La Pace è possibile !

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 27-31) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 27-31)

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di “benessere”, di tra

La parola pace è di quelle che evocano infinti pensieri di benessere, di tranquillità, di serenità, calma, tranquillità, distensione, soprattutto assenza di guerre, visti i tempi in cui viviamo.

Ancora molti pensano che la guerra è una realtà necessaria invece, che ci deve per forza essere, che serve a risolvere i problemi, il contenzioso, a punire i reprobi, a fermare i terroristi … purtroppo, e ce ne stiamo facendo una esperienza personale, tutte le volte che si inizia una guerra per ristabilire l’ordine, si crea un disordine più grave e non se ne vede mai la fine.

Papa Francsco e tutti i papi, hanno sempre consigliato, supplicato i capi dei popoli di non ricorrere alla guerra per risolvere i problemi, ma non li ha mai ascoltati nessuno… nessuno li ha mai ascoltati, tanto più che oggi le guerre sono diventate molto più distruttive e coinvolgono non solo quelli che fanno il mestiere della guerra, ma bambini e persone innocenti: è utile vedere come in queste ultime guerre le persone meno colpite sono proprio i soldati e la potenza di fuoco si scarica maggiormente sui civili.

Tutto … per ottenere la pace: infatti gli eserciti non sono più chiamati i professionisti della guerra, ma i difensori della pace, i portatori di pace.

Gesù giustamente dice: “vi lascio il dono della pace, ma non come la dà il mondo”.

La sua è la pace che va alla radice, è quella del cuore: è la dimensione del dono, della giustizia, della remissione del torto, la pace con Dio, la cancellazione della cattiveria dal nostro cuore, la pienezza di vita che non desidera altro che esprimere l’amore.

La pace nel mondo ci sarà quando saremo tutti disposti in coscienza a perdonare, quando la nostra bontà sarà tale da far cadere le armi dalle mani di chi le impugna.

Sembra impossibile come lo è tutto quello che Dio promette e fa.

Del resto anche solo nel secolo  che ci ha preceduto nessun europeo pensava che ci potesse essere pace tra Francia, Italia, Germania, Inghilterra… Oggi più nessuno invece pensa anche solo lontanamente che qualsiasi controversia tra noi venga risolta con la guerra.

Vuol proprio dire allora che è possibile fare un percorso, entrare dentro una prospettiva, sprigionare tutte le forze possibili che abbiamo: se maturiamo come uomini, se lasciamo parlare in noi il cuore di Dio e se ne accogliamo la sorgente, la sorgente della Pace è Lui.

4 Maggio 2021
+Domenico

Facci da via e faremo la tua strada

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 6.12) dal Vangelo del giorno (Gv 14, 6-14) nella festa dei Santi Filippo e Giacomo

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Audio della riflessione

Sono tante le cose di cui ci dobbiamo preoccupare per vivere bene, per condurre una vita decente: avere buoni rapporti con tutti, offrire la nostra solidarietà a chi ne ha bisogno … ma ce ne sono tre che sono indispensabili:

  • conoscere la strada della vita, conoscere cioè che un percorso da fare per condurre una vita buona, felice, soddisfacente …
  • essere sicuri di camminare secondo verità, difendendoci dai facili inganni in cui altri ci attirano, e …
  • vivere veramente, non solo sopravvivere o vivere di risulta.

La frase perentoria di Gesù “Io sono la via la verità e la vita” risponde a questo bisogno fondamentale di ogni esistenza!

Spesso non sappiamo che fare, ci troviamo come in un deserto o nel mare senza bussola: non ci sono strade, non c’è freccia, siamo  nella nebbia, con la fastidiosa sensazione di esserci perduti, o di trovarci in un posto invece siamo in un altro …

La nostra esistenza è diventata un intrigo di proposte, di sollecitazioni, di esperienze contraddittorie: “Che devo fare, che strada prendo nella mia esistenza?” Soprattutto chi è giovane si trova di fronte a una eccedenza di opportunità che vengono sempre meno e non sa che cosa scegliere.

Avere qualcuno che ti indica quale è la strada è veramente molto importante … ebbene Gesù dice: “Io sono la via. La strada giusta della vita passa da me, io sono meglio di ogni tuo satellitare.”

