Siamo alberi e siamo conosciuti dai nostri frutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Audio della riflessione

Il principio della bontà o meno, siamo buoni o no, non sta certo nelle cose, ma nel cuore: se è “bonificato”, se cioè è pieno della carità di Cristo e vive di questo tesoro, farà frutti di misericordia e saprà cambiare il male in bene; diversamente rimane un capitale di cattiveria e vediamo che cosa sta capitando nel mondo di oggi: morti per “negligenza programmata” sul lavoro, femminicidi senza scrupolo, delitti per vile interesse di danaro o per futili motivi, respingimenti di vite, cimiteri in mare per interessi ideologici.

La nostra vita diventa sempre più una spartizione di “dividendi di cattiverie” che si moltiplicano e non solo si sommano: il problema non è solo di fare frutti buoni invece che cattivi, perché il nostro povero cuore non può che produrre rovi e spine. Il problema è di poter ricevere in cambio di un cuore di pietra, un cuore di carne, come dice Ezechiele il profeta, in cui è scritta la legge di misericordia del Signore.

E si percepisce la presenza di un cuore misericordioso, non dalle opere, ma prima ancora dalle parole: la bocca precede la mano e la parola precede i fatti rendendoli disumani, umani o divini.

La parola di misericordia deve entrarmi dall’orecchio nel cuore e risanarlo, pulirlo, addolcirlo! Allora avrò occhio buono e parola buona e metterò in atto frutti di misericordia.

La lingua è come il timone dell’uomo e della donna e ne guida tutti i rapporti: può far vivere e far morire e sappiamo che ne uccide più della spada, e come dice san Giacomo con essa l’uomo e la donna comunicano con l’altro e lo accolgono o gli fanno un muro davanti.

Avere un cuore buono dal Signore è costruire la mia casa, la mia vita, la comunità, la società stessa sulla roccia e non sulla sabbia: è un innesto del cuore di Dio nel nostro cuore che assicura le nostre vite e le nostre comunità, nazioni, mondo intero sulla roccia indistruttibile della bontà e della misericordia.

Allora … la nostra casa non crolla al sopraggiungere della piena delle acque delle prove, delle stesse tribolazioni quotidiane, delle pandemie, delle superficialità! Far aderire il nostro cuore a Cristo è cementare la nostra vita sulla pietra.

11 Settembre 2021
+Domenico

Gli occhi sono sempre finestra dell’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-42 )

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Audio della riflessione

Avete mai provato a porre attenzione a come usate i vostri occhi quando parlate con le persone, quando incrociate i loro occhi? Spesso non riusciamo a sostenere lo sguardo e li abbassiamo, qualche volta li usiamo come lama per fare del male a chi ci sta davanti, come strumento di potere per umiliare o soggiogare, altre volte invece diventano la comunicazione profonda di un amore, di un sorriso, di una comprensione: sono dichiarazione di disponibilità, sono la lingua della nostra interiorità, una finestra o meglio – senza troppo poesia – il video della nostra anima sono i nostri occhi.

Non puoi nascondere troppo con gli occhi: solo i bambini, quando son felici non si stancano di guardarti, di cercare il tuo sguardo, di fissarlo senza problemi … tra adulti li abbassiamo subito!

Gesù aveva uno sguardo potente, un occhio cristallino, coinvolgente: sapeva guardare le persone, dal suo sguardo nasceva l’amore! “Fissatolo, lo amò” dice il Vangelo di un incontro tra Gesù e un giovane che lo voleva guardare negli occhi e carpirgli il segreto di una vita piena.

Gesù lo guardò, ma lui ha abbassato subito lo sguardo: gli stava leggendo dentro un cuore distribuito a brandelli sulle ricchezze che possedeva.

Anche a noi spesso basta guardarci negli occhi per fissare impietosamente l’inganno, la falsità, la meschinità di chi ci sta di fronte… e la tentazione grande è quella del giudizio: con gli altri siamo tremendamente impietosi! I difetti altrui li fotografiamo da artisti: primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite … senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori!

Avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri: non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi!

“Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo” … eEd è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi.

Si stende sempre sulla nostra vita come un velo quasi automatico di difesa quando non è una lente  trasformante, ingannevole, che cambia addirittura i veri colori della nostra vita.

Se ci vedessimo invece con verità scopriremmo la nostra condizione di persone perdonate, ci vedremmo in un debito inesauribile, ma non umiliante, nei confronti della misericordia di Dio: allora il nostro sguardo sui difetti degli altri diventa condivisione della voglia di limpidezza e aiuto vicendevole per incontrare la bontà di Dio.

10 Settembre 2021
+Domenico

Distinguere sempre il fatto dalla persona che lo compie: Il fatto si giudica, la persona mai!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-37) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 27-38)

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.».

Audio della riflessione

Siamo passati da una vita contadina, piuttosto controllata in tutto, a una vita cittadina in cui la gente giustamente va e viene senza sentirsi continuamente catalogata dagli altri: si è creato un anonimato di troppo, ma forse più libertà … sembra però che non sia cambiato il vizio di giudicare le persone, di farsi una idea preconcetta e di continuare a vivere di pregiudizi.

Artisti in questo sono i giornali che ti dipingono una persona come vogliono e te la fanno passare per l’immagine che ne hanno creato: così sono per esempio i giovani visti dagli adulti e spesso anche viceversa, così sono gli immigrati visti dai residenti, così chi è vestito in un certo modo che viene valutato per come si addobba, così sono i cattolici nei confronti di un qualsiasi dibattito televisivo o pubblico.

Il problema essenzialmente sta nel non avere mai il coraggio di parlarsi, di comunicare personalmente, di guardarsi negli occhi, di stare ad ascoltarsi: i nostri mezzi di comunicazione in questo sono conniventi.

Il Vangelo invece dice che non si deve assolutamente giudicare: si possono avere idee molto precise sui fatti in sé, ma per le persone occorre sempre avere grande rispetto! Ognuno ha la sua coscienza, che è in dialogo profondo intimo con Dio, il suo tribunale interiore che lo giudica, che lo mette a nudo di fronte a sé e al Signore.

Noi dobbiamo solo avere il massimo rispetto e la massima apertura di comunicazione, per poterci aiutare l’un l’altro a vivere e a sperare: del tuo prossimo o dici bene o non parlare.

Non giudicare significa essere come un papà, che accetta senza condizioni suo figlio: non aspetta di farsene un’idea per volergli bene, non fa analisi, ricerche, appostamenti per volergli bene.

Il voler bene è un atto unilaterale! Così lo deve essere di ciascun uomo verso l’altro: non giudicare significa che ho sempre le braccia aperte all’accoglienza della dignità della persona, senza condizioni.

Alla fine della vita, quando si compirà la nostra storia e appariremo davanti a Dio con tutta la verità della nostra vicenda, Dio ci leggerà il suo giudizio, ma la sua bontà è tale che Lui lascia scrivere a me il giudizio che leggerà, che definirà la mia vita davanti a Lui per l’eternità: è lo stesso che io oggi formulo sul mio fratello.

Non giudicare però è ancora troppo poco, l’amore di Dio sovrasta giudizio, colpa e condanna con il perdono, proprio perché Lui è misericordia senza limiti. 

9 Settembre 2021
+Domenico

Santi e peccatori stanno nella genealogia di Gesù: è la nostra umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo  (Mt 1, 1-16.18-23)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Audio della riflessione

Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità: basti pensare che con le impronte digitali si riesce a distinguere qualsiasi persona da un’altra; gli stessi  genitori vedono crescersi i figli e sono sorpresi dei loro comportamenti del tutto originali: all’inizio stanno a vedere a chi assomiglia, rintracciano in loro i tratti dei parenti, dei nonni, degli zii … poi si devono adattare a vedere e giustamente che non sono la somma di nessuno, ma una originalità assoluta, un nuovo carattere, una nuova sensibilità, un nuovo modo di pensare e di reagire, di trovare ragioni di vita e di organizzare l’esistenza.

