Il modo di Dio di valutare il nostro mondo: le beatitudini

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,20-26)

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Ogni nostra vita è segnata dalle esperienze che l’hanno costruita, dalle persone che l’hanno incontrata, dai sogni che s’è nutrita dentro e che ha tentato di realizzare … ciascuno s’è fatto una sua coscienza, un suo stile, un insieme di convinzioni, una mentalità, e concorrono tutti a costruire questo spazio.

Poi un giorno ti capita di dover prendere tu delle decisioni importanti, oppure sei posto contro la tua volontà di fronte a fatti nuovi tragici o entusiasmanti: il tuo modo di pensare non regge più, hai bisogno di uscire dal tuo piccolo mondo e di sentire un’altra campana, hai bisogno di vedere se quello che fai è giusto.

“Come mai tutto quello che ho messo assieme fino ad oggi non riesce più a interpretare quel che mi capita?” Questa è una grande domanda religiosa: non mandi all’ammasso la tua razionalità, la tua esperienza, la tua saggezza, ma vuoi collocarla in una prospettiva più ampia, più garantita, che condensa l’esperienza dell’umanità, ma che sa anche farti fare salti di qualità.

E ti capita di sentirti dire: “Beati voi poveri perché vostro è il regno; beati voi che sentite i morsi della fame; beati voi che dovete convivere tutti i giorni con le lacrime del pianto, diventeranno di gioia; beati voi se vi faranno tutti i dispetti del mondo e si divertono a tormentarvi: non ce la faranno a cancellarvi dal Regno di Dio.”

“State attenti piuttosto se crepate di indigestione, se avete sempre la bocca fino alle orecchie per la leggerezza e la superficialità del riso, se tutti si danno da fare a dirvi complimenti soffocanti: non sta qui la bellezza della vita.”

Questo è il bellissimo discorso che noi cristiani chiamiamo “delle Beatitudini”: è un altro modo di guardare la realtà, è l’esatto contrario di quanto ci siamo costruiti per tentativi, per difesa, nel nostro mondo razionale e miope.

Cristo ci dice: “capovolgi il tuo mondo, divertiti a fare il contrario del consumo, del successo, della legge del più forte, del potere, dell’egoismo: vedrai che vita!”

Ma soprattutto fissa il tuo sguardo su di me: “Una vita così come la mia è un fallimento o è una vita riuscita?” E’ la vita di Gesù.

Le beatitudini sono Lui: non sono un insieme di comportamenti da smidollati, da gente senza grinta, ma solo un esempio dei tanti possibili che chi crede in Gesù può realizzare.

Le beatitudini si possono comprendere solo conoscendo che Dio è amore.

La sua giustizia è togliere a chi ha e darlo a chi non ha in modo che si viva in concreto da fratelli; noi invece diciamo “a ciascuno il suo”, invece che sulla giustizia di Dio che è amore, ci fondiamo sull’ingiustizia umana e ne codifica l’egoismo che la origina.

In realtà ognuno di noi è combattuto tra l’avere, il potere e l’apparire da una parte e, dall’altra, la chiamata del Signore alla povertà, al servizio e all’umiltà.

Da che parte vogliamo stare?!

9 Settembre 2020
+Domenico

Gesù fatto uomo ha nel suo sangue quello di santi e peccatori

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 1-16.18-23)

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Ogni uomo che nasce a questo mondo è una sicura originalità, è il punto di arrivo delle generazioni precedenti, si porta dentro dei segni di chi lo ha preceduto: il sorriso della nonna, o la tenacia dello zio, la dolcezza della mamma, lo scatto di impazienza del nonno, l’andatura del fratello, la litigiosità o l’imprenditorialità di qualcun altro …

E’ stato così anche di Gesù: nel prendere carne, nell’assumere un corpo si è messo, in maniera del tutto originale come ogni uomo, ma anche in totale incarnazione, nella fila delle generazioni che lo hanno preceduto … ed è interessantissimo che il Vangelo di Matteo che si legge nelle Chiese oggi, che è la festa della nascita della Madonna, metta in fila le generazioni che hanno preceduto Gesù, in termini non soprattutto cronologici, ma genealogici; ed è sorprendente vedere come in questa fila ci stanno grandi personaggi, oscuri avi, gente giusta e prode, peccatori e delinquenti, uomini e donne di fede e persone violente, cultori della pace e disonesti mercanti di guerre.

