La vita cristiana: né fuga, né prigione, ma trasparenza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 34-40)

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Ci sono dei periodi nella vita in cui le uniche cose che ti interessano sono quelle concrete, quelle che vedi, che tocchi, che possiedi. Rischi di farti ingoiare dal fare, dalle cose, dal denaro, dalle realizzazioni. Tutto quello che ha senso nella vita è qui dentro ben percepibile, palpabile. È immanente.

In altri periodi invece hai bisogno di aria fresca, di poesia: hai sete di cose che non finiscono, di spiritualità; vedi fino all’evidenza che il senso non sta nelle cose, che quattro soldi non possono decidere tutto, che la tua vita è portata sulle mani di qualcuno che sta oltre. Hai bisogno di un trascendente. O ti schiacci su un orizzonte o ti astrai in una fuga.

Era anche questa la domanda che la gente faceva a Gesù: “Tu che te ne intendi, che dici parole che vanno dritte al cuore, ci aiuti a trovare la strada vera della vita? Siamo condannati a restare divisi in cerca di fragili equilibri che non ci lasciano mai soddisfatti o ci puoi indicare la strada vera della vita? Sono le cose che ci misurano o è possibile una fuga consolatoria?”

E Gesù: “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente… Amerai il prossimo tuo come te stesso. Se hanno un senso le vostre tradizioni, se ha un senso quella legge che tanto venerate, se ha un significato per noi quanto ci hanno detto i Profeti è solo perché vi dicono questo.”

Né trascendenza, né immanenza, ma trasparenza.

A Dio devi giungere, ma lo incontri se passi dall’uomo! L’uomo devi servire, ma non ti puoi fermare, lui è trasparenza di Dio, immagine, continuo rimando a lui. L’uomo vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio, diceva S. Ireneo.

È un modo originale di pensare Dio, di pensare la vita, di vivere atteggiamenti religiosi. Nel cristianesimo non c’è spazio per la fuga dalla vita né timore di restarne imprigionati, c’è sempre una trasparenza da guadagnare, un Dio da incontrare nell’uomo e un uomo da vedere in filigrana in Dio. Per questo il segreto della vita è l’amore, l’azione più alta in cui possiamo identificarci, sicuri che se è vero amore non è né una fuga, né una prigione ma la vita stessa di Dio, che ogni persona può sperimentare già oggi.

25 Ottobre 2020
+Domenico

Stato e Chiesa, molte diatribe ideologiche e non veritiere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)

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Ci domandiamo spesso in questi tempi che funzione ha la religione nella vita dell’uomo: per qualcuno è una debolezza della capacità di ragionare, per altri è una sensazione insopprimibile cui dare un volto; per molti è una abitudine sociale creata ad arte per attutire le passioni; per molti invece è ancora una dimensione della vita con una sua dignità.

Forse oggi un certo “positivismo materialista”, che non ritiene degno dell’uomo accettare quello che non si può dimostrare, quello che non è falsificabile si dice per chi se ne intende, questo lascia spazio a una ricerca meno ideologica, intellettualmente onesta e umanamente sensata.

Una domanda ineludibile però è: come gioca la scelta di una fede con la vita di uno stato, con le leggi di una nazione? Era forse una domanda sopita, perché troppo sbrigativamente si era liquidata la religione come un rimasuglio di ignoranza e la si era relegata a faccenda del tutto privata … al massimo poteva essere vista solo come funzionale all’ordine costituito e per questo ancora più snaturata.

Oggi invece è una domanda attuale per le altre religioni che si affacciano sulla nostra Europa con tutte queste emigrazioni non facilmente ospitabili.

A Gesù un giorno sono proprio andati a chiedere: ma che c’entra la religione con le nostre leggi? Che dici di questa schiavitù cui ci sottomettono  i romani? Continui a predicare belle cose, ma alla prova dei fatti o si è talebani o la religione è un soprammobile, o serve a far la guerra a chi ci toglie libertà, o ci aiuta a liquidare i terroristi, oppure che ci sta a fare?

Usano una moneta per riassumere la diatriba e l’inganno: “È lecito pagare il tributo a Cesare?” E Gesù: dopo aver coinvolto chi gli domandava nel farsi dire di chi era l’effigie stampata sulla moneta, riconoscendola tutti come l’effigie dell’imperatore romano disse: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.

