Le strade della felicità dei cristiani

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt. 5, 1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Audio della riflessione

In Italia siamo cristiani battezzati sicuramente più del 90%: moltissimi di noi hanno avuto un contatto con la Chiesa, con la vita cristiana, con una parrocchia nella propria infanzia … poi le vie si sono divaricate, ciascuno ha rifatto la sua scelta, ha impostato la sua vita; qualche esperienza lo ha segnato, una corrente culturale lo ha preso, s’è messo contro la Chiesa o la ignora con tutta la libertà indiscutibile.

Ma se ci si domandasse: “a te che t’è rimasto di quello che ti hanno insegnato i preti, la tua catechista, i tuoi genitori…” che cosa potremmo rispondere? “Beh, che dovevo andare a Messa tutte le domeniche, che non dovevo bestemmiare e fare cose sconce, una serie di comportamenti che chiamavamo comandamenti, che bisognava confessarsi…”

Tutto qui? Una serie di cose da fare? Ci sarà stata una visione di vita che muoveva tutto, una concezione della convivenza sociale, un ideale, un sogno che motivava tutto quello che si faceva, non una serie soltanto di no da dire a quel che ti piaceva fare …

È quello che subito fa Gesù quando si presenta alla gente sulle rive del lago di Galilea: Non ricorda loro i dieci comandamenti, li dà per scontati, sono dei paletti dentro i quali è definito un grande spazio di vita di azione da colorare; non lancia fulmini e saette come aveva fatto Giovanni nel deserto, dice solo gli appuntamenti con la felicità che Dio offre a tutti gli uomini: beati i poveri in spirito, beati i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i puri di cuore, chi offre tenerezza, chi si spende per la pace, chi sa pagare con la sua vita per la giustizia, chi riesce a scoppiare in pianto.

Le chiamiamo “beatitudini” nel nostro linguaggio: non sono soprattutto cose da fare, non sono lo scontro tra ricchi e poveri, tra oppressi e oppressori, ma sono soprattutto Lui, Gesù, sono uno stato, una pienezza di vita, la vera felicità.

Questa felicità ti indicavano quando frequentavi la Chiesa!

  1. Beati se siete poveri perché siete padroni del cielo e della terra;
  2. beati se siete afflitti, sì proprio quelli che non riescono mai a tirare il fiato perché subiscono una disgrazia dietro l’altra, perché non riuscirete più a contenere la gioia della consolazione;
  3. beati se siete miti, se siete di quelli che non sanno arrabbiarsi mai, che non si scagliano contro nessuno, che non fanno i “black block” perché se hanno qualcosa da rimproverare è solo a se stessi;
  4. beati se vi sentite sempre affamati, perché non trovate niente che vi sazi: per voi non c’è mai possibilità di star seduti perché nessuna situazione umana realizza pienamente giustizia;
  5. beati se siete misericordiosi, di quelli che hanno un cuore in cui tutti possono scavare amore, perdono, comprensione;
  6. beati i puri, quelli che ti guardano negli occhi, sanno stare mano nella mano, ti sanno … coccolare, non stanno a sfruttare l’occasione, a indovinare le debolezze per rubarti la vita, non sono partiti con un disegno in cui dovevano inscatolarti;
  7. beati quelli che portano pace, quelli che non temono di sfilare sotto nessuna bandiera purché finiscano le guerre, si spengano gli odi, si blocchino le ritorsioni, vadano in bancarotta i fabbricanti di armi, quelli che sanno far pace nel loro cuore e tendono al cuore di tutti… e sanno pagare e passare per imbecilli pur di spuntare anche solo un coltello;
  8. beati quelli che sono sempre presi di mira e privati della propria libertà, subiscono persecuzione, perché sono dei veri trasgressivi dell’ingiustizia; “beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trend, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi. Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io, nel massimo dell’intimità della vita”.

“Ecco … queste otto strade di felicità non sono le mie idee, ma sono io stesso, la mia persona, la stessa Trinità che regola l’universo.”

Questa è la vita che Noi sogniamo, per questa vita noi facciamo festa sempre … ma facciamo festa anche per un’altra vita che ci è stata donata, la vita di Gesù nell’Eucaristia, il suo corpo e il suo sangue donato per noi, da contemplare, da amare, da mangiare per avere pienezza di vita.

