Non siamo una fila di orfanelli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-18) dal Vangelo del giorno (Gv 14,15-21)

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 

Audio della riflessione

Forse qualcuno di noi ha visto in mostre fotografiche o ricorda quelle file di ragazzini infelici, vestiti tutti alla stessa maniera dietro un funerale: gli orfanelli. La guerra aveva sottratto a loro i papà, spesso tutti e due i genitori e qualcuno li aveva raccolti. Oggi purtroppo il mondo è ancora pieno di orfani: le guerre non sono mai finite e tanti di questi bambini nemmeno trovano una fila di infelici, ma sono buttati e venduti per essere usati a pezzettini.

L’orfano è colui che manca dell’appoggio indispensabile per la vita. È colui che ha in cuore un cumulo di promesse che non possono più essere accese perché manca il sostegno. Occorre qualcuno che si fa padre o madre, che si inscrive in quella vita infelice per riaccendere le speranze, aprire una strada per il futuro.

Gesù guardando ai suoi fragili e semplici discepoli, a coloro che gli avevano creduto e che, dopo tante tergiversazioni, piccoli tradimenti e meschinità, si erano stretti a lui, immagina il loro smarrimento. Quel che non era riuscito ai potenti con la sua crocifissione e morte forse lo avrebbe potuto in seguito ottenere l’essere lasciati soli.

Per questo dice: non vi lascerò orfani, non posso vedervi così pieni di speranza e in balia del male che non vi darà tregua; la dolce compagnia del Salvatore non è questione di sentimenti tenui da continuare, ma di forza indispensabile su cui contare.

Vi darò un consolatore, un confortatore, una forza, una colonna su cui potete contare. Non vi relegherò a fare la fila di orfanelli, ma vi darò la tempra e la forza di una paternità, la sicurezza di una verità, la certezza di una presenza. “Egli dimora presso di voi e sarà in voi”.

Così la Chiesa non è un orfanotrofio che piange il suo fondatore defunto, ma una comunità che, se anche molti nella storia hanno tentato di decimare, è sempre risorta: prima nelle coscienze di chi ha saputo ascoltare lo Spirito, il Consolatore e poi nella concretezza della vita di comunione e di ideali.

9 Maggio 2021
+Domenico

Chi mette pace, segue Cristo sulla croce

una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-19) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 18-21)

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Audio della riflessione

Stiamo assistendo da sempre, ma in particolare in questo nostro mondo a una aggressività particolarmente grave nei confronti dei cristiani. I martiri sono in aumento. Si scatenano nel mondo le forze del male contro persone inermi, semplici, credenti convinti, operatori di pace e di serenità. Si direbbe che c’è un accanimento speciale contro coloro che cercano di mettere pace, di far stare assieme gli uomini in progetti di convivenza e di bontà. Dove ci sono guerre, contrapposizioni, lotte tra i popoli e divisione tra le religioni e lì c’è una persona che tenta in tutti i modi di unire si scatena la violenza contro il pacificatore. E’ così per chi  tenta di far convivere cristiani e mussulmani, ebrei e palestinesi, ricchi e poveri, inglesi e irlandesi, cristiani e atei. Il diavolo ha questo nome che significa appunto divisore. L’arte sua è di continuare a dividere,  a creare odio, a tenere in contrasto. E così si consumano grandi vendette nella storia degli uomini, pure nella politica e nella vita sociale.

Certo il male ha come terreno di grande prolificazione l’odio, la separazione, la contrapposizione. Spesso i giovani colgono il tragico tranello della divisione e tentano vie di convivenza pacifiche, ma gli adulti li puniscono, li tolgono di mezzo, li ammazzano pure per non perdere il potere demoniaco di dividere. Fu così per Gesù. Anche lui che è l’antitesi del diavolo, lui che è il simbolo, Lui ha fatto dei due un popolo solo, Lui ha legato fede e vita, ha abbattuto tutte le barriere, perché sapeva che esse erano responsabili del male tra gli uomini. Noi infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; noi diamo spazio a ciò che ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni. Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco. Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.

