Meritiamo anche noi i rimproveri di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 13-22)

Audio della riflessione

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Si sente spesso nel vangelo Gesù che si rivolge a una particolare categoria di connazionali che lo interpellano, lo insidiano, lo disturbano … i farisei: erano una categoria di persone molto ligie alla legge, molto osservanti, spesso anche esageratamente formali; sostanzialmente però persone che conoscevano bene la Legge di Dio – la Torah – e che si davano da fare per aiutare gli uomini a osservarla. Spesso però si rivolgevano a Gesù presentando il loro lato più negativo, quello di essere “ingessatori della religione”, legulei, preoccupati della forma a scapito della sostanza, sicuri di se stessi, e per questo incapaci di cogliere la novità. che era Gesù.

E’ un difetto non solo della religione ebraica, ma una tentazione che inquina ogni religione “organizzata”: anche noi cristiani di oggi abbiamo una buona dose di “fariseismo”, quando appunto non ci facciamo più provocare dalla Parola di Dio, ma la carichiamo delle nostre mire, dei nostri modi di pensare, del nostro stesso egoismo … e noi siamo doppiamente colpevoli, perché abbiamo lo Spirito Santo che difende la persona di Gesù in noi dalle nostre deformazioni “comode”.

Ebbene, Gesù li affronta con una serie di “guai a voi” da far accapponare la pelle: guai a voi che predicate bene e razzolate male; guai a voi che fate di tutto per accalappiare persone al vostro modo di pregare e rendere culto a Dio e le schiavizzate ai vostri gusti; guai a voi che fate da guida: non v’accorgete che siete ciechi e così portate a rovina anche quelli che vi ascoltano … sono rimproveri, guai senza tempo: vanno bene anche oggi sulle nostre vite superficiali, sui nostri attaccamenti alla religione che non hanno niente di fede, ma sono solo tradizioni che fanno comodo a noi, senza anima, che vogliamo mantenere per paura di invecchiare.

Vanno bene pensati come diretti anche a noi che magari proprio per non apparire farisei abbiamo abbandonato la religione, ma ne abbiamo costruita un’altra per i nostri comodi!

Ascoltare e meditare i rimproveri di Gesù alla nostra vita “ingessata” ci fa bene, è speranza di vita pulita e bella, come Lui ce la sa dare! Come l’ha vissuta santa Rosa da Lima, peruviana quindi, che oggi celebriamo.

Della sua morte si scrive: “Consumata dalla penitenza, offerta per la salvezza dei peccatori e la conversione delle popolazioni indigene, si avvicinò per lei piuttosto presto il tempo di passare da questa all’altra vita. Quel che temeva non era una vita breve, ma unicamente una vita vuota d’amore; fu per questo che al sentore della fine imminente, pur avendo solo 31 anni, non poté che rallegrarsi, realizzando di aver dato veramente tutto al Suo Signore. Ma prima avrebbe dovuto soffrire ancora molto. Durante la sua agonia ebbe a esclamare: «So bene di meritare ciò che soffro; ma non avrei mai creduto che tanti mali potessero riversarsi su un corpo umano e diramarsi così in tutte le membra… Nondimeno si compia in ciò, come in tutto il resto, la divina Volontà». Qualche giorno prima di morire le fu dato il Santo Viatico e l’Estrema Unzione, e fu rapita in un’estasi d’amore. Morì solo dopo aver rinnovato i suoi voti religiosi, ripetendo più volte: «Gesù, sii con me!». Era la notte del 23 agosto 1617.”

Dopo la morte, quando il suo corpo, accerchiato da ogni parte da gente esultante di devozione, fu trasportato nella Cappella del Rosario, la Madonna da quella statua dinanzi alla quale la Santa tante volte aveva pregato le sorrise ancora, per l’ultima volta. La folla presente gridò al miracolo: quel sorriso è il segno del più bel compiacimento che la Madre divina volle mostrare per una vita spesa interamente in una eroicità d’amore con pochi eguali.

23 Agosto 2021
+Domenico

Noi decidiamo di stare con te sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 60-69)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”. Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre”. Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Audio della riflessione

Ci capita molte volte di sentirci chiamati dentro avventure più grandi di noi, di doverci misurare le forze per vedere se riusciamo ad affrontare la sfida: spesso è uno sport, molte altre volte invece è la vita, la famiglia, la casa, il lavoro … spesso è un ideale che ci viene proposto da chi ha grandi mete, grandi sogni e vede in noi la possibilità di una risposta generosa e vera.

