Gesù ancora ci apra orecchie e bocca per ascoltare e parlare

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

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Essere sordi è una grande sofferenza perché ti senti isolato dal mondo che ti circonda: vorresti sentire e capire quello che gli altri dicono, vorresti partecipare con loro a un dialogo che ti toglie dal tuo isolamento e invece non puoi; diventi anche sospettoso perché spesso non riesci a decifrare nel volto, nei sorrisi o nei disappunti le reazioni di chi ti si rivolge … ma ci sono molte altre sordità nella nostra vita, c’è un non voler ascoltare che è peggio dell’essere sordi: è la decisione di non permettere a nessuno di entrare nella nostra esistenza … bastiamo a noi stessi e non vogliamo che nessuno ci disturbi! La vita degli altri è sempre una seccatura, una invasione .. invece la vita è proprio fatta di dialogo: di gente che sa ascoltare e parlare, di persone che aprono la loro vita e di gente che ascolta, che offre il suo sostegno.

Non possiamo passare la vita a fare i sordi e a fingere di essere muti!

E Gesù incontra un giorno un sordo muto, una persona che non può comunicare, che è costretta a vivere nel suo isolamento, in grandi difficoltà nello stabilire relazioni … parla con gli occhi, ma non sempre c’è gente che lo sta a guardare e soprattutto lui non può dire chiaramente la pienezza dei suoi sentimenti e del suo cuore … e Gesù gli grida quel perentorio “apriti”, toccandogli labbra e orecchie con la sua saliva.

Per Gesù è sempre bello “toccare”, avere un contatto fisico con le persone, far loro sentire che si immedesima, si mescola, si accomuna … e alla gente spesso basta toccare il suo mantello per sentirsi salvata oltre che guarita.

E’ un gesto che fa sempre ogni prete quando battezza: “apriti” gli comanda, la tua vita ora è nuova, c’è una parola da ascoltare che ti indica le strade vere della vita: è la Parola di Dio e c’è una parola che devi far sgorgare dalla tua vita che è la lode di Dio.

Quando ti alzi al mattino non cominciate e non cominciamo a maledire la giornata e magari anche Dio: ringraziamolo, apriamoci ai suoi doni, ai suoi appelli!

C’è gente che si aspetta da te anche solo una parola e tu non rispondere con due grugniti o con qualche monosillabo: ascolta e parla, mettiti a disposizione e offriti, questo è il segreto della vita di tutti!

Gesù questo lo sa fare, sa far parlare i muti e udire i sordi, sa togliere tutte le nostre chiusure egoistiche per ascoltare e offrire speranza a tutti con la nostra parola: la nostra vita deve avere sempre come punto importante il dialogo, l’ascolto paziente e la forza di dire e di convincere, di esporsi e di ricevere, di orientare e far convergere dopo aver apprezzato e meditato quello che la vita ci presenta.

Abbiamo sempre una grande fiducia che da ogni cuore possa sgorgare una bontà e che in ciascuno ci sia disponibilità ad accogliere la verità, che per questo va sempre servita con coraggio. In questo seguiamo il maestro Gesù, ne ascoltiamo sempre la Parola e ne annunciamo la forza.

Molti cristiani – ricordo gli assassinati delle Brigate rosse – proprio per questa parola scomoda furono fatti tacere, fatti muti, ammazzati … per le loro vite aperte ad accogliere e pronte a orientare furono recisi dalla convivenza umana da chi voleva solo uomini e donne chiuse alla verità e sorde agli appelli dell’umanità … ma Dio ne ha moltiplicato la voce e ha accolto ogni loro invocazione e oggi ancora ci parlano e davanti a Dio ci ascoltano … e Dio fa sempre di nuovo riudire i sordi e parlare i muti, riapre la vita e rinnova la sua Parola.

5 Settembre 2021
+Domenico

Decidersi, non continuare a tergiversare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,33-35) dal Vangelo del giorno (Lc 7,31-35)

È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli».

