Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 3) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 1-11a)
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Audio della riflessione
Siamo tutti e sempre in cerca di vita piena … molti giovani fanno esperienza della noia del vivere: Niente li soddisfa, niente riesce a colmare quella sete che ciascuno si porta dentro! Non è un vuoto creato da illusioni, da sogni di paradisi artificiali … lo può essere, ma ci si accorge prima o poi che siamo stati ingannati.
Hai la sensazione, invece, di aver dentro un pozzo senza fondo, una capacità quasi impensabile, una sete che solo Dio può aver collocato nella vita di ogni persona.
La vita se non è piena non è felice! Se non si apre a qualcosa di grande, non ti soddisfa! L’esistenza di ogni giorno allora è una ricerca, è un cammino, è un pellegrinare o andare randagi, vagare in cerca della pienezza.
Era stato così anche quel ricco che si era presentato a Gesù e nella sua ingenuità, ma pure nella sua profonda consapevolezza di essere fatto per cose grandi, gli va a chiedere: voglio avere vita piena, le mezze misure non mi bastano, la mediocrità mi avvelena la vita.
Sono stati così i discepoli di Gesù che hanno abbandonato tutto per seguirlo: avevano intuito che la pienezza stava dalla parte di Gesù, provavano ogni giorno più che Gesù riempiva il loro cuore … le sue parole, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo sguardo, la sua attenzione a ciascuno, la sua energia li avevano incantati.
Stavano provando che cosa significa avere una sete e aver trovato la sorgente, avere un vuoto e aver trovato la pienezza.
La vita piena è questa: conoscere Gesù e il Dio vero, unico che lo ha mandato!
Stiamo a cercare in tante direzioni, eppure sappiamo che per un uomo la felicità è conoscere Dio e contemplarne il volto invisibile in quello fatto di carne dell’umanità di Gesù.
Molti santi hanno abbandonato tutto, sono vissuti nella solitudine, hanno passato moltissimo del loro tempo in preghiera, assorti, concentrati, orientati alla conoscenza di Dio: così fu San Francesco, lo fu San Benedetto, lo sono stati tanti santi immersi nel mondo a sollevare dolori e a dare speranza, ma sempre a partire dalla contemplazione di questo volto.
La nostra vita trova il segreto della sua felicità nella contemplazione, nello stare faccia a faccia a guardare a Dio, a scrutarne la bontà, a tentare di conoscerne la bellezza e la bontà, perché i cristiani sanno che il volto di Dio non si sottrarrà mai.
Chi ci darà questa attitudine interiore di non trascurare la grande sete che abbiamo dentro, se non l’ultimo grande regalo del Risorto, lo Spirito Santo che stiamo aspettando assetati, non ansiosi, in preghiera dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 32-33) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 29-33)
«Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».
Audio della riflessione
Se poniamo mente a tutto quello che sta capitando nel mondo, ci assale talvolta una tale delusione da stroncare ogni cauto ottimismo: il male sembra sempre esorbitante, più grande, più forte, più pervasivo del bene.
Le cronache purtroppo hanno deciso, forse per natura loro, di fare colpo solo con le notizie cattive … ma il male veramente c’è! Se serviva una dimostrazione la pandemia ce l’ha data: ogni secolo ha la sua barbarie, ogni uomo è capace di mali impensati, di crudeltà inaudite.
La paziente arte di chi vuol cambiare, aiutare il bene ad emergere è sempre soffocata da grandi malvagità: non è raro il caso che proprio le persone che darebbero un contributo determinante a processi di pacificazione vengano uccisi: è il regno delle tenebre che vuole imporsi.
E Gesù dice perentorio: “In questo mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo.”
Sembrano riecheggiare in questa parola di Gesù quegli innumerevoli “non abbiate paura” di san Giovanni Paolo II che hanno dato tanto coraggio a molti di noi: la paura non è un atteggiamento cristiano! L’idea anche lontana che c’è qualche difficoltà che non possiamo superare nell’impostare una vita buona o nel fare del bene non deve avere spazio nella vita di nessuno: è come se avessimo da fare una battaglia decisiva, determinante, conclusiva e che già ci sia chi l’ha vinta per noi.