Vederlo come via non significa aver trovato la cartina geografica o stradale, ma aver percepito in Lui la certezza di un percorso di felicità e di una compagnia sicura per raggiungerlo, per costruirlo, per farlo: non ci indica solo la strada, ma è Lui stesso la strada.

Lui è anche la verità! Il problema di oggi sembra essere la libertà: fare quel che si vuole, andare dove si vuole, ma il vero problema è di sapere se siamo veri o falsi, nella verità o nella falsità.

Persone compiacenti che ci isolano in un pietoso inganno ce ne sono sempre tante e sono troppe … abbiamo invece bisogno di sentirci dire sempre chi siamo e che cosa possiamo fare, quali cose dobbiamo cambiare, se la nostra strada è quella giusta, se la nostra vita è impostata bene.

Gli amici purtroppo spesso non hanno coraggio per non offenderci.

Gesù è l’amico che sta sempre dalla parte della verità e per questo allora diventa la nostra vera vita, la vita di quel Dio che non ci abbandona mai.

3 Maggio 2021
+Domenico

Non stacchiamo mai i rami dalla pianta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Spesso ci sembra che manchi qualcosa alla nostra esistenza quotidiana. Ho un comportamento corretto, una vita regolare, mi par di essere onesto nel lavoro, pago pure le tasse, che non è cosa da poco, non mi lascio impelagare in avventure strane. In questa pandemia non mi sono mai scoraggiato. Eppure hai l’impressione che manchi un perno, ti pare di girare a vuoto di sentirti sterile, scontato, di non produrre bontà.

La spia che c’è qualcosa che non funziona, e che è diventata la malattia del secolo, è che perdi spesso la pazienza, che troppe volte t’arrabbi, magari urli, perdi le staffe, vola qualche parola di troppo. Credi di avere in mano tu la vita e quando ti sfugge t’arrabbi per cambiarle il corso; invece resta come prima, con qualche coccio da ricomporre. Ma noi siamo tralci, non siamo la vite; noi siamo rami, non siamo la  pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”.

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vita non sarà vuota. Rimanere è un verbo che la nostra vita, moderna non conosce più. Oggi si esige il fare, l’organizzare, telefonare, far sapere, gestire, costruire, riunire, coordinare tabelle, confronti. Avere sempre campo per il cellulare. Gesù dice: rimanete; datevi una calmata  ritrovate la bussola, il centro; tendete l’orecchio  alla Parola, a una buona notizia, al vangelo. Non occorre perdere la pazienza. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

Pianta e rami, vite e tralci, sorgente e ruscello, sono abbinamenti che non possono stare slegati. Non scorre acqua se il ruscello non è legato a una fonte viva, non scorre vita se un ramo non è attaccato alla pianta, non c’è possibilità di dare un grappolo se un tralcio vien staccato dalla vite. Non c’è bontà nell’uomo se non sta attaccato al sommo bene; non c’è amore nell’uomo se non sta attaccato alla sorgente dell’amore che è Dio. Il mondo è tutto una serie di interazioni, di collegamenti, di fili che non legano, ma fanno circolare vita. La nostra autosufficienza vorrebbe che tutto partisse da noi. Noi siamo la bontà, e non ci accorgiamo che da soli sappiamo soltanto essere cattivi; noi siamo la gioia e non ci accorgiamo che ci caratterizza di più la noia; noi passiamo per generosi, invece ci caratterizza di più l’egoismo. Abbiamo perso la strada della sorgente, dobbiamo risalire il fiume della vita e avere il coraggio di ritrovarne la fonte.

Ecco perché tanti santi non smettevano di pregare: stavano sempre in contemplazione e in contatto diretto con la sorgente; avevano la coscienza che solo guardando a Dio intensamente ne potevano accogliere il dono. Abbiamo tanti mezzi per risalire alla fonte: la preghiera, l’ascolto della Parola, la liturgia, la contemplazione delle opere di Dio, la stessa accoglienza del povero. Quante persone si sono ritrovate piene di vita perché hanno avuto il coraggio di stare con i poveri, di amarli e li hanno visti come sorgenti da cui scaturiva l’amore di Dio.

