Ritorna la speranza e saltano le paure

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Luca, capitolo 24, versetti 35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Audio della riflessione

Occorre che ci riportiamo – ogni volta che leggiamo un Vangelo della risurrezione – alla forza, gioia, dono inestimabile della Pasqua e non possiamo non leggere le emozioni, le paure, le nuove forze che nascono nel gruppo disperato – fino a quel giorno – degli apostoli; è un cammino che viene richiesto a tutti per vivere la Pasqua non come una domenica qualunque o un fatto come tanti della vita di Gesù, ma come essa è: il centro della sua esistenza, della sua missione, il centro della nostra fede e della nostra vita di Chiesa.

Gesù ritorna dai suoi e li trova sconvolti e pieni di paure; collochiamo questo fatto in un rapporto normale tra amici: avevano vissuto assieme per circa 3 anni, si erano lasciati lentamente convincere e scaldare il cuore, in Gesù avevano ritrovato speranza … ce ne avevano messa di volontà per riuscire a entrare nel nuovo ordine di idee, nella nuova esperienza di fede che Dio che aveva loro offerto nella persona di Gesù … ne avevano viste di schiavitù saltare, si erano sentiti entusiasti al ritorno dalle piccole missioni a due a due che avevano fatto; ogni tanto litigavano fra loro per spartirsi i ministeri del Regno di Dio … e Gesù li rimproverava amabilmente.

In quell’ultima cena erano convinti, partecipi, commossi, si erano lasciati lavare i piedi. Ma poi c’era stata la prova, lo sconvolgimento, la tentazione, la fuga.

Lui l’avevano lasciato al suo destino, la costruzione della loro nuova mentalità non aveva retto: erano crollate a una a una le motivazioni umane: fascino di Gesù, amicizia, entusiasmo per una nuova visione della realtà, sogni di mondo nuovo, progetti di attività comuni, contrapposizione al mondo, al modello religioso dei farisei.

Avevano sperimentato, ciascuno in cuor suo, la delusione: forse per questo sentirsi “sconvolti e paurosi” era ancora una sorta di rabbia quasi fosse stato Gesù ad averli traditi e ingannati e non loro ad averlo abbandonato.

Secondo loro, Lui non aveva mantenuto le promesse e se ne erano tornati a pescare, le donne avevano speso un capitale per imbalsamarlo – tanto credevano alla risurrezione che aveva loro promesso – e i discepoli si stavano a leccare le ferite.

Ma Gesù si ripresenta, e non per la resa dei conti: arriva per aiutare a capire, per ricostruire amicizia, per radicare nella fede le loro esistenze smarrite. “Quei colpi secchi sui chiodi che avete udito da lontano mi hanno forato mani e piedi, ma non mi hanno fissato alla morte. Quell’urlo agghiacciante che avete potuto sentire, ben protetti per non farvi vedere, non è stata disperazione, ma affidamento a Dio mio Padre, che mi dona per sempre a voi. Quel colpo di lancia ha fatto nascere la nuova comunità, la Chiesa, che ora affido a voi, per vivere una nuova comunione”.

Insomma … gesù non rinfaccia il tradimento ma continua a farli crescere, li lancia nella missione: “Voi sarete testimoni di tutto questo”. Non è il modo di educare di tanti consigli disciplinari o scolastici, che è quello  di calcare la mano sugli errori, di togliersi tutti i sassolini dalle scarpe, di chiamare alla resa dei conti … Gesù invece torna ad avere fiducia, richiama ancora dalla sua parte e dice “vi affido la mia buona notizia, il vangelo, da annunciare a tutti, e non vi lascio soli; il mio corpo e il mio sangue lo avrete sempre.” … e ce lo affida anche oggi.

