Non abbiamo paura di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8,28-34)

In quel tempo, essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.
Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare;
e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».
Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti.
I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.
Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

Audio della riflessione.

Hanno avuto paura di Gesù, come spesso tanti uomini hanno paura di Lui. Erano i cittadini Gadarèni che avevano visto Gesù con potenza scacciare una legione di demoni e calmare due indemoniati pericolosi. Chi è questo Gesù che sconvolge la natura e la vita? Che potere ha se i demoni gli obbediscono? Che cosa può provocare in noi che stiamo tutto sommato bene dove siamo, senza lode e senza infamia? Perché esporci al rischio di vederci la vita trasformata. Aver paura di Gesù è un sentimento più diffuso di quanto pensiamo e capace di venire a galla alla nostra coscienza nelle forme più impensate. Ben lo sapeva Giovanni Paolo II, quando appena affacciato sulla Piazza di San Pietro alla sua elezione, gridava: non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo.  

Purtroppo, abbiamo paura di Cristo. Hanno paura i potenti perché Gesù mina alla radice il male nel quale si sono cullati, abbiamo paura di Gesù, perché vuole da noi dono, amore e non egoismo e interesse; abbiamo paura di Gesù perché ci chiama a decidersi per il vangelo, perché ci fa proposte impegnative, perché se seguiamo la sua strada ci porta alla croce, perché non ci lascia in nessuna depressione e acquiescenza al male. Gesù ci vuole decisi e generosi, purtroppo invece il male che sta in noi ci vuole insipidi e autocentrati. 

I dittatori sanno che la fede in Gesù non permetterà loro di stare sicuri al potere soprattutto se è un potere che distrugge anziché servire. Un po’ alla volta a mano a mano che nella persona crescono le convinzioni, si affina l’intelligenza, si purificano le intenzioni, si scoprono le qualità che Dio ci ha dato si scatena la sua luce, il suo ardore, la sua visione di vita, il suo Regno. I cristiani sono i rivoluzionari di Dio, non sono rivoluzionari della violenza o della guerra. Sanno farsi ammazzare per la fede, per questo sono imbattibili, non temono le difficoltà, sanno scavare come una goccia per portare alla luce la sorgente della vita. 

Forse nessuno ha più paura dei cristiani, perché non dicono niente a nessuno. Vuol dire che abbiamo annacquato il cristianesimo. Questa è la prima arma che si usa per vincere la paura dei cristiani e purtroppo spesso è un’arma letale per tanti tiepidi e indifferenti. Lui invece ci aiuta a guardare al cielo e a vedervi la pienezza della sua presenza per la vita della nostra terra. 

05 Luglio
+Domenico

Avere fede è attendere i tempi di Dio con fiducia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8,23-27)

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Audio della riflessione.

Capita a tutti di sentirsi abbandonati, di non percepire nessuno che nelle nostre difficoltà ci possa dare una mano, di aver pregato pure e di non sentire che silenzio. Anche gli apostoli un giorno vivono una dura disperazione; sono sulla barca e la burrasca li atterrisce.  

Nel pericolo si rivolgono a Gesù con un grido di implorazione; dunque, hanno fiducia in Lui e sanno che Gesù li può salvare. Eppure, Gesù li rimprovera come uomini di poca fede e spesso si rivolgerà a loro mettendo in risalto questa scarsità di fede, questa oligopistia. Loro sono uomini di poca fede.  

E allora ci domandiamo: che cosa ci vuole per essere uomini di Fede? Gesù dormiva e la paura dei discepoli non li poteva aiutare, sembrava loro che ormai stesse per passare il momento giusto per una possibilità di intervento. Ma il momento giusto lo conosce solo il Signore.  

Non ci diciamo anche noi tante volte: perché il Signore ha permesso questa disgrazia? Quanto ho fatto per gli altri! e adesso mi sento addosso quasi una maledizione di Dio! che cosa ho fatto di male? sono le manifestazioni della nostra poca fede.  

Vogliamo essere noi a suggerire a Dio il tempo e il modo di intervenire nella nostra esistenza, nella vita del mondo. In realtà è spesso difficile capire perché avvengono certi fatti, ma il cristiano sa che Dio vede e confida in Lui. Non sta certo con le mani in mano, si industria, prega. Ma al di sopra di tutto tiene alta la sua speranza, la sua fiducia in Dio.  