Ciascuno però è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro…

E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto … ed è interessantissimo che il vangelo di Matteo – che si legge nelle chiese oggi – che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici.

Ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto: ci stiamo tutti noi! Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato. La sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto.

Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dietro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati.

In questa fila di creature c’è però un salto di qualità, si inscrive Maria, l’Immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui  si realizzano le promesse della nostra salvezza:

  • in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità;
  • in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;
  • in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;
  • in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;
  • in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo;
  • in Lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia è donna viva, ideale e reale;
  • in Lei il dolore raggiunge acerbità impensate, che nessun cuore di madre ha egualmente provato;
  • in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;
  • in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gaudi e di consolazioni incomparabili: l’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine Maria, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione.

Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, che solo nella Chiesa Cattolica si conosce. Non per nulla Maria è celebrata come “causa nostrae letitiae” e la invochiamo come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia.

8 Settembre 2021
+Domenico

Se vuoi fare buone scelte, prima prega

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli.

Audio della riflessione

Essere umani, significa … avere la capacità di scegliere: mettersi di fronte a un progetto, intuirlo e vedere subito che occorre fare delle scelte, per esempio da che squadra  deve essere portato avanti e aver la possibilità di scegliere le persone che la devono comporre, dove collocare il progetto …. insomma, non è sempre facile perché occorre conoscenza, stima, tratto, capacità di coinvolgimento e intuito; spesso abbiamo chiari gli obiettivi, ma non sappiamo conoscere a fondo le persone e stentiamo a fidarci, se si tratta, per esempio, della educazione dei figli, della conduzione di una azienda già in difficoltà…

Gesù aveva da scegliersi una squadra importante per l’annuncio della Sua buona novella: ne sarebbe andato di mezzo il suo piano di salvezza, la formazione della stessa Chiesa…

La prima cosa che ha fatto Gesù è stata quella di passare la notte in preghiera prima di scegliere i dodici apostoli: li aveva osservati sulle rive del lago mentre lavoravano, alcuni li aveva visti stare con Giovanni il Battista, altri facevano vita di ufficio, commercio … ciascuno aveva il proprio carattere, una mentalità data dalle esperienze della vita, una propria collocazione all’interno della religione ebraica e del rapporto con i romani occupanti. Soprattutto, Gesù doveva fidarsi di come avrebbero usato la loro di libertà di accogliere il suo progetto di regno di Dio: dovevano essere persone decise a tutto e costituirsi come nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia.

Quella notte si  è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità, per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri.

Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani; penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda: lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare su una chiamata che doveva risultare chiara in ognuno e augurarsi che l’uso della libertà di ciascuno fosse al massimo delle loro convinzioni interiori; queste convinzioni le avrebbero elaborate al suo seguito, durante i suoi incontri con la povera gente, i malati, i peccatori, le stesse autorità del Tempio.

Li ha scelti, ma non li ha forzati! Li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati: ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Con questa squadra si è messo subito all’opera: li ha coinvolti nella sua avventura, ha voluto aver bisogno di loro e ha affidato nelle loro mani il tesoro del suo corpo e del suo sangue, il futuro del suo messaggio.

Lo Spirito Santo li avrebbe giorno dopo giorno forgiati e temprati, avrebbe delineato in loro i tratti stessi di Gesù …

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano è generico! Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di una chiamata personale di Gesù! Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo.

Lui  ha pensato a uno a uno ogni cristiano, ogni persona per la nostra missione in questa grande e bella notte di preghiera.