18 Aprile 2021
+Domenico

Non abbandonare la nostra barca

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 19-21) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 16-21)

Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Audio della riflessione

La nostra vita è proprio una barca che solca mari, fiumi, torrenti, oceani a seconda della capacità di libertà che ci creiamo, a seconda della vocazione che ciascuno vive o delle situazioni che la vita ci costringe spesso ad affrontare. Qualche volta sembra tutto tranquillo, altre volte ci si sente buttati in problemi più grandi di noi, spesso ci si sente alla deriva, senza mete e certezze. La nostra vita, la nostra barchetta deve destreggiarsi in mezzo a tante situazioni difficili. La meta è il porto della felicità, ma la barca non scivola da sola verso la felicità, va orientata, occorre tenere il timone nella direzione giusta. E spesso il timone si rompe o scende la nebbia a occultare la meta e rischiamo di perderci. Spesso siamo senza bussola, nessuno ci può indicare la strada.

Gli apostoli un giorno partono da soli e prendono il largo, non c’è Gesù. Infuria una bufera che mette a repentaglio la loro vita. Continuano a fare miglia e miglia senza toccare riva, senza arrivare al porto, girano su se stessi. Scorgono Gesù da lontano che li incoraggia, lo prendono con sé e rapidamente la barca toccò la riva. Contro la loro fatica inutile, con Gesù riescono con rapidità a giungere alla meta.

E’ troppo evidente il significato. Con Gesù nella barca della nostra vita non dobbiamo temere niente, non giriamo a vuoto, non torniamo disperati sui nostri passi, come quando si perde la strada; non lavoriamo per niente,  non ci perdiamo d’animo, né  ci possiamo scoraggiare. Lui è il Signore della vita, Lui ci ha creati e ci ama ad uno ad uno, Lui ci può salvare.

Il nostro unico impegno è di fidarci di Lui, di affidarci alla sua potenza e alla sua bontà. Sembrerebbe facile, ma occorre una grande fede, una profonda fiducia, un taglio alla radice delle nostre false sicurezze, cui ci abbarbichiamo, che difendiamo pur sapendo che non portano a niente. Crediamo di essere noi gli artefici della nostra vita, invece è Lui.

Avere fiducia in Dio non significa abbandonare la lotta o consolarsi della debolezza, ma avere la certezza che il cielo non è vuoto e che le nostre strade sono illuminate dalla sua presenza infallibile. Questo ci dà forza e decisione, ci fa affrontare i pericoli che rimangono sempre da superare, ma senza paura perché c’è Lui.

17 Aprile 2021
+Domenico

Basta un ragazzo per fare miracoli!

Una riflessione sul Vangelo del giorno (secondo Giovanni, captolo 6, versetti 1-15)

1 Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2 e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 3 Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8 Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. 12 E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Audio della riflessione

Dicono … che i giovani sono sbadati, che occorre sempre rimproverarli perché si dimenticano tutto … non sono poche le mamme o i papà che rincorrono i figli per portare loro a scuola o al lavoro ciò che hanno dimenticato.

Non è stato così di quel ragazzo che è andato a vedere Gesù sulla montagna: ne aveva sentito parlare, sicuramente, aveva anche lui una voglia incontenibile di vederlo, di sentirlo, di poter raccontare agli amici: io c’ero.

E’ tanta la gente che segue Gesù, che resta incantata dai suoi discorsi: si appassionano talmente a quanto dice che dimenticano tutto.

Lui invece, il ragazzo, il famoso sbadato, sa che a tempo giusto gli viene una fame da lupo, gli si fa un buco nello stomaco che nessuna parola può riempire. Che fa? si prende in saccoccia dei panini. Andrea ha allungato gli occhi e glieli ha contati: cinque pani e due pesci. 

E’ difficile capire come mai Andrea di fronte alla pratica impossibilità degli apostoli di affrontare il problema della fame della gente, faccia a Gesù questa affermazione: c’è qui un ragazzo con cinque pani e due pesci… Che vuoi dire Andrea? Stai canzonando Gesù? Stai dichiarando la tua impossibilità a fare qualcosa? Credi che Gesù invece la possa fare? Sei tu stesso che dici: ma questi panini, che vogliono dire, che importanza hanno? La nostra capacità di intervenire che è di fronte a tanta gente?

