Fede, preghiera e perdono

Una riflessione sul Vangelos secondo Marco (Mc 11, 11-25)

11 Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l’udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

Audio della riflessione

Ogni brano di Vangelo che ad ogni messa la chiesa ci propone noi lo leggiamo e meditiamo perché è una scuola di vita. Siamo sempre alla scuola di Gesù; oggi ci presenta tre elementi determinanti della nostra  vita cristiana 

Il pretesto lo coglie da Pietro che si meraviglia, come forse abbiamo pensato noi, dell’atteggiamento di Gesù per un fico che viene seccato: il fico seccato è immagine del tempio che verrà ad essere assolutamente inutile per Israele e il suo tempo ormai è finito … e qui si intrecciano fede, preghiera e perdono.

La fede è questa adesione all’uomo Gesù che ci porta a camminare sulle sue orme e non può essere una qualità dell’uomo, che rischia sempre di venir meno perché si scoraggia di fronte alle difficoltà e poi, per come siamo fatti, terminerà alla morte la nostra fede.

Essa è il grande dono di Dio , che ci si dona in Gesù nel suo amore fedele che non viene mai meno; questa fede non solo può smuovere le montagne, ma può scuotere anche l’inerte immobilità dei discepoli e metterli sul cammino di Gesù.

Noi con questa fede possiamo vivere come ha vissuto Gesù: è una fede onnipotente perché tutto le è stato accordato dalla fedeltà di Dio.

Se Dio non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con Lui (Rom. 8, 32).

E qui si inserisce l’altro bel dono che è quello della preghiera: quanto domandiamo nella preghiera siamo sicuri di ottenerla e la otterremo.

Abbiate fede nella preghiera: è una fede che si identifica col  seguire Gesù, è la fonte, la forza, l’impeto di questa sequela.

Quanto è distante da questa preghiera tutto quel mercanteggiare che Gesù si vede davanti nel Tempio, e quindi è naturale la sua riprovazione, perchè richiama il tempio ad essere la casa della preghiera … ma, non si può pregare se non siamo fratelli: tra fratelli c’è sempre lo spazio del perdono vicendevole.

Il fondamento della nostra fraternità che ci permette di pregare con verità è il perdono ricevuto: il Padre ce lo ha donato in Gesù, che è il nuovo Tempio aperto a tutti. Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio abita in noi e noi siamo nel suo perdono e nella sua pace, come il suo amore è in noi nella sua pienezza, e questo perdono dobbiamo viverlo con tutti e sempre: non c’è misura che lo costringa nei limiti della nostra fragilità, è il sangue che Gesù ha sparso per tutti!

Allora siamo istruiti che nella preghiera si dà il primato alla fede intesa come sequela di Gesù, che ci ha amati fino in fondo rendendo possibile il perdono e l’amore.

Questa è la fede che vince ogni ostacolo e questa fede dobbiamo chiederla insistentemente con la preghiera.

28 Maggio 2021
+Domenico

Gettò via il mantello, balzò in piedi, venne da Gesù

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 10, 46-52)

E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

Audio della riflessione

Ciechi lo siamo un po’ tutti, o perché non vogliamo vedere tante cose, o perché siamo superficiali, distratti e autocentrati: con molte persone annaspiamo nel buio, di fronte ai bisogni voltiamo le spalle.

Il cieco, che deve per forza udire Gesù, perché urla a più non posso la sua disperazione, è un vero cieco: non vede, ha bisogno di tutti, ha una vita in grigio, studia tutti i piccoli rumori e tutti i passi della gente perché la sua vita dipende in tutto dal loro accorgersi di lui.

Arriva Gesù, sente un vociare di persone, sente nell’aria la sua presenza benedicente e si mette a gridare nonostante tutti cerchino di farlo tacere.

Gesù lo ode e lo fa chiamare. Bellissimo per lui sentirsi dire: coraggio, alzati, ti chiama. La forza della disperazione che aveva in corpo, la condanna al buio che da sempre lo possedeva riesce a fargli godere un contatto, e tre verbi dicono la sua gioia, la sua soddisfazione, il suo slancio, la sua speranza, la fine della sua disperazione: gettato via il mantello, balzò in piedi, venne da Gesù.

