Al dolore c’è sempre una fine

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 16-20)

«In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»

Audio della riflessione

La gioia e la tristezza si mescolano spesso nella nostra esistenza: la vita è fatta di soddisfazioni pulite, talvolta di torti subiti, di risultati raggiunti, di frustrazioni per l’incapacità sperimentata … si gioisce della nascita, si piange per una morte, si è sofferenti per la malattia che non ti aspettavi, si è contenti per la salute ritrovata … ma spesso il dolore è quello che ti infliggono gli altri che ti vogliono male o che infliggi tu per la tua cattiveria.

Per i cristiani, per i suoi seguaci Gesù predice che la loro vita sarà segnata da contrarietà: c’è un mondo che troverà “gusto” a farli soffrire, si scatenerà contro di loro la cattiveria di tanti.

Il secolo scorso, ma così pure quello nostro che è cominciato soltanto da vent’anni, è stato un secolo di grande persecuzione per la chiesa, per i cristiani, per la loro fede in Gesù: molti hanno pagato il loro credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, con la vita; popoli interi sono stati spazzati via dalla faccia della terra perché si voleva estirpare il cristianesimo per sempre!

Le rivoluzioni contro la fede, le campagne contro Dio, le guerre contro la Chiesa hanno bagnato tante terre di sangue e dolore; ancora oggi si avvera quel che dice il vangelo: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà.

E’ la prova, il male che si è abbattuto sullo stesso Gesù.
E’ una legge misteriosa che è inscritta nella vita di chi ama Dio.

“Ma la vostra afflizione si cambierà” in gioia, dice il Signore: al dolore c’è sempre una fine. Si può assolutamente dire che da quando Gesù è morto ed è risorto, il dolore, il male, la morte hanno scritto nel loro DNA la parola fine.

La crudeltà, il livore, la cattiveria, l’intolleranza, la persecuzione, la malattia, la solitudine, tutti i dolori e le cattiverie che nascono nell’umanità sono state vinte dal Dio Crocifisso. Su quella croce sono stati inchiodati tutti i mali e ne è nata la vita senza fine. La tristezza del male si cambierà in gioia del bene.

Sono solo gli occhi della fede che permettono questa visione, e occorre ragionare con altri criteri, mettere la nostra speranza in Lui, per non lasciarci vincere dalla tristezza o dalla cattiveria … e avere la costanza di pregare – come facciamo in questi giorni – sempre Vieni Spirito Santo!

13 Maggio 2021
+Domenico

Lo Spirito: la promessa più attesa

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 13) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 12-15)

Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 

Audio della riflessione

Spesso ci mancano le forze: vediamo tutto il male che c’è da combattere, abbiamo davanti le sfide della cultura, dei mass-media, della mentalità imperante e ci sentiamo deboli, inadatti, incapaci … manchiamo di allenamento, siamo senza nerbo …

La vita cristiana la nascondiamo con la scusa che occorre essere miti e umili: in verità siamo senza slancio, abbiamo muscoli rattrappiti dall’inerzia che domina sovrana sulla nostra vita spirituale … crediamo che tutto vada avanti da solo e quando capiamo che ci dobbiamo mettere la nostra vita non riusciamo nemmeno a stare in piedi, non riusciamo a portare il peso di un rinnovamento.

Tanti sono gli elementi che devono sparire dalla nostra vita: gli affetti sbagliati, le piccole o grandi passioni sregolate, le idiozie, cui siamo abbarbicati e che ancora ci … frenano nel cammino della vita, gli idoli che popolano le nostre mensole e che ci attardano nel cammino verso la santità, le ferite da cauterizzare, per non stare tutta la vita a leccarcele e a rimpiangere i tempi passati.

Ciascuno di noi ha da essere provato dal fuoco per resistere, per essere limpido, per dire a tutti che la sua vita è cambiata, che non fa più la fila dello spaccio di qualsiasi sostanza, di qualsiasi placebo o oroscopo: non vuole più surrogati, ma vita vera!

Possiamo avere ogni bellezza e potenza, possiamo dare l’impressione di essere irresistibili, abbiamo fascino, magari un corpo da fare invidia … abbiamo calcolo, furbizia, fortuna, ma se manca l’amore tutto resta senza senso e la vita che ne può nascere è soltanto illusione.

Gesù conosce bene il nostro cuore e non può lasciare soli in balia della debolezza, della confusione i suoi discepoli, e anche noi stessi che lo vogliamo seguire.