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Sono sempre davanti a noi le mille scuse che accampiamo quando non vogliamo prendere posizione: non siamo capaci di deciderci e facciamo finta di niente … non ci va bene né il diritto, né il rovescio, siamo sempre in cerca di una eventuale “ponderatezza”, o saggezza, ma in pratica non vogliamo uscire dal nostro mondo. Ci siamo costruiti la nostra tana, abbiamo il nostro loculo e, non vogliamo lasciarci provocare dalla novità che è sempre Gesù, il suo Vangelo, la sua parola, la via, la verità e la vita.

“Giovanni non vi andava bene perchè era troppo severo, io per voi sono uno cui piace mangiare e bere, ma voi da che parte state?”

Potrà la vostra vita continuare come un gioco? Sarà sempre possibile ritirarvi dal prezzo che bisogna pagare per essere onesti, per dare all’esistenza uno scopo bello, un ideale forte?

Credere in Gesù, affidarsi a Lui!

Vivere una vita di fede vuol dire prendere posizione: è così nella vita, quando si deve decidere una professione, ma soprattutto se si ritiene che la vita è una vocazione, che esige una risposta … ma è così ogni vita di famiglia, ogni rapporto educativo, ogni esperienza che si fonda sull’amore!

Il sale dell’esistenza è sempre un atteggiamento chiaro, che può maturare anche dopo ponderatezza, incertezza dovuta alle situazioni della vita, ma prima o poi c’è una libertà vera giocata per uno scopo.

Il cristiano prende decisamente la parte di Gesù Cristo: è stato così san Paolo, che ha dedicato a Gesù la sua vita al completo, si è immedesimato in Lui, dopo averlo combattuto. Hanno preso questa decisione non facile gli apostoli: Pietro con tutta la sua ingenuità, ma anche con tutto il suo amore, Giovanni che stava tanto a cuore a Gesù … sono così tutti i santi, lo sono i martirii che antepongono Gesù alla loro stessa vita, lo sono tanti papà e mamme di famiglia per i figli .

Lo dobbiamo essere anche noi a tutte le età: ogni fase della vita ha una sua decisione da prendere, magari non completa, ma sempre grintosa.

Così un giovane non può mettere in campo la precarietà, che pure è una vera piaga: anche dentro questa può trovare forza di decidersi di stare dalla parte della vita vera!

Dio gliene dà la forza e s’aspetta la sua connaturale generosità, e questa gli viene se legge la parola, se sa pregare, se sa far silenzio, se sa mettersi in contatto con Dio che è un Papà e non è un essere lontano che non si muove, che non si tange, ma è Papà nei nostri affetti e nelle nostre vite.

5 Settembre 2021
+Domenico

Il Figlio dell’uomo è signore del sabato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

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In questi ultimi anni siamo passati da una esasperazione dei precetti e delle leggi, quasi a farcene una gabbia da cui è difficile liberarsi, a una assoluta mancanza di regole che non ci permette nemmeno di avere dei riferimenti sicuri nelle occasioni più importanti della vita.

Così è per i comportamenti dovuti nel campo religioso, nella vita di famiglia, nella disciplina scolastica, per non dire delle leggi della strada, del traffico!

Per il popolo di Israele la legge non era solo una regola, ma era un dialogo con Dio: un ascolto attento di lui per impostare la vita secondo il suo piano di amore … solo che, da dialogo, la legge del sabato per esempio, era diventata una gabbia e la gabbia non permetteva più di vedere il grande amore di Dio! E’ come la legge della obbligatorietà della messa alla domenica: più nessuno ci pensa, né vale il promuoverla come precetto per portarla di nuovo in auge.

Ci si rifugia nella necessità di commerciare per vivere, si accampano tutte le … pur giuste esigenze di salute, di stare in casa a godersi la famiglia, di fare un pò di “cultura” del nostro corpo, dei nostri nervi, dei nostri muscoli …

Il riposo e la messa alla domenica è un precetto o è un dono? è un obbligo pesante o una necessità assoluta per la nostra vita? Lo trattiamo con il metro dell’interesse o con quello del dono? Chi è che decide la bellezza della domenica, noi o Gesù?