La soluzione veramente lui ce l’ha: ciascuno si arrangi, che vadano ciascuno a casa sua, ciascuno pensi per sé. Non ha ancora capito niente dal maestro. Non ha capito che con Gesù il verbo arrangiarsi è sostituito da condividere, da lavorare assieme, da mettere a disposizione ciascuno il suo piccolo o grande contributo.

E Gesù moltiplica pani e pesci; e questa riserva del ragazzo diventa per Gesù il punto di partenza per sfamare tutta la gente.

L’offerta spontanea della propria debolezza è sempre inizio di un miracolo di amore. Lo sanno molto bene i santi che si sono fidati della provvidenza. Dio vuole sempre che mettiamo la mano sul fuoco per lui, che non dubitiamo, che siamo certi che farà sempre la sua parte.

La speranza nasce dalla fiducia e dalla generosità di chi rischia per amore, non dalla sicurezza di chi possiede.

16 Aprile 2021
+Domenico

Un colpo d’ali

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 31) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 31-36)

«Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.».

Audio della riflessione

Occorre spesso un colpo d’ali per alzarsi in volo sulla nostra vita e coglierne le dimensioni infinite che si porta dentro: siamo troppo appiattiti sulla terra, troppo ingolfati nella materia.

Con la scusa che dobbiamo risolvere i nostri problemi, che tutto quello che diciamo deve avere un riscontro concreto, ci siamo abituati a calcolare tutto secondo un interesse materiale: quanto costa? A che cosa serve? Che cosa mi viene in tasca? Alla fine che cosa mi porto a casa?

Sono le domande più normali con cui affrontiamo la vita … poi, grazie a Dio ci accorgiamo che ci sono realtà importanti che non stanno in questi angusti schemi: il gioco per esempio, la musica, la bellezza, l’amore, lo spirito.

La religione deve essere di questo tipo: deve aiutarci a librarci nel cielo della gratuità di Dio!

Chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra, dice il vangelo, invece noi sappiamo che veniamo dal cielo, che il nostro futuro, il nostro passato, la nostra prospettiva è più grande: si usano termini come terra e cielo non per disprezzare il creato in cui viviamo e nemmeno per illudere di un posto diverso, astratto in cui dobbiamo vivere, ma per dare alla nostra vita una dimensione più completa, più vera.

Se c’è un difetto nel nostro tempo è proprio quello di aver appiattito tutto sulla percezione dei nostri sensi: quello che non vediamo e non tocchiamo non fa più parte del nostro orizzonte! Invece Gesù è venuto a presentarci un mondo “altro”, una vita futura, un Padre nostro che sta nei cieli.

Curiamo il corpo, ma sappiamo bene che è la faccia di un’anima che non muore mai, che non si può costringere sulla nostra terra.

Tanta nostra infelicità è dovuta all’appiattimento, alla prigione che ci siamo costruiti: ci siamo collocati in un bicchiere d’acqua e continuiamo a sbattere contro le pareti, mentre il nostro vero habitat è il vasto mare della vita che viene dall’alto, dal misterioso mondo di Dio.

C’è un vento dello Spirito che soffia su di noi e dà vita vera e dona Vita Vera: la creazione lo ha atteso, Gesù lo ha inviato.

Abbiamo bisogno di un’anima per tutte le cose: quest’anima viene dall’alto.

La risurrezione ha aperto i nostri confini, ha offerto gli orizzonti infiniti di quel Dio che anche in questo non ci abbandona mai.