Certo dobbiamo avere tutti coraggio, dobbiamo sempre sperare che il Signore elimini il male dal mondo. E in questo siamo sempre sostenuti dalla forza di Dio. A nostra volta possiamo essere capaci di accogliere la voce di chi ci interpella, di chi sta perdendo la speranza.  

Anche noi sentiamo il peso della tentazione e allora aiutiamoci tutti ad avere questa fiducia in Dio. Insomma, sempre come cristiani dobbiamo operare nella società come persone di grande fede. Possiamo essere anche famiglie provate dal dolore, ma Dio ci rende capaci di aver fiducia nella sua bontà e di esserne segno per tutti. 

04 Luglio
+Domenico

L’accoglienza ha sempre come soggetto accolto il Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37,42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Audio della riflessione.

C’è una esperienza che ho fatto varie volte e che mi ha sempre sorpreso per la gioia che provoca. Durante le ultime giornate mondiali della gioventù che vedono radunarsi attorno al papa milioni di giovani si è soliti chiedere alle famiglie che accolgano e ospitino in casa dei giovani. La richiesta che sembra del tutto normale è piuttosto ardua: devo rinunciare alle ferie per ospitare, non so chi mi capita, i giovani di oggi sono intrattabili, non conosco la lingua … e tante altre motivazioni contrarie che si possono riassumere nell’interrogativo: mi fido o no? Sono pronto a rischiare o voglio tutta la mia vita calcolata millimetro da me? Molti hanno rischiato e ho sempre trovato gente, soprattutto adulti, felici di aver fatto questa semplice esperienza di accoglienza. 

Mi viene spontaneo collegarmi a quanto dice Gesù nel Vangelo: chi accoglie voi accoglie me. Nel vangelo dovunque Gesù è stato accolto ha regalato vita piena, salvezza, pace, gioia. Con i tempi che corrono, dove sono di moda i respingimenti, dove si specula sulla sicurezza e la chiusura, il vangelo ci dice che ogni persona accolta è lo stesso Gesù. Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli, a chi non conta niente, a chi non ti può ripagare a chi ha forza solo nella sua dignità di uomo o di donna, a chi sa solo essere discepolo di Gesù nella sua semplice vita, non perderà la sua ricompensa. Alle volte basta proprio solo un bicchiere d’acqua fresca. Basta così poco per avere la salvezza? E tutte le norme morali e i comandamenti e le leggi ecclesiastiche? Siamo sempre pronti, noi, a trovarci degli sconti sulla vita cristiana!  

Il bicchiere d’acqua fresca è il segno che la tua vita non la imposti sul calcolo, sulla tua sicurezza, sull’egoismo, su te stesso, ma ne fai dono. Chi si attacca alla sua vita è il bello che la perde, dice ancora Gesù. Se da quando ti alzi a quando vai a dormire non fai altro che girare attorno a te e far girare gli altri attorno a te, in quel letto non ci sei tu, ma il tuo scheletro; se ogni momento della tua giornata non fai che arraffare, che idolatrare te e le tue cose, la tua vita se ne fugge, resti con le mani vuote, ti sembrerà di stringere qualcosa o qualcuno, ma ti resterà un pugno chiuso e tutto morirà con te.  

Se invece sei capace, anche sanguinando, anche con continui disgraziati ripensamenti a fare della tua vita un dono, ad accettare che sia Dio il tuo centro, a perderti dietro all’amore, dietro a Lui, allora non sarà largo abbastanza il tuo cuore per riempirsi della gioia che Dio ti regala.

02 Luglio
+Domenico

Signore, mi basta la tua parola!

Una riflessione sul vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-17)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.

Audio della riflessione.

Ho tutto quello che mi serve, ho fatto una bella carriera, ho amici che mi idolatrano, quando non ci sono mi cercano; ho successo negli affetti; in famiglia sono stato fortunato; il lavoro mi dà soddisfazione; la salute non manca. Mi pare di stare fin troppo bene. Non ho bisogno di nessuno, anzi sono pure capace di aiutare quando serve.  

Ma ho bisogno di qualcosa di più profondo. Mi sento come un buco nella vita. Ogni tanto si fa sentire: me lo fanno nascere quelli che stanno attorno a me, le disgrazie che capitano, i figli dei miei amici che muoiono di droga, di incidenti, che sballano. Ho allargato la mia casa a tutti perché tutti fanno parte della mia vita. Signore se tu potessi cambiare queste sofferenze in gioia! Se tu potessi guarire queste ferite, se ci potessi dare la tua pace!  