Ecco allora la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze: ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere; colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa; ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale e ci offre il perché di ogni nostra sete e di ogni nostra passione.

Non solo, ma … lo Spirito Santo sempre ci riempie dei suoi doni per guarire le nostre ferite, farci capire la parola di Gesù, alleviare le nostre sofferenze, aiutare a convertire i nostri cuori.

E allora noi, in questi giorni, non smetteremo di dire “Vieni Spirto Santo!”

12 Maggio 2021
+Domenico

Non c’è più tristezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-6) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 5-11)

«Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.»

Audio della riflessione

Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza; quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue – giustamente – la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo … ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa tradisce col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.

Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione: erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte … e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele.

La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile … adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva: “Perché ho detto queste cose – ciò aveva anticipato che Gesù sarebbe tornato al padre – la tristezza ha riempito in vostro cuore”.

Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c’è il vuoto, manca il centro, non c’è un punto di appoggio … la vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l’amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza … ma Gesù non si sottrae mai: anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile! Verrà a voi il Consolatore.

Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza: è il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito Santo.

E’ come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l’amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

Lo spirito è la certezza fatta persona che Dio abita sempre in noi e non ci abbandona mai … e noi non smetteremo di pregare in questo tempo “Vieni, Spirito Santo!”

11 Maggio 2021
+Domenico

Svuotati dall’interno in attesa di una forza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27) dal Vangelo del giorno (Gv 15,26-27.16,1-4)

«Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto

Audio della riflessione

Ci sono giornate in cui si ha il morale ai tacchi, in cui senti di non avere energia per affrontare le cose di tutti i giorni. Depressione, la chiamano i medici e sono sempre di più coloro che ne soffrono, che vedono svanire ogni energia dalla loro vita, che non trovano motivi per alzarsi la mattina. Quello che ieri era grinta, oggi diventa  rabbia contro se stessi e impazienza verso tutti. Si pensa che sia solo malattia, da curare con psicofarmaci, o ricostituenti, ma spesso è mancanza di vita interiore, di rapporto con Dio, di preghiera, di consapevolezza di sentirci nelle mani di Dio e di avere una missione da compiere. Non è sempre e solo depressione insomma, che va curata anche con medicine, ma anche vuoto interiore, mancanza di ragioni per vivere, forza interiore.

Non dovevano essere molto diversi gli apostoli dopo la grande sofferenza e la grande sconfitta della croce. Il popolo aveva intentato un processo a Gesù, l’aveva preferito a Barabba, l’aveva mandato a morte. I primi sconfitti erano loro. Gesù era risorto, ma la forza nuova di affrontare la vita da soli ancora non si manifestava. E Gesù la promette e la manda loro. Verrà il Paraclito, la forza, il conforto, l’energia vera, la grazia, la nuova presenza intima di Dio in ogni vita. Colui che aiuterà a cambiare testa, a misurarsi con verità su ogni parola di Gesù, a sentirlo dentro come fuoco d’amore. Il peggio non è ancora passato, perché ora quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi, Anche voi sarete messi a morte nella convinzione di fare piacere a Dio, mio Padre. Vi isoleranno, vi cacceranno, vi scardineranno dalla vostra stessa identità. Non vi lascio soli con voi ci sarà sempre lo Spirito.

E la storia dei cristiani non è storia di kamikaze, ma di martiri, di testimoni che rispondono a ogni sorta di tormenti con cui i carnefici si divertono, con il sorriso, con il perdono, con la preghiera, senza rabbia. Hanno avuto una grinta interiore che non si sarebbero mai immaginati di poter avere. Dio ama i suoi figli e non li lascia soli.

Con lo Spirito nasce la speranza che è la prima cura contro la depressione spirituale e lo scoraggiamento.

10 Maggio 2021
+Domenico

I doni dello Spirito

una riflessione Esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27.16,1-4)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Giovanni 15,26-27

26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

Giovanni 16,1-4

1 Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. 2 Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 3 E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4 Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato.

Audio della riflessione esegetica

Dalla prima Pasqua e dalla nostra appena celebrata e in continuazione senza interruzioni siamo  casa, abitazione, dello Spirito Santo, cioè di quell’artista che con scalpello e pennello ricostruisce noi secondo la figura di Gesù, ce ne dà il cuore, i pensieri, i lineamenti, la felicità piena. Gesù conosce bene il nostro cuore e non può lasciare soli in balia della debolezza, della confusione i suoi discepoli, noi stessi che lo vogliamo seguire. Ecco allora la grande promessa con cui ha dato forza e vigore alle nostre debolezze. Ci manda lo Spirito che è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere. Colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa. Ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale, ci offre il perché di ogni nostra sete e passione.