Riconosce Gesù che ci sono i diritti dello Stato, e quando lo Stato rimane nel suo ambito i suoi diritti diventano doveri di coscienza anche per il credente, e non occorre che lo Stato sia governato da cristiani per far scattare l’obbligo.

I cristiani non giocano nello Stato, ma lo servono: non ci sono mai scuse per chi non paga le tasse o ruba allo stato … ma lo Stato non può arrogarsi i diritti che competono a Dio, non può assorbire tutto l’uomo, non può sostituirsi alla coscienza, che ha il diritto di essere riconosciuta al di sopra delle leggi.

Se lo stato come è giusto fa delle leggi, non è detto che siano sempre vere e buone e il credente le osserva in base alla sua coscienza: non per niente c’è l’obiezione di coscienza.

Se lo stato ammette l’aborto, il cristiano deve poter sempre non farlo, così se ammette l’eutanasia. Spesso lo Stato, meglio ancora la finanza, diventa l’assoluto, crede di essere una vecchia religione onnicomprensiva e si crea i suoi talebani.

La radice della libertà di coscienza è il riconoscimento del primato di Dio.

18 Ottobre 2020
+Domenico

Rispondi all’invito

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.»

Audio della riflessione

“Mi inviti a nozze”, si dice quando qualcuno ti fa una proposta che sta già dentro nei tuoi desideri, nelle tue aspirazioni, nei tuoi sogni, quando ti mette in un ambito in cui ti sai muovere al meglio, dove puoi esprimere tutte le tue qualità: sta proprio a significare che è una gioia esaudirla, è un regalo accoglierla.

C’è qualcuno invece che a nozze non ci vuol andare: il Vangelo parla di un re che invita tutti alle nozze del figlio, ma la festa va deserta. Nessuno è disposto a regalare questa gioia al re, a dedicare tempo e allegria a questo suo figlio, a condividere col re questo passo importante per la sua famiglia che cresce e si moltiplica, a fargli compagnia in quel tanto di nostalgia che lo assalirà durante la festa per una vita che si stacca, diventa autonoma e si fa indipendente. Nessuno accetta l’invito.

La vita intera è un grande invito a nozze e purtroppo molte persone rifiutano la vita, la sopportano, la disprezzano, non la tengono in conto. Ne vedono l’impegno e lo evitano, ne vedono le prospettive, ma calcolano solo se sarà faticoso raggiungerle.

Ricordo che quando domandavo a mia madre perché mi aveva messo al mondo era la domanda più stupida che potevo farle e il dispiacere più grande che ne aveva: qualche volta mi arrivava un ceffone che aveva tutto il sapore di una certezza incrollabile da non metter mai in dubbio, qualche altra era uno sguardo severo e buono che ti faceva capire che stavi delirando e che ti insegnava che la vita è sempre un dono, è sempre una gioia, è un regalo di cui bisogna sempre sentirsi felici e responsabili.

E il re, vedendo che nessuno veniva alle nozze del figlio, mandò per tutte le strade, per calli e campielli, per sentieri e siepi, per ponti e stazioni, mandò i suoi servi a chiamare i barboni, i senzatetto, tutti i disperati e gli abbandonati: quelli sì sapevano apprezzare il suo dono!

Quanta gente ha voglia di vivere e glielo impediamo con la fame, con la guerra, con la schiavitù, con la violenza … e noi qui ad annoiarci, a drogarci, a vendere morte, a strillare per qualche sgarbo, mentre la maggioranza dei popoli ancora vive di stenti e ci sa insegnare che la vita va sempre apprezzata e al suo banchetto anche se povero val sempre la pena di partecipare.

La forza di Dio è inarrestabile, non pone condizioni: al suo banchetto ci possono stare tutti! L’invito deve arrivare, non c’è ufficio postale che seleziona; la sua mailing list ha gli indirizzi di tutti: nessuno può fare da filtro, soprattutto quelli che hanno accettato il suo invito.

Con chi lo segue è esigente, nessuno può illudersi di sentirsi “a posto; la vita è sempre una sorpresa, si porta dentro sfide nuove. Se poi questo banchetto è la vita cristiana, è l’esperienza di una comunità credente, è la vita di fede, questa ha sempre bisogno di prendere il largo, ha bisogno di conversione, di vigilanza, di misura alta, di autentico fascino per tutti.