Nel sangue di Gesù scorre tutta l’umanità che lo ha preceduto: ci stiamo tutti noi!

Dio si è fatto uomo, ha condiviso tutto della nostra vita eccetto il peccato: la sua carne è il punto di arrivo di tutti i tentativi anche falliti di umanità di chi lo ha preceduto.

Questo Figlio di Dio prende su di sé tutte le nostre caratteristiche umane, direi quasi somatiche e ci viene a dare coraggio, a dire che l’umanità è sempre in cammino verso il bene e lui ci sta dentro, se la prende tutta su di sé, ci carica tutti sulle sue spalle e ci porta nelle braccia del Padre.

Non siamo né abbandonati, né disperati, ma accompagnati e tenuti per mano, inscritti nella carne del Figlio di Dio e di Maria, speranza certa per tutti gli uomini anche per i più abbandonati.

In questa fila c’è un salto di qualità: si inscrive Maria, l’immacolata, la stella del mattino, la tutta pura, colei  in cui  si realizzano le promesse della nostra salvezza;

in Lei si rispecchia la bellezza primigenia con cui Dio aveva concepito l’umanità;

in Lei rinasce il colloquio degli Angeli con l’uomo innocente;

in Lei rifulge una integrità verginale che il mondo ammira e non ha;

in Lei il sovrano mistero dell’Incarnazione si compie per la gloria di Dio e la pace sulla terra;

in Lei il silenzio profondo dell’anima perfetta e aperta all’infinito si fa amore, si fa parola, si fa vita, si fa carne, si fa Cristo;

in Lei ogni pietà, ogni gentilezza, ogni sovranità, ogni poesia è donna viva, ideale e reale;

in Lei il dolore raggiunge acerbità acquisite che nessun cuore di madre ha egualmente provate;

in Lei la fede, la fortezza, la bontà, l’umiltà, la grazia infine, nella sua più splendida e misteriosa realtà, hanno espressioni sovrumane;

in Lei, come in lampada viva, splende lo Spirito e irradia Cristo Gesù.

“Le feste della Madonna sono tutte fontane traboccanti di gioia e di consolazioni incomparabili. L’esaltazione della nostra povera umanità all’altezza e alla bellezza dei privilegi della Vergine, è una gioia unica per il nostro mondo, soggetto al peccato, alla corruzione, alla disperazione, alla maledizione. Piove sul mondo e specialmente sulle anime fedeli, ad ogni festa della Madonna, una effusione di letizia, di gioia che solo nella Chiesa Cattolica si conosce.”

E’ il Vangelo che si legge al santuario della Madre del buon Consiglio di Genazzano nella diocesi di Palestrina quello che stiamo commentando: non per nulla Maria è celebrata come causa della nostra gioia e letizia e là viene invocata come madre che ci aiuta a prendere la strada vera della vita, con il suo consiglio, la sua luce e la sua profezia.

8 Settembre 2020
+Domenico

Ma noi sappiamo bene che cosa è la Domenica per noi oggi?

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

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Almeno quattro o cinque sabati sono citati nel Vangelo di Luca, in cui Gesù si sforza di far capire ai suoi  contemporanei, e maggiormente a noi, che ha dato un nuovo grande significato al sabato ebraico, anche perché con la sua morte e la risurrezione lo ha cambiato in Domenica.

E’ comprensibile il comportamento degli scribi e farisei  quando Gesù, vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di un rapporto umano con gli altri, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante.

Dice il Vangelo “Discutevano pieni di rabbia”: invece di restare meravigliati del prodigio e di ringraziare Dio. Che era successo? Era successo  che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava i gesti di Gesù; il sabato era “giorno sacro” per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La cosa più importante per loro era di vedere se Gesù stava “negli schemi”, non importava loro farsi domande sui segni che Lui metteva in evidenza, non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e Dio. Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole.

