La continua novità della comunicazione di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni  (Gv 16, 12-15)

Audio della riflessione

Che la nostra vita e la consapevolezza di essa, del suo valore, dei suoi limiti, delle nostre fragilità e dei nostri valori siano sempre in continuo ridefinirsi lo abbiamo sperimentato nel nostro passare dalla fanciullezza, alla giovinezza, all’età matura – e per me alla vecchiaia – negli imprevisti difficili da comprendere e da umanizzare sempre, negli interrogativi sempre più profondi che ci abitano a mano a mano che l’umanità cresce, si compone, si ricompone, si fa cattiva e brutale, ma anche buona e generosa.  

E’ così però anche la nostra comprensione della comunicazione che Dio ha deciso di intrattenere con l’umanità, della Parola di Dio scritta nella Bibbia e presentata nella vita concreta delle persone, nella vita di Gesù, nelle vite di santi e peccatori, di popoli giusti e ingiusti, aperti e chiusi da muri asfissianti. 

Nella scoperta e nell’approfondimento della verità del Vangelo, possiamo contare sul ruolo insostituibile dello Spirito non tanto per darci una nuova rivelazione che si aggiunge a quella di Gesù, ma per illuminare, guidare, stimolare la Chiesa a interpretare sempre più a fondo la Parola del Signore.

La Parola di Dio infatti non è un deposito di proposizioni cristallizzate, è una parola vivente: è verità di Dio e quindi inesauribile nella sua comprensione e nei suoi significati. 

E’ anche verità sull’uomo: verità che si porta dentro tutte le implicazioni esistenziali e storiche che questo comporta. 

E’ una forza dinamica, che continua a rivelarsi nella storia, che si arricchisce attraverso la riflessione, l’esperienza, le stesse vicende storiche che come popolo di Dio viviamo.  

L’assistenza dello Spirito che ci è guida nella pienezza della verità è pure stimolo per una comprensione sempre nuova e creativa e per una fedeltà di lettura e di interpretazione che rifugge da ogni avventuroso accomodamento, proposto o imposto da letture ideologiche, da potere oppressivo di falsi autoritarismi.

Immaginiamo quanto la vicenda dolorosa della pandemia da Covid-19 ci sta facendo capire il senso che la Parola di Dio può suggerirci in essa: chi ci aiuterà a capire il messaggio del Signore che la Parola di Dio scrive dentro le sofferenze, gli sforzi, le ricerche, le vite donate per la salvezza di tanti ammalati?

Credo che lo Spirito Santo suggerisca a medici, infermieri, operatori della salute, gli stessi malati sopravvissuti e passati attraverso il crogiolo del dolore che li ha investiti, suggerisca i significati nascosti della sua Parola in questa stagione dolorosa e difficile. 

Non sono soltanto i teologi o noi preti e vescovi che abbiamo il dono dell’ascolto e della comprensione e interpretazione della Parola di Dio, ma anche ogni battezzato: ogni uomo di buona volontà è illuminato dallo Spirito.

Papa Francesco ci dice sempre che occorre liberare la stessa teologia dalla occupazione degli uomini di mestiere, che pure sono utili, ma non gli unici ispirati dallo Spirito Santo, che noi invochiamo su tutti i protagonisti, sofferenti, fragili e audaci, di questa stagione, di questo tempo che è sempre tempo dell’uomo e per questo tempo di Dio. 

Mi aspetto che molti di questi ci dicano: quel brano di Vangelo occorre leggerlo anche così, quella parola forte di Gesù si porta dentro anche questo.

La nostra mentalità rispetto alla vita chiarisce ancora di più il dolore di Gesù e il suo amore per noi in questo senso: fateci dono di quello che vi suggerisce lo Spirito in questa Pentecoste di dolore, di apprensione e di attesa. 