15 Aprile 2021
+Domenico

Non c’è nessun “castigo”

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 16-21)

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Audio della riflessione

L’idea di un .. qualche castigo che la nostra vita si merita è abbastanza diffusa; dipende certo da come siamo stati educati, ma anche da una naturale tensione alla bontà, così che quando siamo inadempienti sentiamo un rimorso: ci alziamo il mattino e la nostra mente va subito a quello che abbiamo fatto, e il nostro errore richiama l’idea di una “riparazione”, di qualcosa da pagare per mettere almeno “in pari” la nostra vita.

Molto spesso si pensa che Dio debba regolare il “pareggio” tra male e bene … attraverso un “castigo”, una riparazione fatta con il castigo”.

Il Vangelo invece dice “Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”; Dio è sempre per la pienezza della vita e ha altri modi di pareggiare il conto – se vogliamo così dire – tra male e bene: l’amore!

Se c’è un progetto su questo mondo, che molti dicono essere “fatto a caso”, è proprio quello della salvezza di tutti: è il grande desiderio di Dio di fare in modo che ogni uomo raggiunga la felicità, la pienezza della vita … e a questa proposta, a questa domanda, risuonata fin dall’eternità “chi andrà per noi in questo mondo che si sta autodistruggendo?” Gesù aveva risposto “Eccomi, manda me”.

Siamo entro un progetto di amore, non di pareggio dei conti: la giustizia di Dio è l’amore, è la possibilità per ciascuno di prendersi in mano la vita; è una giustizia vera non una vendetta o una ritorsione, una pena o una riparazione.

La croce che Gesù s’è caricata sulle spalle è ricomposizione dell’ordine del creato, la vittoria del bene sul male, non il castigo!

Questi sono i discorsi del risorto: “Andate in tutto il mondo, annunciate e perdonate, rimettete i peccati.” … quello che Gesù ha fatto in vita deve diventare prassi normale dei suoi discepoli, e di tutti i cristiani.

Si teme spesso che un atteggiamento di questo genere “crei assuefazione”, dia la stura a gente che se ne approfitta … certo, nell’educazione delle giovani generazioni occorre una pedagogia della giustizia, del fare il proprio dovere, di mettere sempre … tutti davanti alla verità delle proprie azioni e responsabilità, ma la chiave risolutiva è sempre l’amore.

L’amore sta di casa nel cuore e solo Dio ne ha la chiave … perché è il solo che ci apre il cielo e dà alla nostra terra desolata la luce di una presenza di salvezza.

14 Aprile 2021
+Domenico

Un vento misterioso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 7-8) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 7b-15)

«Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Audio della riflessione

Ci capitano alcune volte delle esperienze di vita in cui diciamo “mi sembra di rinascere, mi sento rinato a una vita diversa”: può essere l’aver trovato un lavoro, l’essere uscito dall’incubo di una malattia, di cui non si vedeva la fine – come la pandemia, l’esperienza gratificante dell’aver incontrato la persona cui dedicare l’amore della nostra vita, una forte esperienza spirituale.

Ecco … nel discorso notturno tra Gesù e Nicodemo si parla proprio di questo vento misterioso dello Spirito che entra nella vita di una persona inaspettatamente e la cambia: Nicodemo era andato da Lui – come tutti sappiamo – di notte; forse la sua posizione di prestigio nel Sinedrio non gli permetteva di avere contatti ufficiali, forse voleva tenere per sé e non sbandierare a tutti i tentativi di ricerca della verità per trovare quella felicità cui tutti siamo chiamati, sicuramente Gesù lo aveva “incantato” e in Lui era sicuro di trovare risposta a tutti i suoi perché. 

La risposta non si fa attendere: “occorre rinascere”, la vita va riportata a un nuovo inizio; non si può vivere di restauri, di pezze, di aggiustamenti, occorre affrontarla ex novo, da un altro punto di vista.

Capita spesso così anche a noi, quando vediamo che non ce la facciamo a cambiare, a dare una svolta positiva al nostro continuo tornare nel peccato, nel vizio, sulle strade dello spacciatore o del venditore di illusioni, del gioco o dell’alcool … occorre rinascere, affidarsi allo Spirito.