Non solo, ma lo Spirito Santo sempre ci riempie dei suoi doni per guarire le nostre ferite, farci capire la parola di Gesù, alleviare le nostre sofferenze, aiutare a convertire i nostri cuori.  Gesù, il Signore risorto ci introduce in una esperienza interiore invidiabile.

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Ci viene ad  abitare una forza e un fuoco che  purifica, scalda, illumina. In questo tempo pasquale la nostra vita ha un  appuntamento con Dio che rimarrà indelebile. Dio ci scrive nella carne un sigillo di appartenenza che non sparirà mai. Ricordate come facevano con gli schiavi i popoli antichi? Li marchiavano a fuoco vivo con dei ferri roventi per indicare che sarebbero sempre appartenuti a quel padrone. Molti ancora oggi si fanno tatuaggi con disegni ricercatissimi. Non c’è cantante rock che non sia tatuato alla grande, così i detenuti, gli sportivi. Ebbene lo Spirito Santo ci lascia il tatuaggio indelebile e  identificativo dei cristiani.

Dio non è un padrone che ha bisogno di marchiare con il fuoco una sua proprietà, perché tutto il mondo è suo e non toglie mai la libertà a nessuno. Allora che significa il tatuaggio dello Spirito Santo? E’ un segno che il vescovo traccia ungendo a forma di croce la nostra fronte col crisma che è un olio profumato e consacrato, che ci richiama sempre a una promessa d’amor che oggi gli facciamo.

Dio in cambio ci dà i sette doni; li elenchiamo e poi li accogliamo a uno a uno.

1. Sapienza. 2 Intelletto. 3Consiglio. 4Fortezza. 5 Scienza  6 Pietà. 7 Timor  di Dio

  1. Non è sufficiente ampliare tutte le conoscenze, avere tutte le informazioni possibili, saper usare computer dell’ultima generazione, saper usare smartphone, essere dei maghi con il cellulare, ma occorre essere saggi nell’usare tutte le informazioni che abbiamo ; il dono della sapienza
  2. Per tutte le nostre ricerche è basilare la conoscenza intellettuale; è molto importante avere una perspicace razionalità, ma se non ci si aggiunge la conoscenza del cuore, si rimane freddi e saputelli, spesso anche farisei e giustizieri; questo è il dono dell’intelletto
  3. Non basta essere furbi, sentirsi sicuri; è giusto essere indipendenti, ma non siamo mai autosufficienti; dobbiamo sempre poter disporre di consigli giusti al momento giusto; è il dono del consiglio
  4. Noi siamo sempre un po’ paurosi, soprattutto abbiamo vergogna a fare le brave persone, a difendere un amico che viene tirato in giro, a dire che andiamo a messa, a fare un segno di croce, a nasconderci dietro un dito…abbiamo bisogno  del dono del coraggio, della costanza, della tenacia lo chiamiamo il dono della fortezza.
  5. Ancora è basilare conoscere la realtà, ciò che ci circonda, in cui siamo immersi sia la natura che le storie di ogni persona; a noi però serve anche di appassionarci alla ricerca della verità per destreggiarsi da tutte le fake news che ci intorbidano la visione della vita, del mondo, del nostro essere. è il dono della scienza
  6. Il massimo che possiamo avere non è la quantità di euro di cui possiamo disporre, ma molto di più nell’essere pieni di bontà da regalare a tutti  è il dono della pietà, che si traduce non con aver pietà dei poveracci, ma avere bontà verso tutti
  7. Possiamo illuderci di conquistare il mondo e possedere la vita, ma se in noi non c’è un posto per il Signore restiamo con le mani vuote. Dobbiamo sapere che noi siamo creature e Lui è il Creatore. Questo è il timor di Dio non, come qualcuno pensa: aver paura di  Dio

Il sentirsi innamorati non è tutto; avere e provare attrazione, simpatia, gioia e appagamento non è sufficiente! Occorre sapere che cosa è l’amore vero; lo Spirito Santo con i suoi doni ci dà l’amore vero

Ecco lo Spirito Santo da quando Gesù è morto e risorto cesella nelle nostre vite queste opere d’arte; sono i suoi doni. Io vi garantisco che in questo tempo pasquale ve li regala e non li ritira più. Sarete voi a dimenticarli, non Lui.