Avesse anche la nostra vita questo slancio, questa decisione, questo obiettivo, quando il male ci ammorba, quando le tenebre del male ci opprimono, ci condannano al buio! Quando la pigrizia del quotidiano ci annoia, quando le nostre strade si fanno cattive, quando siamo incupiti nei nostri egoismi.

Le nostre sicurezze false le dobbiamo buttare! I nostri balzi nella vita vera li possiamo mostrare e finalmente saremmo ai piedi di Gesù!

E Gesù gli ridona la vista … ma la cosa più bella che chiude la sventura del cieco di Gerico e lo apre a una decisiva avventura nella vita, è che prese a seguire Gesù: aveva avuto la vista, era stato guarito, ma aveva anche capito che la sua esistenza non poteva ritornare alla strada dell’accattonaggio che aveva sempre fatto, ma alla strada di Gesù, alla strada della vita che è Gesù.

Il cieco rappresenta tutti noi: è l’immagine della nostra comunità cristiana, della nostra parrocchia o della nostra chiesa; il miracolo è quello di aprire a tutti gli occhi, in modo che possiamo vedere il cammino di Gesù e lo possiamo seguire!

Vedere significa credere, significa essere salvi, se come il centurione guardando a Gesù Crocifisso che muore sapremo dire “costui è il figlio di Dio”.

27 Maggio 2021
+Domenico

Sulla via della croce non ci si sente mai scavalcati

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mc 10, 32-45)

Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà».
E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Audio della riflessione

Siamo sempre tutti orientati a strappare il massimo di soddisfazione, di gioia, di “immagine” da quello che ogni giorno ci capita di fare … ancor più se ne impostiamo noi gli obiettivi, o siamo noi stessi che vogliono sfruttare ogni occasione per “emergere” o per lo meno averne ogni  minimo vantaggio.

Gli apostoli che condividevano con Gesù la sua vita, i suoi spostamenti, le sue peregrinazioni non erano entrati facilmente nello spirito con cui le viveva Gesù, anzi, erano molto contenti di qualche momento di notorietà, talora forse anche di interesse personale da ritagliare per sé, per esempio dopo una moltiplicazione dei pani, tanto che Gesù volle che subito … dopo la raccolta dei resti si imbarcassero per andare altrove, mentre lui si fermava una notte e pregare, perchè loro avevano già paura di essere “scavalcati” da qualcuno nei “posti vicino a Gesù”.

Ecco allora in maniera evidente la prospettiva che Gesù pone a chi gli fa giungere la domanda di un posto privilegiato nel suo regno di cui spesso parla a loro: la vera grandezza del discepolo consiste nel bere lo stesso calice che lui ha bevuto ed essere battezzato dello stesso suo battesimo! Il calice che lui berrà e che, come i suoi discepoli sarà tentato di rifiutare nel Getsemani, è un calice di amarezza, di ira e di furore; è la sua uccisione in croce, è il dono della sua vita, preannunciato nell’ultima cena con le parole “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue dell’Alleanza sparso per voi e per tutti”.

Bere il suo calice è partecipare al suo destino, non è un atto simbolico liturgico, come lo stiamo spesso riducendo noi, ma è diventare suoi discepoli fino alla morte!

Tutto questo i suoi discepoli non lo avevano capito, fino a quella penosa fuga che li dileguò tutti o quasi, non solo dalla partecipazione alla sua dolorosissima passione, ma dalla sola stessa presenza per un minimo di condivisione.

Aver parte alla sua gloria significa, per un suo qualunque discepolo, seguirlo fino al Golgota: era, in altre parole, essere battezzati nel suo battesimo; lo capiranno sicuramente più tardi tutti gli apostoli perché ne condivideranno un cammino di croce e di morte e potranno insegnare a tutto il mondo quale è la vera sequela.

E noi oggi condividiamo tutta la sorte di Gesù nel battesimo, che è immersione sacramentale nella sua morte e risurrezione, simbolo di una vita donata, come deve essere quella di ogni cristiano, che mette la sua esistenza al servizio degli altri, che sa ritirarsi per far crescere.

