Una vita da mediano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,27) dal Vangelo del giorno (Lc 7,24-30)

«…Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via” …».

Audio della riflessione

Siamo sempre molto incantati dagli uomini e dalle donne di successo: compaiono in tutti i programmi televisivi, fingono che tutto sia casuale, anche se ci sta dietro un marketing che calcola ogni fotogramma … calcano la scena.

Dietro a queste persone ci sono moltissimi altri che lavorano per il successo delle star: gente che fa il proprio lavoro e che giustamente orienta la sua professionalità a questo scopo.

C’è però sempre dietro ogni successo o grande personaggio qualcuno molto determinato o determinante che ne costruisce con la sua vita il vero successo: Lui non compare mai, lavora nel silenzio, sa stare al suo posto, dedica la sua vita, la vive con gioia, sa che cosa gli tocca fare e come e dove stare perché tutto riesca bene: è quello che fanno spesso i genitori per i figli.

Dietro ogni giovane atleta o artista c’è spesso un papà o una mamma nell’ombra che, col suo lavoro, il suo amore dà tutto ciò che è indispensabile per la riuscita del figlio: non apparirà mai sui giornali o, se vi apparirà, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui è stata capace.

Ed è così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il precursore: colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

Giovanni è stato un grande, dice Gesù alla gente, in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli: ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata: non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a sé, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena che era Gesù. Diremmo, in termini calcistici, una vita da mediano, da assist, nella grande partita del regno di Dio.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate verso qualcosa di più grande di noi: I cristiani non portano se stessi nel mondo, i propri interessi, ma vogliono fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano, allora, fa una vita da mediano, dev’essere un’assist intelligente, perché spera che Gesù arrivi a tutti … e ciò avverrà quando tutta la nostra vita si affiderà completamente alla persona, all’amore, alla salvezza, alla bellezza, che per tutta l’umanità è Gesù .

16 Dicembre 2021
+Domenico

Il Vangelo è tutta la buona notizia che il cristiano vive e propone

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,19-23) dal Vangelo del giorno (Lc 7,22-23)

Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Audio della riflessione

La vita non è un malato al cui capezzale si devono alternare tutti per consolarla o curarla: è un dono da vivere, è una gioia da condividere, è un compito da svolgere.

Sappiamo però che è anche piena di guai, che è popolata di bisogni, che si è incanalata in sensi unici senza scampo: pensiamo alle guerre, alle malattie, allo sviluppo sconsiderato e alle ferite irreparabili inferte alla natura. Certi veleni, certe radioattività negative si smaltiranno solo da qui a qualche secolo. Certe situazioni dell’ambiente sono irreversibili. Non è un malato, ma sicuramente ha bisogno di grandi restauri, di gente disinteressata che la ama, la cura, ne custodisce l’alito profondo … e gli uomini, noi, i viventi, ci diamo da fare per conservarla, questa natura, sempre più vivibile e pulita.

Ma voi cristiani che fate? È una domanda impegnativa.

Che ha fatto il cristianesimo a questo mondo? Che cosa gli ha regalato? La domanda l’hanno fatta anche a Gesù: “Che segni ci dai per dimostrare che tu sei il punto di arrivo delle nostre attese?”.

I discepoli di Giovanni erano stati contenti del cambiamento provocato dal Battista nella società del tempo: aveva riportato la gente a stili di sobrietà, a grinta di speranza contro l’appiattimento delle ingessature di una religione senza anima.

E tu, Gesù, che ci proponi? I tuoi cristiani che vita costruiscono? E Gesù dice: chi non ci vedeva più, torna a farsi illuminare dal sole, chi era costretto a camminare curvo, torna a incedere diritto della sua dignità, chi aveva la pelle putrefatta per la lebbra se la ritrova fresca come quella di un bambino, chi giaceva sotto un metro di terra, risorge.