Tutti i genitori devono sapere, perché li stimiamo, che i loro figli non sono dei bastardi perditempo o dei bamboccioni, ma diventano casa dello Spirito Santo; per ogni figlio c’è un altro inquilino nelle vostre abitazioni: Lui, l’amore di Dio, il fuoco dell’amore, la colomba della pace, contro tutti gli assalti dei falchi che già si buttano o si butteranno sulle nostre vite ingenue ci manda il vento dello Spirito che è come l’aria pulita in un mondo bello, da godere, che non può avvelenarci.

9 Maggio 2021
+Domenico

Non siamo una fila di orfanelli

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-18) dal Vangelo del giorno (Gv 14,15-21)

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 

Audio della riflessione

Forse qualcuno di noi ha visto in mostre fotografiche o ricorda quelle file di ragazzini infelici, vestiti tutti alla stessa maniera dietro un funerale: gli orfanelli. La guerra aveva sottratto a loro i papà, spesso tutti e due i genitori e qualcuno li aveva raccolti. Oggi purtroppo il mondo è ancora pieno di orfani: le guerre non sono mai finite e tanti di questi bambini nemmeno trovano una fila di infelici, ma sono buttati e venduti per essere usati a pezzettini.

L’orfano è colui che manca dell’appoggio indispensabile per la vita. È colui che ha in cuore un cumulo di promesse che non possono più essere accese perché manca il sostegno. Occorre qualcuno che si fa padre o madre, che si inscrive in quella vita infelice per riaccendere le speranze, aprire una strada per il futuro.

Gesù guardando ai suoi fragili e semplici discepoli, a coloro che gli avevano creduto e che, dopo tante tergiversazioni, piccoli tradimenti e meschinità, si erano stretti a lui, immagina il loro smarrimento. Quel che non era riuscito ai potenti con la sua crocifissione e morte forse lo avrebbe potuto in seguito ottenere l’essere lasciati soli.

Per questo dice: non vi lascerò orfani, non posso vedervi così pieni di speranza e in balia del male che non vi darà tregua; la dolce compagnia del Salvatore non è questione di sentimenti tenui da continuare, ma di forza indispensabile su cui contare.

Vi darò un consolatore, un confortatore, una forza, una colonna su cui potete contare. Non vi relegherò a fare la fila di orfanelli, ma vi darò la tempra e la forza di una paternità, la sicurezza di una verità, la certezza di una presenza. “Egli dimora presso di voi e sarà in voi”.

Così la Chiesa non è un orfanotrofio che piange il suo fondatore defunto, ma una comunità che, se anche molti nella storia hanno tentato di decimare, è sempre risorta: prima nelle coscienze di chi ha saputo ascoltare lo Spirito, il Consolatore e poi nella concretezza della vita di comunione e di ideali.

9 Maggio 2021
+Domenico

Chi mette pace, segue Cristo sulla croce

una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 18-19) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 18-21)

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Audio della riflessione

Stiamo assistendo da sempre, ma in particolare in questo nostro mondo a una aggressività particolarmente grave nei confronti dei cristiani. I martiri sono in aumento. Si scatenano nel mondo le forze del male contro persone inermi, semplici, credenti convinti, operatori di pace e di serenità. Si direbbe che c’è un accanimento speciale contro coloro che cercano di mettere pace, di far stare assieme gli uomini in progetti di convivenza e di bontà. Dove ci sono guerre, contrapposizioni, lotte tra i popoli e divisione tra le religioni e lì c’è una persona che tenta in tutti i modi di unire si scatena la violenza contro il pacificatore. E’ così per chi  tenta di far convivere cristiani e mussulmani, ebrei e palestinesi, ricchi e poveri, inglesi e irlandesi, cristiani e atei. Il diavolo ha questo nome che significa appunto divisore. L’arte sua è di continuare a dividere,  a creare odio, a tenere in contrasto. E così si consumano grandi vendette nella storia degli uomini, pure nella politica e nella vita sociale.

