In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Audio della riflessione
Ce ne è voluta di pazienza e di fatica a Mosè per riuscire a costruire un popolo di persone libere. S’era illuso che una volta portati fuori dall’Egitto, tutto fosse già fatto.
Liberazione invece non è sinonimo di libertà. Il carcerato che esce di prigione esulta, è contento, può finalmente vivere come vuole, andare dove vuole, ma se non sta attento l’abitudine, la coscienza della sua schiavitù ha il sopravvento e lo trovi in una grande piazza a disegnare coi suoi passi ancora il perimetro della sua cella.
Per diventare liberi occorre cambiare testa, non rimpiangere più il passato non voltarsi indietro, costruire cose nuove inventare relazioni nuove! Non è stato sufficiente far cadere il muro di Berlino, la cortina di ferro, per essere popoli liberi: Quante involuzioni ancora, quante nostalgie.
La stessa cosa capita a noi cristiani: Siamo stati liberati da Cristo, ma occorre qualcuno che ci rende liberi!
Mosè in una ricorrenza che distava sette settimane dalla liberazione nel Sinai ha dato al popolo una legge, una costituzione perché si sentissero un popolo non una orda di schiavi.
Gesù, sette settimane dopo la liberazione della Pasqua, ci regala una nuova costituzione per farci vivere da liberi: non è più un codice di leggi in cui potersi riconoscere, ma una persona viva, lo Spirito!
Lo Spirito Santo è la nuova legge scritta nel cuore che ci cambia dall’interno, è il dito di Dio che ci modella e che costruisce in noi i lineamenti di Gesù: è la sua presenza dolcissima che ci sostiene, che rende dura la nostra faccia contro ogni difficoltà – di fatto si chiama Paraclito, consolatore, forza, spirito di verità.
Lavorerà di cesello nella vita dell’uomo per renderlo capace di verità … insomma, la vita cristiana è una vita, con tutte le innumerevoli tonalità, ricchezza dell’umanità, non è o dentro o fuori, o uno stampino che livella tutti; l Spirito ne è l’artista che ci condurrà alla pienezza della verità di Dio e nostra.
Questo artista è una persona viva: abita in noi, ha un carico di doni inimmaginabili, sette, per dire un numero perfetto che non fa pensare alla qualità, ma alla pienezza che rappresentano per la nostra vita personale, per la nostra chiesa, per la comunità degli uomini e delle donne, per ogni famiglia, per ogni legame di amicizia.
Si inscrive nella vita di ogni cristiano con un sacramento proprio: la Confermazione, immissione dello Spirito in ogni persona, già anticipata nel battesimo, e oggi completata.
E’ un fuoco che deve sprigionare dono e missione in ogni cristiano, testimonianza e per tanti anche martirio, vita donata fino all’ultima goccia come Gesù.
E in questa giornata, in cui si compie la pentecoste, ancora diciamo: Vieni Spirito Santo.
una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 20-23) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 20-25)
“Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».”
C’è sempre nella vita un qualche commiato che dobbiamo prenderci o dagli amici, o dalla famiglia, comunque sempre da una consuetudine cui ci eravamo abituati e da cui spesso ci siamo sentiti fasciati: è una partenza per scelte definitive di vita come il matrimonio o una vocazione di consacrazione, oppure è una scelta che credi momentanea come quella degli studi e che poi si cambierà in definitiva, è una decisione che ci porta a cambiare luoghi e spazi di condivisione. Tutti abbiamo alle spalle un passato, un arrivederci che si cambia in addio senza ritorno.
Gesù conclude la sua vita terrena e chiama a sé Pietro per caricarlo della responsabilità della chiesa. Gli affida agnelli e pecore, gli domanda di pascerle e governarle, come ha fatto lui, il buon pastore. E dopo domande scottanti gli dice un perentorio seguimi, stai dietro a me, vienimi appresso, non ti staccare da me, non perderti ancora nelle tue debolezze.