È una nuova vita che esplode: i cristiani sono stati spesso questo nel mondo, hanno trasformato e stanno cambiando l’ingiustizia in giustizia, hanno dato a questo mondo, alla vita, l’impronta del creatore. E quando invece hanno seminato guerre, vuol dire che non erano cristiani: avevano dimenticato la loro natura, si erano imbarbariti e imbastarditi, come capita spesso di esserlo noi oggi. E di questo dobbiamo chiedere sempre perdono, affidarci alla misericordia di Dio e vivere e proporre sempre la pace.

Ma un’altra cosa importante dice Gesù nella sua risposta: “ai poveri è annunciata la buona notizia”. La buona notizia, il Vangelo è quello che caratterizza il cristianesimo: è sicuramente quello che fa, ma è soprattutto la speranza che dona.

15 Dicembre 2021
+Domenico

Gesù è tutto da scoprire, contemplare e amare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,10-18) dal Vangelo del giorno (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?».

Audio della riflessione

C’è una domanda che … ricorre almeno tre volte nel brano del Vangelo che oggi viene letto in tutte le chiese del mondo, in un’atmosfera di attesa del Natale che si avvicina a grandi passi: “che cosa dobbiamo fare?”.

Lo domandano le folle indistintamente, lo domandano i pubblicani … una razza di esattori delle imposte odiatissimi dalla gente, lo domandano i soldati … e per ciascuno ha una risposta Giovanni il battezzatore, l’uomo che da un po’ di tempo sferza la gente, la provoca, la rimprovera: “Dividete quel che avete con chi non ha niente, dice alla gente; non chiedete tangenti, dice agli amministratori; non fate estorsioni e maltrattamenti, dice ai vigili urbani e ai poliziotti”.

Per le giovani generazioni, la domanda “che cosa dobbiamo fare?” è molto frequente: i giovani sono figli di adulti che hanno vissuto tutta la loro vita costretti da rigide norme … per ogni cosa c’era un precetto, per ogni situazione era già scritto quello che si doveva fare. 

Avevamo noi una vita piena di precetti: esagerando un po’, potremmo dire che vivevamo una morale senza amore, un insieme di comportamenti senza anima.

Oggi è proprio il contrario: i giovani vivono l’amore senza morale, cioè sono stati abituati a puntare al cuore, all’anima delle cose, ma senza comportamenti che la servono, senza un aiuto a costruire nella vita quella stabilità di comportamenti necessari a esprimere l’amore, utili a far passare dall’innamoramento (non solo del marito o della moglie, del ragazzo o della ragazza, ma anche di Dio) all’amore … e sono lasciati soli a dare gambe agli slanci dell’anima.

Noi forse avevamo gambe senza slanci, questi giovani hanno slanci senza gambe.

La domanda: “che cosa dobbiamo fare?”, esige una risposta. Non sarà ancora una volta far diventare la vita una serie di cose da fare, ma ritrovarne il centro dentro ogni azione … e il Battista, il battezzatore, quest’uomo vestito di pelli, abituato alla essenzialità del deserto, conclude il suo discorso orientando al centro della vita, orientando a Gesù, l’uomo per cui è pronto a farsi da parte, che deve essere il riferimento esplicito di ogni azione, di ogni precetto, di ogni dovere, perché soltanto Lui è la vera speranza.

Sembra forse a qualcuno un teorema, una risposta già fatta prima delle domande, ma noi siamo convinti che Gesù con la sua vita è una pienezza di bontà, di felicità, è pienezza di vita.

In Lui c’è la verità e ogni possibile strada per accoglierla e viverla: non è un elenco di precetti morali, ma una storia di pace e di amore.

12 Dicembre 2021
+Domenico

8 Dicembre, festa dell’Immacolata: Con te Dio c’è da sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,28-31) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù …».

Audio della riflessione

Nella vicenda di ogni uomo e di ogni donna, c’è una figura necessaria che ti determina la vita … te la segna in bene o in male, te la colora di gioia e sempre di tenerezza: la mamma.

L’adulto che non ce l’ha più, ogni tanto la pensa, le balena davanti in molte situazioni, la vede rimproverarlo o accarezzarlo, fosse anche solo con lo sguardo e il sorriso.