20 Maggio 2020
+Domenico

Ci sono due processi da rifare: contro Gesù innocente e contro noi peccatori

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-11)

Audio della Riflessione

Capita nella vita di sporgere denuncia contro qualcuno per difenderci e venire denunciati perché la vera colpa è nostra: credevamo di poterla fare franca, perché avevamo conoscenze, sapevamo di una strada di ingiustizia “superprotetta” da connivenze coltivate a lungo, come i vecchioni – ricordate – che insidiavano la regina nei suoi giardini, coperti nei loro turpi affari da guardie e testimoni prezzolati.  

Nei confronti di Gesù  è capitato proprio questo: i sommi sacerdoti – che rappresentano tutti noi evidentemente, tutti noi uomini e donne anche di oggi – lo hanno incriminato, condannato e ucciso, sicuri del favore del popolo prezzolato, sicuri del favore degli intrighi di potere a lungo sperimentati, della corruzione anche del potere romano.

Ma dopo la sua Risurrezione apparve lo Spirito Santo che ha voluto rifare nelle nostre coscienze questo giudizio di morte e convincere noi tutti di peccato, di ingiustizia e di falso giudizio.

Ed era una paradossale situazione quella dei discepoli di Gesù: perseguitati e condannati dai tribunali del mondo come Gesù e sul piano della fede e nell’intimo delle loro coscienze chiamati a giudicare e condannare il mondo.

Le parti si invertono: il condannato diventa giudice e viceversa.  

Anche nella scena del mondo il cristiano si erge a giudice: illuminato dalla Parola di Dio, nutrito dall’Eucarestia, abitato dalla potenza dello Spirito, egli è abilitato a intraprendere un’opera di “contestazione” del mondo.

Infatti, lo Spirito suscita continuamente in seno alla Chiesa persone, uomini e donne particolarmente sensibili ai valori autentici e veri e li rende capaci di impegnarsi effettivamente nella opposizione ai falsi valori del mondo.

Questa opposizione del cristiano però, proprio perché suscitata dallo Spirito Santo non si esaurisce in qualche gioco facile di parole pure vere, ma diventa incarnazione di questi valori evangelici, nella concretezza della vita e nelle scelte di ogni giorno. 

Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, in quel sacrario inviolabile di ogni persona che è la coscienza, ed è il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito.  

Insomma, è come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata, perché falsamente accusata, irrompesse una luce viva, che ridà speranza, ridà chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia, come se nella tentazione di rancore più impenetrabile per il male ricevuto, alla luce del vero cominciasse a risplendere la verità, per lasciare sempre solo a Dio il giudizio su ogni persona.  

19 Maggio 2020
+Domenico

Noi cristiani non stiamo a piangere il nostro “fondatore defunto”

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 26-16.4)

Audio della Riflessione

Fatte delle scelte, dopo aver ricercato, riflettuto, valutato, esserci fatti aiutare da amici, da persone esperte e oneste, si entra nella fase del lavoro concreto e responsabile, della operatività e di alcuni risultati anche soddisfacenti.

Ciò non toglie che non si sentano fatiche e contrapposizioni: Il Vangelo considera normale che nel campo della fede il discepolo debba soffrire persecuzioni e contraddizioni.

Il mondo non può non odiare chi segue Cristo, ma il punto di arrivo di questo odio è proprio Gesù stesso!

Gli apostoli dicevano di essere perseguitati a causa del Nome, una sorta di qualificazione degli stessi cristiani di quei primi tempi, proprio perché profondamente la propria identità di destino e di vita con il Cristo, come pure il dovere di testimoniarne la risurrezione. 

C’è sempre un’àncora che sostiene ed è lo Spirito Santo: “Vi darò un consolatore, un confortatore, una forza, una colonna su cui potete contare: non vi relegherò a fare la fila di orfanelli, ma vi darò la tempra e la forza di una paternità, la sicurezza di una verità, la certezza di una presenza; Egli dimora presso di voi e sarà in voi.

Così la Chiesa non è un orfanotrofio che piange il suo fondatore defunto, ma una comunità che tutti nella storia hanno tentato di decimare e che è sempre risorta nelle coscienze di chi ha saputo ascoltare lo Spirito, il Consolatore, appunto. 