Gesù dice ai farisei troppo preoccupati del precetto che Lui è il Signore del sabato. Certo riposare il sabato non è un insieme di gesti da compiere, ma è una condizione nuova da vivere! Gesù è talmente il Signore del sabato che lo ha cambiato in domenica: lo ha fatto diventare ancora più bello di una memoria storica del passaggio del mar Rosso, lo ha fatto diventare il giorno in cui sempre risorge da morte per noi.

La domenica non è allora prima di tutto un obbligo, ma una finestra di eternità che si apre sulla vita dell’uomo: è la certezza del Signore risorto che deve dare nuova speranza alla vita di ogni persona.

Se all’uomo manca il riposo della domenica non è che manchi solo un necessario rifarsi le forze per vivere, ma gli manca una speranza per cui lavorare, una meta alta, un cielo non vuoto, ma abitato da Dio! Per questo Gesù si dichiarava Signore del sabato, non perché lo aboliva, ma perché lo portava a compimento con la domenica.

E’ sotto gli occhi di tutti invece che oggi la domenica ha cambiato radicalmente volto nelle nostre società secolarizzate: la pandemia ha perfino affossato l’idea che ci si possa trovare a celebrare assieme, a ridirci assieme che il centro della nostra comunione è il Risorto da morte! È il suo corpo e il suo sangue versato, è in quel pane spezzato che custodiamo con cura e che è l’Eucaristia.

Pur di non cancellarlo il nostro stare assieme è stato trasformato in un concentrarci e unirci attraverso i social, le fotografie, lo streaming, ma sentiamo tutti la nostalgia di una stretta di mano, di un abbraccio, di un canto che risuona dentro il nostro corpo, non dentro gli occhi o i suoni addomesticati e riprodotti dai media.

Gli occhi hanno imparato a dire di più sopra la mascherina, ma non è ancora il guardarsi per condividere pensieri, affetti, parole, progetti, cenni e piccoli movimenti delle labbra, della faccia, dei volti: questi li abbiamo riconquistati in casa e li vorremmo riconquistare nuovi nelle chiese, attorno all’Eucarestia.

4 Settembre 2021
+Domenico

Oggi, come sempre, cambiamento non vuol dire rattoppi, ma vita nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5,33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

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E’ esperienza di tutti i giorni quella di fare i conti con l’invecchiamento di tutto: ti pare di avere appena costruito la casa, che ti tocca mettere mano ai tetti … non ti sei accorto, ma gli anni sono passati; hai appena cambiato i mobili in casa e già devi pensare di cambiare la cucina o il frigorifero …

Il cambiamento è una parte normale della nostra vita, lo è ancora di più se si pensa al proprio mestiere: Se lavori in proprio devi pensarne una nuova tutti i giorni, devi specializzarti, devi rispondere con competenza a tutte le nuove esigenze … soprattutto oggi con le nuove tecnologie: il progetto nuovo appena allestito 2.0 è già arrivato al 4.0.

E’ così ancora di più nella vita spirituale: i nostri comportamenti subiscono una “usura” fortissima, perché è sempre presente la tendenza ad accomodarsi, a fermarsi, a vivere di ricordi, a continuare a guardare indietro … non per niente tutti gli adulti dicono “ai miei tempi”!

La pandemia poi ha accelerato ancora di più questa necessità di cambiare, di riformulare, di non tornare al mondo di prima che è stato letteralmente sorpassato in moltissimi aspetti.

Lo spirito ancora di più ha bisogno sempre di stare vigile, di rinnovarsi, di vincere l’inerzia dell’abitudine, che smorza ogni slancio e ogni generosità.

Il pericolo però è quello di fare sempre e solo ritocchi: il Vangelo dice che non si deve cucire una toppa di vestito nuovo su un abito vecchio o mettere vino nuovo in otri vecchi.