11 Ottobre 2020
+Domenico

Torniamo a dire e cantare sempre “Laudato si’ mi Signore”

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)

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Chi si immaginava che la sua vita e la vita del mondo in cui vive sarebbe stata una lenta costante graduale evoluzione verso un mondo sempre migliore, ordinato, tranquillo, o per lo meno verso una completezza e armonia più pervasiva, si deve ricredere: gli sconvolgimenti che i fatti impongono, le migrazioni inarrestabili, la scomparsa di confini per la correttezza delle informazioni, le finanze, i popoli rimettono sempre in dubbio ogni buona meta o aspirazione.

La nostra sicumera di avere in mano tutto e di soffrire solo perché ci stavamo annoiando della vita è stata messa a dura prova dalla pandemia: la tua stessa identità che hai cercato di costruirti a fatica, quando vedi che non è più spendibile o nel lavoro o nel campo dei tuoi affetti, ti sta addosso come un peso e vorresti avere agilità per cambiarla.

In questo gioco entra sicuramente anche il tuo mondo interiore: ti sembrava di aver trovato qualche certezza, di aver sistemato anche questa zona “religiosa” della tua esistenza con qualche buona lezione di catechismo e qualche buona abitudine, invece vedi che tutto questo non regge più.

La fede si porta dentro istanze di rinnovamento, esigenze non solo di restauro intelligente, ma di rifondazione. Invece tu la lasci andare alla deriva, nella insignificanza.

Così accade nella coscienza dei singoli, così accade nella famiglia, nella stessa comunità cristiana che cambia radicalmente volto: ci si abitua tra di noi come al colore delle pareti, si tiene in piedi qualche vecchia tradizione e si soffoca o annega in una sorta di “modernità liquida”, perchè ogni slancio profetico, ogni invito al rinnovamento, ogni tentativo di colpo di reni risolutivo … non c’è!

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”. Mi pare di vedermi davanti Gesù, che dopo tutti i tentativi possibili di far svegliare l’elefante, di far scattare la corsa, ci saluta e va altrove; è il padrone della vigna, che s’aspettava uva pregiata e invece deve fare i conti con qualcosa di selvatico e di insipido.

Certo Dio è fedele al suo popolo, a ciascuno di noi, alla sua Chiesa, ma non al punto di annullare il suo disegno di amore per l’umanità o di mettere da parte le sue esigenze di verità e giustizia.

Se i cristiani rifiutano, se l’occidente gli volta le spalle, se la cosiddetta civiltà cristiana lo rinnega o lo rifiuta, troverà altri che l’ascolteranno e farà vivere la sua Chiesa, la sposa inseparabile, altrove.

Ecco … sentirci dire questa minaccia oggi che celebriamo la festa di san Francesco,  un dono inimmaginabile che Dio ha dato alla nostra vita, alla nostra Chiesa, alla nostra società, alla nostra patria, e anche alla nostra stessa natura, alla sua creazione ci deve far riprendere forza, coraggio, speranza, visioni di mondo belle come il suo cantico di lode che deve ritmare la nostra ripresa di fede, di vita e di cura del creato.

Torniamo a dire … a cantare contenti, e a vivere la vita di ogni giorno “Laudato sì mi Signore”, a risentire Dio nella nostra vita, la sua tenerezza, il suo amore, la sua bellezza.

4 Ottobre 2020
+Domenico

Un angelo custode ha sempre cura di noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 1-5.10)

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E’ bello sentirsi di qualcuno sempre, sapere che non sei mai solo, che hai qualcuno cui affidarti, che veglia su di te, che è disposto a faticare, a camminare, a crescere con te.

Questo sicuramente è un amico, è per una buona parte della nostra vita il papà, la mamma; qualcuno ha la grazia di avere un fratello o una sorella con cui si litiga,  ci si cerca, si bisticcia, ci si confida, ci si coalizza contro i grandi, ci si fanno confidenze.

Quando si è più grandi si cerca una guida: molti di noi ricordano di avere avuto nell’esistenza una persona che li ha sorretti, spronati, tenuti per mano.

Nella fede ciascuno di noi ha una presenza speciale, personale, di Dio: l’angelo custode. Dice Gesù, parlando dei bambini: non crediate di poter fare da padroni sulla vita di questi piccoli, di poterli strumentalizzare o disprezzare, perché i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio.

La storia di salvezza di Dio raggiunge ogni persona nella sua situazione concreta attraverso questi “messaggeri”, questi angeli, queste presenze personificate dell’amore di Dio.