San Giovanni Paolo II quando incontrava i giovani – alle giornate mondiali soprattutto – li sapeva spingere a ideali alti, a imprese impossibili e a tu per tu li incoraggiava: molti hanno fatto cose grandi nella loro vita, per la chiesa, per i poveri dietro la sua spinta.

Era così anche Gesù: proponeva ai suoi discepoli cose grandi, oltre ogni possibilità umana, ma molta gente lo abbandonava … “molti si tirarono indietro e non andavano più con Lui” – dice il Vangelo.

Era sta fatta loro la proposta dell’Eucaristia, del nutrirsi del suo corpo e del suo sangue – Inaudito, impossibile, troppo arduo da capire – e Gesù che vuole sempre il massimo di libertà quando fa le sue proposte, dice con molta franchezza ai suoi discepoli “volete andarvene anche voi? Volete ritirarvi? Sentite che non ce la fate? Vi cedono le forze? non riuscite a fidarvi di me? Avete in cuore l’idea che io vi abbandoni, che vi lasci soli? Non ve la sentite di osare tanto?”

E … non posso qui non ricordare che questo brano di Vangelo, che si propone oggi nelle messe, era quello che san Giovanni Paolo II propose nella messa conclusiva della giornata mondiale della giovedì (del 2000), di fronte a due milioni di giovani, andando contro alla tradizione delle giornate mondiali che alla messa conclusiva propone sempre  il brano di vangelo, che ne contiene il motto (in quel caso era il capitolo primo di Giovanni in cui era scritto “Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare tra noi”): aveva davanti un mondo giovanile entusiasta, coltivato in tutte le giornate mondiali che anche con sofferenza aveva presieduto, e quindi poteva raccogliere il frutto del suo lavoro accarezzandolo di più, addolcendo il Vangelo con altre belle frasi, che sempre Vangelo sono … invece no! Fece risuonare di fronte a quella gioventù entusiasta, che divenne pure profetica, la domanda cruda e provocatoria del Vangelo: volete andarvene anche voi?

La tentazione dei discepoli di girare i tacchi a Gesù è forte: il giovane cui aveva indicato la strada della vita piena lo aveva lasciato, Giuda lo abbandonerà tradendolo …. qualcuno che gli dice si, ma poi se ne va lo ha incontrato, molti al momento giusto sono fuggiti.

La debolezza va messa in conto e non spaventa Gesù: Lui sarà sempre pronto a raccogliere la fragilità per cambiarla in cammino di ripresa … infatti Pietro che ha capito che nella sua vita l’unico che gliela può riempire è Gesù, dice con ingenuità “Signore che credi? Che noi abbiamo alternative alla tua pienezza, alla gioia che ci doni, alla pienezza di vita che ci hai fatto balenare davanti agli occhi? Tu hai parole di vita piena, oltre ogni limite, una parola che ci riempie il cuore di gioia oltre ogni misura. Tu sei la pienezza di Dio, la santità di Dio, il cielo della nostra aspirazione quotidiana e decidiamo di stare sempre con te”.

E Pietro nella figura di papa Francesco continua come tutti i suoi predecessori anche oggi ad alzare tutti noi alle parole più impegnative di Gesù, e a farci forza per metterle in pratica.

22 Agosto 2021
+Domenico

Dio al centro: Gesù al primo posto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23,8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23,1-12)

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Audio della riflessione

La voglia di occupare sempre il centro, di farsi vedere, di apparire, di essere onorato e considerato, di stare al di sopra della media è sempre una grande tentazione per tutti: la vita che abbiamo sembra non abbia sapore se non siamo “gente che conta”, senza il plauso degli altri.

Capita allora che abbiamo un compito importante da fare e quel che conta è la nostra persona e non il compito che dobbiamo fare!

Così era dei farisei, che erano dedicati a far conoscere al popolo la Legge, la Parola dei profeti, ma mettevano al centro se stessi, non più la Parola di Dio.

I cristiani invece sanno che il centro di ogni servizio della fede è Gesù: Lui solo è il maestro e noi dobbiamo sempre essere discepoli; Lui solo è buono e noi abbiamo sempre bisogno della sua bontà; Lui è il nostro Dio e noi siamo sue creature.