7 Settembre 2021
+Domenico

Dio al centro, non destabilizza l’uomo, anzi lo rafforza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

Audio della riflessione

Di fronte a fatti straordinari noi siamo sempre un po’ scettici, anche se la tendenza di oggi è molto credulona, si lascia attrarre da fenomeni strani … sta di fatto però che è difficile accettare che avvengano cose contro le leggi della natura, come le abbiamo pensate noi. Ne sentiamo spesso parlare, abbiamo negli occhi tanti miracoli di padre Pio per esempio, ma … vorremmo essere stati lì a vedere, vorremmo provare, anche se chi ci racconta è persona credibile abbiamo sempre delle riserve non sulla sincerità, ma sul possibile inganno in cui può essere caduto pure lui.

Nell’antichità invece era molto più naturale credere a eventi meravigliosi perché si era molto più convinti che esisteva Dio, che c’era una realtà soprannaturale, che c’era un fatto che a Dio era sempre tutto possibile.

E’ comprensibile il comportamento dei cultori della Bibbia, quando Gesù vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante.

Discutevano pieni di rabbia – dice il vangelo – invece di restare coinvolti in  una guarigione e di ringraziarne Dio. Che era successo? Era successo  che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava molti gesti di Gesù: il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La cosa più importante quindi per loro era di vedere se Gesù stava agli schemi: non importava loro farsi domande sul significato dei segni che Gesù metteva in evidenza, ancor meno guardavano la persona ammalata che veniva guarita, l’umanità quindi.

Avevano già allontanato da Dio la sofferenza umana, e quindi la misericordia alla fine: non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e il Signore.

Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole.

La vita di fede deve essere sempre un mettere in discussione – invece – le nostre comodità, le nostre caselle che ci siamo costruiti per controllare tutto, anche Dio … il centro siamo noi, non Lui! Invece Gesù ci ribalta e dice che c’è speranza in una vita vera se ci sappiamo rinnovare nel contemplare la Sua vita e allora anche la nostra si nutrirà di speranza e non di regole o, ancor peggio, di galateo.

6 Settembre 2021
+Domenico

Gesù ancora ci apra orecchie e bocca per ascoltare e parlare

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

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Essere sordi è una grande sofferenza perché ti senti isolato dal mondo che ti circonda: vorresti sentire e capire quello che gli altri dicono, vorresti partecipare con loro a un dialogo che ti toglie dal tuo isolamento e invece non puoi; diventi anche sospettoso perché spesso non riesci a decifrare nel volto, nei sorrisi o nei disappunti le reazioni di chi ti si rivolge … ma ci sono molte altre sordità nella nostra vita, c’è un non voler ascoltare che è peggio dell’essere sordi: è la decisione di non permettere a nessuno di entrare nella nostra esistenza … bastiamo a noi stessi e non vogliamo che nessuno ci disturbi! La vita degli altri è sempre una seccatura, una invasione .. invece la vita è proprio fatta di dialogo: di gente che sa ascoltare e parlare, di persone che aprono la loro vita e di gente che ascolta, che offre il suo sostegno.

Non possiamo passare la vita a fare i sordi e a fingere di essere muti!

E Gesù incontra un giorno un sordo muto, una persona che non può comunicare, che è costretta a vivere nel suo isolamento, in grandi difficoltà nello stabilire relazioni … parla con gli occhi, ma non sempre c’è gente che lo sta a guardare e soprattutto lui non può dire chiaramente la pienezza dei suoi sentimenti e del suo cuore … e Gesù gli grida quel perentorio “apriti”, toccandogli labbra e orecchie con la sua saliva.

Per Gesù è sempre bello “toccare”, avere un contatto fisico con le persone, far loro sentire che si immedesima, si mescola, si accomuna … e alla gente spesso basta toccare il suo mantello per sentirsi salvata oltre che guarita.

E’ un gesto che fa sempre ogni prete quando battezza: “apriti” gli comanda, la tua vita ora è nuova, c’è una parola da ascoltare che ti indica le strade vere della vita: è la Parola di Dio e c’è una parola che devi far sgorgare dalla tua vita che è la lode di Dio.

