L’amore paziente che non fa calcoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,8-9) dal Vangelo del giorno (Lc13,1-9)

«… ma quegli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime, e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.»

Audio della riflessione

.. Ma perché deve occupare inutilmente questo posto?

Quante volte ci siamo sentiti addosso questa domanda, o perché non riuscivamo a combinare niente di nuovo nella vita, o perché non facevamo il nostro dovere a scuola, o perché non riuscivamo nel lavoro e non davamo nessun segno di maturità … la nostra fortuna è stata di poter trovare qualcuno che ha avuto pazienza, che non ci ha calcolato a produzione, a frutti, a risultati, a efficienza, ma ci ha aspettato con amore!

Tante delle nostre relazioni personali sono improntate solo ed esclusivamente sui risultati: molti giovani vanno in crisi perché si sentono calcolati soltanto per quello che riescono a “realizzare” … e Gesù usa la parabola del fico sterile per dirci la cura e l’amore con cui invece ci segue: “… Lascia che gli zappi attorno …

Questo fico che non produce nulla, questa vita intorpidita e frastornata dal chiasso del mondo ha bisogno di ascoltare una nuova musica, che lo faccia sentire accolto e amato: ha bisogno di sentire questi ticchettii di una zappa che, come un uccello, canta la pazienza di Dio, la sua infinita attesa, la sua rassicurazione che ti fa sentire nelle considerazioni liberanti di un papà.

Il rapporto con Dio non è mai “commerciale”: non è definito da meriti, ma sempre da gratuità! Oggi manca nerbo nell’educazione delle giovani generazioni non perché esiste troppa gratuità nei loro confronti, ma perché si lascia correre: non si fanno mai proposte decise, non si propongono mete da raggiungere …

La vera gratuità non è non esigere, ma impegnare continuamente senza stancarsi, con tutta la pazienza necessaria: Dio continua a stimolarci, non ci lascia in un dolce far nulla! A Lui non è che vada bene tutto e il contrario di tutto: è un Dio esigente, sa che da noi possiamo tirare fuori energie impensabili, conosce il cuore dell’uomo, lo sa capace di eroismo, di dedizione, di amore.

Tutto questo ce lo domanda continuamente: la sua attesa non è la compassione che ti umilia nella tua incapacità, ma è la certezza che ti infonde che puoi crescere, essere diverso, più buono .. ci infonde la gioia di saperci chiamati alla bellezza del suo Regno.

Lui circonda di amore appassionato la nostra sterilità: la cambia in gioia, la gioia di una inaspettata ripresa e con questo non ci abbandona proprio mai.

20 Marzo 2022
+Domenico

Ci stai a questa avventura d’amore?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,43) dal Vangelo del giorno (Mt 21,33-43.45-46)

«… perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare …»

Audio della riflessione

Ti viene spesso la domanda … “Ma io che ci sto a fare qui, in questo mondo? Ho un compito, sono dentro un progetto? C’è una prospettiva, una traiettoria in cui sono collocato, oppure mi devo inventare tutto? “.

Il cristiano sa che ogni uomo, ogni donna, è chiamato o chiamata a un compito nel mondo: nessuno è a caso, siamo dentro un grande progetto che tocca a noi sviluppare con libertà e creatività.

Così si è sentito il popolo di Israele nella storia: Dio si è fatto uomo proprio in questo popolo, Gesù ha assunto una cultura, un ambiente, una famiglia, una nazione, e dentro questa ha portato il suo messaggio … ma con la sua morte e risurrezione ha offerto a tutti il suo grande sogno, o meglio, la sua missione: ha superato i confini e ha inviato gli apostoli in tutto il mondo per formare un nuovo popolo, il popolo di Dio, non più legato a un solo luogo, a una tradizione culturale, ma capace di vestirsi di ogni cultura.

Su questa missione si gioca la libertà di ogni uomo: la Sua proposta viene fatta liberamente a tutti e a noi compete rispondere! La sua proposta non può costituire privilegio o possesso, ma soltanto risposta generosa e accoglienza.