Noi siamo ingenui, ma crediamo veramente che il mondo va verso una convergenza pacifica, che le guerre sono assurde, che la terra è una casa per tutti e non ci importa dell’odio dei malvagi perché sappiamo che il nostro maestro non li ha temuti e proprio quando sembrava che avesse fallito è risorto e regna ancora per chiamarci alla comunione fra tutto il genere umano.

Papa Francesco va ovunque predicando questo e non bastava l’ultima sua enciclica ha come titolo e tema Fratelli tutti , una sogno, una visione, un dono di Dio, che non sta nelle ipotesi, ma nella reale natura dell’umanità e del mondo.

8 Maggio 2021
+Domenico

L’amore è l’elemento unificante dell’universo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 12-17)

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.»

Audio della riflessione

Stiamo sempre a cercare che cosa di bello, di importante di esaustivo può definire la nostra vita e la vita del mondo. E’ quello che definisce la nostra fede: Dio che è amore. E’ la legge dell’amore che definisce la nostra esistenza e l’esistenza del mondo. Non sono gli interessi, non sono i soldi, non è la fortuna, non è il fascino, non è il potere, ma la capacità di amare.

Ai giudei che seguivano Gesù nasceva in cuore una domanda che affiora anche alle nostre coscienze. In che consiste soprattutto la vita cristiana? E’ un insieme di norme e di precetti che costringono il cristiano in una visione di mondo controllata, buona, ma ingessata? E’ un insieme di regole di galateo politicamente corretto? Gesù dice: amatevi gli uni gli altri. Questa è l’unica legge, questo è il perno del mondo.

Gli studiosi di fisica, anche in tempi lontani dal nostro, hanno sempre nutrito un sogno: quello di far vedere che tutte le forze che si sprigionano dalla natura sono riconducibili a una sola forza; si manifesta in modi diversificati, ma è sempre la stessa forza: la gravità, l’elettricità, il magnetismo, la forza atomica …

Anche Gesù vuol far capire ai suoi discepoli che c’è un’unica “forza”, l’amore, che lega tutto, e ogni amore ha una sola sorgente, che è Dio.

Il campo semantico dell’amore è amplissimo, è amore quello fraterno, quello di amicizia, di figliolanza, quello materno e paterno … si esprime al massimo delle potenzialità e del coinvolgimento come archetipo nell’amore quello tra uomo e donna … ma l’amore è uno solo: è Dio che in se stesso è l’amore.

Il cristiano allora si deve sentirsi amato, deve sentirsi scelto e il suo essere credente è solo rispondere a questa scelta che Dio ha fatto per lui.

Essere cristiani non è comportarsi bene soltanto – come dicevo altre volte – ma soprattutto sapere di essere amati da Dio e accettare di farci amare.

Spesso è così anche nella vita di coppia: l’amore è soprattutto lasciarsi amare e non imporre se stessi.

L’amore di Dio però è di una qualità sola e definitiva, è quello più vero perché è della serie di colui che dà la vita per gli altri.

Avere un Dio così esige che ci disponiamo a fare altrettanto: è l’unica grande speranza della vita sapere di essere amati alla follia da Dio.

7 Maggio 2021
+Domenico

Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vostra vita non sarà vuota. La vita è un bene “indisponibile”; l’uomo lo riceve, non lo inventa; lo accoglie come dono da custodire e da far crescere, attuando il disegno di Colui che lo ha chiamato alla vita; non può manipolarlo come fosse sua proprietà esclusiva.

Viviamo un’epoca nella quale l’uomo non crede più alla centralità di Dio nella storia, all’essere Lui l’unico liberatore e salvatore. I salvatori si sono moltiplicati e, moltiplicandosi, si sono relativizzati. Con la perdita della fede in Dio, invece di non credere più a nulla, si crede a tutto. E’ proprio vero che  quando si eclissa Dio spuntano gli idoli, la religiosità diventa superstizione, l’uomo smarrisce il senso della sua dignità e del suo destino.