Questa è la forza del cristiano!
Il mondo è cattivo? È pieno di malvagità? “Non temere, Io ho vinto il mondo!”
Il mondo è il regno degli egoismi e dell’ingiustizia? “Non temere, Io sono l’amore che li distrugge!”
Il mondo è una guerra infinita? “Non temere, Io sono la pace sopra tutte le guerre!”
Il mondo è un male che si insinua nelle pieghe della tua vita interiore? “Non temere io sono la luce che lo dissolve!”
Il mondo è dolore e disperazione? “Io sono amore e speranza!”
Non aver paura è importante, ma non perché è una bella frase, ma perché è una forza interiore che ci viene regalata dalla fede in Dio, dal saperci amati oltre ogni immaginazione, dalla certezza che il male non può vincere Dio.
Diventa allora una forza nuova e un segnale che passa nelle nostre vite come speranza quotidiana. Soprattutto in questa attesa dello Spirito ci possiamo aprire a una speranza certa, e continueremo a pregare dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,4b-15)
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
4 Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi. 5 Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? 6 Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7 Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. 8 E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10 quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Audio della riflessione esegetica
La festa dell’Ascensione di Gesù al cielo ci permette oggi di guardare alla vicenda di Gesù in termini più completi.
Noi siamo abituati a pensare alle azioni di Dio con i nostri modi di procedere, i nostri tempi, le nostre tappe, quasi che Dio debba comportarsi alla maniera umana. Finchè Gesù visse sulla terra come Figlio di Dio che ha assunto la nostra condizione umana, la divinità di Gesù si è espressa seguendo le leggi, i tempi, la maturazione progressiva dell’umanità. Infatti dice il vangelo che Gesù cresceva in età, sapienza e grazia. Ha avuto bisogno di san Giuseppe e di Maria per costruirsi come uomo, come ebreo, come persona, appartenente a un popolo, con tradizioni, riti, modi di vivere. I discepoli hanno sempre fatto questa esperienza con Gesù e dopo la sua morte pensavano che la persona di Gesù fosse finita in maniera così ingloriosa e marcatamente di fallimento. La risurrezione di Gesù che tutti loro hanno sperimentato, e Tommaso per ultimo, li aveva sicuramente rincuorati: non era stata la morte così ignominiosa l’ultima parola detta sua di lui. Leggendo gli evangeli vediamo come gli apostoli e i seguaci di Gesù, prima di capire il significato della risurrezione ce ne hanno messo di tempo e di conversione del loro modo di pensare a Gesù Risorto. Sicuramente hanno pensato che Gesù fosse tornato a vivere la stessa vita di prima. Interessante al riguardo il comportamento della Maddalena, che, preoccupata di più del suo corpo martoriato e cadavere che era scomparso dalla tomba, quando lo ha visto risorto pensava a un ritorno di Gesù alla vita come era stato Lazzaro dopo il miracolo che Gesù aveva compiuto sul suo cadavere. La Risurrezione di Gesù invece è stata un fatto completamente diverso dallo spostamento della data di una morte, come sarebbe avvenuta normalmente per Lazzaro a suo tempo; la risurrezione invece era una nuova creazione, una vita nuova che esaltando la stessa persona di prima e la sua vita la collocava nella vita di Dio, fuori dal tempo, fuori dalla successione dei giorni, fuori dalla provvisorietà e del conseguimento di ogni realtà dentro tappe che sicuramente stanno nella nostra esistenza terrena. Questi, se volete, possono sembrare ragionamenti un poco astratti, ma ci aiutano a capire che con la risurrezione di Gesù si è avverata anche la sua collocazione (detto in forma umana) nella vita di Dio. Per Gesù: Risurrezione, Ascensione e invio dello Spirito Santo sono stati fatti avvenuti nello stesso istante. Per noi averli visti narrati nel vangelo in date diverse è stato necessario per gustare, capire, vivere questa nuova vita di Gesù entro la nostra struttura umana, ma il Signore non è legato ai nostri tempi, anche se ha a che fare con la nostra umanità che ha bisogno di tempi e di esperienze per capire il piano di Dio.