Molti uomini che vivevano al tempo di Gesù lo hanno rifiutato, altri lo hanno accettato e lungo i secoli avverrà sempre così: la Sua parola corre veloce e va a stanare ogni uomo dal suo letargo, dalla sua chiusura, e se trova chi lo accoglie vi rimane e offre la sua gioia, altrimenti passa ad altri.

La storia è piena di accoglienze e rifiuti, di periodi in cui in un certo popolo si è sviluppato molto profondamente il cristianesimo, tanto da caratterizzare con i contenuti della fede e le verità del Vangelo tutta la vita della gente: le tradizioni, la cultura, gli stili di vita, i principi basilari della convivenza.

La parola di Dio è una forza che travolge, ma lascia liberi: se vi si oppone rifiuto Dio fa giungere ad altri la sua salvezza, così capita che regioni cristianissime si sono imbarbarite e regioni pagane hanno accolto Cristo.

La domanda che ci dobbiamo fare è “noi, cristiani di queste nostre terre, stiamo vivendo o rifiutando la fede cristiana?“.

La Quaresima è un tempo anche per queste domande grosse, ma che alla fine stabiliscono lo stile di ogni nostra esistenza: è bello cercare una risposta sapendo che Dio non ci abbandona mai.

18 Marzo 2022
+Domenico

Il ricco e il povero, faccia a faccia sempre, anche di là

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-21) dal Vangelo del giorno (Lc 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe …».

C’è stato un tempo in cui ci eravamo illusi che tutti fossimo uguali, tutti con gli stessi diritti e doveri e pure con le stesse qualità e strade della vita: l’uguaglianza di ogni uomo è sacrosanta, ma non certo il livellamento alle stesse capacità, desideri, progetti di vita! Tutti uguali, ma non clonati; tutti con la stessa dignità, ma non tutti con le stesse strade e vocazioni.

Dio ci ha fatti uguali, ma ci ha dato la libertà … e può capitare – come spesso capita – che qualcuno realizzi in pienezza la sua vocazione e un altro si lasci sopraffare dalle difficoltà, che qualcuno usurpi il bene dell’altro e si arricchisca e un altro si lasci scoraggiare e soccomba: la vita, allora, si popola di sofferenze, di disuguaglianze.

C’è in ogni strada del mondo un uomo ricco, che veste di porpora e bisso, magari anche senza nome, e un poveraccio affamato e coperto di piaghe che si chiama Lazzaro: potremmo indagare su come questi due uomini siano arrivati alla condizione di vita che hanno, ma …non ci serve guardare colpe anche ataviche … sta di fatto che il ricco e il povero sono l’uno davanti all’altro: sono due uomini, due fratelli in umanità, due vocazioni alla vita e alla felicità, due persone ugualmente amate da Dio, aiutate a dare senso alla loro vita! Dio non abbandonerà nessuno dei due, ma vorrà vagliarli nella verità … e il vaglio comincia con questo incontro: sono faccia a faccia, ma uno non riconosce nell’altro la sua immagine e soprattutto l’immagine di Dio! La ricchezza gli vela gli occhi; la povertà di Lazzaro invece si affida, non c’è più niente e nessuno che lo aiuta, ma si fida solo di Dio. Il ricco non ha bisogno di fidarsi di nessuno, si fida di sé e si ritrova solo con se stesso.

Si apre finalmente il paradiso, uno squarcio di cielo che dà la pienezza della vita: il ricco e il povero non sono più uguali, la disuguaglianza costruita per scelta libera rimane e Dio accoglie chi lo ha sempre cercato e lascia da solo chi non lo ha mai cercato e non lo ha nemmeno intuito nella vita del povero.

Il Vangelo di Matteo metterà in bocca a Dio: «Ero nudo e non mi vestisti, ero ammalato e non sei venuto a trovarmi…». Dio non si vendica, ma con dolore accetta la nostra decisione di non voler stare con Lui.