Gesù invece prevedendo il grande cambiamento che avrebbero introdotto i cristiani con la domenica voleva che il centro del giorno del Signore fosse la grande verità da Lui portata nel mondo con la sua persona: in Gesù Dio si rivela come amore, misericordia e tenerezza … non è più l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo: non è più l’uomo per Dio, ma Dio per l’uomo, perché Dio è amore. E l’amore è vero se si ama l’altro più di sè.

E’ un paradosso, ma è la verità che Dio ama l’uomo più di se … dice la Bibbia infatti” Dio infatti ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio”.

Per questo i farisei capiscono e denunciano con intransigenza il capovolgimento che sta innescandosi nei confronti del sabato e della Legge, della Sacra Scrittura.

In questo incontro con Gesù, scorre di nuovo la vita nelle mani di quell’uomo posto in centro alla sinagoga, si anticipa per lui la risurrezione dell’uomo, il suo essere messo al centro di Dio. In Gesù Dio si rivela non più come il centro dell’uomo, ma come colui che ha posto l’uomo al suo centro.

Che avviene allora? Che Dio per amore è al centro dell’uomo, che ha scoperto di essere al centro di Dio, amato alla follia da Dio … e l’uomo può amare Dio e il prossimo perché si sente amato da Dio.

La domenica allora non è una tortura, ma incontrare questo Dio che ci salva in Gesù, rivivere assieme il dono della sua risurrezione.

7 Settembre 2020
+Domenico

Distanza sociale o solo fisica?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 15-20)

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Non solo con la complicità della pandemia, ma da tempo si sta instaurando un certo stile di vita in cui si imposta tutta la nostra esistenza possibilmente da “single”: l’altra persona è purtroppo un fastidio in più che è bene evitare; cresce chi vive da solo, chi alla fine della sua vita professionale sogna di poter stare tranquillo, lontano da tutti … si sta da soli incolonnati in automobile, partiti tutti dallo stesso luogo e diretti alla stessa meta, ma rigidamente ciascuno col suo “vestito di latta”; ad ogni studente una stanzetta con bagno e televisione, computer; ad ogni figlio un loculo in cui consumare in solitudine i suoi tempi e interessi, la sua TV, la sua parabolica, il suo telefonino, il suo stereo … così almeno non c’è più da litigare.

Sembrava che la pandemia finalmente potesse scalfire questo isolamento: infatti non ne potevamo più, e abbiamo scoperto che senza gli altri la vita è proprio difficile e impossibile; una distanza fisica necessaria, l’abbiamo fatta diventare “distanza sociale”; i “social” ci hanno aiutato a tessere di nuovo relazioni non solo da gioco, ma anche da lavoro, da progetti, da dibattito, da confronto.

La Chiesa ci ha aiutato a vivere almeno l’essenziale della nostra fede, che è una fede che non si può vivere da soli, ma sempre in comunione con gli altri. Abbiamo patito l’isolamento – lo patiamo ancora adesso – e stiamo lentamente trovando e desiderando la bellezza di vivere almeno la messa assieme, distanti come vogliono le leggi, con la mascherina che non ci permette sufficiente identità, ma almeno la voce, la preghiera, il Padre Nostro detto assieme, il canto, il sorriso, la proclamazione della Parola … la concentrazione dello sguardo di tutti a quell’ostia e a quel calice ci fanno almeno percepire di essere in comunione con i fratelli.

Gesù dice una frase perentoria ai suoi discepoli: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro”. La Sua presenza nella nostra vita non è nella fantasia, nei nostri pensieri, nelle nostre elucubrazioni solitarie, forse anche in tante nostre preghiere attorcigliate su noi stessi, ma in quel moto tipicamente umano dell’aprirsi all’altro, in quel sentimento basilare di ogni persona di sentirsi bisognosa dell’altro, degli altri, nel suo nome, e di potergli aiutare, nel Suo nome.