Verrà il Paraclito, la forza, il conforto, l’energia vera, la grazia, la nuova presenza intima di Dio in ogni vita: colui che aiuterà a cambiare testa, a misurarsi con verità su ogni parola di Gesù, a sentirlo dentro come fuoco d’amore, è Lui.

Il peggio non è ancora passato, perché ora quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. Anche voi sarete messi a morte nella convinzione di fare piacere a Dio, mio Padre. Vi isoleranno, vi cacceranno, vi scardineranno dalla vostra stessa identità. Ma io non vi lascio soli, con voi ci sarà sempre lo Spirito. Ve lo mando, ve lo assicuro, dovunque ci sarà una comunità che lo invoca e un apostolo con loro io manderò lo Spirito.” 

E noi lo chiediamo, anche perché abbiamo bisogno di luce, di saggezza umana, di accortezza di comportamenti nell’uscire con sicurezza dalla nostra situazione di pandemia.

Dobbiamo ricostruire le nostre vite, le nostre sicurezze, la nostra serenità, le nostre famiglie: non vogliamo fare “restauri”, perché tante cose non devono esistere più, dobbiamo fare progetti di nuove relazioni tra di noi, di nuova impostazione della vita sociale, di nuova attenzione alla vita nostra e del mondo, di condivisione con i più fragili della forza e della salute che Dio ci ha donato. 

Vogliamo che rifiorisca la natura, e rispettare la terra, e scorgervi sempre dentro la bellezza del Creatore, e questo è il tipico lavoro dello Spirito Santo in ciascuno di noi e nelle nostre comunità. 

18 Maggio 2020
+Domenico

Siamo attesa di difesa e conforto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-21)

Audio della riflessione

Nella vita comune di tutti i giorni, sperimentiamo due situazioni che ricorrono non poche volte: il bisogno di una difesa sicura e la ricerca di una forza consistente.

Infatti, soprattutto se viviamo qualche responsabilità di tipo sociale, o viviamo convinti per un ideale e a questo orientiamo tutta la nostra vita, sperimentiamo malcontento intorno a noi, accuse gratuite, denunce pure, e dall’altra ci sentiamo molto fragili e incapaci a resistere: decisi, ma non sempre efficaci e sicuri, coraggiosi e perseveranti.

Nella esperienza esaltante e coinvolgente della evidenza e del Cristo risorto gli apostoli si trovano a vivere situazioni di questo tipo: la certezza intima di avere incontrato Cristo risorto li riempie di gioia e ridà loro l’entusiasmo della testimonianza e dell’annuncio esplicito.

Stefano, nel suo entusiasmo giovanile, non bada a pericolo, e viene accusato e lapidato; Pietro si sente responsabile di un annuncio che rinfaccia alla classe sacerdotale l’assurdità di aver crocifisso Gesù, ed è responsabile di un minimo di riorganizzazione della vita dei dodici, ma viene messo in galera e diffidato di parlare ancora di questo Nazzareno ormai “liquidato”, e si prende frustate.

Occorre un difensore e una forza corroborante per ciascuno.  

Il Vangelo comincia a rendere evidente un grande dono che Dio si appresta a dare alla sua Chiesa, a ciascuno dei suoi apostoli e ad ogni persona che deciderà di seguire Gesù: “Io pregherò il Padre che vi darà il Paraclito

E’ la promessa dell’irruzione nella nuova avventura cristiana dello Spirito Santo: Lui è il difensore di cui l’umanità ha bisogno e nello stesso tempo il confortatore che rinsalda coraggio e forze per superare ogni fragilità.  

Si possono subire accuse infamanti, si possono spegnere litigiosi confronti, si può lasciar correre tempo su calunnie e falsità, ma il ristabilimento della verità deve essere un dono non solo alla persona falsamente accusata, ma anche un debito di verità nei confronti di tutti. 

Il processo deve cominciare dall’interno di ciascuno di noi, per purificare  e rinsaldare nella coscienza la bellezza della verità e in seguito creare le condizioni perché ciascuno scelga liberamente di stare dalla parte del vero e del bene. 