Aveva forse quest’animo il centurione, l’ufficiale dell’esercito romano, che seguiva da lontano Gesù nella sua predicazione, probabilmente si doveva mescolare alla folla per dovere di vigilanza e sentendo Gesù era rimasto colpito della sua visione del mondo, dell’amore che cercava di accendere, del potere di sconfiggere il male.  

Ho un servo che mi sta morendo. Tu puoi fare qualcosa. Io non sono del tuo mondo, sono qui per dovere, ho mansioni da eseguire, ma anch’io ho un cuore, ho degli affetti, ho una casa dove non sempre tutto è tranquillo. Ci sono problemi più grandi di me: la salute, per esempio, non è sicuramente in mio potere. Gli altri mi vedono forte, perché sono un soldato, ma non sono le armi che contano nella vita. Ho bisogno di te.  

E Gesù dice: vengo da te, vengo a casa tua. Ma il centurione non ha una casa in ordine per un ospite così grande, per quel Gesù che gli sta sconvolgendo la vita e dice: ho osato troppo; nella mia casa non saresti onorato come ti meriti. Mi basta una parola, dì soltanto una parola; tu sì che veramente hai in mano le chiavi della vita. Mi devo cambiare dentro, devo togliermi dal cuore il male che per troppo tempo ha avuto tutte le possibilità di rovinarmi i sentimenti e i pensieri. Ti vorrei avere, ma con un cuore nuovo. Mi basta la tua parola potente. 

Gesù lo ascolta, coglie la grande delicatezza del soldato, ne vede la gratuità e ne avverte l’adorazione e dice la parola che salva.  

Signore non sono degno, ma so che per me Dio non ci abbandona mai

01 Luglio
+Domenico

Parole belle e sagge, determinazione, ma anche soprattutto i fatti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8,1-4)

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

Audio della riflessione

Una persona la stimi se ha un pensiero che racconta a parole molto giusto, saggio, convincente, ma è importante prima o poi che si arrivi alla prova dei fatti. Buona la predicazione di Gesù, commovente il discorso della montagna, saggia la sua mente nel dirimere le questioni di fede. ora l’evangelista Matteo ci presenta un Gesù che sa dimostrare con i fatti la forza della sua dottrina e la verità della sua persona. 

 Inaugura questa nuova figura di Gesù, un lebbroso, una persona confinata ai margini della vita pubblica, relegato e prigioniero di un male contagioso e pericoloso. Balza all’improvviso e con coraggio davanti a Gesù e gli grida: Signore, se vuoi, puoi guarirmi. Il titolo con cui lo invoca è un atto di fede, come lo è il prostrarsi ai suoi piedi. Già crede che Gesù sia imparentato con Dio. Sappiamo tutti che i vangeli sono stati scritti dopo la morte e risurrezione di Gesù, nella luce del fatto pasquale. Gli apostoli erano entro questa difficile, ma necessaria prospettiva di fede e dicono al mondo la grandezza di Gesù.  

“Gesù è il Signore” è stata la prima formula di professione di fede. Al se vuoi del lebbroso Gesù risponde perentorio “Io voglio”. Gesù agisce con autorità propria, parla della sua dignità, non si appella anche solo alla Scrittura come facevano i dottori della legge. Nello stesso tempo Gesù dice al lebbroso guarito di andare dai sacerdoti a dichiarare il fatto e presentare l’offerta prescritta da Mosè. Gesù sta alle leggi del suo popolo, non è un sovvertitore di esse come poi lo accuseranno falsamente nel processo in cui lo condanneranno a morte. In questo modo Gesù si pone con verità al compimento della legge, non alla sua sovversione, e nella pienezza della rivelazione. 

Vorremmo anche noi oggi prostrarci ai piedi di Gesù e dire con tutta la nostra fede, supplicandolo che ce la rinforzi, Gesù tu sei il Signore della nostra vita e della storia, sei la nostra salvezza, sei il Figlio di Dio, sei il Salvatore del mondo, sei la pienezza della nostra vita. 

Anche noi vorremmo sentirci dire sulla nostra esistenza, sui nostri mali, sulle nostre infedeltà, sulle nostre cattiverie, su tutto quello che distrugge la nostra vita interiore, sui nostri peccati: lo voglio sii mondato. Ti tolgo dal cuore il male che ci sta dentro da troppo tempo. Ti immagino e ti faccio diventare pulito, la tua carne diventa fresca come quella di un bambino, la tua vita diventa innocente come la sua. 

