Essere veri sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,16-19)

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Audio della riflessione

Lo scopo di ogni religione è di aiutare l’uomo ad alzare lo sguardo al futuro, alla vocazione profonda di ogni creatura, di offrire a tutti orizzonti ampi per la comprensione della vita. La tendenza dell’uomo invece è, una volta intuita qualche bella prospettiva, di imbrigliarla in abitudini ripetitive, in formalismi senza vita, in comportamenti standardizzati, dove a poco a poco la vita viene buttata fuori e ciò per cui si era lavorato, combattuto, sofferto, viene cancellato. È più forte di noi, è la legge di inerzia dell’uomo. Anziché conquistarsi ogni giorno freschezza, amore, giustizia, novità, tende a costruirsi comode abitudini, percorsi securizzanti, automatismi senza anima.  

È la sofferenza dei giovani che vedono spesso nei comportamenti della fede, la morte della fantasia, la stretta entro comportamenti standard, senza vitalità. È diversa la ricerca scientifica, lo sport, la musica, il divertimento, i ritmi della danza, l’arte, il teatro, lo stesso cinema. Ma c’è qualcuno che sarebbe pronto a mettere la mano sul fuoco che in questi campi tutto sia novità freschezza, vitalità? Non ci sono anche musiche ripetitive e ritmi buttati a caso, fatti diventare di moda senza anima? Non ci sono sport che sanno più di commercio che di atletismo? Non ci sono cinema che sono solo per far cassetta e non per dare emozioni vere? Siamo tutti nella stessa barca. Come la religione può diventare una routine, così lo possono diventare tutte le nostre azioni umane 

 Gesù aveva capito molto bene questa tendenza dell’uomo a mettere l’ammortizzatore su ogni slancio, anche sulla religione, anche sul suo dono d’amore. Non abbiamo fatto diventare anche la croce un gingillo da portare o un soprammobile che sta bene solo per la fotografia o il colpo d’occhio?  Così gli ebrei del suo tempo non riuscivano a cogliere la novità di Gesù, lo pensavano dietro il velo del Tempio, nascosto e lontano dagli uomini; invece, Lui si faceva incontrare mentre mangiava e beveva con tutti, peccatori compresi.  

Per cogliere la novità della vita occorre sempre essere veri dentro, non lasciarsi mai andare all’effetto, alla maschera. Essere veri dentro è obiettivo di ogni compositore di musica, di ogni sportivo, di ogni artista. E io dico di ogni credente. È una meta che abbiamo davanti. Non ci dobbiamo adattare alle mode, ma costringerle a dire il vero che Dio ci dona di essere.  

E per fare questo Dio non ci abbandona mai. 

15 Dicembre
+Domenico

La fede in Gesù è un salto di qualità anche nella religione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-15)

In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti dei sentimenti religiosi. Quasi tutte le ricerche sociologiche dicono che la domanda di Dio è dentro la vita di ogni uomo, fa quasi parte del suo statuto antropologico, del suo DNA. Dicono infatti molti scrittori e pensatori, molti uomini di scienza che nell’uomo c’è una inquietudine innata dovuta alla ricerca di un punto di riferimento solido, di un trascendente, che è necessario per capire la vita. Ci occorre salire su un albero per allargare gli orizzonti se vogliamo capire chi siamo e questo albero non è il tifo per la squadra del cuore o l’infatuazione per una star, ma la ricerca di un essere trascendente, cui riuscire a scoprire le carte, o, meglio, il volto.  

La dimensione religiosa insomma è normale. Tanto più che là dove non si cura la dimensione religiosa, questa irrompe nella vita dell’uomo in molteplici forme anche violente. L’uomo è tendenzialmente religioso. Ha bisogno di rapportarsi con Dio.  

La storia dei popoli della terra è tutta una dimostrazione di questo. Il secolo 21esimo che stiamo vivendo sta caratterizzando di religiosità, talora impazzita, le nostre storie quotidiane. Non avremmo pensato dall’alto del nostro positivismo e materialismo viscerale del secolo scorso che ci sarebbe stata una impennata di religiosità. 

Ma la fede in Gesù esige un ulteriore salto di qualità, non è in continuità con i nostri ragionamenti umani, è un fatto del tutto nuovo. Il Dio che la fede in Cristo invoca è un Dio sorprendente, che non sta negli schemi della storia delle religioni. È un Dio Crocifisso, è un amore che si inscrive nella debolezza, è un perdono gratuito, non è una riscossione di meriti, ma una agenda di gratuità, di sovrabbondanza di doni. 