Se la Risurrezione fosse stata compresa dagli apostoli come una continuazione della vita di prima, come avrebbe fatto Gesù a far capire che Lui era venuto per annunciare la buona notizia della salvezza a tutto il genere umano e non solo agli ebrei della Palestina? Il loro attaccamento al maestro è ancora superficiale: il destino di Gesù è la salvezza del mondo e Lui non appartiene solo ai discepoli, ma a tutti gli uomini. Il vero Gesù, Figlio di Dio non è quello secondo la carne, ma quello secondo lo Spirito, di cui continuamente parlava; è necessario che io vada e dopo vi manderò lo Spirito. Invece di essere tristi dovevano aprirsi a questa grande novità e nuova presenza dello Spirito Santo. Il suo andarsene secondo la carne è perché si spezzino tutti i limiti della sua presenza, perché cioè abbia inizio la missione del suo Spirito, che varcando i confini di Israele avrebbe parlato tutte le lingue e riempito la terra. Non è una questione psicologica, ma reale e oggettiva, un passaggio dal Gesù storico, visto, ascoltato, palpato al Cristo della fede, cui Gesù aveva da sempre orientato i suoi ascoltatori. Gesù con la sua morte non se ne va, ma viene e viene fino alla fine dei tempi. Le apparizioni pasquali sono già questa venuta del Cristo. Infatti la croce ha un doppio valore, che è questo:
secondo la carne essa è passione, sofferenza, morte e scomparsa dal mondo
secondo lo spirito è elevazione e presenza perenne del Cristo nella vita e destino degli uomini
Il mistero dello Spirito Santo è lo stesso mistero della presenza perenne del Cristo; Gesù vive in maniera reale nel mondo e vive realmente nella chiesa, suscitata dallo Spirito inviato per la prima volta agli Apostoli.
Nel mondo ci sarà sempre battaglia tra luce e tenebre, tra carne e spirito, ma chi la condurrà sarà lo Spirito Santo, che accuserà il mondo, come dice il vangelo, quanto al peccato, alla giustizia e al diritto. Lo Spirito è chiamato Paraclito, che significa avvocato o meglio pubblico ministero. La storia del mondo non è da vedere solo negli ultimi tempi in termini apocalittici, di grandi sconvolgimenti, ma anche come un processo che sta dentro tutta la storia e va verso una sua conclusione.
Lo Spirito Santo convince che il peccato non l’ha fatto Cristo, ma il mondo che è reo di aver respinto e ucciso Gesù, che era la luce, preferendo a Lui le tenebre. Il peccato del mondo è questo resistere pervicacemente all’annuncio del vangelo
Lo Spirito Santo ci fa capire che giustizia autentica, quella vera è questa: quel Gesù, che è stato ucciso è assolutamente innocente e dimostra che questa giustizia si può far gioco di quella umana che lo ha messo in croce, perché con la sua Risurrezione è entrato nella gloria dello stesso Dio Padre.
Lo Spirito Santo ancora ci rivela che il giudizio è quello rivelato dalla croce. Satana, principe di questo mondo è già stato giudicato; lui sembra forte e sicuro di sé, ma è sotto la potente mano di Dio e la sua potenza è inefficace.
Dentro questo processo contro lo spirito del mondo tutti i discepoli di Gesù non solo godono di una assenza di timori, di una invincibile forza morale, ma conoscendo la vittoria del triplice processo ottenuta dallo Spirito Santo assumono pure una capacità profetica per ogni futuro.
Queste verità non sono frutto della intelligenza o della intuizione umana, non sono proporzionate alla nostre facoltà conoscitive, ma fanno parte del grande disegno che Dio ha sul mondo, sull’umanità, su tutte le potenze anche infernali e che noi conosciamo proprio dallo Spirito Santo, perchè solo Lui scruta le profondità di Dio.