30 Giugno
+Domenico

Chi sono io per te Pietro? E per voi? 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Audio della riflessione.

Chi sono io per te? È la domanda che forse in questi tempi ci facciamo sempre di più. Sarà la confusione in cui siamo immersi per la velocità dei cambiamenti in cui siamo collocati, sarà la fragilità della percezione del nostro ruolo, sarà anche l’abituarci spesso come al colore delle pareti, sta di fatto che ci darebbe maggior grinta e serenità nel compiere il nostro dovere se fossimo più percepiti per quello che siamo e magari noi fossimo anche più chiari nel metterci in relazione con tutti.  

La domanda che Gesù fa: chi sono io per te? per Gesù non era certo un problema di consapevolezza della sua identità o della sua missione, ma era l’amore verso le persone che lo ascoltavano, che lo seguivano, che mettevano in Lui massima fiducia e la percezione che la sua figura di Figlio di Dio, di Messia, di unto del Signore, fosse sempre messa in sordina perché ciascuno si ritagliava ogni giorno quella facciata di Gesù che più gli serviva e stentava ad entrare nella missione decisiva di Gesù nella vita del mondo e nella vita personale di chi lo frequentava.  

È la domanda che fa Gesù ai suoi discepoli. È passato un po’ di tempo dall’inizio entusiasta dell’avventura, quando li aveva chiamati a uno, a due, insieme e aveva scatenato in loro entusiasmo decisione, radicalità. Da allora li aveva curati, amati, coccolati, aiutati a guardare alla vita in un altro modo. Aveva insegnato loro a chiamare Dio con il dolce nome di Padre, li aveva istruiti e aiutati a sognare un modo diverso di Dio di stare con gli uomini, li aveva innamorati del Regno.  

Ma di lui, di Gesù che cosa pensavano? C’era ancora un elemento chiave, decisivo, assolutamente necessario da cogliere. Lui, Gesù, non poteva essere scambiato per un profeta tra i tanti: giusto, bravo, superiore alla media, vero interprete di Dio, deciso, tutto d’un pezzo, autorevole… ma pur sempre un profeta. È questo che va dicendo in giro la gente. Non ci sono dubbi sulla sua collocazione dalla parte di Dio, nemmeno sulla vita rischiosa che sta facendo.  

Se lo paragonano a Giovanni il Battista, hanno ben in mente la fine che ha fatto e Gesù vi si sta incamminando troppo velocemente. Ma non è quello che Gesù è. Voi chi dite che io sia? Chi sono per voi? Da quell’intimità con cui ci siamo legati avete capito il segreto intimo della mia vita? 

È Pietro che, come sempre, esce con quella solare professione di fede, che neanche Lui riesce a tenersi dentro e forse non sa nemmeno da quale certezza gli viene. “Tu sei il mandato da Dio, sei suo figlio”. È una verità che non è risultato di congetture. È una fede che si trova dentro come dono, è solo la luce che viene da Dio che è in grado di far comprendere il mistero profondo di Gesù. 

E per noi, per noi uomini di oggi, per noi che ogni tanto ci sintonizziamo sul Vangelo, troppo raramente da percepirlo come una eco di altri mondi, chi è Gesù per noi? Ci avessimo la luce che ha illuminato Pietro! La chiediamo come regalo di san Pietro. 

29 Giugno
+Domenico

Da terreno di rovi possiamo diventare terra buona

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Audio della riflessione.

Il mondo ci mette sempre davanti novità, scoperte, racconti di varia natura che ci attraggono e che nello stesso tempo ci chiedono adesione, coinvolgimento, operatività. Ciascuno di noi ha i suoi criteri di verità, per discernere quello che gli viene proposto, capire se val la pena di fare nostre queste nuove prospettive e impostare pure la vita in maniera diversa.  

Un esempio eclatante è la grande rivoluzione nelle comunicazioni. Tutti siamo coinvolti in Internet, in reti social, in un nuovo modo non solo di comunicare, ma anche di essere.  Gesù ci dà un aiuto per trovare le risposte che ci interessano:” Dai frutti li riconoscerete: ogni albero buono produce frutti buoni” (Mt 7,16-17). Papa Francesco spesso ci aiuta ad affrontare con sapienza anche il nuovo ambiente delle comunicazioni in cui viviamo, ci da alcuni buoni principi di discernimento sulla rete, perché possa essere una nuova risorsa per le nostre esistenze e l’esistenza delle nostre comunità.  