A distanza c’è Giovanni, il discepolo più giovane. Ormai tra lui e Pietro si è stabilita una forte condivisione di tutto. Dalla morte di Gesù in poi sono sempre assieme. Assieme corrono al sepolcro, assieme vedono la tomba vuota e credono, assieme sono sulla barca e scorgono Gesù, assieme ora si accomiatano da Gesù. Giovanni a distanza è presente all’investitura del futuro papa e Pietro si preoccupa di lui. Signore, e lui?
Anche lui seguirà Gesù, ma ora le strade si dividono, come sempre nella vita. Ciascuno ha una sua vocazione, un suo compito. Ciascuno nel piano di Dio è scelto a vivere in pienezza la sua vita, ha un suo tracciato, ha la sua responsabilità di risposta. Ciascuno di noi deve essere consapevole che è lui in prima persona che deve decidere e dire il suo sì. Molti ti possono aiutare, ti mettono a disposizione la loro amicizia, ma tocca a te deciderti, e rispondere personalmente alla chiamata. Pietro arriverà a Roma e qui morirà martire, Giovanni vivrà più a lungo, avrà una sua missione, racconterà a tutti del suo amatissimo Gesù col suo quarto vangelo e ci permetterà di scandagliare nel suo cuore, di avere la certezza che il cielo sopra di noi non è vuoto, ma pieno della sua presenza.
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 17) dal Vangelo del giorno (Gv 21, 15-19)
Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo».
Audio della riflessione
E’ imbarazzante quando ti senti fare delle domande dirette da chi ti vuole bene e che sembra mettano in dubbio tutta l’esperienza di accordo, di collaborazione, di condivisione, di sentimenti di unità, che ha caratterizzato la consuetudine con lui o con lei: sembra che si sia insinuata la sfiducia e non riesci a sopportare che lui o lei pensi di te così.
“Pietro, mi ami?” Chiede Gesù a Simon Pietro.
“Come? è una vita che sono qui. Ho lasciato tutto per seguirti. Conosci le mie impennate di leggerezza, hai visto le mie debolezze nel seguirti, hai fotografato con chiarezza anche alla mia vita tutto l’entusiasmo con cui inizio e le infedeltà che poi si introducono per la mia debolezza. Ma non puoi pensare che io abbia altro che te da mettere al centro della mia vita.”
E Gesù di rincalzo: “Pietro mi ami? Sei proprio convinto che al centro del tuo rapporto con me ci sono Io e non le cose mie, c’è il mio amore che mi è costato la croce e non la tua convenienza che a questo punto della vita devi adattarti a vivere in questo gruppo di discepoli in cui trovi?”
Quando ti fanno queste domande veramente ti metti a nudo, sei costretto a guardarti dentro: non solo ti accorgi che non puoi nascondere niente e le tue piccole e grosse bugie ti fanno diventare rosso e ti stanano da ogni egoismo, ma ti domandi pure più in profondità che senso ha tutto quello che vivi con la persona che ti vuole bene, vai a scandagliare in ogni atteggiamento se sei all’altezza della fiducia finora goduta.
E Pietro si arrende: Mi sono guardato dentro, ho trovato le mie debolezze, ma anche la mia retta intenzione, la mia scelta definitiva. Signore tu sai quello che sono: nascondermi a te è come oscurare il sole con le dita.
E Gesù gli affida la Chiesa, quella barca che dovrà salpare tutti i mari della terra, dovrà affrontare tutte le tempeste della storia, tutte le persecuzioni e i tradimenti.
Gesù si fida.
A Pietro, e oggi a papa Francesco, ha affidato la continuità della presenza della sua parola nella storia, a ciascuno di noi affida la missione di farlo conoscere, di farlo diventare per tutti forza di amore.
A ogni cristiano affida un messaggio di speranza per il mondo. Ne siamo coscienti? Se sì ne possiamo diventare portatori … e sempre invocando la presenza dello Spirito dicendo “Vieni Spirito Santo”.
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 20-26) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 20-26)
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
Audio della riflessione
Ogni uomo ama la compagnia, non è certo fatto per stare solo, ma per vivere con gli altri e vivere con tutti … non a qualche maniera, ma in un amore reciproco, in una comunione: non c’è immagine più bella di famiglia, se non quella di chi vive nell’amore reciproco, nella reciproca sopportazione, come capacità di andare oltre le piccole e grandi diversità, per fare un cuor solo.