Questo ci darà forza quando cadiamo per la nostra debolezza e dobbiamo sempre avere il coraggio di annunciare la sua parola.

 Se annunciassimo solo la Parola che sappiamo mettere in pratica saremmo sempre tutti muti! Invece se mettiamo Dio al centro, se Gesù occupa il primo posto nella nostra vita potremo sempre dire a tutti che assieme dipendiamo da Lui, che abbiamo bisogno di farci salvare da Lui, perché Lui solo è il maestro e lo supplichiamo di darci la grazia di potergli essere sempre fedeli.

Tanti di noi sono papà, sono padri, ma sappiamo che uno solo è il vero padre di tutti, Dio: da Lui impariamo la paternità, è Lui che ci aiuta a fare il padre, oggi soprattutto che è difficile esserlo con amore, ma anche con decisione, con forza, con lungimiranza e con generosità, pensando al vero bene dei figli e non a ricatti affettivi.

Molti di noi sono insegnanti, maestri, ma uno solo è colui che ci insegna la verità … noi spesso la tradiamo, la abbassiamo alle nostre opinioni, ai nostri mutevoli sentimenti.

Il nostro insegnare deve essere sempre ispirato a Gesù, alla sua tenacia nel vivere e morire per la verità, non per le ideologie che vogliamo imporre senza rispetto della libertà: paternità e insegnamento sono sempre servizi e mai poteri.

Alzare sempre lo sguardo a Lui irrobustisce la nostra vita: se guardiamo sempre a noi e facciamo di tutto per stare al centro, saremo sempre dei “poveracci” frustrati e non felici di vivere per qualcuno, come esige la nostra vocazione e la nostra felicità.

21 Agosto 2021
+Domenico

Nessuna fuga e nessun rifugio: amare Dio e il prossimo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Audio della riflessione

Ci sono dei periodi nella vita in cui le uniche cose che ti interessano sono quelle concrete, quelle che vedi, che tocchi, che possiedi … rischi di farti ingoiare dal fare, dalle cose, dal denaro, dalle realizzazioni … tutto quello che ha senso nella vita è qui dentro ben percepibile, palpabile … è immanente!

In altri periodi invece hai bisogno di aria fresca, di poesia; hai sete di cose che non finiscono, di spiritualità: vedi fino all’evidenza che il senso non sta nelle cose, che quattro soldi non possono decidere tutto, che la tua vita è portata sulle mani di qualcuno che sta oltre: hai bisogno di un trascendente!

O ti schiacci su un orizzonte o ti astrai in una fuga.

Era anche questa la domanda che la gente faceva a Gesù: “Tu che te ne intendi, che dici parole che vanno dritte al cuore, ci aiuti a trovare la strada vera della vita? Siamo condannati a restare divisi in cerca di fragili equilibri che non ci lasciano mai, addirittura mai soddisfatti … o ci puoi indicare la strada vera della vita? Sono le cose che ci misurano o è possibile una fuga consolatoria?”

E Gesù “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente… Amerai il prossimo tuo come te stesso. Se hanno un senso le vostre tradizioni, se ha un senso quella legge che tanto venerate, se ha un significato per noi quanto ci hanno detto i Profeti è solo perché vi dicono questo.”

Né trascendenza, né immanenza, ma trasparenza: a Dio devi giungere, ma lo incontri se passi dall’uomo! L’uomo devi servire, ma non ti puoi fermare: lui è trasparenza di Dio, immagine, continuo rimando a Lui!

L’uomo vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio, diceva Sant’Ireneo: è un modo originale di pensare Dio, di pensare la vita, di vivere atteggiamenti religiosi.

Nel cristianesimo non c’è spazio per la fuga dalla vita … e nemmeno timore di restarne imprigionati, c’è sempre una trasparenza da guadagnare, un Dio da incontrare nell’uomo e un uomo da vedere in filigrana in Dio: per questo il segreto della vita è l’amore, l’azione più alta in cui possiamo identificarci, sicuri che se è vero amore non è né una fuga e tantomeno una prigione, ma è la vita stessa di Dio, che ogni persona può sperimentare già oggi.