Quando sperimentiamo aridità, vuol dire che il tralcio si è staccato dalla vite, significa che non comunichiamo più con Dio, ci siamo riempiti troppo di noi, abbiamo sostituito la sorgente con pozzanghere, per comodità, per abbassamento del gusto del vero e del bene. Vivere la vita di grazia non è un automatismo, ma una apertura costante alla luce di Dio, una decisione radicale di stare dalla sua parte, di lasciarci invadere dal suo stile di vita, dalla sua grazia. Non solo, ma non riusciamo nemmeno a immaginare quanto bene Dio può far nascere dalla nostra debolezza, dalla nostra incapacità, dalla nostra stessa malattia, dalla povertà. Dio, il suo regno lo costruisce con le nostre fragilità; con queste sa ridare vita ad ogni morte del cuore e dello spirito, del mondo e delle sue strutture.

2 Maggio 2021
+Domenico

Non ci occorrono fari puntati, ma luce

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 44-50)

Gesù allora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me».

Audio della riflessione

Mai il mondo ha conosciuto una potenza di illuminazione come il nostro: abbiamo capacità di assorbire ogni energia in energia luminosa; le nostre città non ci permettono più di guardare le stelle, le nostre luci ci confondono.

Siamo sul palco della vita con un faro puntato negli occhi: non vediamo nient’altro, tutto attorno è nelle tenebre e sperimentiamo solitudine.

Non vediamo niente, mentre tutti vedono noi; la luce ci abbaglia e non ci permette di guardare la vita.

Abbiamo occhi, abbiamo cose, c’è la natura ancora bella, un creato meraviglioso, ma non lo sappiamo più vedere perché la luce giusta: è come se avessimo rubato colori dell’arcobaleno: invece di uomini e donne vediamo spettri, ne fotografiamo pezzi per venderli, vediamo solo quello che appare, non sappiamo andare oltre … soprattutto penetrare il mistero della vita.

Gesù è la luce vera: è venuto nel mondo proprio come luce perchè non ci siano più tenebre.

Lui non ci acceca! Lui non ci abbaglia: la Sua Luce colora ciascuna creatura della Sua bellezza, ci permette di andare in profondità, di scegliere il punto di vista più giusto, più capace di far vedere il bene,

Le vicende dell’esistenza hanno bisogno della luce giusta, per essere gustate e capite … è come quando andiamo a comprare un vestito: non ci fidiamo dei colori del negozio, usciamo in strada per vedere la realtà, non una finzione.

è così anche nella vita: solo Gesù ci da i colori giusti, tutti quelli che servono, anche quelli che ci fanno capire il male, quello che noi siamo, per sentirci bisognosi della sua misericordia è quello che abita nel cuore degli altri, perché li amiamo ugualmente, li perdoniamo, gli aiutiamo a vincerlo, siamo per loro l’aiuto sicuro.

Se una luce ti illumina sai trovare la strada della vita, la sai percorrere, capisci quando stai sbagliando!

Gesù è sempre questa luce della Vita, e con la luce dona anche la sua parola: è una parola di consolazione e non mai di condanna, è una Salvezza, un sostegno e mai giudizio: ne tenebre, ne condanne, ma luce e forza, vita piena, cielo aperto su di noi, sulle nostre strade spaesate.

E … non è una luce abbagliante: preferisce farci da “torcia”, perchè sta camminando con noi.

28 Aprile 2021
+Domenico

La voce è proprio la sua

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 27-28) dal Vangelo del giorno (Gv 10, 22-30)

«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano».

Incontrare anche talvolta sulle stesse nostre strade asfaltate file di pecore … ti fanno perdere la pazienza, perché noi abbiamo calcolato tutto e compiangiamo quel pastore preoccupato che le fa spostare, aiutato da un cane … loro, seguono il pastore.

Ai tempi di Gesù la scena era del tutto normale per le valli e per i campi … si stabiliva una sorta di linguaggio comune tra pastore e pecore: le stesse abitudini, gli stessi percorsi, gli stessi orari, le stesse consuetudini, e … sopra tutte le faccende e tutto quello che capita … la voce che chiama, richiama, orienta, dirige, rimprovera, avverte, sferza, sospinge.

Una immagine dolce, ma di una vita dura; un quadretto forse troppo bucolico, ma denso di significato.

Gesù nel Vangelo spesso usa questa immagine per indicare l’amore che ha per le persone e la sua cura per aiutarci a trovare la strada della vita: Lui si spende per noi, vive la nostra stessa vita, ritma i suoi tempi sui nostri, ha cura di ciascuno e ci spinge a stare assieme, conosce i nostri passi e i nostri pericoli, prevede le nostre deviazioni e ci avverte; ci chiama, ci orienta.