Per questo quando Gesù parla di Giovanni, che è un campione di religiosità, di esperienza di Dio, lo dice grande, ma non tanto come colui che accetterà il dono di un Dio Crocifisso, la grazia della definitiva offerta di Gesù come senso completo della vita. Il più piccolo del regno dei cieli è più grande di Giovanni. Da quando Gesù è entrato nella nostra vita la religione ha fatto un salto di qualità.  Questo è un altro segno che Dio non ci abbandona mai. 

14 Dicembre
+Domenico

La carezza della vita di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti bisogno di essere coccolati. Non è più sufficiente oggi per un bambino vedersi vicini i genitori, saperli sempre attenti alla sua vita, aspetta di venire a contatto fisicamente delle carezze del papà e della mamma. C’è bisogno di un contatto fisico in un mondo fatto di immagini e di disegni, di cartelloni e di proiezioni., di virtuale e di fiction. Può essere anche una necessità imposta dalla moda, ma sicuramente è segno di un desiderio innato di sentirsi di qualcuno, è la dimostrazione che l’uomo senza l’amore non può crescere. Se a un ragazzo, manca l’amore, manca la vita. Tutti i disastri che combinano i giovani hanno spesso solo una motivazione: non sono stati amati abbastanza.  

Gesù sta tentando di tirarsi su dei discepoli, delle persone che stanno con Lui, che condividono con Lui la tensione verso il Regno, che lo seguono nella sua tournée; a loro vuole affidare il compito di continuare la sua missione e li vede spesso smarriti, sconsolati.  

Non sempre le cose vanno bene. Nella vita devi resistere, non mollare perché se aspetti le consolazioni, puoi morire di spasimo. Se non hai una carica interiore, una riserva di forze e di motivazioni, saresti sempre col morale ai tacchi.  

Ebbene Gesù esce con quella bella espressione che vorremmo sentirci dire tutti noi sui nostri tempi di disperazione, sulle nostre povere vite, sui nostri scoraggiamenti, sulle nostre solitudini, sui fallimenti, sulle incomprensioni. Venite a me, che vi consolerò, vi coccolerò, vi ristorerò. Vi darò la carezza della mia vita, vi passerò l’amore infinito che Mio Padre non mi fa mai mancare. Vi metterò a parte della mia intimità con Lui. Voi non sapete che significa avere un Padre così. Io sono qui per darvene una prova. Non immaginate che cosa sarà di voi, di noi tutti quando saremo nelle sue braccia. Intanto riposatevi nelle mie. La via sarà sempre dura, la vita porterà sempre travagli, ma non vi dovete sentire abbandonati. Il peso che vi ho dato, io non ve lo scarico, ma vi do la forza per portarlo con gioia. 

E abbiamo visto quanti santi, quante mamme e papà da una preghiera, da un colloquio così familiare con Dio sono riusciti a conquistarci all’amore, a rendere la nostra vita più piena e felice, a ricuperare forze di bene. Oggi è santa Lucia, la santa siciliana che al Nord Italia è sempre stata vista come la santa dei regali, dei doni tra genitori e figli in famiglia, della sorpresa di mattino presto prima di andare a scuola; ci ha risparmiato sempre dalla figura di babbo Natale e dei suoi regali sotto l’albero, perché non avevamo l’albero in casa, ma sempre il presepio. Che tutti i bambini abbiano ancora la possibilità di doni che li fanno gioire in famiglia. 

Dio non ci abbandona mai. 

13 Dicembre
+Domenico

Gesù ci ricerca tutti, senza se e senza ma

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Audio della riflessione

Il gioco della libertà degli uomini è sempre una gran bella realtà, ma anche un grande mistero. Hai fratelli o figli, tutti educati nella stessa maniera, nelle stesse condizioni, da genitori onesti e laboriosi: uno diventa un buon cittadino e un buon cristiano, l’altro non ha fede e non è capace di stare alla larga dal male; uno si fa un sacco di amici che lo stimolano a diventare migliore, l’altro si crea una banda e ogni tanto devi andare dai carabinieri a riparare qualche danno; uno si fa in quattro e costruisce una azienda, l’altro ti si attacca come una sanguisuga e  ti  manda in malora. Ma non sono stati tutti educati alla stessa maniera? Non hanno avuto tutti le stesse opportunità? Non siamo stati bravi genitori con tutti? Qualcuno può dire che gli sono mancate le carezze della madre? 

