Dio è un papà e non da scorpioni al posto di pesci

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,7-12)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli : Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

Audio della riflessione

Il vero chiedere non è essere petulanti se lo carichiamo dell’arte di far diventare l’oggetto della richiesta un progetto. Molti giovani si stanno specializzando nel costruire il proprio curriculum perché il lavoro è talmente precario che occorre continuamente girare a chiederlo. All’inizio si parte tentando il colpo di fortuna, non sai nemmeno tu quello che vuoi, e qualche volta ti va bene, poi se non sei soddisfatto ritenti ancora, hai affinato la tua ricerca, ti si sono chiariti i gusti e soprattutto la capacità professionale e il desiderio di realizzarti in un certo modo. Così a mano a mano che chiedi chiarisci a te stesso che cosa vuoi fare, che cosa ti è necessario, chi vuoi essere.  

È così anche con Dio. Dio conosce già molto bene quello di cui abbiamo bisogno, solo che noi invece siamo abbagliati da chimere, o siamo scoraggiati e rinchiusi in noi stessi; abbiamo perso e spento i desideri, abbiamo messo la sordina sulla nostra progettualità, viviamo a caso, crediamo che la vita sia un terno di fortuna. Invece Dio è contento di fare da partner nella costruzione del nostro futuro. Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto. Chiedere, bussare, pregare, non sono verbi di umiliazione e di passività, ma di desiderio e di progettualità.  

E Dio non manca all’appuntamento. La sua paternità è già scritta nelle nostre, non dà sassi al posto del pane né scorpioni al posto dei pesci; non ci inganna, non ci sconvolge la vita se non per il meglio per noi e per la nostra felicità; abbiamo almeno la delicatezza di mettere nel suo cuore quello che da sempre di buono ha seminato nei nostri. Purtroppo, tanti ragazzi oggi non possono contare su un papà che li ama, su una madre che si sacrifica per loro, anche se moltissimi papà e mamme sono l’immagine della bontà di Dio. Se guardiamo a queste immagini ci aiutiamo gli uni gli altri ad aprire la nostra fiducia in Dio, ad affidargli con serenità la nostra vita, a vederlo sempre paterno e a braccia aperte per noi. Se c’è una immagine assoluta che Gesù ha voluto far passare lungo tutta la sua vita è proprio stata l’immagine di Dio come Padre, l’immagine di un papà. Così ci ha insegnato a chiamarlo. Dio è un Padre che non ci abbandona mai. 

2 Marzo
+Domenico

I segni di Dio sono evidenti, ma non vogliamo vederli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del  giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Audio della riflessione 
 

Ci lasciamo spesso incantare da tanti personaggi più o meno illustri, gente che appare molto, affascina, diventa un idolo, calca tutte le scene possibili. Sappiamo che sono passeggeri, ma tanto è così che va; la vita è tutta in fretta, ma soprattutto è sempre distratta. Ci lasciamo incantare dalla esteriorità, mentre invece facciamo parte di una storia bella, affascinante, grande che sta sottotraccia sempre. Ci hai dato un papà e una mamma eccezionali, abbiamo avuto dei maestri che ci hanno insegnato a vivere, abbiamo amici che sanno donarsi senza suonare trombe o campane, che credono nella vita. Andiamo a cercare altrove ciò che invece abbiamo in casa, soprattutto abbiamo una speranza assoluta che è Gesù, il Figlio di Dio, che è la pienezza della storia e lo ignoriamo.  
Il fascino di qualche cosa di nuovo ci strega sempre, forse perché non siamo capaci di vivere in modo nuovo ogni giorno la nostra vita, l’amore, il lavoro, le relazioni, gli ideali, la comunità. Crediamo sempre che la soluzione della vita sia altrove e ci lasciamo sfuggire i doni che Dio ci dà. Spesso abbiamo capito la bellezza e l’importanza del nostro territorio da gente che è venuta da lontano a visitarlo e non ce ne siamo mai accorti, perché si stende sempre su ogni cosa la pialla dell’abitudine, che soffoca tutto.  
Cerchiamo segni nuovi, miracolosi di futuro e non sappiamo leggere quelli che già abbiamo. Il popolo che Gesù si è trovato davanti è stato proprio un popolo di distratti, di cercatori di novità a tutti i costi, di infatuati del meraviglioso. Lui Gesù si era presentato come figlio di Dio e loro stavano ad aspettare ancora, l’avevano davanti e non lo vedevano. Avere un cuore che legge nella storia i segni della sua presenza è un dono grande che dobbiamo sempre chiedere.  
Signore aiutaci ad aprire gli occhi sulla tua presenza capillare, continua, dolce, precisa nel nostro mondo. Aiutaci a leggere i segni che lasci nelle persone, nelle menti, nella tua creazione. Aiutaci ad alzare gli occhi al cielo per vedere che non è mai vuoto e che tu sempre ci sei e in esso ci vuoi portare definitivamente. Ferma la nostra smania di novità perché sei tu la vera e eterna novità della nostra vita. Il segno di Giona che ci hai dato, il segno della tua risurrezione, fa che lo custodiamo tenacemente e contro ogni evidenza di male. Stiamo fuggendo anche noi dall’annunciarti al nostro mondo, peggio pure di Ninive. Facci ritornare sui nostri passi e che siamo il tuo segno per tutti.