Se il criterio dei frutti lo applichiamo non alle cose, ma alle nostre vite allora il discorso si fa intrigante, pesante perché ci possiamo sentire oppressi e scoraggiati: Chi oserebbe sentirsi “albero buono”? Umanamente nessuno: sappiamo di essere spesso piante che al posto di uva danno frutti che sono spine e siamo terreno pieno di rovi. Ma alziamo lo sguardo a Gesù, contempliamolo, perché la contemplazione di Lui diventa sempre feconda in noi. Il suo volto crocifisso e coronato di spine è quell’albero straordinario che dalle spine è stato capace di produrre vino nuovo, sangue di vita: il suo amore infinito per noi! Siamo di fronte a un albero dalle cui spine si raccoglie uva: è la croce.  

In forza di quest’albero anche noi, da rovi, possiamo diventare terra buona che produce. Davvero le sue spine hanno il potere di guarire le sue ferite, di far fiorire le nostre! Quello che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. Il nostro discernimento allora deve sempre ispirarsi a Lui, alla sua luce, ai suoi insegnamenti, alle strettoie durissime che lo chiudono e lo intristiscono. Ma se la croce diventa albero buono, che fa frutti perenni e innovativi, allora non ci possono più scoraggiare se affrontiamo fatiche di relazione con le persone, fatiche di comprensione e fatiche con noi stessi. 

28 Giugno
+Domenico

La regola d’oro di Gesù: tutto ciò che volete gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,6.12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Audio della riflessione.

Parole difficili da comprendere ci sono anche nei vangeli se ci si ferma alla prima impressione che suscitano le stesse parole. Il santo e le perle nell’estimazione umana sono cose preziose e simboleggiano probabilmente il vangelo, l’annuncio della buona novella. I cani e i porci sono tutti coloro che, a qualsiasi popolo appartengano, mantengono nei confronti della Parola di Dio, volutamente e con perseveranza l’atteggiamento di incomprensione, il rigetto e il disprezzo che i porci, quasi ne fossero consapevoli, hanno per le cose preziose. Una esagerazione per far capire che vi sono atteggiamenti di autosufficienza, di chiusura assoluta, di fronte ai quali l’unica posizione possibile è quella del silenzio- 

Immediatamente dopo c’è l’enunciazione della famosa regola d’oro “Tutto quanto volete che gli uomini facciamo a voi, anche voi fatelo a loro”, rivoltando la regola del giudaismo e di altre culture religiose, che è formulata in forma negativa: Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te.   La differenza può essere oltre ogni dubbio importante e sta nel fatto che Gesù eleva questa regola a principio universale, “così dovete trattare gli altri” Gesù sa che l’uomo ama sé stesso più di ogni altra cosa; e allora stabilisce il bene che ognuno vuole a sé stesso come termine di rapporto con gli altri: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. È un punto di partenza per arrivare alla carità disinteressata, all’amore senza misura che sta al centro di tutto il suo messaggio… È una enunciazione diversa del precetto della carità. Quindi per Gesù costituisce, come un riassunto della legge e dei profeti, una sorta di sommario ben preciso della rivelazione del Signore. 

Gesù poi usa un’altra argomentazione classica tra i moralisti del tempo: la scelta tra due vie quella degli empi e quella dei giusti e anche qui con un cambiamento; alla via Gesù sostituisce o aggiunge l’immagine della porta: una che si apre sulla vita e l’altra sulla perdizione. Parlerà anche un’altra volta della porta stretta. La porta e la via stretta le conosciamo come caratterizzate dalla sequela, dalla croce, dalla persecuzione dalla stessa tentazione e sappiamo che queste si aprono alla vita piena, la vita di Gesù e l’altra invece alla perdizione. È la porta stretta per la quale entreranno tutti quelli che riescono a capire fino in fondo il suo messaggio di amore. 

27 Giugno
+Domenico

Cuore pulito, occhi puliti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,1-5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Audio della riflessione.