Ma noi vogliamo risalire la china della nostra cattiveria e fidarci di Lui perché il cielo non è vuoto: solo la nostra terra si chiude su di sé!

17 Marzo 2022
+Domenico

Perdono, soprattutto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Audio della riflessione

Quale è la domanda che ci può assillare di più nella vita? Forse questa: c’è qualcuno che mi ama? Sono stato abbandonato al caso oppure sto a cuore a qualcuno?

Ebbene, tutta la vita e la morte di Cristo rispondono alla grande a questa domanda … dice san Paolo: «A stento si trova chi è disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi».

Ma quanto mi ama Dio?

È la domanda che si fanno i giovani quando pensano al loro futuro, e si percepiscono come vite di scarto; è quella che ci facciamo tutti quando dobbiamo sopportare incomprensioni, sofferenza e dolore, quando ci sentiamo sempre più irretiti nei nostri peccati e non riusciamo a uscirne.

Quanto mi ama Dio?

Rispondere a questa domanda era la missione di Gesù: ha passato tutta la sua vita nell’insegnarci che la nostra risposta è sbagliata finché non comprendiamo che Dio, il nostro papà, ci ama infinitamente di più di quanto possiamo pensare.

Gesù dalla croce continua a gridarci che Dio ci ama infinitamente, più di quanto possiamo immaginare: questa è la bella notizia che bisogna far esplodere nel mondo di oggi e di sempre; questo si devono sentir dire tutti in ogni istante della vita! È falso pensare che l’amore di Dio si “conquista”, che la benedizione di Dio si possa comperare: nessun “no” dell’uomo potrà cambiare il cuore di Dio. E questo Dio misericordioso noi dobbiamo imitare. Siate misericordiosi, pieni di affetto, comprensione, accoglienza, come il Padre vostro.

Il perdono del cristiano non è una “convenienza”, non è un calcolo, non è una debolezza di carattere, non è una posa, ma è l’imitazione di Dio più vera, il comportamento di Dio più caratteristico, quello che lo definisce al meglio.

Il perdono risolve moltissime situazioni che sembrano impossibili in famiglia, tra amici, nella società, tra le nazioni, nelle guerre, e ne abbiamo gli esempi …

“Perdonate e vi sarà perdonato”: il cristiano si specializza nel perdono perché è lì che rende presente al mondo la dolcezza e la tenerezza di Dio, quel Dio che offre riferimento e pace alla nostra terra spaesata.

14 Marzo 2022
+Domenico

Questa è la vita vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9,28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia.

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna: saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti, quello che essi profondamente significano, è un dono! Avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni persona deve essere capace di fare.

Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone: siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane … ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa.

Certo, c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti … l’abbiamo imparato con qualche fatica durante la pandemia: è una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni.

Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone, e c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio, che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe della nostra esistenza: è reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

Gesù, un giorno, prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità … dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio, Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge e dei profeti, il Santo di Israele.

Per quei poveri discepoli è uno shock, un’esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne vogliono più staccare: “questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre ci parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci: Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione!”.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, se ne dimenticheranno nell’orto del Getsemani, ma riguadagneranno la certezza che Dio non li abbandona mai.

13 Marzo 2022
+Domenico

I segni di Dio non mancano mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,29) dal Vangelo del giorno (Lc 11, 29-32)

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuor- ché il segno di Giona …».

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Ci lasciamo spesso incantare da tanti personaggi più o meno illustri, gente che appare molto, affascina, diventa un idolo, calca tutte le scene possibili. Sappiamo che sono passeggeri, ma tanto è così che va; la vita è tutta in fretta, ma soprattutto è sempre distratta. Ci lasciamo incantare dalla esteriorità, mentre invece facciamo parte di una storia bella, affascinante, grande, che sta sottotraccia sempre. Abbiamo un papà e una mamma eccezionali, abbiamo avuto dei maestri che ci hanno insegnato a vivere, abbiamo amici che sanno donarsi senza suonare trombe o campane, che credono nella vita. Andiamo a cercare altrove ciò che invece abbiamo in casa, soprattutto abbiamo una speranza assoluta che è Gesù, il Figlio di Dio, che è la pienezza della storia, e lo ignoriamo.