Contemporaneamente lo Spirito è forza, coraggio, consolazione: non si ferma alla difesa, che è sempre un dono necessario, ma si spinge ad essere consolazione.

Questa forza consolante è vera, perché viene applicata all’anima, non al mondo degli istinti: non soddisfa la carne per affliggere l’anima, ma parte dall’anima per portare conforto dall’interno. 

E’ una consolazione perfetta, perché non si ferma a turare buchi, ma giunge a ritessere tutto l’ordito della vita: è un dono personalizzato, perché si manifesta nella normalità dell’esistenza di tutti e di ciascuno.  

In questa pandemia abbiamo bisogno di tanta verità e di amore sconfinato ad essa: desideriamo che tutti possiamo tornare a fidarci del prossimo.

La distanza che ci viene richiesta è solo fisica, non sociale: manteniamo la comunione con tutti, che parte dal cuore e che si sviluppa e solidifica in famiglia, e si deve sentirne la forza dell’attesa di uno sviluppo nuovo di socialità e di condivisione.

Torneremo – quando ci sarà permesso – a tutti i rapporti sociali, ma non come prima, sapendo che lo Spirito Santo li riempie di verità e di novità.

17 Maggio 2020
+Domenico
  

Il Cristo ci accarezza, il mondo non cede mai, e la croce interpella

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-21)

Audio della Riflessione

Non abbiamo dubbi sulla carezza di Gesù ad ogni persona, indipendentemente dalla sua fede, dalla sua bontà e dalle sue fragilità: il perdono è la prima parola che Gesù dona, che Dio Padre mette in atto, che definisce Dio come grande nella sua misericordia.

Ci sentiamo veramente coccolati dal Signore, siamo nei pensieri e nei progetti di Dio, il Padre, di Gesù, l’amore, e dello Spirito Santo, la forza, ma non possiamo non vedere che molti ci cacciano in gola di essere cristiani, ci dicono disprezzandoci +perché chiediamo di poter celebrare la Messa con una partecipazione controllata e sicura anche in questi tempi – “se  vi ammalate, risolvete la vostra malattia con le vostre preghiere e non contate su di noi: alla nostra carità, di cui non ci vantiamo, ma che non teme confronti, si risponde con questi e altri ben più gravi e miseri ricatti. 

Nessuno ci toglierà la parola dalla bocca e nemmeno il sorriso e pure le preghiere: noi sappiamo che la croce è una esperienza normale per ogni cristiano e siamo aiutati a portarla con dignità … Gesù infatti dice: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me … » 

Siamo chiamati anzi a farci carico di tutti, quando si scatenano nel mondo le forze del male contro persone inermi, semplici, credenti convinti, operatori di pace e di serenità: si direbbe che c’è un accanimento speciale contro coloro che cercano di mettere pace, di far stare assieme gli uomini in progetti di convivenza e di bontà.

Dove ci sono guerre, dove ci sono contrapposizioni, lotte tra i popoli e divisione tra le religioni, e lì c’è una persona che tenta in tutti i modi di unire, si scatena la violenza contro il pacificatore: è sempre stato ed è così per chi  tenta di far convivere cristiani e mussulmani, ebrei e palestinesi, ricchi e poveri, ancora qualche volta adesso inglesi e irlandesi, cristiani e atei.

Il diavolo ha questo nome che significa appunto divisore: l’arte sua è di continuare a dividerci,  a creare odio, a tenere in contrasto.

E così si consumano grandi vendette nella storia delle persone, pure nella politica e nella vita sociale; certo il male ha come terreno di grande prolificazione l’odio, la separazione, la contrapposizione: infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; diamo ragione a chi ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni.

Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco.

Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma nasce da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.  

Certo non siamo ingenui, ma crediamo veramente che il mondo va verso una convergenza pacifica, che le guerre sono assurde, che la terra è una casa per tutti e non ci importa dell’odio dei malvagi, perché sappiamo che il nostro maestro non li ha temuti e proprio quando sembrava che avesse fallito è risorto, e regna ancora per chiamarci alla comunione fra tutto il genere umano, a partire da chi ci odia.