20 Agosto 2021
+Domenico

Sei stato chiamato alla vita? rispondi, vacci, accoglila

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 1-3) dal Vangelo del giorno (Mt 22, 1-14)

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 

Audio della riflessione

“Mi inviti a nozze” si dice quando qualcuno ti fa una proposta che sta già dentro i tuoi desideri, nelle tue aspirazioni, nei tuoi sogni, quando ti mette in un ambito in cui ti sai muovere al meglio, dove puoi esprimere tutte le tue qualità: sta proprio a significare che è una gioia esaudirla, è un regalo accoglierla questa proposta.

C’è qualcuno invece che a nozze non ci vuol andare: il vangelo parla di un re che invita tutti alle nozze del figlio, ma la festa va deserta … nessuno è disposto a regalare questa gioia al re, a dedicare tempo e allegria a questo suo figlio, e a condividere col re quanto …. questo passo importante per la sua famiglia che cresce e si moltiplica, a fargli compagnia in quel tanto di nostalgia che lo assalirà durante la festa per una vita che si stacca, diventa autonoma e si fa indipendente.

Nessuno accetta l’invito.

La vita intera è un grande invito a nozze e purtroppo molte persone rifiutano la vita, la sopportano, la disprezzano, non la tengono in conto: ne vedono l’impegno e lo evitano; ne vedono le prospettive, ma calcolano solo se sarà faticoso raggiungerle.

E il re vedendo che nessuno veniva alle nozze del figlio ,mandò per tutte le strade, per calli e campielli, per sentieri e siepi, per ponti e stazioni, mandò i suoi servi a chiamare i barboni, i senzatetto, tutti i disperati e abbandonati: quelli sì, sapevano apprezzare il suo dono!

Quanta gente ha voglia di vivere e glielo impediamo con la fame, con la guerra, con la schiavitù, con la violenza … e noi qui ad annoiarci, a drogarci, a vendere morte, a strillare per qualche sgarbo, mentre la maggioranza dei popoli ancora vive di stenti, e ci sa insegnare che la vita va sempre apprezzata, e al suo banchetto anche se povero val sempre la pena di partecipare.

Se poi la vita è la pienezza che ci scrive dentro Gesù, l’invito è da accogliere con il massimo della gioia, perché nella vita Dio non ci lascia mai.

Il senso del nostro vivere sarà sempre un grande e affascinante mistero: qualcuno ci dovrà sempre aiutare a capire perché un giorno abbiamo cominciato a esistere, come questa vita che ci sembra tanto fragile non si spegnerà più, ma rimarrà indelebile nell’universo; c’è stato qualcuno che ci ha chiamato all’esistenza o siamo frutto di una combinazione tra le infinite possibili?

Non solo questa vita non è nata a caso, ma questa nostra esistenza è un invito per ogni uomo e per ogni donna a un banchetto di nozze: non siamo nel mondo a caso e non ci siamo senza meta. Non solo … ma la vita dell’uomo sulla terra si configura come regno di Dio, come regalo di amore di un Padre.

Accettare la vita, quando non sapevamo che cosa era, è stato facile: ci siamo mostrati subito entusiasti, esigenti, egocentrici, attaccati; non abbiamo detto di no! Da bambini ci ha pensato l’istinto della conservazione a sostenerci, l’amore di chi ci ha generato a coltivarci.

Poi … viene per tutti  l’invito a un salto di qualità: “Ci stai a fare della tua vita un dono? Un’opera d’arte? ci stai a passare dall’istinto all’amore, dalla necessità al progetto, dalla dipendenza obbligata alla collaborazione, dalla barbarie dell’egoismo alla civiltà dell’amore?”

E’ l’invito a nozze del Vangelo, è la passione d’amore incontenibile che ha riempito la vita di Gesù, che lo ha portato sulla croce.

E sono cominciate le nostre risposte: “ma io che ci guadagno a lasciare i miei affari, a uscire dal mio comodo loculo … comodo, a tagliare le fasciature dorate delle mie abitudini? Perché non mi posso costruire i miei piaceri, o godere la mia sessualità, o accumulare soldi e comprare affetti? Perché non bado solo ai fatti miei e mi costruisco il mio regno, il mio mondo?”

Ma la forza di Dio è inarrestabile: non pone condizioni! Al suo banchetto ci possono stare tutti! L’invito deve arrivare, non c’è ufficio postale che seleziona, la sua mailing list ha gli indirizzi di tutti. Nessuno può fare da filtro, soprattutto quelli che hanno già accettato il suo invito.