Il nostro Dio non è il Dio degli autosufficienti, degli outsider, dei solitari: è il Dio di chi si apre alla compagnia. Anche l’eremita più isolato dal mondo e più sepolto in qualche trappa non incontra e trova Dio se non si porta dietro e dentro, con sé, in Gesù Cristo la maggior quantità di umanità che riesce a pensare, a reggere.

Ogni silenzio che cerchiamo per incontrare Dio rischia di essere uno specchio che riflette noi stessi, le nostre frustrazioni, se non è popolato di volti, di invocazioni, di grida.

Dove è Dio? Spesso ci si chiede …

È lì nella tua vita di coppia, nella tua famiglia, con l’ammalato con cui t’accompagni, coi figli che, man mano crescono ti rubano vita, ma ti danno la presenza di Dio.

Deve esserci anche con le distanze fisiche obbligatorie per evitare il contagio, nel tuo bar dove lavori, con gli amici cui ti apri e costruisci solidarietà.

Che la pandemia non ci distrugga anche questa comunione che in famiglia forse abbiamo scoperto di più, (perché in certe famiglie eravamo come ospiti di un albergo) e che deve essere vissuta sempre in modo nuovo con tutti.

6 Settembre 2020
+Domenico

La domenica è il vero sabato di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 1-5)

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In questi ultimi anni siamo passati da una esasperazione dei precetti e delle leggi, quasi a farcene una gabbia da cui è difficile liberarsi, a una assoluta mancanza di regole che non ci permette nemmeno di avere dei riferimenti sicuri nelle occasioni più importanti della vita: così è per i comportamenti dovuti nel campo religioso, nella vita di famiglia, nella disciplina scolastica, per non dire delle leggi della strada.

Per il popolo di Israele la legge non era solo una regola, ma un dialogo con Dio, un ascolto attento di Lui per impostare la vita secondo il suo piano di amore. Solo che  la legge del sabato, per esempio, da dialogo, era diventata una gabbia e la gabbia non permetteva più di vedere il grande amore di Dio.

Non è forse così per noi, cristiani di oggi, la legge della obbligatorietà della Messa alla Domenica? Non ci pensa più nessuno, né vale il ricordarlo come precetto per darle l’importanza che si merita.

Ne abbiamo inventate di scuse per non vivere cristianamente la Domenica: ci si rifugia nella necessità di vendere per vivere, si accampano tutte le pur giuste esigenze di famiglia, di stare in casa, di godersi la famiglia, di fare footing per dimagrire e tenersi in salute, di praticare sport, di fare gite.

Il riposo e la Messa alla Domenica è un precetto o è un dono? E’ un obbligo pesante o una necessità assoluta per la nostra vita cristiana? Lo trattiamo con il metro dell’interesse o con quello del dono? Chi è che decide la bellezza della Domenica, noi o Gesù?

Gesù dice ai farisei troppo preoccupati del precetto che Lui è il Signore del sabato. Certo riposare il sabato non è un insieme di gesti da compiere o da non compiere, ma è una condizione nuova da vivere.

Gesù è talmente il Signore del sabato che lo ha cambiato in Domenica: lo ha fatto diventare ancora più bello di una memoria storica del passaggio del mar Rosso; lo ha fatto diventare il giorno in cui sempre risorge da morte per noi.

La domenica non è prima di tutto un obbligo, ma una finestra di eternità che si apre sulla vita dell’uomo, è la certezza del Signore risorto che deve dare nuova speranza alla vita di ogni persona.

Se alla persona manca il riposo della domenica non è che manchi solo un necessario rifarsi le forze per vivere, ma gli manca una speranza per cui lavorare, una meta alta, un cielo non vuoto, ma abitato da Dio.

Per questo Gesù si dichiarava “Signore del Sabato”, non perché lo aboliva, ma perché lo portava a compimento con la domenica. Le spighe di grano che gli apostoli mangiucchiano girando per i campi sono una immagine viva di quel corpo di Cristo che si fa pane di vita per ogni persona.