Abbiamo scritto nel nostro dna questo istinto del vivere assieme, perché ce lo ha determinato lo stesso nostro Creatore: ci ha fatti a sua immagine! Lui è una famiglia: è una relazione continua, siamo tutti fratelli! Dio non è un “single”, ma si relaziona in se stesso, tra Padre e Figlio, tra Padre, Figlio e Spirito.
“Voglio che tutti siano una cosa sola come Tu sei in Me e Io in Te”: la profonda unità tra Dio Padre e Gesù aveva incantato non poche volte gli apostoli, che stavano con Gesù; li aveva voluti con sé – “venite e vedrete”, aveva loro detto alle loro richieste di maggior intimità – e loro scrutavano ogni suo momento, lo vedevano tante notti in preghiera, in questa unione e estasi d’amore con il Padre.
Spesso gli avevano chiesto “facci vedere il Padre, insegnaci a pregare, facci stare con te nel tuo regno” e Gesù aveva creato nostalgia di questa comunione … e questa nostalgia volle che diventasse la realtà determinante la vita del cristiano: “Dovete essere una cosa sola! Nel mondo vi capiterà di stare meglio a fare ciascuno quel che vuole, vi sembrerà di salvare il mondo con le vostre geniali attività, ma se non vi metterete assieme sperimentando comunione tra voi e con me, come io la vivo con il Padre, il vostro lavoro non servirà a niente: non riuscirete a far incontrare gli uomini con Dio, non riusciranno a capire che siete dalla mia parte. Il mondo crederà in me, se voi saprete essere una cosa sola con me e tra di voi.”
Il primo compito del cristiano allora è dimorare in Dio, stare con Lui: tanta nostra testimonianza di cristiani nel mondo, tante battaglie per far vincere il bene non hanno risultati perché mettiamo al centro noi e per di più ciascuno per conto suo.
Il male più grande per l’uomo è la divisione e noi stiamo diventando specialisti di essa: Non per niente il principe del male si chiama diavolo, cioè “divisore”! Invece è in unione con Dio, che non ci abbandona mai, che dobbiamo sempre vivere e lavorare, e a questo ci porta lo Spirito Santo, che noi in queste sere, in questi giorni continuamente invochiamo dicendo “Vieni Spirito Santo”.
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 11b-13) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 11b-19)
«Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.»
Audio della riflessione
Abbiamo tutti negli occhi il volto sorridente di un bambino, la contentezza di un giovane, la soddisfazione più compiuta, ma non meno profonda di un adulto … che stanno vivendo un momento bello della loro vita: la gioia di stare con veri amici, il sogno di un amore che sconvolge e si irrobustisce, l’intima serenità e felicità di un papà e di una mamma che vedono la famiglia crescere nella concordia e presagiscono un futuro pulito e sicuro per i figli.
La gioia è una esperienza profonda del cuore umano: è sovrabbondanza di bontà, è sentirsi amati, è amare la vita e goderne l’intima bellezza.
Gesù è abitato dalla gioia, è la gioia in persona! La sua presenza tra gli uomini, la sua intimità col Padre, la consapevolezza del compimento della sua missione, il desiderio di salvezza e di perdono che legge nel cuore degli uomini, il loro bisogno di un Padre, di una casa, di una liberazione dal male, sono tutti motivi che risuonano nel cuore di Gesù come pienezza di vita, come amore dilatato, come gioia piena … e questa gioia la vuole per tutti coloro che lo seguiranno, la chiede insistentemente al Padre: sa che i suoi discepoli, che sono la nostra immagine, non reggeranno da soli allo scandalo della sua morte, ma vuole che nel loro cuore, come nel cuore di ogni cristiano, ci sia non solo una riserva, ma la pienezza della sua gioia: “Voglio che abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Chi mi segue deve sapere che la strada è difficile, che la croce sta già piantata lungo ogni sentiero, ma deve sentirsi inscritto in maniera indelebile nel cuore il tuo dolce amore di Padre, che sei la pienezza della mia gioia”.