Con chi lo segue è esigente: nessuno può illudersi di sentirsi a posto!

La vita è sempre una sorpresa, si porta dentro sfide nuove … se poi questo banchetto è la vita cristiana, è l’esperienza di una comunità credente, è la vita di fede, questa ha sempre bisogno di prendere il largo, ha bisogno di conversione, di vigilanza e di misura alta.

19 Agosto 2021
+Domenico

Se Dio ti ama non stare a fare i mucchiettini

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,12-16) dal Vangelo del giorno (Mt 20,1-16)

Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Audio della riflessione

Nel nostro mondo a modello commerciale dove quello che più conta è la capacità di barattare, di stabilire accordi, scambi vantaggiosi, condizioni favorevoli, sfruttare l’occasione, intuire le debolezze del compratore per fare guadagni, farsi creativi nel collocare la nostra merce … pensiamo che il nostro rapporto con Dio sia di questo tipo: un grande commercio.

L’idea forse la danno anche certe nostre pratiche di rapporto con le cose sacre, con i sacramenti, con le offerte, con i servizi liturgici, con gli oggetti sacri, le visite ai santuari … spesso purtroppi li facciamo diventare luoghi di commercio anziché di incontro tra la nostra povera vita e la grandezza di Dio.

Crediamo di poter commerciare la nostra salvezza, di comperare la sua misericordia, di sostituire l’amore vero profondo, con le nostre cose, di tenerci il cuore e di dare a Dio soltanto le nostre cose, di tenerci il cuore e di dare a dio soltanto quelle quattro stupidate che abbiamo … e allora accampiamo diritti, rimproveriamo Dio perché non tiene conto di quello che abbiamo fatto, riteniamo di esserci guadagnati il paradiso, una vita bella, felice, solo perché …noi abbiamo dato, abbiamo fatto, abbiamo vissuto in un certo modo.

Sono tanti nel vangelo gli episodi e le parabole che ci mettono in guardia dal trattare Dio come un commerciante, dal vedere la vita credente come un investimento di potenza e di mezzi, come  insomma un grande “do ut des”, ti do perché tu mi ritorni, un baratto con pretese e furbizie.

E’ così – per esempio – la vita del tempio, quando Gesù rovescia le bancarelle dei cambiavalute che hanno fatto diventare la casa di Dio una spelonca di ladri, una borsa di contrattazione; è così quando Gesù mette al centro del suo regno i bambini come segno di una vera appartenenza al regno di Dio; è così con la parabola dei lavoratori che vengono pagati tutti allo stesso modo dal padrone a partire da quelli che secondo i nostri calcoli hanno lavorato molto di meno, e hanno meno diritto di essere ricompensati di altri.

Siamo rimasti meravigliati tutti del fatto che … hanno preso tutti lo stesso quantitativo pur avendo lavorato in tempi molto diversi e sempre meno lunghi: quel padrone è Dio stesso! Quando hai Dio che ti ama, ti  ama sempre al massimo, all’infinito e non puoi tagliare a pezzi l’infinito, il massimo.

Dio non calcola, ma ama sempre e al massimo ciascuno di noi e ciascuna sua creatura!

Gesù qui è molto deciso: “prendi il tuo e vattene, devo chiedere a te come posso usare la mia bontà, vuoi essere tu a regolare il fiume della mia carità, l’irruenza del mio amore? Sei tu che butta sangue da ogni poro della mia pelle per amore di questi uomini? Credi che ci sia un prezzo per la vita che io volentieri do per tutti? Ti sei fatto un qualche diritto sul mio sangue, sulla mia gioia di dare senza riserve?”

Gesù non è ingiusto e l’amore suo per noi non ha misura: dobbiamo esserne solo contenti!

18 Agosto 2021
+Domenico

I soldi fanno la felicità?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 23-30)

Essere ricchi, si dice, è una fortuna: non hai problemi quando devi comperare qualcosa, hai il cibo assicurato, non rischi di rimanere senza casa, non ti prende l’assillo delle scadenze delle bollette, degli affitti, del mutuo … ti puoi divertire di più, puoi permetterti qualche avventura, puoi viaggiare, ma non ti puoi comperare né il tempo, né la vita … anzi – dice il Vangelo – se sei ricco non passi per la porta stretta della felicità senza fine, del paradiso.