Il cambiamento, il rinnovamento deve essere sempre una operazione di conversione, non di aggiustamento: è il cuore che ha bisogno di rinnovamento e quando è il motore che cambia, allora tutto il corpo lo deve seguire!

Invece la nostra arte è quella dell’adattamento, del muro di gomma, del lasciar perdere che tanto non cambia niente, dello stare in una zona grigia, né calda né fredda … “ma non ti scomodare, lascia perdere, metti a posto solo la facciata, aspetta che il vento cambi, abbiamo sempre fatto così, non fare il fanatico, vediamo: se son rose fioriranno” … sono le frasi che uccidono ogni volontà di crescita, di proposte nuove, di necessario cambiamento, riprogettazione, prospettive.

Gesù era di un’altra idea: non si possono mescolare luce e tenebre, notte e giorno, vita e morte, amore e egoismo. Il cambiamento deve essere totale: Questo vino nuovo di cui parla Gesù è lui stesso, il vino della vita! Lui è il vino della festa; quando c’è Lui siamo in presenza della pienezza e bisogna fargli tutto il posto possibile: niente della nostra esistenza deve starsene fuori.

Lui cambia tutto e noi ci lasciamo trasformare da lui nei gesti, nel cuore, nelle abitudini, nei progetti, nei pensieri … quando c’è Lui si salta anche il digiuno, lo sforzo penitente su se stessi, che pure aiuta a crescere nella fede … salta ogni tristezza, ogni atteggiamento di resa.

Occorre concentrare tutto su di Gesù, sulla sua forza, sulla sua compagnia e sul Vangelo alla lettera: il Vangelo non è nessuna pezza, è il tessuto sempre nuovo dell’esistenza.

3 Settembre 2021
+Domenico

Sulla tua Parola, e con nel cuore una nuova luce

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 4-5) dal Vangelo del giorno (Lc 5, 1-11)

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

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Capita a tutti nella vita di averle tentate tutte per riuscire in una impresa … per ricucire un amore strappato, per richiamare alla saggezza un figlio, per rimettere in sesto l’azienda, per ristabilire rapporti di buon vicinato con gli inquilini, per ridare pace a una parrocchia o a un gruppo …

Capita anche a una nazione o a un continente di affrontare problemi più grossi e più complicati, come la pandemia, di approntare vaccini e percorsi di sanificazione, ancora di più a problemi più grossi come la fame nel mondo.

Alla fine non se ne può più: non riesce niente, fiato e fatica sprecati, delusione e sconforto … il passo successivo è rassegnazione, è consapevolezza di impotenza, è scoraggiamento e in casi più gravi, in cose che ti prendono l’anima, è disperazione.

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine dei quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Era proprio notte anche nei loro umori: erano amici di Gesù, Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava … avrebbe potuto portargli un po’ di fortuna anche nella pesca oltre che nella sua “religiosità”, nella sua voglia di essere uomo onesto … e invece … niente! La vita era sempre dura e la fede ne stava volentieri ai margini.

Ma Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi di una Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna. Io non vi lascio, Io sono qui a darvi la forza necessaria per lavorare per il regno di Dio. I miei apostoli non potranno accontentarsi di essere dei calcolatori, ma dovranno fare un salto di qualità, essere credenti, fidarsi di Dio, abbandonarsi nelle  sue mani di Padre”.

E gettarono le reti: “Sulla tua parola”.

Quella Parola per Pietro era già il Vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso … e Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua Chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso, e come papa darà alla Chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione: quando sarà al timone e si vedrà debole e vecchio non temerà perché quella Parola è potente e noi i cristiani, i credenti in Dio sapremo che dovremo essere sempre non solo docili, ma assieme ricercatori, collaboratori, creatori di nuovi mondi. di relazione fraterna, inventori di nuovi modelli di convivenza e corresponsabilità con tutti  e verso tutto il creato: questo è essere cristiani!

2 Settembre 2021
+Domenico

Signore curvati sempre sulla nostra umanità ferita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,40-42) dal Vangelo del giorno (Lc 4,38-44)

Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.