Essere cristiani è sentirsi pensati e collocati dentro questa accorata preghiera di Gesù, è tenere per certo che Gesù non ci lascia mai soli, continua a farci crescere, a riempirci di doni, di consolazione, di sicura speranza, di dolcezza intima.
Ogni uomo e donna deve sentirsi “pensato” da Gesù, deve provare la gioia intima di essere sempre nella sua preghiera al Padre: ci ama a uno a uno, pensa a tutte le traversie della nostra vita, registra le nostre debolezze, conosce le nostre infedeltà, intuisce anche solo un minimo desiderio di autenticità e di verità, ed è desideroso che siamo pieni della sua gioia, una gioia interiore, profonda, che si chiama Spirito Santo, il Consolatore, colui che nella quotidianità della vita ci tiene aperto il cielo e ci guida per le nostre buie strade della vita … e questo Spirito Santo noi continueremo a pregarlo dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 17, 3) dal Vangelo del giorno (Gv 17, 1-11a)
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Audio della riflessione
Siamo tutti e sempre in cerca di vita piena … molti giovani fanno esperienza della noia del vivere: Niente li soddisfa, niente riesce a colmare quella sete che ciascuno si porta dentro! Non è un vuoto creato da illusioni, da sogni di paradisi artificiali … lo può essere, ma ci si accorge prima o poi che siamo stati ingannati.
Hai la sensazione, invece, di aver dentro un pozzo senza fondo, una capacità quasi impensabile, una sete che solo Dio può aver collocato nella vita di ogni persona.
La vita se non è piena non è felice! Se non si apre a qualcosa di grande, non ti soddisfa! L’esistenza di ogni giorno allora è una ricerca, è un cammino, è un pellegrinare o andare randagi, vagare in cerca della pienezza.
Era stato così anche quel ricco che si era presentato a Gesù e nella sua ingenuità, ma pure nella sua profonda consapevolezza di essere fatto per cose grandi, gli va a chiedere: voglio avere vita piena, le mezze misure non mi bastano, la mediocrità mi avvelena la vita.
Sono stati così i discepoli di Gesù che hanno abbandonato tutto per seguirlo: avevano intuito che la pienezza stava dalla parte di Gesù, provavano ogni giorno più che Gesù riempiva il loro cuore … le sue parole, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo sguardo, la sua attenzione a ciascuno, la sua energia li avevano incantati.
Stavano provando che cosa significa avere una sete e aver trovato la sorgente, avere un vuoto e aver trovato la pienezza.
La vita piena è questa: conoscere Gesù e il Dio vero, unico che lo ha mandato!
Stiamo a cercare in tante direzioni, eppure sappiamo che per un uomo la felicità è conoscere Dio e contemplarne il volto invisibile in quello fatto di carne dell’umanità di Gesù.
Molti santi hanno abbandonato tutto, sono vissuti nella solitudine, hanno passato moltissimo del loro tempo in preghiera, assorti, concentrati, orientati alla conoscenza di Dio: così fu San Francesco, lo fu San Benedetto, lo sono stati tanti santi immersi nel mondo a sollevare dolori e a dare speranza, ma sempre a partire dalla contemplazione di questo volto.
La nostra vita trova il segreto della sua felicità nella contemplazione, nello stare faccia a faccia a guardare a Dio, a scrutarne la bontà, a tentare di conoscerne la bellezza e la bontà, perché i cristiani sanno che il volto di Dio non si sottrarrà mai.
Chi ci darà questa attitudine interiore di non trascurare la grande sete che abbiamo dentro, se non l’ultimo grande regalo del Risorto, lo Spirito Santo che stiamo aspettando assetati, non ansiosi, in preghiera dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 32-33) dal Vangelo del giorno (Gv 16, 29-33)
«Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».