Un giovane la dà un po’ per scontata, perché è sicuro di poter contare sempre su di lei: la scova ad aspettarlo, se la sente col fiato sul collo a interessarsi troppo di lui, litigano, la manda al diavolo, e non dovrebbe mai farlo … ma tutto si ricompone nella consapevolezza di poterla godere come punto di riferimento. Quando ti mancherà, ti accorgerai ancora di più che c’era e dovrai fare un salto obbligato nella vita adulta.

Anche Gesù ha voluto avere bisogno di una mamma: si è inscritto in questo gioco di tenerezze date e ricevute, di accoglienza incondizionata e sforzo di definirsi in libertà, di delicatezza e fortezza … e lei si chiamava Maria: ha fatto la mamma fino in fondo! Viveva in una cultura in cui la donna era considerata pochissimo nella società che conta, ma determinante per la crescita del figlio.

Il carattere di Gesù, la sua fortezza, la sua capacità di dialogo, la sua fiducia estrema in Dio Padre, sono nati sulle ginocchia della mamma: Gesù ha cominciato da piccolo a vedere Dio, guardando negli occhi sua madre. Ha maturato l’incrollabile fiducia in suo Padre anche nella prova suprema della croce, vedendo l’abbandono totale in Dio di sua madre.

Ma … una cosa, tra le tante, definisce in modo originale il rapporto tra mamma e figlio in Gesù: Lui, in Dio, ha potuto scegliersi la mamma. Dio non è andato alla banca del seme per vedere se suo figlio poteva nascere biondo, con gli occhi azzurri, slanciato, con il quoziente intellettuale da genio, forme fisiche da dio greco… si è scelto la madre e l’ha voluta senza colpa, senza la minima colpa, non invischiata nella catena del male in cui l’umanità si dibatteva.

Il Vangelo usa alcune paroline semplicissime: “il Signore è con te. Il Signore è la tua pienezza, ti abita completamente, non c’è spazio dato a nessuno al di fuori di Lui”.

Avere una mamma così anche noi, è la nostra sicura speranza, e lo auguriamo a tutte le mamme di esserlo sempre per i loro figli, per le loro figlie, per tutti coloro che ne hanno bisogno.

8 Dicembre 2021
+Domenico

Ci occorre infusione di energia nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5,24-25) dal Vangelo del giorno (Lc 5,17-26)

Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.

Audio della riflessione

È bellissimo quando si cammina in montagna a respirare aria fresca, magari arrancando sotto uno zaino, con amici accanto che in silenzio senti col fiatone. È ancora più bello quando sei vicino alla meta, quando, per esempio, stai andando alla Santissima Trinità, a quel bel santuario sotto la roccia e l’ultimo pezzo ti spacca le gambe…. allora ti siedi a prendere fiato: non ti sposteresti più se non ci fosse la meta vicina, se dentro di te non ti fossi deciso di arrivarci, costi quel che costi. Il tuo amico a fianco ti dice: alzati, camminiamo.

Molte volte, nella vita, siamo a terra, abbiamo giù la catena; non c’è più niente che ci motivi. È dolore insopportabile, è tradimento, è perdita di fiducia, è sentirsi ingannato, è un’offesa che brucia, è rimorso per errori stupidi che ci sembravano scelte nobili e coraggiose.

Siamo seduti e stanchi e non abbiamo più forza di rialzarci: c’è un peso più grande di noi che ci incolla al pavimento, ci schianta a terra. È paralisi pura: non si muove più niente.

È così per quel povero uomo che quattro amici fantasiosi e coraggiosi, impudenti e decisi, calano davanti a Gesù scoperchiando il tetto della casa in cui sta parlando.

Gesù s’era rifugiato in casa per difendersi dall’assalto della miseria, ma la miseria è più forte delle convenienze e, soprattutto, l’amicizia la vince sulle convenzioni.