Il più grande è chi si sente solo servo!

In questo cammino siamo tutti orientati e il tempo cosiddetto “ordinario” della liturgia che comincia dopo la celebrazione dei misteri di Gesù, dopo la discesa dello Spirito Santo, è tutto rivolto a far diventare vita concreta, esperienza quotidiana quello che abbiamo celebrato, contemplato e adorato.

26 Maggio 2021
+Domenico

Hai rinunciato a qualcosa? in verità hai fatto la scelta giusta

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 28-31)

Lettura del Vangelo

Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

Audio della riflessione

Spesso si dice “Ci sarà qualcosa oltre questa vita? C’è qualcosa di là? Stiamo qui tanto a soffrire, a lavorare, a faticare per tutti, ma avremo davvero un premio? O non val forse la pena di fare i furbi come fanno tutti? C’è ‘ste paradiso o è un pio inganno per noi poveracci e sfortunati?”

Impostato così il problema sembra che credere in Dio sia una sorta di commercio: “Io ti do e tu mi dai. Io mi comporto bene e tu mi premi. Io pago la polizza e poi vengo a riscuotere.”

Sembra quasi che la religione sia una assicurazione: se ti comporti bene, se vai a messa tutte le domeniche si abbassa il colesterolo, non  ti viene l’infarto … abbiamo proprio ridotto la fede a quel prodotto che ti allunga la vita, come il telefono.

Se invece credere in Dio è un atto di amore, l’amore si porta dentro la sua gioia e la sua pienezza: la sua gioia, proprio perché è un cuore che ama, non ti pesa quello cui rinunci e non ti pesa quello che fai per vivere bene l’amore che doni.

Da quando in qua due innamorati stanno a farsi rincrescere i tempi dell’attesa, i regalini che si sono fatti, le ansie, i tempi dello stare insieme, l’aver lasciato impegni e amici per potersi incontrare?

Quando cominceranno a presentarsi la lista delle cose che uno ha fatto per l’altra, l’amore sarà già finito da un pezzo. E noi a Dio presentiamo la lista dei meriti? Io ho fatto questo, quest’altro… Io solo, io… C’era nel Vangelo un fariseo che ragionava così, che credeva di poter guardare Dio negli occhi, tanto si sentiva tronfio e gonfio di sé.

Se Dio amore, come ci ha ricordato nella sua prima grande lettera papa Benedetto, è già Lui il centuplo che otteniamo per tutto quello che gli mettiamo a disposizione… e Dio non è un “pidocchioso” – come spesso siamo noi – che stiamo al lesinare, a calcolare, a farci rincrescere tempi e gesti di generosità: Dio si mette in gioco tutto, il premio della nostra fede è Lui, sono le sue braccia, è il suo cuore, la sua pace, la sua bellezza e bontà.

Non sono i suoi vitelli per far festa con gli amici e – magari senza di Lui – che ci interessano, ma è Lui, il Signore, perché è sempre e solo Lui la speranza vera … e quando trovo Lui posso vivere di speranza!

25 Maggio 2021
+Domenico

Maria, madre della Chiesa

Una riflessione sul Vangelo del Giorno (secondo Giovanni: Gv 19, 25-34)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.

Audio della riflessione

Non è una affermazione devozionale quella che colloca la madre di Gesù ai piedi della croce, come invece lo è la rappresentazione di Gesù in braccio a sua madre dopo la deposizione dalla croce, che ha dato vita a bellissimi capolavori di scultura e pittura delle famosa Pietà, come quella insuperabile di Michelangelo.

Il Vangelo, invece, dice esplicitamente che Maria stava sotto la croce e che Gesù le si rivolse direttamente: la Madonna del magnificat è lì, come a Cana, come sempre nei momenti cruciali della storia della salvezza.

Gesù sente la dolcezza e la tragica dedizione di sua madre … e Gesù ha un desiderio da esprimere a sua madre “Donna ecco tuo figlio”, che io tradurrei alla forma spagnola “Mamma questo che sta qui è tuo figlio”: è una affermazione solenne, che Gesù fa … da un trono di dolore come è quello della croce per affidare Giovanni a sua madre, e questo è vero per ogni giovane, per ogni persona che si è trovata travolta nella sofferenza: malati, anziani, positivi a una pandemia, incidentati e sbalzati da una moto, assassinati in attentati e guerre.