16 Maggio 2020
+Domenico
 

Servo per me non lo sei mai stato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 12-17)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri»

Audio della Riflessione

La vita è la cosa più bella che abbiamo: la vita è la nostra possibilità di esserci, di esistere, di gioire, di vedere, di godere dell’amicizia, di cantare, saltare, correre, sperare, sorridere e lottare.

Al di sopra di tutto, per te sono disposto a dare la Mia vita, a perderla, a rischiare di rimanerne senza, perché la voglio vedere piena in te, la voglio passare a te, voglio che sia tu a goderla: non ti offro solo qualche pezzo per un trapianto, non ti lascio i miei ricordi, le cose più belle che hanno fatto felice me, ma ti metto a disposizione la Mia vita, perché la tua sia piena. 

Ricordati: servo per me non lo sei mai stato; schiavo di qualcosa, ma non di me! Servo delle tue passioni o dei tuoi desideri insani forse lo sei stato, ma con me c’è solo libertà, c’è voglia e possibilità di realizzare i tuoi sogni, di volare con le tue musiche. 

Purtroppo ti lasci ingannare e finisci per servire, per farti tanti padroni cui devi e da cui non ricevi; spesso perdi la stima anche di te, perché qualcuno te l’ha tolta.

Molte volte sei stato schiavo dello sballo o della immagine: Non eri più te stesso. Hai percepito non una volta sola di avere dentro un mistero grande, che non potevi scambiare per una oscurità e non sei mai riuscito ad allargare i tuoi orizzonti. 

Io ti do la libertà di spaziare nell’immensità della vita.  

Tu sei mio amico, io ti ho scelto, tu ancora non riuscivi a farti di te una idea e io già ti amavo, così come sei: ti ho sognato quando ho creato l’uomo e la donna, ti ho seguito con ansia quando i tuoi progenitori hanno rovinato l’armonia che avevo creato anche per te; ti ho visto appostato come Caino, ti ho valutato quando coi tuoi fratelli aspettavi il sognatore Giuseppe per venderlo, ti ho visto prendere in giro tuo padre Noè, mi sono sostituito a te quando tuo padre ti portava a sacrificare sul monte.  

La tua vita è scritta sul palmo delle mie mani, lontana o vicina che sia dalla vita cristiana: ti ho seguito nei tuoi percorsi, ti ho visto con i tuoi amici, ti ho pedinato nelle tue ricerche di distrazione, di placebo, di amore, di posti per stare lontano da tutti; ti ho scrutato i pensieri, ho visto che cosa hai dentro: proprio per quello che sei Io ti ho scelto.

Io mi sono sbilanciato per te: voglio rischiare di fallire, non m’importa quanto mi costi; ti voglio capace dell’impossibile. Ci stai?

15 Maggio 2020
+Domenico

Un’altra colonna della vita di Fede: l’apostolo Mattia

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

Audio della Riflessione

Spesso siamo in cerca dell’immagine più vera che ci possiamo fare di Dio: che volto ha? Chi è? Esiste davvero? Quale è la caratteristica che lo contraddistingue? 

Di Lui ci facciamo tante immagini “filosofiche” legate alla nostra intelligenza e capacità razionale: facciamo fatica a credere che esista e poi quando tentiamo di dargli un volto non riusciamo a definirlo.

I filosofi ci hanno provato, gli scienziati pure, gli scrittori lo hanno fatto vecchio o giovane, buono o cattivo, barbuto o etereo a seconda della ispirazione o dell’uso che ne potevano fare. 

Dio invece è soprattutto e solo Amore, che si comunica a noi. 

Chi lo segue nella vita cristiana, soprattutto chi ne assume responsabilità nei confronti della gente, come lo furono gli apostoli lo deve testimoniare: infatti, appena fatto papa, Benedetto XVI scrisse  in una lettera enciclica quello che aveva nel cuore da tutta la sua vita di prete, di studioso, di vescovo, di cardinale; ed  è sempre stato solo questo: Dio è Amore e tutte le volte che ha cercato una chiave di interpretazione della realtà di Dio ha compreso che è sempre e solo l’Amore

E’ Amore quando crea l’universo e l’uomo, è Amore quando manda il Figlio Gesù sulla terra, è Amore quando accetta che il Figlio muoia in croce, è amore nel perdono, amore ancora di più nelle vite d’amore delle creature. 