1 Marzo
+Domenico

Signore nostro sei proprio un papà 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Audio della riflessione

La preghiera è un atteggiamento tipico di ogni persona: ciascuno di noi prega qualche volta nella vita … è una reazione spontanea a un momento di dolore, un canto per un momento di gioia … sentiamo che la vita non ce la siamo data noi: il mondo non è opera nostra, ci sentiamo “regalati” in ogni momento.

Chi pensa al caso forse può fare a meno di pregare … allora si affida spesso alla scaramanzia, alla magia, a qualche pratica irrazionale …  

Gesù pregava molto e passava notti in dialogo con Dio, suo Padre: faceva impressione ai suoi discepoli vederlo assorto e beato in Dio, tanto che gli hanno chiesto “insegnaci a pregare”, e ne è nata una preghiera che abbiamo imparato e che a fior di labbra ogni tanto diciamo: “Padre nostro”, né solo mio, né solo tuo, ma di tutti noi che viviamo su questa terra, che ci hanno preceduto e che ci seguiranno.

Per noi sei un papà: ci sentiamo bisognosi di essere sorretti dalle tue braccia forti e amorose, ci possiamo perdere, ma vogliamo essere sicuri che fuori dalle tue braccia non cadremo mai! Abbiamo un padre e una madre che tu ci hai regalato: ci sostengono nella vita, ci accompagnano, ma poi ci devono lasciare soli, perché diventiamo padri e madri a nostra volta; facciamo fatica ad esserlo sempre come vuoi tu, per questo, delle tue braccia solide abbiamo sempre bisogno!

Sappiamo di stare a cuore a te: sappiamo che non ci abbandoni, anche quando non riusciamo a capire che cosa ci capita nella vita, quando siamo provati da sofferenze che pensiamo ingiuste e inutili, insopportabili, esagerate … ma sappiamo che anche tu, da padre, hai visto soffrire tuo figlio e non lo hai abbandonato, lo hai sorretto e gli hai dato la risurrezione, gli hai regalato una vita piena, inimmaginabile, la vita che vuoi dare a tutti noi! Non conosciamo la tua volontà, tu reggi il mondo, tu non sei amato da tutti, molti ti odiano e ti offendono, ma sappiamo che tu vuoi a tutti solo bene e la tua volontà è sempre e solo amore nei nostri confronti anche se non riusciamo a capirla e a viverla.  

Siamo sempre in attesa di un mondo nuovo, che vogliamo costruire assieme con te e che tu ci regali oltre ogni nostro merito: un mondo in cui ognuno ha ogni giorno il suo pane! Abbiamo bisogno estremo del tuo perdono e che tu ci tenga legati a te contro ogni male in cui possiamo sempre cadere.