Lui conosce ogni smarrimento di ciascuno di noi e ci affida a sua madre, conosce la superficialità che ci tenta tutti e dice “questi, Mama, così come sono, anche se sono disgraziati, sono tuoi figli”:

  • Quando non riescono ad ascoltare il Signore nel silenzio della preghiera e ad accoglierlo nella sofferenza: Madre sono tuoi figli;
  • Quando non hanno il coraggio di vendere tutto, darlo ai poveri e seguire radicalmente il Signore, madre sono sempre tuoi figli;
  • Quando si lasciano smarrire nei meandri della droga, della delinquenza, dello sballo: madre sono tuoi figli;
  • Quando nella loro vita di giovani sposi non hanno più vino, non sanno più sorridere, hanno perso la gioia della vita, credono di adattarsi a vivere a pane e acqua: Madre sono tuoi figli;
  • Quando per la malattia che li tormenta non riescono a sorridere: Madre sono tuoi figli.

E Giovanni, nella sua giovinezza, nel suo slancio, nella sua ingenuità di sognatore ha bisogno di una madre per non smettere di sognare vita e salvezza. 

E Gesù si rivolge a lui. Figlio ecco tua madre.

Non sarà mai simmetrico un rapporto madre e figlio, perché la mamma sopravanza sempre nell’amore: Tua madre sta qui, puoi sempre contare su di Lei e stalle vicino perché possa essere sicura che ti arriva il suo  amore.

  • Quando la croce che abbiamo  sulle spalle  risulta troppo pesante, guarda che qui c’è tua madre
  • Se la solitudine è insopportabile e l’incomprensione ti disorienta, qui c’è tua madre
  • Se la fame e l’ingiustizia, la paura e la violenza minacciano di spegnerti la speranza, qui c’è tua madre
  • Se i tuoi occhi non scorgono più la bellezza della vita, qui c’è tua madre
  • Se l’incanto del virtuale ti distrae dalla vita vera e te la deforma: qui c’è tua madre
  • Se non riesci a deciderti di fare della tua vita un dono a una persona come te, per sempre, senza tentennamenti, contro tutte le tentazioni di ritornare a casa tua, guarda che qui c’è tua madre.

Maria è una grande consolazione, è una certezza, è un rifugio sicuro, è un punto di riferimento, è un approdo: è questo il testamento di Gesù, è questo che motiva la contemplazione di Maria madre della Chiesa.

Una mamma così non solo assicura la Chiesa di essere nelle sue braccia, ma siccome in ogni Messa, centro della vita della Chiesa, si rinnova quel dono supremo, noi sappiamo che ai piedi di ogni altare anche oggi c’è Maria che si sente dire da Gesù: “sono tuoi figli” e noi siamo confortati perché Gesù ci ripete “qui c’è tua madre”.

24 Maggio 2021
+Domenico

Il grande dono dello Spirito

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Gv 15,26-27;16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Audio della riflessione

Ce ne è voluta di pazienza e di fatica a Mosè  per riuscire a costruire un popolo  di persone libere. S’era illuso che una volta portati fuori dall’Egitto, tutto fosse già fatto.

Liberazione invece non è sinonimo di libertà. Il carcerato che esce di prigione esulta, è contento, può finalmente vivere come vuole, andare dove vuole, ma se non sta attento l’abitudine, la coscienza della sua schiavitù ha il sopravvento e lo trovi in una grande piazza a disegnare coi suoi passi ancora il perimetro della sua cella.

Per diventare liberi occorre cambiare testa, non rimpiangere più il passato non voltarsi indietro, costruire cose nuove inventare relazioni nuove! Non è stato sufficiente far cadere il muro di Berlino, la cortina di ferro, per essere popoli liberi: Quante involuzioni ancora, quante nostalgie.

La stessa cosa capita a noi cristiani: Siamo stati liberati da Cristo, ma occorre qualcuno che ci rende liberi!