Per cui, (grandezza della vita cristiana!), noi verremo a conoscere il senso recondito della vita umana di Gesù, illuminerà la nostra memoria di Lui, darà ai suoi apostoli una intuizione di maggior conoscenza, adatta a cogliere il senso unificante delle parole e dei fatti della vita di Gesù e loro lo trasmetteranno a tutte le generazioni a venire. La pienezza della rivelazione di Gesù avverrà solo alla fine dei tempi e noi vi siamo introdotti quasi da profeti dallo Spirito Santo.
Occorrerà tutta la storia del mondo e dell’umanità perché si sveli pienamente tutto il progetto d’amore di Dio per il creato. Sicuramente possiamo profetizzare che il processo al mondo e al Maligno sarà sempre vinto da Gesù, tramite lo Spirito Santo.
La salvezza di Dio in Gesù raggiungerà tutti i confini della terra, tutta l’umanità, non c’è potenza del male che abbia a prevalere, Gesù proprio dalla croce trionferà come ha già iniziato a fare dal Calvario effondendo lo Spirito. Infatti la più bella descrizione della sua morte non è spirò, ma emise lo Spirito.
E il tempo di Pasqua è tempo di effusione dello Spirito che si compirà a Pentecoste.
Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20)
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
Audio della riflessione
Mi piace pensare alla vita come a un grande pendolo che oscilla e che sposta i nostri sentimenti, le nostre tensioni ora su una prospettiva ora sull’altra. È il caso del nostro vivere sociale: s’è spostato per tanti anni su idee di universalismo, ora sembra che invece conti di più il particolare, quello che è nostro, che possiamo godere, che ci dà sicurezza e identità, un contorno che ci permette di riconoscerci tra noi, di godere delle nostre tradizioni, di non sentirci espropriati delle nostre radici. La pandemia poi ci ha sconvolto tutti, ci ha interrotto la solitudine, anche se abbiamo dovuto vivere isolati, per bisogno di sicurezza.
Forse si stava fissando troppo su questa ricerca di sicurezza anche il pendolo della vita degli Apostoli, dopo lo sconquasso crudele degli avvenimenti della passione e morte di Gesù, dopo la insperata e ritrovata felicità di vederselo vivo, risorto a ritemprare forze e stimolare volontà. Era stata di nuovo ricomposta la piccola comunità. Certo tutto non era più come prima, ma la tentazione di riportare il messaggio di Gesù al livello del tamponamento consolatorio della vita di ciascuno era forte. E Gesù interviene e dà un’altra oscillazione al pendolo, una oscillazione definitiva: “andate in tutto il mondo” è là che mi troverete d’ora in avanti, non qui. Il mio messaggio, la mia vita, la mia forza è nelle vostre mani e va spesa nelle strade del mondo. Il mio compito su voi, di tenervi uniti, assieme, è finito. Io sono con voi per sempre, tutti i giorni fino alla fine del mondo.
Non li abbandonava, ma dava loro appuntamento fuori dal guscio delle piccole appartenenze, dei piccoli equilibri di coscienza, delle fragili identità da bonsai. Il mondo è la piazza del Vangelo, le strade dell’uomo sono le direzioni, tutta la sete di amore, di pace, di verità è invocazione per cercare nuovi orizzonti.
Tutte le sofferenze sono indicazioni di rotta. La fede non è un bene da seppellire nella vita come una moneta preziosa. Quando tornerai a scavare non la troverai più, non sarà più fede, ma ideologia, potere, comodità, egoismo, archeologia, museo, muffa. La fede si fortifica e cresce solo se la doni. Gli apostoli sono partiti tutti. Noi invece ci siamo spesso seduti. E questo posto in cielo per noi?