Ricorderò sempre quello che Giovanni Paolo II rispondeva ai giovani kazaki, che gli domandavano chi sono io per te Papa Giovanni: Il papa rispondeva: “tu sei un pensiero di Dio, tu sei un palpito del cuore di Dio, tu hai un valore in certo senso infinito, tu conti per Dio nella tua irripetibile individualità”.  Proviamo a ripensare a queste parole quando rispondiamo ai complimenti con gli insulti, alle domande coi grugniti, alla vita con la bestemmia, ai problemi con gli acidi, alle invocazioni di aiuto con idiozie e ai ragionamenti con le nostre paranoie.

E’ sempre vero che bisogna comportarsi bene, ma  il cristiano non è colui che si comporta bene, ma è colui che sa di essere amato da Dio, che si lascia amare da Dio, che ha il coraggio di starlo a guardare, di rimanere con Lui, di stare cuore a cuore con Lui. “Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi, coccolarvi”.

Noi siamo rami, non siamo la pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”. I santi hanno cominciato a diventarlo, quando hanno capito che dovevano lasciar fare a Dio, si dovevano fidare ciecamente di lui. E’ Lui che va messo al centro, è Lui che conduce la vita e la storia di ciascuno di noi, non senza la nostra partecipazione. Se ci convinciamo che il Signore ci vuole un  mondo di bene, non ci scoraggia più nessuno e nessuna situazione della vita.

5 Maggio 2021
+Domenico

La Pace è possibile !

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27-31) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 27-31)

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di “benessere”, di tra

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità, calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo.

Ancora molti pensano che la guerra è una realtà necessaria invece, che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi … purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un disordine più grave e non se ne vede mai la fine.

Papa Francsco e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno… nessuno li ha mai ascoltati, tanto più che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il mestiere della guerra, ma bambini e persone innocenti: è utile vedere come in queste ultime guerre le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco si scarica maggiormente sui civili.

Tutto … per ottenere la pace: infatti gli eserciti non sono più chiamati i professionisti della guerra, ma i difensori della pace, i portatori di pace.

Gesù giustamente dice: “vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo”.

La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore: è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore.

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna.

Sembra impossibile come lo è tutto quello che Dio promette e fa.

Del resto anche solo nel secolo  che ci ha preceduto nessun europeo pensava che ci potesse essere pace tra Francia, Italia, Germania, Inghilterra… Oggi più nessuno invece pensa anche solo lontanamente che qualsiasi controversia tra noi venga risolta con la guerra.

Vuol proprio dire allora che è possibile fare un percorso, entrare dentro una prospettiva, sprigionare tutte le forze possibili che abbiamo: se maturiamo come uomini, se lasciamo parlare in noi il cuore di Dio e se ne accogliamo la sorgente, la sorgente della Pace è Lui.

4 Maggio 2021
+Domenico

Facci da via e faremo la tua strada

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 6.12) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 6-14) nella festa dei Santi Filippo e Giacomo

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Audio della riflessione

Sono tante le cose di cui ci dobbiamo preoccupare per vivere bene, per condurre una vita decente: avere buoni rapporti con tutti, offrire la nostra solidarietà a chi ne ha bisogno … ma ce ne sono tre che sono indispensabili:

  • conoscere la strada della vita, conoscere cioè che un percorso da fare per condurre una vita buona, felice, soddisfacente …
  • essere sicuri di camminare secondo verità, difendendoci dai facili inganni in cui altri ci attirano, e …
  • vivere veramente, non solo sopravvivere o vivere di risulta.

La frase perentoria di Gesù “Io sono la via la verità e la vita” risponde a questo bisogno fondamentale di ogni esistenza!