Audio della riflessione

Possiamo spesso parlare e farci raccontare da chi vive nelle corsie degli ospedali, da chi abita i pronto soccorso, da chi in questi giorni ha intercettato troppo tardi gli spasimi di chi è stato divorato dai fuochi appiccati per cattiveria e cattiva coscienza da persone assurde e che fanno parte della nostra umanità malata … insomma avrà potuto rendersi conto di che cumulo di sofferenze abita la nostra vita quotidiana: abbiamo fatto esperienza tutti, e non è ancora finita, delle sofferenze, solitudini, dolori, affanni dovuti alla pandemia. Tutti prima o poi passiamo dalla sofferenza fisica, da una malattia, da una cura, da un intervento ospedaliero e i pensieri che ci assalgono quando siamo malati sono sempre di grande pessimismo, di paura, di tensione.

La malattia è una prova della vita, è un passaggio che ci riporta alla nostra debolezza, al nostro limite e spesso non lo sappiamo portare.

Gesù, nel suo continuo pellegrinare per le strade della Palestina, si curva su questa nostra umanità ferita e le offre un segno del Regno di Dio che sta per instaurare: non fa il “guaritore” per meravigliare, ma compie segni per indicare nuove prospettive cui è chiamato l’uomo.

Da quando il peccato è entrato nella vita umana, anche il corpo ne è stato colpito: la sofferenza ha iniziato a segnare le persone, le storie degli uomini … dentro questa storia di sofferenza si inscrive anche Gesù, ma per dire che non è definitiva, che c’è una vita futura bella, nuova, felice, come quella del suo Regno!

Lui guarisce, fa camminare, dona la vita, ridà una carne fresca al lebbroso, ricostruisce una possibilità di vita nuova: i suoi miracoli sono segni, sono donati per la fede, sono la  certezza che Dio ci vuole bene e che non ci sarà più niente che potrà impedire all’uomo di essere rinnovato dal suo amore.

Gesù non gioca e non ha mai giocato con la sofferenza, ma se la carica tutta sulle sue spalle: quei malati, noi malati nel cuore siamo, e saremo  sempre, presi in carico da Lui inchiodato sulla croce.

Per vincere il male dell’uomo non basta la sola bontà cristallina: occorre una esagerazione d’amore, quella della croce! Lì le corsie dei nostri ospedali, i rantoli, le disperazioni, gli incerti segni della speranza nelle terapie intensive, i pianti di disperazione per le ingiustizie subite, le nostre cattiverie sono accolte nel suo cuore e noi abbiamo la certezza di avere Gesù sempre come compagno di ogni nostro dolore, come lo era per i malati che incontrava

Gesù accoglie tutti, guarisce tutti poi si ritira sul monte a pregare: dice a noi tutti che la forza che lo sostiene, il messaggio che vuol dare è la bontà infinita del suo e nostro Padre; vuole farci capire che abbiamo tutti un Papà che ci ama, che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma abitato da un Dio che ci perdona e ha pronto per ciascuno un posto nel suo regno. 

1 Settembre 2021
+Domenico

Gesù parla con autorità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,31-37)

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Per capire la vita ci vuole molta intelligenza, molta ricerca, molta pazienza, ma soprattutto occorre avere fede: non è possibile capire l’esistenza se non abbiamo un punto di vista non nostro, ma regalato, che ci aiuta a guardare all’esistenza oltre le nostre forze.

L’esistenza umana viene da Dio e se viene da Lui è solo Lui che ce ne può dare la chiave! Abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato … se poi in questa ricerca, che è fatta di piccole domande, di crisi inaspettate, di momenti di applicazione dell’intelligenza, di momenti di buio … riusciamo a incontrare qualcuno che ha autorevolezza nell’indicarci la via della vita, allora possiamo sperare di trovare la serenità e la fiducia che ci sono necessarie per continuare a svolgere il nostro lavoro, ad accettare quello che la vita ci offre.