Mosè in una ricorrenza che distava  sette settimane dalla liberazione nel Sinai ha dato al popolo una legge, una costituzione perché si sentissero un popolo non una orda di schiavi.

Gesù, sette settimane dopo la liberazione della Pasqua, ci regala una nuova costituzione per farci vivere da liberi: non è più un codice di leggi in cui potersi riconoscere, ma una persona viva, lo Spirito!

Lo Spirito Santo è la nuova legge scritta nel cuore che ci cambia dall’interno, è il dito di Dio che ci modella e che costruisce in noi i lineamenti di Gesù: è la sua presenza dolcissima che ci sostiene, che rende dura la nostra faccia contro ogni difficoltà – di fatto si chiama Paraclito, consolatore, forza, spirito di verità.

Lavorerà di cesello nella vita dell’uomo per renderlo capace di verità … insomma, la vita cristiana è una vita, con tutte le innumerevoli tonalità, ricchezza dell’umanità, non è o dentro o fuori, o uno stampino che livella tutti; l Spirito ne è l’artista che ci condurrà alla pienezza della verità di Dio e nostra.

Questo artista è una persona viva: abita in  noi, ha un carico di doni inimmaginabili, sette, per dire un numero perfetto che non fa pensare alla qualità, ma alla pienezza che rappresentano per la nostra vita personale, per la nostra chiesa, per la comunità degli uomini e delle donne, per ogni famiglia, per ogni legame di amicizia.

Si inscrive nella vita di ogni cristiano con un sacramento proprio: la Confermazione, immissione dello Spirito in ogni persona, già anticipata nel battesimo, e oggi completata.

E’ un fuoco che deve sprigionare dono e missione in ogni cristiano, testimonianza e per tanti anche martirio, vita donata fino all’ultima goccia come Gesù.

E in questa giornata, in cui si compie la pentecoste, ancora diciamo: Vieni Spirito Santo.

23 Maggio 2021
+Domenico

Seguitemi, statemi appresso

una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 20-23) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 20-25)

Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».”


C’è sempre nella vita un qualche commiato che dobbiamo prenderci o dagli amici, o dalla famiglia, comunque sempre da una consuetudine cui ci eravamo abituati e da cui spesso ci siamo sentiti fasciati: è una partenza per scelte definitive di vita come il matrimonio o una vocazione di consacrazione, oppure è una scelta che credi momentanea come quella degli studi e che poi si cambierà in definitiva, è una decisione che ci porta a  cambiare luoghi e spazi di condivisione. Tutti abbiamo alle spalle un passato, un arrivederci che si cambia in addio senza ritorno.

Gesù conclude la sua vita terrena e chiama a sé Pietro per caricarlo della responsabilità della chiesa. Gli affida agnelli e pecore, gli domanda di pascerle e governarle, come ha fatto lui, il buon pastore. E dopo domande scottanti gli dice un perentorio seguimi, stai dietro a me, vienimi appresso, non ti staccare da me, non perderti ancora nelle tue debolezze.

A distanza c’è Giovanni, il discepolo più giovane. Ormai tra lui e Pietro si è stabilita una forte condivisione di tutto. Dalla morte di Gesù in poi sono sempre assieme. Assieme corrono al sepolcro, assieme vedono la tomba vuota e credono, assieme sono sulla barca e scorgono Gesù, assieme ora si accomiatano da Gesù.  Giovanni a distanza è presente all’investitura del futuro papa e Pietro si preoccupa di lui. Signore, e lui?

Anche lui seguirà Gesù, ma ora le strade si dividono, come sempre nella vita. Ciascuno ha una sua vocazione, un suo compito. Ciascuno nel piano di Dio è scelto a vivere in pienezza la sua vita, ha un suo tracciato, ha la sua responsabilità di risposta. Ciascuno di noi deve essere consapevole che è lui in prima persona che deve decidere e dire il suo sì. Molti ti possono aiutare, ti mettono a disposizione  la loro amicizia, ma tocca a te deciderti, e rispondere personalmente alla chiamata. Pietro arriverà a Roma e qui morirà martire, Giovanni vivrà più a lungo, avrà una sua missione, racconterà a tutti del suo amatissimo Gesù col suo quarto vangelo e ci permetterà di scandagliare nel suo cuore, di avere la certezza che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma pieno della sua presenza. 