Quando ti alzi al mattino non cominciate e non cominciamo a maledire la giornata e magari anche Dio: ringraziamolo, apriamoci ai suoi doni, ai suoi appelli!

C’è gente che si aspetta da te anche solo una parola e tu non rispondere con due grugniti o con qualche monosillabo: ascolta e parla, mettiti a disposizione e offriti, questo è il segreto della vita di tutti!

Gesù questo lo sa fare, sa far parlare i muti e udire i sordi, sa togliere tutte le nostre chiusure egoistiche per ascoltare e offrire speranza a tutti con la nostra parola: la nostra vita deve avere sempre come punto importante il dialogo, l’ascolto paziente e la forza di dire e di convincere, di esporsi e di ricevere, di orientare e far convergere dopo aver apprezzato e meditato quello che la vita ci presenta.

Abbiamo sempre una grande fiducia che da ogni cuore possa sgorgare una bontà e che in ciascuno ci sia disponibilità ad accogliere la verità, che per questo va sempre servita con coraggio. In questo seguiamo il maestro Gesù, ne ascoltiamo sempre la Parola e ne annunciamo la forza.

Molti cristiani – ricordo gli assassinati delle Brigate rosse – proprio per questa parola scomoda furono fatti tacere, fatti muti, ammazzati … per le loro vite aperte ad accogliere e pronte a orientare furono recisi dalla convivenza umana da chi voleva solo uomini e donne chiuse alla verità e sorde agli appelli dell’umanità … ma Dio ne ha moltiplicato la voce e ha accolto ogni loro invocazione e oggi ancora ci parlano e davanti a Dio ci ascoltano … e Dio fa sempre di nuovo riudire i sordi e parlare i muti, riapre la vita e rinnova la sua Parola.

5 Settembre 2021
+Domenico

Decidersi, non continuare a tergiversare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,33-35) dal Vangelo del giorno (Lc 7,31-35)

È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli».

Audio della riflessione


Sono sempre davanti a noi le mille scuse che accampiamo quando non vogliamo prendere posizione: non siamo capaci di deciderci e facciamo finta di niente … non ci va bene né il diritto, né il rovescio, siamo sempre in cerca di una eventuale “ponderatezza”, o saggezza, ma in pratica non vogliamo uscire dal nostro mondo. Ci siamo costruiti la nostra tana, abbiamo il nostro loculo e, non vogliamo lasciarci provocare dalla novità che è sempre Gesù, il suo Vangelo, la sua parola, la via, la verità e la vita.

“Giovanni non vi andava bene perchè era troppo severo, io per voi sono uno cui piace mangiare e bere, ma voi da che parte state?”

Potrà la vostra vita continuare come un gioco? Sarà sempre possibile ritirarvi dal prezzo che bisogna pagare per essere onesti, per dare all’esistenza uno scopo bello, un ideale forte?

Credere in Gesù, affidarsi a Lui!

Vivere una vita di fede vuol dire prendere posizione: è così nella vita, quando si deve decidere una professione, ma soprattutto se si ritiene che la vita è una vocazione, che esige una risposta … ma è così ogni vita di famiglia, ogni rapporto educativo, ogni esperienza che si fonda sull’amore!

Il sale dell’esistenza è sempre un atteggiamento chiaro, che può maturare anche dopo ponderatezza, incertezza dovuta alle situazioni della vita, ma prima o poi c’è una libertà vera giocata per uno scopo.

Il cristiano prende decisamente la parte di Gesù Cristo: è stato così san Paolo, che ha dedicato a Gesù la sua vita al completo, si è immedesimato in Lui, dopo averlo combattuto. Hanno preso questa decisione non facile gli apostoli: Pietro con tutta la sua ingenuità, ma anche con tutto il suo amore, Giovanni che stava tanto a cuore a Gesù … sono così tutti i santi, lo sono i martirii che antepongono Gesù alla loro stessa vita, lo sono tanti papà e mamme di famiglia per i figli .