Gesù dice all’uomo paralizzato “alzati e cammina”: È un comando perentorio, che non ammette scuse. È una liberazione, è infusione di energia nuova. E quello si rimette in piedi a camminare.

Abbiamo bisogno tutti di essere rimessi in piedi, di tornare a camminare diritti nella nostra umanità e dignità. La vita spesso ci piega, ma con Dio siamo più forti delle disgrazie e più forti del male. È anche questa la nostra attesa, che diventa speranza certa se è condivisa con gli altri.

Farei un monumento a quei quattro amici che hanno calato dal tetto quell’uomo distrutto e immobile. Se avessimo noi alcuni amici che non ci lasciano soli quando siamo giù di corda, quando siamo disperati. Sono la concretezza della speranza di cui sentiamo l’urgenza.

San Nicola, che viene ricordato oggi in tutto il mondo, lo fu per tante persone povere, senza futuro, ma capaci di chiedere e di pregare.

6 Dicembre 2021
+Domenico

Un fatto storico ha cambiato il mondo: il Natale di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,5) dal Vangelo del giorno (Lc 3,1-6)

«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Audio della riflessione

Il mese di dicembre è sicuramente il mese più convulso … credo sia il mese del traffico più intenso per le vie delle città, il più caotico per le poste, il più difficile per i trasporti, il più esagitato per il commercio, il più snervante per gli scioperi.

Si va, si viene, si acquista, si prepara, si regala, si spende. Se poi aggiungi tutta la tensione della pandemia, dei vaccini, della terza dose, dei ragazzi che debbono diventare tutti vax, del pass, che ogni tanto ha bisogno del tampone non ci si raccapezza più. C’è nell’aria però ancora una attesa che non vogliamo confonderla con nessun’altra attesa.

Nelle nostre civiltà occidentali è al suo apice l’operazione Natale: è purtroppo l’attesa di un mondo ricco che si concentra sul consumo, ma l’origine di questa convulsione è un fatto storico che ha cambiato il mondo, che ha diviso la storia in due: prima e dopo lui, prima e dopo Gesù Cristo.

Tutto questo caos, allora … è per Lui? Stiamo perdendo la testa perché vogliamo trovargli un posto? Stiamo comperando perché c’è da fargli un regalo? Stiamo accendendo luci per indicargli la strada per la sua venuta? Stiamo riempiendo di stelle filanti, di lustrini, di neon le nostre case per fargli trovare un posto caldo, accogliente? Stiamo facendoci regali per far sparire dai nostri volti ogni traccia di mestizia, perché Lui è la gioia?

“Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate strade, riempite avvallamenti, spianate alture…”

Noi cristiani ci siamo forse lasciati scippare il Natale dai negozi: non c’è posto per questo bambino che nasce, gli tocca cercare un altro luogo!

Qui non c’è posto per Lui … aA meno che… a meno che, dentro questa festa del commercio, che non ci scandalizza, né ci soffoca, perché è anche lavoro per tante famiglie, sappiamo recuperare una dimensione interiore, sappiamo fare spazio alla preghiera, sappiamo mettere nel conto delle spese, nell’elenco delle possibilità della tredicesima un preciso impegno per il povero.

Ci possono stare tutte le luci che vogliamo, purché nel tuo mese di dicembre decidi due o tre cose semplici:

  • Prima: una mezza giornata di deserto in cui stacchi la spina, fai a meno di una notte da sballo, talloni un prete o una guida spirituale per far chiarezza nella tua vita, preghi e rileggi i primi capitoli del vangelo di Luca;
  • Due: decidi una percentuale su tutte le spese che fai, da destinare ai poveri;
  • Tre: accogli per alcuni mesi nella tua seconda casa la gente senza tetto;
  • Quattro: trascorri una giornata in ospedale a fianco di chi soffre … così porti speranza.

E allora forse qui alla domanda “la speranza dove la trovo?” posso dare una risposta.

