc 16, 9-15)

Lettura del Vangelo secondo Marco

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Audio della riflessione

E’ scritto nel linguaggio della Risurrezione esigere un non fermarsi, non adagiarsi, non stare ad attendere, ma andare. Gesù  nel momento conclusivo della sua vita dice perentorio a tutti: andate. La vostra casa è il mondo. La gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato. C’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il vangelo è una speranza per ogni uomo.

Nella intensità di un serio lavoro di ricostruzione della interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, una andata nel mondo ad annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare. Sono solito dire che il vangelo che abbiamo non è quello che abbiamo imparato o studiato, ma quello che sappiamo portare agli altri. A questo tende l’ultima riforma della curia romana fatta da papa Francesco. Per seguire il comando di Gesù: andate, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia solo in Dio, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti. Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita!

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete “trendy”, dovrete sempre ricominciare da capo … ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, Io! Nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità con le vostre vite. Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la mia presenza: il cielo non è mai vuoto è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo.

Se siamo convinti che dobbiamo aprirci alla missione ci nascono allora alcune domande impegnative:

  • Che Chiesa è quella capace di spingere i credenti fino agli estremi confini?
  • Che formazione e celebrazione  deve offrire perché i giovani e gli adulti di oggi siano lanciati sugli orizzonti della missione? Quali sono gli assopimenti del mondo cristiano provocati dalla formazione e dalle celebrazioni che li costringono nei confini del gruppo e della parrocchia?
  • Chi insinua la mancanza di coraggio, il nascondersi dietro un dito, il mimetizzarsi di fronte alle responsabilità per un futuro di pace e di Vangelo, per un annuncio coraggioso di fede?
  • Che felicità offre la chiesa a questi giovani di oggi, spesso annoiati, diffidenti, pieni di domande, desiderosi di risposte e in fuga dalle comunità cristiane?
  • Che comunità cristiana deve essere? Quali percorsi può intraprendere, che figure educative deve avere? Quali aperture deve coltivare assolutamente necessarie e normali nella vita di una comunità cristiana, parrocchia o insieme di parrocchie?
  • Che libertà deve scavarsi dentro le nostre strutture per spaziare oltre i confini?

Ecco … se rispondiamo decisi e generosi a queste domande sogniamo il volto della chiesa e il ritratto del giovane e dell’adulto credente, perché la missione non sta dalla parte delle attività, ma dell’essere configurati a Cristo, dal viverne a fondo il mistero, dal far diventare esperienza vissuta la sua Incarnazione.

23 Aprile 2022 – Sabato dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della Risurrezione 4: Tornare a vivere, ma più come prima

Una riflessione sul Vangelo del Venerdì dell’Ottava di Pasqua (Secondo Giovanni: Gv 21, 1-14)

Audio della riflessione

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Audio della Riflessione

Erano tornati a pescare …. è finito il tempo della avventura con Gesù: storditi dalla morte e dal dileggio dei benpensanti che vedevano negli apostoli dei poveri illusi avevano ripreso la vecchia amicizia e il vecchio sodalizio del lavoro … occorreva tornare a vivere! Avevano dentro la certezza della risurrezione, ma ancora non riuscivano a capire che toccava a loro fare quel che aveva fatto il maestro, che non potevano starsene più a casa loro a ridirsi “che bella esperienza che abbiamo fatto” e a sentirsi gratificati di una bella avventura che avevano vissuto … erano certo contenti di aver superato le umiliazioni e le frustrazioni interiori della Passione e morte di Gesù, il disprezzo e il senso di fallimento di quei tristissimi giorni, ma non era ancora nato in loro il futuro.

Cominciavano forse troppo presto ad aspettare il suo ritorno, come aveva sempre promesso e se lo immaginavano imminente, quasi a riempire il loro futuro … ma Gesù non li lascia soli, ritorna a definire mete grandi e a condurre la loro vita al largo: Gettate le reti dall’altra parte!

“Come? abbiamo lavorato tutta notte da professionisti, abbiamo raschiato inutilmente il fondo di questo lago e non abbiamo ricavato niente … adesso viene lui, questo turista sconosciuto, a darci consigli.”