Lo dobbiamo essere anche noi a tutte le età: ogni fase della vita ha una sua decisione da prendere, magari non completa, ma sempre grintosa.

Così un giovane non può mettere in campo la precarietà, che pure è una vera piaga: anche dentro questa può trovare forza di decidersi di stare dalla parte della vita vera!

Dio gliene dà la forza e s’aspetta la sua connaturale generosità, e questa gli viene se legge la parola, se sa pregare, se sa far silenzio, se sa mettersi in contatto con Dio che è un Papà e non è un essere lontano che non si muove, che non si tange, ma è Papà nei nostri affetti e nelle nostre vite.

5 Settembre 2021
+Domenico

Il Figlio dell’uomo è signore del sabato

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Audio della riflessione

In questi ultimi anni siamo passati da una esasperazione dei precetti e delle leggi, quasi a farcene una gabbia da cui è difficile liberarsi, a una assoluta mancanza di regole che non ci permette nemmeno di avere dei riferimenti sicuri nelle occasioni più importanti della vita.

Così è per i comportamenti dovuti nel campo religioso, nella vita di famiglia, nella disciplina scolastica, per non dire delle leggi della strada, del traffico!

Per il popolo di Israele la legge non era solo una regola, ma era un dialogo con Dio: un ascolto attento di lui per impostare la vita secondo il suo piano di amore … solo che, da dialogo, la legge del sabato per esempio, era diventata una gabbia e la gabbia non permetteva più di vedere il grande amore di Dio! E’ come la legge della obbligatorietà della messa alla domenica: più nessuno ci pensa, né vale il promuoverla come precetto per portarla di nuovo in auge.

Ci si rifugia nella necessità di commerciare per vivere, si accampano tutte le … pur giuste esigenze di salute, di stare in casa a godersi la famiglia, di fare un pò di “cultura” del nostro corpo, dei nostri nervi, dei nostri muscoli …

Il riposo e la messa alla domenica è un precetto o è un dono? è un obbligo pesante o una necessità assoluta per la nostra vita? Lo trattiamo con il metro dell’interesse o con quello del dono? Chi è che decide la bellezza della domenica, noi o Gesù?

Gesù dice ai farisei troppo preoccupati del precetto che Lui è il Signore del sabato. Certo riposare il sabato non è un insieme di gesti da compiere, ma è una condizione nuova da vivere! Gesù è talmente il Signore del sabato che lo ha cambiato in domenica: lo ha fatto diventare ancora più bello di una memoria storica del passaggio del mar Rosso, lo ha fatto diventare il giorno in cui sempre risorge da morte per noi.

La domenica non è allora prima di tutto un obbligo, ma una finestra di eternità che si apre sulla vita dell’uomo: è la certezza del Signore risorto che deve dare nuova speranza alla vita di ogni persona.

Se all’uomo manca il riposo della domenica non è che manchi solo un necessario rifarsi le forze per vivere, ma gli manca una speranza per cui lavorare, una meta alta, un cielo non vuoto, ma abitato da Dio! Per questo Gesù si dichiarava Signore del sabato, non perché lo aboliva, ma perché lo portava a compimento con la domenica.

E’ sotto gli occhi di tutti invece che oggi la domenica ha cambiato radicalmente volto nelle nostre società secolarizzate: la pandemia ha perfino affossato l’idea che ci si possa trovare a celebrare assieme, a ridirci assieme che il centro della nostra comunione è il Risorto da morte! È il suo corpo e il suo sangue versato, è in quel pane spezzato che custodiamo con cura e che è l’Eucaristia.

Pur di non cancellarlo il nostro stare assieme è stato trasformato in un concentrarci e unirci attraverso i social, le fotografie, lo streaming, ma sentiamo tutti la nostalgia di una stretta di mano, di un abbraccio, di un canto che risuona dentro il nostro corpo, non dentro gli occhi o i suoni addomesticati e riprodotti dai media.