7 Giugno 2021
+Domenico

Celebriamo il corpo di Gesù consegnato alla morte e risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 14, 12-16.22-26) nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Audio della riflessione

Da che cosa si distinguono i cristiani rispetto a tutti gli altri credenti in qualche fede, in qualche religione?

  • Sono più buoni?
  • Pagano di più le tasse?
  • Sono più distaccati dai soldi?
  • Amano di più il prossimo?
  • Sono capaci di fare il samaritano che si ferma per strada ad aiutare i feriti della vita?
  • Sono contro l’aborto?

Potremmo sciorinare tutta una serie di comportamenti che ci possono vedere più o meno adempienti, ma nella mentalità comune i cattolici sono quelli che vanno a messa la domenica.

Quindi tutto qui?! Basta un atto di culto per metterci a posto come cristiani? Sono passati tanti secoli di riflessione, di approfondimento eppure, grazie a Dio dico io, nella mentalità comune la messa è ancora un distintivo del cristiano … ma non si tratta di tornare a mentalità ritualistiche di religioni primordiali, feticistiche, si tratta invece di mettere al centro il cuore pulsante di una fede profonda.     

La realtà che la comunità cristiana deve custodire come suo tesoro prezioso è la memoria del consegnarsi di Gesù: la comunità che celebra, il cristiano che va a messa, è fedele al compito di fare memoria, di rendere presente nella vita sua e nella storia il gesto di dono totale fino alla morte di Gesù.

Essa stessa, la comunità cristiana, piccola o grande che sia, ogni Domenica, ogni giorno si riunisce per consegnarsi al Padre e ai fratelli, per diventare coi suoi gesti e con la sua vita concreta memoria vivente del Signore … altro che atto formale, altro che rito superato! Questo ritrovarsi a spezzare il pane è incontrarsi per decidere assieme di spezzare la vita sotto gli occhi del Padre al servizio degli uomini e attenderne la risurrezione.

Purtroppo già a vent’anni dalla morte e risurrezione di Gesù, nella comunità cristiana di Corinto, la Messa era tentata di diventare vecchio rito collettivo che distribuiva privilegi, posti di distinzione, piccole e grandi ingiustizie.

Ogni volta che mangiate, voi annunciate la morte del Signore… è questo “essersi consegnato” di Gesù e questo suo essere risorto a vita nuova a misurare la verità della vita di ogni giorno.

La forza della risurrezione viene annunciata quando cerchiamo di costruire la storia di oggi, i nostri rapporti secondo questo consegnarsi di Gesù nella sua morte, l’evento che ha cambiato il mondo.

Non serviranno più gli antichi sacrifici di animali: se c’era bisogno di sangue per compiere un vecchio rito, ora quel sangue è il corpo e il sangue di Gesù e noi oggi lo mettiamo al centro della nostra giornata, della festa del corpus Domini, vissuti in questi secoli della nostra storia accompagnata da tanti miracoli eucaristici, tutti tesi a rinvigorire la fede in quel dono di sé di Gesù fino alla sua morte.

6 Giugno 2021
+Domenico

Non ne posso fare a meno, ma te lo dono

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Audio della riflessione

Siamo tutti e sempre in cerca di sicurezza, di conferme, perché ci accorgiamo che attorno  a noi tutto è incerto, faticoso e indecifrabile.

Possibile che la vita sia una cosa così caotica? Non è forse più facile?

Ci viene il dubbio che ci sia qualcuno che si diverte a tormentarci, a seminare il dubbio … invece basta un buon “oroscopo” per uscire di casa assicurati al mattino, basta una candelina collocata all’altare giusto per avere la “scaramanzia” necessaria, basta qualcuno che non ti metta davanti troppe strade, ma che ti dice ”Lascia fare a me, questa è quella giusta. Del tuo futuro non ti preoccupare: pensa al presente, al futuro pensiamo noi”.

Non sai come andrà a finire il tuo viaggio? Portati sempre un ferro di cavallo in macchina … hai qualche disturbo di cattiva coscienza?  Fai una bella offerta ogni tanto al santuario e ti “comperi” una sicura polizza per il paradiso.