La forza del comando di quell’uomo però li ha stregati … della serie “le abbiamo tentate tutte possiamo tentare anche questa” … non si erano accorti che era Gesù! Il primo ad accorgersene è Giovanni il più giovane, quello che ne era innamorato perso: l’amore pulisce la vista sempre, ti fa guardare col cuore, trapassa tutte le nebbie e le oscurità … quel che occhio non vede, cuore sente!

E Sono ancora loro due alla ricerca del risorto, sono ancora il vecchio e il giovane a ripetere la gioia di Pasqua, ma ora a definire le mete future: stavolta Giovanni intuisce e vede, e Pietro si tuffa nel mare e a nuoto arriva a Gesù: chi nuota concentra tutte le sue energie verso la meta, i suoi muscoli, la sua intelligenza … la sua forza, il suo sguardo, tutto il suo copro sono tesi verso il punto di arrivo: è una immagine della nostra vita che tende a Gesù … forse però noi impegniamo tutte le energie per fuggirne, per altre cose che crediamo felicità invece sono inganni.

A Pietro non sembrava vero di poterlo rivedere: era ormai lontano il tempo del tradimento; la fiducia che Gesù gli aveva dimostrato aveva già invaso la sua vita e … segnato il suo futuro; la speranza era diventata realtà e si cambiava in nuova speranza ogni giorno.

Mi permetto di dire – alla mia maniera: la presenza di Gesù era “in prestito”, perché la sua missione era finita con la Pasqua … per gli apostoli era quasi una preparazione agli “esami di riparazione”: uno scavare nel profondo per far posto alla irruzione dello Spirito o un allenamento ad udirne  la sua ispirazione che già lavorava nelle loro vite, nelle loro predicazioni e testimonianze, e aspettavano la partenza.

22 Aprile 2022 – Venerdì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della risurrezione – 3 :  Il risorto è il Crocifisso

Una riflessione sul Vangelo del Giovedì dell’Ottava di Pasqua (secondo Luca: Lc 24,35-48)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Audio della riflessione

Gesù risorge, è glorificato mentre risorge e già abita in Dio, ancora il giorno di Pasqua! La sua permanenza “da risorto” nella vita degli apostoli e della prima comunità cristiana ha uno scopo molto importante: insegnare il linguaggio della risurrezione, non tanto per capire – nel senso di possedere, chiudere nei nostri significati e menti – il Risorto, quanto per aiutare meglio a mettersi in relazione con Lui, con il Risorto.

La prima tentazione umana era quella di pensare a un Gesù che vive “in spirito” come continuazione della vita dell’anima che avviene per ogni creatura: sicuramente diverso da prima, entro una dimensione spirituale … il fatto invece incontrovertibile, necessario, pena rendere “evanescente” la risurrezione di Gesù, è che il Risorto è proprio colui che è stato Crocifisso, per cui appare con i segni della passione e per far capire questo si rimette come loro a mangiare e a seguire la pesca.

Il risorto è l’elevato, il “trasfigurato”: la risurrezione dai morti è “essere elevato”, quindi non è un ritorno alla vita terrena! Potremmo dimostrare con tanti testi scritturistici che elevazione e risurrezione non sono sinonimi, ma che l’elevazione è la meta e lo sviluppo della Risurrezione.

Si riesce a capire meglio quel che Gesù dice a Maria Maddalena: “non mi toccare perché non sono ancora salito al Padre mio” … risorgere vuol dire essere in cammino verso la elevazione, ma l’elevazione prende corpo già nella risurrezione.

In conclusione, si può dire che con la Risurrezione di Gesù Dio ha strappato al dominio della  morte Colui che è morto sulla croce ed è stato sepolto, e lo ha innalzato alla potenza e alla gloria della vita in assoluto, quindi la risurrezione di Gesù Cristo è l’ascesa di Gesù Cristo morto alla potenza della vita di Dio.

Con la consapevolezza che i Vangeli sono stati scritti dopo la Risurrezione di Gesù, Luca ha buon gioco a presentare Gesù per quel risorto che è, e quasi – dico io – si diletta a riproporre fatti che avevano caratterizzato la sua vita di prima del Calvario, la comunione con i suoi apostoli, la costante compagnia con la gente, gli stessi tentativi di Gesù di far capire ancora prima degli eventi che sarebbe stato ucciso, ma che sarebbe stato il risorto, l’”elevato”, il “trasfigurato”.