E’ l’unica chiave di interpretazione della vita di Dio.

E Gesù quando si congeda dagli apostoli, non può non rifarsi a questa esperienza profonda che ha segnato tutta la sua vita di uomo: Come il Padre ha amato me, così anch’Io amo voi.

L’amore è un vortice: se ci vieni trascinato dentro, porti con te tutti quelli che conosci, che vedi, che incontri … tutti coloro che fanno parte della tua vita; così Gesù non può non trascinare in questa dimensione il gruppo dei suoi amici, e chiamarli a rimanere nel suo amore.  

Potremmo stare con Gesù per solidarietà con la sua bontà, perché ci offre speranza oltre le nostre paure e inquietudini; potremmo scegliere di stare con Gesù perché ci incanta la sua Parola. Gesù invece ci dice: ci dovete stare solo per amore.

Chi vuol fare il cristiano deve sbilanciarsi dalla parte dell’amore, deve assolutamente fare di questa vita donata senza interesse, senza calcolo, senza vantaggi la sua vocazione definitiva.

Mattia, che fu chiamato a sostituire Giuda, non poteva non essere un testimone fino al dono della vita dell’amore di Dio in Gesù. 

14 Maggio 2020
+Domenico

Una unica linfa scorre nelle nostre vene e nell’umanità di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

Audio della Riflessione

Fece impressione quando papa Benedetto si presentò a tutti la prima volta dalla loggia vaticana appena eletto e disse di sé che era un semplice operaio nella vigna del Signore: ogni cristiano è chiamato ad essere con la sua vita un operaio nella vigna del Signore!

Gesù è l’immagine perfetta della vigna fedele che ha corrisposto alle cure e alle attese di Dio e ha prodotto il vino buono della fedeltà all’alleanza; non solo, ma Cristo, come ha detto di essere pane di vita, è anche “vite della vita“, per sottolineare la comunicazione e la circolazione di vita divina che esiste tra Cristo e coloro che credono in Lui. 

Ne deriva che ogni cristiano deve essere sempre “collegato”, unito, in simbiosi con Gesù; questo avviene in tante modalità, che sono i mezzi che abbiamo per unirci a Gesù: la preghiera, l’ascolto della sua Parola, la vita di carità verso il prossimo, perché Gesù si incarna nelle persone che incontriamo, che Lui stesso ci mette accanto, che la vita concreta ci fa incontrare; soprattutto l’Eucarestia, il mangiare il Suo Corpo e bere il Suo Sangue.

Giustamente stiamo non poco a scalpitare, a desiderare di ritornare a comunicarci, a “fare la comunione” come diciamo popolarmente: capiamo ancora di più che significa vivere in comunione con Gesù.  

Nella vita cristiana i sacramenti sono proprio incontri con il Signore Gesù veicolati, costruiti, definiti da concretezza di espressione, di tatto, di gusto, di udito, di sensazione, di sentimento: elementi che danno la certezza che Gesù abita la nostra vita.

L’acqua del Battesimo ci conferma l’immersione nella sua morte e risurrezione; il pane e il vino nella Messa ci mettono a contatto fisico anche con il corpo e il sangue di Gesù come lo propose agli apostoli nell’ultima cena; il crisma è una unzione-consacrazione di questo abitare dentro di noi dello Spirito Santo, della configurazione a Cristo pastore; l’amore degli sposi è la certezza di essere a immagine dell’amore indissolubile di Cristo e della Chiesa, dell’amore di Dio all’umanità; il pentimento per i nostri peccati è la invocazione del figliol prodigo e la certezza dell’abbraccio e della festa di suo Padre; e per finire, l’ultimo sacramento, l’olio santo, è la consapevolezza e la sicurezza della carezza di Cristo nella malattia e nella morte.  