Il dono che ci pone davanti, la meta cui ci orienta è la pienezza della vita: la nostra vita se non raggiunge la sua pienezza, tutta la sua capacità di espressione, tutta le possibilità di esprimersi non è degna di essere vissuta! E’ come se fossimo in una gara faticosa, esaltante e ci accontentassimo di giocare, senza l’ambizione non solo di giocare bene, ma anche di vincere.

Chi sta con Lui non ci sta solo per comodità, per essere garantito, per sicurezza gratuita, ma per la pienezza di quello che Gesù propone: è ancora vero che la vita cristiana o è bella, da santi o non val la pena di viverla.

Dentro questo stile, questa prospettiva, questo desiderio e questa certezza che Gesù ci dà vita piena, abbiamo dallo stesso Gesù una promessa: “nessuno rapirà dalla mia mano le pecore che ascoltano la mia voce e che io conosco”.

Spesso crediamo di essere sopraffatti dal male, dallo stesso male che nasce dentro di noi; abbiamo tante volte la sensazione che ci possa essere qualche giorno in cui per pazzia abbandoniamo la via della vita che Dio ci ha insegnato.

Troppe volte sentiamo di amici che hanno deciso di mollare: erano sempre stati dedicati alla famiglia e la abbandonano per una stupida avventura; avevano sempre avuto corretta generosità e ora sono sfruttatori; coltivavano la vita interiore e ora sono solo dediti ai soldi.

Ma Dio non ci abbandona, se noi ascoltiamo la sua voce.

27 Aprile 2021
+Domenico

Una vita piena l’aspettiamo solo da te

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 8-9) dal Vangelo del giorno (Gv 10, 1-10)

Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Audio della riflessione

Si possono spesso vedere scene agresti anche nel nostro mondo supertecnologizzato. In un prato verdissimo greggi di pecore che pascolano, un pastore, un cane che continua a serrare le fila, a orientare verso recinti, a tenerle unite. Basta un richiamo del pastore, un battere del bastone che le pecore si dispongono e si orientano. Da sole si disperderebbero, il pastore le sa tenere assieme e orientare. Gesù si presenta come pastore, come colui che si dedica al suo gregge, non in forma impersonale, ma accostandole ad una ad una. Di ciascuna conosce il belato e ciascuna conosce la sua voce. Difatti racconterà più tardi di quella pecora sbadata o cocciuta che lascia il gregge e che lui con pazienza, anche se stanco dopo il lavoro della giornata va a cercare e a ricondurre a casa.

Un occhio diverso per le pecore ha invece il ladro: quello le vuol solo ammazzare, se ne vuole solo impadronire, ne vuol fare carne da macello, guadagno sicuro. C’è tanta gente che si interessa degli uomini solo per approfittarne; non sempre si tratta di violenze eclatanti; si può far morire anche con i guanti bianchi, anche con il sorriso dell’inganno sulla bocca. Molti, dice Gesù, sono lupi rapaci, vogliono solo soddisfare i propri interessi, i propri istinti di potere nei confronti degli altri. Promettono vita invece offrono solo morte.

La nostra storia è piena di profittatori, di uomini che hanno promesso felicità e hanno portato solo distruzione, dittatori che hanno ingannato con promesse e hanno portato fame e guerre, schiavitù e desolazione. Ma ne è piena anche la nostra storia personale, di singole persone attirate nella rete del male, della delinquenza da promesse allettanti.

Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano nella pienezza. Basterebbe credere in questo per dare un orientamento definitivo alla nostra esistenza, Credere che la vita sta da questa parte, dalla parte di Gesù, la vera vita è Lui. Spesso ci lasciamo ingannare dalle sirene, a volte vogliamo fare solo di testa nostra, ma in verità stiamo seguendo ladri anziché il pastore e non ce ne accorgiamo.

La nostra speranza è sempre e solo Lui, il buon pastore.

26 Aprile 2021
+Domenico

Sulle tue spalle sono disposto a fare anche solo l’unghia del mosaico del tuo amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,11-18)

Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

Audio della riflessione

Ricorderò sempre quel mosaico che da ragazzo vedevo spesso in una chiesetta di una casa per incontri spirituali: una fitta siepe di zampe da cui ogni tanto sporgeva una testa di pecora e in mezzo Lui, il buon pastore, una dolce immagine di Gesù.