La risurrezione dai morti è essere “elevato“, quindi non è un ritorno alla vita terrena!

21 Aprile 2022 – Giovedì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della risurrezione – 2 : i discepoli di Emmaus

Una riflessione sul Vangelo del Mercoledì dell’Ottava di Pasqua (Secondo Luca: Lc 24, 13-35)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Audio della riflessione

Ieri, quando si imparava una lingua, si facevano sforzi enormi per imparare a memoria vocaboli staccati dalle relazioni che ogni parola ha, legate solo dall’alfabeto o quasi, e poi costruire frasi secondo il bisogno … oggi invece si impara a comunicare subito e a “pensare” nella lingua nuova da imparare: in questa maniera si imparano subito anche i tempi dei verbi, il singolare e il plurale, i generi….

… ecco: i due discepoli di Emmaus – se passa questo esempio … banale – quando parlano di Gesù, non riescono a pensarlo “risorto” perché sbagliano alla grande i tempi dei verbi! Erano, purtroppo, tutti all’imperfetto: “speravamo” … “credevamo” … ma loro non l’hanno visto! Non solo, ma si lasciano scappare troppe volte – se non nel linguaggio, sicuramente nel pensiero – una “parolaccia” che non solo non va bene nel  linguaggio del risorto, ma è una pietra tombale su ogni speranza! La parolaccia è “ormai“.

“Discorrevano” e discutevano: sono verbi un po’ attutiti: il significato letterale è che si buttavano addosso l’un l’altro la colpa della tristezza che sentivano.

Gesù in persona si accostò e camminava con loro: Gesù  non ci lascia mai, Gesù non se la squaglia! Siamo noi che non lo vediamo, che abbiamo gli occhi solo per i nostri idoli, le nostre mire, i nostri orizzonti chiusi.

Si ripete un ritratto che definisce sempre le apparizioni di Gesù, il Risorto: non sono in grado di vederlo! Lui c’è, ma non è nelle nostre facoltà di poterlo vedere, non è il punto di arrivo dei nostri sforzi, delle nostre ricerche, delle nostre astrazioni, o delle nostre finte per far tacere il problema o per ritrovare una sistemazione alla bell’e meglio nella vita cristiana, in parrocchia magari, nel gruppo: è Lui che si dà a vedere, non siamo noi che lo troviamo! Il crocifisso risorto si dà a vedere, non è visto: la risurrezione è una novità radicale, irriducibile, ma da Lui resa accessibile.

La speranza che egli costituisce è sempre un oltre ogni nostra iniziativa. Il modo di narrare di Luca fa percepire che non stiamo solo ascoltando la narrazione di un episodio della vita del risorto, ma che siamo collocati entro un contesto liturgico, come vedremo alla fine quando Gesù spezza il pane. Questo ci fa capire ancora di più quanto la liturgia sia lo spazio in cui l’accoglienza si fa radicale. Lì non sei tu che agisce, la speranza che riesci a incontrare non dipende dal numero di parole che dici, ma dalla sete dell’Assente che hai, dalla accoglienza cui ti apri, dall’inedito di Dio che sempre ci sorprende.

Nella vita dei due si sta svelando l’inedita rivelazione di Dio nella potenza della risurrezione e purtroppo il loro aspetto è non solo triste, ma tetro, nero come il loro cuore. E Gesù li provoca, vuol guardare dentro nel loro cuore, vuole sentirsi dire se si è mantenuta in loro una anche debole speranza, una fragile fede. Niente. S’arrestarono al sentirlo parlare col volto buio dei momenti vuoti.

“Come? Io ho patito tutto il dolore possibile, voi mi avete abbandonato nelle mani della soldataglia cui non sembrava vero di poter sfogare su di me tutte le cattiverie e le frustrazioni della loro vita, mi hanno flagellato e scannato come un agnello condotto al supplizio, vi siete rifugiati in una oasi di tranquillità lontano da quelle scene di sangue che io per voi pativo su di me e voi neppure un dubbio vi siete mantenuti nel cuore? Avete già cancellato tutto? Avete visto la sacra rappresentazione da lontano, avete forse scrollato il capo per dire la vostra sfortuna di avermi incontrato, non il mio dolore di avervi troppo amato.”