Un cammello non passa per la cruna di un ago: abbiamo tentato con tante belle interpretazioni di allargare questa cruna dell’ago, immaginando che fosse una porta stretta e bassa, ma non così minima …

Al Vangelo però non si possono fare sconti: la ricchezza può essere un dono di Dio, ma anche una tremenda fasciatura! Il discorso che fa Gesù non è di tipo marxista: non ce l’ha a morte con i ricchi, che vede solo come ingiusti e ladri, non lotta per la dittatura del proletariato, ma guarda dentro la coscienza delle persone che si affidano a quello che hanno, continuano ad accumulare, se lo tengono ben stretto e non si accorgono che perdono la pace interiore, muoiono dentro … e proprio perché muoiono dentro fanno morire anche fisicamente altri di fame, e diventano ingiusti.

Sappiamo tutti che i soldi non fanno la felicità, ma tutti li cerchiamo come se fossero la soluzione dei nostri problemi: sappiamo tutti che i mali più grandi della società, le nostre semplici e tranquille amicizie, le nostre stesse relazioni parentali spesso sono rovinate per quei quattro soldi, per cui litighiamo e che tra l’altro non ci sono necessari per vivere, eppure la tentazione è sempre grande.

Quante famiglie ho visto odiarsi per un testamento che faceva una differenza pari a tre o quattro metri quadri!  Chi ha, continua ad accumulare, non si accontenta, non s’accorge che rovina la famiglia, che non segue i figli, che all’interno di una casa c’è di tutto, ma manca il necessario: il sorriso, la comprensione, la gratuità, lo stare in compagnia, il tempo, la stessa preghiera.

Come ci possiamo liberare da tutto ciò? Come si può invertire questa … corsa sfrenata? Questa dipendenza assurda?

Il Vangelo dice candidamente “se non è possibile agli uomini, è possibile a Dio”: è da un nuovo rapporto di fede con Dio che si può vincere l’incanto della ricchezza, è la contemplazione di lui povero che ci può far cambiare vita e aiutare a dare al denaro il suo semplice e giusto posto, solo per vivere e fare dono come Dio ha fatto di sé con noi, senza mai abbandonarci.

Se sei ricco, prova a fissarti una percentuale di quanto spendi per te … e comincia a darla a i poveri, o a una realtà che cura il il bene comune, o all’educazione, o alla sanità, o aali ospedali, per le missioni anche … non risolverai il problema, ma almeno sei obbligato a pensarci sempre.

17 Agosto 2021
+Domenico

Voglio una vita alla grande

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 16-22)

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Audio della riflessione

Voglio una vita alla grande, non mi bastano le mezze misure, non sono più appagato dallo stare a parlare … questa vita mi passa via e non me ne accorgo! Sono stanco di stare a guardare, voglio mettermi nella mischia … hai una ricetta di bontà da eseguire, il tuo segreto dove sta? Come fai tu ad essere così felice, a farti ascoltare da tutti? Quale è la formula vincente della vita?

Era la domanda ingenua, ma vera che un giovane è andato a fare a Gesù … è la domanda che forse anche tanti di noi si sentono di dovere fare a Dio: dove sta il segreto di una vita pienamente realizzata?

Se vuoi entrare  nella vita: osserva i comandamenti“, gli risponde Gesù.

Gesù lo mette di fronte alla sua vita, ai comportamenti normali di tutti, a quella legge naturale che fa da sola una certa bontà e il giovane è di quelli che queste cose le fa già, ma probabilmente non gli dicono niente …

Tutte queste cose le ho osservate. Che cosa ancora mi manca? 

C’è un altro giovane nel Vangelo che si trova in questa situazione: tutto a posto, tutto in regola, tutto casa e chiesa, azienda e babbo, tutto stalle e vitelli … “Io non sono di quelli che fanno storie, quello che c’è da fare lo si fa. Ogni giorno ha i suoi contrattempi, ma si può ben resistere.” … è il figlio maggiore della parabola del padre misericordioso: non s’accorge che è spento dentro, non c’è più niente che lo entusiasma … si è abituato ad amare di più i vitelli del padre che suo padre! Non si fa più domande, ha soltanto da riscuotere nella vita.