 Eppure, ciascuno si sceglie la sua vita, ciascuno ha il compito di affrontare in libertà il rischioso mestiere di vivere. La pecora che quella sera non torna all’ovile, è cresciuta con tutte le altre, ha sempre fatto la fila, ha sempre giocato e scherzato con le altre, ma un giorno non torna più. Ha voluto giocare la sua libertà o qualcuno gliel’ha tolta con inganno.  

L’importante è che qualcuno si accorga di lei. Purtroppo, non si accorgono gli amici, i fratelli, i colleghi, i compagni di squadra. Si accorge solo Lui, il pastore buono, che ogni sera stanco, fa la conta e gli viene un tonfo al cuore quando ne vede mancare una all’appello.  

È come la mamma che al mattino non trova nel letto il figlio che stanotte non è tornato; si gira nel letto, tende l’orecchio a tutti i suoni, lancia sms, chiama, ormai non dorme più, si mette a rassettare la casa, ma non riesce a concentrarsi. Se sente in lontananza una sirena, le viene un terrore freddo. Aspetta, cerca col cuore. 

Gesù fa così: si mette a cercare e esce di nuovo nella notte a cercare la pecora sbadata, sfortunata, magari sbagliata e discola, cattiva e strafottente, ma sempre in pericolo, soprattutto sempre lontana dalla sorgente, dalla gioia, dalla bellezza. Gesù rincorre tutti noi senza se e senza ma. Non si lascia intimorire dalle nostre bestemmie. Il suo amore non calcola le volte che ci ha perdonato, i tempi di attesa che ha vissuto, mentre noi Lo insultavamo e parlavamo male di Lui, Lo rinnegavamo. Pietro ne sa qualcosa, Giuda l’aveva intuito, ma è fuggito di nuovo, Paolo s’è fatto buttare a terra perché ancora non riusciva a capire quanto male stava facendo e si stava facendo. Aspetta, cerca, non ci molla. E finalmente trova la pecora smarrita. 

Dio non ci abbandona mai. 

12 Dicembre
+Domenico

Uscire! La sete di Dio abita tutto il mondo  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 35-10,1. 5-8)

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Audio della riflessione

La nostra vita cristiana spesso si sviluppa solo entro gli angusti confini delle nostre strutture ecclesiastiche. La sete di Dio oggi abita nelle coscienze di molte persone, ma noi cristiani spesso stiamo abbarbicati nei nostri comodi e pacifici spazi.  

Gesù con i suoi discepoli è perentorio: rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’ Israele. Uscite dal tempio e andate per le strade. Oggi la Parola di Dio deve risuonare ovunque. L’abitudine a isolare il cristianesimo o alla coscienza privata o alle nostre sacrestie è un insulto al vangelo, è una ingiustizia nei confronti dei tanti che hanno bisogno di Dio, hanno sete di lui e se lo vedono sottrarre dai nostri comodi loculi.   

Il mondo non è una sterpaglia, dice Gesù, non è una landa di ululati solitari, non è un groviglio di domande assurde, non è una accozzaglia di casualità senza senso: il mondo è una messe; è un terreno fertile, in esso è già maturato da sempre un desiderio, è saturo della attesa di uno sbocco, aspetta solo che qualcuno dia inizio a una mietitura. Il regno di Dio, dirà, è già in mezzo a voi e non solo parlando di sé stesso, ma anche della azione della Trinità su ogni vivente di questa nostra terra.  

Invece la nostra visione di mondo è sempre la fotografia, di ostilità, di mali, di lontananza da Dio. Gesù dice invece che è una messe che ha bisogno di operai che la raccolgono. Ci viene offerta su un piatto d’oro una sete e noi, che custodiamo la sorgente, non la mettiamo a disposizione; ci viene offerto un campo maturo e noi non siamo capaci di raccogliere i frutti.   