Scriveva Flavio, un giovane universitario di Verona, stroncato da un cancro: “il mio cuore è spezzato, il mio cervello stanco il mio corpo invecchiato e non mi resta che pianto e amarezza… non so più se avere nostalgia della vita o desiderio della morte. Ti esonero dal ricordarmi la storia di Giobbe che si gratta la rogna, del figlio di Dio crocifisso, di Paolo che scioglie le vele: le conosco, ci credo e prego tutta questa storia a lieto fine… per ora indugio nel sepolcro, non svegliarmi… E alla fine, affascinato dalla vita piena di Gesù scriveva: salirò in cielo e sarò per quanto ne sono capace, stella del vostro cammino; tutto il buono, il bello, tutto il vero, il giusto lo porto con me.
Ora chiedo al Signore che mi lasci andare e chiedo una benedizione per te e la comunità. Tu, marinaio capace, mi troverai sempre nel cielo notturno. Me ne vado con la stessa pace nel cuore di Simeone. Lascia che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. Flavio, la tua nuova vita ci interessa.
«In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».
Si coglie anche con estrema semplicità nell’aria quando sta cambiando nella vita propria o nella vita di una comunità o di una città … il contesto, lo scorrere dei giorni, una situazione di serenità raggiunta anche a fatica in cui ci si è abituati a scambiare pensieri, affetti, amore, modi di pensare, collaborazioni, intese, sacrifici e peneche … cambia: è la partenza anche dolorosa, ma sempre carica di speranza, di un figlio o una figlia che si sposa, è la dolorosa morte di un congiunto, è il venir meno di una persona che ha fatto da riferimento indiscusso, che ha portato grandi novità e bontà a tanti.
Ricordiamo tutti la morte di Papa Giovanni 23mo: in quel caldo giugno di tantissimi anni fa, di San Paolo VI nel pesante agosto di un anno triste di morti violente per le brigate rosse, che hanno avvelenato i suoi ultimi giorni pur pieni di grande serenità e speranza, di papa Giovanni Paolo II in quell’aprile non troppo lontano.
Ciascuno ha nella sua vita la tensione di attese di grandi cambiamenti imminenti.
La comunità degli apostoli così viveva l’imminente partenza di Gesù, la conclusione della sua presenza tra gli apostoli … e Gesù dice che ritorna al Padre: è una partenza che può solo creare gioia perché si compie la sua missione! La sua è una conclusione di una vita regalata in maniera unica, non è un fallimento.
Diversa era la tremenda situazione della sua morte che aveva lasciato gli apostoli nella più nera disperazione, difficile a risalire anche con tutta la paziente presenza di Gesù risorto in mezzo a loro.
Finiva il suo cammino sulla terra e iniziava quello della Chiesa: questa vita della Chiesa iniziava con il dono della preghiera, di un dialogo assolutamente ascoltato con amore dal Padre, con la presenza di una parola chiara e avvincente, “vi parlerò apertamente”: si tratta di una gioia piena, senza ombre di disperazione che si allungano sulla quotidianità, perché può contare sulla sua presenza nel corpo e nel sangue dell’Eucaristia, soprattutto sulla presenza dello Spirito Santo.
E’ la gioia che nasce dalla certezza di una salvezza donata senza rimpianti, è una gioia immeritata e che non sta nelle mani dell’uomo, ma di Dio.
“Nessuno ve la potrà togliere.”
A noi allora è richiesto solo di amare Gesù e credere in Lui, è richiesto di accogliere, che è diverso da un impossibile meritare.
“Il padre stesso vi ama, perché a me volete un bene assoluto, senza riserve, con tutta la vostra nuova vita e la vostra passione .. e io vi manderò lo Spirito Santo” … e noi in questi giorni preghiamo sempre dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 9-17) nella festa di San Mattia, Apostolo.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.
Audio della riflessione
A noi piace essere protagonisti, e giustamente, in tutte le vicende della nostra vita: noi scegliamo lo studio, il lavoro, le amicizie, lo svago, le cose che ci servono … siamo noi … i soggetti che impostano il proprio futuro, che si danno modelli di comportamento, che decidono di impiegare in un certo … modo le proprie energie e qualità.