Certo il male ha come terreno di grande prolificazione l’odio, la separazione, la contrapposizione. Spesso i giovani colgono il tragico tranello della divisione e tentano vie di convivenza pacifiche, ma gli adulti li puniscono, li tolgono di mezzo, li ammazzano pure per non perdere il potere demoniaco di dividere. Fu così per Gesù. Anche lui che è l’antitesi del diavolo, lui che è il simbolo, Lui ha fatto dei due un popolo solo, Lui ha legato fede e vita, ha abbattuto tutte le barriere, perché sapeva che esse erano responsabili del male tra gli uomini. Noi infatti costruiamo muri, anziché ponti e chi fa ponti viene tolto di mezzo; noi diamo spazio a ciò che ci divide a partire dalla cultura, dagli interessi, dalle cattive intenzioni. Dio ci ha dato la terra e noi l’abbiamo tagliata a pezzettini, l’abbiamo circondata di reti e di confini, di dogane e di posti di blocco. Vogliamo vivere in pace, ma la pace non nasce mai dai muri, dai fossati, dai reticolati, dalle serrature, ma da un cuore che pur difendendosi dal male sa sperare di più nel bene.

Noi siamo ingenui, ma crediamo veramente che il mondo va verso una convergenza pacifica, che le guerre sono assurde, che la terra è una casa per tutti e non ci importa dell’odio dei malvagi perché sappiamo che il nostro maestro non li ha temuti e proprio quando sembrava che avesse fallito è risorto e regna ancora per chiamarci alla comunione fra tutto il genere umano.

Papa Francesco va ovunque predicando questo e non bastava l’ultima sua enciclica ha come titolo e tema Fratelli tutti , una sogno, una visione, un dono di Dio, che non sta nelle ipotesi, ma nella reale natura dell’umanità e del mondo.

8 Maggio 2021
+Domenico

L’amore è l’elemento unificante dell’universo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 12-17)

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.»

Audio della riflessione

Stiamo sempre a cercare che cosa di bello, di importante di esaustivo può definire la nostra vita e la vita del mondo. E’ quello che definisce la nostra fede: Dio che è amore. E’ la legge dell’amore che definisce la nostra esistenza e l’esistenza del mondo. Non sono gli interessi, non sono i soldi, non è la fortuna, non è il fascino, non è il potere, ma la capacità di amare.

Ai giudei che seguivano Gesù nasceva in cuore una domanda che affiora anche alle nostre coscienze. In che consiste soprattutto la vita cristiana? E’ un insieme di norme e di precetti che costringono il cristiano in una visione di mondo controllata, buona, ma ingessata? E’ un insieme di regole di galateo politicamente corretto? Gesù dice: amatevi gli uni gli altri. Questa è l’unica legge, questo è il perno del mondo.

Gli studiosi di fisica, anche in tempi lontani dal nostro, hanno sempre nutrito un sogno: quello di far vedere che tutte le forze che si sprigionano dalla natura sono riconducibili a una sola forza; si manifesta in modi diversificati, ma è sempre la stessa forza: la gravità, l’elettricità, il magnetismo, la forza atomica …

Anche Gesù vuol far capire ai suoi discepoli che c’è un’unica “forza”, l’amore, che lega tutto, e ogni amore ha una sola sorgente, che è Dio.

Il campo semantico dell’amore è amplissimo, è amore quello fraterno, quello di amicizia, di figliolanza, quello materno e paterno … si esprime al massimo delle potenzialità e del coinvolgimento come archetipo nell’amore quello tra uomo e donna … ma l’amore è uno solo: è Dio che in se stesso è l’amore.

Il cristiano allora si deve sentirsi amato, deve sentirsi scelto e il suo essere credente è solo rispondere a questa scelta che Dio ha fatto per lui.

Essere cristiani non è comportarsi bene soltanto – come dicevo altre volte – ma soprattutto sapere di essere amati da Dio e accettare di farci amare.

Spesso è così anche nella vita di coppia: l’amore è soprattutto lasciarsi amare e non imporre se stessi.

L’amore di Dio però è di una qualità sola e definitiva, è quello più vero perché è della serie di colui che dà la vita per gli altri.

Avere un Dio così esige che ci disponiamo a fare altrettanto: è l’unica grande speranza della vita sapere di essere amati alla follia da Dio.

7 Maggio 2021
+Domenico

L’amore, solo l’amore

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9) dal Vangelo del Giorno (Gv 15, 9-11)

«Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.»

Audio della riflessione

Spesso siamo in cerca dell’immagine più vera che ci possiamo fare di Dio: “Che volto ha? Chi è? Esiste davvero? Quale è la caratteristica che lo contraddistingue?” … e ce ne facciamo tante di immagini, anche filosofiche legate alla nostra intelligenza e capacità razionale.