Il giovane ricco almeno si è accorto che c’è qualcosa che non gira: “Che cosa mi manca?” … e Gesù gli dice “sei troppo attaccato a te stesso” e gli spara quella raffica di verbi, che sono i verbi della felicità “va, vendi, regala, vieni e seguimi. staccati da tutto e sta con me. Sei infelice perché ti riempi di cose, non ti decide per niente e per nessuno. La vita è bella se ne fai dono, non se la rubi agli altri. Qui sta la tua infelicità.”

Quel giovane sta troppo comodo nel suo loculo, col suo cellulare, con la sua automobile, con il suo cavallo o la sua moto, con le sue avventure e …  non ha forza di fare niente di questo e resta infelice, come spesso restiamo noi.

Ce ne è un terzo che si chiama Rocco di Montpellier: lui sta bene a casa sua, ha un buon rapporto con tutti, ma sente di dover andare in pellegrinaggio a Roma sulle tombe degli apostoli a ridare forza alla sua fede. Si incammina, è già in Italia, ma non può non accorgersi di quanta gente sta soffrendo e morendo dalla peste e decide di soccorrere questi perché è qui che lo vuole il Signore e interrompe il suo pellegrinaggio rischiando tutti i giorni la vita con gli appestati.

Soccorre, consola, nutre, lava, non si stanca mai … alcuni li guarisce … dove passa lui passa la mano di Dio, la sua forza, il suo perdono, la sua guarigione … e riesce a dare ancora più forza alla sua fede sulle tombe degli apostoli … e il suo ritorno è ancora una immersione più decisa e grave nella pestilenza, tanto che anche lui ne rimane intaccato.

Si ritira in un bosco da solo per non contagiare e qui un cane, che sempre appare in tutte le sue raffigurazioni, statue, quadri, pale di altare, gli porta ogni giorno un pane; il padrone del cane, insospettito, lo segue, e scopre questo relitto d’uomo: se ne cura e la vita continua.

Morirà a casa sua, in incognito come figlio, perché è passato tanto tempo dalla partenza e tanta sofferenza lo ha reso irriconoscibile: solo dopo la morte verrà riconosciuto. Diventerà uno dei santi più venerati e invocati: in Italia almeno 3000 chiese gli sono dedicate!

Oggi anche noi ci rivolgiamo a San Rocco, con fiducia, con speranza, perché visiti anche questa nostra infinita pandemia e ne invochi con noi la fine da Dio.

16 Agosto 2021
+Domenico

Il sogno che Maria s’è portata in cielo … è ancora da realizzare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

Audio della riflessione

Ferragosto è pur sempre una festa popolare tra le più “praticate”: ci hanno tentato in tanti a dislocare in maniera intelligente in tempi diversificati le ferie … ma a Ferragosto bisogna fare festa … e possibilmente alla grande, possibilmente non nel posto in cui sempre si vive, possibilmente come cuore di una settimana di riposo.

Entro questa bella paralisi della vita normale, che riesce ancora a farci capire che la festa è una componente essenziale della vita umana, che non siamo delle macchine automatizzate sulla produzione, i cristiani mettono al centro la Madonna.

Il Vangelo oggi ci presenta Maria, la madre di Gesù che viene a conoscere la situazione – bella e delicata – di sua cugina Elisabetta, che in tarda età è al sesto mese di gravidanza e decide di mettersi a fianco di Elisabetta per aiutarla a vivere serenamente l’attesa, perché anche lei è in attesa, anche lei è stata tirata nel vortice incontenibile della vita divina. E l’incontro tra le due madri ed è tra le scene più belle della storia umana di tutti i tempi: la giovanissima e l’anziana, il nuovo e il vecchio testamento, il compimento delle promesse e gli ultimi sospiri dell’attesa, la vita di Dio e la vita dell’uomo, il Magnificat e l’Ave Maria, il sogno di Maria sul mondo e la nostra gratitudine a Dio di avercela data.

E’ la festa dell’Assunta: è la contemplazione di una creatura fatta di carne e ossa come noi che ha raggiunto la gloria di Dio, è la prima della fila degli uomini e delle donne di questo mondo, che si mettono dietro a lei in coda.

La testa della fila è già là, e ci arriveremo anche noi!