22 Maggio 2021
+Domenico

Le domande imbarazzanti

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 17) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 15-19)

Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo».

Audio della riflessione

E’ imbarazzante quando ti senti fare delle domande dirette da chi ti vuole bene e che sembra mettano in dubbio tutta l’esperienza di accordo, di collaborazione, di condivisione, di sentimenti di unità, che ha caratterizzato la consuetudine con lui o con lei: sembra che si sia insinuata la sfiducia e non riesci a sopportare che lui o lei pensi di te così.

“Pietro, mi ami?” Chiede Gesù a Simon Pietro.

“Come? è una vita che sono qui. Ho lasciato tutto per seguirti. Conosci le mie impennate di leggerezza, hai visto le mie debolezze nel seguirti, hai fotografato con chiarezza anche alla mia vita tutto l’entusiasmo con cui inizio e le infedeltà che poi si introducono per la mia debolezza. Ma non puoi pensare che io abbia altro che te da mettere al centro della mia vita.”

E Gesù di rincalzo: “Pietro mi ami? Sei proprio convinto che al centro del tuo rapporto con me ci sono Io e non le cose mie, c’è il mio amore che mi è costato la croce e non la tua convenienza che a questo punto della vita devi adattarti a vivere in questo gruppo di discepoli in cui trovi?”

Quando ti fanno queste domande veramente ti metti a nudo, sei costretto a guardarti dentro: non solo ti accorgi che non puoi nascondere niente e le tue piccole e grosse bugie ti fanno diventare rosso e ti stanano da ogni egoismo, ma ti domandi pure più in profondità che senso ha tutto quello che vivi con la persona che ti vuole bene, vai a scandagliare in ogni atteggiamento se sei all’altezza della fiducia finora goduta.

E Pietro si arrende: Mi sono guardato dentro, ho trovato le mie debolezze, ma anche la mia retta intenzione, la mia scelta definitiva. Signore tu sai quello che sono: nascondermi a te è come oscurare il sole con le dita.

E Gesù gli affida la Chiesa, quella barca che dovrà salpare tutti i mari della terra, dovrà affrontare tutte le tempeste della storia, tutte le persecuzioni e i tradimenti.

Gesù si fida.

A Pietro, e oggi a papa Francesco, ha affidato la continuità della presenza della sua parola nella storia, a ciascuno di noi affida la missione di farlo conoscere, di farlo diventare per tutti forza di amore.

A ogni cristiano affida un messaggio di speranza per il mondo. Ne siamo coscienti? Se sì ne possiamo diventare portatori … e sempre invocando la presenza dello Spirito dicendo “Vieni Spirito Santo”.

21 Maggio 2021
+Domenico

Solo e sempre uniti a te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 20-26) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 20-26)

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Audio della riflessione

Ogni uomo ama la compagnia, non è certo fatto per stare solo, ma per vivere con gli altri e vivere con tutti … non a qualche maniera, ma in un amore reciproco, in una comunione: non c’è immagine più bella di famiglia, se non quella di chi vive nell’amore reciproco, nella reciproca sopportazione, come capacità di andare oltre le piccole e grandi diversità, per fare un cuor solo.

Abbiamo scritto nel nostro dna questo istinto del vivere assieme, perché ce lo ha determinato lo stesso nostro Creatore: ci ha fatti a sua immagine! Lui è una famiglia: è una relazione continua, siamo tutti fratelli! Dio non è un “single”, ma si relaziona in se stesso, tra Padre e Figlio, tra Padre, Figlio e Spirito.

“Voglio che tutti siano una cosa sola come Tu sei in Me e Io in Te”: la profonda unità tra Dio Padre e Gesù aveva incantato non poche volte gli apostoli, che stavano con Gesù; li aveva voluti con sé – “venite e vedrete”, aveva loro detto alle loro richieste di maggior intimità – e loro scrutavano ogni suo momento, lo vedevano tante notti in preghiera, in questa unione e estasi d’amore con il Padre.