Il fascino di qualche cosa di nuovo ci strega sempre, forse perché non siamo capaci di vivere in modo nuovo ogni giorno la nostra vita, l’amore, il lavoro, le relazioni, gli ideali. Crediamo sempre che la soluzione della vita sia altrove e ci lasciamo sfuggire i doni che Dio ci dà. Spesso abbiamo capito la bellezza e l’importanza del nostro territorio da gente che è venuta da lontano a visitarlo e non ce ne siamo mai accorti, perché si stende sempre su ogni cosa la pialla dell’abitudine, che soffoca tutto.

Cerchiamo segni di futuro e non sappiamo leggere quelli che già abbiamo. Il popolo che Gesù si è trovato davanti è stato proprio un popolo di distratti, di cercatori di novità a tutti i costi, di infatuati del meraviglioso. Lui, Gesù, si era presentato come figlio di Dio e loro stavano ad aspettare ancora, l’avevano davanti e non lo vedevano. Avere un cuore che legge nella storia i segni della sua presenza è un dono grande che dobbiamo chiedere sempre.

Signore, aiutaci ad aprire gli occhi sulla tua presenza capillare, continua, dolce, precisa nel nostro mondo. Aiutaci a leggere i segni che lasci nelle persone, nelle menti, nella tua creazione. Aiutaci ad alzare gli occhi al cielo per vedere che non è mai vuoto e che tu ci sei sempre. Ferma la nostra smania di novità perché sei tu la vera ed eterna novità della nostra vita.

9 Marzo 2022
+Domenico

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-2) dal Vangelo del giorno (Lc 4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

Audio della riflessione

Proprio perché siamo persone libere ci si presentano sempre davanti delle scelte da fare: non siamo automi, non abbiamo un istinto infallibile che ci costringe a stare da una parte, a fare determinate azioni … e magari sempre quelle … abbiamo una coscienza, una libertà, un discernimento, una capacità di scegliere che è tutta umana, che caratterizza la nostra dignità di persone.

Ci sono periodi della nostra vita in cui ci adattiamo a farci condurre, in cui stiamo comodi nelle indicazioni di comportamento date dall’esterno della nostra vita, ma c’è per ciascuno un tempo in cui vogliamo essere noi quelli che decidono di noi e della nostra esistenza, vogliamo essere noi a dare un colore ai nostri atti, a voler realizzare una meta, a desiderare di dare all’esistenza quella direzione che sentiamo come forza urgente dentro di noi: è il bellissimo gioco della libertà che si muove tra alternative, tra bivi, tra diverse opportunità … in certi luoghi le opportunità sono scarse, in altri sono eccessive, in molti casi non si riescono ad avere gli strumenti per decidere in libertà quale strada scegliere.

Ecco, anche Gesù ha sperimentato la bellezza e la fatica della scelta tra le tante strade e opportunità che si ponevano sul suo cammino per realizzare la missione che aveva accettato di svolgere nel mondo.

Chi manderò io e chi andrà per noi?” si sono chiesti in quel misterioso retroscena trinitario il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo …

“Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà” è la risposta di Gesù.

Ora è nel deserto, non è solo, ma condotto dallo Spirito: la scelta fatta nell’intimità della vita divina oggi diventa un insieme di passi concreti in mezzo agli uomini, nelle nostre vie contorte, nei meandri delle nostre infedeltà e scorciatoie, nei tentativi di adattamento e di abbassamento degli ideali, pur belli, che Dio ci ha messo in cuore.

È Satana che si fa carico di presentare a Gesù il ventaglio delle scelte sbagliate, i tradimenti camuffati di efficienza e di abilità nel manipolare le coscienze: è il diavolo, il divisore che Gesù incontra nel suo sforzo deciso di riportare l’uomo alla comunione con Dio, all’unità massima della sua vita, è lui, il divisore, continua a seminare divisione.