5 Dicembre 2021
+Domenico

Siamo sentinelle, non custodi di un museo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Le ultime parole della Bibbia, che si chiude con l’Apocalisse, sono una accorata invocazione: “Vieni Signore Gesù”. È talmente ancora viva l’esperienza di Gesù, che ne nasce una nostalgia … oppure è la consapevolezza che c’è un compi­mento necessario di quanto è iniziato con la sua storia? Abbiamo compreso che tocca a noi svi­luppare questo compito con un’attesa vigile e piena di speranza?

Gesù ritornerà: la storia non continuerà sempre così come va ora, il mondo non sarà sempre così, impossibile da capire, difficile da giustificare nel male che lo segna esageratamente; i popoli non saranno sempre sballottati da potenze egoiste, da interessi economici, da guerre crudeli. La storia avrà una conclusione, il mondo ora non è ancora pienamente orientato a Dio, ma la sua salvezza si compirà: c’è una presenza nelle pie­ghe della storia di qualcosa di nuovo, di bello, di completo e si svilupperà.

Gesù ritornerà: la storia non è fatta di corsi e ricorsi; la terra dopo ogni giro attorno al sole non si troverà al solito posto, ma si avvicina, col sole, con l’universo, sempre più a Dio.

Gesù ritornerà: è bello pensare che quel Gesù che ogni cristiano vive come centro della vita non è il ricordo di un passato, ma è la certezza di un futuro! Allora la nostra vita è l’attesa di una comple­tezza di umanità, è un cammino orientato verso una meta. Allora ci dobbiamo attrezzare per una grande attesa: Siamo tutti sentinelle, come di­ceva Giovanni Paolo II ai giovani di Tor Vergata, non siamo topi di biblioteca o custodi di un ar­chivio. Non siamo chiamati a clonare il passato, ma ad aspettare un futuro nuovo e certo. L’Avvento, che oggi iniziamo, è un periodo interessante per la Chiesa, è l’attesa di qualcuno che viene.

Gesù ritornerà: sarà una festa stupenda se non ci appesantiamo in mille lacci e laccetti del nostro vivere, se non riteniamo definitivo il dolore che soffriamo, se sappiamo credere ai sogni di com­pimento e di novità che la Parola di Dio nutre, se sapremo tenere viva la lampada dell’attesa. La sentinella non dorme, non si adagia, tutto il suo corpo vibra di una tensione che la tiene sveglia e le dà energie insperate.

Gesù ritornerà: È la nostra sicura speranza. Il nostro mondo è ammalato di una malattia mortale. Stiamo correndo ai ripari, siamo consapevoli ancora di più sia per l’aumento dei disastri ambientali, sia per la pandemia che facciamo fatica a vincere per le nostre stoltezze e egoismi che occorre alimentare la speranza.

Il Natale potrà diventarne un segno se  lo sappiamo collocare in un cammino di conversione personale e sociale.

28 Novembre 2021
+Domenico

La vita non è un parcheggio, ma una attesa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

La vita non è un parcheggio, pieno di distrazioni, non è un deposito di pacchi con scritta da sempre la destinazione, ma … vivere è tendere verso qualcosa di definitivo: la interpreta al meglio non l’adattamento, ma l’attesa, la vigilanza, il sapere che c’è qualcosa di bello, di vero che la compie.

Non è un risultato scontato già previsto, ma la sorpresa di un incontro: le si addice di più l’immagine di una sentinella che continua a scrutare l’orizzonte, che vive di attesa, che non sa darsi pace nella certezza di un compimento … che di una guardia preoccupata che nessuno scippi niente di quello che si ha.

Ciò che si ha non dà nessuna certezza, quello che si è ci costringe ad alzare lo sguardo all’orizzonte: vegliate e pregate.

La dimensione vera della vigilanza del cristiano è quella della preghiera: la sentinella dialoga con chi deve venire, se lo immagina accanto, lo chiama, lo sente già a portata di mano, gli si affida … e l’affidamento è sapere che ci sono braccia pronte ad accogliere, desideri destinati ad essere esauditi, amicizia che riempie di gioia.

Il cristiano attende Dio: non attende un giudice, ma un Padre!