Ecco, a Gesù nel tempio, è forse capitato di vedere anche questa nostra meschinità: gente che gettava monete, qualcosa che non li coinvolgeva affatto, qualche avanzo … contento lui, contento il cesto che ogni tanto emetteva suoni confortanti, contento il tempio e chi per lui, ma la vita è da un’altra parte, e Dio ancora di più!

Dio, con gli occhi di Gesù, guardava invece una povera vedova, una donna che sperimentava il massimo della insicurezza e dell’abbandono che si portava dentro: il dolore di un passato felice e di un futuro del tutto incerto … eppure gettava nel tempio due spiccioli.

Annota Gesù: tutto quanto aveva per vivere! I due spiccioli non risuonavano, non pesavano, ma si portavano dentro la vita!

Dio a noi non ha dato il superfluo … ma, come l’amore, ha dato tutto: su quella croce c’era tutto Dio, c’era tutto Gesù, i suoi sogni, la sua speranza, i suoi spasimi di amore

E noi che cosa mettiamo in gioco della nostra vita? Che cosa buttiamo nel piatto? Le nostre cose, quelle meno consistenti o tutto quello che siamo?

La prima sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella di poter disporre di quello che siamo per una causa vera e buttarci senza riserve!

La nostra civiltà dell’avere, del possedere, dello star bene, ci orienta sempre al commercio: ti do perché tu mi dia, invece è ora che diciamo a chi vive con noi o al compagno di lavoro, di gioco, di vita: ti do perché tu sia!

… e non ci buttiamo in un cestino, ma tra le braccia di Dio, perché Lui ci sia sempre per tutti.

5 Giugno 2021
+Domenico

Gesù è il nostro Signore

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 35-37)

Audio della riflessione

Fa parte di un buon modo di pensare, abbastanza accettabile … anche nelle relazioni quotidiane, il credere che Dio esista, pensare di non essere a questo mondo a caso, ma entro un sapiente piano di un Dio che ha creato cielo e terra.

L’uomo è naturalmente religioso … e un Dio che “sta bene ci sia”, può entrare abbastanza facilmente dentro i nostri modi di pensare, quasi una componente necessaria al funzionamento dei nostri ragionamenti.

A un cristiano però è chiesto un passo più in profondità: è richiesto di pensare e di credere che questo Dio, che sta al principio di ogni cosa, che dà identità al nostro stesso essere, è quel Gesù di Nazaret di cui parlano i Vangeli, che è vissuto concretamente in un determinato popolo, dentro le esperienze della nostra esistenza umana.

Se non si sta attenti noi cristiani adoriamo sempre un Dio che ci costruiamo noi, con le nostre fantasie, con le nostre devozioni, con i nostri sentimenti …

La Bibbia dice chiaramente che Dio nessuno lo ha mai visto; non si dà a vedere, non è frutto di congetture umane, né di raffigurazioni esaltanti: L’unico che ce lo può  mostrare è Gesù di Nazaret, questo uomo che fu crocifisso.

L’atto di fede che ogni giorno siamo chiamati a fare è credere che il mio Signore, il senso della mia vita e della storia, l’unico in cui c’è salvezza, la roccia su cui poggiare la vita intera non è un’idea o un principio, anche molto nobile come la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, ma è questo uomo di Nazaret, questo Gesù che, nella sua morte da “maledetto”, nella sua vita normale e umile, ci rivela il volto di Dio, la sua grande bontà e la sua dedizione alla felicità di ogni uomo.

In questa direzione andavano le diatribe che i farisei facevano con Gesù e lui si è dedicato a chiarire questo con un linguaggio molto popolare e che la gente seguiva volentieri; dice in vangelo: e la numerosa folla lo ascoltava con gusto!

Certo ti fa piacere che qualcuno faccia luce nei tuoi pensieri, ti aiuti a svelare il senso della vita … qualcuno purtroppo crede ancora che queste cose siano un di più: quello che conta è avere un lavoro, aver salute, avere soldi sufficienti per vivere, possibilmente anche un pò di più per stare bene …. crediamo che la fede in Dio sia un soprammobile! Invece credere nel Dio di Gesù Cristo ci permette di collocarci al punto giusto nella vita, di definirci chi siamo, di guardare con speranza al nostro futuro, di dare senso alle cose che ci capitano tutti i santi giorni del nostro “pendolarismo esistenziale”.