Audio della riflessione
Se poniamo mente a tutto quello che sta capitando nel mondo, ci assale talvolta una tale delusione da stroncare ogni cauto ottimismo: il male sembra sempre esorbitante, più grande, più forte, più pervasivo del bene.
Le cronache purtroppo hanno deciso, forse per natura loro, di fare colpo solo con le notizie cattive … ma il male veramente c’è! Se serviva una dimostrazione la pandemia ce l’ha data: ogni secolo ha la sua barbarie, ogni uomo è capace di mali impensati, di crudeltà inaudite.
La paziente arte di chi vuol cambiare, aiutare il bene ad emergere è sempre soffocata da grandi malvagità: non è raro il caso che proprio le persone che darebbero un contributo determinante a processi di pacificazione vengano uccisi: è il regno delle tenebre che vuole imporsi.
E Gesù dice perentorio: “In questo mondo avete da soffrire, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo.”
Sembrano riecheggiare in questa parola di Gesù quegli innumerevoli “non abbiate paura” di san Giovanni Paolo II che hanno dato tanto coraggio a molti di noi: la paura non è un atteggiamento cristiano! L’idea anche lontana che c’è qualche difficoltà che non possiamo superare nell’impostare una vita buona o nel fare del bene non deve avere spazio nella vita di nessuno: è come se avessimo da fare una battaglia decisiva, determinante, conclusiva e che già ci sia chi l’ha vinta per noi.
Questa è la forza del cristiano!
Il mondo è cattivo? È pieno di malvagità? “Non temere, Io ho vinto il mondo!”
Il mondo è il regno degli egoismi e dell’ingiustizia? “Non temere, Io sono l’amore che li distrugge!”
Il mondo è una guerra infinita? “Non temere, Io sono la pace sopra tutte le guerre!”
Il mondo è un male che si insinua nelle pieghe della tua vita interiore? “Non temere io sono la luce che lo dissolve!”
Il mondo è dolore e disperazione? “Io sono amore e speranza!”
Non aver paura è importante, ma non perché è una bella frase, ma perché è una forza interiore che ci viene regalata dalla fede in Dio, dal saperci amati oltre ogni immaginazione, dalla certezza che il male non può vincere Dio.
Diventa allora una forza nuova e un segnale che passa nelle nostre vite come speranza quotidiana. Soprattutto in questa attesa dello Spirito ci possiamo aprire a una speranza certa, e continueremo a pregare dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione esegetica sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,4b-15)
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
4 Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi. 5 Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? 6 Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7 Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. 8 E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10 quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Audio della riflessione esegetica
La festa dell’Ascensione di Gesù al cielo ci permette oggi di guardare alla vicenda di Gesù in termini più completi.
Noi siamo abituati a pensare alle azioni di Dio con i nostri modi di procedere, i nostri tempi, le nostre tappe, quasi che Dio debba comportarsi alla maniera umana. Finchè Gesù visse sulla terra come Figlio di Dio che ha assunto la nostra condizione umana, la divinità di Gesù si è espressa seguendo le leggi, i tempi, la maturazione progressiva dell’umanità. Infatti dice il vangelo che Gesù cresceva in età, sapienza e grazia. Ha avuto bisogno di san Giuseppe e di Maria per costruirsi come uomo, come ebreo, come persona, appartenente a un popolo, con tradizioni, riti, modi di vivere. I discepoli hanno sempre fatto questa esperienza con Gesù e dopo la sua morte pensavano che la persona di Gesù fosse finita in maniera così ingloriosa e marcatamente di fallimento. La risurrezione di Gesù che tutti loro hanno sperimentato, e Tommaso per ultimo, li aveva sicuramente rincuorati: non era stata la morte così ignominiosa l’ultima parola detta sua di lui. Leggendo gli evangeli vediamo come gli apostoli e i seguaci di Gesù, prima di capire il significato della risurrezione ce ne hanno messo di tempo e di conversione del loro modo di pensare a Gesù Risorto. Sicuramente hanno pensato che Gesù fosse tornato a vivere