Gesù nella sua vita ha esplicitato molte volte questo rapporto, soprattutto nell’ora suprema del dolore e dell’abbattimento, della possibile disperazione e del tradimento. Nell’orto del Getsemani, la notte della sua cattura da parte della soldataglia, Gesù viene confortato da un angelo.

I bambini sono già grandi e intoccabili per se stessi, per la persona che essi sono: devono stare al centro della nostra attenzione, ma spesso vengono usati come ricatto nelle famiglie, nei litigi tra papà e mamma, vengono usati nelle pubblicità, vengono rapiti, vengono fatti  morire in mare da scafisti assassini, della loro vita non si tiene conto, le città sono costruite a misura di adulto, non sono fatte perché anche loro vi possano vivere felici, sono spesso lasciati soli, vengono affidati alla TV, anche quando  fa scempio della loro innocenza. Molti vengono usati a lavorare, in certi contesti vengono usati come soldati, invece di giocattoli imbracciano armi.

Il maggior male è sempre la pedofilia, di cui tutti dobbiamo chiedere perdono, perché la responsabilità è di chi la compie, ma anche di tutti noi che non ce ne facciamo carico e non la impediamo. Potremmo continuare a ricordare le nostre inadempienze, ma solo per richiamarci ciascuno alle nostre responsabilità. 

Ci sono anche però molti che vivono per loro, per loro danno il massimo dell’amore. Tanti genitori sono capaci di atti eroici, quotidiani, senza tanto clamore; sono imparentati e in buona compagnia, spesso senza saperlo, con i loro angeli che Dio ha messo come sicuro segno di speranza nelle loro vite.

2 Ottobre 2020
+Domenico

Gesù, ci affidiamo a te, senza condizioni

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)

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È possibile impostare tutta una vita in una direzione, costruirsi una personalità forte, una identità ben definita … ed accorgersi di aver sbagliato tutto?

Non si tratta di essere incerti sul chi diventare, o lasciarsi ingannare da ogni frusciar di vento, ma di percepire che la bontà sta da tutt’altra parte, che i nostri sogni di altruismo sono sempre stati un egoismo “truccato”.

Ti dicevano: devi essere tutto d’un pezzo, non devi ondeggiare come una canna, ti devi fare delle convinzioni … hai lavorato per una vita in questa direzione, ma ti capita oggi però sei di fronte a qualcosa di nuovo, che non avevi mai calcolato; scopri un lato oscuro di te che ti ha sempre dominato e ti ha chiuso nelle tue abitudini.

Ecco, questo è quello che capitava a molta gente che incontrava Gesù: Erano sicuri di sé, “noi non siamo mai stati schiavi di niente e di nessuno!” Sapevano distinguere tra una persona per bene e un ladro, tra una donna di strada e una buona moglie, tra chi osserva la legge e chi fa l’irregolare a vita … anzi andavano da lui per avere conferma. 

“Senti, se lapidiamo questa donna notoriamente  adultera non è forse un’opera buona che aiuta i nostri figli a crescere bene? Se facciamo rispettare il sabato non è meritorio di fronte a questo lassismo e utilitarismo imperante? se stiamo qui davanti all’altare facendo offerte e guardandoti negli occhi non è sempre meglio che nascondersi dietro le colonne come è giusto che facciano quelli che si devono vergognare della loro mala esistenza?!”

Ma Gesù va più in profondità: “Sì, avete dato alla vostra vita qualche bella regola, ma l’amore è qualcosa di più; vi fate paladini dell’ordine, ma vi si è seccato il cuore; sembra che mi diciate di sì, ma alla fine il centro siete voi. I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli. Questi almeno capiscono di sbagliare e si pentono, voi invece annegate nel vostro orgoglio, e non sapete dire: ho proprio sbagliato tutto! mi affido a te. A mala pena lasciate cadere le pietre dalle vostre mani, perché non è politicamente corretto lapidare, ma non avete il coraggio di ammettere che avete bisogno di cambiare. So che prima o poi vorrete avere anche su di me il vostro potere di annientamento, contro ogni novità che Dio vuole imprimere alle vostre vite, al vostro culto, alle vostre liturgie, alla stessa Torah – la legge – che non è definitiva, al vostro sabato che si sta attorcigliando su se stesso e non aprendosi all’amore di Dio. Il mio regno non è di questo mondo e ve lo dimostrerò mettendomi nelle vostre mani; solo che anche allora penserete di avere fatto un’opera buona uccidendo il Figlio di Dio, se non vi affidate a Lui senza condizioni.”