Tu tienici sempre come tuoi figli, noi ci fidiamo di te, perché tu non ci abbandoni mai. 

28 Febbraio 2023
+Domenico

Signore, ho sbagliato sempre a non riconoscerti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Audio della riflessione

Credo che tutti abbiano passato qualche notte insonne in attesa di un esame. Come sempre l’abbiamo fatto più difficile di quanto non lo fosse, i nostri genitori magari ci ridevano sopra, ma per noi era una prova. Che cosa mi domanderà? Non ci bastava l’aver raccattato tutte le domande possibili: ci immaginavamo sempre qualcosa di inaspettato, di nuovo, di non previsto. Non sarà così invece per l’esame definitivo non dei nostri studi, ma della nostra vita. Che cosa ci chiederà il buon Dio quando gli staremo davanti alla fine della vita? Che imprevisti inventerà per metterci al muro? Ci sarà qualcosa cui nella vita non ho fatto caso che non potevo nemmeno immaginare e che invece sarà decisivo?  

Pensiamo sempre irrimediabilmente che Dio stia col fucile spianato a punirci; della sua misericordia, della sua tenerezza mai teniamo memoria; ce ne dimentichiamo perché siamo orgogliosi, crediamo di non aver bisogno di lui, pretendiamo di giudicare anche Dio. Niente affatto di tutto questo. Gesù nel Vangelo ci anticipa tutte le domande, tutto il programma. Non si tiene nessuna sorpresa, non trama nessun inganno. 

Ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare? Ho avuto sete e mi hai dato da bere? Ero straniero mi hai accolto? Stavo senza niente mi hai coperto con qualcosa? Ero senza salute e senza ospedale mi sei venuto a trovare? Mi hanno sbattuto in galera, sei venuto a farmi passare il tempo impossibile della prigionia con una tua visita? Solo che quando saremo davanti alla commissione d’esame le nostre risposte già saranno là.  

Ma come? Quando è che ti sei mostrato a me in queste condizioni? Io non ti ho mai visto. Ho visto barboni, ho visto prostitute, ho visto delinquenti, ho visto immigrati, ho incontrato drogati, ho visto carceri piene, ma non mai abbastanza per chiuderci dentro i delinquenti, ma non avevano certo la tua faccia! E sì che ti ho cercato tante volte! 

Quello che non hai fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli è a me che non l’hai fatto. Sono questi, che ti ho messo vicino, il mio volto, perché diventassi talmente umano da non disprezzare nessuna delle persone, perché in esse, se sei onesto, hai trovato le tue stesse debolezze, cadute, sfortune, ma soprattutto invocazioni di aiuto, sussurri di domande, aneliti di solidarietà. 

27 Febbraio
+Domenico

Siamo anche noi i tentatori di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Mt 4,1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Audio della riflessione

Proviamo noi cristiani a tentare Gesù, proprio perché siamo spesso tentatori nelle nostre relazioni umane. Ci siamo noi a fare la parte del demonio oggi e diciamo a Gesù le domande sulla nostra debole fede:

Se sei Figlio di Dio faccelo vedere? Perché dobbiamo soffrire tanto nella vita? Perché le cose più semplici come il pane ci devono mancare? Che ti costa cambiare le pietre in pane? Perché ci fai penare se hai già tutto risolto?  

Non di solo pane vive l’uomo! 

Ma perché non sfrutti l’occasione? Che ti costa il compromesso, se ne ricavi quel bene che tanto desideri? Non dirmi che sei fermo ancora a bilanciare se i mezzi sono buoni in questo mondo di lupi! Vuoi che Dio, tuo Padre, stia a fare il custode del bene o del male! Dio non sta a base della bontà delle cose, ma sono le cose stesse che devi prendere come vuoi. Sono io questo Dio che cerchi e che ti dà sicurezza, dice, Satana. 