Spesso non sappiamo che fare, ci troviamo come in un deserto o nel mare senza bussola: non ci sono strade, non c’è freccia, siamo  nella nebbia, con la fastidiosa sensazione di esserci perduti, o di trovarci in un posto invece siamo in un altro …

La nostra esistenza è diventata un intrigo di proposte, di sollecitazioni, di esperienze contraddittorie: “Che devo fare, che strada prendo nella mia esistenza?” Soprattutto chi è giovane si trova di fronte a una eccedenza di opportunità che vengono sempre meno e non sa che cosa scegliere.

Avere qualcuno che ti indica quale è la strada è veramente molto importante … ebbene Gesù dice: “Io sono la via. La strada giusta della vita passa da me, io sono meglio di ogni tuo satellitare.”

Vederlo come via non significa aver trovato la cartina geografica o stradale, ma aver percepito in Lui la certezza di un percorso di felicità e di una compagnia sicura per raggiungerlo, per costruirlo, per farlo: non ci indica solo la strada, ma è Lui stesso la strada.

Lui è anche la verità! Il problema di oggi sembra essere la libertà: fare quel che si vuole, andare dove si vuole, ma il vero problema è di sapere se siamo veri o falsi, nella verità o nella falsità.

Persone compiacenti che ci isolano in un pietoso inganno ce ne sono sempre tante e sono troppe … abbiamo invece bisogno di sentirci dire sempre chi siamo e che cosa possiamo fare, quali cose dobbiamo cambiare, se la nostra strada è quella giusta, se la nostra vita è impostata bene.

Gli amici purtroppo spesso non hanno coraggio per non offenderci.

Gesù è l’amico che sta sempre dalla parte della verità e per questo allora diventa la nostra vera vita, la vita di quel Dio che non ci abbandona mai.

3 Maggio 2021
+Domenico

Non stacchiamo mai i rami dalla pianta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Spesso ci sembra che manchi qualcosa alla nostra esistenza quotidiana. Ho un comportamento corretto, una vita regolare, mi par di essere onesto nel lavoro, pago pure le tasse, che non è cosa da poco, non mi lascio impelagare in avventure strane. In questa pandemia non mi sono mai scoraggiato. Eppure hai l’impressione che manchi un perno, ti pare di girare a vuoto di sentirti sterile, scontato, di non produrre bontà.

La spia che c’è qualcosa che non funziona, e che è diventata la malattia del secolo, è che perdi spesso la pazienza, che troppe volte t’arrabbi, magari urli, perdi le staffe, vola qualche parola di troppo. Credi di avere in mano tu la vita e quando ti sfugge t’arrabbi per cambiarle il corso; invece resta come prima, con qualche coccio da ricomporre. Ma noi siamo tralci, non siamo la vite; noi siamo rami, non siamo la  pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”.

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vita non sarà vuota. Rimanere è un verbo che la nostra vita, moderna non conosce più. Oggi si esige il fare, l’organizzare, telefonare, far sapere, gestire, costruire, riunire, coordinare tabelle, confronti. Avere sempre campo per il cellulare. Gesù dice: rimanete; datevi una calmata  ritrovate la bussola, il centro; tendete l’orecchio  alla Parola, a una buona notizia, al vangelo. Non occorre perdere la pazienza. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

Pianta e rami, vite e tralci, sorgente e ruscello, sono abbinamenti che non possono stare slegati. Non scorre acqua se il ruscello non è legato a una fonte viva, non scorre vita se un ramo non è attaccato alla pianta, non c’è possibilità di dare un grappolo se un tralcio vien staccato dalla vite. Non c’è bontà nell’uomo se non sta attaccato al sommo bene; non c’è amore nell’uomo se non sta attaccato alla sorgente dell’amore che è Dio. Il mondo è tutto una serie di interazioni, di collegamenti, di fili che non legano, ma fanno circolare vita. La nostra autosufficienza vorrebbe che tutto partisse da noi. Noi siamo la bontà, e non ci accorgiamo che da soli sappiamo soltanto essere cattivi; noi siamo la gioia e non ci accorgiamo che ci caratterizza di più la noia; noi passiamo per generosi, invece ci caratterizza di più l’egoismo. Abbiamo perso la strada della sorgente, dobbiamo risalire il fiume della vita e avere il coraggio di ritrovarne la fonte.