Maria però s’è portata lassù un sogno: il sogno di un mondo nuovo, di un regno che non solo bisogna sempre osare di immaginare per non perdere la speranza e per non abbassare mai la guardia della nostra vita, ma anche mettersi a disposizione per realizzarlo. E’ un sogno fatto di 7 verbi incalzanti: ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato poveri, ha rimandato ricchi, ha ricolmato  affamati, ha soccorso Israele. E’ il sogno di Dio sull’uomo che in Lei è diventato visione di vita. E’ un mondo capovolto, che nella distrazione del ferragosto possiamo rischiare di dimenticare o di ritenere solo una fantasia.

Quel Dio cui Maria si è affidata le ha dimostrato che può cambiare la storia: ha cambiato la sua, ha fatto in Lei cose grandi, non ha distolto lo sguardo dalla sua povertà, anzi proprio quella ha scelto come leva per capovolgere il mondo.

Perché il mondo dovrebbe restare come prima, ancora pieno di ingiustizie, di soprusi, di inganni, di falsità? Il tempo di riposo che stiamo vivendo può giusto essere un tempo in cui ci mettiamo a sognare un mondo diverso per tutti, in buona compagnia … e preghiamo Dio che dal sogno possiamo passare alla realtà!

15 Agosto 2021
+Domenico

A Maria attraverso san Massimiliano Kolbe

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 19, 13-15)

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Spesso mi sono domandato perché Gesù ha messo al centro del suo regno i bambini, fino a farli diventare una condizione necessaria per appartenere al regno dei cieli. Forse perché sono buoni? O perché non fanno del male a nessuno? Noi sappiamo che anche i bambini sono capricciosi, anche loro si confrontano con l’egoismo e la contrapposizione con gli altri: anche per loro deve essere prevista una crescita faticosa verso il bene; forse perché sono semplici, indifesi, poveri di sicurezza … sicuramente anche queste qualità aiutano ad avvicinarsi all’ideale del regno di Dio.

Gli apostoli già cominciavano ad “allungare le mani” sull’appartenenza al regno di Dio: pensavano di averne l’esclusiva perché loro conoscevano Gesù, stavano con Lui, lo seguivano in un tirocinio severo di vita … credevano di essersi guadagnati un posto per la loro continuità e sequela e avevano cominciato a difendere il proprio posto: non volevano tra i piedi nessuno, come spesso si fa da adulti quando non si sopportano coloro che ti chiedono continuamente cura relazione, affetto, tempo … i bambini per esempio … e – dice il Vangelo – che gli apostoli li sgridavano: è Gesù che li difende, che li sceglie, che si mette ad ascoltarli e a benedirli.

Loro, i bambini sono i veri soggetti del regno di Dio, le persone che stanno con diritto nel nuovo popolo di Dio: I bambini sono il centro del regno dei cieli perché si sanno abbandonare con fiducia nelle mani di un papà, sanno che tutto dipende da Lui, che Lui è la loro forza e la loro certezza; quando danno la mano al papà – che è Dio – non hanno più paura di nessuno, si sentono sicuri, orgogliosi di lui non di se stessi; lo sanno apprezzare, lo accarezzano, lo vogliono sempre con sé, ne vanno orgogliosi.

Forse non è sempre così di noi cristiani nei confronti di Dio: noi crediamo di poter essere autosufficienti, anzi spesso buttiamo fuori Dio dalla nostra vita, lo offendiamo e bestemmiamo, lo abbandoniamo per seguire le sirene del nostro egoismo.

Crediamo di poterne fare a meno perché ci sentiamo noi i padroni dell’universo, invece dobbiamo diventare come i bambini, vivere di fiducia: le nostre energie si moltiplicheranno e costruiremo con Lui il regno dei cieli.

Oggi non possiamo non ricordare e chiedere l’intercessione a san Massimiliano Kolbe, frate francescano di grande cultura, capacità imprenditoriale, scrittore e comunicatore della fede e apostolo dell’Immacolata: è morto ad Auschwitz, offrendo la sua vita in uno scambio assolutamente sempre vietato con un condannato a morte per decimazione. Stranamente lui ci riuscì, l’altro fu risparmiato e fra Massimiliano fu messo a morire di fame in una cella, che ancora si può visitare nel campo di Auschwitz.

In questa vigilia dell’Assunta è la persona più indicata a farci incontrare Maria.

14 Agosto 2021
+Domenico