Il Signore tuo Dio adorerai a lui solo renderai culto 

Se sei figlio di Dio, mostralo; dimentica questa umanità, è solo una commedia, una finzione che tu ti sia fatto uomo; tu sei altro, invincibile, potente. A che serve essere perdenti? Provoca tuo Padre, stanalo, mettilo davanti al fatto compiuto; buttati…non vorrai che ti lasci spiaccicare sul selciato ai piedi del Tempio. 

Non tenterai il Signore Dio tuo! 

Noi stessi per ora non siamo riusciti a scalfire la decisione radicale di Gesù di mettersi nelle braccia del Padre, che gli ha offerto un corpo e con esso la dignità di uomo, con tutte le sue debolezze, come compagnia appassionata del nostro cammino di redenzione e come unico spazio e strumento della sua dedizione alla causa del Regno. 

Tornerà ancora la tentazione: si sentirà dire ancora sotto la croce quel lancinante ritornello. Se sei il messia scendi dalla croce…se sei il re dei giudei…se sei il Figlio di Dio… La risposta di Gesù, pur nella drammatica domanda: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato, sarà sempre e solo: nelle tue mani affido il mio spirito. Le braccia del Padre saranno sempre la sua forza e il suo destino. 

L’incontro tra l’Assoluto e la nostra relativa esperienza storica avviene dentro uno spazio di libertà che richiede coraggio, affidamento totale a Dio e la creatività di un amore appassionato: è lo spazio della Quaresima. 

Nelle tentazioni di quel deserto che il consumismo sta scavando nelle coscienze degli uomini dobbiamo metterci davanti sempre la decisione radicale di Gesù di condividere la nostra stessa vita e aiutare tutti a fare il salto di qualità, a nutrirsi di un pane nuovo, a dedicarsi al Dio vero, a leggerne la presenza evidente nei fatti della vita e della storia. 

26 Febbraio
+Domenico

Si può sbagliare strada e Gesù ci aiuta a cambia direzione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5,27-32)

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa.
C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Audio della riflessione

Cambiare strada è esperienza comune quando ti accorgi che hai sbagliato direzione: avevi preso una direzione, avevi investito su quella in velocità, concentrazione, speditezza … eri convinto di essere nel giusto e continuavi sereno … per fortuna che a un certo punto ti sei accorto che i conti non tornavano: ti si è insinuato un dubbio, hai riflettuto, hai fatto confronti, hai chiesto, finalmente hai capito e hai cambiato. Spesso invece non ti accorgi di niente: c’è qualcuno che ti inganna apposta, qualcuno ha cambiato i cartelli stradali per farti andare nella sua direzione e tu abbocchi, perché non hai altre possibilità che di fidarti.  

Una esperienza di questo genere, più profonda – evidentemente – e coinvolgente è la necessità che ti capita nella vita di dover cambiare decisamente tutto, di accorgerti che sei su una strada sbagliata, di vedere che la tua vita sta prendendo una piega che non volevi! Pensavi che fosse la strada della felicità, invece quella è proprio dalla parte opposta! Molte volte sei tu che ti accorgi, spesso è qualcun altro che ti apre gli occhi. 

Ebbene Gesù è venuto a questo mondo proprio per aprire gli occhi agli uomini: è venuto a dire di cambiare strada, perché quella intrapresa andava da tutt’altra parte che da Lui.

“Sono venuto a chiamare i peccatori a convertirsi”. 

Signore, vorrei che tu chiamassi anche me, che ti fermassi a guardare i miei passi, che mi aiutassi a cambiare direzione, che mi convincessi che il bene sei Tu, non quello che penso io. Vorrei che tu infrangessi la mia sicurezza, il mio perbenismo, la mia falsa impostazione della vita per mettermi nella Tua. La strada che ho preso è sbagliata, non mi dà felicità perché ha tagliato fuori Te: ti ha evitato, ha preteso di costruirsi da sola, abbagliata dal successo, dalla vanagloria. Ha cominciato a evitare i tuoi poveri, quelli che mi chiedevano di uscire da me per aiutarli a vivere, ha continuato a portarmi per le vie del mio egoismo, ha cancellato i sentimenti di tenerezza del tuo amore, ha costruito castelli in aria, ha immaginato di poter fare a meno di Te.  