Gesù è colui che parla con autorità! La religione di quel tempo era arrivata a un punto di non ritorno: occorreva tornare a sperare e la speranza non poteva nascere dalla routine, dalla ripetitività, dal sentito dire … ormai quando parlavano gli scribi davano l’impressione di chi inizia un discorso con “mi dicono di dire”: avevano una regia che dovevano seguire, era la regia del riportare fedelmente i versetti della torah, di chiosarli con i pareri autorevoli della scuola rabbinica da cui provenivano, e ne riportavano le flessioni, i punti e le virgole, e portavano a conoscenza la sapienza concentrata nei commentari.

Veniva spesso il dubbio che ci credessero, che si battessero per qualcosa di nuovo, di importante, di inedito … l’elogio migliore che si poteva fare di uno di loro sapete qual’era? “non profferì mai una parola che non avesse imparato dal suo maestro”. Mai una volta “io vi dico che… è stato detto sempre che, ma io…” sicuramente molto fedeli, ma senza autorità!

Gesù invece è diverso: parla in prima persona, non ha una autorità di professione anche molto curata, ma sempre imparata: Lui è l’autorità, la sorgente del suo dire e del suo potere. Ha davanti a sé un indemoniato, ma non prende il libro degli esorcismi, non moltiplica preghiere formule e scongiuri, non si dilunga in formule interminabili misteriose, spesso di sapore magico, con cui si tentava ai suoi tempi di liberare gli ossessi. Al demonio non dice “per favore lascialo in pace” ma esprime un comando perentorio “taci, esci da quest’uomo!” Non ammette discussioni e Satana sopraffatto non osa resistere. Anzi i demoni hanno paura!

Gesù parlava con autorità, non vendeva speranze a buon mercato, era lui la speranza! Non cercava mediazioni, ma offriva soluzioni!

Per chi cerca ragioni di vita questa è l’unica strada possibile e noi con Gesù la possiamo percorrere.

Parlare con autorità è il parlare della Chiesa, perché parla a nome di Dio: è il parlare del presbitero, è il parlare di chi ha fede e crede al Vangelo.

Parlare con autorità significa parlare in modo che chi ti ascolta risponda ponendosi su un piano inedito di relazioni personali e che desideri non tanto argomentare, ma incontrare la persona del maestro, di cui noi parliamo, e affidarsi a Lui.

31 Agosto 2021
+Domenico

Non ci si deve mai abituare alla Messa: è sempre la novità

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)

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La vita è fatta di tante liturgie “stanche”, di tanti gesti automatizzati che ogni giorno devi fare: può essere la levata del mattino – ahimè sempre troppo presto – il congedo da quelli di casa, l’arrivo sul posto di lavoro, il caffè e il giornale con gli amici, le pratiche dell’ufficio … oppure anche liturgie più solenni come quelle ufficiali della deposizione di una corona di fiori, di una dichiarazione alla televisione, o di una messa in chiesa … spesso le portiamo avanti “stancamente” come la vita, senza slancio, anche se ne vediamo la necessità: diventano penitenza quotidiana invece di essere caricate di significato vitale!

Così capita a Gesù, quando di sabato entra nelle sinagoghe dei paesi della Palestina: gente stanca che prende la Torah, il libro della bibbia, ne legge un pezzo lo fa commentare, poi tutti ritornano alla propria vita.

Non sono così anche le nostre liturgie domenicali? Spesso sono più un dovere che un atto di amore!

Ebbene un giorno Gesù entra in una di queste liturgie scontate e ribalta la vita di chi lo ascolta! Legge il libro di Isaia che prevede per il popolo un futuro diverso e dice perentoriamente “Questo futuro oggi è qui con voi, e sono Io. Io sono stato mandato a dare speranza ai poveri, a dirvi che sta scoppiando la potenza di Dio nel mondo, che Dio è un Padre, che è finito il tempo delle lagne, una nuova presenza di Dio comincia oggi, la speranza comincerà a colorare le vostre vite, i poveri trovano fiducia, i deboli si rinfrancano, i diseredati trovano casa e accoglienza. Io sono qui a garantirvi questo amore invincibile di Dio: mi credete?”