E’ un pane che non è riservato solo ai sacerdoti per la sua sacralità, ma è disponibile a tutti per crescere: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di me vivrà per me.”

La domenica è il giorno del Signore e lo è completamente se ci nutriamo del suo corpo in quel pane che è Gesù.

5 Settembre 2020
+Domenico

Per il regno di Dio non adattamenti, ma decisioni radicali

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 33-39)

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Essere cristiani è qualcosa di nuovo o è un adattamento alle solite cose che ci permettono un quieto vivere e una vita senza scosse o rivoluzioni?

Noi adulti soprattutto veniamo da una fede che è sempre stata una visione di vita “normale”, condivisa dalla maggioranza, insegnataci senza grosse difficoltà dai nostri genitori che abbiamo sempre visto impegnati, generosi, sicuramente grandi lavoratori e ben piantati nelle loro idee e prospettive: una buona famiglia, dei bravi figli, che sempre andavano educati, rapporti con gli altri sempre un po’ combattivi, ma entro una visione di vita serena e  condivisa.

Non è questa – purtroppo – l’immagine dei nostri giorni, della nostra società, dei rapporti tra genitori e figli, della esperienza religiosa: stiamo comprendendo forse di più che essere cristiani è andare controcorrente su tanti campi, sulla concezione di famiglia, sul rispetto della vita nascente, sull’onestà nel lavoro, sul rispetto della natura, sull’amore per i poveri e gli immigrati, sul costruire ponti e non muri, sul pagamento delle tasse …

Nasce quindi una urgenza che era presente anche con i contemporanei di Gesù: stava cambiando radicalmente il mondo religioso, il tempio non era più il centro della vita, essere credenti voleva dire andare oltre anche la più corretta religione dei padri.

Gesù si fa in quattro per aiutare i discepoli, e noi futuri suoi fratelli nella religione cattolica, a capire che l’essere seguaci di Cristo non si risolve con adattamenti o piccoli restauri, ma con cambiamenti impegnativi e radicali.

Non si poteva essere cristiani, seguaci di Gesù, figli come Lui dello stesso Padre, che è Dio Onnipotente, mettendo pezze nuove sul vestito vecchio o vino nuovo in otri vecchi, ma occorreva un rinnovamento totale. 

Per il battezzato era ed è indispensabile prendere coscienza di questa novità di vita per non fare operazioni inutili e dannose: non si poteva per gli ebrei che si facevano cristiani, e per noi che siamo diventati come senza Dio né Vangelo, cercare di combinare il vecchio col nuovo, ostinarsi a vestire l’uomo vecchio che è sotto la condanna della legge, sotto il predominio delle tradizioni anche belle per ieri, ma oggi non più capaci di dire la bellezza di Gesù, di servire con una sorta di rattoppo con la freschezza del Vangelo di fronte anche alle nuove leggi italiane ed europee che vanno contro l’essere cristiani.

Nessuna legge umana per un cristiano dà diritto all’aborto: il cristiano è giudicato prima di tutto dalla sua coscienza e dal Vangelo.

Noi adulti di fronte ai giovani dobbiamo tornare a testimoniare il Vangelo, anche se impopolare: nessuno nasce a caso, i nostri nomi sono scritti nelle mani di Dio, anche quelli dei lavoratori trattati da schiavi, quelli che muoiono sul lavoro per omissione colpevole di sicurezza, anche quelli dei bambini che oggi, secondo la legge che si dice fatta per la vita, una donna che sta diventando mamma può far morire nel suo seno con due pastiglie nella propria solitudine e espellere dal suo seno embrioni che hanno fino a due mesi di vita.

Non solo, ma con il battesimo veniamo legati alla vita, alla morte e alla risurrezione di Gesù. Siamo tutti fratelli senza alcuna barriera, né di lingua, né di popolo, nè di razza.

Siamo solo noi che facciamo muri: Dio costruisce sempre ponti e ognuno di noi è sempre un ponte per tutti! Questo è essere cristiani.