Abbiamo bisogno di metterci con calma davanti al Vangelo e vedere come si sono divaricate le strade della nostra vita da quelle che Lui ci ha indicato.

C’è un perentorio “seguimi” che vogliamo che Gesù faccia risuonare alle nostre orecchie e avere la forza di cambiare direzione: guardare al cielo, perché le strade che percorriamo nella nostra terra sono spesso spaesate. 

25 Febbraio 2023
+Domenico

Gesù, ci fai felici perché ci sei tu!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Audio della riflessione

È bello essere invitati a nozze di un amico o di una amica, con cui hai condiviso tanti momenti della vita, con cui spesso ti confidavi, che vedevi ogni giorno entusiasmarsi mentre ti raccontava i suoi sogni. È ancor più bello se le nozze non sono quel supplizio infinito di un pranzo da nababbi, o quel ricevimento formale che ti mette in imbarazzo con gente estranea o, ancor peggio, se partecipare alle nozze non consiste nella preoccupazione, che sovrasta ogni sentimento, di fare un regalo vistoso, calcolato, che ti lega nella catena perversa del do-ut-des, ti faccio il regalo oggi perché tu e gli altri me lo facciano domani, dove l’invito è solo calcolo e la spontaneità diventa obbligo.  

L’invito che fa Gesù è un invito a nozze per godere di Lui. Quando ci sono io non fate piagnistei, non lesinate in allegria, non state a controllarvi la dieta, soprattutto non siate tristi. Vi voglio entusiasti dell’essere miei amici, contenti di avermi seguito. Fatelo sapere a tutti che con me state bene. Nella vita c’è anche un tempo per il digiuno, per il controllo sulla gestione della propria interiorità e della propria disponibilità e allenamento alle difficoltà; ma non è questo il momento. Se ci sono io voglio che scoppi la festa, la gioia, sono venuto perché si possa godere di una vita piena. Il mio regno è un regno di felicità, di gioia, di scatto verso la bontà. 

Purtroppo, spesso noi cristiani non facciamo capire a tutti che seguire Gesù è una felicità, che aver trovato lui, il suo vangelo è una profonda pace che scende nella vita, che seguire i suoi passi anche faticosi è come quando fatichi a scalare una montagna, ma vieni appagato dalla gioia della conquista, della vetta, della visione di un nuovo panorama che ti si apre davanti. Essere cristiani è essere felici.  

Non rimpiangiamo nessuna libertà persa, perché stare con Gesù è trovare quella vera. La quaresima non è luogo di tristezza, ma di una gioia serena, di una consolazione profonda, perché stiamo in compagnia di Gesù, ne ascoltiamo ogni giorno la parola, facciamo i passi della vita anche faticosa, ma con lui, diamo a ogni giornata una nuova speranza di poter guardare a quel cielo abitato da Dio che rende la terra meno spaesata. 

24 Febbraio
+Domenico

È iniziato il tempo del fidanzamento

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,22-25)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

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Fare quaresima significa avere mete alte da raggiungere, domande serie da farci e decisioni ardite da prendere. Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Abbiamo mete alte da raggiungere, non ci dobbiamo accontentare di rimedi, di pezze, di mezze misure. O siamo cristiani fino alla santità o non vale la pena. I giovani questo lo sentono ancora più vero, perché a loro fa più paura la mediocrità, la noia, che il sacrificio.  

Puntare in alto nella nostra vita è una legge del cristiano, non ci dobbiamo mai accontentare di quello che riusciamo a esprimere di bello nella nostra esistenza; non perché siamo dei perenni scontenti, ma dei formidabili lottatori che non cedono, dei sognatori che rifiutano gli incubi, degli atleti che non smettono di puntare sulla conquista. Non vogliamo farci anestetizzare la vita spirituale, ma continuamente aprirla alle sfide della realtà che ci provoca ad uscire da noi stessi per essere dono, proprio come Gesù.  