E ora in questo cammino che s’allontana sempre di più dalla verità non sapete far altro che dare forza vicendevole ai vostri dubbi, alle vostre debolezze. State seminando la strada per Emmaus delle vostre pietre tombali, dei vostri definitivi “ormai”, delle vostre disperazioni incoscienti. Sapete usare solo i verbi all’imperfetto. Tutto è irreparabile. Questa è una cattiva abitudine con cui definiamo tutte le nostre vite, le esperienze affettive: ci volevamo bene, ma ormai…; le abbiamo tentate tutte, ma ormai…; siamo entusiasti di quello che con l’amore ci nasce nel cuore, ma ce lo hanno avvelenato e ormai…  Ho cercato lavoro dovunque in maniera onesta, ma ormai… Credevo di offrire al mio amore un cuore puro, e un corpo dedicato, ma ormai l’ho già venduto a pezzetti a tutti quelli che mi hanno preteso …

Sciocchi e tardi di cuore. Siete proprio senza testa e vi tenete in  petto un cuore di pietra, pesante, grossolano. Mettete testa e cuore a quanto vi dico e vedrete a quale  piccineria avete affidato le vostre intelligenze e i vostri cuori. Nella vostra stessa Torah c’è già scritto tutto; solo che non riuscite a far funzionare il cervello, l‘accoglienza della fede, la consapevolezza che non abbiamo in mano noi il segreto della vita.

… e Gesù, il Verbo fatto carne, la Parola si mise a dipanare le tenebre dell’incoscienza, della superficialità, della paura, della chiusura sul proprio piccolo cabotaggio.

La Parola di Dio nella vita dell’uomo è risolutiva di tante nostre domande, di tante solitudini, confusioni; purtroppo l’abbiamo ridotta o a qualche bella sentenza sempre edificante, o qualche didascalia di cose già fatte e definite. Invece la Parola è viva, è come una spada a doppio taglio… “Non ritorna a me senza avere compiuto quello per cui è stata mandata” … e quando la Parola ti penetra nel cuore, allora ti nasce una grande pace, non è come quando guardi la Tv , o senti i talk show o stai tutta sera a sparare idiozie con gli amici, contento di stare in compagnia, ma incapace di dare alla gioia dello stare assieme quella verità cui sempre si aspira, ma che va cercata con fatica e impegno, scavando dentro di sé e rischiando ricerca che va oltre.

Bella la preghiera “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”: s’è consumata una giornata, una vita a dire la delusione di quello che si è, è calata l’oscurità come frutto della delusione e della disperazione … non volge al declino solo il giorno, ma la speranza, il senso di quello che si è.

Come si può ricominciare da capo? La vita porta sempre qualche cosa di bello e di nuovo, di giusto e di vero oppure è una eternità ingessata nelle nostre miserie?

Egli entrò per rimanere con loro …. quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro: Gesù accetta l’invito, si ferma, non fugge, resta, si siede a mensa, vuol condividere il pane quotidiano, si accompagna nel momento della gioia della condivisione. E compie quel gesto profondo innovativo, rivoluzionario e intimo dell’ultima cena.

E si fa riconoscere.

20 Aprile 2022 – Mercoledì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della Risurrezione – 1

Una riflessione sul Vangelo del Martedì dell’Ottava di Pasqua (secondo Giovanni: Gv 20,11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Il giorno ufficiale della nuova Pasqua caratterizzato dalla apparizione di Gesù sia agli apostoli e ancor prima alle guardie, dà inizio alla “fatica”, o meglio “pazienza” e gioia di Gesù, di far capire il nuovo linguaggio della Risurrezione, e noi lo realizzeremo in queste giornate.

E’ Maria di Magdala la prima grande allieva: se vuoi credere e convincerti della Risurrezione, smettila di cercare un cadavere, di voler fotografare un “oggetto”, di pensare sempre a Gesù nella vecchia maniera dell’uomo di Nazaret.

Il cadavere di Gesù non c’è mai stato! Finché pensi come la Maddalena, che non c’è perché lo hanno portato via, ti preoccupi solo di cercarlo e trovarlo come prima … finché pensi così non lo troverai mai più, perché fai di Gesù un oggetto e se continui con questa idea e questa ricerca, impazzisci!