L’attenzione principale di noi ragazzi era di  contare le zampe e vedere se ad ogni quattro corrispondeva una testa: i conti non tornavano mai, qualche pecora probabilmente non stava “attenta” e abbassava la tesa per farsi i fatti suoi, ma la cosa più importante erano le parole del predicatore … “vedete ragazzi? Voi siete come i tasselli di quel mosaico: ciascuno ha il suo posto fissato e assieme agli altri completa questo bellissimo ritratto, bucolico, della vita di Gesù, del pastore con le sue pecore. Se ne mancasse uno di questi tasselli non sarebbe più un bel mosaico.” … e per coinvolgerci – secondo lui – ancora di più, più a fondo, continuava … “Voi per esempio potreste essere l’unghia di quella pecora laggiù.”

Pensa che bello – dicevo io – l’unghia di quella pecora laggiù?! Era la mia esclamazione delusa: la mia vita già inscatolata in un destino, per lo più da pecora e in un’unghia, neanche in un corpo da potersi sentire la gioia di stare sulle spalle di Gesù, se mi fossi perduto, perché avevo già iniziato a fare delle marachelle. Quella sarebbe la mia vocazione fin dall’eternità?

Ritornavo allora alla faccia di quel buon pastore: no lui non mi condannava a fare l’unghia, mi prendeva sulle spalle … mi aveva rincorso perché me ne ero scappato e mi aveva caricato con amore.

Gesù non è un mercenario che vende le sue creature a un cieco destino: la nostra vita è nelle sue mani, sì, ma la accoglie con  la nostra creatività, la ascolta con le nostre petulanze, la rincorre nei nostri colpi di testa, la riscrive con noi in un progetto di amore.

Noi facciamo fatica a scoprirlo, consumiamo troppo tempo allo specchio credendo di riuscire a guardarci dentro di più, a capirci chi dobbiamo essere; invece … basta tendere l’orecchio alla sua voce che chiama, basta sentirla viva nella vita delle persone che incrociamo: talvolta sono urla, grida di aiuto; sguardi di disperazione; altre volte sono sentimenti d’amore.

Gesù da quando è risorto è nostro contemporaneo e la sua voce chiama e si fa incontrare nella vita, nelle nostre qualità e doti, negli stessi nostri gusti confrontati con la sua parola, nei gesti di carità che facciamo verso i più poveri.

Con un Gesù così, che mi vuole bene così, che mi cerca e mi capisce, che mi accetta sempre pieno di amore immeritato, che mi vuole con sé a vivere da pastore come lui….. mi basta e avanza essere l’unghia delle pecora che sta sulle sue spalle.

25 Aprile 2021
+Domenico

… e noi decidiamo di stare con te SEMPRE

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 60-69)

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Audio della riflessione

Ci capita molte volte di sentirci chiamati dentro avventure più grandi di noi, di misurarci le forze per vedere se riusciamo ad affrontare la sfida: spesso è uno sport, molte altre volte invece è la vita, la famiglia, la casa, il lavoro … Spesso è un ideale che ci viene proposto da chi ha grandi mete, grandi sogni e vede in noi la possibilità di una risposta generosa e vera…

San Giovanni Paolo II quando incontrava i giovani, soprattutto nelle giornate mondiali della gioventù; li sapeva spingere a ideali alti, a imprese impossibili e a tu per tu li incoraggiava. Molti hanno fatto cose grandi nella loro vita, per la chiesa, per i poveri, per la loro nazione, dietro la sua spinta.

Era così anche Gesù: proponeva ai suoi discepoli cose grandi, oltre ogni possibilità umana, ma molta gente lo abbandonava; dice il Vangelo “molti si tirarono indietro e non andavano più con Lui”: era sta fatta loro la proposta dell’Eucaristia, del nutrirsi del suo corpo e del suo sangue, inaudito, impossibile, troppo arduo da capire … e Gesù che vuole sempre il massimo di libertà quando fa le sue proposte, dice con molta franchezza ai suoi discepoli: “Volete andarvene anche voi? Volete ritirarvi? Sentite che non ce la fate? Vi cedono le forze? non riuscite a fidarvi di me? Avete in cuore l’idea che io vi abbandoni, che vi lasci soli? Non ve la sentite di osare tanto?”