Purtroppo, siamo incapaci di fare quaresima. A questa incapacità di stabilire tempi di austerità e di penitenza sembrava che il vangelo letto nella imposizione delle ceneri desse perfino ragione. “Non assumete aria melanconica, profumati la testa, non farti vedere a pregare o a mettere il collo torto. Ballate e cantate, non mettete il muso, per farvi vedere seri”. Con tutta la fatica che si fa a far capire che la vita è una cosa seria, che ogni tanto occorre mettere la testa a posto, ci si mette anche il vangelo a remare contro! Perché Gesù invece non comincia a lanciare qualche avvertimento pesante, della serie: se continuate così, vi scavate la fossa; se non cambiate testa, se non vi mettete a fare penitenza dei vostri peccati, andrete all’inferno; cambiate vita perché il giudizio di Dio è pronto e sarà severo… o cose simili? Gesù, le dice pure alcune di queste cose, ma è sempre dalla parte della libertà e della felicità.  

La vita di un cristiano è una vita bella, beata e felice. È fondata sulla libertà di una risposta di amore. La quaresima allora è un periodo di fidanzamento. È come quando ti è capitato un colpo di fulmine, hai provato emozioni fortissime, hai intuito che nella tua vita ci sono possibilità inedite di felicità con la persona per cui batte il tuo cuore, resti all’inizio un po’ stordito, non capisci più niente, fai cose pazze, a casa si accorgono tutti. Era una vita che non cantavi in bagno, che facevi le linguacce a tua sorella, che rispondevi a mamma con i soliti grugniti. Però senti il bisogno di partire a bocce ferme. Nell’avventura dell’amore che cominci ci vuoi essere tutto, tu, non solo le tue emozioni, ma tutta la tua vita, i tuoi progetti, i tuoi sogni, i tuoi desideri, la tua voglia di vivere.  

Ecco: la quaresima è il tempo del fidanzamento è riportarti all’incandescenza del giorno del tuo matrimonio. O della tua ordinazione presbiterale o della professione religiosa. Hai forse capito che c’è da innamorarsi a fondo di Dio, allora lo prendi o meglio, lui ti prende, e ti porta nel deserto per poterti parlare cuore a cuore. Hai capito allora perché Gesù dice di profumarsi il capo, di non fare la faccia smorta, di non farti vedere triste o sciatto; proprio come quando vai dal fidanzato o dalla fidanzata, dalla tua ragazza o dal tuo ragazzo. Non vivi il solito presagio che tutto finisca nella noia, tanto tu sei il solito scalognato! È invece il tempo in cui coltivi la speranza, una attesa certa, di un incontro d’amore che si porta dentro il desiderio di essere definitivo.

23 Febbraio
+Domenico

Autenticità e verità 

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Siamo sempre tentati di fare del bene per farci vedere, metterci in mostra, dando la stura alla nostra vanità pervasiva, che intacca tutte le nostre relazioni. Questa ipocrisia toglie alla vita cristiana il suo essere disinteressata, la sua purezza di tipo verginale perché ha cercato nessun altro se non Dio solo. Oggi c’è sete di autenticità, che mal si sposa con la vanità. A livello di vita e di arte vengono contestate le pose fittizie, le opere confusionarie e mescolate a tutto.  

Pratiche come l’elemosina, la preghiera e il digiuno sono gesti e segni, ma che il vangelo ci invita a decifrare, a capire, a svelare. Sono segni religiosi e quindi hanno la finalità di stabilire un rapporto con Dio. Se gli affibbiamo altre intenzioni, altri scopi i gesti non sono più autentici, sono gesti falliti. Ancor peggio se con essi si vogliono strumentalizzare le manifestazioni religiose in funzione di interessi e di bassa bottega. Il passo immediatamente successivo è vivere una religiosità senza moralità. 