Ci sono stati tempi in cui questo non era facile, perché le libertà individuali erano più controllate; c’è però da dire che spesso questo nostro protagonismo è solo formale, perché non ci accorgiamo dei persuasori occulti che ci portano a decidere quello che vogliono loro: Manipolazioni del consenso, costrizioni economiche, pubblicità non sono proprio al servizio di libere scelte. Nel nostro rapporto con Dio, Gesù ha il coraggio di parlare chiaro, di farci capire che la nostra libertà, il nostro protagonismo è dentro un piano d’amore di Dio.
Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Abbiamo davanti una proposta decisa, definita, coinvolgente di Gesù nei nostri confronti. Ci resta sempre tutta la libertà di una risposta, ma è importante sapere che non siamo davanti al nulla, a una eccedenza di opportunità che nessuno ci aiuta a dipanare e quindi poi a decidere. Non siamo a questo mondo nel vago, nell’incertezza. Siamo scelti da Dio, in Gesù. Vi ho chiamati amici, vi ho amato. Non siete nel nulla, non siete nel caos, ma dentro una proposta chiara con cui vi dovete confrontare. E la mia chiamata è all’amore
Non siamo chiamati a fare numero, a fare guerre, a strategie di potere o di controllo, ma solo all’amore, fino al dono della propria vita. Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Essere entro questa decisione radicale, entro questa scelta è per noi una gioia immensa. Sapersi amati da Dio fino all’ultima goccia di sangue, come poi Gesù ha dimostrato è la vera notizia della vita di ogni tempo e di ogni luogo. Questo è il vangelo, è lo sconvolgimento totale del rapporto tra uomo e Dio, tra creatore e creatura. Siamo stati scelti, non imposti, non presi a caso, non sorteggiati, ma pensati a uno a uno e chiamati.
La nostra risposta definisce le nostre esistenze, ci permette di impostare in maniera nuova oggi il vero protagonismo, quello dell’amore. L’apostolo san Mattia, di cui oggi facciamo memoria, è proprio stato scelto da Dio con una chiamata particolare, quella di ricostituire il gruppo degli apostoli dopo la defezione di Giuda. E’ necessario che un altro si unisca a noi per farsi testimone della risurrezione del Signore Gesù. Gettarono la sorte tra lui e Giuseppe Barsabba detto il giusto e fu scelto Mattia che rimase con gli apostoli nel Cenacolo a ricevere lo Spirito Santo a Pentecoste.
Il suo campo di apostolato fu l’Etiopia. Il suo martirio avvenne a Sebastopoli, città della Crimea
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 16-20)
«In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»
Audio della riflessione
La gioia e la tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza: la vita è fatta di soddisfazioni pulite, talvolta di torti subiti, di risultati raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata … si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata … ma spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria.
Per i cristiani, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà: c’è un mondo che troverà “gusto” a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.
Il secolo scorso, ma così pure quello nostro che è cominciato soltanto da vent’anni, è stato un secolo di grande persecuzione per la chiesa, per i cristiani, per la loro fede in Gesù: molti hanno pagato il loro credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, con la vita; popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre!
Le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore; ancora oggi si avvera quel che dice il vangelo: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà.
E’ la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù. E’ una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio.
“Ma la vostra afflizione si cambierà” in gioia, dice il Signore: al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine.
La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso. Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine. La tristezza del male si cambierà in gioia del bene.
Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione, e occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria … e avere la costanza di pregare – come facciamo in questi giorni – sempre Vieni Spirito Santo!
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 13) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 12-15)
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Audio della riflessione
Spesso ci mancano le forze: vediamo tutto il male che c’è da combattere, abbiamo davanti le sfide della cultura, dei mass-media, della mentalità imperante e ci sentiamo deboli, inadatti, incapaci … manchiamo di allenamento, siamo senza nerbo …
La vita cristiana la nascondiamo con la scusa che occorre essere miti e umili: in verità siamo senza slancio, abbiamo muscoli rattrappiti dall’inerzia che domina sovrana sulla nostra vita spirituale … crediamo che tutto vada avanti da solo e quando capiamo che ci dobbiamo mettere la nostra vita non riusciamo nemmeno a stare in piedi, non riusciamo a portare il peso di un rinnovamento.