Avvento è anche accorgersi della sete di Dio che c’è nel mondo e offrire la sorgente; è portare a compimento una attesa con il dono della sua Parola. Torna ancora la parola precisa, che definisce la sollecitudine di Gesù: compassione, Gesù ha compassione della gente stanca, sfinita e sbandata. Sono tre aggettivi che possono ben fotografare noi uomini di oggi, giovani inesperti e in balia di tutte le possibili novità e adulti disorientati a guardare continuamente indietro e a sperare di riportare il mondo come era prima.  

Ma il futuro è sempre davanti, è sempre Gesù, è sempre scritto nella nostra decisione di offrire gratuitamente il vangelo, gratuitamente perché è dono di Dio che non si può tenere tra le mani, ma che si deve continuamente mettere a disposizione di tutti.  

Anche attraverso la nostra gratuità Dio non ci abbandona mai. 

09 Dicembre
+Domenico

Ci vuole una roccia, non la sabbia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Audio della riflessione.

Si continua a dire che oggi mancano i valori, mancano i riferimenti, i giovani non hanno nessuna certezza cui aggrapparsi, ciascuno naviga a vista, senza bussola, senza sapere dove sta andando. Mai come oggi si sente la necessità di ancorare l’esistenza a qualcosa di solido, di incrollabile, a qualcosa che ti dà sicurezza.  

Vuoi affrontare la vita di famiglia, vuoi affrontare un nuovo lavoro, ti vuoi impegnare in una attività sociale, ma vuoi sapere su che basi solide. Quando si applicano queste ansie al mondo economico, alla vita fisica, agli interessi della produzione si esce il prima possibile dall’incertezza. Le banche si abbarbicano a principi solidi di credito, non si possono permettere avventure, anche se qualcuno le tenta ingannando tutti. Nella conduzione delle nostre piccole o grandi economie domestiche si cercano punti solidi, lavori sicuri, impegno di piccoli o grandi capitali con tanta oculatezza e spesso si sperimenta il fallimento, manca il lavoro, vengono meno le solidarietà.  

E nella vita spirituale? Purtroppo, ci adattiamo a tutto, seguiamo la moda, ci facciamo ingannare dalle pubblicità, da stili di vita ingannevoli, i classici specchietti per le allodole. Il mondo dei mass media spesso è complice a ragion veduta, distribuisce ricette di felicità insospettabili, ti fa balenare davanti agli occhi una falsa felicità.  

Gesù ha una immagine che stigmatizza molto bene questa situazione: stiamo costruendo la casa sulla sabbia. Stiamo costruendo la nostra vita sul niente, sull’effimero, sull’inconsistenza, sui disvalori, sull’inganno. Non regge, non è possibile avere futuro. Puoi stare a galla in tempi normali, forse, ma basta una piccola difficoltà che tutto crolla. E siamo sufficientemente smagati per vedere quanto maggiori sono i tempi di burrasca nella vita che i tempi di tranquillità. Sembriamo gente che si mette in viaggio con un bel cielo sereno e crede che sia sempre così, non si ricorda del vento, della pioggia, del freddo, della bufera. Crede sufficiente la solita maglietta, affronta l’inverno in maniche di camicia. 

La nostra vita va fondata sulla roccia, non può rischiare di franare per il primo colpo di vento. E la roccia, i valori, il riferimento, la sicurezza è Gesù, è la sua parola, messa in pratica. Avvento è anche tempo di costruzione di fondamenta solide. È fondare la vita su Gesù. Se facciamo questo stiamo sicuri che la roccia che è Dio non cederà. Il suo amore è per sempre. Dio non ci abbandona mai. 

Oggi in Lombardia veneriamo sant’Ambrogio, grande santo, che ha dato il volto e il rito alla Chiesa di Milano e segnato della sua dottrina tutta la Lombardia, dottore della chiesa, grande punto di riferimento della fede per cristiani e no. Il Signore si è avvalso della sua predicazione per fare di Agostino un grande pensatore cristiano, un modello di conversione e una perla della chiesa.  

07 Dicembre
+Domenico

La processione dei dolori cerca Lui ed esplode la vita 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15, 29-37)

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Audio della riflessione.

Ci sono delle giornate in cui ci prende un grande sconforto. Sembra che il male si accanisca sempre più sulle nostre vite. Ci sembrava di avere messo in fila tanti bei gesti, di avere impostato tante buone attività, di aver creato anche consenso attorno a una visione di vita bella, solidale, pulita e invece torna la delinquenza, il male più efferato. Le notizie dei telegiornali sono una sequenza di fatti disgustosi, di ingiustizie insuperabili e di comportamenti impazziti di odio, di vendetta, di cattiveria.  