Ecco perché tanti santi non smettevano di pregare: stavano sempre in contemplazione e in contatto diretto con la sorgente; avevano la coscienza che solo guardando a Dio intensamente ne potevano accogliere il dono. Abbiamo tanti mezzi per risalire alla fonte: la preghiera, l’ascolto della Parola, la liturgia, la contemplazione delle opere di Dio, la stessa accoglienza del povero. Quante persone si sono ritrovate piene di vita perché hanno avuto il coraggio di stare con i poveri, di amarli e li hanno visti come sorgenti da cui scaturiva l’amore di Dio.

Quando sperimentiamo aridità, vuol dire che il tralcio si è staccato dalla vite, significa che non comunichiamo più con Dio, ci siamo riempiti troppo di noi, abbiamo sostituito la sorgente con pozzanghere, per comodità, per abbassamento del gusto del vero e del bene. Vivere la vita di grazia non è un automatismo, ma una apertura costante alla luce di Dio, una decisione radicale di stare dalla sua parte, di lasciarci invadere dal suo stile di vita, dalla sua grazia. Non solo, ma non riusciamo nemmeno a immaginare quanto bene Dio può far nascere dalla nostra debolezza, dalla nostra incapacità, dalla nostra stessa malattia, dalla povertà. Dio, il suo regno lo costruisce con le nostre fragilità; con queste sa ridare vita ad ogni morte del cuore e dello spirito, del mondo e delle sue strutture.

2 Maggio 2021
+Domenico

Non si fermerà a quest’anno godere della cura di san Giuseppe

Ogni uomo ha progetti di vita: per un po’ di tempo, quando è ragazzo, sogna,  li confonde con le “veline della Tv”, con le figure eroiche dello schermo, con gli atleti di uno sport, con le professioni “patinate” … poi un po’ alla volta si costruisce ideali concreti, mette in fila allenamenti, studi, ricerche, sforzi per dare corpo ai sogni, per dare gambe e cingoli alle sue aspirazioni.

Io immagino Giuseppe, San Giuseppe, un giovane così: un lavoratore, un carpentiere come dice il vangelo; un giovane che accetta la vita, la vede come un campo di prova e una occasione di felicità semplice, autentica … e dentro questo suo progetto ci sta l’amore: il desiderio di donare il cuore a una ragazza, di affrontare con lei le sfide della vita, le semplici gioie di uno sguardo negli occhi, di un tenero affetto nei corpi, di fare una famiglia, di spendere i suoi sentimenti nella storia di un amore pulito, nella intimità di una …. casa; e incontra la ragazza del cuore, e comincia a dare concretezza ai sogni.

 La ragazza è Maria: Decide di sposarla.

Ogni popolo ha le sue usanze, i rapporti con i genitori da curare, le tradizioni che accompagnano il nascere di una famiglia, i tempi di attesa per vivere assieme.

Gli affetti accolti e donati per costruire una famiglia non sono fatti esclusivamente personali, sono parte integrante della vita di una comunità, dell’intreccio di relazioni delle famiglie.

E’ sempre un gioco – insomma – tra interiorità e intimità da una parte e comunità e società dall’altra.

Proprio in questo tempo bello e progettuale Giuseppe vede che Maria si porta un segreto che lo sconvolge: aspetta un bambino e non è il suo.

La sua umanità tesa al progetto, alla realizzazione del sogno della sua vita ha un appannamento: non vede più chiaro, si sente scavalcato da qualcosa che subito immagina di grande; non si adatta all’interpretazione più banale, ma scava nella sua storia di amore con Dio e di amore di Dio verso il suo popolo la ricerca di una risposta. Affida alla sua fede e non ai suoi risentimenti o alle interpretazioni facili e denigratorie in cerca di una magra consolazione.

Si fa una domanda lancinante: che vuole Dio da me? Il mio bel progetto non è il suo. C’è qualcosa d’altro.