Ricordo San Giovanni Paolo II: è stato un uomo che a Gesù ha dedicato tutta la sua vita, che l’ha imitato nella sofferenza, che si è speso per riaccendere le speranze di tutti in Lui, non nella magia, non nel devozionalismo, non nelle belle maniere, ma in Lui, morto e risorto, sofferente e gioioso … e la gente lo ascoltava con gusto, come ascoltava Gesù, perchè ne era l’eco fedele, come lo deve essere ogni cristiano.

4 Giugno 2021
+Domenico

Il solo unico amore della vita: Dio e il prossimo in uno solo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 28-31) dal Vangelo del giorno (Mc 12, 28-34)

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».

Audio della riflessione

La necessità di “semplificare” (non di fare i sempliciotti) oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti, è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita … soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti … e tocca a noi intercettare, rendere consistente, offrire come corda di solidarietà, a tutti!

Così è della nostra vita cristiana: c’è un patto unificatore di tutto? Esiste una “scelta di base” che dà significato a tutta l’esistenza? Che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza dopo le immancabili cadute e defezioni, dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti? C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra vita?

L’aveva anche il popolo di Israele, era lo “shemà israel”: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne, in Lui, lo ripropone al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno: “Ama Dio e ama il prossimo! Non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che Io ho seminato in te: ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità, se li amerai.”

Tanto più che siamo fratelli tutti: c’è sempre Gesù, siamo un unico amore … ma attento: non li separare mai, non viverli mai in alternativa, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili: è un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi, perché Lui è un Dio non ci abbandona mai.

3 Giugno 2021
+Domenico

Una vita nuova da risorti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 18-27)

Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie». Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».

Audio della riflessione

C’è una grande verità nella vita umana che ci può far impazzire di gioia o di paura: dal momento che siamo nati, noi non potremo non esserci sempre. È iniziato qualcosa nell’universo quando i nostri genitori ci hanno concepito, questo qualcosa è qualcuno e questo qualcuno non potrà più essere cancellato.: la vita che sperimentiamo su questa terra è solo un piccolo inizio di una eternità.

Mi vengono in mente le lezioni di analisi matematica: i numeri che usiamo per quanti siano e per quanto grandi siano, non sono niente rispetto alla infinità dei numeri che si possono scrivere, che ci sono, e sono soltanto un’idea quelli che scriviamo.

Ebbene il nostro futuro è una vita senza fine: la risurrezione traccia il confine tra i giorni che possiamo contare spesso nel dolore, talvolta nel male, sempre nella fatica e i giorni senza fine di una vita nuova.

Sì! perché la fede cristiana è fede in una vita piena in Dio per ogni persona cui giunge il suo amore in Gesù.

Ma chi ci crede? Me lo dimostri? Ma come è possibile? Ma ci siamo proprio noi o una biblioteca o videoteca con i nostri ricordi? Ma come fa Dio a raccattare tutti i pezzi in cui ci stiamo dilaniando? Ti pare possibile che ci sia un posto in cui ci stanno le miliardate di uomini vissuti, viventi e che vivranno? Tentativi di ridicolizzare la vita futura li hanno fatti anche a Gesù quando gli hanno chiesto di chi sarebbe stata moglie in Paradiso la donna vissuta con sette fratelli maritati e morti uno dopo l’altro.

E Gesù cerca di squarciare il velo della nostra ottusità: il mondo futuro non sarà una copia abbellita del nostro, ma nemmeno talmente etereo da far perdere quei rapporti come quella tra uomo e donna, padri, madri e figli, amici che fanno bello il tempo presente.

Era l’inganno in cui si sono poi trovati tutti gli apostoli quando fecero esperienza di Gesù risorto, quando lo incontrarono dopo la sua risurrezione o al sepolcro o nel cenacolo, o nel mare in tempesta.

Per bene che potessero capire si fermavano tutti, come Maria Maddalena ad aspettarsi un Lazzaro, non  più cadavere, tornato in vita, non risorto.

Per lui Gesù aveva “solo”, si fa per dire, spostato la data della morte, richiamandolo alla vita di prima. Gesù risorto non sarà mai solo il Gesù, quello che viveva prima della morte, ma ancora lui in carne e ossa, ma molto diverso, con le qualità e la natura di un risorto.

Una nuova creazione, perché la risurrezione è opera solo di Dio.

Sarà un mondo davvero nuovo in cui Dio non cesserà di sorprenderci.