La Maddalena riconosce Gesù, quando è Lui che la chiama: non si può vedere il Risorto come un oggetto, perché sfugge ad ogni oggettivazione! Noi facciamo ancora più fatica perché non possiamo fotografarlo, mandarlo in WhatsApp … “Se sei una cosa io ti fotografo” … finché lo cerco come una “cosa”, Lui mi sta davanti e io non lo riconosco!

L’unico modo di incontrare il Risorto è quando Lui prende l’iniziativa e si fa vedere: è un soggetto veramente libero!

Noi siamo oggettivabili, noi pesiamo pure e non possiamo scomparire, ma questo non è l’unico modo di essere un corpo!

Maria Maddalena appena lo riconosce lo abbraccia e Gesù le dice: “non continuare a tenermi, perché non sono ancora salito al Padre” … Gesù non intende significare che questo gesto “sponsale” sia fuori posto, ma che il tempo dell’abbandono amoroso e definitivo è appena cominciato; così è da interpretare anche quel non sono ancora salito al Padre.

Ora Maria Maddalena, ora tu cristiano, devi vivere in pienezza, forza e dedizione il tempo della missione, come ha fatto Maddalena.

L’ascensione al Padre di tutta l’umanità è appena iniziata con la mia Risurrezione e ora tutti i fratelli debbono seguirmi, perché il Padre mio è anche il Padre vostro. A questo abbraccio che segna l’eternità siamo tutti invitati e il tempo pasquale ce lo anticipa.

Qui è impossibile non riandare a quanto si trova descritto nel Cantico dei Cantici … (Ct 3,1-4) …. sentite:

  1. Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  2. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  3. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore? ”.
  4. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.

Questa donna diventa l’immagine della Chiesa che lo cerca alla “maniera vecchia” e che viene educata a interpretare bene la partenza del Signore dalla terra per un futuro nuovo modo di essere nell’eternità: è ancora la sposa, e con la Maddalena gli evangelisti hanno fatto di essa la figura della Chiesa come sposa, desiderosa di stare con lo sposo, il ché avverrà definitivamente negli ultimi tempi per ogni persona.

19 Aprile 2022 – Martedì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Dichiarate: sono venuti di notte e lo hanno rubato

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 8-15)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Audio della riflessione

L’annuncio della risurrezione riempie le vie di Gerusalemme: le donne, gli apostoli sono in subbuglio, si apre il loro cuore, la loro speranza si avvera … Pietro ha visto la tomba vuota, ma Lui Gesù non ancora, lo vedrà la sera con gli altri apostoli, cui mancava soltanto San Tommaso.

Racconta poi Matteo che, all’alba di Pasqua, mentre le donne si stavano recando al sepolcro, “vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, sbalzò la pietra dall’imboccatura del sepolcro e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve”.

Ma … come sempre la menzogna appare con la velocità dell’annuncio della Risurrezione: sigilli e guardia erano a prova di furto. Matteo descrive quanto è occorso alle guardie: “Per lo spavento che ebbero “di lui” le guardie tremarono tramortite“.

Dunque le guardie hanno visto l’angelo scendere dal cielo, lo hanno visto sbalzare la pietra sigillata e assicurata dai capi del popolo e sedervi sopra: hanno tremato tramortite, forse non sono riuscite a cogliere le parole dell’angelo alle donne, ma hanno di certo visto l’evento eccezionale che fugava ogni possibilità di furto del corpo di Gesù da parte dei discepoli … e questo hanno annunciato ai sommi sacerdoti! Non solo le donne hanno annunciato al mondo la risurrezione di Gesù, ma le stesse guardie ne hanno riferito con precisione.

Un annuncio dunque è giunto anche a loro, ma avevano il cuore indurito, come quello del faraone … e un cuore indurito può solo partorire la menzogna già architettata: è stata una “apparizione” del Risorto, la prima, ma “secretata”, uno degli ultimi segreti di stato del vecchio Israele che firma la cancellazione della vecchia Gerusalemme; si sono imbastarditi a testimoniare un cadavere, tra poco più di vent’anni sarà cancellato per sempre anche il grandioso Tempio appena ricostruito.