Gesù aveva consumato tutta la vita a cambiare quella falsa idea di Dio che stava nel cuore dei venditori del tempio: Dio si coccola i suoi figli, Dio manda suo Figlio a togliere dal male l’umanità, in questa maniera li coccola.

Dio sa che deve giocare la partita della libertà e dell’amore dentro la vita degli uomini. Questo Dio che ha sognato sempre per noi il massimo del bene è colui che vogliamo vedere apparire all’orizzonte di ogni esistenza, della mia, della tua, della vita dei poveri, dei perseguitati, dei buoni e dei cattivi, degli abbandonati e dei sazi di cattiveria.

Mentre ti attendiamo o Dio noi ci abbandoniamo alla tua volontà, osiamo attenderti oranti, con le braccia allargate come tuo figlio sulla croce, sicuri che il tuo giudizio sarà nell’amore e la nostra vita non dovrà temere se non il nostro egoismo che ancora tu hai il potere di distruggere.

Ti aspettiamo con ansia, siamo già stati per troppo tempo in fuga. Apri il tuo cielo e discendi.  La nostra attesa è fragile, ma con la preghiera diventa la dimensione più bella della nostra vita e della vita del mondo

Ecco … sostenuti in tutta questa settimana dal capitolo 21 del vangelo di Luca, terminiamo oggi l’anno liturgico, con nel cuore una grande speranza,  nell’animo una domanda di perdono e di misericordia per le nostre vite e una preghiera perché il Signore ci liberi dalla pandemia

27 Novembre 2021
+Domenico

Scruta i segni giusti e seguili

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Audio della riflessione

La nostra vita è affidata ai segni: ne hai bisogno quando giri per le strade per sapere la direzione giusta, ti occorrono per intenderti con qualcuno sul da farsi, sono necessari per tradurre i pensieri in uno scritto e comunicarli agli altri, diventano – questi segni – utili a un imprenditore per capire come orientare i suoi capitali, stai ad ascoltare le previsioni del tempo prima di metterti in viaggio … insomma … qualcuno ti manda segni sbagliati per imbrogliarti e devi imparare a difenderti e a farti da solo una tua lettura: aguzzi l’intelligenza, fai confronti, metti in sequenza vari indizi e poi rischi una decisione.

Avessimo conoscenza di alcuni segni inequivocabili per prevenire un terremoto! Potessimo leggere in tempo i segni premonitori di tutte le malattie! Fosse possibile sapere sempre quando la morte è alle porte!

Gesù ci dice che esiste una serie di segni anche spirituali per orientare la nostra esistenza alla pienezza che Lui sogna per noi: ci invita a leggere i segni dei tempi della salvezza, cioè a guardare che cosa nel mondo viene alla luce come segno della sua presenza salvatrice, a vedere la direzione da prendere entro le complicazioni della vita umana per sviluppare e contribuire all’avvento di un mondo più giusto.

Cambiano le stagioni della natura: si avverte l’avvicinarsi della primavera o dell’autunno e ci si attrezza di conseguenza; la vita degli ultimi esprime una sete di salvezza e in quella sete il cristiano deve collocare le sue energie. 

Tutto quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora con la pandemia è sicuramente un insieme di segni che la vita ci dà e che alla luce del Vangelo dobbiamo leggere. Per molti di noi è anche la fine del mondo, nel senso che moriamo; se non lo  è, e sempre lo speriamo per tutti, è  un segno da interpretare.

Abbiamo capito che non siamo onnipotenti, che tutti i nostri progetti di viaggi, di spazi, di programmi abbiamo dovuto cambiarli; abbiamo capito che la stessa economia non è un teorema certo, ma ha molte variazioni sia per gli stati, che per le aziende, che per il nostro bilancio familiare; assistiamo ultimamente alla carenza di tanti cibi nei supermercati o di tanti utensili per la nostra vita quotidiana… insomma dove è finita la nostra sicumera quando pensavamo che tutto doveva procedere come sempre?