Ferma allora la sua storia, offre a Maria il massimo rispetto e dignità di scelta: la vuol rimandare nel segreto. Tutto deve rimanere nella coscienza pulita sua e nella storia inaspettata, ma sicuramente scritta in Dio, che sta vivendo Maria. Tanto la stima e le vuole bene!

Ferma i suoi sogni e ne aspetta altri. E Dio vede la sua forte fede e gli svela il segreto: “Non temere Giuseppe, sei proprio un giusto, non avevo alcun dubbio sulla tua integrità. Ti affido Maria, si porta in grembo il Figlio di Dio, la sorgente di quell’amore che riempie la tua esistenza e quella del mondo.”

La comunità cristiana che tutti ritengono bacchettona o intrigante, non ha mai taciuto questo dramma di un uomo e ha sempre davanti a tutti proclamato questa fede nell’intervento di Dio nella vita di una donna.

Il figlio nato come uomo è figlio di Dio e la fede di Giuseppe è una fede rocciosa, forte, decisa, matura, consapevole: lui sarà la spina dorsale della vita di Gesù, colui che gli insegnerà a parlare, a definire i suoi sentimenti, a forgiare il suo carattere, a stabilire rapporti belli con tutti, a dialogare con Dio; sulle sue ginocchia Gesù ha imparato a leggere le Scritture, si è preparato ad affrontare la croce, la sofferenza, la stima della dignità di ogni persona, la semplicità della vita, la fantasia delle sue parabole …

Averlo come protettore del mondo del lavoro, come custode di ogni lavoratore e di ogni lavoro è più di una sicura speranza: è un investimento certo, perché ci assicura che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” nella storia, hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza.

1 Maggio 2021
+Domenico

E’ un peso credere? Impegno sì, ma è l’unico per portare gli altri

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Audio della riflessione

È già così complicata la vita con tutto quello che c’è da fare! Lavoro, studio, spostamenti, famiglia, malattia, fatica, stress, vita di coppia, figli, amici, contrattempi, disgrazie, code in automobile, code in aeroporto, code al check in, code alla posta…. non vale forse la pena di semplificarla al massimo sta vita?

Invece ci si mettono anche i preti ad aumentarne il carico: “ho lavorato tutto il giorno, tutti mi hanno fatto salire la bile e adesso c’è anche il prete che tormenta. Una riunione, una messa, l’animazione dei ragazzi, l’incontro dei catechisti, la scuola della Parola…Ad essere sincero però mi accorgo sempre più che mi si apre un buco nei pensieri, nei sentimenti, nelle relazioni, nelle mie solitudini di pendolare, che non è colmabile con le tagliatelle o con lo stare tutta sera con gli amici al pub a sparare idiozie e che si allarga sempre di più aumentando il peso di tutto il resto.”

Avere fede è un “peso”, è una catena, è un’altra fatica, è un’oppressione o fa parte della gioia di vivere? E’ meglio essere spensierati, superficiali, prendere le cose come vengono, divertirsi, non complicare la vita con troppi pensieri o si diventa più uomini e donne se con la fatica dei nostri pensieri cerchiamo risposte più vere, ci affidiamo a qualcosa che va oltre?

La vita è così misteriosa o basta prenderla come viene, stando in superficie? Contano di più i tormentoni, le leggende metropolitane o una bella partita e qualche ora di palestra?

Gesù non ha mezzi termini nel dire che il suo giogo è soave e il suo peso è leggero, anzi si offre con semplicità e decisione: “Non sai dove andare? Ti senti dentro un vuoto? Hai capito quanto hai sbagliato nella vita, non hai più voglia di vivere? Credi che sia già detta l’ultima parola sul tuo futuro? Venite a me voi tutti che siete affaticati e Io vi darò forza, vi abbraccerò, vi farò sentire il calore della mia passione per voi. Non ho altro da fare su questa terra: sono qui solo per questo! Conosco in quanti tranelli potete cadere, so che il male vi sembra più forte del bene; conosco molto bene come basta una stagione di balordaggine per segnare di pianto tutta la vita, ma Io ho in riserbo per voi la gioia di un abbraccio, la forza di una ripresa, la luce di una strada nuova, capace di darvi felicità. La fede che vi dono non è una droga che crea dipendenza e da cui fate fatica a liberarvi: la fede non è un peso in più da portare, è come l’amore!”