I sacramenti non sono nostri pii desideri, non sono azioni “in streaming”, non sono fantasie di sentimenti di Dio nei nostri confronti che ci inventiamo noi che spesso ci sostituiamo a Dio e ce lo facciamo buono o cattivo, comprensivo o severo come ci aggrada: certo, molti cristiani durante persecuzioni, calamità naturali non hanno potuto avere il dono dei sacramenti e Dio sa supplire nella sua immensa bontà, basta che sappiamo che se non siamo uniti alla vite non abbiamo vita.

L’epidemia che ci sta ancora tormentando ci permette incontri con Dio, consapevolezza del suo amore e esperienza concreta di esso, perché abbiamo scelto con i nostri pastori, con papa Francesco, la regina delle virtù che persisterà sempre, anche dopo la nostra morte che è la carità: l’amore soprattutto per la vita degli altri, non solo per la nostra.  

Non l’abbiamo fatto perché perseguitati, anche se abbiamo sperato che la società civile avesse più rispetto e considerazione della concretezza umana della nostra fede, relegata sempre paternalisticamente nel campo dei sentimenti strettamente privati e personali.

Questa sacramentalità, questa concretezza, questa umanità la si è capita almeno per i funerali, durante i quali oggi la possiamo cominciare ad esprimere in un minimo di partecipazione sacramentale con la Messa e col dolore supremo e la solidarietà nel  distacco ultimo dai nostri cari che ci hanno lasciato. 

Oggi però non possiamo passare sotto silenzio il 13 di Maggio che per tutti noi è la data della famosa apparizione di Maria a Fatima, dei segreti sulla vita della Chiesa, dell’attentato fatto a san Giovanni Paolo II in piazza san Pietro e della sua convinzione che quella pallottola fu deviata da Maria, se a lei ha portato da incastonare nella sua corona la pallottola che l’ha colpito.

Supplichiamo san Giovanni Paolo II che ci conduca, con la sua potente intercessione presso Maria, fuori da questa pandemia. 

13 Maggio 2020
+Domenico

Donaci la tua pace o Risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27-31a)

Audio della riflessione

Si torna spesso nella nostra vita a parlare di pace, sia per le continue guerre che si scatenano nel mondo, sia perché nessuno ci toglie la sensazione che – come dice papa Francesco – stiamo vivendo una terza guerra mondiale a macchia di leopardo, sia per il bisogno assoluto che ciascun uomo ha di un benessere diffuso, di una possibilità di rapportarsi tra tutti da amici, da collaboratori, da persone che mettono in comune ideali e sanno che ogni persona può essere di grande aiuto per sviluppare i propri.

Siamo spesso anche provocati dalla pressione dei migranti sulle rive del Mediterraneo: molti di loro fuggono da guerre assurde, da prevaricazioni e privazioni di libertà e pericolo di vita, per governi opprimenti o in guerra per predominare in questa o quella zona del mondo.

All’origine ci stanno sempre temi economici: ricerca di fonti energetiche e occupazione e accaparramento di esse, predominio su certe aree strategiche del mondo e chi ci va di mezzo sono sempre i più deboli, i più fragili, le famiglie, le donne e non certo gli eserciti.

Le guerre, oltre che a fare morti e creare indicibili sofferenze e ingiustizie, distruggono più di quanto si ottiene dialogando; si tratta sempre però di una pace che si pensa di poter ottenere attorno a un tavolo di concertazione.

Gesù nel suo accorato discorso che prelude al suo supremo sacrificio dice chiaramente: “So che amate la pace, so che la desiderate come benessere, convivenza buona fra tutti, serenità, calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, ma anche pienezza di vita e di salute, la perfezione e la gioia; la pace per voi è il successo di ogni impresa e il compimento dei vostri desideri. E voi pensate che agendo sulle strutture soltanto si possa ottenere e gustare questa pace?

E’ una illusione, che si basa su equilibri esterni, regolati dal calcolo del potere o dal gioco delle forze sociali: questi sono equilibri estranei alle profonde ragioni del cuore e proprio per questo instabili e deludenti.