2 Giugno 2021
+Domenico

A Cesare ciò che è di Cesare e a Dio, ciò che è di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 13-17)

Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

Audio della riflessione

Incastrare qualcuno con inganno, anche fatto con guanti bianchi è un’arte che ha molti cultori oggi soprattutto, alla faccia di tutte le leggi sulla privacy. Al momento giusto se per caso esageri, anche  solo un poco nell’esporti, soprattutto nel dire la tua con franchezza sul potere costituito o certi poteri che fanno molto comodo, basta una trasmissione televisiva per smontare la tua proposta o persino demolire la tua persona. Se poi fai qualche errore, sei accusato da tutti senza possibilità di difesa.

 Gesù si trovava spesso in questa situazione. I suoi avversari, stanno complottando per farlo morire, riconoscono in Gesù la sua ponderatezza, la sua conoscenza delle cose importanti sia per la persona che per la società di allora, ma soprattutto gli danno anche il riconoscimento di insegnare la via di Dio.

Il riconoscimento però è orientato al trabocchetto. La questione proposta era molto importante: si trattava di un riconoscimento all’oppressione romana del popolo e nello stesso tempo come risolvere le molteplici attese di un messia liberatore, che lui stava dicendo essere già presente. “E’ lecito o no dare il tributo a Cesare?” I romani hanno conquistato il mondo sicuramente per portare il proprio modo di vivere, di governare, di credere pure, ma non senza un corrispettivo in denaro, sostanze, materie prime e schiavi e schiave da riscuotere e per arricchire Roma. Questo indicava non solo fare bottino, ma anche togliere libertà, sottomettere… tutte cose molto presenti anche oggi e non sono sufficienti tutti i discorsi dei grandi per mascherare il cumulo di interessi socio-politici ed economici che stanno alla base delle occupazioni di porti, stretti, mari, oceani, terre delle varie potenze di oggi…. 

Se avesse risposto che non era lecito pagare, andava contro il potere romano che aspettava anch’esso solo un motivo per eliminarlo; se invece diceva che si doveva pagare, a quali attese messianiche stava rispondendo per la gente? Sicuramente chi gli fa la domanda neanche sospetta che esiste un altro modo più profondo e religioso per affrontare queste tematiche. Sono preti e teologi del tempo, ma non si domandano che cosa vuole Dio da loro in questa situazione, temono solo che il loro potere svanisca.

Il significato vero e profondo della risposta di Gesù è che in Lui è possibile rendere a Dio ciò che è di Dio. Si può instaurare il regno di pace, di giustizia e di amore che Dio aveva promesso. Occorre però convertirsi, credere al vangelo, seguire il cammino stesso di Gesù. La risposta di Gesù non può essere ridotta a divisione di competenza, che si sostengono a vicenda per opprimere l’uomo, sia Cesare che Dio; nemmeno si può intendere come distinzione di piani: uno socio-politico e uno religioso, dove il religioso è relegato solo alla coscienza e non alla vita concreta. Con Gesù uomo-Dio è possibile ritrovare unità nella vita di ogni persona perché se ci si pone nella libertà di Dio e lo si pone al centro della vita, ci si libera da ogni idolo sia di denaro che di potere. Insomma dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare è dichiararsi liberi da ogni costrizione, perché si sceglie Cristo in cui la persona trova la sua unità profonda, con una umanità non sacrificabile a nessuno e una religiosità che dà tono e anima a una società libera.

1 Giugno 2021
+Domenico

Il futuro atteso da sempre in due creature non ancora nate

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-46) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 39-56)

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore …

Audio della riflessione

C’è una forte intesa tra le donne quando si confidano le loro difficoltà, i loro segreti, le esperienze intime della loro vita, le apprensioni per quello che sta accadendo nella loro corporeità, quando sentono di avere in seno una vita che nasce: non è solo connivenza, diventa subito solidarietà, desiderio di aiuto, condivisione dei pensieri e dei timori, delle cure e delle speranze, sogni di una esistenza diversa, nuova, capace di sconvolgere non solo le proprie vite, ma anche quelle della famiglia, del quartiere o del paese e, perché no, anche del mondo!