la stessa vita di prima. Interessante al riguardo il comportamento della Maddalena, che, preoccupata di più del suo corpo martoriato e cadavere che era scomparso dalla tomba, quando lo ha visto risorto pensava a un ritorno di Gesù alla vita come era stato Lazzaro dopo il miracolo che Gesù aveva compiuto sul suo cadavere. La Risurrezione di Gesù invece è stata un fatto completamente diverso dallo spostamento della data di una morte, come sarebbe avvenuta normalmente per Lazzaro a suo tempo; la risurrezione invece era una nuova creazione, una vita nuova che esaltando la stessa persona di prima e la sua vita la collocava nella vita di Dio, fuori dal tempo, fuori dalla successione dei giorni, fuori dalla provvisorietà e del conseguimento di ogni realtà dentro tappe che sicuramente stanno nella nostra esistenza terrena. Questi, se volete, possono sembrare ragionamenti un poco astratti, ma ci aiutano a capire che con la risurrezione di Gesù si è avverata anche la sua collocazione (detto in forma umana) nella vita di Dio. Per Gesù: Risurrezione, Ascensione e invio dello Spirito Santo sono stati fatti avvenuti nello stesso istante. Per noi averli visti narrati nel vangelo in date diverse è stato necessario per gustare, capire, vivere questa nuova vita di Gesù entro la nostra struttura umana, ma il Signore non è legato ai nostri tempi, anche se ha a che fare con la nostra umanità che ha bisogno di tempi e di esperienze per capire il piano di Dio.
Se la Risurrezione fosse stata compresa dagli apostoli come una continuazione della vita di prima, come avrebbe fatto Gesù a far capire che Lui era venuto per annunciare la buona notizia della salvezza a tutto il genere umano e non solo agli ebrei della Palestina? Il loro attaccamento al maestro è ancora superficiale: il destino di Gesù è la salvezza del mondo e Lui non appartiene solo ai discepoli, ma a tutti gli uomini. Il vero Gesù, Figlio di Dio non è quello secondo la carne, ma quello secondo lo Spirito, di cui continuamente parlava; è necessario che io vada e dopo vi manderò lo Spirito. Invece di essere tristi dovevano aprirsi a questa grande novità e nuova presenza dello Spirito Santo. Il suo andarsene secondo la carne è perché si spezzino tutti i limiti della sua presenza, perché cioè abbia inizio la missione del suo Spirito, che varcando i confini di Israele avrebbe parlato tutte le lingue e riempito la terra. Non è una questione psicologica, ma reale e oggettiva, un passaggio dal Gesù storico, visto, ascoltato, palpato al Cristo della fede, cui Gesù aveva da sempre orientato i suoi ascoltatori. Gesù con la sua morte non se ne va, ma viene e viene fino alla fine dei tempi. Le apparizioni pasquali sono già questa venuta del Cristo. Infatti la croce ha un doppio valore, che è questo:
secondo la carne essa è passione, sofferenza, morte e scomparsa dal mondo
secondo lo spirito è elevazione e presenza perenne del Cristo nella vita e destino degli uomini
Il mistero dello Spirito Santo è lo stesso mistero della presenza perenne del Cristo; Gesù vive in maniera reale nel mondo e vive realmente nella chiesa, suscitata dallo Spirito inviato per la prima volta agli Apostoli.
Nel mondo ci sarà sempre battaglia tra luce e tenebre, tra carne e spirito, ma chi la condurrà sarà lo Spirito Santo, che accuserà il mondo, come dice il vangelo, quanto al peccato, alla giustizia e al diritto. Lo Spirito è chiamato Paraclito, che significa avvocato o meglio pubblico ministero. La storia del mondo non è da vedere solo negli ultimi tempi in termini apocalittici, di grandi sconvolgimenti, ma anche come un processo che sta dentro tutta la storia e va verso una sua conclusione.
Lo Spirito Santo convince che il peccato non l’ha fatto Cristo, ma il mondo che è reo di aver respinto e ucciso Gesù, che era la luce, preferendo a Lui le tenebre. Il peccato del mondo è questo resistere pervicacemente all’annuncio del vangelo
Lo Spirito Santo ci fa capire che giustizia autentica, quella vera è questa: quel Gesù, che è stato ucciso è assolutamente innocente e dimostra che questa giustizia si può far gioco di quella umana che lo ha messo in croce, perché con la sua Risurrezione è entrato nella gloria dello stesso Dio Padre.