Tanti sono gli elementi che devono sparire dalla nostra vita: gli affetti sbagliati, le piccole o grandi passioni sregolate, le idiozie, cui siamo abbarbicati e che ancora ci … frenano nel cammino della vita, gli idoli che popolano le nostre mensole e che ci attardano nel cammino verso la santità, le ferite da cauterizzare, per non stare tutta la vita a leccarcele e a rimpiangere i tempi passati.
Ciascuno di noi ha da essere provato dal fuoco per resistere, per essere limpido, per dire a tutti che la sua vita è cambiata, che non fa più la fila dello spaccio di qualsiasi sostanza, di qualsiasi placebo o oroscopo: non vuole più surrogati, ma vita vera!
Possiamo avere ogni bellezza e potenza, possiamo dare l’impressione di essere irresistibili, abbiamo fascino, magari un corpo da fare invidia … abbiamo calcolo, furbizia, fortuna, ma se manca l’amore tutto resta senza senso e la vita che ne può nascere è soltanto illusione.
Gesù conosce bene il nostro cuore e non può lasciare soli in balia della debolezza, della confusione i suoi discepoli, e anche noi stessi che lo vogliamo seguire.
Ecco allora la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze: ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere; colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa; ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale e ci offre il perché di ogni nostra sete e di ogni nostra passione.
Non solo, ma … lo Spirito Santo sempre ci riempie dei suoi doni per guarire le nostre ferite, farci capire la parola di Gesù, alleviare le nostre sofferenze, aiutare a convertire i nostri cuori.
E allora noi, in questi giorni, non smetteremo di dire “Vieni Spirto Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 5-11)
«Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.»
Audio della riflessione
Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza; quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue – giustamente – la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo … ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa tradisce col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.
Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione: erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte … e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele.
La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile … adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva: “Perché ho detto queste cose – ciò aveva anticipato che Gesù sarebbe tornato al padre – la tristezza ha riempito in vostro cuore”.
Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio … la vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza … ma Gesù non si sottrae mai: anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile! Verrà a voi il Consolatore.
Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza: è il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito Santo.
E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.
Lo spirito è la certezza fatta persona che Dio abita sempre in noi e non ci abbandona mai … e noi non smetteremo di pregare in questo tempo “Vieni, Spirito Santo!”
una riflessione Esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27.16,1-4)
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
Giovanni 15,26-27
26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
Giovanni 16,1-4
1 Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. 2 Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 3 E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4 Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato.
Audio della riflessione esegetica
Dalla prima Pasqua e dalla nostra appena celebrata e in continuazione senza interruzioni siamo casa, abitazione, dello Spirito Santo, cioè di quell’artista che con scalpello e pennello ricostruisce noi secondo la figura di Gesù, ce ne dà il cuore, i pensieri, i lineamenti, la felicità piena. Gesù conosce bene il nostro cuore e non può lasciare soli in balia della debolezza, della confusione i suoi discepoli, noi stessi che lo vogliamo seguire. Ecco allora la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze. Ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere. Colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa. Ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale, ci offre il perché di ogni nostra sete e passione.
Non solo, ma lo Spirito Santo sempre ci riempie dei suoi doni per guarire le nostre ferite, farci capire la parola di Gesù, alleviare le nostre sofferenze, aiutare a convertire i nostri cuori. Gesù, il Signore risorto ci introduce in una esperienza interiore invidiabile.
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Ci viene ad abitare una forza e un fuoco che purifica, scalda, illumina. In questo tempo pasquale la nostra vita ha un appuntamento con Dio che rimarrà indelebile. Dio ci scrive nella carne un sigillo di appartenenza che non sparirà mai. Ricordate come facevano con gli schiavi i popoli antichi? Li marchiavano a fuoco vivo con dei ferri roventi per indicare che sarebbero sempre appartenuti a quel padrone. Molti ancora oggi si fanno tatuaggi con disegni ricercatissimi. Non c’è cantante rock che non sia tatuato alla grande, così i detenuti, gli sportivi. Ebbene lo Spirito Santo ci lascia il tatuaggio indelebile e identificativo dei cristiani.