La risurrezione, che ancora sta al centro della riflessione e della esperienza pasquale, è questa novità che dobbiamo abituarci a fare nostra:

  • non siamo destinati, ma chiamati;
  • non siamo abbandonati, ma ricuperati;
  • non siamo condannati, ma salvati!

La tentazione di vivere come se non fossimo destinati alla risurrezione è grande: la nostra scarsa fantasia prevede sempre che tutto sia come prima, che si tratti di piccole correzioni di rotta, di qualche sentimento un po’ più buono che dopo Pasqua possiamo anche nutrire … invece è una vita nuova che deve risorgere, è una vera conversione.

Questa forse è la parola che più permette di capire che cosa Dio sta scrivendo nelle nostre esistenze: un cambiamento, una nuova meta, una vita del tutto diversa, un insieme di desideri e di ideali alti cui sempre occorre rispondere.

E’ lo Spirito che soffia dentro le nostre vite e le lancia su nuovi orizzonti, gli orizzonti di quel Dio che non ci abbandona mai.

13 Aprile 2021
+Domenico

Vogliamo resettare la vita … è possibile?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 1-8)

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Audio della riflessione

Rinascere è l’aspirazione di ogni persona che ha provato delusioni nella vita, che si è dovuto incontrare con esperienze negative che gli stanno intorbidando l’esistenza … nel computer c’è una operazione facilissima che ci permette di partire da capo, dopo che in maniera maldestra magari abbiam fatto confusione, abbiamo rovinato file e programmi: resettare, portare il sistema allo stato iniziale, permette di cancellare tutto e di ripartire di nuovo, reimpostare, cambiare modo di lavorare, di scrivere, di progettare.

La vita … la possiamo resettare? C’è un comando facile che ci permette di tornare ai box di partenza come se niente fosse?

E’ stata la domanda di Nicodemo a Gesù: c’è andato di notte, perché lui era un uomo in vista e la sua posizione non gli permetteva di avere consuetudini con Gesù, di compromettersi con Lui … e la domanda che gli fa è di poter riuscire a intravedere un nuovo progetto del vivere.

Lo aveva sentito tante volte parlare di regno di Dio, di nuovo mondo, di storia di bontà e di amore; è possibile vederne nascere un germe? E Gesù: per vedere un mondo nuovo occorre nascere di nuovo, c’è una nuova nascita che il cristiano deve accogliere e deve cercare: è la nascita dall’acqua e dallo Spirito.

Noi lo chiamiamo battesimo: è l’unica possibilità che ci è data di morire a un mondo vecchio e nascere a un mondo nuovo; possiamo resettare la vita solo così, lasciandoci immergere nella morte di Cristo e nella sua risurrezione, per questo è fondamentale per il cristiano il battesimo: è un lavoro che fa solo lo Spirito Santo, perché è solo Lui che ricostruisce nella vita degli uomini e delle donne i lineamenti della vera vita, quella di Gesù.

Lui è artista, Lui – lo spirito – è scultore, Lui è forza, Lui è l’amore … a noi sembrano solo gocce di acqua che passano scivolando sulla testa dell’uomo, del bambino, della persona, invece il battesimo è una vera e autentica collocazione del nuovo cristiano nel mondo di Dio.

Lavare i peccati non è opera di bucato, ma è generazione a una nuova vita: non solo cancella, ma fa vivere; non solo libera, ma fa diventare liberi: è la sorgente da cui zampilla speranza vera, vita nuova.

12 Aprile 2021
+Domenico

Tomaso ritorna alla comunità credente

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Audio della riflessione

La vita con le sue gioie e le sue speranze, le sue pene e le sue fortune … non siamo soli ad affrontarla: c’è una famiglia, ci sono gli amici, c’è quel tessuto di relazioni umane che ti fa sentire di qualcuno … alcune battaglie si sono fatte assieme … nel momento delle difficoltà del progetto ci si dà una mano l’un l’altro.