Gli occhi hanno imparato a dire di più sopra la mascherina, ma non è ancora il guardarsi per condividere pensieri, affetti, parole, progetti, cenni e piccoli movimenti delle labbra, della faccia, dei volti: questi li abbiamo riconquistati in casa e li vorremmo riconquistare nuovi nelle chiese, attorno all’Eucarestia.

4 Settembre 2021
+Domenico

Oggi, come sempre, cambiamento non vuol dire rattoppi, ma vita nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5,33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Audio della riflessione

E’ esperienza di tutti i giorni quella di fare i conti con l’invecchiamento di tutto: ti pare di avere appena costruito la casa, che ti tocca mettere mano ai tetti … non ti sei accorto, ma gli anni sono passati; hai appena cambiato i mobili in casa e già devi pensare di cambiare la cucina o il frigorifero …

Il cambiamento è una parte normale della nostra vita, lo è ancora di più se si pensa al proprio mestiere: Se lavori in proprio devi pensarne una nuova tutti i giorni, devi specializzarti, devi rispondere con competenza a tutte le nuove esigenze … soprattutto oggi con le nuove tecnologie: il progetto nuovo appena allestito 2.0 è già arrivato al 4.0.

E’ così ancora di più nella vita spirituale: i nostri comportamenti subiscono una “usura” fortissima, perché è sempre presente la tendenza ad accomodarsi, a fermarsi, a vivere di ricordi, a continuare a guardare indietro … non per niente tutti gli adulti dicono “ai miei tempi”!

La pandemia poi ha accelerato ancora di più questa necessità di cambiare, di riformulare, di non tornare al mondo di prima che è stato letteralmente sorpassato in moltissimi aspetti.

Lo spirito ancora di più ha bisogno sempre di stare vigile, di rinnovarsi, di vincere l’inerzia dell’abitudine, che smorza ogni slancio e ogni generosità.

Il pericolo però è quello di fare sempre e solo ritocchi: il Vangelo dice che non si deve cucire una toppa di vestito nuovo su un abito vecchio o mettere vino nuovo in otri vecchi.

Il cambiamento, il rinnovamento deve essere sempre una operazione di conversione, non di aggiustamento: è il cuore che ha bisogno di rinnovamento e quando è il motore che cambia, allora tutto il corpo lo deve seguire!

Invece la nostra arte è quella dell’adattamento, del muro di gomma, del lasciar perdere che tanto non cambia niente, dello stare in una zona grigia, né calda né fredda … “ma non ti scomodare, lascia perdere, metti a posto solo la facciata, aspetta che il vento cambi, abbiamo sempre fatto così, non fare il fanatico, vediamo: se son rose fioriranno” … sono le frasi che uccidono ogni volontà di crescita, di proposte nuove, di necessario cambiamento, riprogettazione, prospettive.

Gesù era di un’altra idea: non si possono mescolare luce e tenebre, notte e giorno, vita e morte, amore e egoismo. Il cambiamento deve essere totale: Questo vino nuovo di cui parla Gesù è lui stesso, il vino della vita! Lui è il vino della festa; quando c’è Lui siamo in presenza della pienezza e bisogna fargli tutto il posto possibile: niente della nostra esistenza deve starsene fuori.

Lui cambia tutto e noi ci lasciamo trasformare da lui nei gesti, nel cuore, nelle abitudini, nei progetti, nei pensieri … quando c’è Lui si salta anche il digiuno, lo sforzo penitente su se stessi, che pure aiuta a crescere nella fede … salta ogni tristezza, ogni atteggiamento di resa.

Occorre concentrare tutto su di Gesù, sulla sua forza, sulla sua compagnia e sul Vangelo alla lettera: il Vangelo non è nessuna pezza, è il tessuto sempre nuovo dell’esistenza.

3 Settembre 2021
+Domenico