… e non posso qui non ricordare che questo brano di Vangelo che si propone oggi nelle messe era quello che san Giovanni Paolo II propose nella messa conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 – ormai 21 anni fa – di fronte a 2 milioni di giovani, andando contro alla tradizione della Giornata Mondiale della Gioventù che alla messa conclusiva propose sempre  il brano di vangelo che ne contiene il motto; in quel caso, dell’anno 2000, era un pezzo del Vangelo di Giovanni, il primo capitolo, in cui era scritto “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare tra noi” … aveva davanti un mondo giovanile entusiasta, coltivato in tutte le giornate mondiali che anche con sofferenza aveva presieduto … poteva almeno raccogliere il frutto del suo lavoro accarezzando di più questo mondo giovanile, addolcendo il vangelo con altre belle frasi, una qualche bella parabola, commovente che sempre vangelo è …

Invece no! Fece risuonare di fronte a quella gioventù entusiasta, che divenne pure profetica, la domanda cruda e provocatoria del Vangelo: Volete andarvene anche voi?

La tentazione dei discepoli di girare i tacchi a Gesù è forte: il giovane cui aveva indicato la strada della vita piena lo aveva lasciato, Giuda lo abbandonerà tradendolo; qualcuno che gli dice si, ma poi se ne va lo ha incontrato … molti al momento giusto sono fuggiti!

La debolezza va messa in conto e non spaventa Gesù: Lui sarà sempre pronto a raccogliere la fragilità per cambiarla in cammino di ripresa … infatti Pietro che ha capito che nella sua vita l’unico che gliela può riempire è Gesù, dice con ingenuità: “Signore, che credi? Che noi abbiamo alternative alla tua pienezza? Tu hai parole di vita piena, oltre ogni limite, una parola che ci riempie il cuore di gioia oltre ogni misura. Tu sei la pienezza di Dio, la santità di Dio, il cielo della nostra aspirazione quotidiana e decidiamo di stare sempre con te.”

… e San Giovanni Paolo II alla messa conclusiva di quella Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 disse “Nella domanda di Pietro: “Da chi andremo?” c’è già la risposta circa il cammino da percorrere. E’ il cammino che porta a Cristo. E il Maestro divino è raggiungibile personalmente: è infatti presente sull’altare nella realtà del suo corpo e del suo sangue. Nel sacrificio eucaristico noi possiamo entrare in contatto, in modo misterioso ma reale, con la sua persona, attingendo alla sorgente inesauribile della sua vita di Risorto …”

L’Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama: egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno, nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago.

Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell’ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, egli ci fa sentire la sua voce.

“Sì – diceva il papa – cari amici, Cristo ci ama e ci ama sempre! Ci ama anche quando lo deludiamo, quando non corrispondiamo alle sue attese nei nostri confronti. Egli non ci chiude mai le braccia della sua misericordia. Come non essere grati a questo Dio che ci ha redenti spingendosi fino alla follia della Croce? A questo Dio che si è messo dalla nostra parte e vi è rimasto fino alla fine?

E Pietro, nella persona di papa Francesco, continua come tutti i suoi predecessori anche oggi ad alzare tutti noi alle parole più impegnative di Gesù.

24 Aprile 2021
+Domenico

Carne e sangue: una sfida

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 52-59) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 52-59)

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

Audio della riflessione

Facciamo fatica, noi persone del terzo millennio a credere che ci sia qualcosa che va oltre le leggi della natura: noi calcoliamo tutto, misuriamo ogni cosa, sappiamo dire tutte le cause, sappiamo prevedere tutti gli effetti, anche se non sappiamo ancora dominare la natura, non conosciamo fino in fondo la stessa nostra umanità, il nostro stesso corpo.

Gesù è Figlio di Dio, è con il Padre creatore del cielo e della terra: Lui è il centro dell’universo e pone il mondo al servizio del suo piano d’amore.

Le leggi della natura sono per Lui al servizio del grande messaggio di amore di Dio per l’umanità: per l’uomo e per la donna; per questo ha moltiplicato i pani, per questo un giorno offre all’uomo una proposta sconvolgente: si offre come cibo per la vita.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha una vita piena!”: Gesù sta spiegando ai suoi apostoli la preziosità del dono del suo corpo e del suo sangue che sta offrendo con l’Eucaristia.