Lo Spirito Santo ancora ci rivela che il giudizio è quello rivelato dalla croce. Satana, principe di questo mondo è già stato giudicato; lui sembra forte e sicuro di sé, ma è sotto la potente mano di Dio e la sua potenza è inefficace.
Dentro questo processo contro lo spirito del mondo tutti i discepoli di Gesù non solo godono di una assenza di timori, di una invincibile forza morale, ma conoscendo la vittoria del triplice processo ottenuta dallo Spirito Santo assumono pure una capacità profetica per ogni futuro.
Queste verità non sono frutto della intelligenza o della intuizione umana, non sono proporzionate alla nostre facoltà conoscitive, ma fanno parte del grande disegno che Dio ha sul mondo, sull’umanità, su tutte le potenze anche infernali e che noi conosciamo proprio dallo Spirito Santo, perchè solo Lui scruta le profondità di Dio.
Per cui, (grandezza della vita cristiana!), noi verremo a conoscere il senso recondito della vita umana di Gesù, illuminerà la nostra memoria di Lui, darà ai suoi apostoli una intuizione di maggior conoscenza, adatta a cogliere il senso unificante delle parole e dei fatti della vita di Gesù e loro lo trasmetteranno a tutte le generazioni a venire. La pienezza della rivelazione di Gesù avverrà solo alla fine dei tempi e noi vi siamo introdotti quasi da profeti dallo Spirito Santo.
Occorrerà tutta la storia del mondo e dell’umanità perché si sveli pienamente tutto il progetto d’amore di Dio per il creato. Sicuramente possiamo profetizzare che il processo al mondo e al Maligno sarà sempre vinto da Gesù, tramite lo Spirito Santo.
La salvezza di Dio in Gesù raggiungerà tutti i confini della terra, tutta l’umanità, non c’è potenza del male che abbia a prevalere, Gesù proprio dalla croce trionferà come ha già iniziato a fare dal Calvario effondendo lo Spirito. Infatti la più bella descrizione della sua morte non è spirò, ma emise lo Spirito.
E il tempo di Pasqua è tempo di effusione dello Spirito che si compirà a Pentecoste.
«In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».
Si coglie anche con estrema semplicità nell’aria quando sta cambiando nella vita propria o nella vita di una comunità o di una città … il contesto, lo scorrere dei giorni, una situazione di serenità raggiunta anche a fatica in cui ci si è abituati a scambiare pensieri, affetti, amore, modi di pensare, collaborazioni, intese, sacrifici e peneche … cambia: è la partenza anche dolorosa, ma sempre carica di speranza, di un figlio o una figlia che si sposa, è la dolorosa morte di un congiunto, è il venir meno di una persona che ha fatto da riferimento indiscusso, che ha portato grandi novità e bontà a tanti.
Ricordiamo tutti la morte di Papa Giovanni 23mo: in quel caldo giugno di tantissimi anni fa, di San Paolo VI nel pesante agosto di un anno triste di morti violente per le brigate rosse, che hanno avvelenato i suoi ultimi giorni pur pieni di grande serenità e speranza, di papa Giovanni Paolo II in quell’aprile non troppo lontano.
Ciascuno ha nella sua vita la tensione di attese di grandi cambiamenti imminenti.
La comunità degli apostoli così viveva l’imminente partenza di Gesù, la conclusione della sua presenza tra gli apostoli … e Gesù dice che ritorna al Padre: è una partenza che può solo creare gioia perché si compie la sua missione! La sua è una conclusione di una vita regalata in maniera unica, non è un fallimento.
Diversa era la tremenda situazione della sua morte che aveva lasciato gli apostoli nella più nera disperazione, difficile a risalire anche con tutta la paziente presenza di Gesù risorto in mezzo a loro.