Ma Gesù vince: ci dimostra che la libertà si può usare bene, che non siamo soli di fronte alle tentazioni della vita, che lui con lo Spirito le ha superate e ha dato alla sua missione la bellezza che da sempre la doveva caratterizzare.

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai: del resto non diciamo nella preghiera che ci ha insegnato Gesù: “non abbandonarci alla tentazione”?

6 Marzo 2022
+Domenico

Cambia direzione, hai sbagliato strada!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 31-32) dal Vangelo del giorno (Lc 5, 27-32)

Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

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Cambiare strada è esperienza comune quando ti accorgi che hai sbagliato direzione: avevi preso un verso, avevi investito su quello in velocità, concentrazione, speditezza … eri convinto di essere nel giusto e continuavi sereno; per fortuna che a un certo punto ti sei accorto che i conti non tornavano, ti si è insinuato un dubbio: hai riflettuto, hai fatto confronti, hai chiesto, finalmente hai capito e hai cambiato. Spesso invece non ti accorgi di niente: c’è qualcuno che ti inganna apposta, qualcuno ha cambiato i cartelli stradali per farti andare nella sua direzione e tu abbocchi, perché non hai altra possibilità che quella di fidarti.

Una esperienza di questo genere, più profonda e coinvolgente, è la necessità che ti capita nella vita di dover cambiare decisamente tutto, di accorgerti che sei su una strada sbagliata, di vedere che la tua vita sta prendendo una piega che non volevi: pensavi che fosse la strada della felicità, invece quella è proprio dalla parte opposta.

Molte volte sei tu che ti accorgi, spesso è qualcun altro che ti apre gli occhi: ebbene, Gesù è venuto a questo mondo proprio per aprire gli occhi agli uomini, è venuto a dire di cambiare strada, perché quella intrapresa andava da tutt’altra parte che da Lui.

Sono venuto a chiamare i peccatori a convertirsi”.

Signore, vorrei che tu chiamassi anche me, che ti fermassi a guardare i miei passi, che mi aiutassi a cambiare direzione, che mi convincessi che il bene sei tu, non quello che penso io. Vorrei che tu infrangessi la mia sicurezza, il mio perbenismo, la mia falsa impostazione della vita per mettermi nella tua.

La strada che ho preso è sbagliata … non mi dà felicità perché ha tagliato fuori Te: ti ha evitato, ha preteso di costruirsi da sola, abbagliata dal successo, dalla vanagloria; ha cominciato a evitare i tuoi poveri, quelli che mi chiedevano di uscire da me per aiutarli a vivere, ha continuato a portarmi per le vie del mio egoismo, ha cancellato i sentimenti di tenerezza del tuo amore, ha costruito castelli in aria, ha immaginato di poter fare a meno di Te.

Abbiamo bisogno di metterci con calma davanti al Vangelo e vedere come si sono divaricate le strade della nostra vita da quelle che Lui ci ha indicato!

C’è un perentorio seguimi che vogliamo che Gesù faccia risuonare nelle nostre orecchie per avere la forza di cambiare direzione: guardare al cielo, perché le strade che percorriamo sulla nostra terra sono spesso spaesate.

5 Marzo 2022
+Domenico

Vienimi dietro e stammi appresso

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,22-25)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Audio della riflessione

È bello camminare nella vita, è bello avere davanti una strada che percorri con sicurezza, che hai deciso di intraprendere: dopo non pochi tentennamenti ti si è fatto chiaro nella coscienza dove vuoi arrivare e ti metti in cammino … è bello non stare fermi ad aspettare che gli eventi ti cadano addosso, ma è ancor più bello sapere che su questa strada c’è qualcuno che ti precede e che tu continuamente vedi davanti a te e ti dà forza, ti stimola a non fermarti, continua a chiamarti, ti esorta a continuare … gli vai dietro convinto che quella è la strada giusta!