Certe scelte sono state fatte assieme e si sostengono assieme … ma c’è anche un momento nella vita in cui sei lasciato solo con te stesso, con la tua coscienza … non ti può aiutare nessuno: Penso a Tommaso Moro, prigioniero nella Torre di Londra, le figlie che si fanno in quattro per rendergli la prigionia meno amara e tentare un compromesso una possibile soluzione. Lui resta solo: ha da decidersi con la sua coscienza che non gli permette di scendere al minimo compromesso con Enrico VIII e va incontro alla morte col suo agghiacciante, ma rasserenante umorismo.

San Tommaso, l’apostolo che a Pasqua non s’aspettava che Gesù ricomparisse, nella vecchia compagnia di disperati, da risorto e che se ne stava fuori, al ritorno si sente a forza di tirar di nuovo dentro nell’avventura del Nazareno: “Abbiamo visto il Signore” gli dicono, lo tormentano, lo sommergono i suoi vecchi amici … gli piacerebbe credere, tornare come prima, riprendere la faticosa, ma bella peregrinazione per la Palestina e ridare speranza agli sfiduciati con Gesù, ma gli avvenimenti del Calvario gli hanno scavato dentro un abisso di disperazione: “Non ci credo neanche morto, non mi state a convincere … ho ancora negli orecchi quei colpi secchi sui chiodi che gli hanno stritolato i polsi, mi hanno creato un buco nell’anima. Quel colpo di lancia per verificare che era morto me lo sono sentito nel mio petto. non mi bastano le vostre parole, la vostra amicizia. È qualcosa tra me e lui. Devo fare i conti con la mia coscienza.”

E Lui, Gesù, arriva: “Tommaso sono qui, ricomponi con le tue dita e la tua mano gli squarci lasciati nel mio corpo. Hai ragione a riportare tutto alla tua coscienza, ma ora affidati.” … e Tommaso ritorna alla comunità credente: “Mio Signore e Mio Dio.”

11 Aprile 2021
+Domenico

Non facciamo finta di credere

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16,9-15)

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

Audio della riflessione

Una delle cose che ci sorprendono di più quando dobbiamo fare discernimento su alcuni fatti raccontati da testimoni che hanno visto, sentito, partecipato è la discordanza quasi naturale del racconto di ciascuno e soprattutto la grande diversità delle reazioni. Rilevare l’oggettività di un fatto è impossibile, accettarne una versione raccontata ancora di più.

Di fronte all’annuncio della risurrezione di Gesù avviene la stessa cosa: lo vede Maria Maddalena, ma “non le credettero”, dice lapidario Marco. Lo raccontano con grande coinvolgimento e meraviglia gli apostoli a Tommaso, ma questi non si fida e vuol mettere mano e dita nelle piaghe prima di crederci. L’ho visto morire come un disperato con i miei occhi, non venitemi a raccontare visioni consolatorie per cancellare quel tremendo ricordo.   Lo hanno visto i due di Emmaus, mentre erano in cammino per andare in campagna, ma non sono stati creduti.

Finalmente Gesù si dà a vedere a tutti e li rimprovera di incredulità e durezza di cuore. Sono rimproveri che alla fine della settimana di Pasqua ci meritiamo anche noi. Ce li meritiamo come chiesa, quando non siamo disposti a fare un solenne atto di fede, con la vita e la testimonianza. Ce li meritiamo come singoli che non riusciamo a fare nostra la consapevolezza che la vita va oltre la morte, che la vita non viene tolta, ma trasformata e viviamo come se la vita terrena fosse per sempre. Risorgere non è solo immortalità dell’anima, ma una vita definitiva di tutto l’uomo e per tutti gli uomini. Non è una teoria filosofica, anche se deve essere detta con tutti gli elementi razionali che la rendono plausibile.