Ma sarà sempre così la vita dell’uomo? Siamo tutte belve che si accaniscono ‘una contro l’altra? È possibile immaginare una vita diversa o chi lavora per la bontà sarà continuamente sconfitto? Lo stesso senso di impotenza lo sperimentiamo anche in noi, nella nostra vita interiore, nelle nostre vite di coppia, di famiglia, nelle relazioni tra amici.  

Quando passa Gesù tutta la sofferenza esplode, gli si accalca contro, lo sommerge: ciechi, zoppi, storpi, malati, indemoniati, violenti e arrabbiati, approfittatori e pazzi: tutti si contendono la sua Parola, il suo tocco, i suoi sguardi. Avvertono che lui è la salvezza, lui è la possibilità di tornare ancora a vivere. E Gesù prova compassione, non passa sulle nostre sofferenze perché lui deve predicare, deve dire cose più importanti, ha i suoi progetti, ha un fine già stabilito da sempre che non gli permette di accorgersi di noi. Lui si vuole accorgere di noi.  

Il suo progetto è la nostra felicità, il suo scopo è condividere con questa nostra umanità il desiderio di bene e la constatazione di essere malvagi, le malattie e la voglia di essere guariti, le infermità che tolgono la gioia di vivere e la speranza di tornare a stare in compagnia di tutti. Ha compassione di te, di me, di tutti quelli che desiderano vivere, ma non ce la fanno per la loro tragica situazione. Gesù sente compassione ancora oggi di chi sta da sempre armato fino ai denti per sopravvivere, di chi non conosce affetti e comprensione, di chi ha scritto nelle sue carni il dolore di una malattia e dona salvezza e speranza.  

Il Signore asciugherà le lacrime da ogni volto, eliminerà la morte per sempre. Potremo dire tutti: il Signore ci ha veramente voluto bene, abbiamo sperato in lui e ci ha esaudito. Il Signore in cui abbiamo sperato è Gesù.  

Dio non ci abbandona mai. 

06 Dicembre
+Domenico

Il centurione, deciso, spontaneo, uno che sa stare al suo posto  

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Audio della riflessione.

Lui è un militare. Sa che cosa significa comandare e obbedire. Gli hanno sempre detto che lui non deve pensare, sono i suoi superiori che pensano per lui. Lui deve eseguire. Ci mancherebbe anche che i soldati si mettessero a votare su come difendersi o attaccare, su che cosa è necessario fare per conquistare una postazione invece che un’altra. Io dico a uno fa questo e lui lo fa, a un altro scatta e vieni qui e lui corre. Ho obbedito anch’io per tanti anni e ora so comandare.  

Ma il centurione ha un cuore, ha una famiglia, ha un servo, forse un figlio (a seconda delle traduzioni della parola greca che significa l’uno o l’altro) che gli muore. La vita non è così schematica: al cuore non si comanda, agli affetti non si può dire di tacere, a una morte non si può reagire attaccando o difendendo, comandando o distruggendo. Il tuo cuore è a pezzi e non c’è più niente che puoi fare. Puoi rendere la tua faccia dura come la pietra, ma il tuo cuore sanguina. Allora il centurione cerca al di fuori della sua sicurezza una speranza. Ha visto Gesù tante volte, lo ha dovuto pedinare per lavoro, spesso lo hanno mandato a sedare tumulti, a fare deterrenza, perché dove passava Lui la vita non procedeva troppo tranquilla. Suscitava speranze là dove c’era assuefazione e la speranza mette movimento, attiva le coscienze, turba la quiete del dormitorio anche nella lontana provincia di Palestina.  

Il centurione doveva vigilare, sedare, contenere. Ma la speranza che Gesù gli faceva nascere in cuore era grande anche per lui. Abituato a comandare e a mettere sull’attenti, a dirimere le questioni con la forza, a puntare tutto sulla strategia, sulla repressione, sul potere e spesso la violenza, il terrore, la paura, si trovava davanti un uomo, Gesù, inerme, dolce, calmo, sorridente eppure persuasivo, ascoltato, seguito, ammirato, osannato, soprattutto amato.  