Chi si trova in questa situazione è una donna avanzata in età: Elisabetta, di origini nobili, della casta sacerdotale, sposa a un ministro dell’Altissimo, a un fedele servitore del tempio. Aveva aspettato tutta la vita un  bambino, l’aveva desiderato tanto come ogni donna che vuol vivere in pienezza la sua vita, ma non le era stata data questa grazia e proprio quando aveva riposto nel cassetto ogni suo sogno si trova a registrare questo fatto sconvolgente, questa gioia incontenibile, questa sorpresa e stupore. Ne nasce però anche il timore: “alla mia età? Che sarà di questo bambino, come nascerà?”

Il marito, il vecchio Zaccaria, era rimasto muto e la confortava con segni e i segni andavano sempre decifrati, capiti, inscritti in un dialogo più grande di loro, nella grande bontà di Dio.

Maria, la madre di Gesù viene a conoscere questa situazione bella e delicata: è Dio attraverso l’arcangelo Gabriele che la coinvolge e decide di portarsi a fianco di Elisabetta per aiutarla a vivere serenamente l’attesa, perché anche lei, Maria, è in attesa, anche lei è stata tirata nel vortice incontenibile della vita divina: è l’incontro tra le due madri è tra le scene più belle della storia umana di tutti i tempi, la giovanissima e l’anziana, il nuovo e il vecchio testamento, il compimento delle promesse e gli ultimi sospiri dell’attesa, la vita di Dio e la vita dell’uomo, l’Ave Maria e il Magnificat.

Sono i due bambini, appena all’inizio della loro vita, che si parlano, che cominciano a sconvolgere il mondo, che esprimono la gioia dell’universo per quello che Dio sta finalmente compiendo.

Una benedizione nasce nella bocca di Elisabetta, un canto di lode in quella di Maria:

“Rallegrati Maria”, dice Elisabetta ….

“L’anima mia esulta nel Signore” dice Maria!

“Benedetto il frutto del tuo grembo, benedetto il figlio di Dio, benedetto il futuro che nasce, dice Elisabetta” …

… “grandi cose ha fatto l’Altissimo”, canta Maria, e noi ne diamo a tutti testimonianza. Dio è grande, Dio è forte, Dio è la pienezza della nostra vita.

31 Maggio 2021
+Domenico

Dio è una comunità di amore che ci manda nel mondo

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 28,16-20)

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Audio della riflessione

Che cos’è quella insopprimibile spinta che sentiamo a incontrare gli altri? Perché con tutta la confusione e il frastuono che ci circonda non riusciamo a star chiusi nei nostri comodi loculi, dove ci monta una nostalgia di dialogo, di serenità di solidarietà? Stereo, parabolica, internet, e-mail, fax, che già sono tutti strumenti di comunicazione con l’altro, non ci bastano: sentiamo un bisogno viscerale di contatto, di relazione di stare con qualcuno.

Abbiamo bisogno degli altri per vivere, per crescere, per essere: gli altri sono per noi necessari come l’aria che respiriamo; il nostro cuore non può essere riempito da un bel quadro, da un gatto o da un cane o da un coniglietto che ci portiamo appassionatamente anche in aereo in apposite gabbiette, con tutte le tutele della legge: Sono tutti placebo!

Il cuore vuole in maniera insopprimibile un’altra persona come noi, da guardare da toccare, da incontrare, da amare …. e la gioia comincia a dischiudersi solo quando stiamo con lui, con lei, con loro.

Le immagini, le fiction, le televisioni sono solo simulazioni, strumenti e dei rimandi: è una constatazione molto semplice pure banale, anche se dà ragione della causa di tanta infelicità di bambini che non vedono mai i genitori, di giovani, che sono senza amici, di anziani che possono solo ascoltare una radio, di uomini e donne mature che si incrociano senza incontrarsi … e Dio sa quanto abbiamo  provato questi sentimenti provocati dall’isolamento della pandemia e li vivono tuttora le persone anziane nelle RSA.

Se alziamo lo sguardo a Dio questa nostra sete di relazione assume una sorprendente profondità. Noi siamo fatti a immagine di Dio, e Dio è una comunità di amore. Siamo fatti per dialogare, incontrarci amare perché Dio è Trinità. Il Dio dei cristiani non teme politeismi idolatrici, è un Dio che è Padre, che è Figlio, che è Spirito Santo.