Risorgere è la certezza che Gesù ci dà di poterlo seguire nella nuova vita, è vincere ogni disperazione, è essere convinti che la vita può giungere alla sua pienezza per sempre. Risorgere è dare all’uomo una dignità assoluta, un futuro definitivo, una speranza certa. Una certezza così non la si può tenere nascosta. Ecco allora il perentorio:  “andate”, ditelo a tutti, annunciate che il male è vinto, fatevi messaggeri di questa grande novità, della vittoria della vita su qualsiasi morte, della forza del debole di fronte ad ogni ingiustizia, della vacuità e inconsistenza di ogni rama, di ogni guerra, di ogni violenza, della gioia di poter godere infinitamente della bontà di Dio.

10 Aprile 2021
+Domenico

Tornare a vivere, ma mai come prima

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 1-14)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Audio della riflessione

Erano tornati a pescare: è finito il tempo della avventura con Gesù … storditi dalla morte e dal dileggio dei benpensanti che vedevano in loro, gli apostoli, dei poveri illusi, avevano ripreso la vecchia amicizia e il vecchio sodalizio del lavoro.

Occorreva tornare a vivere: avevano dentro la certezza della risurrezione, ma ancora non riuscivano a capirne il vero significato, le conseguenze per la loro vita, per il futuro della esperienza credente, quasi che la risurrezione fosse stata solo una “rivincita” di Gesù nei confronti dei suoi nemici … non avevano ancora capito che tutto doveva cambiare, che la prospettiva del loro vivere, del loro credere e del loro sperare era completamente nuova, diversa, non mai prima sperimentata.

Vivere da “risorti” … non era continuare ad adattarsi, ma sprigionare nuova vita, nuovo rapporto con Dio, mettere al centro Gesù, ancor più di quando era vivo tra loro: non avevano ancora capito che toccava a loro fare quel che aveva fatto il maestro, che non potevano starsene più a casa loro a ridirsi la bella esperienza e a sentirsi gratificati di una bella avventura che avevano vissuto.

Cominciavano – forse troppo presto – ad aspettare il suo ritorno, come aveva sempre promesso, e se lo immaginavano imminente, quasi a riempire il loro futuro … ma Gesù non li lascia soli, ritorna a definire mete grandi e a condurre la loro vita al largo: “Gettate le reti dall’altra parte”!

“Come? abbiamo lavorato tutta notte da professionisti, abbiamo raschiato inutilmente il fondo di questo lago e non abbiamo ricavato niente. Adesso viene lui questo turista sconosciuto a darci consigli”.

La forza del comando di quell’uomo però li ha stregati … della serie: “le abbiamo tentate tutte possiamo tentare anche questa”. Non si erano accorti che era Gesù.

Il primo ad accorgersene è Giovanni il più giovane, quello che ne era innamorato perso: l’amore pulisce la vista sempre, ti fa guardare col cuore, trapassa tutte le nebbie e le oscurità … quel che occhio non vede, cuore sente.

Sono ancora loro due alla ricerca del risorto, sono ancora il vecchio e il giovane: stavolta Giovanni intuisce e vede e Pietro si tuffa nel mare e a nuoto arriva a Gesù.

Chi nuota concentra tutte le sue energie verso la meta, i suoi muscoli, la sua intelligenza, la sua forza, il suo sguardo, tutto il suo corpo sono tesi verso il punto di arrivo: è una immagine della nostra vita che tende a Gesù … forse però noi impegniamo tutte le energie per fuggirne, per altre cose che crediamo felicità invece sono inganni.

A Pietro non sembrava vero di poterlo rivedere: era ormai lontano il tempo del tradimento, la fiducia che Gesù gli aveva dimostrato aveva già invaso la sua vita e segnato il suo futuro.

La speranza era diventata realtà e si cambiava in nuova speranza ogni giorno.

9 Aprile 2021
+Domenico