Un cristianesimo cui va bene tutto e il contrario di tutto non è gradito nemmeno ai giovani.

4 Settembre 2020
+Domenico

Pietro vai, fidati di me, getta ancora in mare le tue reti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

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Capita a molti nella vita di averle tentate tutte per riuscire in una impresa, per ricucire un amore strappato, per richiamare alla saggezza un figlio, per rimettere in sesto l’azienda, per ristabilire rapporti di buon vicinato con gli inquilini, per ridare pace a una parrocchia o a un gruppo … alla fine non se ne può più, non riesce niente, fiato e fatica sprecati, delusione e sconforto: il passo successivo è rassegnazione, è consapevolezza di impotenza, è scoraggiamento e in casi più gravi, in cose che ti prendono l’anima, è disperazione.

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Era proprio notte anche nei loro umori.

Erano amici di Gesù, Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava … avrebbe potuto portargli un po’ di fortuna anche nella pesca oltre che nella sua religiosità, nella sua voglia di essere uomo onesto! Invece … niente.  

Su questo stato d’animo di Pietro ci abbiamo fatto pure un canto nei nostri anni giovanili, ricordate? “Signore ho pescato tutto il giorno, le reti son rimaste sempre vuote, si è fatto tardi, a casa ora ritorno, Signore son deluso me ne vado. La vita con me è sempre stata dura e niente mai mi dà soddisfazione, la strada in cui mi guidi è insicura sono stanco e ora non aspetto più.” E il ritornello ripeteva l’invito di Gesù: “Pietro vai, fidati di me, getta ancora in acqua le tue reti. Prendi ancora il largo sulla mia parola con la mia potenza io ti farò pescatore di uomini”.

Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi di una Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna. Io non vi lascio, sono qui a darvi la forza necessaria per il vostro stesso lavoro e per lavorare per il regno. I miei apostoli non potranno essere dei calcolatori, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre.”

E gettarono le reti.

“Sulla tua parola”: quella Parola per Pietro era già il vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso.

Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua Chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione.

Quando sarà al timone e si vedrà debole e vecchio non temerà perché quella Parola è potente. Gesù già presagiva la vita della sua chiesa, già prevedeva le nostre personali difficoltà e desideri di seguirlo e Pietro ce li ricorda e a nome di Gesù ce le conferma sempre ogni giorno con papa Francesco.

3 Settembre 2020
+Domenico

La giornata di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)

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Siamo spesso tentati di vivere le nostre giornate in maniera stanca, abitudinaria: tutti i giorni le stesse cose, gli stessi gesti, gli stessi incontri, gli stessi dolori se siamo ammalati, le stesse frasi ripetute fino alla noia …

Proviamo oggi a guardare alle giornate di Gesù per ridare luce anche alle nostre giornate: c’è nel Vangelo di Luca un bel sommario della giornata tipica di Gesù che ci è molto utile contemplare per far crescere la nostra fede e la nostra speranza.

Nel suo programma giornaliero è sempre in azione: inizia guarendo la suocera di Pietro, la libera dalla febbre e la abilita al servizio; al calar della sera, che è tempo sufficientemente prolungato, la sua azione arriva alla completezza, di notte si mette a contatto con la sorgente della sua vita, il Padre, al mattino dilaga altrove in una nuova giornata per continuare la sua missione.

Dentro questo orario della sua giornata ci sta il significato profondo della sua esistenza: la sera della croce non è il fallimento, ma la pienezza gloriosa della sua opera di salvezza fatta di azioni e di  miracoli; la notte della morte non è l’annullamento, ma comunione straripante con Dio Padre, sorgente della vita che scoppia vittoriosa nel giorno dopo.

Gli apostoli saranno un po’ alla volta aiutati a capire che cosa sta loro proponendo Gesù e li aiuterà a comprendere e a farsi apostoli; quindi cornice del racconto è “il buio della notte”, tra il termine di un giorno e l’inizio dell’altro, dal calar del sole al sorgere della luce.