Gesù, fa’ capire anche a noi che stiamo sbagliando, aiutaci ad affidarci a te senza condizioni e cambia il nostro cuore.

27 Settembre 2020
+Domenico

La vita è una chiamata e una risposta, non un caso o un destino

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

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Noi pensiamo spesso che la nostra vita sia incominciata con i nostri ricordi: un grosso istinto di conservazione scritto dentro di noi dalla natura … se avevamo dei fratellini dovevamo sempre lottare per avere la nostra parte e spesso ci alleavamo con qualcuno per avere la meglio sugli altri, sui genitori, sugli amici … era la naturalità del vivere assieme non isolati, in compagnia; siamo passati poi a preferire alcuni cui sentivamo di poterci legare perché ci volevano bene, i nostri amici, e con loro siamo diventati generosi anche delle nostre cose; abbiamo cominciato quindi a decentrarci e ad amare; non parliamo poi dell’adolescenza, dove oltre all’amicizia sentivamo l’attrazione delle persone dell’altro sesso e così via.

Tutto centrato per molto tempo su di noi: soggetto della vita ci siamo sempre sentiti solo noi.

Proviamo invece a pensarla in maniera diversa: la vita è stata una proposta che ci è stata fatta dai genitori, da Dio; noi abbiamo cercato di capire a partire dall’infanzia, dalla giovinezza in poi, che cosa voleva dire questa proposta e abbiamo imparato a dare una risposta; la risposta è stata presa in grande considerazione da chi ci ha chiamato e ne abbiamo avuti altri doni per perfezionarla, renderla più bella, più vera, più forte.

Gesù attuava questa specie di “sequenza” con i suoi discepoli e Dio fa così per ciascuno di noi: Matteo, pacifico, stava a contare i suoi soldi in banca, aveva un lavoro fisso, disprezzato da tutti perché se la intendeva per forza di cose con i romani, che occupavano la Palestina; un avvenire sicuro, una cerchia di amici della stessa risma che gli faceva da cortina di fumo per non vedere i problemi, qualche bella cena, qualche buona avventura e guadagno sicuro.

Ma un giorno gli capita al banco dove sta contando euro a non finire Gesù, e Gesù punta su di lui lo sguardo, il dito, la sua persona, la sua voce perentoria, tutto il suo fascino e gli dice: Seguimi! E lui, alzatosi, messosi dritto davanti a Gesù, davanti alla vita, davanti a un nuovo futuro, nella dignità di tutta la sua umanità, messa in discussione da questo invito, lo seguì.

Proposta, comprensione della proposta, decisione di seguirla; cambiamenti nelle amicizie che saluta volentieri invitandoli a pranzo con Gesù. Sicuramente aveva visto Gesù qualche altra volta, forse era anche molto demotivato dalla vita che conduceva … sta di fatto che si decide e cambia vita.

Capitasse così anche ai nostri giovani e a tutti noi di capire bene che proposta ci fa Dio, che cosa ci fa capire con la nostra vita stessa; voglia il cielo che siamo capaci di deciderci e di non stare a giocare a dadi per sapere che fare, iniziare una vita nuova con un grande ideale che ci prende e che non ci lascia in pace.

Non è forse così per ogni persona? Dobbiamo smettere di pensare di essere nel mondo “a caso”: ciascuno di noi ha una proposta personale che prima o poi scoppia in noi per la nostra esistenza in questo mondo.

Abbiamo delle persone che ci vogliono bene e che ci possono aiutare ad affinare l’ascolto, a valutare le varie possibilità di realizzarlo, a cominciare alcune esperienze anche provvisorie per capire meglio e poi, alla fine, a decidere. Non è così anche per gli studi, il lavoro, la vita di coppia, la famiglia?

Un cristiano deve sentirsi “chiamato da Dio” a dare il colore giusto alla sua vita e deve affinare l’ascolto e allenare la volontà, chiarirsi i gusti, scegliere gli amici, ma sempre sicuri di avere dal Signore la proposta vera.