È una comunità di amore, è relazione assoluta, è un dialogo di conoscenza e amore fra tre persone: così ci ha aiutato sorprendentemente a conoscere il volto di Dio, Gesù.

La creazione di Dio Padre, il dono fino alla morte di Gesù, la comunione d’amore che tutto avvolge dello Spirito sono il nostro futuro di uomini e donne, il nostro habitat, la nostra felicità. Il mistero di Dio non è un mistero di solitudine, ma di convivenza, di creatività, di conoscenza, di amore, di dare e ricevere; è per questo che noi siamo come siamo.

C’è un verbo che torna spesso nei vangeli, che in questi tempi viene spesso ripetuto nelle chiese. È un verbo scomodo per chi ha trovato la sua calma dopo tanto errare, è scomodo per chi s’è fatto finalmente il suo mondo, le sue certezze, si è dato i suoi confini, s’è fatto una bella casa, l’ha cinta di un’ottima cancellata. L’ha fatta larga questa casa, ha perfino fatto costruire una tavola per la mensa la più grande che ci potesse stare. Non vuol tenere la casa per sé, vuole un sacco di amici a godere di questa calma, di questa intimità.

Sa che il mondo è spesso un caos e c’è bisogno di offrire delle oasi di pace di tranquillità. Bello, ottimo! l’ospitalità e l’accoglienza sono sacre. Ma il verbo inquietante di Gesù  rimane e lo pronuncia in maniera decisa, perentoria: andate.  È il verbo della Chiesa, dei discepoli, dei cristiani. Quanto stavano bene, si fa per dire con tutte le persecuzioni che dovevano sopportare, quanto stavano bene a Gerusalemme, in Galilea: erano riusciti a costruire piccole belle comunità cristiane.

Ma l’imperativo di Gesù risuona martellante: andate a dire a tutti l’amore del Padre che vi ha creati, la passione del figlio che vi ha guadagnati col sangue la compagnia dello Spirito che vi guarda a vista da qui all’eternità. Non siete soli, ma in compagnia della famiglia di Dio.

Non è la Chiesa della Trinità quella che si chiude nelle sue mura. E’ allora necessario superare i confini abituali dell’azione della comunità cristiana, delle nostre parrocchie per esplorare i luoghi anche i più impensati dove le persone vivono, si ritrovano danno espressione alla propria originalità, dicono le loro attese formulano i loro sogni. E’ il passo necessario proprio perché lo richiede l’aver contemplato la comunione formidabile tra Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo, perché tutti la possano godere.

30 Maggio 2020
+Domenico

Cercare seriamente, affidarsi e decidersi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 11, 27-33)

Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farlo?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch’io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo “dal cielo”, dirà: Perché allora non gli avete creduto? Diciamo dunque “dagli uomini”?». Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta. Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Audio della riflessione

La ricerca della verità nella vita è sempre urgente e sempre faticosa: in una mentalità molto caratterizzata da sequenze numeriche, sequenze razionali, ricerca di prove irrefutabili e inoppugnabili è evidente che esistono esperienze o fatti che non possono rispondere solo alla razionalità.

Noi credenti, per dimostrare la verità della nostra fede, spesso ci prepariamo a rispondere con il massimo di razionalità e onestà, ma ci accorgiamo che in questo modo riduciamo la fede a una somma di verità umane!

Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità … e Gesù, che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi, smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione: “Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque, per posa, oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita all’esperienza religiosa?”

Nessuno risponde.

“Siccome non mi date risposta, nemmeno io vi do la mia.”

Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo tanti, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo anche di più … è peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente!

La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione! Navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma purtroppo sempre al ribasso.

Sappiamo che la fede è sempre un rischio, un salto nel buio, un abbandonarsi, l’appoggiarsi all’amore di Dio che è fedele, nell’oscurità dell’intelligenza tante volte e nel vuoto di ogni sicurezza umana.

I segni che portano alla fede pure ci sono: la realtà è tutta un segno, ma questo segno può essere letto alla luce della fede. Ci si abbandona all’azione trasformante di Dio e si sperimenta di essere nella vita, nella verità e nell’amore e si ha l’esperienza della verità di Gesù Cristo, cosa che gli interlocutori di Gesù non hanno mai voluto fare.

Noi invece ci decidiamo e ci abbandoniamo a Lui.

29 Maggio 2021
+Domenico