“Io vi do la mia pace, ma non come ve la dà il mondo.”

Infatti per Gesù la pace non può prescindere da un dialogo, da una comunione profonda con Dio e Io – dice – “sono venuto a garantirvi che questa comunione è in atto con la mia vita, con la mia morte e risurrezione, con la mia parola, con la tenerezza della paternità di Dio per ogni creatura, con il suo perdono, la sua presenza in mezzo a voi sempre, da quando Dio mi ha dato un corpo come il vostro e una vita umana da innalzare sempre alla comunione con Lui. Sappiate che avete sempre la sua Parola che non tornerà mai a Lui senza aver realizzato ciò per cui l’ha mandata, come ha mandato me, e il vostro cuore in questa continua comunione non potrà non avere solo che sentimenti, parole e volontà di pace.

12 Maggio 2020
+Domenico

Verremo da te e prenderemo dimora presso di te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 21-26)

Audio della Riflessione

La vita umana non è fatta per essere sviluppata in solitudine e lo capiamo sempre di più in questa congiuntura che tarda a sciogliersi, in cui la distanza è d’obbligo.

Non è ancora solitudine, non è ancora fare a meno degli altri, ma ne è un simbolo impietoso: ci ricorda che dobbiamo mettere sempre una separazione tra noi e gli altri.

Il come siamo stati architettati dal Creatore dice sempre ordine a un’altra persona come noi: gli altri ci sono necessari per definire noi stessi, per darci una identità, per vivere una vita serena, e se siamo cristiani per fare loro dono della nostra vita. 

Nell’esistenza cristiana è ancora più evidente perché trattandosi di realtà che sono anche immateriali, la loro presenza in noi e la loro compagnia è una manifestazione spirituale, che non significa evanescente e immaginaria, ma vera e pervasiva: non ha bisogno di metri quadri di appartamento Gesù per stare con noi, ma di cuore in ascolto, di animo che desidera, di persona che ha spazio interiore di pensiero, di affetto, di disponibilità.

Attraverso Gesù, Dio si manifesta spiritualmente ai credenti.

L’esperienza cristiana avviene nel segreto della persona, in un modo intimo, spirituale: Dio rifiuta sempre lo spettacolare, quando vuol compiere la più profonda rivelazione della sua salvezza, del suo amore, della sua paternità, è sempre molto discreto, e noi possiamo dichiararci “disponibili” per entrare in contatto con Lui. 

L’amore per la persona di Gesù è dimostrato custodendo i suoi precetti, ossia accogliendo la parola di Cristo, facendola penetrare nel cuore e custodendola gelosamente.  

Il vero discepolo, che dimostra di ascoltare, obbedire ai comandamenti di Gesù diventa oggetto di un amore speciale del Padre e del Figlio.

Tenete conto che la parola comandamento non significa mai “imposizione autoritaria” o obbedire sempre a bacchetta: comandamento dell’amore è amarsi assolutamente gli uni gli altri

Questo amore del Cristo per i suoi amici avrà come effetto una speciale  manifestazione  intima e personale che passa attraverso l’azione dello Spirito Santo: abbiamo dentro di noi lo Spirito Santo che cesella, in noi, la figura del Cristo; gli  fa posto anche nel senso che lo  trasforma, ci trasforma, fino a poter dire, come diceva San Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me“.   

Papa Francesco direbbe nella Christus vivit, che è un bellissimo documento fatto dopo il sinodo dei giovani: “Se Egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita, in ogni momento, per riempirlo di luce. Così non ci saranno mai più solitudine e abbandono. Anche se tutti se ne andassero, Egli sarà lì, come ha promesso: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20). Egli riempie tutto con la sua presenza invisibile, e dovunque tu vada ti starà aspettando. Perché non solo è venuto, ma viene e continuerà a venire ogni giorno per invitarti a camminare verso un orizzonte sempre nuovo.” 

La pandemia non ci potrà fermare.

11 Maggio 2020
+Domenico