Spesso gli avevano chiesto “facci vedere il Padre, insegnaci a pregare, facci stare con te nel tuo regno” e Gesù aveva creato nostalgia di questa comunione … e questa nostalgia volle che diventasse la realtà determinante la vita del cristiano: “Dovete essere una cosa sola! Nel mondo vi capiterà di stare meglio a fare ciascuno quel che vuole, vi sembrerà di salvare il mondo con  le vostre geniali attività, ma se non vi metterete assieme sperimentando comunione tra voi e con me, come io la vivo con il Padre, il vostro lavoro non servirà a niente: non riuscirete a far incontrare gli uomini con Dio, non riusciranno a capire che siete dalla mia parte. Il mondo crederà in me, se voi saprete essere una cosa sola con me e tra di voi.”

Il primo compito del cristiano allora è dimorare in Dio, stare con Lui: tanta nostra testimonianza di cristiani nel mondo, tante battaglie per far vincere il bene non hanno risultati perché mettiamo al centro noi e per di più ciascuno per conto suo.

Il male più grande per l’uomo è la divisione e noi stiamo diventando specialisti di essa: Non per niente il principe del male si chiama diavolo, cioè “divisore”! Invece è in unione con Dio, che non ci abbandona mai, che dobbiamo sempre vivere e lavorare, e a questo ci porta lo Spirito Santo, che noi in queste sere, in questi giorni continuamente invochiamo dicendo “Vieni Spirito Santo”.

20 Maggio 2021
+Domenico

Padre, non me li abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 11b-13) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 11b-19)

«Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.» 

Audio della riflessione

Abbiamo tutti negli occhi il volto sorridente di un bambino, la contentezza di un giovane, la soddisfazione più compiuta, ma non meno profonda di un adulto … che stanno vivendo un momento bello della loro vita: la gioia di stare con veri amici, il sogno di un amore che sconvolge e si irrobustisce, l’intima serenità e felicità di un papà e di una mamma che vedono la famiglia crescere nella concordia e presagiscono un futuro pulito e sicuro per i figli.

La gioia è una esperienza profonda del cuore umano: è sovrabbondanza di bontà, è sentirsi amati, è amare la vita e goderne l’intima bellezza.

Gesù è abitato dalla gioia, è la gioia in persona! La sua presenza tra gli uomini, la sua intimità col Padre, la consapevolezza del compimento della sua missione, il desiderio di salvezza e di perdono che legge nel cuore degli uomini, il loro bisogno di un Padre, di una casa, di una liberazione dal male, sono tutti motivi che  risuonano nel cuore di Gesù come pienezza di vita, come amore dilatato, come gioia piena … e questa gioia la vuole per tutti coloro che lo seguiranno, la chiede insistentemente al Padre: sa che i suoi discepoli, che sono la nostra immagine, non reggeranno da soli allo scandalo della sua morte, ma vuole che nel loro cuore, come nel cuore di ogni cristiano, ci sia non solo una riserva, ma la pienezza della sua gioia: “Voglio che abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Chi mi segue deve sapere che la strada è difficile, che la croce sta già piantata lungo ogni sentiero, ma deve sentirsi inscritto in maniera indelebile nel cuore il tuo dolce amore di Padre, che sei la pienezza della mia gioia”.

Essere cristiani è sentirsi pensati e collocati dentro questa accorata preghiera di Gesù, è tenere per certo che Gesù non ci lascia mai soli, continua a farci crescere, a riempirci di doni, di consolazione, di sicura speranza, di dolcezza intima.

Ogni uomo e donna deve sentirsi “pensato” da Gesù, deve provare la gioia intima di essere sempre nella sua preghiera al Padre: ci ama a uno a uno, pensa a tutte le traversie della nostra vita, registra le nostre debolezze, conosce le nostre infedeltà, intuisce anche solo un minimo desiderio di autenticità e di verità, ed è desideroso che siamo pieni della sua gioia, una gioia interiore, profonda, che si chiama Spirito Santo, il Consolatore, colui che nella quotidianità della vita ci tiene aperto il cielo e ci guida per le nostre buie strade della vita … e questo Spirito Santo noi continueremo a pregarlo dicendo “Vieni Spirito Santo!”

19 Maggio 2021
+Domenico