Oggi più di ieri si è sensibili alla libertà, oggi più di ieri abbiamo bisogno di speranza: il cristiano allora lavora per la libertà vera, offre la speranza viva che gli mette a disposizione il Vangelo. I segni dei tempi sono una sorta di chiamata di Dio a orientare tutte le nostre energie nella direzione dello sviluppo del suo regno che solo lui determina e orienta.

Fa parte di questo regno vivere sempre tutti da fratelli: Papa Francesco ci aiuta sempre a leggere i segni della pandemia e ci spinge ad essere ospitali, generosi, a non fare muri, ma ponti.

Anche in ogni vita Dio distribuisce dei segni per far capire la direzione giusta della felicità di ciascuno: ogni uomo e donna deve intercettare questi segni per decidere come orientare la sua vita, come rispondere a questa chiamata personale.

Essere capaci di leggere i segni giusti e non farsi incantare da quelli sbagliati è una virtù da acquisire e da chiedere con insistenza e da perseguire con speranza.

26 Novembre 2021
+Domenico

Attendere e sperare, caratterizzano il tempo di fine anno liturgico che stiamo vivendo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 27-28) dal Vangelo del giorno (Lc 21, 20-28)

«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Audio della riflessione

“La vostra liberazione è vicina”: è la certezza che Gesù dice per l’uomo che attende la fine dei tempi, l’incontro gioioso con Dio Padre.

Il Vangelo di Luca nel capitolo 21, che scandice le nostre eucaristie di questa settimana, è dedicato ai tempi definitivi: una descrizione piuttosto terrificante degli sconvolgimenti finali, tipica di un genere letterario che ai tempi di Gesù era molto diffuso.

Ogni tanto anche nelle nostre culture si fanno vivi atteggiamenti “millenaristici”: li abbiamo sentiti vent’anni fa nell’avvicinarsi dell’anno 2000, lo vediamo descritto dai giornali quando nel mondo avviene qualche catastrofe climatica … e il Vangelo però ci aiuta ad alzare lo sguardo e a vivere di attesa.

C’è nel cuore dell’uomo una attesa di felicità e di salvezza, di senso e di speranza: spesso questa sete la inganniamo con gli oggetti, con i regali, con le piccole sorprese tra amici, ma è necessario andare oltre per ritrovare la bellezza della nostra umanità e della ricerca esistenziale che la caratterizza.

Tutti cerchiamo felicità, pienezza, appagamento, serenità e pace!

Il nostro mondo, continuamente in guerra e a costruire muri, crede di essere condannato a una perenne conflittualità mortale: si parla di giorni di vendetta che caratterizzeranno la fine dei tempi. Per gli ebrei di quel tempo ci si riferiva anche alla distruzione di Gerusalemme … quella fu una vendetta dei romani, non di Dio, perché il rifiuto di Gesù da parte del popolo di Dio di allora e tutti i nostri rifiuti se li è caricati sulle spalle Gesù morendo in croce, per starci vicino, solidale con l’umanità e per offrirci salvezza.

La storia umana è un tendere inquieto a Dio, nostro luogo naturale: si placa solo nell’incontro con Lui! Siamo fatti per Lui, perché Lui si è fatto per noi.

Questa attesa scritta nelle nostre vite da sempre, raccontata dalle aspirazioni di popoli e profeti, di poeti e di filosofi ha avuto una risposta: il famoso “Bambino di Betlemme”, il figlio di Maria, Gesù di Nazaret, il crocifisso e risorto, una vera alternativa a come e dove si erano attardate le attese della gente, che ancora aspettava la soluzione dei problemi nella potenza, nella ricchezza, nel potere.

Ci avviciniamo a grandi passi a un periodo particolarmente carico di attesa nella nostra cultura: è il periodo dell’Avvento e del Natale, dell’attesa di quella piccola luce che scalda il cuore di tutti.

Gesù è la nostra attesa: è Lui che riempie il cuore degli uomini, è Lui il Dio che non ci abbandona mai.

25 Novembre 2021
+Domenico