Il discorso è duro da capire, difficile da immaginare, è provocatorio: dire a un ebreo che occorre bere il suo sangue è blasfemo, va contro tutte le norme del suo vivere … ma sangue è sinonimo di morte, è riferimento alla sua crocifissione, è necessità di confrontarsi con il suo dono fino all’ultima goccia di sangue.

Il discorso è duro, ma su questo Gesù non transige: è pronto a restare solo.

L’Eucaristia è una esperienza necessaria per la vita del cristiano, come rapporto con Dio, come modo di impostare la propria esistenza, come modo di comunicare con il Signore, come modo di incarnare il suo messaggio … e dirà, più tardi, ai suoi discepoli che rimanevano esterrefatti come la gente che lo ascoltava “volete andarvene anche voi?”

Qui occorre fare quel salto di qualità che spesso noi cristiani dobiamo esigere, ciascuno per se stesso, ciascuno per tutti: è un dono che supera non solo le leggi della natura, ma anche la fantasia delle persone …

  • Quando non sai che strada prendere nella vita: Io sono con te;
  • quando hai bisogno di ritrovare senso e gusto nel vivere, Io sono con te;
  • quando cerchi la vera speranza della vita, Io te la posso far incontrare nel mio essere pane per te

… perché speranza vera nasce quando uno si dona all’altro per amore fino in fondo.

I suoi apostoli in seguito si rifaranno all’Eucaristia per avere speranza in ogni situazione di vita, e noi cristiani, che seguiamo Gesù, su questo non possiamo “stare assenti”.

23 Aprile 2021
+Domenico

Il pane della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 47-48) dal Vangelo del giorno (Gv 6, 44-51)

47 In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48 Io sono il pane della vita. 

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In tempi di grande confusione come sono i nostri non è raro farsi domande del tipo: chi è che ha ragione di tutti questi che ci imboniscono? I politici, le televisioni, i talk show, i nostri vecchi saggi, i rivoluzionari? La religione è ancora una prospettiva da seguire o è ormai da lasciare all’angolo, perché siamo autosufficienti? Dove sta il segreto per avere una vita vera, non succube delle strane teorie che ogni tanto qualcuno vende per definitive? E’ possibile trovare pienezza di vita o dobbiamo accontentarci sempre di ritagli, di piccoli adattamenti?

Il Vangelo non ha dubbi: la vita piena, bella, felice, completa, degna di essere vissuta, determinante, definitiva ce l’ha solo chi crede, chi si affida, chi mette la sua vita nelle braccia di Dio, di chi ha colto in Dio la direzione del suo percorso e lo continua a seguire, a cercare, a percorrere.

Per essere felici occorre avere una fede: noi cristiani diciamo occorre avere la fede nel Dio di Gesù Cristo.

Purtroppo molti dicono … che la fede provoca fanatismi e  intolleranze, è meglio starsene tranquilli, senza esporsi, facendosi ciascuno i fatti propri … la felicità quindi starebbe nel lasciarsi fare la vita dai più furbi, mettersi in balia di chi ha la capacità di farci ragionare come lui vuole, perché è potente, è persuasivo, ha tutte le immagini possibili di felicità da propinarci per svariate ore ogni giorno …

A parte che è sempre meglio qualche litigio che la “pace del cimitero” … è altrettanto vero però che l’uomo ha una sete di vita che non può passare con l’adattamento: l’uomo è un vulcano di energie, di amore, di intelligenza, di forza e deve trovare direzioni verso cui esprimerle.

La direzione che il Vangelo ci dice è quella della fede … e per prendere questa direzione Dio si pone nella vita come il pane, il nutrimento di base, la solida possibilità di crescere nella prospettiva di Lui.

Questo pane è il sapore della vita, il sapore è Lui: è la forza della vita e la forza è Lui.

Dice ancora Gesù: «Io sono il pane della vita», “io sono a disposizione per ogni vostra fame, io sono una forza che si mette dentro nella vostra esistenza, che si lascia immedesimare, che prende quasi ad essere il vostro sangue, la vostra linfa … sono dentro di voi per questo … e, se vi nutrirete di me pane di vita, vivrete sempre!”

22 Aprile 2021
+Domenico