Lo stupore di chi lo ascolta è grande, erano andati a compiere il solito rito e si sono trovati davanti alla verità concreta che quel rito evocava e non ci hanno creduto! Se tu, tutti i giorni,  ti adatti alla vita senza entusiasmo, non t’accorgerai mai del senso che vi è nascosto, dell’amore che vi è inscritto e promesso … hanno dato per scontato questo loro concittadino: erano loro i primi a non stimarsi e a non stimare. Avevano chiuso Gesù nei loro schemi “paesani” e non poteva sicuramente essere la promessa di Dio.

“Non vorrai che Dio abiti proprio tra noi, in questo comunissimo giovane?”

Invece Dio abita tra noi, ha il volto del nostro vicino, ha i pensieri di bontà di chi ci dedica la vita, ha la forza di chi ci contrasta nel male … e questa diventa la speranza della nostra vita: poterlo scorgere, vedere, incontrare nella storia di ogni giorno.

30 Agosto 2021
+Domenico

Diamo dignità alla nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. E diceva [ai suoi discepoli]: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Audio della riflessione

Riusciremo a riscrivere il vangelo nella nostra vita, nelle nostre abitudini, nella nostra mentalità che tende sempre ad adattarsi, a cercare sicurezza esterna per non cambiare?

Questo brano del Vangelo di Marco lo ritengo particolarmente indirizzato a noi, per le nostre vecchie tentazioni di inventare un modo “comodo” per distinguere il bene dal male, per tracciare i confini del lecito e dell’illecito, senza coinvolgerci e coinvolgere la nostra interiorità.

Dividere nel creato le cose buone da quelle cattive, le cose di Dio da quelle di satana, le persone pure da quelle impure, i figli di Dio da eventuali figli degeneri è sempre una operazione facile, perché non ci scomoda! Al massimo ci impone delle regole: qualche sacrificio … non mangiare questo, non frequentare quello; difenditi dalla TV, lascia perdere i delinquenti, non ti immischiare coi violenti…ti devi creare un cordone sanitario che ti costringe a qualche privazione, ma che ti dà una certezza. Il tuo cuore è al sicuro se non entra questa melma, il tuo gruppo, gli amici della parrocchia sono un cenacolo, la tua vita è esemplare… Difenditi dalla fogna!

Invece Gesù ancora ci provoca, ci richiama alla grande dignità della nostra umanità: la vita non è nessuna fogna! La fabbrica del bene e del male è nella coscienza, in quell’intimo dialogo tra noi e Dio: cuore lo chiama il Vangelo di oggi.

Dio ha fatto bene le cose e si è affidato alla nostra libertà per condurle, non ci ha deresponsabilizzato, ma ha affidato alla profondità e alla qualità della nostra umanità la realizzazione del regno delle coscienze e non sulle coscienze.

Certo è una strada in salita: decidere nella nostra coscienza, illuminata dalla fede, se un atto è buono o cattivo, ci porta a vivere spesso nell’oscurità, nel non sapere bene come vivere il Vangelo in ogni situazione, nel non avere la certezza del comportamento giusto negli affetti, nel lavoro, nelle relazioni, nella visione di sé, nella costruzione di un ambiente giusto, nella stessa vita di famiglia…

Pure per noi preti è vivere anche quella laicità che dobbiamo sentire in ogni cristiano! Il senso del Vangelo di oggi è nato a Nazareth dove iniziò l’incarnazione di Gesù.

Gesù continuamente ha  aiutato i suoi discepoli a cambiare mentalità, ad assumere i criteri della Incarnazione, che ci ha portato a vivere la nuova umanità.

Da quando Dio si è fatto uomo tutta la nostra vita, la nostra storia, il nostro tempo è vita e tempo che condividiamo con Dio: non c’è più distinzione tra sacro e profano, l’unica profanità è il peccato, che nasce nel cuore dell’uomo, non è scritto nelle cose.