Ti capita qualche volta in giornate di vento improvviso che alza polvere e ti butta negli occhi tutto quello che può sollevare, di trovarti con qualcosa negli occhi di molto fastidioso che ti fa persino lacrimare. Allora fai di tutto per tentare di togliere dagli occhi la pagliuzza, direbbe il vangelo. Te li sfreghi, vai allo specchio, riesci a vedere che cosa è che ti procura il fastidio, ti lavi, tenti con un fazzoletto di pulire… insomma siccome è impossibile tenersi negli occhi un tale attentato alla vista fai di tutto per liberartene. Buon per te se c’è qualcuno che ti aiuta a fare l’operazione. Quello ti guarda con più calma, non prova fastidio e ci riesce.  

Nel vangelo Gesù usa questa semplice esperienza quando dice: perché osservi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi di una trave che è nel tuo? Hai visto un altro in difficoltà, ma non riesci a vedere che anche tu sei nelle stesse condizioni, anzi stai anche peggio. La pagliuzza è il male, è il comportamento scorretto, sono i nostri difetti, le inadempienze della vita, il male che abita nelle nostre esistenze. Spesso proviamo un fastidio insopportabile nei confronti dei comportamenti altrui, li giudichiamo, facciamo di tutto per stigmatizzarli, li fotografiamo pure bene, ci sembra di fare cosa buona, ma stiamo solo fuggendo da noi. Abbiamo trovato un alibi per non guardarci dentro, per non fare i conti con la nostra vita disordinata. Pensiamo che la colpa sia sempre degli altri, che gli altri non siano buoni, che il male sia solo stato provocato da altri.  

Invece ne siamo noi la causa, siamo stati noi a creare tanti fastidi, a mettere in difficoltà e in discordia. Ci siamo incuneati nella vita degli altri, degli amici e ci crediamo autorizzati a giudicare, a ferire, a rimproverare. Facciamo girare gli altri attorno a noi, mentre invece tutti dobbiamo girare attorno a Cristo. Lui solo è giudice e prima di tutto dobbiamo vedere il suo giudizio su di noi. L’aiuto dato agli altri per uscire dal male è basato sulla intensità della conversione dal nostro male.  

È sempre e solo offerta di speranza e mai condanna, proprio come desideriamo che ci sia speranza di perdono su tutta la nostra vita. 

26 Giugno
+Domenico

Non vergogniamoci di credere di avere un’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Audio della riflessione.

Viviamo fortunatamente in tempi in cui c’è molta attenzione generalizzata per il nostro corpo: igiene, palestra, sport, prevenzione, lifting, ginnastica, misure ecologiche, abbattimenti di barriere architettoniche in favore degli handicappati, controlli periodici della salute. Ottimo! ce ne vorrebbe ancora di più e meglio per tutti. Ma contestualmente non è che ci prendiamo cura dell’anima. Quella è un sovrappiù. Trovi allora giovani palestrati, belli, atletici senza un minimo di spiritualità; ragazze da schianto senza una dimensione interiore; uomini e donne mature senza un minimo di valori in cui credere; politici affermati, ma senza l’abbiccì di una passione interiore. 

Molti pensano che l’anima sia cosa da preti, da religione, da debolezze infantili e le preoccupazioni vanno tutte al corpo e solo di esso ci si preoccupa, si sta in ansia. Allora si scambia il sesso per amore, una nascita per una fecondazione, il valore di una vita con l’età. 

Dice Gesù: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo. Uccide l’anima chi odia, chi scandalizza i piccoli, chi insegna il male; chi toglie con la droga l’uso della intelligenza; chi spegne la sete di Dio; chi toglie speranza e ruba il futuro; chi insegna a disprezzare la vita; chi compera la coscienza del povero. Potremmo continuare. 

E capita che se non difendiamo l’anima non si salvano neanche i corpi come lo dimostra la guerra, gli assassini, l’aborto e gli stessi incidenti stradali che non sono frutto di inevitabili casualità. 

È Dio che ci difende e corpo e anima. Non temete voi valete più di molti passeri. La nostra vita non è abbandonata al caso. Stiamo a cuore a Dio. Perfino i capelli del nostro capo sono contati. Dio ha in mano la vita del povero Dio protegge l’innocente, è Lui la forza del debole.  

A molti pare di potere decidere la sorte degli uomini perché ne possono controllare i corpi, ma la vittoria di Dio non è segnata nel calendario dei prepotenti. La nostra vita è un pezzo della sua e la nostra anima è l’ancora che la tiene unita a Lui, e che dà personalità al nostro corpo. 

25 Giugno
+Domenico