Questo tempo non è disponibile per l’uomo: di notte cessa ogni attività umana, è simbolo della morte, che anche Gesù conoscerà, dal Venerdì di Pasqua all’oscurarsi del sole fino al suo sorgere il mattino dopo il sabato.

Sembra strano, ma la sua azione si svolge nel buio: di sera opera una molteplicità di prodigi in favore di tutti gli uomini che accorrono a lui e si prende cura di ciascuno.

Ci salva nella notte mediante la sua notte, ci visita nel nostro male mediante la sua morte in croce. La notte è il luogo della verità, della verità di Dio, che proprio dal nulla fa tutte le cose.

Noi uomini e donne di oggi, cristiani e uomini di buona volontà, tutti amati da Dio viviamo ormai in maniera definitiva nel giorno dopo il sabato, l’oggi della risurrezione e della vittoria di Gesù.

Era venuta la sua ora e la morte è stata sconfitta.

E’ bello allora tutte le sere al calar del sole che la nostra mente e la nostra preghiera che si prepara al riposo, ci aiutino a vedere nel sole che cala il nostro amato Gesù  che si china sulle nostre notti, ci fa compagnia, ci dà consolazione e coraggio, pazienza e serenità e con il suo perdono le prepara ad essere illuminate tutte con il suo giorno intramontabile e al mattino ci apre ogni giorno con la luce che illumina il giorno alla vita nuova, quale che sia stata la tenebra del nostro buio e del nostro male.

Rinati sempre nuovi, sempre disponibili a seminare speranza e bontà.

2 Settembre 2020
+Domenico

Esorcismo: il più alto annuncio che il male dell’uomo è vinto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 31-37)

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Forse perché in passato se ne è parlato troppo e a sproposito, in termini spettacolari, diseducativi, irresponsabili, oggi dobbiamo per fedeltà al vangelo tornare a parlarne e soprattutto a riflettere sulla presenza del maligno nelle nostre vite, come lo è stato nella vita di Gesù Cristo.

Ricordiamo tutti il Vangelo che sentiamo tutte le prime domeniche di quaresima: le tentazioni di Gesù nel deserto.

I più benevoli dicono che sono state un episodio solo illustrativo dell’inizio della vita pubblica di Gesù, piuttosto simbolico che reale … invece per Gesù la presenza del demonio nella vita dell’uomo e del mondo è proprio un fatto reale e la lotta e la vittoria contro di lui è il più alto annuncio che il male della persona, uomo e donna, è vinto.

Il Vangelo presenta la verità, molto sperimentabile da tutti che l’uomo non è naturalmente libero: è abitato, talora posseduto e devastato dal male; se ne lascia irretire, lo ascolta, lo esegue, vi si imprigiona dentro come un baco da seta nel suo bozzolo.

Quindi ciascuno di noi ha bisogno di esserne liberato e volare nella luce di Dio: gli esorcismi rappresentano l’attività principale di Gesù e danno il senso di tutta la sua azione: è venuto nel mondo per liberare l’uomo schiavizzato dal male.

Guardiamo a Gesù sulla croce: lì si scatenano contro Gesù tutte le forze avverse e saranno vinte nella sua morte da sconfitto per amore. E’ stata per Lui, come lo è per noi una lotta continua di tutta la vita, sempre più dura; il male messo alle corde, reagisce con tutta la sua violenza prima di perdere.

Noi però sappiamo che l’esorcismo fondamentale della vita cristiana è il battesimo, che ci lega per tutta la vita al combattimento della croce e alla sua sicura vittoria.

Vogliamo un poco descrivere chi è questo spirito del male, perché la nostra conoscenza non si fermi alla fantasia di un animale con gli zoccoli, con gli occhi fuori dalla testa, con la bocca che spira fuoco…

E’ un ladro della Parola di Dio, che usa anche per ingannare Gesù,  il volto visibile dell’idolo della ricchezza che seduce, possiede e tortura l’uomo, è chiamato satana, diavolo, cioè artista nel dividere e contrapporre, il maligno, il tentatore, il leone, l’omicida fin dal principio, perché padre della menzogna… Ha fin dal principio suggerito all’uomo e alla donna una falsa immagine di Dio e li fa disobbedire.