E Dio parla all’ufficio in banca, dentro una esperienza di volontariato, dopo tanta preghiera, con una vita senza i soliti lacci dei vizi, nei progetti di pace e di bontà che nascono sempre in ogni cuore, nelle stesse qualità umane fisiche e spirituali che ti ha dato …

Molti giovani hanno sentito forte la chiamata e alle GMG hanno risposto con gioia e generosità: conosco molte coppie che hanno deciso lì di fare coppia e sposarsi, di lasciare tutto e farsi prete o suora, di abbandonare la comodità e farsi volontario per il terzo mondo, di non  vivere insomma da rassegnati la loro malattia, di dare spazio alla speranza…

21 Settembre 2020
+Domenico

Dio, il dono della vita, il premio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)

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Non so se anche voi vi siete arrabbiati quando la prima volta avete ascoltato questa parabola dei lavoratori presi a giornata e pagati tutti con la stessa cifra, sia chi ha iniziato all’alba che colui che è arrivato a lavorare soltanto a sera.

Immaginate che per un lavoro a giornata siate assunti alle luci dell’alba: trattate con il datore condizioni, ruolo, orario e stabilite pure il compenso equo con tanto di trattamento per la pensione, assicurazione e quant’altro.

Vi applicate con serietà, intelligenza, creatività: è proprio un bel rapporto di lavoro.

Accanto a voi dopo qualche ora ne viene un altro e lavora: bravo anche lui, ma io è un po’ che sono qui. Ne viene un terzo, poi un quarto; uno arriva che è quasi sera, ci dà dentro, ma io è una giornata intera che sudo.

Arriva l’ora della paga: Comincia l’ultimo e riceve quello che ho pattuito anch’io. Grande questo datore di lavoro, gli vanno proprio bene gli affari! Sa dare anche i premi di consolazione. Chissà che cosa aggiungerà al mio compenso se quest’ultimo prende tanto.

Una piccola avvisaglia che c’è … perchè qualcosa di insospettato gli viene dal fatto che anche gli altri prendono come quest’ultimo.

“Ma io sono qui dall’inizio, io ho impostato il lavoro, io ho patito ore e ore di fatica, di caldo, di stress. Sicuramente prenderò di più.” No: la paga pattuita, e niente più. “Torti non me ne ha fatti è vero, ma che giustizia è questa? Non posso neanche aprire una vertenza sindacale.”

Ma c’è un punto di vista molto interessante per capire questo nostro Dio che non ci fa mai del male, che ci è Padre, che non possiamo mettere sempre alla sbarra perché secondo noi ci fa dei torti, ed il punto di vista da cui guardare la parabola è la famiglia.

La famiglia è proprio il luogo in cui si può capire di più Dio.

Il lavoratore della prima ora che resta deluso e si arrabbia con Dio per me era un single: tutto concentrato su di sé. Abbiamo in mente la parabola del padre misericordioso? Questo lavoratore della prima ora assomiglia proprio al figlio più grande tutto casa e chiesa, campi e vitelli, azienda e profitto. Al fratello dato per sparito che torna, dice: Come? Vieni qui ancora a dividere l’eredità, dopo che ti sei fatta fuori la tua? Che giustizia è far festa al figlio pazzo e vagabondo?

Non decidono i figli quando nascere in una famiglia, dove non è un errore o un merito l’essere nati prima o dopo: l’amore di papà e mamma è sempre al massimo per tutti. Dio ci dona sempre il massimo, non fa differenza di persone; il suo amore non si baratta, non si taglia a fette, non si conta come gli euro: è la sua bontà infinita per noi, per tutti quelli che lo amano anche all’ultimo momento.

Nel nostro mondo a modello commerciale, dove quello che più conta è la capacità di barattare, di stabilire accordi, scambi vantaggiosi, condizioni favorevoli, sfruttare l’occasione, intuire le debolezze del compratore per fare guadagni, farsi creativi nel collocare la nostra merce, pensiamo che il nostro rapporto con Dio sia un grande commercio.

L’idea forse la danno anche certe nostre abitudini di rapporto con le cose sacre, con i sacramenti, con le offerte, con i servizi liturgici, con gli oggetti sacri, le visite ai santuari: spesso li facciamo diventare luoghi di commercio anziché di incontro tra la nostra povera vita e la grandezza di Dio.

Crediamo di poter commerciare la nostra salvezza, di comperare la sua misericordia, di sostituire l’amore vero profondo, con le nostre cose, di tenerci il cuore e di dare a Dio solo le nostre cose … e allora accampiamo diritti, rimproveriamo Dio perché non tiene conto di quello che abbiamo fatto, riteniamo di esserci guadagnati il paradiso, una vita bella, felice, solo perchè noi abbiamo dato, abbiamo fatto, abbiamo vissuto in un certo modo.