Dio non è un padrone che ha bisogno di marchiare con il fuoco una sua proprietà, perché tutto il mondo è suo e non toglie mai la libertà a nessuno. Allora che significa il tatuaggio dello Spirito Santo? E’ un segno che il vescovo traccia ungendo a forma di croce la nostra fronte col crisma che è un olio profumato e consacrato, che ci richiama sempre a una promessa d’amor che oggi gli facciamo.
Dio in cambio ci dà i sette doni; li elenchiamo e poi li accogliamo a uno a uno.
1. Sapienza. 2 Intelletto. 3Consiglio. 4Fortezza. 5 Scienza 6 Pietà. 7 Timor di Dio
Non è sufficiente ampliare tutte le conoscenze, avere tutte le informazioni possibili, saper usare computer dell’ultima generazione, saper usare smartphone, essere dei maghi con il cellulare, ma occorre essere saggi nell’usare tutte le informazioni che abbiamo ; il dono della sapienza
Per tutte le nostre ricerche è basilare la conoscenza intellettuale; è molto importante avere una perspicace razionalità, ma se non ci si aggiunge la conoscenza del cuore, si rimane freddi e saputelli, spesso anche farisei e giustizieri; questo è il dono dell’intelletto
Non basta essere furbi, sentirsi sicuri; è giusto essere indipendenti, ma non siamo mai autosufficienti; dobbiamo sempre poter disporre di consigli giusti al momento giusto; è il dono del consiglio
Noi siamo sempre un po’ paurosi, soprattutto abbiamo vergogna a fare le brave persone, a difendere un amico che viene tirato in giro, a dire che andiamo a messa, a fare un segno di croce, a nasconderci dietro un dito…abbiamo bisogno del dono del coraggio, della costanza, della tenacia lo chiamiamo il dono della fortezza.
Ancora è basilare conoscere la realtà, ciò che ci circonda, in cui siamo immersi sia la natura che le storie di ogni persona; a noi però serve anche di appassionarci alla ricerca della verità per destreggiarsi da tutte le fake news che ci intorbidano la visione della vita, del mondo, del nostro essere. è il dono della scienza
Il massimo che possiamo avere non è la quantità di euro di cui possiamo disporre, ma molto di più nell’essere pieni di bontà da regalare a tutti è il dono della pietà, che si traduce non con aver pietà dei poveracci, ma avere bontà verso tutti
Possiamo illuderci di conquistare il mondo e possedere la vita, ma se in noi non c’è un posto per il Signore restiamo con le mani vuote. Dobbiamo sapere che noi siamo creature e Lui è il Creatore. Questo è il timor di Dio non, come qualcuno pensa: aver paura di Dio
Il sentirsi innamorati non è tutto; avere e provare attrazione, simpatia, gioia e appagamento non è sufficiente! Occorre sapere che cosa è l’amore vero; lo Spirito Santo con i suoi doni ci dà l’amore vero
Ecco lo Spirito Santo da quando Gesù è morto e risorto cesella nelle nostre vite queste opere d’arte; sono i suoi doni. Io vi garantisco che in questo tempo pasquale ve li regala e non li ritira più. Sarete voi a dimenticarli, non Lui.
Tutti i genitori devono sapere, perché li stimiamo, che i loro figli non sono dei bastardi perditempo o dei bamboccioni, ma diventano casa dello Spirito Santo; per ogni figlio c’è un altro inquilino nelle vostre abitazioni: Lui, l’amore di Dio, il fuoco dell’amore, la colomba della pace, contro tutti gli assalti dei falchi che già si buttano o si butteranno sulle nostre vite ingenue ci manda il vento dello Spirito che è come l’aria pulita in un mondo bello, da godere, che non può avvelenarci.