Potremmo continuare … ad ogni affermazione fatta c’è un versetto della parola di Dio che vi corrisponde: Questo male si solidifica e si organizza in istituzioni, vere macchine moltiplicatrici di male, di cui l’uomo dopo averle costruite diventa solo un semplice ingranaggio.

Siamo tutti consapevoli come la famiglia, la fabbrica, la scuola, gli ospedali, il capitale, il benessere, la casa, la città, i mass-media, la stessa chiesa e lo stato ne sono sempre insidiati. Oltre ai danni subiamo anche le beffe: chi più inquina sono i detersivi, fatti per pulire; ciò che minaccia la sicurezza sono i sistemi di difesa, fino alla bomba atomica, chi più froda il fisco sono spesso i capi della finanza, negli affari più loschi come gli attentati troviamo spesso i servizi segreti …

Gesù è venuto a liberare l’uomo da tutte le forme di male, personale e sociale, semplice o strutturale. La salvezza non è l’ornamento di un’anima bella, ma è rendere l’umanità a se stessa e quindi a Dio di cui è immagine.

Questo è il senso profondo di ogni esorcismo, che Cristo ha sempre fatto nella sua vita pubblica.

1 Settembre 2020
+Domenico

La vita non è una liturgia stanca

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)

La vita è fatta di tante liturgie “stanche”, di tanti gesti automatizzati che ogni giorno devi fare: può essere la levata del mattino – ahimè sempre troppo presto – il congedo da quelli di casa, l’arrivo sul posto di lavoro, il caffè e il giornale con gli amici, le pratiche dell’ufficio .. oppure anche liturgie più solenni ,come quelle ufficiali della deposizione di una corona di fiori, di una dichiarazione alla televisione, o di una Messa in Chiesa … spesso le portiamo avanti stancamente come la vita, senza slancio, anche se ne vediamo la necessità: diventano penitenza quotidiana invece di essere caricate di significato vitale.

Così capita a Gesù, quando di sabato entra nelle sinagoghe dei paesi della Palestina: gente stanca che prende la Torah, il libro della bibbia, ne legge un pezzo lo fa commentare poi tutti ritornano alla propria vita.

Sono così anche le nostre liturgie domenicali: spesso sono più un dovere che un atto di amore!

Ebbene un giorno Gesù entra in una di queste liturgie “scontate” e ribalta la vita di chi lo ascolta: legge il libro di Isaia che prevede per il popolo un futuro diverso e dice perentoriamente “questo futuro oggi è qui con voi, sono io. Io sono stato mandato a dare speranza ai poveri, a dirvi che sta scoppiando la potenza di Dio nel mondo. E’ finito il tempo delle lagne, una nuova presenza di Dio comincia oggi, la speranza comincerà a colorare le vostre vite, i poveri trovano fiducia, i deboli si rinfrancano, i diseredati trovano casa e accoglienza. Io sono qui a garantirvi questo amore invincibile di Dio. Mi credete?”

Lo stupore di chi lo ascolta è grande: erano andati a compiere il solito rito e si sono trovati davanti alla verità concreta che quel rito evocava e non ci hanno creduto.

Se tu tutti i giorni  ti adatti alla vita senza entusiasmo, non t’accorgerai mai del senso che vi è nascosto, dell’amore che vi è inscritto e promesso: hanno dato per scontato questo loro concittadino, erano loro i primi a non stimarsi e a non stimare, avevano chiuso Gesù nei loro schemi paesani e non poteva sicuramente essere la promessa di Dio … non vorrai che Dio abiti proprio tra noi?

Invece Dio abita tra noi, ha il volto del nostro vicino, ha i pensieri di bontà di chi ci dedica la vita, ha la forza di chi ci contrasta nel male.

Anche questa è la speranza della nostra vita: poterlo scorgere nella storia di ogni giorno.

31 Agosto 2020
+Domenico