Vogliamo un rapporto con Dio non a modello commerciale, ma a modello familiare, perché Lui è famiglia, è Trinità!  Il paradiso Dio ce lo regala sempre; è più grande di ogni nostro merito: è dono del suo amore che decidiamo di accettare nella nostra vita.

20 Settembre 2020
+Domenico

Lasciamoci cambiare dal perdono di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-35)

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Ci rappresenta un po’ tutti quella parabola che narra di quel servitore perdonato alla grande dal suo creditore e che, come imitazione di un perdono grandissimo, fa lo strozzino – invece – con un suo debitore: diecimila talenti d’oro sono “vagonate” di oro, che lo strozzino non avrebbe mai potuto pagare; quattrocento denari veramente quattro miseri spiccioli, monetine da resto rispetto ai talenti.

Questa è la nostra fotografia di fronte a Dio: il nostro debito verso di Lui è senza misura e Lui se lo carica sulle spalle e ce lo cancella.

Siamo stati perdonati, ma non abbiamo ancora capito che cosa è il perdono, non lo abbiamo ancora accolto, ci è rimasta dentro una mentalità da schiavo, calchiamo sempre con i nostri passi il perimetro della prigione che ci siamo fatti allontanandoci da Dio: siamo abituati a vivere in una pozzanghera e non sappiamo renderci conto del mare aperto, giochiamo ancora con le barchette di carta. 

Chi ci permette di accettare la pienezza del perdono è lo Spirito. Dio ci fa liberi, noi a mala pena ci sentiamo liberati, abbiamo ancora addosso tutta la fasciatura del male, tutta la nostra mentalità da galeotti, da gente che deve sfruttare le occasioni, deve calcolare, deve farsi rincrescere la bontà.

Siamo ancora ammalati di delirio di onnipotenza, il modello di ragionamento non è affatto cambiato: quello che lo strozzino descritto nel Vangelo fa al suo debitore è ancora legato al suo impossibile “ti restituirò tutto”.

Il suo comportamento è evidentemente crudele, ma è più sottile e infido di quanto pensiamo: crede di essere già un salvatore, ma non ha ancora capito di essere un salvato; crede di essere un comprensivo e non ha capito di essere un perdonato; crede di essere uno che accoglie e non ha capito di essere stato accolto, un giusto e non ha capito di essere stato giustificato; crede di essere uno che può esprimere amore, ma non ha capito che è stato tanto amato.

Ma salvatore, comprensivo, accogliente, giusto, amabile è Dio, non lui: non gli passa nemmeno per la testa che queste qualità devono essere d’ora in avanti le sue, e per noi le nostre, che il dono più grande del perdono è il cambiamento del cuore.

Proprio per questo il perdono di Dio è legato al nostro perdonare, è quel gesto di Dio che è legato indissolubilmente alla nostra libertà: Dio non riesce a perdonare se nella nostra libertà non ci lasciamo cambiare dal suo perdono …

… in questo caso, se non ci lasciamo cambiare, il perdono torna “indietro”: Toccherà ancora a Dio riprenderci perché Lui non ci abbandona mai.

13 Settembre 2020
+Domenico

Gesù fatto uomo ha nel suo sangue quello di santi e peccatori

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 1-16.18-23)

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Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità, è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro …

E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto … ed è interessantissimo che il Vangelo di Matteo che si legge nelle Chiese oggi, che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici; ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto: ci stiamo tutti noi!

Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato: la sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto.

Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati.

In questa fila c’è un salto di qualità: si inscrive Maria, l’immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui  si realizzano le promesse della nostra salvezza;

in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità;

in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;

in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;

in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;

in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo;

in Lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia è donna viva, ideale e reale;

in Lei il dolore raggiunge acerbità acquisite che nessun cuore di madre ha egualmente provate;

in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;

in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

“Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gioia e di consolazioni incomparabili. L’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione. Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, di gioia che solo nella Chiesa Cattolica si conosce.”

E’ il Vangelo che si legge al santuario della Madre del buon Consiglio di Genazzano nella diocesi di Palestrina quello che stiamo commentando: non per nulla Maria è celebrata come causa della nostra gioia e letizia e là viene invocata come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia.

8 Settembre 2020
+Domenico