C’è da dire però che l’autenticità non è una finalità, ma solo un mezzo per fare la verità. L’elemosina o è partecipazione alla povertà di Cristo o è solo una espressione sentimentale o sociologica, foss’anche autentica. Per un cristiano deve poter essere un incontro con Nostro Signore che salva e che noi vogliamo vedere nella persona che aiutiamo. A questa profondità ci porta il vangelo.  

Quando fai la carità non farti selfie da distribuire in rete con uno sfondo di poveracci; quando preghi non farlo in maniera che ti vedano tutti ostentando superiorità. Non digiunate per far vedere una faccia triste e pure infelice, ma cercate di essere un messaggio di Dio con le persone più semplici che fanno fatica anche solo a fare l’elenco della spesa.  

Il vostro digiuno non deve farvi perdere la pazienza. Meglio non fare digiuno che offendere le persone. Siamo sempre chiamati a stare davanti a noi stessi e a stare davanti a Dio. Lui è il nostro giudice, Lui è da contemplare per avere luce e discernimento su ogni nostra azione, Lui è il Signore di tutto e di tutti, Lui è la nostra felicità, Lui è anche la nostra strada della vita. Lui ha detto: io sono la via la verità e la vita. Non è un riferimento esterno, una indicazione di come orientarci, ma la certezza di una compagnia schietta nell’esistenza di tutti i giorni. È il cielo aperto su di noi e dentro di noi sempre. 

22 Febbraio
+Domenico

Dobbiamo tutti e ciascuno saperci affidare con gioia a Dio Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Audio della riflessione

Anche nei momenti più delicati e preziosi della nostra vita, anche quando si sta vivendo con generosità per una causa e ci si sta spendendo per degli ideali con dedizione, è sempre presente la prepotenza del nostro egoismo, del metterci al centro, del far ruotare la vita attorno a noi, del dare certamente il nostro contributo alla causa, ma di orientare tutto al nostro tornaconto. È raro trovare persone disinteressate nel fare il bene, capaci di vivere nel nascondimento, di mettere a disposizione la propria vita senza averne in cambio alcuna ricompensa. È così negli incarichi politici, amministrativi, anche in quelli ecclesiali. E questo agire per i propri interessi avvelena anche le cause migliori. 

Gli apostoli a questo riguardo sono messi a dura prova da Gesù. Li sente parlottare tra loro lungo la strada. Lui sta facendo di tutto per spiegare a loro che la missione cui stanno dando adesione è in salita, che il finale della sua vita non sarà certo americano della serie: e vissero felici e contenti, sta aiutandoli a entrare nel difficile discorso della croce, della disfatta di fronte alla stessa religione di Israele. Infatti, diceva loro: Il figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno… E loro? Non solo non comprendevano, ma avevano pure paura a chiedergli spiegazioni. È come quando stai intuendo una notizia brutta, grave, pesante, che ti destabilizza e ti nascondi dietro un dito, non vuoi conoscerla perché sai che è impegnativa e ti dà dolore. Non solo, ma discutono sui primi posti che sarebbero loro toccati in questo fantomatico regno di cui Gesù ogni tanto parlava. 

Non sapevano proprio di che morte dovevano morire! E Gesù con pazienza prende un bambino, lo mette in mezzo a loro e dice: o diventate così, o siamo proprio fuori del tutto dal regno di Dio. A me non serve gente che vuol primeggiare, che vuol farsi vedere, che si mette al centro a farsi servire: il regno di Dio è per chi è capace di mettersi a disposizione sempre, è di chi si aspetta da Dio tutto come questo bambino; il segreto della vita sta nella semplicità, in un cuore pulito e capace di affidarsi, non in chi sta a conquistare sedie e scranni di potere. 

Per questo Dio mio Padre è un Dio che soffre dentro di sé la morte del Figlio, perché ha troppo amore per noi e non ci vuol perdere nessuno. 

21 Febbraio
+Domenico