Che sarebbe la vita senza amore? Credere è volare, è il sole al posto della nebbia, non i catarifrangenti o le lampade allo iodio; è l’aria pura invece dello smog, è la sicurezza invece della depressione, fede è la libertà non il metadone.

“Siete fatti a mia immagine e so che cosa abita nel vostro cuore. Oltre le vostre guerre c’è una pace vera.”

Santa Caterina a questa pace credeva e vi si è impegnata tutta la vita: credere non è solo staccare la spina, ma inserirla ancora di più nel cuore della vita e trovarvi la speranza necessaria per vivere; è avere il coraggio di stare con Gesù, di metterlo al centro delle nostre sequenze di desideri e di sogni, di progetti e di tentativi di vivere…

Gesù è bello perché è Lui: queste verità sono nascoste agli opinionisti e ai conduttori di talk show, non hanno posto nei concerti rock, ma sono lampanti per i semplici; le percepisci quando riesci a far sorridere uno sfortunato, brillano sul volto dei poveri, ti prendono quando non hai paura della croce.

29 Aprile 2021
+Domenico

Non ci occorrono fari puntati, ma luce

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 44-50)

Gesù allora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me».

Audio della riflessione

Mai il mondo ha conosciuto una potenza di illuminazione come il nostro: abbiamo capacità di assorbire ogni energia in energia luminosa; le nostre città non ci permettono più di guardare le stelle, le nostre luci ci confondono.

Siamo sul palco della vita con un faro puntato negli occhi: non vediamo nient’altro, tutto attorno è nelle tenebre e sperimentiamo solitudine.

Non vediamo niente, mentre tutti vedono noi; la luce ci abbaglia e non ci permette di guardare la vita.

Abbiamo occhi, abbiamo cose, c’è la natura ancora bella, un creato meraviglioso, ma non lo sappiamo più vedere perché la luce giusta: è come se avessimo rubato colori dell’arcobaleno: invece di uomini e donne vediamo spettri, ne fotografiamo pezzi per venderli, vediamo solo quello che appare, non sappiamo andare oltre … soprattutto penetrare il mistero della vita.

Gesù è la luce vera: è venuto nel mondo proprio come luce perchè non ci siano più tenebre.

Lui non ci acceca! Lui non ci abbaglia: la Sua Luce colora ciascuna creatura della Sua bellezza, ci permette di andare in profondità, di scegliere il punto di vista più giusto, più capace di far vedere il bene,

Le vicende dell’esistenza hanno bisogno della luce giusta, per essere gustate e capite … è come quando andiamo a comprare un vestito: non ci fidiamo dei colori del negozio, usciamo in strada per vedere la realtà, non una finzione.

è così anche nella vita: solo Gesù ci da i colori giusti, tutti quelli che servono, anche quelli che ci fanno capire il male, quello che noi siamo, per sentirci bisognosi della sua misericordia è quello che abita nel cuore degli altri, perché li amiamo ugualmente, li perdoniamo, gli aiutiamo a vincerlo, siamo per loro l’aiuto sicuro.

Se una luce ti illumina sai trovare la strada della vita, la sai percorrere, capisci quando stai sbagliando!

Gesù è sempre questa luce della Vita, e con la luce dona anche la sua parola: è una parola di consolazione e non mai di condanna, è una Salvezza, un sostegno e mai giudizio: ne tenebre, ne condanne, ma luce e forza, vita piena, cielo aperto su di noi, sulle nostre strade spaesate.

E … non è una luce abbagliante: preferisce farci da “torcia”, perchè sta camminando con noi.

28 Aprile 2021
+Domenico