Gesù proprio così dice: “chi vuol venire dietro a me … “

Il cristiano è colui che va dietro a Gesù, che lo segue, che si mette nel solco dei suoi passi, nella strada da lui aperta, nella direzione che lui tiene con decisione. Il cristiano risponde alla sua chiamata: vieni, seguimi. Questo verbo lo ripete spesso a chi incontra per strada: seguimi, seguitemi. Non lascia nessuno a se stesso. Seguire Gesù è anche far decidere a lui la meta, è fidarsi del suo progetto, è inscrivere nei nostri pensieri, nelle nostre attese la sua visione del mondo, il suo rapporto intimo con il Padre, la vocazione trinitaria -usando le parole grosse – che lo ha mandato su questa terra.

Ci dobbiamo decentrare da noi, dal nostro criterio di verità e di bene, dalla nostra sicumera, dallo stesso orgoglio che spesso ci mette contro Dio, e collocarci con fiducia dietro di Lui: rinnegare se stessi per seguirlo non è annientare la bellezza della coscienza, della nostra intelligenza, dell’amore che lui ci ha dato, ma toglierci dal centro in cui continuamente ci collochiamo, per mettere Lui, la sua vita, il suo Vangelo, il suo progetto di salvezza, la sua passione per gli uomini, il suo amore struggente per il Padre.

Così scopriamo che la strada è in salita, perché occorre portarla con la propria croce, che prima di essere un supplizio è il luogo del massimo amore che Gesù ha per noi e che noi vogliamo avere per Lui! Non c’è altro modo per il cristiano di realizzarsi: togliersi dal centro, donare la propria vita, non tenere per sé niente, non pensare di guadagnare il mondo, ma di orientare tutto se stesso a Dio … passare per le strade di questo mondo che spesso si perdono nel nulla, tenendo dietro a Gesù, perché anche Lui ama le nostre strade, ma sa orientarle al cielo, a quel cielo che non è mai vuoto.

E’ il nostro percorso quaresimale.

3 Marzo 2022
+Domenico

Guide cieche di altri ciechi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 39-45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

Audio della riflessione

Se incontri per strada un cieco, che si appoggia ad ogni sporgenza, che fa fatica a fare il suo percorso, subito hai l’istinto di aiutarlo, o ad attraversare la strada o a trovare un indirizzo che cerca, e non ti verrebbe nemmeno in mente se hai problemi di vista di fare da guida.

Questo esempio che porta Gesù sembra evidente: non vorresti mai causare danni certi, se anche tu non ci vedi bene.

Non si tratta però soltanto di una vista e di una strada, ma anche di una “cecità dell’essere”, del proprio comportamento e l’insana pretesa di giudicare l’altro e pretendere di fargli da guida morale.

Qui saremmo tentati di fare i superficialoni e quindi i disonesti se avessimo la superbia di giudicare inadempiente l’altro e tirarlo dentro nella nostra leggerezza, superficialità e forse anche inganno: due povertà, messe assieme, fanno la miseria non la solidarietà.

Gesù però va ancora più a fondo: può capitare che siccome mi sento sempre superiore agli altri io mi permetta di giudicare aspramente il comportamento dell’altro e nello stesso tempo non vedere la gravità del mio.

I potenti di questo mondo si arrogano il diritto di determinare il bene e il male per gli altri; i governi esercitano il potere giudicando i sudditi; coloro che hanno una autorità la impongono a quelli che sono loro sottomessi.

Essere capaci di capire la nostra cecità è un dono da chiedere sempre a Dio … e la tentazione grande è quella del giudizio, del giudicare: con gli altri siamo tremendamente impietosi. I difetti altrui li fotografiamo da artisti … primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite.

Senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori … avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri: non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi.

Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo … ed è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi.

Come possiamo allora ottenere una relazione tra persone che ci metta in comunione e non in prevaricazione anche solo di giudizio su un altro in cui nessuno domini su nessuno?

L’unica via è l’amore, che ha sempre il suo massimo nell’amare anche i nostri nemici, come stava molto a cuore a Gesù.

27 Febbraio 2022
+Domenico