Finiva il suo cammino sulla terra e iniziava quello della Chiesa: questa vita della Chiesa iniziava con il dono della preghiera, di un dialogo assolutamente ascoltato con amore dal Padre, con la presenza di una parola chiara e avvincente, “vi parlerò apertamente”: si tratta di una gioia piena, senza ombre di disperazione che si allungano sulla quotidianità, perché può contare sulla sua presenza nel corpo e nel sangue dell’Eucaristia, soprattutto sulla presenza dello Spirito Santo.
E’ la gioia che nasce dalla certezza di una salvezza donata senza rimpianti, è una gioia immeritata e che non sta nelle mani dell’uomo, ma di Dio.
“Nessuno ve la potrà togliere.”
A noi allora è richiesto solo di amare Gesù e credere in Lui, è richiesto di accogliere, che è diverso da un impossibile meritare.
“Il padre stesso vi ama, perché a me volete un bene assoluto, senza riserve, con tutta la vostra nuova vita e la vostra passione .. e io vi manderò lo Spirito Santo” … e noi in questi giorni preghiamo sempre dicendo “Vieni Spirito Santo!”
Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 15, 9-17) nella festa di San Mattia, Apostolo.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.
Audio della riflessione
A noi piace essere protagonisti, e giustamente, in tutte le vicende della nostra vita: noi scegliamo lo studio, il lavoro, le amicizie, lo svago, le cose che ci servono … siamo noi … i soggetti che impostano il proprio futuro, che si danno modelli di comportamento, che decidono di impiegare in un certo … modo le proprie energie e qualità.
Ci sono stati tempi in cui questo non era facile, perché le libertà individuali erano più controllate; c’è però da dire che spesso questo nostro protagonismo è solo formale, perché non ci accorgiamo dei persuasori occulti che ci portano a decidere quello che vogliono loro: Manipolazioni del consenso, costrizioni economiche, pubblicità non sono proprio al servizio di libere scelte. Nel nostro rapporto con Dio, Gesù ha il coraggio di parlare chiaro, di farci capire che la nostra libertà, il nostro protagonismo è dentro un piano d’amore di Dio.
Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Abbiamo davanti una proposta decisa, definita, coinvolgente di Gesù nei nostri confronti. Ci resta sempre tutta la libertà di una risposta, ma è importante sapere che non siamo davanti al nulla, a una eccedenza di opportunità che nessuno ci aiuta a dipanare e quindi poi a decidere. Non siamo a questo mondo nel vago, nell’incertezza. Siamo scelti da Dio, in Gesù. Vi ho chiamati amici, vi ho amato. Non siete nel nulla, non siete nel caos, ma dentro una proposta chiara con cui vi dovete confrontare. E la mia chiamata è all’amore
Non siamo chiamati a fare numero, a fare guerre, a strategie di potere o di controllo, ma solo all’amore, fino al dono della propria vita. Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Essere entro questa decisione radicale, entro questa scelta è per noi una gioia immensa. Sapersi amati da Dio fino all’ultima goccia di sangue, come poi Gesù ha dimostrato è la vera notizia della vita di ogni tempo e di ogni luogo. Questo è il vangelo, è lo sconvolgimento totale del rapporto tra uomo e Dio, tra creatore e creatura. Siamo stati scelti, non imposti, non presi a caso, non sorteggiati, ma pensati a uno a uno e chiamati.
La nostra risposta definisce le nostre esistenze, ci permette di impostare in maniera nuova oggi il vero protagonismo, quello dell’amore. L’apostolo san Mattia, di cui oggi facciamo memoria, è proprio stato scelto da Dio con una chiamata particolare, quella di ricostituire il gruppo degli apostoli dopo la defezione di Giuda. E’ necessario che un altro si unisca a noi per farsi testimone della risurrezione del Signore Gesù. Gettarono la sorte tra lui e Giuseppe Barsabba detto il giusto e fu scelto Mattia che rimase con gli apostoli nel Cenacolo a ricevere lo Spirito Santo a Pentecoste.
Il suo campo di apostolato fu l’Etiopia. Il suo martirio avvenne a Sebastopoli, città della Crimea