Per questo appunto quando vede il suo servo in pericolo di vita pensa immediatamente a Gesù e va da lui. Non fa più il calmiere di tumulti, ma si mette umilmente in fila e chiede: Se vuoi, puoi guarirmi il servo, se vuoi puoi ridare pace a questo mio cuore, se vuoi, so che a te non è impossibile niente. Hai una forza nel tuo mondo come io credo di avere con i miei soldati, sei una sicurezza per me come io con il mio lavoro lo voglio essere per gli altri. Ho studiato e insegnato tante strategie, ma davanti a questa morte falliscono tutte, non mi dicono più niente. Ho qualcosa nella mia travagliata esistenza che non posso controllare, solo tu hai la chiave della mia vita. 

Mi basta una tua parola, non sono degno di Averti a casa mia. Ti metto a nudo il mio cuore, è tuo: sollevalo, dagli speranza, fallo cantare ancora d’amore per mio figlio.  

E Gesù ne legge in profondità l’abbandono fiducioso. Tuo figlio vive, il tuo servo è guarito, la tua vita può tornare a cantare a partire dalla fede profonda che hai. Quando ti senti crescere dentro questa sete sai ora dove trovare la sorgente, lascia perdere le tattiche di mimetizzazione, abbandona le cisterne screpolate e le paludi, e lascia sgorgare questa sorgente limpida che il mio Spirito fa nascere dentro di te. 

04 Dicembre
+Domenico

Subito e senza tentennamenti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Audio della riflessione.

Si può stare giorni e giorni ad aspettare che la vita si risolva da sola, si può pensare che non c’è mai niente di nuovo sotto il sole e adattarsi a sopravvivere, si può invece tendere la vita a tutto quello che la realtà ci propone e cercare di capirne il mistero. Talvolta è un amico, talvolta una situazione, spesso è una chiamata precisa che ti si impone. Così è capitato ad Andrea il fratello di Simone, mentre stavano pescando nel lago di Tiberiade. Vita dura: tensione, attesa, delusione, sorpresa erano i sentimenti che si susseguivano ogni giorno nel loro lavoro. Gesù li aveva osservati tante volte e aveva capito che erano gente decisa, rotta alla fatica, resistente e li ha chiamati perentoriamente come spesso faceva Lui. Seguitemi. Non ha detto “vi andrebbe di.. che cosa pensate se… chissà che possa interessarvi..” Ha detto: seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Non siete fatti per stare a consumare la vita su queste barche, dentro questo lago, a gettare e ritirare reti. Voi siete fatti per un piano più grande, il piano di Dio che vi vuole decisi a coinvolgere gli uomini nella sua missione. Aveva visto bene Gesù, aveva intuito che ci sono uomini che si lasciano prendere da ideali alti, da missioni impossibili. Gesù quando chiama a collaborare chiede il massimo, mai il minimo, anche se sa rispettare i tempi di crescita. Andrea risponde immediatamente con un avverbio: subito, una decisione senza ripensamenti: lasciate le reti e un programma: lo seguirono. Gli andarono dietro, stettero con lui, si misero a condividere i suoi sogni oltre che i suoi passi. La vita è così; intercetta una chiamata e si butta a seguirla. Il cammino che faranno sarà lungo e faticoso, non sempre lineare. Difficoltà, scoraggiamenti, incomprensioni, gelosie, dubbi, domande saranno pane quotidiano, ma cambieranno la loro vita. Andrea si immedesimerà nella missione di Gesù, porterà a lui altre persone, sarà attivo nella moltiplicazione dei pani, quando ha portato a Gesù il ragazzo con i cinque pani e due pesci. Darà la vita per Gesù. Era stato lui a portare a Gesù il fratello Simone, aveva intuito che su Gesù si poteva scommettere. E gli aveva messo tra le mani la vita. Quel pomeriggio era stato un gran pomeriggio, quella sera sul lago non c’era stata incertezza, calcolo, pronostici o tergiversazioni, ma decisione e fiducia, generosità e abbandono nella mani di Dio che avrebbe sicuramente sempre riempito la sua vita senza mai abbandonarlo anche nel dono totale di sé su una croce decussata come sempre viene rappresentata la morte di Sant’Andrea. 