I farisei e i dottori della legge non avevano creduto alle parole di Gesù circa la sua identità: lo avevano creduto un impostore quando annunciava la sua risurrezione, ed era menzogna … ed essa, come sempre, ha bisogno di altra menzogna per legittimarsi come verità.

Così, pur di fronte all’evidenza del fatto annunciato loro dalle guardie, la loro unica preoccupazione è quella di far tacere sul nascere la verità.

Il dubbio non li sfiora neppure, anzi, credono alle guardie, credono che un angelo abbia sbalzato la pietra, ma, schiavi della propria carne e del progetto demoniaco che li aveva afferrati, decidono di seguirlo sino in fondo, dando corpo alla menzogna che avevano già insinuato a Pilato … e, per realizzare il piano, corrompono con denaro le guardie, strangolando la verità nella cupidigia! Non solo, si impegnano e si fanno carico di persuadere il governatore che le cose erano andate proprio come essi avevano inventato, ma si fanno pure missionari della menzogna!

Noi oggi però celebriamo la gioia della risurrezione, della verità, della vittoria definitiva di Gesù sulla morte: questo ci basta!

18 Aprile 2022 – Lunedì dell’ottava di Pasqua
+Domenico

La corsa col cuore in gola

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,4-7) dal Vangelo del giorno di Pasqua (Gv 20,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate inaspettate, sorprendenti, magari non attese, ma che ti si “impongono” per i fatti che vivi, che ti vedono protagonista di qualche evento e ti restano sempre nella memoria, perché costituiscono un punto di non ritorno della tua vita: celebrazioni, incontri, “colpi di fulmine”, patti tra amici, vittorie sportive in gare nelle quali avevi messo anima e corpo, fatti dolorosi che ti hanno costretto ad aprire gli occhi …

… ecco, Giovanni e Pietro, i due apostoli che la mattina della Risurrezione corrono all’impazzata dalla Santa Sion ai giardini presso il Calvario, da dove si erano allontanati tre giorni prima con il cuore a pezzi, e dove avevano lasciato Gesù nella tomba, non dimenticheranno mai la scena: la pesante pietra posta come sigillo a una tomba non improvvisata, ma ben preparata per un nobile, ribaltata, cioè non solo scardinata, ma divelta e piombata pesantemente a terra! Che cosa era successo? Chi aveva violata la tomba di Gesù? Chi aveva potuto scardinare la pesante pietra tombale? Dentro il suo corpo non c’è più, c’è solo la sindone e le bende schiacciate su loro stesse, come se dall’interno il corpo martoriato di Gesù si fosse volatilizzato.

Tre verbi segnano un passaggio epocale della storia: “entrarono, “videe “credette“.

In quella tomba ci hanno fatto dei passi incerti, hanno fatto girare gli occhi, hanno palpitato con il loro cuore, hanno provato curiosità … stupore … si sono fatti domande …. quell’antro freddo era diventato ancora più freddo, era tornato ad essere come quei luoghi appena costruiti che odorano di calce, non abitati, anche solo da un corpo freddo nel gelo della morte, ma oggetto di amore e di future cure, come speravano di poter fare le donne.

La vista ha fatto tutti i fotogrammi possibili e li ha stampati nella memoria: più tardi Pietro continuerà a ripetere ai giudei, ai farisei, ai capi del popolo il sepolcro vuoto in quella maniera, che aveva visto in quegli istanti, e l’esperienza sconvolgente di averlo visto risorto la sera di Pasqua con gli altri apostoli.

Giovanni, dopo Pietro, entrò: vide e credette!

Ma la cosa più importante per  Giovanni, e che in seguito farà Pietro,  è di credere: credette, si abbandona in Dio, gli apre il cuore, a Lui che aveva risuscitato Gesù! Si è lasciato avvolgere dalla Sua luce, dalla Sua fedeltà e ne ha provato felicità e ricavato forza inaudita … la forza della futura predicazione e del martirio, della testimonianza fino al sangue: era iniziata una nuova era, l’era dei “risorti“, che noi oggi in tutto il mondo vogliamo rivivere.

17 Aprile 2022 – Pasqua di Resurrezione
+Domenico