Tutto il verbo si è fatto carne e Maria è Donna: è lo spazio fisico e spirituale insieme in cui è avvenuta l’Incarnazione.  

Nel suo piano imperscrutabile Dio ci pone Maria davanti agli occhi perché ritorniamo a contemplare questo dono di umanità riconsegnata alla nostra libertà che spesso usiamo male.

Il simbolo di questo male sono le nostre sofferenze che proprio per l’Incarnazione smettono di essere maledizione, ma ancora passando nel cuore dell’uomo, nel nostro cuore ne possono uscire come collaborazione con Dio per la nostra salvezza … e la Madonna è lo spazio fisico e spirituale della laicità cristiana.

29 Agosto 2021
+Domenico

Doni ne abbiamo tutti, ma non sempre li facciamo fruttare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-15) dal Vangelo del giorno (Mt 25,14-30)

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì …».

Audio della riflessione

C’è stato un tempo, non molto lontano dai nostri giorni, in cui si pensava che tutti gli uomini erano uguali: tutti con gli stessi diritti, tutti con gli stessi doveri, tutti alla pari. Venivamo da un mondo in cui tanti diritti fondamentali erano conculcati per molte persone, per esempio la vita, la cura della salute, il lavoro, lo studio, la stessa giustizia! Era giusto che si … lottasse perché tutti potessero avere le stesse possibilità di fronte all’esistenza.

Non è però vero che tutti rispondono alle proprie risorse con lo stesso impegno … non solo, ma Dio ci ha creati diversi, con gusti e desideri, carattere e qualità diverse, e ci ha chiesto di far fruttare quello che ciascuno ha.

“Talenti”, chiama il vangelo tutte le risorse che l’uomo ha a disposizione: chi ha dieci deve lavorare per dieci altrimenti non è fedele alla sua vita e a Dio che gliel’ha data, chi ha cinque deve lavorare per i suoi cinque, non si deve sentire inferiore se non ha tutte le qualità che hanno altri; purtroppo c’è chi ne ha solo uno e si crede furbo a non farlo fruttare, a star comodo a vivere di rendita.

La parabola del Vangelo non è un testo di economia, ma un invito a sentirsi nell’esistenza, nella vita sempre a contatto con Dio con tutte le nostre forze!

Dio ha dato a tutti la possibilità di rispondere al suo amore, anche se abbiamo avuto genitori cattivi, disgrazie impensabili, malattie, ingiustizie… Dio sa andare sempre al cuore, all’interiorità e lì ci siamo solo noi con la nostra coscienza che diciamo a Dio la nostra voglia di vivere, la nostra decisione di fare della nostra esistenza un dono, di scavare tutte le possibilità che Lui ci ha dato.

Dio è esigente come è generoso: non vuole che noi ci adattiamo al ribasso, che il fuoco della sua vita divenga un fumo evanescente.      

Molti di noi anziché far fruttare la propria vita per la felicità di tutti la buttano, la sperperano, stanno comodi, vivono alle spalle degli altri, si scoraggiano … è bello invece pensare che anche se ci sembra di avere poco quello che Dio ci ha dato può fare miracoli e salvare anche altri dalla disperazione e dalla infelicità.

Occorre gente – insomma – che aiuta sempre tutti ad alzare lo sguardo al cielo per vedervi la gioia di Dio che ci ha dato la possibilità di raggiungerlo per sempre!

Sant’Agostino, che ricordiamo oggi – e fare la sua festa significa lasciarci aiutare lui ad incontrarci con Gesù – ha fatto fruttare al massimo tutti i doni che Dio gli ha dato: all’inizio li ha sperperati, ma è sempre stato in attesa, in tensione, in sincerità con se stesso, in profonda ricerca di Dio! Il suo cuore era sempre inquieto finchè tutta la sua vita rimasta in ricerca del vero, del bello e del bene si è riversata su Gesù ed ha aiutato l’umanità a cercare … a cercare Lui, indicando tutte le strade possibili.

28 Agosto 2021
+Domenico