Facciamo fatica a credere che esista e poi quando tentiamo di dargli un volto non riusciamo a definirlo: i filosofi ci hanno provato, gli scienziati pure, gli scrittori e i pittori lo hanno fatto vecchio o giovane, buono o cattivo, barbuto o etereo a seconda della ispirazione o dell’uso che ne potevano fare.

Dio invece è soprattutto e solo amore che si comunica … all’umanità, a noi.

Papa Benedetto ce lo ha detto come suo primo messaggio … quello che aveva nel cuore da tutta la sua vita di prete, di studioso, di vescovo, di cardinale è sempre stato solo questo: “Dio è amore” e tutte le volte che cercava una chiave di interpretazione della realtà di Dio è stata sempre e solo l’amore: è amore quando crea l’universo e l’uomo, è amore quando manda suo figlio sulla terra, è amore quando accetta che il Figlio muoia in croce, è amore nel perdono, amore ancora di più nelle vite d’amore degli uomini.

E’ l’unica chiave di interpretazione della vita di Dio … e Gesù quando si congeda dagli apostoli, non può non rifarsi a questa esperienza profonda che ha segnato tutta la sua vita di uomo.

«Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi.»

L’amore è un vortice: se ci vieni trascinato dentro, porti con te tutti quelli che conosci, vedi, incontri, tutti coloro che fanno parte della tua esistenza … così Gesù: non può non trascinare in questa dimensione il gruppo dei suoi amici, e chiamarli a rimanere nel suo amore.

Certo … potremmo stare con Gesù per “solidarietà con la sua bontà”, perché ci offre speranza oltre le nostre paure e inquietudini. Potremmo scegliere di stare con Gesù perché ci incanta la sua Parola.

Gesù invece ci dice: “ci dovete stare solo per amore. Chi vuol fare il cristiano deve sbilanciarsi dalla parte dell’amore, deve assolutamente fare di questa vita donata senza interesse, senza calcolo, senza vantaggi la sua vocazione definitiva.”

6 Maggio 2021
+Domenico

Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Audio della riflessione

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere. Siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi. Io sono la vita, voi i tralci se rimanete in me, farete frutti, la vostra vita non sarà vuota. La vita è un bene “indisponibile”; l’uomo lo riceve, non lo inventa; lo accoglie come dono da custodire e da far crescere, attuando il disegno di Colui che lo ha chiamato alla vita; non può manipolarlo come fosse sua proprietà esclusiva.

Viviamo un’epoca nella quale l’uomo non crede più alla centralità di Dio nella storia, all’essere Lui l’unico liberatore e salvatore. I salvatori si sono moltiplicati e, moltiplicandosi, si sono relativizzati. Con la perdita della fede in Dio, invece di non credere più a nulla, si crede a tutto. E’ proprio vero che  quando si eclissa Dio spuntano gli idoli, la religiosità diventa superstizione, l’uomo smarrisce il senso della sua dignità e del suo destino.

Ricorderò sempre quello che Giovanni Paolo II rispondeva ai giovani kazaki, che gli domandavano chi sono io per te Papa Giovanni: Il papa rispondeva: “tu sei un pensiero di Dio, tu sei un palpito del cuore di Dio, tu hai un valore in certo senso infinito, tu conti per Dio nella tua irripetibile individualità”.  Proviamo a ripensare a queste parole quando rispondiamo ai complimenti con gli insulti, alle domande coi grugniti, alla vita con la bestemmia, ai problemi con gli acidi, alle invocazioni di aiuto con idiozie e ai ragionamenti con le nostre paranoie.

E’ sempre vero che bisogna comportarsi bene, ma  il cristiano non è colui che si comporta bene, ma è colui che sa di essere amato da Dio, che si lascia amare da Dio, che ha il coraggio di starlo a guardare, di rimanere con Lui, di stare cuore a cuore con Lui. “Venite in disparte e riposatevi un po’, passate di qua quando non ne potete più e avete giù la catena e non capiterà mai che io abbia qualcosa d’altro da fare che abbracciarvi, ascoltarvi, coccolarvi”.

Noi siamo rami, non siamo la pianta; “senza di me, dice Gesù, non potete far nulla”. I santi hanno cominciato a diventarlo, quando hanno capito che dovevano lasciar fare a Dio, si dovevano fidare ciecamente di lui. E’ Lui che va messo al centro, è Lui che conduce la vita e la storia di ciascuno di noi, non senza la nostra partecipazione. Se ci convinciamo che il Signore ci vuole un  mondo di bene, non ci scoraggia più nessuno e nessuna situazione della vita.

5 Maggio 2021
+Domenico