In noi tutti c’è una chiamata nella vita. Non siamo fatti con lo stampino, ma in maniera originale; nessuno è generico, non siamo clonati, lo Spirito ci aiuta a vedere ciò per cui siamo nati e così costruire la nostra risposta originale. Andrea questa risposta l’ha data. E’ finito come il maestro su una croce, ma come il maestro è nelle braccia di Dio Padre. La sua fede è stata una scuola per tanti uomini e donne, per interi continenti. IAndrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra: «Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti… Accoglimi e portami dal mio Maestro».

30 Novembre
+Domenico

Festa di Cristo re, ma di che regno si tratta ?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.
E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Audio della riflessione.

Nel sentire parlare di re, come oggi che è la festa di Cristo re, ci viene un soprassalto di democrazia e pensiamo che ormai sia finita anche per la religione di proporre dei re o dei regni, soprattutto di metterci davanti un potere assoluto. Invece per noi Gesù è proprio un re, così per deriderlo c’era scritto sulla sua croce, per tirarlo in giro, così si è meravigliato Ponzio Pilato. Non hanno saputo entrare nella propria coscienza e vedere che proprio lì ha radice il regno di Dio. Questa coscienza nostra verrà messa a nudo prima o poi? 

Credo che tutti abbiano passato qualche notte insonne in attesa di un esame. Come sempre l’abbiamo fatto più difficile di quanto non lo fosse, i nostri genitori magari ci ridevano sopra, ma per noi era una prova. 

Che cosa mi domanderà? Non ci bastava l’aver raccattato tutte le domande possibili: ci immaginavamo sempre qualcosa di inaspettato, di nuovo, di non previsto. 

Non sarà così invece per l’esame finale della nostra vita. Che cosa ci chiederà il buon Dio quando gli staremo davanti alla fine della vita? Che imprevisti inventerà per metterci al muro? Ci sarà qualcosa cui nella vita non ho fatto caso che non potevo nemmeno immaginare e che invece sarà decisivo? Niente affatto di tutto questo. Gesù nel Vangelo ci anticipa tutte le domande, tutto il programma. Non si tiene nessuna sorpresa, non trama nessun inganno. 

Ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare? Ho avuto sete e mi hai dato da bere? Ero straniero mi hai accolto? Stavo senza niente mi hai coperto con qualcosa? Ero senza salute e senza ospedale mi sei venuto a trovare? Mi hanno sbattuto in galera, sei venuto a farmi passare il tempo impossibile della prigionia, dell’attesa infinita di un giudizio equo, con una tua visita? 

Solo che quando saremo davanti alla commissione d’esame le nostre risposte già saranno là. 

Ma come? Ma quando ti sei mostrato a me in questo condizioni? Io non ti ho mai visto. Ho visto barboni, ho visto prostitute, ho visto delinquenti, ho visto immigrati, ho incontrato drogati, ma non avevano certo la tua faccia! 

E sì che ti ho cercato tante volte! E’ inutile che ti dica quanti santuari ho visitato, perché lo sai anche tu. E tutte le riunioni che ho fatto in parrocchia e le offerte per la parrocchia che ho e gli assegni spediti alla caritas non contano niente? 

Quello che non hai fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli è a me che non l’hai fatto. Sono questi, che stanno seduti sul trono del re. Questo sarebbe il vangelo della festa del Cristo Re?! Ma che religione è questa? Che Dio è questo? Che regno ha inventato? Qui invece abbiamo la massima democrazia e la massima libertà di comportamento e di deciderci da che parte stare. Buon per noi se Dio ci rimanderà a settembre come si faceva una volta a scuola e ci siamo meritati la promozione, un po’ di purgatorio non mi guasterebbe. Ricordate quelle 10 ragazze che aspettavano il padrone per le nozze e che ha ritardato troppo così le loro 

lampade si sono consumate ed esaurite e son dovute andare a comprarsi altro olio? Il padrone è arrivato proprio mentre stavano in giro e la porta fu chiusa; rumore di quelle serrature, di quei catenacci li hanno pure sentiti, ma è risuonato per loro non solo come il suono di una superficialità, ma come l’esclusione dalla festa della vita. Vedrai che all’italiana, troveremo sempre qualche scusa o qualche raccomandazione. Ma la porta fu chiusa. La nostra vita di uomini e donne si decide sempre nella nostra libertà. Gesù stesso ci dà addirittura la chiave per entrare e la porta si apre se c’è amore in noi verso Dio e per il prossimo.

26 Novembre
+Domenico